Economia
Fico: la Slovacchia è «pronta a combattere» per il gas russo
La Slovacchia è «pronta a lottare» per il suo diritto a importare gas russo e continuerà a bloccare le proposte di Bruxelles di eliminare gradualmente l’energia russa, ha affermato sabato il primo ministro Robert Fico.
Fico ha sottolineato che la sicurezza energetica è una priorità strategica per la Slovacchia e che gli sforzi dell’UE per modificare il suo mix di approvvigionamento minacciano la sovranità nazionale.
Venerdì la Slovacchia ha posto per la seconda volta il veto al 18° ciclo di sanzioni dell’UE contro la Russia, citando preoccupazioni riguardo al piano RePowerEU, che mira a ridurre le importazioni di energia dalla Russia entro il 2028. Il piano è in discussione insieme alle sanzioni che colpiscono i settori energetico e finanziario della Russia.
Bruxelles sta cercando di approvare l’eliminazione graduale come legge commerciale, che richiede solo una maggioranza qualificata. Fico insiste, tuttavia, sul fatto che il piano equivale a sanzioni e deve essere approvato all’unanimità. In precedenza aveva avvertito che la mossa potrebbe compromettere la sicurezza energetica, aumentare i prezzi e innescare un costoso arbitrato con Gazprom sul contratto energetico a lungo termine della Slovacchia.
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Intervenendo durante le celebrazioni per la festa dei santi Cirillo e Metodio in Slovacchia, Fico ha definito il piano di eliminazione graduale una «perturbazione» degli interessi nazionali della Slovacchia.
«Ci rifiutiamo di sostenere un altro pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa, a meno che non sappiamo chi ci proteggerà, e come, e non compenserà il danno che verrà causato alla Slovacchia dalla proposta ideologica della Commissione europea di interrompere le forniture di gas russo», ha affermato.
«La Slovacchia vuole essere sovrana e autodeterminata. E dobbiamo capire se siamo pronti a lottare per questo. Sono pronto a combattere questa difficile battaglia. Ce la faremo».
Fico ha aggiunto che porre il veto all’eliminazione graduale significa «lottare per le nostre famiglie e le nostre imprese» affinché non debbano sostenere i costi di «decisioni ideologiche dannose” da parte di Bruxelles.
Il premier di Bratislava ha poi affermato che la Slovacchia si trova a un bivio: tra cedere alle pressioni delle «strutture burocratiche» di Bruxelles e difendere i propri interessi, esortando l’opinione pubblica a scegliere la seconda opzione e ha accusato l’UE di ignorare gli interessi nazionali e di violare il diritto internazionale imponendo politiche dannose agli Stati membri. Fico ha sostenuto che la Slovacchia deve perseguire una cooperazione «basata sull’uguaglianza e sul reciproco vantaggio», non su agende politiche esterne.
Anche l’Ungheria ha bloccato il piano russo di dismissione energetica, con il ministro degli Esteri Peter Szijjarto che ha avvertito che avrebbe «distrutto la sicurezza energetica dell’Ungheria» e causato impennate dei prezzi.
Come riportato da Renovatio 21, Fico a inizio anno aveva dichiarato che la Slovacchia non si lascerà intimidire per cambiare la sua politica estera definendo le minacce tedesche di tagliare i finanziamenti all’UE a causa della sua posizione sulla Russia «aggressive e inaccettabili». Le dichiarazioni di Fico sono arrivate in risposta al cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha affermato che gli Stati membri che si oppongono alle politiche dell’UE nei confronti della Russia potrebbero dover affrontare conseguenze finanziarie.
La Slovacchia mesi fa si era offerta di ospitare i colloqui Russia-Ucraina. L’anno passato, tuttavia, Bratislava aveva accusato Kiev di ricatto. Mesi fa Fico aveva inoltre avvertito, che nell’ambito del «grande conflitto» con Kiev, Zelens’kyj aveva provato a corromperlo.
Fico ha più volte esternato l’idea per cui gli Stati occidentali vogliono che il conflitto ucraino continui, criticando aspramente la posizione UE sul gas russo come «irrazionale». La sua opinione è che, comunque, alla fine l’Occidente tradirà l’Ucraina.
Il premier slovacco, opponendosi alla fine del potere di veto di un singolo Stato dell’Unione, mesi fa ha dichiarato di credere in un crollo imminente dell’UE.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
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