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Spazio

La spazzatura spaziale ha distrutto un satellite cinese

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Un satellite militare cinese sarebbe stato seriamente danneggiato da un razzo russo in disintegrazione, stando a quanto riporta il sito Space.com, in quella che è probabilmente la peggiore collisione orbitale dal 2009. 

 

L’incidente illustra il crescente pericolo di parti di vettori spaziali abbandonati alla deriva nell’orbita terrestre.

 

Tale «spazzatura spaziale» orbita ad una tale velocità da poter rappresentare una minaccia per i satelliti essenziali e funzionali. «Oltretutto risulta estremamente complesso e difficile capire cosa sta accadendo nell’orbita terrestre con le numerose stazioni orbitanti attive e non» scrive Futurism.

 

L’incidente illustra il crescente pericolo di parti di vettori spaziali abbandonati alla deriva nell’orbita terrestre

Secondo un’indagine dell’astrofisico di Harvard Jonathan McDowell, che si occupa del tracciamento dei satelliti,  il satellite cinese Yunhai 1-02 si è probabilmente schiantato contro un pezzo di spazzatura spaziale all’inizio di quest’anno.

 

La parte che è andata ad impattare il satellite cinese, secondo McDowell, faceva parte di un razzo Zenit-2 che aveva lanciato un satellite spia nel 1996. Secondo una voce del database trovata da McDowell, la parte del razzo era contrassegnata con una voce insolita: «Collide with satellite».

 

«Questo è un nuovo tipo di commento; non ho mai visto un commento del genere per nessun altro satellite prima», ha scritto l’astrofisico.

 

Le prove rimangono circostanziali, ma il McDowell ha scoperto che i due oggetti erano passati molto vicini l’uno all’altro proprio all’inizio di quest’anno.

 

Sorprendentemente, il satellite Yunhai sembra essere sopravvissuto alla collisione e sta ancora trasmettendo segnali radio, sempre secondo Space.com.

 

Secondo la matematica delle collisioni, più cose inviamo in orbita, più è probabile che si verifichino simili problematiche.

 

«Le collisioni sono proporzionali al quadrato del numero di oggetti in orbita», ha detto McDowell proprio a Space.com.

 

«Vale a dire che se hai 10 volte il numero di satelliti, otterrai 100 volte il numero di collisioni. Quindi, con l’aumentare della densità del traffico, le collisioni passeranno dall’essere una componente minore del problema della spazzatura spaziale ad essere la componente principale. Questa è matematica».

«Le collisioni sono proporzionali al quadrato del numero di oggetti in orbita»

 

Nel peggiore dei casi, una collisione potrebbe innescare un effetto a catena causando una serie esponenziale di collisioni, un fenomeno noto come «sindrome di Kessler». Il consulente NASA Donald J. Kessler nel 1978 propose questo scenario in cui i detriti spaziali LEO (Low Earth Orbit – cioè in orbita bassa) divengono talmente tanti da dare vita ad una reazione a catena di scontri con incremento esponenziale del numero di detriti e quindi di ulteriori impatti.

 

La sindrome di Kessler, illustrata assai bene nel film con George Clooney e Sandra Bullock Gravity, renderebbe totalmente inoperabile lo spazio: nessun lancio sarebbe possibile perché colliderebbe con questi oggetti orbitanti a velocità tali da poterne distruggere lo scafo. Secondo Kessler, l’attuarsi della sindrome renderebbe impossibile la tecnologia spaziale per molte generazioni: niente più esplorazioni e niente più satelliti.

 

Ciò significherebbe la chiusura dello spazio come frontiera umana. L’uomo rimarrebbe imprigionato nel pianeta. La prospettiva è chiamata, in gergo, «endoplanetarismo».

 

Rinchiudere il pianeta per uccidere più uomini possibile. Chi può avere un piano simile?

Alcuni gioiscono all’idea: sono coloro che predicano il culto della dea Gaia, gli ambientalisti imboccati (senza che lo sappiano ) da potentati come il Club di Roma di Aurelio Peccei, il cui fine è, più che salvare l’ambiente e il nostro meraviglioso pianeta blu, impedire la nascita di esseri umani, e se possibile portare alla morte un buon numero di quelli già nati.

 

Rinchiudere il pianeta per uccidere più uomini possibile. Chi può avere un piano simile?

 

 

 

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Bizzarria

Telescopio spaziale omofobo fa dimettere consigliere della NASA

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Il mese scorso, la NASA ha deliberato e deciso di non cambiare il nome del James Webb Space Telescope, un osservatorio orbitale che dovrebbe rivoluzionare l’astronomia e che prende il nome da un ex amministratore della NAS, James Webb (1906-1992).

 

Il problema è che Webb è ritenuto un «omofobo».

 

Dal 1950 al 1952, in seguito alle regole del Dipartimento di Stato messe in atto nel 1947, Webb svolse un ruolo di leadership in quello che oggi è chiamato il Lavender Scare, una purga durante la quale centinaia di membri del personale sospettati di omosessualità furono licenziati dal dipartimento dove lavorava come sottosegretario.

 

L’agenzia spaziale ha annunciato, senza fornire dettagli, che era stata avviata un’indagine e che non aveva trovato alcun motivo per il nome al telescopio spaziale

L’agenzia spaziale ha annunciato, senza fornire dettagli, che era stata avviata un’indagine e che non aveva trovato alcun motivo per il nome al telescopio spaziale, nonostante Webb stesso avesse permesso alla sicurezza della NASA di interrogare i dipendenti sulla loro sessualità durante il suo incarico in azienda negli anni ’60.

 

Ma nonostante il tranquillo tentativo di risolvere il problema, la NASA è di nuovo sotto tiro: l’astronoma Lucianne Walkowicz ha da poco annunciato di essersi dimessa dal suo incarico di consulente dell’agenzia spaziale per protestare contro quella che lei chiama un’indagine farsa.

 

Nella sua lettera aperta alla NASA, la Walkowicz ha criticato l’agenzia per aver ignorato le preoccupazioni degli oltre 1.200 astronomi – alcuni dei quali lavorano per la NASA – che hanno firmato una petizione chiedendo che il James Webb venisse rinominato.

 

«È evidente da questa scelta che qualsiasi promessa di trasparenza e completezza erano, in effetti, bugie», ha scritto la Walkowicz.

 

«Sembra anche chiaro che la NASA preferirebbe un comitato di Yes Men, un comitato che co-firma cose che la NASA aveva già pianificato di fare, o forse li rimprovera per correzioni di rotta moderate che in realtà non mettono affatto in discussione la NASA».

 

«È anche chiaro che mentre Sean O’Keefe [l’ex amministratore della NASA,ndr] può semplicemente suggerire James Webb come nome del telescopio perché pensa che sia una buona idea», ha aggiunto la scienziata per poi continuare sostenendo che «le persone queer sono tenute a giustificare le loro opinioni tramite un’indagine».

 

Benvenuti nella nuova era del politically correct cosmico, del gender spaziale, dell’omosessualismo astronomico

La Walkowicz ha contiuato dicendo che non è mai stata ottimista sul fatto che la NASA avrebbe ascoltato le critiche e poi agito secondo le sue richieste, ma ritiene comunque che valga la pena spingere l’agenzia nella giusta direzione. Nel frattempo, ha terminato la sua lettera invitando la comunità scientifica a non utilizzare il vero nome del telescopio spaziale James Webb.

 

Grazie, ora abbiamo visto anche il telescopio orbitante omofobo, che in effetti ci mancava.

 

Benvenuti nella nuova era del politically correct cosmico, del gender spaziale, dell’omosessualismo astronomico.

 

Sono cose belle.

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Scienza

«Antigravità», gli scienziati della NASA, della DARPA e del MIT si sono incontrati per discutere della tecnologia

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Diversi scienziati della NASA, della DARPA, del MIT e dell’Aeronautica USA si sono incontrati su Zoom il novembre scorso – secondo quanto riportato dal sito Debrief – per discutere di qualcosa solitamente riservato ai teorici marginali e agli eccentrici: come sconfiggere la gravità.

 

La prima Conferenza sull’energia a propulsione alternativa (APEC) è stata costituita per dare agli scienziati la possibilità di discutere di quelle teorie considerate dei tabù e su delle idee che esulano dai confini della scienza ufficiale.

 

Gli incontri su questa particolare tematica sono stati circa una ventina – secondo il rapporto del Debrief – con scienziati che hanno discusso di argomenti che vanno dalla propulsione non newtoniana agli avvistamenti di fenomeni aerei non identificati (UAP).

 

Una «Woodstock della ricerca sulla modifica della gravità»

In altre parole parrebbe essere una «Woodstock della ricerca sulla modifica della gravità», come affermato da Ron Kita, il fondatore di un’impresa chiamata Chiralex che sta lavorando su materiali di «schermatura gravitazionale». 

 

Tutto sommato è un evento che desta profonda curiosità e fa sorgere spontanei e legittimi interrogativi.

 

«La comunità di Alt Propulsion è altamente intersezionale e siamo inseriti tra le culture aerospaziale, della difesa, dell’ingegneria elettrica, della fisica, degli UFO e della “scienza di frontiera”», ha detto a Debrief il moderatore e organizzatore della conferenza, Tim Ventura. 

 

«Abbiamo persone di tutte queste culture che visitano la conferenza e si presentano, e nonostante il fatto che queste varie comunità non siano sempre d’accordo su alcuni argomenti, siamo stati in grado di evitare conflitti».

 

Nonostante lo strano argomento, 16 dei 71 partecipanti all’evento di novembre erano scienziati e ingegneri della NASA attuali o precedenti e altri 14 erano affiliati a istituzioni blasonate come il MIT e Harvard.

 

«La comunità di Alt Propulsion è altamente intersezionale e siamo inseriti tra le culture aerospaziale, della difesa, dell’ingegneria elettrica, della fisica, degli UFO e della “scienza di frontiera”»

Il tema degli UFO ha avuto grande risalto alla conferenza. L’argomento ha avuto una significativa rinascita dopo che alcuni piloti militari hanno parlato apertamente di avvistamenti di «oggetti non identificati»

 

«In passato, tutti erano consapevoli degli UFO, ma non erano molto rilevanti perché non sono ben compresi», ha detto Ventura a Debrief, affermando che la comunità scientifica sta affrontando l’argomento più seriamente che mai.

 

Nonostante i loro sforzi, tuttavia, la gravità rimane imbattuta, sebbene sia probabilmente positivo che alcuni ricercatori stiano trovando il tempo per intrattenere conversazioni a lungo termine su come ciò potrebbe cambiare.

 

 

 

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Spazio

Armi anti-satellite: tensione nello spazio tra USA e Russia

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Washington protesta dopo che la Russia ha condotto un inaspettato test anti-satellite (ASAT) in orbita la scorsa settimana.

 

Secondo quanto confermato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, un missile russo avrebbe colpito un satellite russo fuori servizio creando oltre mille pezzi di space junk («spazzatura spaziale) ora sotto tracciamento.

 

Il Comando spaziale degli Stati Uniti ha quindi annunciato che una «nuvola di detriti» ha costretto gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale a ripararsi nei loro veicoli di fuga: tuttavia non è ancora chiaro se l’evento fosse correlato al test anti-satellite della Russia e che si tratti quindi di bieca propaganda di geopolitica spaziale da parte di Washington.

 

In una dichiarazione rilasciata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti , il portavoce Ned Price ha confermato che «il test ha finora generato oltre 1500 pezzi di detriti orbitali tracciabili e centinaia di migliaia di pezzi di detriti orbitali più piccoli che ora minacciano gli interessi di tutte le nazioni».

 

«Lavoreremo con i nostri alleati e partner in diversi modi per chiarire che gli Stati Uniti, che la comunità internazionale non tollererà questo tipo di comportamento irresponsabile», ha osservato Price riferendosi al test ASAT, aggiungendo che gli Stati Uniti non reagiranno «oggi».

 

Il problema della spazzatura spaziale è sempre più sentito. A fine settembre un satellite militare cinese sarebbe stato seriamente danneggiato da un razzo russo in disintegrazione.

 

Il problema può crescere esponenzialmente: una collisione potrebbe innescare un effetto a catena causando una serie esponenziale di collisioni, un fenomeno noto come «sindrome di Kessler». Il consulente NASA Donald J. Kessler nel 1978 propose questo scenario in cui i detriti spaziali LEO (Low Earth Orbit – cioè in orbita bassa) divengono talmente tanti da dare vita ad una reazione a catena di scontri con incremento esponenziale del numero di detriti e quindi di ulteriori impatti. Il risultato potrebbe essere la totale inoperabilità dello spazio: nessun missile o satellite riuscirebbe ad uscire dall’atmosfera senza essere colpito violentemente da detriti orbitanti.

 

Chiaramente, un attacco ad un satellite aumenta il rischio di uno scenario con spazzatura spaziale fuori controllo.

 

Le armi anti-satellite (ASAT) sono tecnologie spaziali progettate per inabilitare o distruggere i satelliti per scopi strategici o tattici.

 

Diverse nazioni possiedono sistemi ASAT operativi, ma ad oggi nessuna arma di questo tipo è stata ancora utilizzato in guerra.

 

India (2012), Russia (2015), Cina (2007) e Stati Uniti (2008) hanno abbattuto con successo i propri satelliti per dimostrare le loro capacità ASAT in quella che è, nella piena antropologia militare, una pura dimostrazione di forza.

 

Come scritto più volte da Renovatio 21, i satelliti e l’uso dello spazio sono passaggi fondamentali per la sovranità delle nazioni e degli individui del XXI secolo. La sovranità di un popolo non è tale, oggi, se non ha accesso allo spazio: perché altrimenti è costretta a subire i satelliti di altri soggetti – e magari non solamente Nazioni riconosciute.

 

Come può un Paese dirsi sovrano, se non è padrone di ciò che gli sta sopra la testa?

 

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