Spazio
I tagli alla NASA minacciano la propulsione spaziale nucleare
I profondi tagli al bilancio della NASA per l’anno fiscale 2026, proposti il 31 maggio dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e suggeriti inizialmente dal Direttore dell’Office of Management and Budget Russell Vought, bloccheranno lo sviluppo di due tecnologie di motori a propulsione nucleare per razzi. Lo riporta Ars Technica.
I sistemi a propulsione nucleare sono ritenuti come fondamentali per l’esplorazione del Sistema Solare e oltre.
Entrambi i sistemi tecnologici in questione fanno parte del Demonstration Rocket for Agile Cislunar Operations (DRACO), un progetto congiunto di NASA, Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) e Lockheed Martin, che mira a dimostrare la propulsione nucleare in orbita entro il 2027.
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La prima tecnologia, chiamata Nuclear Thermal Propulsion (NTP), prevede che un reattore nucleare a bordo riscaldi rapidamente il combustibile a idrogeno liquido surraffreddato; ciò causerebbe l’emissione di idrogeno gassoso che verrebbe convogliato attraverso un ugello per generare la spinta.
La seconda tecnologia, chiamata Nuclear Electric Propulsion (NTP), utilizzerebbe il calore generato da un reattore nucleare a bordo per generare elettricità (come farebbe una centrale nucleare terrestre), che alimenterebbe i propulsori elettrici per accelerare il propellente.
In un supplemento tecnico del 6 giugno, i funzionari hanno affermato: «questo bilancio non prevede finanziamenti per progetti di propulsione nucleare termica e nucleare elettrica. Questi sforzi rappresentano investimenti costosi, richiederebbero molti anni di sviluppo e non sono stati identificati come la modalità di propulsione per le missioni nello spazio profondo».
La NASA riporta che «nel 1961, la NASA e l’ex Commissione per l’Energia Atomica avviarono congiuntamente il programma Nuclear Engine for Rocket Vehicle Application (NERVA), un’iniziativa che nel corso di diversi anni portò alla progettazione, costruzione e collaudo di reattori e motori a razzo».
Ora, il programma NASA, che avrebbe rilanciato il concetto generale di NERVA, è stato chiuso.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa la NASA prevedeva il test di un razzo nucleare nello spazio entro il 2026.
Di fatto, razzi a propulsione nucleare potrebbero essere l’unico modo per raggiungere ed affrontare in rapidità una minaccia in arrivo.
Come riportato da Renovatio 21, il progetto di difesa dagli asteroidi DART ha effettuato con successo un esperimento l’anno passato ri-direzionando l’asteroide Dimorphos, tuttavia siamo solo agli inizi, e corpi celesti sfiorano di continuo la terra e minacciano pure il giorno di San Valentino, per la gioia di quanti non sopportano le cene di coppia inflitte agli uomini proprio quel giorno.
Sebbene sia una tecnologia sviluppatasi proprio parallelamente alla corsa allo spazio, il nucleare non è mai divenuto protagonista delle tecnologie in orbita, con l’eccezione del satellite sovietico ad alimentazione nucleare Kosmos 954, lanciato nel 1977 e poi schiantatosi nel 1978 in Canada con conseguente disastro ambientale per cui Ottawa chiese ed ottenne risarcimenti da Mosca.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spazio
Il capo NASA nel laboratorio nucleare per battere la Cina nella corsa alla Luna e a Marte
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Spazio
Il Comando Spaziale degli Stati Uniti progetta armi nello spazio
Il generale Stephen Whiting, a capo dello U.S. Space Command (SPACECOM), intende disporre di armi nello spazio. Lo riporta Breaking Defense.
«Siamo un comando combattente e lottiamo per vincere le guerre. Per vincere, abbiamo bisogno di capacità di fuoco credibili e riconosciute, sia cinetiche che non cinetiche. Sono una componente chiave per stabilire la superiorità spaziale e ripristinare una deterrenza credibile», ha dichiarato ieri al simposio annuale dell’Esercito sulla Difesa Spaziale e Missilistica a Huntsville, in Alabama.
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Le due priorità principali dello SPACECOM per gli anni fiscali 2029-2033 sono le «capacità di fuoco spaziale integrate» e la capacità di contrastare grandi costellazioni di satelliti in orbita terrestre bassa (LEO) al fine di affermare la superiorità spaziale, ha spiegato lo Whiting, che ha fornito esempi delle armi che il comando sta cercando, né ha definito il termine «capacità di fuoco spaziale», sebbene probabilmente si riferisca ad armi progettate per attaccare satelliti in orbita e/o per colpire obiettivi terrestri dallo spazio.
Il vice di Whiting, il tenente generale Rick Zellman, ha dichiarato l’11 agosto al simposio che le forze armate statunitensi hanno ora l’approvazione «politica» per tre tipi fondamentali di attacchi spaziali: attacchi terra-spazio che «conduciamo da anni» con «sistemi di disturbo delle comunicazioni»; attacchi spazio-spazio noti come «guerra orbitale»; e armi spazio-terra, dal momento che l’amministrazione Trump prevede di costruire intercettori spaziali per lo scudo antimissile Golden Dome.
Tuttavia, secondo Breaking Defense, l’amministrazione Trump continua a sostenere la moratoria dell’era Biden sui test distruttivi antisatellite, alla quale hanno aderito altre 40 potenze. Non viene chiarito come l’amministrazione Trump intenda risolvere il paradosso derivante dal suo sostegno al divieto di test antisatellite, mentre il suo comando combattente spaziale richiede armi nello spazio destinate, tra le altre cose, alla distruzione dei satelliti.
Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler, una condizione di pericolo costante a causa di spazzatura cosmica che renderebbe impossibile per l’umanità di uscire dall’atmosfera per secoli o perfino per millenni.. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa le forze armate cinesi avevano dichiarato che gli USA rappresentano la «massima minaccia alla sicurezza nello spazio». I vertici dei programmi spaziali americani negli anni hanno invece accusato che la Cina, che effettivamente vi ha piantato bandiera, potrebbe reclamare parti della Luna. Pochi mesi fa l’Esercito di Liberazione del Popolo era tornato ad attaccare come «militarizzazione dello spazio» il progetto Golden Dome di Trump.
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Come riportato da Renovatio 21, a giugno la NASA ha reso noti i piani per una base lunare.
Attualmente le principali potenze mondiali intensificano gli sforzi per stabilire una presenza permanente sulla Luna. Cina e Russia stanno collaborando allo sviluppo di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), mentre Mosca prevede di realizzare entro il 2036 un impianto a propulsione nucleare per sostenere la base. In reazione l’amministrazione Trump accelera la costruzione del reattore nucleare lunare.
Come riportato da Renovatio 21, scienziati cinesi lavorano su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Elon Musk impedisce all’Ucraina di utilizzare Starlink per attacchi in profondità in Russia
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