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Israele in procinto di colpire gli impianti nucleari iraniani
L’Intelligence statunitense crede che la possibilità che un attacco militare israeliano contro gli impianti nucleari iraniani «sia aumentato significativamente». Lo riporta la CNN, citando numerosi funzionari statunitensi a conoscenza delle nuove valutazioni dei servizi di informazione USA.
Sebbene la leadership israeliana non abbia ancora preso una decisione definitiva, alcune comunicazioni intercettate di recente suggeriscono che la pianificazione sia in corso, hanno riferito alla rete fonti anonime.
L’Intelligence statunitense ha anche rilevato attività militari israeliane, tra cui lo spostamento di munizioni aeree e il completamento di esercitazioni aeree, che potrebbero indicare i preparativi per un «attacco imminente».
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Diversi funzionari hanno riconosciuto che queste azioni potrebbero fungere da segnale strategico all’Iran, con l’obiettivo di spingere Teheran a fare concessioni durante i negoziati in corso con Washington. Tuttavia, una fonte citata dalla CNN ha avvertito che «la prospettiva di un accordo tra Stati Uniti e Iran negoziato da Trump che non rimuova tutto l’uranio iraniano rende più probabile un attacco».
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha stracciato l’accordo del 2015, sostenuto dalle Nazioni Unite, sul programma nucleare iraniano durante il suo primo mandato, accusando Teheran di aver segretamente violato l’accordo e ha reintrodotto le sanzioni.
L’Iran ha risposto revocando il proprio rispetto dell’accordo e accelerando l’arricchimento dell’uranio. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha fatto pressioni su Teheran affinché raggiungesse un nuovo accordo e ha persino minacciato di bombardare il Paese se non si fosse raggiunto un accordo.
L’Iran e Israele si sono scambiati attacchi aerei nell’aprile e nell’ottobre dell’anno scorso, segnando l’escalation più drammatica tra i rivali regionali.
All’inizio di quest’anno, Israele avrebbe proposto «una vasta campagna di bombardamenti» per distruggere gli impianti nucleari iraniani, secondo il New York Times, ma Trump si è rifiutato di sostenerla, optando invece per la diplomazia. Da allora, secondo Reuters, lo Stato Ebraico sta prendendo in considerazione un «attacco più limitato» che richiederebbe un supporto minimo da parte degli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, secondo quanto riferito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva respinto la proposta israeliana di attacchi «estensivi», optando invece per la diplomazia.
Nonostante la retorica bellicosa, Stati Uniti e Iran hanno tenuto diversi round di colloqui in Oman negli ultimi mesi, descritti da entrambe le parti come costruttivi e produttivi. Tuttavia, l’inviato speciale di Trump in Medio Oriente, Steve Witkoff, ha dichiarato la scorsa settimana che, sebbene Washington voglia risolvere diplomaticamente la situazione di stallo con Teheran, ha «una linea rossa molto, molto chiara… Non possiamo permettere nemmeno l’1% di una capacità di arricchimento».
L’Iran attualmente arricchisce l’uranio al 60% di purezza, ben al di sopra del limite del 3,67% stabilito dall’accordo nucleare, ormai defunto, e vicino al 90% necessario per il materiale per uso militare. Mentre funzionari statunitensi e israeliani hanno avvertito per anni che Teheran è a poche settimane da una svolta nucleare, la Repubblica Islamica insiste sul fatto che il suo programma nucleare è pacifico e non mira alla produzione di una bomba.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha liquidato la richiesta degli Stati Uniti di smantellare completamente i suoi impianti nucleari come «irrealistica», affermando che Teheran avrebbe continuato ad arricchire l’uranio con o senza un accordo. Ha anche suggerito che alcune dichiarazioni di funzionari statunitensi sono «completamente slegate dalla realtà dei negoziati».
Come riportato da Renovatio 21, a novembre funzionari dello Stato Giudaico avevano rivelato che un sito nucleare segreto sarebbe stato distrutto negli attacchi all’Iran due mesi fa.
Mesi fa alcuni funzionari militari al Times of Israel avevano dichiarato che l’aeronautica militare israeliana si sta preparando per «potenziali attacchi» alle strutture nucleari iraniane.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2024 il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica AIEA), Rafael Grossi, aveva messo in guardia Israele dal prendere di mira gli impianti nucleari iraniani, poiché ciò è proibito dal diritto internazionale e potrebbe avere conseguenze disastrose per l’intera regione. Le tensioni atomiche tra iraniani e israeliani erano sensibili ancora due anni fa quando il Grossi aveva visitato Israele.
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Ancora nel 2022, Netanyahu rivendicava il diritto di attaccare le strutture nucleari dell’Iran. Lo scorso mese esperti militari americani hanno offerto un’analisi per cui Israele non avrebbe la capacità militare di distruggere il programma nucleare iraniano – un lavoro che dovrebbe fare, quindi, l’aviazione USA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Iran aveva provocato lo Stato Ebraico, avvertendo di sapere dove sono nascoste le sue armi nucleari.
Scosse sismiche in territorio persiano mesi fa avevano fatto pensare a possibili esperimenti nucleari segreti da parte della Repubblica Islamica.
Secondo analisti militari, Israele non avrebbe le capacità tecniche di portare avanti da solo una campagna contro Teheran per la distruzione del programma nucleare iraniano.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Decapitazioni di massa in Manciuria: crimini giapponesi della Seconda Guerra Mondiale emergono dai docuimenti sovietici
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Perché il capo della CIA era a Mosca? Lavrov spiega, e racconta anche della visita di monsignor Gallagher
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov è intervenuto sull’intensa e insolita attività diplomatica registrata questa settimana a Mosca, chiarendo i colloqui con il massimo diplomatico vaticano e restando volutamente evaso sulla visita del direttore della CIA John Ratcliffe.
L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, e Ratcliffe si trovavano entrambi nella capitale russa.
«In entrambi i casi, coloro che sono venuti da noi volevano venire a parlare», ha dichiarato Lavrov in un’intervista pubblicata venerdì da una testata russa.
Secondo Lavrov, i colloqui con monsignor Gallagher hanno riguardato soprattutto il conflitto in Ucraina. L’inviato della Santa Sede ha ribadito il desiderio di far cessare al più presto le ostilità e ha offerto ulteriore aiuto su temi umanitari, compresi gli scambi di prigionieri e di salme.
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Il ministro della Diplomazia russa ha usato l’incontro per ripercorrere una lunga catena di intese diplomatiche infrante, abbandonate o fatte fallire da Kiev e dai suoi alleati occidentali: dall’accordo di Euromaidan del 2014, all’epoca del colpo di Stato, agli accordi di Minsk, impiegati per dare a Kiev il tempo di riarmarsi, fino ai colloqui di Istanbul del 2022, naufragati anche per opera di Londra.
«Ho fatto notare che da parte nostra non era mancata la buona volontà… Penso che abbia capito tutto. Direi che non ha avuto controargomentazioni, a parte lo slogan generale che «bisogna porre fine al più presto»», ha detto Lavrov.
Il ministro russo ha inoltre spiegato a Gallagher che la spinta occidentale a un cessate il fuoco lungo l’attuale linea di contatto servirebbe solo a congelare i combattimenti, senza una soluzione duratura. I piani per il dispiegamento di «forze di stabilizzazione» a guida britannica e francese, ha aggiunto, finirebbero per conservare di fatto il «regime neonazista» a Kiev, che reprime la lingua russa e la Chiesa ortodossa ucraina canonica.
Il prelato lidpuliano era stato indicato come persona presente agli incontri in Vaticano tra Zelen’skyj e Bergoglio. Commentatori russi online avevano accusato il Gallagherro di essere al servizio degli interessi di Londra nel conflitto eterno contro Mosca.
Yesterday Vatican Archbishop Paul Gallagher -Vatican’s Foreign Minister– met with FM Sergey Lavrov in Moscow. The central issue was the war in Ukraine. There is no way Vatican can be a constructive peace mediator without first coming to terms with the fact that Americans… https://t.co/YomsrwxUQa
— Dr.Sophia Ulgen 🇷🇺☮🇺🇸 (@ulgensophia74) August 26, 2026
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Sulla visita di Ratcliffe Lavrov è stato molto più riservato. «Io non c’ero», ha detto, precisando che i servizi di intelligence comunicano di consueto attraverso canali già consolidati e che «non c’è nulla di insolito» se tali contatti avvengono in silenzio. Anche i diplomatici, ha aggiunto, spesso lavorano «in silenzio».
«Naturalmente, non divulghiamo dettagli troppo sensibili o ancora in fase di elaborazione, laddove è importante non compromettere possibili compromessi e consensi», ha affermato Lavrov.
Il capo della diplomazia ha inoltre smentito le accuse secondo cui Mosca avrebbe lanciato un ultimatum all’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, dopo le notizie sui media sull’uso dell’intelligence americana per favorire attacchi ucraini a lungo raggio contro la Russia.
Lavrov ha sostenuto che Mosca resta disponibile al dialogo con i governi occidentali, ma non dà più per scontato che le assicurazioni pubbliche o gli accordi negoziati vengano rispettati. «L’inganno è alla base della diplomazia occidentale. E tale rimane», ha dichiarato, richiamando quelle che Mosca considera promesse non mantenute dalla NATO sull’espansione e i successivi accordi falliti sull’Ucraina.
Alla domanda sul perché la Russia abbia continuato a concedere il beneficio del dubbio, Lavrov ha risposto che i russi tendono a credere nelle persone «fino alla fine».
«Ma la fine è già arrivata», ha aggiunto, sostenendo che i rapporti con l’Occidente non torneranno più a essere quelli precedenti al febbraio 2022.
Lavrov ha indicato il vertice presidenziale dello scorso anno ad Anchorage come ultimo esempio di questa delusione. Ha detto che il presidente russo Vladimir Putin ha esaminato punto per punto la proposta di pace americana con l’inviato di Trump, Steve Witkoff, il quale ha confermato che essa rappresentava la posizione del leader statunitense. Putin avrebbe poi accettato la proposta, nonostante alcune «sfumature» rimaste, secondo Lavrov.
«Se questo non è consenso e non è un accordo, allora non so cosa sia un accordo», ha affermato il ministro russo decano delle relazioni internazionali.
Washington contesta questa lettura. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato a giugno che c’era stata «una proposta in Alaska, ma non si è raggiunto un accordo».
Secondo Lavrov, gli accordi di Anchorage sono stati poi indeboliti nei mesi successivi dai leader dell’UE e del Regno Unito. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infine detto al vertice del G7 di Evian a giugno che Anchorage era stato «sepolto».
Trump, tuttavia, non ha dichiarato esplicitamente la fine di quel quadro. Al vertice originario dell’agosto 2025 aveva descritto i colloqui in termini positivi, avvertendo però che «non ci sarà alcun accordo finché non ci sarà un accordo».
Lavrov ha detto che Mosca resta pronta ad ascoltare nuove proposte americane, ma nel frattempo la Russia «continuerà a lavorare sul campo».
Speculazioni della stampa avevano sostenuto che la visita del capo CIA a Mosca serviva da avvertimento di non attaccare Paesi NATO. Nonostante la notizia fosse stata ingigantita, al punto da divenire un cartone del noto account PsyOpsAnime, vi sono sono state poi smentite, come pure riguardo al fatto che il Ratcliffo avrebbe incontrato lo stesso Vladimiro Putin.
CIA Director John Ratcliffe delivers a warning to Russia over intelligence suggesting Putin is preparing to attack NATO. https://t.co/dK5TUDMtxy pic.twitter.com/kKHMYHzQe3
— PsyopAnime (@PsyopAnime) August 27, 2026
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Altre voci sostengono che il motivo della visita moscovita del vertice CIA sia legato alla guerra in Iran. Secondo fonti citate da CNN, Politico, CBS e altri media, Ratcliffe ha chiesto alla Russia di ridurre o interrompere il sostegno economico e militare a Teheran, di non condividere intelligence (come dati sui bersagli americani in Medio Oriente) e di usare la propria influenza per favorire la riapertura dello Stretto di Ormuzzo.
Il Ratcliffo avrebbe quindi avvertito di possibili sanzioni aggiuntive verso entità russe legate all’Iran.
Il viaggio non era annunciato ed è durato circa otto ore. Ratcliffe ha incontrato funzionari dell’intelligence russa (tra cui il capo dell’SVR Sergej Naryshkin e il capo dell’FSB Aleksandr Bortnikov), ma non Putin, che è stato informato dei colloqui.
Il presidente Trump ha definito la visita «semi-routine» e ha smentito che fosse specificamente per avvertire sulla NATO o per l’Iran, sottolineando invece lo sforzo per chiudere la guerra in Ucraina. Il Cremlino ha confermato solo i contatti tra i servizi di Intelligence.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Operazioni delle forze speciali USA in Ecuador
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