Spazio
Elon Musk sta costruendo una costellazione di satelliti spia
Il programma Starshield di SpaceX sta costruendo una costellazione di satelliti spia nell’ambito di un contratto riservato con il National Reconnaissance Office (NRO) degli Stati Uniti dal 2021. Lo riporta l’agenzia Reuters, che cita come fonti cinque persone che hanno familiarità con il programma.
La rete di satelliti spia sarà composta da centinaia di satelliti in orbita bassa con capacità di imaging della Terra che possono operare come una costellazione satellitare. Il contratto di SpaceX con il NRO, firmato nel 2021, ammonta a 1,8 miliardi di dollari.
Secondo Reuters, se Starshield avesse successo, «migliorerebbe in modo significativo la capacità del governo e delle forze armate statunitensi di individuare rapidamente potenziali obiettivi quasi ovunque nel mondo».
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Il contratto segnala un rafforzamento del rapporto tra Musk e le agenzie di sicurezza nazionale, nonostante i progressisti radicali alla Casa Bianca che abbiano armato le agenzie federali contro SpaceX e altre società di proprietà di Musk.
Reuters osserva che «non è stato possibile determinare quando la nuova rete di satelliti sarà operativa e non è stato possibile stabilire quali altre società facciano parte del programma con i propri contratti».
SpaceX descrive Starshield come adibito solo ad«uso governativo», mentre «Starlink è progettato per uso commerciale e di consumo». L’azienda spaziale spiega inoltre che Starshield è una «rete satellitare protetta per enti governativi» che «supporta gli sforzi di sicurezza nazionale».
Starlink needs to be a civilian network, not a participant to combat.
Starshield will be owned by the US government and controlled by DoD Space Force.
This is the right order of things.
— Elon Musk (@elonmusk) September 27, 2023
«I piani mostrano la portata del coinvolgimento di SpaceX nell’intelligence e nei progetti militari statunitensi e illustrano un investimento più profondo del Pentagono in vasti sistemi satellitari in orbita bassa attorno alla Terra volti a supportare le forze di terra» scrive Reuters. «In caso di successo, le fonti affermano che il programma migliorerebbe significativamente la capacità del governo e delle forze armate statunitensi di individuare rapidamente potenziali obiettivi quasi ovunque nel mondo».
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La rete Starshield pianificata è completamente separata da Starlink, che dispone di una costellazione commerciale a banda larga in espansione di 5.500 satelliti in orbita terrestre bassa che fornisce Internet a consumatori, aziende e agenzie governative in tutto il mondo.
Si tratta di un ulteriore tassello che svela il mistero del Musk «incancellabile» nonostante la sua sempre più veemente opposizione all’establishment democratico e alle sue propaggini nella cosiddetta «permanent Washington» fatta di amministratori dello Stato profondo e lobbisti vari.
«Il contratto segnala una crescente fiducia da parte dell’establishment dell’intelligence di una società il cui proprietario si è scontrato con l’amministrazione Biden e ha suscitato polemiche, apre una nuova scheda sull’uso della connettività satellitare Starlink nella guerra in Ucraina, hanno detto le fonti».
Come riportato da Renovatio 21, a ottobre il ministro israeliano delle comunicazioni Shlomo Kahri aveva promesso che «Israele utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione per combattere» la prevista fornitura dell’accesso internet Starlink a Gaza che aveva suggerito il Musko.
Il piano di Musk segnerebbe la seconda volta che ha schierato Starlink in una zona di combattimento. Poco dopo l’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, il magnate della tecnologia aveva fornito a Kiev i terminali Starlink.
Tuttavia, successivamente Musk ha impedito all’esercito ucraino di utilizzare la rete per guidare gli attacchi dei droni sulle navi russe nel Mar Nero, sostenendo che l’attacco avrebbe potuto agire da innesco della Terza Guerra Mondiale. In risposta, il regime Zelens’kyj lo ha definito «malvagio».
Come riportato da Renovatio 21, anche scienziati cinesi hanno minacciato di distruggere i satelliti Starlink. Stazioni di comunicazione Starlink vicine a Bakhmut sono state distrutte quest’estate dalle forze russe. La Russia sta inoltre approntando armi laser ASAT (anti satellite).
È riportato che anche gruppi criminali e terroristi, come in Brasile, fanno uso di Starlink.
La potenza politica dimostrata dei satelliti di Musk suggeriscono l’imminenza di una vera e propria guerra spaziale, per la quale vari Stati si stanno preparando.
Ancora una volta, Musk, sulla carta l’uomo più ricco del mondo, si conferma come un player considerevole nello scacchiere geopolitico. L’avere a disposizione una immensa flotta di satelliti per la comunicazione (e chissà cosa altri) gli fornisce un potere semi-divino: spara i suoi raggi dall’alto, consentendo o meno agli eserciti di muoversi, e all’umanità di parlarsi.
Si tratta, qualcuno potrebbe pensare, di uno dei segni anticristici del personaggio, che, come il figlio dell’Iniquo descritto nell’Apocalisse di San Giovanni, non è antipatico, anzi piace molto, anche a chi scrive.
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Lo spazio come frontiera geopolitica. Intervista a Emilio Cozzi
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Il Cremlino accusa la militarizzazione americana dello spazio esterno
Le armi non dovrebbero essere schierate nello spazio, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov, rispondendo all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma.
Il Segretario dell’Aeronautica statunitense Troy Meink ha reso noto il dispiegamento lunedì, affermando che la US Space Force «ora dispone di armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere le forze congiunte da azioni ostili avversarie», senza però fornire dettagli sul sistema. Alcuni media hanno ipotizzato che sia destinato a disabilitare o distruggere satelliti ostili.
«Crediamo che lo spazio debba essere libero da qualsiasi arma. E certamente contiamo su un ampio consolidamento internazionale… per proseguire gli sforzi verso la completa smilitarizzazione dello spazio», ha dichiarato Peskov ai giornalisti martedì durante un consueto briefing.
Il Pentagono vanta una lunga storia di impiego di sistemi orbitali per scopi militari, in particolare per la raccolta di informazioni, la navigazione e le comunicazioni. Tuttavia, alcuni progetti militari statunitensi hanno anche contemplato sistemi potenzialmente in grado di condurre attacchi dallo spazio. Durante la Guerra Fredda, ad esempio, l’Unione Sovietica considerava lo Space Shuttle una possibile piattaforma per sferrare un rapido attacco nucleare.
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Secondo alcune fonti, Paesi considerati da Washington rivali strategici, tra cui Russia e Cina, avrebbero sviluppato capacità antisatellite che potrebbero privare gli Stati Uniti del vantaggio spaziale in caso di conflitto diretto. L’utilizzo di tali armi, tuttavia, potrebbe produrre significative conseguenze indesiderate.
La cosiddetta sindrome di Kessler descrive uno scenario in cui le collisioni generano quantità crescenti di detriti orbitali, innescando ulteriori collisioni e rendendo potenzialmente inutilizzabili le orbite terrestri basse per un periodo prolungato.
La Russia chiede da tempo accordi internazionali più rigorosi che limitino l’uso militare dello spazio. Sebbene il Trattato sullo spazio extra-atmosferico proibisca il dispiegamento di armi di distruzione di massa in orbita, Mosca sostiene che anche le armi convenzionali dovrebbero essere vietate.
A inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che il suo Paese stava sviluppando un sistema laser antisatellite spaziale e puntava a diventare «il Paese leader al mondo in questa capacità». Tre anni fa il ministro delle comunicazioni dello Stato Ebraico Shlomo Kari aveva minacciato la distruzione della costellazione satellitare Starlink di Elone Musk.
A inizio anno era emerso che anche la Germania vuole dei laserri spaziali, prevedendo un pacchetto di una quarantina di miliardi di euro per armamenti cosmici.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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