Nucleare
Tucker, Putin e l’Apocalisse atomica. Aleksandr Dugin spiega il peso dell’intervista del secolo
Renovatio 21 traduce e ripubblica questo testo di Alessandro Dugin uscito sul suo profilo su X e precedentemente pubblicato dal sito Arktos.
Ci limitiamo ad aggiungere che non sarebbe la prima volta che Carlson ferma una guerra, ancorché mondiale.
Nel giugno 2019, Donald Trump, su pressione del suo consigliere John Bolton – un neocon riuscito ad imbarcarsi con l’amministrazione del Donald – aveva spedito dei jet a colpire una base iraniana in ritorsione all’abbattimento di un drone USA da parte di Teheran. Con i bombardieri già in volo, a meno di dieci minuti dal bersaglio – e quindi dall’escalation – Trump chiamò Carlson e gli chiese se stava facendo bene.
Tucker rispose che no, che gli americani lo avevano eletto per fare altro, non la guerra. Il presidente richiamò gli aerei, e si ebbe, ancora per un po’, la pace. Bolton fu licenziato. Ora lo stesso neocon Bolton dichiara che se vincesse le elezioni Trump di fatto smantellerebbe una volta per tutte la NATO.
I nodi, sempre gli stessi, vengono al pettine. La posto in gioco è ancora più alta: ora c’è da impedire la Terza Guerra Mondiale, la guerra termonucleare totale la cui finestra di Overton è già partita da un pezzo. In mezzo agli ultimi tentativi di fermare la follia, questo ragazzo che aveva iniziato nei giri dei neocon, per poi rendersi conto dell’abisso di orrore e pericolo globale che essi rappresentano.
Diciamolo pure: è un periodo, storicamente ed umanamente, davvero interessante.
(Piccola postilla: un anno fa Carlson, ancora su Fox, si accorse che i libri di Dugin erano misteriosamente spariti dai cataloghi di Amazon. Renovatio 21 ne aveva informato debitamente i lettori mesi prima)
Perché l’intervista di Tucker Carlson è considerata fondamentale sia per l’Occidente che per la Russia?
Cominciamo dalla parte più semplice: la Russia. Qui, Tucker Carlson è diventato un punto focale per due opposti polari all’interno della società russa: patrioti ideologici e occidentalizzatori d’élite che tuttavia rimangono fedeli a Putin e all’Operazione Militare Speciale.
Per i patrioti, Tucker Carlson è semplicemente «uno di noi». È un tradizionalista, un conservatore di destra e un convinto oppositore del liberalismo. Ecco come appaiono gli emissari del XXI secolo presso lo zar russo.
Putin non interagisce spesso con rappresentanti di spicco del campo fondamentalmente conservatore. L’attenzione che il Cremlino gli riserva accende il cuore del patriota, ispirando la continuazione di un percorso conservatore-tradizionalista nella stessa Russia. Adesso è possibile e necessario: il potere russo ha definito la sua ideologia. Abbiamo intrapreso questa strada e non ci allontaneremo da essa. Eppure i patrioti hanno sempre paura che lo faremo. NO.
Gli occidentalizzatori, invece, hanno tirato un sospiro di sollievo: vedete, in Occidente non tutto è male, e ci sono persone buone e obiettive, ve lo abbiamo detto! Cerchiamo di essere amici di questo Occidente, pensano gli occidentalizzatori, anche se il resto dell’Occidente liberale globalista non vuole essere amico ma ci bombarda soltanto con sanzioni, missili e bombe a grappolo, uccidendo le nostre donne, i nostri bambini e i nostri anziani.
Siamo in guerra con l’Occidente liberale, quindi lasciamo che ci sia almeno amicizia con l’Occidente conservatore. Così, i patrioti russi e gli occidentalizzatori russi (sempre più russi e meno occidentali) giungono ad un consenso nella figura di Tucker Carlson.
In Occidente tutto è ancora più fondamentale. Tucker Carlson è una figura simbolica.
Ora è il principale simbolo dell’America che odia Biden, i liberali e i globalisti e si prepara a votare per Trump.
Trump, Carlson e Musk, oltre al governatore del Texas Abbott, sono i volti dell’incombente rivoluzione americana, questa volta una rivoluzione conservatrice. A questa risorsa già potente si collega la Russia.
No, non si tratta del sostegno di Putin a Trump, cosa che potrebbe facilmente essere liquidata nel contesto della guerra con gli Stati Uniti. La visita di Carlson riguarda qualcos’altro. Biden e i suoi maniaci hanno effettivamente attaccato una grande potenza nucleare per mano dei terroristi scatenati di Kiev, e l’umanità è sull’orlo della distruzione. Niente di più, niente di meno.
I media globalisti continuano a girare una serie Marvel per bambini, in cui Spiderman Zelens’kyj vince magicamente con superpoteri e maiali magici contro il «Dr. Cattivo». Tuttavia, questa è solo una serie povera e sciocca.
In realtà tutto va verso l’uso delle armi nucleari e possibilmente la distruzione dell’umanità. Tucker Carlson effettua un test di realtà: l’Occidente capisce cosa sta facendo, spingendo il mondo verso l’apocalisse?
Esistono un vero Putin e una vera Russia, non questi personaggi e ambientazioni messi in scena dalla Marvel. Guarda cosa hanno fatto i globalisti e quanto siamo vicini a ciò!
Non si tratta del contenuto dell’intervista con Putin. È il fatto che una persona come Tucker Carlson visiti un Paese come la Russia per incontrare una figura politica come Putin in un momento così critico.
Il viaggio di Tucker Carlson a Mosca potrebbe essere l’ultima possibilità per fermare la scomparsa dell’umanità.
L’enorme attenzione prestata da un miliardo di persone a questa intervista cruciale da parte dell’umanità stessa, così come la rabbia frenetica e disumana di Biden, dei globalisti e dei cittadini del mondo intossicati dal decadimento, testimoniano la consapevolezza dell’umanità della gravità della situazione.
Il mondo può essere salvato solo fermandosi adesso.
Per questo, l’America deve scegliere Trump. E Tucker Carlson. Ed Elon Musk. E Abbott. Allora abbiamo la possibilità di fermarci sull’orlo dell’abisso.
Rispetto a questo, tutto il resto è secondario. Il liberalismo e la sua agenda hanno portato l’umanità a un vicolo cieco. Ora la scelta è questa: o i liberali o l’umanità.
Tucker Carlson sceglie l’umanità, motivo per cui è venuto a Mosca per incontrare Putin. Il mondo intero ha capito perché è venuto e quanto sia importante.
Aleksandr Dugin
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Nucleare
L’ondata di calore che sta devastando l’Europa provoca un blocco delle centrali nucleari
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Nucleare
Il Pentagono sta valutando un mega-raid per rubare le scorte nucleari dell’Iran
Il Pentagono starebbe valutando quella che potrebbe diventare «l’operazione più sofisticata della storia militare» per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito dell’Iran. Lo riporta il New York Post citando alcune fonti.
Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito alla testata che il piano prevede l’invio di migliaia di soldati di terra per assaltare siti nucleari pesantemente fortificati, mentre una piccola squadra di commando d’élite sarebbe incaricata del recupero vero e proprio.
Non è chiaro dove si trovi attualmente l’uranio arricchito iraniano, materiale che potrebbe risultare fondamentale per la realizzazione di armi nucleari. Teheran dispone di quattro importanti impianti nucleari a Fordo, Natanz, Isfahan e sul Monte Piccone (chiamato in lingua anglica «Pickaxe Mountain»). I primi tre erano stati colpiti da attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele lo scorso anno. Dei circa 440 kg di uranio arricchito, si ritiene che circa 200 kg siano stoccati in tunnel sotterranei alla periferia di Isfahan, mentre ulteriori quantitativi si troverebbero a Natanz.
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A marzo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato che le scorte di uranio altamente arricchito di Teheran rimangono sepolte «sotto le macerie» degli impianti colpiti dagli attacchi statunitensi e israeliani, aggiungendo che l’Iran al momento «non ha alcun piano» per recuperarle o diluirle.
Quanto al Monte Piccone, complesso fortemente fortificato scavato nella roccia granitica, era stato risparmiato dagli attacchi dello scorso anno perché all’epoca risultava ancora in costruzione e in gran parte vuoto. Secondo alcune fonti, però, la struttura sarebbe stata successivamente rinforzata e gli Stati Uniti e Israele ipotizzano che l’Iran possa aver spostato centrifughe – e potenzialmente uranio – a maggiori profondità, sebbene si ritenga che il sito non sia ancora pienamente operativo.
Secondo il tabloide neoeboraceno, le truppe regolari statunitensi avrebbero il compito di assaltare gli impianti e costituire un perimetro difensivo. Nel frattempo forze molto più ridotte, tra cui il Silver Squadron del SEAL Team 6, il 2° Battaglione Ranger dell’Esercito e la 21ª Compagnia di Artiglieria, si occuperebbero della gestione e del trasporto del materiale una volta estratto dall’impianto di Fordo, in gran parte distrutto, e dal sito di Isfahan, gravemente danneggiato.
L’operazione richiederebbe a squadre di terra di disinnescare trappole esplosive e riaprire gli ingressi dei tunnel crollati, mentre aerei da guerra statunitensi avrebbero il compito di stabilire il controllo totale di un corridoio aereo per il trasporto dell’uranio.
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«Mi dispiace dirlo, ma credo che il modo più probabile per sbarazzarsi del materiale nucleare iraniano, almeno di quello che possiedono attualmente, sia un’operazione militare, perché i negoziati non stanno portando a nulla in tempi brevi», ha dichiarato Joseph Rodgers, vicedirettore del Center for Strategic and International Studies, al NYP. Ha definito il potenziale raid potenzialmente «l’operazione più sofisticata della storia militare», sottolineando la complessità logistica di operare in profondità in territorio ostile proteggendo al contempo molteplici siti sensibili.
«Si tratterebbe di un’operazione logisticamente complessa e difficile in un contesto ostile», ha aggiunto Rodgers. «L’esercito iraniano è piuttosto devastato, ma è comunque più sofisticato dei cubani che proteggevano Maduro».
Il New York Times aveva riportato il mese scorso che si ritiene che gran parte dell’uranio iraniano sia sepolto così in profondità che persino le bombe anti-bunker più potenti degli Stati Uniti potrebbero non riuscire a distruggerlo, avvertendo che un’operazione di recupero comporterebbe rischi considerevoli, poiché l’uranio può diventare altamente tossico se esposto all’umidità.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Nucleare
Ex generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
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