Spirito
La messa tradizionale nuovamente autorizzata in San Pietro
Durante il 14° Pellegrinaggio ad Petri Sedem, organizzato dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum, che si terrà a Roma e in Vaticano dal 24 al 26 ottobre, il Cardinale Raymond Leo Burke celebrerà una Messa pontificale secondo il rito tridentino presso l’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro sabato 25 ottobre.
Il presidente del Coetus Internationalis Summorum Pontificum ha annunciato l’autorizzazione di questa celebrazione, che fa parte del calendario degli eventi del pellegrinaggio, che da oltre un decennio riunisce fedeli provenienti da diversi Paesi attorno alla liturgia tradizionale latina.
Questo pellegrinaggio è stato fondato nel 2012. Negli ultimi anni, aveva subito le conseguenze delle restrizioni imposte dal motu proprio Traditionis Custodes di papa Francesco, che limitava l’uso della Messa tradizionale, una limitazione che aveva influenzato l’organizzazione del pellegrinaggio.
È tuttavia gratificante che, per la prima volta dall’entrata in vigore del Traditionis Custodes, la celebrazione della Messa tradizionale sia autorizzata presso l’altare della Cattedra di San Pietro nella Basilica Vaticana, mentre il rito tridentino era stato praticamente vietato. Questo va certamente attribuito a Papa Leone XIV, senza dubbio su richiesta del Cardinale Burke.
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Durante i primi pellegrinaggi ad Petri Sedem, la Messa tridentina veniva celebrata liberamente nella Basilica di San Pietro. Tuttavia, già nel marzo 2021, la Segreteria di Stato aveva vietato le Messe private secondo il rito tradizionale, autorizzandole solo nella piccola Cappella Clementina.
Dopo la pubblicazione di Traditionis Custodes, i pellegrinaggi non furono autorizzati a celebrare nella Basilica Vaticana per l’anno 2022, un divieto che fu mantenuto negli anni successivi. I pellegrini dovettero invece recarsi nella Chiesa della Trinità dei Pellegrini o al Pantheon. Quest’anno il divieto verrà revocato.
Speriamo che questo episodio non sia isolato, ma che le restrizioni assolutamente ingiuste, del tutto contrarie alla tradizione e al diritto, che gravano sulla celebrazione del cosiddetto Rito di San Pio V, vengano completamente revocate e che il rito tradizionale possa essere celebrato liberamente da tutti i sacerdoti che lo desiderano. Questo è ciò che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha sempre chiesto.
Sarebbe bene, a partire da Roma, che le direttive della Segreteria di Stato venissero abolite, che il rito tradizionale non fosse più confinato in una piccola cappella della Basilica Vaticana, ma che riacquistasse il suo giusto posto all’interno di questa basilica, che, va ricordato, è stata costruita per esso.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Steven Zucker via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
Spirito
FSSPX, dichiarazione di Fede cattolica rivolta a papa Leone XIV
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DICHIARAZIONE DI FEDE CATTOLICA
Nel nome di Nostro Signore Gesu Cristo, Sapienza Divina, Verbo Incarnato, che ha voluto una sola religione, che ha reso l’Antica Alleanza caduca per sempre, che ha fondato una sola Chiesa, che ha trionfato su Satana, che ha vinto il mondo, che sarà con noi fino alla fine dei tempi, che tornerà a giudicare i vivi e i morti. Egli, Immagine perfetta del Padre, Figlio di Dio fatto uomo, è stato costituito unico Redentore e Salvatore del mondo, attraverso l’Incarnazione e attraverso l’offerta volontaria del sacrificio della Croce. Nostro Signore soddisfa la giustizia divina versando il Suo Preziosissimo Sangue e nel Suo Sangue fonda la Nuova ed Eterna Alleanza, abrogando l’Antica. Egli è per conseguenza l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e l’unica via per giungere al Padre. Solamente chi Lo conosce, conosce il Padre. Per un decreto divino Maria Santissima è stata associata direttamente e intimamente a tutta l’opera della Redenzione; pertanto, negare questa associazione – nei termini ricevuti dalla Tradizione – significa alterare la nozione stessa di Redenzione tale quale la Divina Provvidenza l’ha voluta. Esiste una sola fede ed una sola Chiesa attraverso cui possiamo salvarci. Al di fuori della Chiesa Cattolica Romana e senza professare la fede che Essa ha sempre insegnato non c’è salvezza né remissione dei peccati. Di conseguenza ogni uomo necessita di essere membro della Chiesa Cattolica per salvare la propria anima ed esiste un solo battesimo quale mezzo per essere incorporato ad Essa. Questa necessità tocca tutta l’umanità senza eccezione e quindi include indistintamente cristiani, ebrei, musulmani, pagani, atei. Il mandato ricevuto dagli Apostoli di predicare il Vangelo a ogni uomo e di convertirlo alla fede cattolica è valido fino alla fine dei tempi e risponde alla necessità più assoluta e più imprescindibile che esista al mondo. «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato » (3). Pertanto, rinunciare a compiere questo mandato rappresenta il delitto più grave contro l’umanità. La Chiesa Romana è la unica a possedere al contempo le quattro note che caratterizzano la Chiesa fondata da Gesù Cristo: Unità, Santità, Cattolicità, Apostolicità. La sua Unità deriva essenzialmente dall’adesione di tutti i suoi membri all’unica vera fede, fedelmente custodita, insegnata e trasmessa dalla gerarchia cattolica attraverso i secoli. La negazione di una sola verità di fede distrugge la fede stessa e rende radicalmente impossibile qualunque tipo di comunione con la Chiesa Cattolica. L’unica via possibile per ristabilire l’unità tra cristiani di diverse confessioni è l’invito pressante e caritatevole rivolto agli acattolici a professare l’unica vera fede nel seno dell’unica vera Chiesa. In nessun modo la Chiesa Cattolica può essere considerata o trattata alla pari di un falso culto o di una falsa chiesa. Il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, rappresenta l’unico soggetto che detiene l’autorità suprema su tutta la Chiesa. Solamente Egli attribuisce direttamente agli altri membri della gerarchia cattolica la giurisdizione sulle anime. «Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire scrupolosamente e per far conoscere fedelmente, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede». (4) Ad un’unica fede corrisponde un unico culto, espressione somma, autentica e perfetta della fede stessa. La Santa Messa è la perpetuazione nel tempo del sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Quantunque offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è essenzialmente espiatorio e propiziatorio. Nessun altro culto procura l’adorazione perfetta. Nessun altro culto, che non sia in relazione ad esso, è accetto a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente alla santificazione delle anime. Pertanto, in nessun modo il Santo Sacrificio della Messa può essere ridotto a una pura commemorazione, a una cena spirituale, a un’assemblea sacra celebrata dal popolo, alla celebrazione del mistero pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza propiziazione, senza Croce. L’ausilio fornito alle anime attraverso i sacramenti della Chiesa Cattolica è sufficiente in qualunque situazione ed in qualunque momento storico per permettere ai fedeli di vivere in stato di grazia. La legge morale contenuta nel Decalogo e perfezionata nel Sermone della Montagna è la unica praticabile per ottenere la salvezza delle anime. Ogni altro codice morale, per esempio fondato sul rispetto della creazione o sui diritti della persona umana, è radicalmente insufficiente per santificare e salvare un’anima. In nessun modo può sostituire l’unica vera legge morale. Sull’esempio di San Giovanni Battista, la vera carità ci obbliga ad ammonire i peccatori e a mai rinunciare a prendere i mezzi necessari per salvare le loro anime. Chi mangia il corpo di Nostro Signore e beve il Suo sangue trovandosi in stato di peccato, mangia e beve la propria condanna e nessuna autorità può cambiare questa legge contenuta negli insegnamenti paolini e nella Tradizione. Il peccato impuro contro natura è di tale gravità che grida sempre e in ogni circostanza vendetta al cospetto di Dio ed è radicalmente incompatibile con qualsivoglia forma di amore autentico e cristiano. Pertanto, un tale «modo di vita» in nessun modo può essere riconosciuto come un dono di Dio. Una coppia che pratichi tale vizio deve essere aiutata a liberarsi da esso e in nessun modo può essere benedetta – formalmente o informalmente – dai ministri della Chiesa. La sottomissione delle istituzioni e delle nazioni come tali all’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo è conseguenza diretta dell’Incarnazione e della Redenzione. Pertanto, la laicità delle istituzioni e delle nazioni rappresenta la negazione implicita della divinità e della regalità universale di Nostro Signore. La Cristianità non è un semplice fenomeno storico, ma l’unico vero ordine voluto da Dio tra gli uomini. Non è la Chiesa a doversi conformare al mondo, ma il mondo a dover essere trasformato dalla Chiesa. In questa fede e in questi principi chiediamo di essere istruiti e confermati da Colui che ha il carisma per farlo. Con l’aiuto di Nostro Signore, preferiamo la morte piuttosto che rinunciarvi. In questa fede immutabile desideriamo vivere e morire, attendendo che essa lasci il posto alla visione diretta dell’immutabile Verità Eterna. Don Davide Pagliarani Menzingen, 14 maggio 2026, nella festa dell’Ascensione di Nostro Signore. NOTE 1) Rm 14, 23. 2) Pontificale Romano, Ammonizione agli ordinandi al suddiaconato. 3) Mc 16, 16. 4) Pastor Aeternus, cap. 4. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gender
Sacerdote denuncia il rapporto «inquietante» del Sinodo sulle «relazioni» omosessuali
Padre Donald Haggerty, sacerdote della Cattedrale di San Patrizio, durante una breve omelia per la messa quotidiana di lunedì ha criticato il rapporto del Sinodo vaticano, che erroneamente suggeriva che le relazioni omosessuali potrebbero non essere peccaminose, paragonando questa negazione della fede alla persecuzione degli Apostoli da parte della sinagoga. Lo riporta LifeSite.
Durante l’omelia dell’11 maggio, padre Haggerty ha osservato che nel Vangelo del giorno (Gv 15,26-16,4a), Nostro Signore avverte gli apostoli che saranno espulsi dalle sinagoghe perché appartengono a Lui e non al mondo. Il sacerdote ha poi approfondito l’«inquietante» rapporto del Sinodo, che proponeva un «ripensamento» dell’omosessualità, sottolineando che i fedeli che si oppongono a questo documento potrebbero essere definiti «rigidi» o «regressivi» dalla gerarchia, proprio come la sinagoga aveva perseguitato gli apostoli.
«Il gruppo di studio del Sinodo ha pubblicato un documento un po’ inquietante (…) e ciò che propongono al suo interno (…) quando sentite queste parole ora, “Se appartenete al mondo, il mondo vi amerà”», ha detto il sacerdote nell’omelia. «Quel documento propone una riconsiderazione, un ripensamento delle relazioni omosessuali… contengono due testimonianze di uomini che sono in “matrimoni gay”… testimonianze sulla possibilità di cambiare l’insegnamento cattolico».
«È piuttosto sconcertante che un documento vaticano possa essere pubblicato in questo modo. Definiranno l’insegnamento della Chiesa “rigido, regressivo, fossilizzato”», ha aggiunto. «È davvero sconcertante che una cosa del genere provenga da un documento del Vaticano».
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Don Haggerty ha messo in guardia i fedeli dal lasciarsi contagiare dalla mondanità dei nostri tempi, che, ha sottolineato, non consiste solo nel «materialismo», ma anche nella moderna «cultura delle tenebre», inclusa l’«agenda omosessuale».
«Dobbiamo, a modo nostro, essere molto consapevoli, come dice Gesù qui. Non siamo stati invitati ad abbracciare la mondanità del nostro tempo», ha affermato. «Questo non significa semplicemente materialismo. La cultura delle tenebre si diffonde e permea molti ambiti, compreso quello. E c’è una forte lobby all’interno della Chiesa, diciamolo francamente, a favore dell’agenda omosessuale. E (il rapporto del Sinodo) ne è un esempio».
«È un monito per noi, siamo chiamati ad abbracciare pienamente lo spirito di verità, a testimoniare profondamente nelle nostre vite di avere… uno spirito non solo di sottomissione (ma) di amore e obbedienza al Nostro Signore», ha aggiunto.
Diversi prelati cattolici di spicco e altre personalità hanno criticato aspramente il rapporto del Gruppo di studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità, che avalla senza riserve la testimonianza secondo cui «il peccato, alla sua radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale)» ma nella «mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione».
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Immagine di Nan Palmero via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Spirito
Sentire cum Ecclesia: Come amare, oggi, una Chiesa che appare sfigurata?
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La Chiesa come istituzione
È fuori dubbio, e non è qui il luogo per dimostrarlo, che Nostro Signore abbia inteso far proseguire l’opera della salvezza del mondo, da lui iniziata con la Redenzione sulla croce, attraverso l’istituzione di un corpo sociale che garantisse la continuità della predicazione del Vangelo e dell’amministrazione dei sacramenti, fonti della grazia: ci si potrebbe accontentare del capitolo 16 del Vangelo secondo san Matteo (2), ma vi aggiungeremo la tesi eterodossa n° 52 condannata dal decreto Lamentabili del Sant’Uffizio all’epoca di papa San Pio X, pubblicato il 3 luglio 1907: «Fu alieno dalla mente di Cristo di istituire la Chiesa come società che dovesse durare sulla terra per lunga serie di anni; anzi nel pensiero di Cristo il Regno dei Cieli era sul punto di venire con la fine del mondo». (3) La fondazione della Chiesa su Pietro va intesa come riferita ad una istituzione e non ad un singolo: morto Pietro, altrimenti, non ci sarebbe comunque stata continuità e dunque ci si sarebbe ritrovati al punto di partenza; la storia della Chiesa mostra al contrario come la serie ininterrotta di papi sia l’applicazione perfetta della volontà del Cristo di perpetuare la sua opera. Ma l’autorità del capo visibile della Chiesa (il papa) diventa allora fondamentale e centrale, diremo essenziale ad essa; la struttura che ne consegue (la potestà di giurisdizione che ad essa compete, i gradini della relativa gerarchia, le nomine e le relative successioni, le divisioni territoriali, perfino i tribunali) è parte integrante della realtà composita che costituisce il Regno di Dio sulla terra: non un regno evanescente, spirituale e mistico, ma un Regno ben concreto, fatto di uomini (dunque, per definizione, anche di peccatori) e visibile in tutte le sue manifestazioni, benché vivificato al suo interno dalla grazia che è chiamato a trasmettere con i sacramenti: una realtà, cioè, divina ed umana allo stesso tempo e sotto diversi rapporti. È così che va capita la Chiesa, pena l’incomprensione di tanti aspetti della sua storia e della sua intima costituzione; è ciò che brillantemente auspica il Santo degli Esercizi nell’esordio delle regole già sopra citate, e che apre questo interessante sguardo sul vero fondamento dell’essere cattolici in tutti i tempi: 1° regola: deposto ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l’animo apparecchiato e pronto ad obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la santa Chiesa gerarchica, nostra madre. Struttura, autorità, capi e sudditi, obbedienza, superiori, regole, leggi, tribunali, ordini e decreti, processi e testimonianze, giuramenti e voti, diritto canonico e decretali: ciò che farebbe inorridire ancora oggi Martin Lutero (e abitualmente indispone papa Francesco), il cattolico deve amarlo: la bellezza del Vangelo e le stupende e semplici pagine che raccontano i miracoli di Gesù, aprono la strada all’altrettanto bella e lunghissima pagina della continuazione di questo eterno Vangelo: la Storia della Chiesa. Gerarchica.Sostieni Renovatio 21
Elementi del sensus Ecclesiae e crisi odierna
Diciamo allora che avere il senso della Chiesa significa agire da cristiani con gli scopi, i metodi, le abitudini della Chiesa. Prima di tutto, la Chiesa insegna ad obbedire ai pastori: non c’è vita ecclesiastica, e dunque cattolica, al di fuori di un certo esercizio della virtù di obbedienza; l’auctoritas che, come abbiamo visto, è alla base dell’istituzione di Nostro Signore, lo postula necessariamente. Aggiungiamo però che l’amore per la Tradizione consegue direttamente a ciò, se si intende per Tradizione la trasmissione della verità immutabile della Fede, la quale a sua volta trova il suo criterio nell’esercizio del magistero ecclesiastico, ugualmente voluto da Gesù Cristo: la cattedra di Pietro (e quindi quelle dei vescovi) sono il diretto, giuridico risultato del comando del Divin Maestro: «Andate, insegnate a tutte le genti» (4). Rifuggendo poi ogni desiderio di approccio carismatico alla Fede (5) (necessario all’inizio della predicazione cristiana, ma non più dopo il suo consolidamento), il fedele cattolico ama ricorrere a quella stessa autorità come guida indiscussa. Che dire però della situazione di crisi in cui versa oggi la Chiesa dopo il Vaticano II? Il discorso fin qui svolto parrebbe arrivato ad un punto morto: è proprio l’autorità ad essere in discussione nella crisi conciliare; la rinuncia da parte della gerarchia della Chiesa di insegnare con autorità per imporre una dottrina da doversi credere da tutti i fedeli è proprio uno dei criteri per rifiutare il nuovo pseudo-magistero proveniente dai pastori modernisti (6). Crollerebbe dunque tutto l’impianto del sensus Ecclesiae per il fatto che la Chiesa stessa vada in crisi o, peggio ancora, tale sensus condurrebbe invece, per attaccamento alla struttura giuridica che abbiamo finora magnificato, ad abbracciare l’errore assieme all’errante? In nessun modo. Prima di tutto dobbiamo dissipare un facile errore: la crisi odierna del dopo Vaticano II ha effettivamente luogo nella Chiesa, ma non appartiene ad essa in quanto tale, bensì ne intacca solo i suoi aspetti accidentali (7) ed è da ascrivere alla parte umana e volontaria di essa: i suoi membri e capi come persone singole professanti idee divergenti dalla autentica dottrina che sarebbero invece chiamati a predicare. Non solo dunque non è la Chiesa in se stessa ad essere in crisi, ma bisogna al contrario affermare che proprio essa, perché divinamente istituita, ha in sé i principi per contrastare gli elementi malati che ne turbano il funzionamento. Tali principi sono in principalmente la Verità divina, immutabile, insegnata dai successori di Pietro da tutti i secoli, che la rende infallibile in docendo, cioè nell’insegnamento perenne e tradizionale; inoltre, il sensus fidei, cioè il sentire cattolico che è l’eco ricevuto dai fedeli dell’insegnamento di sempre della Chiesa, e che la rende dunque infallibile in discendo (8). Questo sensus fidei non è, certo, causa dell’infallibilità di una dottrina ma il segno, il criterio per discernere quale dottrina sia stata insegnata come autentica e quale no. Vogliamo dire con questo che qualunque fedele, fosse anche il meno preparato teologicamente, è in grado di professare la vera Fede a patto di attenersi a ciò che «ovunque, sempre e da tutti è stato creduto» (9) (criterio dunque oggettivo, e non soggettivo della professione di Fede). Questo metaforico «sentire» della fede, se correttamente inteso, porta come conseguenza il relativo «sentire» con la Chiesa, la quale non è un qualcosa di estraneo al fedele cattolico ma l’istituzione di cui egli fa parte e che gli garantisce la fede stessa, la grazia, i sacramenti. Ora, chi ama la Chiesa, deve poterla amare anche se ferita, attaccata, insidiata: l’odierna crisi, perciò, non può e non deve condurre alla sfiducia nell’istituzione ecclesiastica ma, ben al contrario, ad amarla maggiormente ed anzi a combattere per vederla risorgere. Ma come?I rimedi
Non bisogna cercare lontano: gli elementi per la guarigione della Chiesa sono presenti in essa stessa, come dicevamo più sopra; è esattamente ripartendo da essi, ed in particolar modo dal sacerdozio e dai sacramenti, utilizzati in un contesto gerarchico, che si riproduce il più fedelmente possibile la vita stessa della Chiesa. È quanto ha inteso fare ed ha fatto, a nostro avviso, Monsignor Marcel Lefebvre, la cui opera principale non sono stati i suoi discorsi o omelie anticonciliari, né la sua celebre dichiarazione del 1974, né in generale le tante (ed illuminate) parole di verità che ha proferito nel corso dei suoi anni di episcopato. L’opera principale è stata senza dubbio la fondazione della Fraternità San Pio X, cioè di una istituzione, come ne sono esistite tante nel corso dei secoli, per condurre gerarchicamente la vita cristiana attraverso il conferimento del sacerdozio tradizionale fondato su un’autentica preparazione dottrinale data nei seminari della società. Il prelato cercò ed ottenne, per questo, l’approvazione dell’autorità diocesana, condizione per lui essenziale per l’inizio di un’opera di Chiesa (10); lo stesso prelato, di fronte al crescente stato di necessità spirituale delle anime a causa del dilagare del modernismo della Chiesa non ha esitato a dare continuità alla sua opera con la consacrazione di quattro vescovi, a cui scrisse, peraltro, chiedendo loro di accettare il conferimento di questa consacrazione: «Vi conferirò questa grazia fiducioso che quanto prima la Sede di Pietro sarà occupata da un successore di Pietro perfettamente cattolico nelle cui mani potrete deporre la grazia del vostro episcopato perché la confermi»(11). Perché non limitarsi ad ordinare dei sacerdoti e dei vescovi in ordine sparso, nel corso degli anni e magari in numero maggiore? Non hanno bisogno, forse, i fedeli, unicamente dei sacramenti e della Messa? Perché, diciamo, «complicarsi la vita» istituendo dei distretti, delle comunità con dei superiori, con gli immancabili problemi di obbedienza che ciò comporta, e così via? Esattamente perché così facendo si riproduce, in piccolo, ciò che Nostro Signore ha voluto per l’intera Chiesa: la gerarchia e l’autorità sono garanzia di continuità ed affidabilità di un’opera, e questo a dire il vero è semplicemente fondato sulla natura umana, i cui membri, per ottenere un qualsiasi scopo a lungo termine, si riuniscono in società ordinate (12). Pensiamo di poter dire che il vero sensus Ecclesiae, accompagnato senz’altro dalla vera professione di fede, si possiede però soltanto quando ci si comporta nella Chiesa come la Chiesa fa abitualmente. Non basta, cioè, combattere il modernismo a parole, o con il solo scritto (oggi diremmo piuttosto: con un video su Youtube, con un post su Facebook…), o con l’opera sparsa del singolo sacerdote che, in nome di se stesso, difende più o meno bene la fede cattolica. Di questo, il mondo della Tradizione intesa in senso ampio è pieno, ma nella stragrande maggioranza dei casi queste realtà sparse per il mondo o per il web sono senza alcuna credibilità né continuità possibile.Aiuta Renovatio 21
Conclusione
Un grande rischio del mondo cattolico tradizionalista oggi è quello di pensare che, a causa della crisi, si può agire come si vuole. Per riassumere, potremmo dire che piuttosto si è autorizzati a fare come si può per riprodurre, appunto, la vita della Chiesa ricercando in tutto il suo scopo principale che è la salvezza delle anime. Questo scopo si raggiunge tramite la riscoperta del sacerdozio cattolico essenzialmente gerarchico che è il fulcro dell’istituzione di Nostro Signore, e perché senza il sacerdozio non ci sono né sacramenti, né predicazione, né direzione delle anime. Amare il sacerdozio, poi, vuol dire amare la vocazione e le vocazioni, ed avere a cuore il fiorire di esse tramite la buona educazione cristiana data nelle famiglie, nelle scuole, nelle opere della gioventù. Il vero ed autentico senso della Chiesa sarà allora vivificato da questo amore per lo scopo che Nostro Signore ha perseguito su questa terra preparandoci il Regno di Dio definitivo nell’aldilà. Don Gabriele D’Avino NOTE 1) Aristotele, De Anima, Libro II. 2) Ove si legge il celebre: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», al v. 18. 3) S’intende dunque che la proposizione cattolica corretta è la contraddittoria della tesi condannata: il Cristo intese proprio fondare, con la Chiesa, una società duratura. 4) Mt 28, 19. 5) Chiamiamo approccio carismatico alla Fede ogni tentativo di fondare l’assenso del proprio intelletto alle verità cristiane unicamente sui fenomeni straordinari, sulle apparizioni e rivelazioni private anche approvate, sulla fiducia illimitata data a tale o tale altra personalità ecclesiastica, fosse anche un santo, in quanto individuo e non in quanto espressione di un corpo sociale. 6) Si vedano a questo proposito le conclusioni sulla natura magisteriale dei documenti del concilio e post-concilio tratte da don Jean-Michel Gleize FSSPX, nel libro Vaticano II, un dibattito aperto, ed. Ichtys 2013, pag 196 n° 18. 7) Come è stato ben spiegato nella prefazione a firma di don Pierpaolo Maria Petrucci al libro di don Matthias Gaudron FSSPX Catechismo della crisi nella Chiesa, ed. Ichtys, pag. 3. 8) Melchior Cano, De locis theologicis, libro IV, c. 3 (117). «Si quidquam est nunc in Ecclesia communi fidelium consensione probatum, quod tamen humana potestas efficere non potuit, id ex apostolorum traditione necessario derivatum est». 9) Vincenzo da Lerino, Commonitorium II, 5. 10) Salvo poi farne sacrificio allorché, per motivi manifestamente ingiusti e direttamente contrari alla professione di fede, questa approvazione gli fu tolta: si veda per questo il n° 113 del 2020 di questa rivista, in cui viene affrontato il tema delle condanne subite dalla FSSPX da parte della Santa Sede. 11) Mons. Marcel Lefebvre, Lettera ai futuri vescovi, 28 agosto 1987. 12) Aristotele, Politica, Libro I. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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