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In Iraq la Chiesa caldea si spezza
Mentre la situazione dei cristiani in Iraq non potrebbe essere più precaria, la situazione è scottante tra il patriarca della Chiesa cattolica caldea, recentemente tornato dall’esilio, e cinque dei suoi vescovi. Alla base: l’atteggiamento di questi ultimi nel contesto del conflitto tra il capo dello Stato iracheno e il capo della Chiesa caldea.
Al Palazzo dei Convertiti avremmo fatto a meno di questa nuova vicenda: la sede romana del Dicastero per le Chiese Orientali non ha ancora epurato – tutt’altro – la querelle che da anni mina la Chiesa cattolica siro-malabarese in India, che è in Iraq ora che la spaccatura brucia.
Il 7 settembre 2024, il cardinale Louis Raphaël Sako ha dichiarato di aver trasmesso «alla massima autorità canonica» l’azione legale da lui avviata contro cinque vescovi caldei, tra cui quello di Erbil, figura emblematica sulle rive del Tigri e dell’Eufrate.
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La Chiesa caldea è una delle ventitré Chiese orientali annesse a Roma, ma con leggi e consuetudini proprie confermate dalla Santa Sede. Ha 600.000 seguaci in tutto il mondo, ma a causa di decenni di violenza e guerra nella regione, è difficile stimare quanti vivono ancora in Iraq.
Da più di un anno il patriarca caldeo è in lotta con il capo di Stato iracheno, Abdul Latif Rashid, un musulmano curdo accusato di favorire l’influenza iraniana nel Paese, attraverso l’organizzazione delle Brigate Babilonesi, una milizia che riunisce un gruppo eterogeneo di sciiti, sunniti e cristiani.
Il culmine del conflitto si ebbe nel luglio 2023, quando il cardinale Sako andò in esilio nel Kurdistan iracheno per denunciare il tentativo di spoliazione dei beni ecclesiastici da parte dello Stato e la campagna condotta contro di lui da Rayan al-Kildani, leader della sezione cristiana delle Brigate Babilonesi.
Durante il suo esilio, il patriarca si è lamentato dell’atteggiamento, troppo misurato per i suoi gusti, di diversi prelati, tra cui mons. Bashar Warda, che per alcuni sembrava essere d’accordo con Abdul Latif Rashid.
Dal suo ritorno a Baghdad lo scorso aprile, il cardinale Sako ha chiesto ai presuli di denunciare la decisione dello Stato di non riconoscergli più il diritto di gestire i beni della Chiesa: cosa che mons. Warda si è rifiutato di fare fino ad ora. L’arcivescovo di Erbil e quattro suoi colleghi nell’episcopato si sono rifiutati addirittura di partecipare al sinodo organizzato lo scorso luglio.
Il 28 agosto il patriarca ha acceso la polvere pubblicando un comunicato in cui accusava i cinque vescovi di «violare gravemente» l’unità ecclesiale, dando loro tempo fino al 5 settembre successivo per compiere un atto di sottomissione e di onorevole ammenda. Invano. Così il cardinale Sako annuncia ora di aver deferito la questione ad una «autorità superiore».
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Se il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali consente al patriarca di imporre sanzioni contro un vescovo, ciò deve essere d’accordo con i membri del sinodo; ma il cardinale Sako è deciso a rivolgersi a Roma, e più precisamente alla Casa Santa Marta, come suggerisce The Pillar, perché il patriarca non mantiene buoni rapporti con il Dicastero per le Chiese Orientali.
A Roma, infatti, più di un membro della Curia pensa che mons. Sako, settantasei anni dallo scorso luglio, costituisca ormai un ostacolo alla stabilità della regione, e non disapproverebbe se un altro prelato, più conciliante con il potere civile, gli succedesse presto.
Va notato, però, che il Patriarca caldeo beneficia del sostegno del primo ministro iracheno Mohammad Shia Al-Sudani, che ha firmato il decreto che lo reintegra nelle sue prerogative legali – rimosso dal capo dello Stato – senza il consenso di quest’ultimo. Non è quindi senza sostegno nel governo iracheno.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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La biografa di papa Leone afferma che il pontefice sta ancora valutando la decisione sulla messa in latino
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«Non è affatto un papa»: i Redentoristi tradizionali rifiutano Leone XIV e i suoi predecessori
I Figli del Santissimo Redentore, una congregazione cattolica tradizionalista con sede a Papa Stronsay, in Scozia, hanno rilasciato una dichiarazione in cui denunciano Paolo VI e Leone XIV come «usurpatori del papato» e condannano le riforme del Concilio Vaticano II, affermando che hanno «provocato un grave scisma dal Corpo Mistico». Lo riporta LifeSite.
La comunità – spesso chiamata «Redentoristi Transalpini» – è stata fondata da padre Michael Mary Sim nel 1987 sotto gli auspici dell’arcivescovo Marcel Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X, su incoraggiamento del cardinale Édouard Gagnon. Si è riconciliata con il Vaticano nel 2012 e opera negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda.
La lettera allegata alla dichiarazione spiega la posizione della comunità riguardo allo stato della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, illustrando nel dettaglio l’insegnamento precedente della Chiesa e sostenendo che vi è stato un significativo allontanamento da esso.
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«Se la Sede di Pietro dovesse insegnare l’errore», afferma la lettera, «allora, senza ombra di dubbio, chi insegna tale errore non è un papa cattolico. E se non è un papa cattolico, non è affatto un papa».
Il testo chiede un «Concilio generale imperfetto» che emetta una dichiarazione autorevole e risolva la crisi nella Chiesa.
Nella lettera, la comunità ribadisce inoltre il proprio rammarico per la precedente riconciliazione con il Vaticano nel 2012, affermando che «abbiamo commesso un grave errore nel pensare che la gerarchia del Novus Ordo fosse sufficientemente cattolica da permetterci di operare sotto il suo comando».
Nel luglio 2024, i Redentoristi ricevettero l’ordine di lasciare la diocesi di Christchurch entro 24 ore dal vescovo Michael Gielen. La comunità respinse le accuse mosse da Gielen e intraprese un’azione canonica contro l’avviso di sfratto.
Nell’ottobre del 2025, la comunità ha pubblicato una lettera aperta «ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli cattolici» a seguito del Capitolo Generale. In questa lettera aperta, la comunità accusava la gerarchia moderna di tradire la fede e si impegnava a offrire la Messa tradizionale e l’aiuto spirituale se «anche una sola anima lo chiedesse».
Nel giro di una settimana, il vescovo Hugh Gilbert, OSB di Aberdeen, in Scozia, annunciò di essersi messo in contatto con il Vaticano per accertare la posizione canonica del gruppo.
«La Diocesi si rammarica profondamente del tono, dell’orientamento e degli elementi chiave di questa Lettera», ha dichiarato il 24 ottobre. «Anche i Dicasteri competenti della Santa Sede stanno esaminando la situazione e forniranno indicazioni canoniche e dottrinali».
In seguito alla lettera, la comunità ha rilasciato un’ulteriore dichiarazione il 7 novembre, denunciando la Mater Populi Fidelis, una controversa nota dottrinale che afferma che è «inappropriato» applicare il termine «Corredentrice» alla Beata Vergine Maria. Il documento è stato pubblicato dal Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) del Vaticano all’inizio di questa settimana e reca la firma di Leone XIV.
Nell’aprile del 2026, un monaco di 24 anni è scomparso dal monastero nelle Orcadi. Si presume che Fratel Ignazio sia annegato, sebbene la polizia stia trattando il suo caso come quello di una persona scomparsa. La polizia scozzese non considera la scomparsa sospetta.
«I mesi a partire da ottobre 2024 sono stati dedicati alla preghiera e allo studio», ha dichiarato padre Michael Mary a LifeSiteNews. «Decidere di esprimersi su questi temi non è stato facile. La nostra comunità ha atteso con pazienza e sperato sinceramente in questa lettera e in questa dichiarazione».
Come riportato da Renovatio 21, i vertici redentoristi a ottobre avevano incontrato l’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
«Tolle Missam, tolle Ecclesiam»
Take away the Mass,
you destroy the Church!A few days ago, after seventeen years of tensions with the Vatican and with the Bishop of Christchurch in New Zealand, culminating in an order of expulsion from the Diocese confirmed by a decree from… pic.twitter.com/EEOX5GdHsP
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 18, 2025
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«Non posso che lodare il coraggio di questi Redentoristi, la cui denuncia si aggiunge alle altre che con sempre maggiore frequenza mostrano lo scandalo e il grande malessere del Clero e del popolo di Dio nei riguardi di una Gerarchia ribelle e apostata» aveva scritto nell’occasione monsignor Viganò. «Non siamo più all’ecumenismo conciliare verso le sette acattoliche (pur condannato dai Pontefici fino a Pio XII), ma all’accettazione e alla legittimazione di tutte le false religioni e idolatrie, e dei punti programmatici dell’Agenda globalista (pansessualismo LGBTQ+, immigrazionismo, ecologismo), ai quali la «chiesa sinodale» è totalmente allineata».
«Esorto i Figli del Santissimo Redentore e i loro fedeli con le parole di San Pietro: Resistete forti nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi nel mondo (Pt 5, 9) (…) insieme ai tanti Sacerdoti e Religiosi sparsi nel mondo che seguo stabilmente, assicuriamo loro il nostro pieno sostegno, nella latitanza e nel silenzio complice dei Pastori pavidi e codardi. Poiché sta scritto: Se questi taceranno, grideranno le pietre (Lc 19, 40)».
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Immagine di Edgar Beltrán, The Pillar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Leone promuove a vescovo il vicario definito come il «giuda di Strickland»
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Monsignor Strickland è noto per la sua ortodossia, dal fermo rifiuto dei vaccini ottenuti con feti abortiti (riguardo ai quali ha detto che preferirebbe morire piuttosto che assumerli) alle critiche agli errori dottrinarli sempre più intollerabili da parte di Bergoglio. Il prelato texano inoltre definito Joe Biden come un «fake catholic», un «falso cattolico». Ulteriormente, il vescovo era sembrato avvicinarsi anche alla Santa Messa tradizionale, che il nuovo corso della diocesi ha definitivamente cancellato mesi fa.Strickland on Prevost: “He was involved in naming bishops that I find troubling” pic.twitter.com/G8vuOEi97A
— JamestheCatholic (@theTexasTrad) May 9, 2025
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