Economia
La BCE: l’economia mondiale potrebbe dividersi in blocchi rivali
Le crescenti tensioni geopolitiche potrebbero accelerare il processo di deglobalizzazione dell’economia mondiale, le cui implicazioni potrebbero essere di vasta portata per tutti, ha avvertito venerdì la presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde.
Secondo la Lagarde, l’Europa si trova ora in una fase critica e deve affrontare una serie di sfide comuni, tra cui la deglobalizzazione, la demografia e la «decarbonizzazione».
«Ci sono segnali crescenti che l’economia globale si sta frammentando in blocchi concorrenti», ha detto Lagarde al Congresso bancario europeo.
Concentrandosi sull’Europa, il capo della Bce ha sottolineato un continuo calo della popolazione in età lavorativa, che dovrebbe iniziare già nel 2025.
«Con la comparsa di nuove barriere commerciali, dovremo rivalutare le catene di approvvigionamento e investire in nuove che siano più sicure, più efficienti e più vicine a casa. Man mano che le nostre società invecchiano, avremo bisogno di implementare nuove tecnologie in modo da poter produrre maggiori risultati con meno lavoratori», ha affermato la presidente dell’Eurtorre.
Secondo Lagarde, i governi hanno i livelli di debito più alti dalla Seconda Guerra Mondiale, e i finanziamenti europei per la ripresa termineranno nel 2026. «Le banche avranno un ruolo centrale da svolgere, ma non possiamo aspettarci che si assumano così tanti rischi nei loro bilanci», ha affermato la francese.
L’avvertimento di Lagarde fa seguito ai precedenti rapporti della BCE sull’economia globale che sta attraversando un periodo di «cambiamento trasformativo». Secondo la BCE, un mondo frammentato significherebbe un contesto più inflazionistico e di incertezza finanziaria.
Come riportato da Renovatio 21, la Lagarde, con un videomessaggio dal sapore distopico, ha appena annunziato il lancio dell’euro digitale, la valuta elettronica per tutto il blocco. In una telefonata scherzo in cui credeva di parlare con Zelens’kyj, la presidente BCE ha ammesso che l’euro digitale sarà utilizzato per la sorveglianza dei cittadini.
L’annuncio di questi giorni dell’accordo sul nuovo portafoglio di identità digitale europeo apre immediatamente al lancio dell’euro digitale, che avverrà dunque a breve. Le prospettive dell’implementazione di questa piattaforma sono spaventose.
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Economia
Il Kuwait non esporta petrolio per la prima volta in 35 anni
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Economia
I prezzi dei fertilizzanti sono raddoppiati dalla chiusura di Ormuzzo: carestia di massa in arrivo?
I prezzi dei fertilizzanti sono più che raddoppiati dall’attacco all’Iran del 28 febbraio. Lo riporta OilPrice.com.
Metà di tutte le esportazioni globali di materie prime per fertilizzanti transitano attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Le esportazioni di fertilizzanti e prodotti chimici includono urea, ammoniaca, zolfo, idrogeno e gas naturale: tutti componenti fondamentali. Ci vorranno almeno mesi, forse diversi anni, dopo l’eventuale riapertura dello Stretto ermisino, prima che la produzione di gas naturale del Golfo, necessaria per i fertilizzanti, possa tornare ai livelli pre-28 febbraio.
Quindi, non solo i prezzi dei fertilizzanti sono incredibilmente alti, ma le stime delle Nazioni Unite indicano che altri 45 milioni di persone saranno spinte verso la fame, soprattutto in Sudan, Somalia e Sri Lanka. Né il prezzo né la crisi sanitaria si attenueranno a breve.
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Il sottosegretario generale delle Nazioni Unite Jorge Moreira da Silva aveva sottolineato: «la stagione della semina è già iniziata (…) Quindi, se non troviamo subito una soluzione, la crisi sarà molto significativa e grave, soprattutto per i paesi più poveri e per i cittadini più indigenti (…) L’interruzione del passaggio attraverso lo Stretto di Ormuzzo potrebbe spingere altri 45 milioni di persone nella fame e nella carestia».
Il funzionario ONU quindi istituito una task force delle Nazioni Unite dedicata alla risoluzione dei problemi della catena di approvvigionamento di fertilizzanti e materie prime a base di azoto.
Come avviene anche per gli idrocarburi, in teoria l’Italia dovrebbe risentire poco della chiusura dello Stretto Ormusino – se non fosse per i prezzi decretati internazionalmente: le forniture del Paese sono infatti tutti in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
L’Italia importa fertilizzanti per un valore di circa 1,4 miliardi di dollari all’anno (dati 2025). Nel 2023 i principali fornitori sono stati l’Egitto (primo con oltre 268 milioni di dollari, soprattutto azotati e urea), seguito da Germania (123 milioni), Russia (86 milioni), Marocco (76 milioni) e Spagna (71 milioni). Altri partner rilevanti includono Algeria, Turchia, Libia e Paesi Bassi.
L’Italia dipende fortemente dall’estero per circa il 70% dei concimi minerali: azotati dal Nord Africa e Medio Oriente, fosfatici dal Marocco e potassici da varie fonti europee ed extra-UE. Le importazioni sono influenzate da prezzi energetici, sanzioni alla Russia e accordi UE.
Ad ogni modo, produzione nazionale copre solo una quota minoritaria, rendendo il settore vulnerabile a shock geopolitici (anche indotti…), come divenuto chiaro con la guerra ucraina e il taglio delle importazioni dalla Federazione Russa, che con la Bielorussia costituisce un’enorme quota della produzione mondiale dei fertilizzanti.
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Economia
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