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Storia

Kennedy promette di smantellare l’«impero militare americano»

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Il candidato presidenziale americano Robert F. Kennedy Jr. ha celebrato l’anniversario dell’assassinio del presidente John F. Kennedy promettendo di riprendere da dove suo zio aveva interrotto nel tentativo di rendere l’America una nazione pacifica.

 

«Se il popolo americano mi sceglierà come presidente, riprenderò il processo avviato da mio zio 60 anni fa per sciogliere l’impero militare americano», ha detto Kennedy in un editoriale pubblicato mercoledì da Fox News. «Riporterò l’esercito alla sua corretta funzione di difesa della patria».

 

John F. Kennedy fu assassinato il 22 novembre 1963, mentre viaggiava in un corteo presidenziale a Dallas. Il suo presunto assassino, Lee Harvey Oswald, fu ucciso due giorni dopo in una stazione di polizia di Dallas. Quasi cinque anni dopo, Robert F. Kennedy, il padre dell’attuale candidato indipendente alla presidenza, fu assassinato durante un evento a Los Angeles, mentre faceva campagna elettorale per la presidenza.

 

Come il suo defunto zio e padre, Robert F. Kennedy jr è da sempre affiliato al Partito Democratico USA, tuttavia si è candidato come indipendente alle elezioni presidenziali del 2024, abbandonando la sua candidatura contro il presidente in carica Joe Biden per la nomina all’interno del partito.

 

Il Kennedy gode attualmente il punteggio di favore più alto tra tutti i candidati al 2024, secondo un sondaggio CAPS-Harris di Harvard pubblicato lunedì, e sta ottenendo il più forte sostegno per un candidato di un terzo partito americano negli ultimi 40 anni.

 

 

Kennedy ha detto che la morte di suo zio ha creato un «trauma nazionale» e la visione che più apprezzava – «l’America come nazione pacifica» – è morta con lui.

 

L’allora presidente sfidò le pressioni provenienti dall’interno della sua amministrazione, compresi il Pentagono e la CIA, che premevano per entrare in guerra in Laos nel 1961 e a Berlino nel 1962, ha detto Kennedy.

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JFK anche dovuto affrontare pressioni per invadere Cuba e bombardare le batterie missilistiche russe durante la crisi missilistica cubana, dice il candidato. «I suoi consiglieri gli assicurarono che le rampe di lancio non erano operative», ha detto Kennedy. «Si sbagliavano, e la sua sfida molto probabilmente ha salvato il mondo dall’Armageddon nucleare».

 

Nei mesi precedenti la sua morte nel 1963, JFK intensificò la sua spinta per la pace, sostenendo che la guerra non era inevitabile. Firmò un trattato per la messa al bando dei test nucleari con l’Unione Sovietica nell’agosto dello stesso anno e in ottobre emanò un ordine che imponeva il ritiro di 1.000 consiglieri militari statunitensi dal Vietnam. Come ha notato suo nipote mercoledì, quell’ordine non è mai stato attuato, e l’intensificarsi del conflitto nel sud-est asiatico da parte del suo successore «ha creato il modello per una successione infinita di guerre per il cambio di regime».

 

«Abbiamo perso la nostra identità di nazione pacifica. Abbiamo cominciato a trascurare la vera fonte della forza della nostra nazione – la vitalità della nostra economia e la salute del nostro popolo – e abbiamo prosciugato le nostre finanze e la nostra autorità morale all’estero in una serie di guerre di discutibile giustificazione, nessuna delle quali ha reso gli americani più sicuri».

 

Kennedy ha sostenuto che gran parte del debito di 33.000 miliardi di dollari di Washington deriva dalla spesa militare, compresi 8.000 miliardi di dollari investiti in guerre di cambio di regime in Iraq, Afghanistan e Siria. Ha aggiunto che 800 basi militari straniere aumentano l’onere finanziario. «Immaginate cosa sarebbe potuto succedere se avessimo dedicato quelle risorse all’istruzione, alle infrastrutture, alla povertà, alla salute o all’ambiente. Saremmo, paradossalmente, una nazione più forte e più sicura».

 

Kennedy ha anche chiesto di porre fine alle «politiche spericolate e belligeranti» che provocano Russia e Cina. Si è impegnato a chiudere la maggior parte delle basi militari all’estero e a ridurre le forze armate statunitensi. «Non è troppo tardi per abbandonare il percorso di guerra e intraprendere il percorso di pace che John F. Kennedy immaginava per la nostra nazione», ha detto.

 

Kennedy ha annunciato all’inizio di questa settimana una petizione chiedendo a Biden di rilasciare documenti governativi segreti riguardanti l’assassinio di JFK. Nel 1992 il Congresso ha approvato una legislazione che richiedeva il rilascio di tutti i documenti relativi all’omicidio entro il 2017, ma sia Biden che l’ex presidente Donald Trump hanno tenuto nascosti alcuni documenti.

 

«Cosa c’è di così imbarazzante che hanno paura di mostrare al pubblico americano 60 anni dopo?» chiedeva la petizione. «La fiducia nel governo è ai minimi storici. Il rilascio dei documenti storici completi e non oscurati aiuterà a ripristinare quella fiducia».

 

Come riportato da Renovatio 21, in un’intervista andata in onda lo scorso maggio, il Kennedy aveva ancora una volta ha accusato direttamente la CIA di aver ucciso il presidente John F. Kennedy, suo zio, e poi di essersi impegnata in un «insabbiamento lungo 60 anni».

 

Come riportato da Renovatio 21, Kennedy aveva plaudito al coraggio di Tucker Carlson che a inizio anno aveva rivelato nella sua seguitissima trasmissione TV di aver ricevuto da una fonte attendibile l’informazione per cui la CIA sarebbe direttamente coinvolta nell’omicidio di JFK.

 

Il rapporto tra la CIA e l’assassinio di entrambi i fratelli Kennedy – John e sei anni dopo Robert – è discusso da Robert Kennedy jr., che crede che il servizio segreto sia dietro l’uccisione dello zio e del padre. Parte di queste accuse sono contenute nell’autobiografia famigliare di RFJ jr., American Values. Lessons I Learned from My Family.

 

Kennedy è arrivato a sostenere, dopo averlo visitato in carcere, che Siran Siran non è l’assassino di suo padre, dando una versione dettagliata, e perfino in qualche modo personalmente metabolizzata, del giorno di sangue del 1969 che lo rese orfano.

 

Quest’estate, sull’onda di un libro in uscita, Kennedy aveva dichiarato di ritenere che la CIA sia stata coinvolta nel finanziamento del laboratorio di Wuhan dove ha avuto origine la pandemia COVID, definita, nel celebre discorso all’Arco della Pace a Milano nell’autunno 2021, come un colpo di Stato globale architettato dalla stessa CIA.

 

La storia tra la famiglia Kennedy e la CIA ha preso un’ulteriore piega particolare quando nel 2018 il figlio di Rober Kennedy jr., Bob Kennedy III, che è italofono e ha studiato in Italia, ha sposato Amaryllis Fox, un’ex analista della CIA. Tuttavia, il candidato Kennedy in un tweet dice di considerarla «tra le persone più coraggiose che conosco».

 

Come riportato da Renovatio 21, la nuora , dopo la partenza di Dennis Kucinich, è divenuta la manager della sua campagna elettorale.

 

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Intelligence

Le basi del pensiero dei fratelli Dulles

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L’armistizio della prima guerra mondiale venne deciso iniziare evocativamente alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924) decise di partecipare personalmente alla conferenza di pace a Parigi, un fatto eccezionale all’epoca, in quanto, l’unico altro esempio di presidente statunitense in visita all’estero, fu Theodore Roosevelt (1858–1919) all’appena annesso Canale di Panama.   Dopo le dimissioni nel 1915 di William Jennings Bryan (1860-1925), il segretario di Stato di Wilson divenne il consigliere Robert Lansing (1864–1928). Bryan decise di lasciare in seguito alle note di protesta, troppo bellicose secondo il segretario, inviate da Wilson alla Germania in seguito all’affondamento del RMS Lusitania da parte di alcuni U-Boot tedeschi. Venne Scelto Lansing, su suggerimento del consigliere privato di Wilson, il colonnello Edward M. House, (1858-1938) perché persona tecnicamente preparata sulla giurisprudenza internazionale e perché facilmente indirizzabile e controllabile.    Robert Lansing aveva sposato, Eleanor, la figlia di John Watson Foster (1836-1917), segretario di stato durante il governo Harrison e una vita nella diplomazia in particolare in Russia, Messico e Spagna. Foster rimarrà nella storia americana per essere il primo segretario di stato ad aver organizzato la conquista di una nazione estera, assecondando i coloni americani alle Hawaii, inviando i marines a supporto e prontamente annettendo le isole oceaniche dopo l’avvenuto rovesciamento della monarchia. 

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La figlia di Foster sposò un pastore presbiteriano Allen Macy Dulles e i loro figli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Welsh Dulles (1893-1969) divennero relativamente il segretario di Stato e il direttore della CIA del futuro governo Eisenhower. I nipoti crebbero ascoltando le storie del nonno materno, subendone la fascinazione e assumendone gli ideali. Assieme al nonno vissero anche le discussioni tra il nonno e il suo genero, Lansing, sempre presente alla corte di nonno Foster.   Entrambi i fratelli Dulles, laureati coi massimi voti a Princeton dove Wilson, prima di diventare governatore del New Jersey e in seguito presidente degli States, aveva lavorato come professore dal 1890 al 1902 per poi assumerne la presidenza fino al 1910, idolatravano Wilson. John Foster, 5 anni più grande del fratello, con una carriera nella Sullivan & Cromwell, cercò immediatamente di fare leva su Lansing per farsi portare come assistente a Parigi ma senza riuscirci.    Ottenne però lo stesso un biglietto attraverso la sua stretta conoscenza personale con Bernard Baruch (1870-1965) come suo assistente. Baruch, ricchissimo finanziere e presidente della War Industries Board, organismo incaricato di organizzare l’economia di guerra statunitense, venne chiamato da Wilson come delegato delle riparazioni di guerra, cioè colui che decideva sulla gravità della punizione verso i tedeschi. Foster si ritrovò di li a poco a condividere lunghe partite a bridge sul ponte della nave George Washington con il segretario della marina dell’epoca Franklin Delano Roosevelt (1882-1945).    Il valore dei contatti che maturò in quei mesi furono incalcolabili, si trovò allo stesso tavolo con il famoso economista John Maynard Keynes (1883-1946) e colui che metterà le basi dell’Unione Europea, Jean Monnet (1888-1979). Condivise il tavolo con il presidente del Brasile, Epitàcio Pessoa, cliente della sua firm per la riorganizzazione delle ferrovie brasiliane, e con il finanziere George Sheldon tesoriere del partito repubblicano.    La portata dell’evento attrasse anche Allen Dulles che, di stanza a Berna, trovò modo di partecipare assicurandosi un lavoro nella boundary commission. Il fratello, di natura più incline rispetto a Foster alla vita sociale, divenne resident al La Sphinx il bordello più in voga di Parigi. Tra le tante conoscenze nel mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte vi aggiunse anche quella del suo futuro capo, il generale americano Walter Bedell Smith (1895-1961).    Pure la sorella Eleanor Dulles (1895-1996), figlia del segretario di Stato Lansing, partecipò al periodo storico lavorando in un’organizzazione umanitaria quacchera di soccorso lungo le devastate rive della Marna. La sorella anch’essa estremamente dotata e preparata partecipò quanto potè alla vita del periodo, l’unico che non riuscì a trarne beneficio fu Lansing che venne gradualmente lasciato da parte da Wilson.

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Wilson gestì il periodo della delegazione americana Parigi con una grandeur tale da far invidia ai francesi stessi. Gli americani personificavano la vittoria degli ideali a stelle e strisce sul resto del mondo e lo facevano da padroni. Wilson ripeté svariate volte il suo slogan sull’autodeterminazione dei popoli: national aspirations must be respected. Il suo principio sull’autodeterminazione però si rifaceva solamente alla parte dell’globo di cui facevano parte lui e i suoi amici bianchi senza avvicinarsi nemmeno a considerare papabili a rientrare all’interno dello stesso discorso tutti coloro che vivevano nelle colonie degli stessi suoi amici.    Scrive Stephen Kinzer nel suo ottimo The Brothers di come Ho Chi Minh non venne riconosciuto degno di essere ascoltato e, di li a poco, dopo essere transitato per Mosca e introdotto al Comintern, divenne il fondatore del Partito Comunista Francese e si impegnò in una guerra di tre decadi che arrivò fino al governo dei fratelli Dulles.   Lo stesso accadde dopo alcuni mesi in diversi punti del mondo: una rivoluzione contro gli inglesi in Egitto, una rivolta coreana verso i giapponesi, l’inizio della campagna gandhiana in india e un movimento di protesta antimperialista in Cina.    Rifiutandosi di mettersi al tavolo con i rappresentanti del mondo al di fuori del teatro europeo, i leader che si incontrarono a Parigi gettarono le basi per decenni di disordini. La determinazione nel garantire i loro possessi superò di gran lunga la loro volontà di rendere reali gli slogan sull’autodeterminazione che enunciavano con tanto orgoglio. Questo valse per Wilson quanto per tutta la compagnia cantante a seguito.    Non esiste traccia di rimpianti da parte dei fratelli Dulles sul fallimento della delegazione di Parigi però entrambi lasciarono un segno del loro passaggio sulle firme finali a Versailles. Foster cercò di imbonire la commissione sulla punizione verso la Germania anche senza riuscire del tutto a modificare la volontà degli Europei. Allen contribuì a determinare i confini dei Sudeti scorporati dalla Germania a favore della neonata Repubblica Ceca. Ambo le questioni concorsero al riarmo sfrenato della Germania e alla preparazione per la seconda ecatombe europea.   Entrambi i fratelli, nel loro tempo a Parigi, subirono la fascinazione di Wilson che li prese sotto la sua ala protettiva. Una figura che si aggiungeva a quella di nonno Foster, la quintessenza del missionario diplomatico: freddo, pontificante, fortemente moralista e totalmente convinto di essere uno strumento della volontà divina.   L’idealismo di Wilson rifletteva una concezione estremamente orientata al commercio, un altro tratto caratteristico che si accomodò perfettamente nella visione del mondo dei due fratelli.    Wilson era un uomo del sud, era un ammiratore del Ku Klux Klan e considerava la segregazione un beneficio. Nei suoi anni al governo ordinò più interventi di chiunque altro: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Mexico, Nicaragua e pure nell’Unione Sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione.   Nessuno come lui prima però aveva portato come motivazione l’esportazione della democrazia verso i popoli oppressi. Questa era un’operazione politica assolutamente nuova che diventerà un tratto dominante per i futuri governi degli Stati Uniti, soprattutto quelli con al loro interno i fratelli Dulles.    Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine: negativo su vetro di foto di Woodrow Wilson (1910), Collezione George Grantham Bain, Biblioteca del Congresso, Washington. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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Storia

Tra avvocati, spie e multinazionali

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La Sullivan & Cromwell è tutt’oggi uno dei più importanti studi legali al mondo. Trentesima per fatturato ma undicesima come profitto in rapporto al numero di soci e terza come profitto per gli avvocati che ci lavorano. Studio nato negli anni in cui si formarono le grandi fortune americane dei famosi robber barons (i «baroni-rapinatori», cioè imprenditore e banchieri che a fino Ottocento accumulavano immense quantità di danaro).

 

Il fondatore, Algernon Syndey Sullivan (1826-1887), intravide in William Nelson Cromwell (1854-1948) un futuro luminoso e pagandogli gli studi alla Columbia University organizzò la sua ascesa per farlo diventare partner nel 1879. 

 

Prima di loro solamente William Dameron Guthrie (1859-1935) e Paul Drennan Cravath (1861-1940), nel momento in cui unirono le forze in un unico studio legale, riuscirono a diventare un’entità indispensabile alla crescita esponenziale delle grandi corporations americane. Quell’epoca che venne chiamata Gilded-Age, altro non era che un lavoro di coppia tra lo studio legale e i loro clienti in cerca di società ben posizionate per poterle assorbire, creare un trust e accumulare potere in quello specifico settore economico puntando dritto per dritto al monopolio. 

 

I più famosi trust industriali di quegli anni furono la Standard Oil di John D. Rockfeller (1839-1937), il settore bancario con John Pierpont Morgan Sr. (1837-1916), le ferrovie della Northern Securities di Edward Henry Harriman (1848-1909), il tabacco con l’American Tobacco di Thomas Fortune Ryan (1851-1928) e l’acciaio con la US Steel, creata da Andrew Carnegie (1835-1919) ma venduta ad un gruppo di proprietà di J.P. Morgan. 

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La creazione di questi enormi conglomerati industriali con un solo proprietario ebbe un profondo impatto sugli abitanti della nazione, in particolare sui lavoratori. La crescita aziendale portò a trattamenti disumani e brutali che generarono violente lotte sindacali oltre che a fomentare una trasformazione generale del paese aumentando a dismisura il ritmo della già rapida urbanizzazione in atto.

 

Nel 1890 il governo federale ordinò lo Sherman Antitrust Act nel tentativo di limitare la diffusione dei cartelli ma in realtà raggiungendo il risultato opposto. Mentre in linea teorica la legge era stata pensata per bloccare l’accorpamento delle società e punirne i proprietari, in linea pratica non forniva reali strumenti per applicare la legge. Fu in questo momento che entrò in scena Cromwell. 

 

John Oller nel suo White Shoe descrive nella sua opera la nascita di queste nuove entità dedite all’assistenza delle più elevate classi sociali e così chiamate per via delle tipiche scarpe bianche derby usate dalla crema della società americana. Cromwell ebbe il merito di immaginare per primo un sistema per mettere in sicurezza i cartelli delle grandi famiglie americane e di conseguenza anche le loro immense fortune. Oller racconta come a Cromwell venisse attribuito l’epiteto di «colui che insegnò ai robber barons come rubare». 

 

L’idea di Cromwell fu quella di convincere lo stato del New Jersey ad accettare le legalizzazione delle società di partecipazione con la motivazione che avrebbe portato innumerevoli benefici grazie alla conseguente tassazione. In quel momento lo Sherman Act proibiva alle società di comprare altre società nello stesso settore ed era visto come un modo per evitare gli accordi tra loro. Ma non proibiva alle società per azioni di comperare quote di altre società. Questo, grazie all’accordo con lo stato del New Jersey, evitava di infrangere la legge Sherman in quanto non si trattava più di un accordo tra società ma semplicemente di un acquisto di stocks

 

Dal 1890 fino alla fine del secolo, il New Jersey divenne la rampa di lancio dei vecchi trust americani pronti per essere scagliati nel firmamento economico e rifulgere nella nuova forma di corporations. In dieci anni oltre settecento società, per la maggior parte clienti di Sullivan & Cromwell, si trasferirono in New Jersey capitalizzando da sole oltre un miliardo di dollari. Si formarono in pochi anni in tutto il resto della nazione, anche il Delaware aprì legalmente alle holding, 187 società di partecipazione, per un valore totale di 4 miliardi di dollari, il doppio dei dollari circolanti negli Stati Uniti. Giusto per fare un confronto, il budget del governo americano del 1890 era di 318 milioni di dollari. 

 

La Sullivan & Cromwell dopo essere riuscita a modificare la realtà legale americana pur di trovare una soluzione per i suoi clienti, divenne un riferimento assoluto per chiunque volesse fare affari ai massimi livelli. Il ruolo di Cromwell come consigliere di JP Morgan, prima nella creazione della Edison General Electric nel 1882 e in seguito della US Steel nel 1901 come unione della Carnegie Steel Company  e della Federal Steel, fu fondamentale. 

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Tuttavia l’operazione più importante fu senza dubbio l’acquisizione del Canale di Panama in una complessissima operazione orchestrata dietro le quinte da Cromwell e portata avanti con l’attenzione di non apparire mai nei documenti ufficiali. Dopo essersi recato a Parigi per investigare sulla costruzione francese del canale venne a conoscenza del suo prossimo fallimento. 

 

Assieme a Bunau-Varilla (1859-1940), ingegnere francese e general manager della Panama Canal Company di Ferdinand de Lesseps (1805-1894), convinsero il governo americano a scegliere Panama invece del Nicaragua. Dopo il rifiuto della Colombia di cedere la terra panamense, architettarono una rivoluzione posticcia in modo da ottenere l’istmo e con il trattato Hay–Bunau-Varilla del 1903 venne definitivamente sancito il diritto americano sulla Canal Zone. Cromwell, oltre a guadagnarne una parcella stratosferica, in seguito allo stretto contatto con John Hay (1838-1905) entrò nelle grazie del presidente Theodore Roosevelt (1858-1919) e nei piani più alti del governo americano. 

 

Cromwell nel 1911 in cerca di sangue nuovo da integrare nella firm, assunse un giovane John Foster Dulles (1888-1959) il quale venne seguito anche dal fratello minore Allen Welsh Dulles (1893-1969) qualche anno dopo. I fratelli Dulles, futuri segretario di stato e direttore della CIA, grazie alla loro attenzione nel battere sia le strade della diplomazia che del business, portarono allo studio legale una nuova serie di clienti di livello mondiale. 

 

Tra i vari, molti erano enormi nomi di società americane come: Ford Motor Company, General Motors, International Business Machines (IBM), Chase Bank, International Telephone and Telegraph, Brown Brothers Harriman, Standard Oil. Bank for International Settlements o la IG Farben, invece facevano parte di una serie di clienti, molti di loro tedeschi che si appoggiarono alla Sullivan & Cromwell nel primo dopoguerra in cerca di appoggi e prestiti per assistere la ripartenza economica della Germania dopo la pace di Parigi del 1919.

 

Nel secondo dopo guerra, la United Fruit, uno dei principali clienti dello studio, cercò aiuto perché venisse tutelata dei suoi diritti in centro America. Il governo Arbenz in Guatemala era ai ferri corti con la ditta coltivatrice di banane, il più grande proprietario terriero del paese. Arbenz riuscì a ratificare la riforma della terra in Guatemala giusto sei mesi prima che Eisenhower mise i Dulles a gestire gli affari esteri americani. I due fratelli, nei loro primi otto mesi di ufficio, diedero immediata priorità all’operazione Ajax in Iran e immediatamente dopo al colpo di stato che estromettesse Arbenz in Guatemala

 

Il lavoro portato avanti dalla Sullivan & Cromwell, lungo i decenni che cavalcarono l’esplosione economica, politica e militare americana, spiega molto bene il processo che portò i due mondi, prima ben separati, della politica delle grandi aziende americane e della politica estera del governo americano a congiungersi irreversibilmente. Con l’avvento del secondo dopoguerra, soprattutto, e l’assunzione di Washington a guida mondiale, gli interessi economici e messianici americani  si trovarono a collimare per tutto il lungo periodo della guerra fredda. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine: Nuova York nel 1930, da Günter Frost, L’idrovolante Dornier “Wal”,  p. 1.

Immagine di pubblico dominio CCo via Wikimedia

 

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Storia

Incontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…

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Domenica 9 agosto, il gruppo Una Voce Japan ha organizzato la sua Messa Tridentina mensile alla cattedrale di San Giuseppe a Tsukiji.   Il quartiere, sede del celeberrimo, immenso mercato del pesce di Tokyo, è stato uno dei primi in Giappone a ospitare comunità straniere nel Paese dopo la riapertura delle frontiere del 1868. Contestualmente fu eliminato anche il divieto di professare la fede cristiana, si spiega così oltre alla presenza della cattedrale anche quella dell’ospedale intitolato a San Luca (聖路加, con la grafia di quando in Giappone ancora non si traslitterava con i kana, gli alfabeti sillabici che costituiscono solo in parte la scrittura nipponica odierna).   Nonostante l’altisonante titolo di cattedrale, si tratta di una chiesa di modeste dimensioni con circa 200 posti a sedere. Domenica era meravigliosamente gremita di persone da tutto il mondo e di tutte le etnie: a prima vista parrebbe il sogno di qualsiasi globalista arcobaleno, non fosse che, orrore orrore, tutti pregano letteralmente una voce, nella lingua della Tradizione, dando una dimostrazione chiarissima di quale sia il significato dell’aggettivo Catholica.   Bisogna ricordare che nella stessa chiesa il pur volenteroso parroco neozelandese celebra un Messa novus ordo in cui invita i fedeli a recitare il Padre Nostro ognuno nella propria lingua, in una babele disperante di idiomi. Tsukiji è località turistica e ospita parecchi alberghi, la presenza dei turisti alla Messa è significativa.

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Molte persone, compreso il sottoscritto, devono seguire la Messa in piedi. Ricevuta l’Eucarestia, mi sposto sul fondo della navata per non intralciare il passaggio dei fedeli, trovando posto per inginocchiarmi all’entrata della piccola stanza che funge da museo della chiesa di Tsukiji.   In alcuni espositori sono conservati reperti e riproduzioni dell’epoca delle persecuzioni anticristiane: ad esempio, una tavola riporta le taglie in chili di riso che spettavano a chi denunciasse preti e fedeli cattolici. Le pareti sono invece adornate dalle foto della chiesa e della sua comunità nel corso dei 150 anni della sua storia.   Ed è così che ci si imbatte nella foto di Mitsuko Tekhla Maria Aoyama, contessa di Coudenhove e madre del famigerato conte Richard Nikolaus Eijiro di Coudenhove-Kalergi. E cioè La madre di colui che è ritenuto uno dei padri della globalizzazione deumanizzante è stata infatti battezzata proprio qui alla fine dell’Ottocento.     I Calergi (si può scrivere anche con la C, come si chiama anche il palazzo veneziano dov’è morto Wagner e che ora ospita un casinò pieno di cinesi), va ricordato, era una famiglia cattolica, anche se sui generis. Riccardo scrive che uno dei ricordi di ragazzo era quando durante venerdì santo, alla preghiera per la conversione dei perfidi giudei, suo padre – che pure era praticante – lasciava la Chiesa in segno di protesta. In anticipo sui tempi… oppure, semplicemente, bisogna ammettere che le direttive rimangono sempre le stesse.   Il conte della Paneuropa, cioè dell’Europa invasa dagli immigrati, è nato a proprio Tokyo nel 1894. Il papà era l’ambasciatore dell’Impero austro-ungarico Heinrich Johann Maria di Coudenhove-Kalergi (1859-1906), del casato austro-boemo che aveva ascendenze fiamminghe e greco-veneziane. Parlando 18 lingue (tra cui, oltre che il giapponese, anche il turco, l’arabo e l’ebraico) è quello che oggi si definisce un iperglotta, cioè il gradino sopra del poliglotta. Come diplomatico aveva viaggiato a Costantinopoli, Rio de Janeiro, Buenos Aires. Arrivato in Giappone, studiò il buddismo.   Fu qui che incontrò Mitsuko Aoyama (1874-1941), figlia di un ricco magnate del petrolio con la passione dell’antiquariato. Quando incontrò il diplomatico asburgico, Mitsuko aveva 17 anni. Il Calergi senior frequentava il negozio del padre, che stava vicina all’ambasciata. Un giorno il conte scivolò col cavallo sul ghiaccio, e la ragazzina accorse ad aiutarlo. L’aristocratico chiese al signor Aoyama di poter assumere la figlia come governante all’ambasciata, e successivamente gli chiese di poterla sposare, una richiesta che fu rifiutata.

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I due si sposarno comunque, lei diciottenne, ricevendo il via libera dei ministeri degli Esteri di Tokyo e di Vienna. Mitsuko fu quindi diseredata e bandita dalla casa paterna. In seguito sarebbe divenuta una delle prime giapponesi ad emigrare in Europa. Diede al marito sette figli.  

Fotografia di matrimonio di Heinrich Coudenhove-Kalergi e Mitsuko Aoyama, 1892. Immagine CC0 via Wikimedia

  Nel 1896 ricevette la contessa Calergi l’invito a un ricevimento imperiale organizzato dall’imperatrice Eishō per le mogli dei diplomatici stranieri, un privilegio a cui una giovane di origine borghese come Mitsuko non avrebbe mai potuto aspirare, se non fosse stata sposa di un ambasciatore .   La famiglia rientrò in Europa con figli Johannes e Richard per andare a stare nella tenuta del casato Poběžovice, in Boemia. Mitsuko si dedicò allo studio del francese, del tedesco, della matematica, della geografia e della storia, si dice, allo scopo di fronteggiare l’ostilità della famiglia di Heinrich nei suoi confronti.   In seguito vennero al mondo gli altri cinque figli Gerolf, Ida (scrittrice cattolica nota col nome Ida Friederike Görres che piaceva ai teologi come Hans Urs von Balthasar), Elisabeth (segretaria del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss), Henry, Olga.  

Mitsuko Coudenhove-Kalergi con i figli Karl (in braccio a uno), Johannes, Richard, Gerolf, Elisabeth, Olga e Ida, 1903. Immagine CC0 via Wikimedia

  Heinrich morì nel 1906 e Mitsuko assunse la direzione dei beni familiari; oltre a occuparsi della crescita e dell’istruzione dei sette figli, intraprese lo studio del diritto e dell’economia per assolvere al meglio il proprio incarico. Mitsuko non fece mai più ritorno in Giappone. Alla sua morte, nel 1941, venne sepolta nel Cimitero di Hietzinger.   Mitsuko è una figura molto conosciuta in Giappone, al punto da entrare nella cultura di massa, che, ricordiamo, è quella talmente affascinata dalla vecchia Europa da aver prodotto la controrivoluzionaria e semi-gender Lady Oscar. La mangaka Waki Yamato, nota per il suo lavoro sul Racconto di Genji (Asakiyumemiru), ha dedicato a lei una biografia a fumetti dal titolo Lady Mitsuko (1971), ancora oggi visto come opera importante nella storia degli shojo manga (cioè fumetti per ragazzi) di carattere storico.  

Copertina dello shojo manga Lady Mitsuko in edizione indonesiana. Immagine da internet

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Non solo: da una collaborazione tra Austria e Giappone è nato un musical fatto di melodiche pop e sonorità tradizionali giapponesi chiamato Mitsuko, la cui anteprima è stata a Vienna nel 2005. In Giappone, dove è andato in scena negli anni 2010, le protagoniste sono state figure di spicco del teatro musicale locale come Aran Kei e Ichiro Maki.   La sua vita è al centro anche del documentario Lady Mitsuko — Rising Sun, Turning Tides (noto anche con nome ceco Mitsuko – Matka sjednocené Evropy) che racconta sua pionieristica vita dal Giappone all’Europa.   I rapporti tra la matriarca nipponica e il conte Riccardo, che come terzo nome faceva Eijiro, hanno subito qualche turbolenza. Quando il secondogenito propose di sposare un’attrice ebrea viennese, Ida Roland (1881-1951), Mitsuko si infuriò e, un po’ come fece suo padre, proibì il matrimonio. Denigrò Richard e la sua sposa con le parole «mendicante» e «strega»: in Giappone, come pure nell’Europa di un tempo, le attrici erano considerate una professione di basso rango. Mitsuko quindi diseredò il futuro presidente dell’Unione Paneuropea in un certo periodo a partire dal 1916.  

Il conte Richard Coudenove-Kalergi con la moglie Ida Roland e Thomas Mann, al secondo Congresso paneuropeo presso la Sing-Akademie di Berlino, 17 maggio 1930. Immagine CC0 via Wikimedia

  La questione materna si complica quando veniamo ad apprendere che Mitsuko fu battezzata qui a Tsukiji da un prete di dichiarata fede antimassonica, don Francois A. Ligneul. Sappiamo invece che il figlio fu affiliato alla massoneria, nello specifico Loggia Umanità di Vienna, e fu finanziato nei suoi progetti dai banchieri Rothschild e Warburg.   È ipotizzabile che l’aver avuto questa ingombrante mamma giapponese (e, parrebbe, cattolica…) abbia avuto un ruolo, per quanto contorto, nel pensiero del Riccardo e della sua Paneuropa invasa dagli immigrati. È quanto si arriva a pensare leggendo Praktischer Idealismus, («Idealismo pratico»), forse il testo principale pubblicato dal conte nel 1925.   Secondo Calergi, gli abitanti dei futuri «Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».   Fa impressione, in questo deliquio massonista, sentirlo parlare di «razze asiatiche» e di meticciato: egli stesso ne era, sia pure sotto la schermatura della vecchia nobiltà europea, un esemplare. «Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» continua il conte.

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In alcune pagine, emerge una teoria, in realtà non ascrivibile al solo Calergi, per cui il carattere europeo è maschio e l’asiatico è femmina. «L’Asia vive nello spazio: il suo spirito è contemplativo, introverso, calmo e chiuso; è femminile, vegetale, statico, apolinneo, classico, idilliaco – L’Europa vive nel tempo: il suo spirito è attivo, rivolto verso l’esterno, mobile e determinato; è maschile, animale, dinamico, dionisiaco…»   Se ciò fosse vero, quale concetto aveva di sé il conte? Un androgino transnazionale? È possibile: l’Europa da lui sognata va verso non solo il meticciato, ma pure il transessualismo di Stato.   Insomma, vedendo la foto della contessa Mitsuko, qui nella cattedrale di Tsukiji, vengono in mente tante spiegazioni possibili per la figura del figlio Richard Eijiro, e pure di quanto accade ora all’Europa tutta.   Cherchez la femme, dice il detto francese riguardo ai delitti. Certe cose, tuttavia, possono essere più problematiche: cherchez la mamma…   E le conseguenze, possono leggersi nell’immensità della storia.   Taro Negishi Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata  
     
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