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Tecnologia

Bambini «sospettati di essere criminali» monitorati in tempo reale con il riconoscimento facciale

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In un database nazionale in Argentina, decine di migliaia di voci descrivono in dettaglio i nomi, le date di nascita e i documenti d’identità nazionali delle persone sospettate di crimini. Il database, noto come Consulta Nacional de Rebeldías y Capturas (Registro nazionale dei fuggitivi e degli arresti), o CONARC, è iniziato nel 2009 come parte di uno sforzo per migliorare l’applicazione della legge per crimini gravi.

 

Ora una nuova indagine di Human Rights Watch ha scoperto che non solo i bambini vengono regolarmente aggiunti a CONARC, ma anche che il database alimenta anche un sistema di riconoscimento facciale dal vivo a Buenos Aires schierato dal governo della città.

Il sistema è probabilmente il primo del suo genere utilizzato per dare la caccia a bambini sospettati di attività criminale

 

Ciò rende il sistema probabilmente la prima istanza nota del suo genere utilizzata per dare la caccia a bambini sospettati di attività criminale.

 

Il sistema ha portato a numerosi falsi arresti, per la cui gestione la polizia non ha un protocollo stabilito. Non sembra esserci alcun meccanismo per poter correggere gli errori né nell’algoritmo né nel database. «È profondamente preoccupante, e aggiungere bambini all’equazione peggiora le cose» scrive il MIT Technology Review.

 

Buenos Aires ha iniziato a sperimentare il riconoscimento facciale dal vivo il 24 aprile 2019. Implementato senza alcuna consultazione pubblica, il sistema ha suscitato resistenza immediata. A ottobre, un’organizzazione nazionale per i diritti civili ha intentato una causa per contestarlo. In risposta, il governo ha redatto un nuovo disegno di legge, che ora sta attraversando processi legislativi, che legalizzerà il riconoscimento facciale negli spazi pubblici.

Il sistema ha portato a numerosi falsi arresti, per la cui gestione la polizia non ha un protocollo stabilito

 

Il software utilizza primi piani dei sospetti per cercare i soggetti in tempo reale tramite le telecamere della metropolitana della città. Una volta che il sistema segnala una persona, avvisa la polizia per effettuare l’arresto.

 

Mentre alcuni dei minori segnalati come criminali hanno 16 o 17 anni, vi sono casi misteriosi dove il soggetto ha 3 o 4 anni.

 

Buenos Aires è la prima città che utilizza il riconoscimento facciale dal vivo per rintracciare i bambini, ma moltre altre città occidentali, seguendo l’esempio della Repubblica Popolare Cinese, stanno seguendo

Buenos Aires è la prima città che utilizza il riconoscimento facciale dal vivo per rintracciare i bambini, ma moltre altre città occidentali, seguendo l’esempio della Repubblica Popolare Cinese, stanno seguendo.

 

A gennaio, Londra ha annunciato che avrebbe integrato il riconoscimento facciale dal vivo nelle sue operazioni di polizia. Pochi giorni fa, Mosca ha dichiarato di aver implementato un sistema simile in tutta la città.

 

 

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Pensiero

L’antico incidente dietro la Tesla volante

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Lo spettacolo è, come spesso accade, vedere le reazioni della gente. Solo che stavolta la cosa è talmente incredibile, talmente storica che è chiaro che non si trovano le parole per definire quello che è accaduto. Elon Musk ha presentato una macchina volante – tutto qui. Anzi no: la macchina si arrampica pure sui muri. E viaggia da uno a cento chilometri all’ora in meno di un secondo.

 

È pazzesco, mai visto. È grottesco sentire i commentatori cercare di razionalizzare la demo della nuova Tesla Roadster dell’altro giorno. Minimizzare è impossibile, ma qualcuno ci prova: la tecnologia, borbottano, non sarà mai sulle auto in produzione. Con evidenza, nessuno è pronto per un salto del genere – perché è un vero salto di paradigma. È nel giusto chi pensa che non si tratti più di un’automobile, ma dell’antenato di una nuova specie.

 

 

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È ancora più triste guardare la concorrenza. Tipo, la Porsche: nello stesso giorno, ha presentato una sua nuova auto, in teoria bella pure, lo stesso giorno – notizia sparita nel giro di due ore, nonostante i tedeschi si fossero fatti un leak da soli, facendo fuggire in rete le immagini in anteprima.

 

E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia)

 

Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato.

 

La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile.

 

La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?

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La tecnologia viene da SpaceX, l’azienda spaziale di Musk, creata quasi due decadi fa attorno alla grande, ostinata trovata – allora ritenuta idiota da tutti i soloni dell’aerospazio, tra cui alcuni che conosciamo personalmente – di rendere riusabili i razzi spaziali. Il rientro atmosferico, e atterraggio (o ammaraggio), di veicoli alti 124 metri, cioè di palazzi da 40 piani, ha creato, credo anche con una proporzionale facilità, la conoscenza tecnica necessaria per far saltare ed atterrare un’auto sportiva. Tale fenomeno, sconosciuto ai più ma fondamentale per lo sviluppo di un’azienda, di un Paese, di una Civiltà, si chiama trasferimento tecnologico.

 

Ciò agisce, da un punto di vista finanziario, come una grande leva visiva per il merge tra le aziende Tesla e SpaceX, di cui si è vociferato – e non è la prima fusione di Musk, che aveva già unito con Tesla nel 2016 la sua ulteriore azienda fotovoltaica SolarCity e, più di recente, l’azienda di Intelligenza Artificiale xAI con X (il vecchio Twitter).

 

Elon, con il suo tono vagamente Asperger, dal palco ha ricordato che dietro all’auto volante vi è una profezia fallita, quella del suo «amico» Peter Thiel. «Volevamo le auto volanti, e invece abbiamo avuto i 140 caratteri» («We wanted flying cars, instead we got 140 characters») è la celebre massima di Thiel, miliardario e investitore della Silicon Valley ora ritenuto come una sorta di eminenza grigia, o nera, dietro l’amministrazione Trump con la sua società di data intelligence Palantir.

 

La frase, nata nel 2011 come sottotitolo del manifesto «What Happened to the Future?» del suo fondo d’investimento Founders Fund, è diventata l’emblema della sua critica alla stagnazione tecnologica, concetto che il Thiel ha ripetuto per anni dai primi Duemila, lamentando che l’estrema libertà del mondo dei bit – cioè dell’innovazione digitale – non è parallela a quella del mondo degli atomi, cioè della tecnologica fisica.

 

Al posto di grandi progetti («le auto volanti»), le menti e i capitali della Silicon Valley si sono concentrati su tecnologie di comunicazione incrementali e social media, simboleggiati dal vecchio limite dei «140 caratteri» di Twitter.

 

Elon ha lavorato con Thiel in PayPal, che costituiva la fusione della società di Thiel Confinity con X di Musk, due società di danaro virtuale di fine anni Novanta che stavano a Palo Alto a poca distanza l’una dall’altra, e che se si vedevano a pausa pranzo nello stesso ristorante della zona si guardavano in cagnesco. Thiel, tedesco nato in Germania con studi prima legali e poi filosofici come allievo diretto del pensatore del sacrificio René Girard, è ritenuto l’unico uomo che ha saputo tener testa a Musk in un’azienda: creato PayPal, organizzò un piccolo golpe interno per estrometterlo da CEO proprio mentre Elon era in viaggio di nozze.

 

È davvero ironico notare che ora Musk non solo ha comprato l’azienda dei 140 caratteri, cioè Twitter, ora X (che è il nome di suo figlio e appunto della prima azienda: il dominio x.com se lo è fatto dare da eBay che aveva comprato PayPal per una cifra simbolica), ma ha realizzato pure, nel totale rovesciamento della massima di Thiel, le auto volanti.

 

I due hanno un rapporto strano, dove tuttavia è visibile la continua grande stima reciproca. In particolare Thiel racconta che, divenuto investitore dopo aver venduto la sua quota di PayPal, aveva rifiutato di investire in Tesla giudicandola l’ennesima startup di questo tipo, per poi pentirsene, ma aveva poi finanziato SpaceX e le sue aspirazioni multiplanetarie. Dice che, assieme a David Sacks (un altro della cosiddetta PayPal Mafia, il gruppetto di mente dietro la nascita del sito di pagamento) David Sacks, ora cooptato alla Casa Bianca trumpiana come zar delle criptovalute, aveva compreso che Musk era un uomo che conosceva qualcosa rispetto al rischio che gli altri uomini ignoravano. «Sottovalutate Elon a vostro pericolo» aveva detto.

 

Ora, l’amciizia tra Musk e Thiel fa venire in mente che dietro la Tesla volante potrebbe esserci un fatto biografico, raccontato più volte da entrambi, in genere tra le risate del pubblico.

 

In pratica, con i soldoni arrivati per la vendita della società, Elon si era concesso l’auto più prestigiosa, e veloce (380 km/h), al mondo: aveva ordinato una McLaren F1 di colore argento, 627 cavalli e sedile di guida centrale, era all’epoca l’auto di serie più veloce del mondo (oltre 380 km/h). La consegna della vettura con la bisarca davanti a casa venne persino ripresa dalle telecamere della CNN in un filmato diventato poi storico.

 

Nel filmato si vede Elon allora giovane è già assai stempiato (le malelingue parlano di un trapianto riuscitissimo) e la prima moglie, la bellissima, dolcissima, Justine, madre del primogenito morto in culla e degli altri cinque avuti con la provetta. Il filmato traspira dell’affetto che la donna ha per il marito – pur accusandolo dinanzi alle telecamere di decadenza – e pare lampante come varie femmine successive del ragazzo (l’attrice Talulah Riley, la geniale cantante Grimes) siano in vario modo un calco della prima.

 

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La storia di quest’auto è legata a un aneddoto incredibile che coinvolge proprio Thiel. Nel 2000, mentre si trovava in auto proprio con Peter Thiel per andare a un incontro di lavoro cruciale per la fusione che avrebbe dato vita a PayPal, Musk cercò di mostrare le capacità di accelerazione della vettura. Senza controllo di trazione, perse il controllo: l’auto decollò, si schiantò contro un terrapieno e andò totalmente distrutta.

 

Poco prima dell’impatto, Thiel aveva chiesto a Musk provocatoriamente cosa potesse fare quell’auto tanto costosa, e Musk rispose con quelle che definisce essere le più celebri ultime parole in tanti casi: «Watch this», «Guarda questo». Thiel racconta che davanti a loro viaggiava l’auto di una signora, che dallo specchietto retrovisore dice di aver visto una specie di UFO volare in aria.

 

Nonostante il disastro, nessuno si fece male. Tra le lamiere, Musk disse a Thiel, con un umorismo inspiegabile: «non sai qual è la parte migliore: la macchina non è assicurata!» Thiel non rinunziò all’appuntamento di lavoro, e fece l’autostop fino all’ufficio del Venture Capitalist che dovevano vedere. Musk arrivò dopo.

 

È arduo non pensare che quella macchina volante sia bizzarramente una delle basi della macchina che si capovolge in aria e atterra perfettamente. Una risposta definitiva ad una domanda postagli dall’esistenza con un incidente bello consistente – per quanto innocuo e perfino divertente.

 

Scrivo di questa connessione per tentare di comprendere quanto sia profondo quello che sta facendo Elon Musk, giustamente salutato ora come l’uomo che tutto solo, single-handedly, sta avvicinando il futuro al presente.

 

Renovatio 21, il lettore lo sa, avvisa da anni del pericolo della figura, che, abbiamo scritto in passato, potrebbe pure essere l’anticristo. Produce auto magnifiche che si guidano da sole, ma che possono controllare ogni spostamento. Ha manopole sul discorso mondiale con X, unico spazio dove si incubano le idee fuori dai media dell’establishment e dai social bolsi e censurati. Crea serque di figli in provetta – e li presenta al papa. Dispone di capitali (di borsa, certo) senza precedenti storici: un trilione e più di dollari.

 

Tuttavia, è innegabile la forza dell’uomo e della sua opera. O meglio, la sincerità fattiva con cui affronta le sue ambizioni immense. SpaceX effettua da sola più lanci orbitali di tutto il resto del pianeta messo insieme, detenendo un monopolio di fatto nel settore aerospaziale grazie alla tecnologia dei razzi riutilizzabili: nel 2025 Musk ha realizzato 170 lanci totali, tutto il mondo messi insieme (cioè gli Stati-superpotenza di USA, Russia, Cina, etc.) meno di 150. (L’Europa Unita vale un totale di 8 lanci orbitali…)

 

Quindi sì, Musk è il signore dello spazio, e ora la scelta di chiudere le sue ubique costellazioni di satelliti Starlink agli ucraini probabilmente farà finire la guerra. Quindi, oltre che del cielo questo è il padrone anche della terra…

 

Non possiamo dire, anche dopo aver visto questa auto sportiva con i razzi, che il ragazzo ci sta antipatico. Quantomeno perché la sincerità l’ha avuta anche, ad esempio, per attaccare gli psicofarmaci SSRI e la pillola anticoncezionale, Fauci e la bioingegneria gain-of-function, i neocon, l’immigrazione e la balla della bomba demografica – in una parola la Necrocultura.

 

Un uomo che vive le sue visioni con onestà e sacrificio estremo può arrivare a risultati incredibili. Questa è, di mio, la lezione che mi porto a casa guardando le macchine che volano.

 

Questo è quello che ogni uomo dovrebbe tenere a mente per tenere in piedi la Civiltà umana.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Militaria

L’esercito russo presenta un’arma laser portatile

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L’esercito russo ha presentato un nuovo sistema laser portatile concepito per disattivare in sicurezza mine e ordigni inesplosi fino a una distanza di 100 metri.   Il cannone, mostrato in un servizio trasmesso domenica su Zvezda TV, l’emittente ufficiale delle forze armate russe, deriva da un sistema più ampio destinato a veicoli terrestri di piccole dimensioni a controllo remoto. Il canale ha esposto entrambe le varianti insieme ad altri moduli previsti per la piattaforma cingolata Kurier, ampiamente impiegata dall’esercito russo.   La versione più compatta è alimentata da un pacco batterie a zaino e monta un laser da 1 kilowatt. Il suo raggio risulta sufficientemente potente da bruciare un involucro di plastica in pochi secondi, a condizione che l’operatore mantenga una mira stabile. Il video ha evidenziato che i risultati ottimali si ottengono quando l’arma è fissata su un treppiede.  

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La variante di dimensioni maggiori dispone del doppio della potenza e colloca il proiettore su una piattaforma di sollevamento retrattile, permettendo di sparare il laser da dietro una copertura. Grazie alla maggiore stabilità e alla potenza del raggio, raggiunge una portata fino a 500 metri, secondo quanto indicato dallo sviluppatore. Sia il modulo montato sul rover sia il cannone portatile sono entrati in produzione di serie.   Un sistema laser per la neutralizzazione di ordigni esplosivi opera innescando l’esplosivo contenuto all’interno del bersaglio e bruciandolo senza provocare una detonazione. L’intervento a distanza risulta indispensabile in ambienti ad alto rischio e contribuisce a diminuire il pericolo rappresentato da trappole esplosive dotate di sensori avanzati che potrebbero attivarsi all’avvicinarsi di uno specialista in disinnesco o di un robot convenzionale.   Come riportato da Renovatio 21, il prototipo di un piccolo robot comandato a distanza, da utilizzare per disinnescare munizioni inesplose utilizzando un potente raggio laser era stato presentato un anno fa dal conglomerato statale russo per la difesa Rostec.   Tali dispositivi non rappresentano le uniche armi optoelettroniche sviluppate dalle forze russe, pure hanno testato con successo otto sistemi laser antiaerei.   Come riportato da Renovatio 21, l’arma laser Peresvet è stata testata negli scorsi mesi dalla Russia finendo in impressionanti video che hanno circolato in rete. Va ricordato come nel maggio 2021 il Pentagono arrivò ad accusare la Russia di attaccare le truppe USA con armi a energia diretta.   Oltre alla difesa antiaerea, la Federazione Russa starebbe elaborando anche laser ASAT, cioè impiegati come armi antisatelliti. Anche la Cina avanza con le armi laserre.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato scienziati russi hanno dichiarato di aver creato elementi per il controllo della radiazione laser teraherz.

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Il servizio della testata russa Zvezda ha inoltre illustrato altri moduli sviluppati per la piattaforma Kurier, tra cui alcuni realizzati da un’unità di ingegneri impegnata in prima linea nel conflitto in Ucraina. Una di queste realizzazioni è equipaggiata con un trapano e viene utilizzata per predisporre i fori destinati ai pali prima dell’installazione delle reti anti-drone sulle strade nella zona di combattimento.   Sia la Russia sia l’Ucraina stanno elaborando nuovi impieghi per i veicoli a comando remoto, sempre più utilizzati in operazioni di combattimento, rifornimento, evacuazione medica e missioni di ingegneria militare.   Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa Putin aveva annunciato che il settore della difesa russo sta lavorando su armi all’avanguardia basate su «nuovi principi fisici». Secondo quanto è possibile ricostruire, tali novità belliche includerebbero armi a energia diretta (laser, acceleratori, microonde e armi infrasoniche progettate per distruggere o disabilitare manodopera, attrezzature o strutture e infrastrutture potenziate dal nemico), armi elettromagnetiche (ad altissima frequenza e basate su laser), armi non letali (progettate per disattivare armi, equipaggiamenti, materiali e personale senza infliggere a quest’ultimo perdite irreparabili), armi geofisiche (sismiche, climatiche, ozoniche, ambientali), armi radiologiche (il cui effetto distruttivo si basa sull’uso di sostanze radioattive in grado di avvelenare la manodopera con radiazioni ionizzanti senza un’esplosione nucleare), armi genetiche (un tipo di arma in grado di danneggiare l’apparato genetico dell’essere umano, anche attraverso l’uso di virus con proprietà mutagene).  

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Tecnologia

L’autorità aeronautica USA revoca il divieto per il volo supersonico

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La Federal Aviation Administration (FAA) ha avviato martedì le procedure per porre fine al divieto, in vigore da oltre 50 anni, sui voli supersonici civili sopra il territorio continentale degli Stati Uniti, proponendo norme che consentirebbero agli aerei di superare la velocità del suono a condizione che non producano un boom sonico. Lo riporta Epoch Times.

 

Il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti (DOT) ha annunciato il 30 giugno che la FAA ha pubblicato un avviso di proposta di regolamentazione che sostituirebbe il divieto, in vigore da oltre 50 anni, sui voli supersonici civili sopra la terraferma con un quadro normativo incentrato sulla limitazione del rumore piuttosto che della velocità.

 

La proposta rappresenta un passo fondamentale nell’attuazione dell’ordine esecutivo firmato il mese scorso dal presidente Donald Trump, che impone alla FAA di abrogare le normative che, secondo l’amministrazione, hanno inutilmente limitato l’innovazione aerospaziale statunitense.

 

«Per oltre 50 anni, regolamenti obsoleti ed eccessivamente restrittivi hanno ostacolato la promessa del volo supersonico sopra la terraferma, soffocando l’ingegno americano, indebolendo la nostra competitività globale e cedendo la leadership ad avversari stranieri», ha affermato Trump nell’ordinanza.

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Se approvata definitivamente, la norma aprirebbe la strada a quella che il Dipartimento dei Trasporti ha descritto come una nuova generazione di aerei supersonici commerciali, in grado di ridurre drasticamente i tempi di viaggio minimizzando al contempo l’impatto acustico che ha portato le autorità di regolamentazione a vietare tali voli all’inizio degli anni ’70.

 

«Ripristinare il volo supersonico sopra la terraferma non è solo una questione di velocità, ma di liberare l’innovazione americana e inaugurare un’epoca d’oro dei viaggi», ha dichiarato il Segretario dei Trasporti Sean Duffy in un comunicato.

 

Le normative vigenti vietano agli aerei civili di volare a velocità superiori a Mach 1 sul territorio statunitense, salvo in presenza di autorizzazioni di volo speciali per attività di ricerca e collaudo in aree di prova isolate. La FAA punta a finalizzare la normativa entro la metà del 2027.

 

Secondo la norma proposta, tale limitazione generalizzata della velocità verrebbe sostituita da uno standard operativo basato sul rumore. Gli operatori aerei dovrebbero invece dimostrare, tramite misurazioni, modelli o altri metodi approvati dalla FAA, che i loro velivoli sono in grado di prevenire livelli eccessivi di sovrapressione dovuta al boom sonico al suolo.

 

Adottando un quadro normativo basato sulle prestazioni, la proposta inaugurerebbe quello che la FAA ha descritto come un percorso chiaro per «un funzionamento sicuro, efficiente e commercialmente redditizio degli aeromobili supersonici civili negli Stati Uniti».

 

L’amministratore della FAA, Bryan Bedford, ha affermato che le tecnologie innovative hanno permesso all’agenzia di ripensare i regolamenti adottati decenni fa.

 

«I progressi nell’ingegneria aerospaziale, nella scienza dei materiali, nella riduzione del rumore e i nuovi concetti operativi elimineranno il vecchio boom sonico», ha dichiarato Bedford in un comunicato. «Questo significa che potremo finalmente abrogare il divieto degli anni ’70 sui voli supersonici sul territorio statunitense, riducendo al minimo l’impatto acustico sui residenti delle comunità lungo la rotta e vicino agli aeroporti».

 

La proposta di martedì fa seguito all’ordine esecutivo di Trump che impone alla FAA di abrogare il divieto di volo supersonico sopra la terraferma entro 180 giorni e di stabilire standard di certificazione provvisori basati sul rumore prima di elaborare regolamenti permanenti.

 

La proposta sarà aperta ai commenti del pubblico per 45 giorni dopo la pubblicazione nel Registro Federale.

 

Il Dipartimento dei Trasporti ha dichiarato che, oltre a questa prima proposta di regolamento, la FAA prevede di presentarne un’altra entro la fine dell’anno, che stabilirà gli standard di rumore per le fasi di atterraggio e decollo degli aeromobili supersonici.

 

«Stiamo lavorando a velocità incredibile per consentire in tutta sicurezza il prossimo salto di qualità nella tecnologia aeronautica e offrire al pubblico americano un modo nuovo ed entusiasmante di volare», ha dichiarato Duffy in un comunicato.

 

La FAA ha citato il volo di prova XB-1 della Boom Supersonic del febbraio 2025 e la ricerca FaINT (Farfield Investigation of No-boom Thresholds) della NASA come prova del fatto che i progressi tecnologici hanno reso obsoleto un divieto generalizzato sui voli supersonici civili sopra la terraferma.

 

Blake Scholl, fondatore e CEO di Boom Supersonic, ha accolto con favore l’annuncio di martedì, affermando in un post su X che «legalizzare il volo supersonico è un ottimo modo per celebrare i 250 anni degli Stati Uniti!».

 

«Il volo supersonico senza boom di scarico è tecnicamente fattibile», ha affermato.

 

La tecnologia supersonica, cioè veicoli capaci di superare la velocità del suono pari a Mach 1 (circa 1225 km/h) è nata per scopi militari nel Novecento, per poi rivoluzionato l’aviazione con caccia intercettori e celebri aerei di linea come il Concorde. La sfida ingegneristica principale è superare il «muro del suono». Questo fenomeno genera onde d’urto estreme e il forte boato noto come boom sonico.Oggi la ricerca si concentra su materiali resistenti alle altissime temperature e su forme aerodinamiche innovative. L’obiettivo attuale è ridurre l’impatto acustico per consentire voli civili ultraveloci sui continenti.

 

Il Concorde, impiegava mediamente tra le 3 ore e la mezz’ora e le 3 ore e 40 minuti per completare una tipica rotta transatlantica, come la New York-Parigi o la New York-Londra (con record assoluto di velocità del Concorde della British Airways (matricola G-BOAD), che il 7 febbraio 1996 coprì la tratta New York-Londra in soli 2 ore, 52 minuti e 59 secondi), è stato abbandonato principalmente per insostenibilità economica e alti costi di gestione. Il tragico incidente del volo Air France 4590 nel 2000 ha compromesso la fiducia del pubblico, ma il ritiro definitivo nel 2003 è dipeso da fattori strutturali. L’aeromobile supersonica, che aveva biglietti che solo l’élite poteva permettersi, richiedeva quantità di carburante non più sostenibili dopo la crisi del petrolio e i pezzi di ricambio erano rari e i controlli post-incidente troppo costosi.

 

Il «boom sonico» vietava il volo supersonico sulla terraferma, limitando le rotte commerciali del Concorde.

 

Il ritorno del volo supersonico commerciale è guidato da radicali innovazioni nell’aerodinamica e da una nuova generazione di startup. Il boom sonico tradizionale si genera quando le onde d’urto provocate dal muso e dalla coda dell’aereo si accumulano e si fondono in un unico, violento boato. La tecnologia moderna punta a mitigare il boom, «spalmando» la pressione atmosferica attraverso specifiche soluzioni progettuali.

 

Il design del velivolo viene modellato (spesso con l’ausilio di supercomputer) per fare in modo che le singole onde d’urto generate dalle varie parti dell’aereo rimangano separate. Questo impedisce la loro fusione in un forte boato.

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Il muso dei nuovi aerei è talmente lungo e appuntito che i piloti non hanno una cabina con parabrezza frontale. Per vedere davanti a sé utilizzano schermi ad altissima risoluzione collegati a telecamere esterne, eliminando la necessità di vetrate inclinate che creerebbero resistenza e onde d’urto.

 

L’uso di alette stabilizzatrici poste sulla parte anteriore della fusoliera aiuta a reindirizzare i flussi d’aria lontano dalle ali principali From the Skies, indebolendo l’onda pressoria finale.

 

Il massimo esempio di questa tecnologia è il programma Quesst della NASA, che testa il velivolo sperimentale X-59 (costruito da Lockheed Martin) NASA. L’X-59 è progettato per ridurre il boom sonico a un leggero colpo sordo (un «tump» simile alla chiusura della portiera di un’auto), aprendo la strada alla modifica dei divieti di volo sulla terraferma.

 

 

 

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