Connettiti con Renovato 21

Nucleare

Attacco alla centrale atomica?

Pubblicato

il

Poche ore fa Zelens’kyj ha dichiarato che la Russia avrebbe minato il tetto della centrale atomica di Zaporiggia.

 

«Ora abbiamo informazioni dalla nostra intelligence che l’esercito russo ha collocato oggetti simili a esplosivi sul tetto di diverse unità di potenza della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Forse per simulare un attacco all’impianto. Forse hanno qualche altro scenario», ha scritto su Twitter il presidente ucraino.

 

«Ma in ogni caso, il mondo vede – non può non vedere – che l’unica fonte di pericolo per la centrale nucleare di Zaporiggia è la Russia e nessun altro».

 

«Sfortunatamente, non c’è stata una risposta tempestiva e su larga scala all’attacco terroristico alla centrale idroelettrica di Kakhovka. E questo potrebbe incitare il Cremlino a commettere nuovi mali. È responsabilità di tutti nel mondo fermarlo, nessuno può farsi da parte, poiché le radiazioni colpiscono tutti» ha aggiunto lo Zelens’kyj

 

 

 

Il presidente ucraino è tornato così su un argomento che aveva già toccato in questi giorni.

 

«C’è una seria minaccia perché la Russia è tecnicamente pronta a provocare un’esplosione locale alla centrale, che potrebbe portare a un rilascio» di radiazioni, aveva affermato Zelensky giorni fa in una conferenza stampa congiunta a Kiev. Allo stesso tempo, questa settimana l’Intelligence ucraina afferma che l’esercito russo sta riducendo la sua presenza lì e ha detto al personale di trasferirsi in Crimea. Zelens’kyj aveva quindi affermato che Mosca voleva provocare una «fuga di radiazioni» nell’impianto, mentre il suo aiutante Mikhail Podoljak aveva accusato la Russia di aver piazzato mine nel bacino di raffreddamento dell’impianto.

 

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito le affermazioni di Zelensky e di altri funzionari ucraini “l’ennesima bugia” proveniente da Kiev, sottolineando che Mosca rimane in stretta collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassilj Nebenzia, ha risposto dicendo di aver scritto al Consiglio di Sicurezza e segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, dichiarando che «non intendiamo far saltare in aria» la centrale atomica.

 

Sabato scorso il quotidiano britannico Guardian ha citato l’Intelligence militare ucraina, il GUR, scrivendo che «diversi rappresentanti dell’agenzia statale per l’energia nucleare russa, Rosatom, se ne sono già andati» e inoltre che «ai dipendenti ucraini che sono rimasti nell’impianto e hanno firmato contratti con Rosatom era stato detto evacuare entro lunedì, preferibilmente in Crimea». Rosatom è l’ente statale russo per l’energia nucleare.

 

«Giovedì l’Ucraina ha condotto esercitazioni di risposta al disastro nucleare nelle vicinanze della centrale elettrica» continuava il Guardian citando funzionari regionali.

 

Come noto, la centrale nucleare di Energodar, la più grande d’Europa, è occupata dalle forze russe ma operata da personale ucraino.

 

Ieri sera un ufficiale di Rosatom, Renat Karchaa, assistente senior del capo di Rosenergoatom (una sussidiaria del gigante statale russo dell’energia atomica Rosatom) ha detto al canale TV Rossija 24 che si attendeva nell’arco di poco tempo un attacco in larga scala lanciato contro la centrale controllata dai russi.

 

«Il 5 luglio, letteralmente durante la notte, mentre è ancora buio, le forze ucraine tenteranno un attacco all’impianto di Zaporozhye con munizioni ad alta precisione a lungo raggio e droni suicidi», ha detto Karchaa alla televisione russa.

 

«Sebbene Karchaa non abbia approfondito, l’apparente obiettivo dell’attacco secondario è quello di provocare un aumento delle letture della radioattività nella regione nel caso in cui il lancio principale non riuscisse a danneggiare la struttura abbastanza da causare il rilascio di materiali pericolosi nell’aria» scrive il sito governativo russo RT.

 

Il capo dell’organismo di vigilanza delle Nazioni Unite, Rafael Mariano Grossi, ha recentemente visitato la struttura e ha contestato le accuse dell’Ucraina, affermando nel suo rapporto che «nessuna mina è stata osservata nel sito durante la visita del direttore generale, compreso lo stagno di raffreddamento», continua RT.

 

 

Il pericolo per la centrale è stato messo in dubbio anche dalla Casa Bianca, con il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby che ha affermato la scorsa settimana che Washington non ha «visto alcuna indicazione che tale minaccia sia imminente».

 

La centrale di Zaporiggia è stata al centro di tensioni internazionali per mesi. Nove mesi fa, secondo fonti russe le forze ucraine avrebbero tentato di ricatturare la centrale, fallendo.

 

Alcuni ora parlano di un possibile scenario false-flag: un attacco ucraino alla centrale fatto passare per la deliberata distruzione della struttura – con conseguente «effetto Chernobyl» – da parte della Russia.

 

Una simile prospettiva, dicono alcuni osservatori, aprirebbe alla possibilità di un intervento diretto della NATO in territorio ucraino, provocando la guerra diretta tra gli Atlantici e Mosca – cioè, la Terza Guerra Mondiale – che è l’unico modo in cui l’attuale regime di Kiev, la cui tanto attesa controffensiva pare aver deluso, di salvarsi.

 

Il venture capitalist David O. Sacks, già membro della cosiddetta PayPal Mafia – i ragazzi che hanno creato e venduto PayPal, creando altri grandi servizi che compongono l’internet attuale – ha scritto su Twitter riguardo la possibilità di un momento simile a quello del «Golfo del Tonchino», l’incidente del 1964 che portò al coinvolgimento diretto degli USA in Vietnam. L’evento è visto oggi per lo più come un attacco sotto falsa bandiera – false flag – per giustificare l’intervento americano in Indocina. (Per inciso: a supervisionare l’operazione vi era l’ammiraglio George S. Morrison, padre del Jim Morrison dei Doors: un dettaglio che ad alcuni dice molte cose…)

 

«Abbiamo a portata di mano un momento stile Golfo del Tonchino» scrive l’investitore Sacks, nel suo post che vale davvero la pena di leggere, visto che mette in fila, e piuttosto bene, eventi recenti con pattern riconosciuti della storia americana.

 

«Poco dopo il ritorno dal suo ultimo viaggio a Kiev, il senatore Graham insieme a Blumenthal ha presentato la sua risoluzione che fornisce garanzie ai sensi dell’articolo 5 all’Ucraina nel caso in cui, tra l’altro, un impianto nucleare venga distrutto in Ucraina».

 

«Solo per coincidenza, il governo ucraino, incluso Zelensky e il capo dell’Intelligence Budanov, ha iniziato a lanciare avvertimenti sui piani russi di far saltare in aria la centrale nucleare di Zaporiggia, anche se l’impianto è sotto il controllo russo e farlo saltare in aria non avrebbe alcun valore strategico».

 

«I canali di propaganda ucraini continuano a pompare questa affermazione senza prove. Naturalmente, un media compiacente non li ha sollecitati per nessuno, semplicemente ripetendo le affermazioni come se provenissero da una fonte imparziale».

 

«Se ZNPP [la centrale atomica di Zaporiggia, ndr] viene distrutta, non sapremo con certezza chi è stato, ma possiamo essere sicuri che i media daranno la colpa di riflesso alla Russia, come hanno fatto in modo ridicolo con la distruzione del Nord Stream. Questa dinamica della stampa combinata con la risoluzione Graham-Blumenthal crea effettivamente un incentivo perverso per _qualcuno_ a distruggere ZNPP se vuole trascinare l’America più a fondo nel conflitto» afferma Sacks.

 

 

«Biden aveva precedentemente giurato che l’America non sarebbe stata coinvolta direttamente, sulla base del fatto che avrebbe dato inizio alla terza guerra mondiale, ma aveva anche promesso di non fornire F-16 per lo stesso motivo. Sappiamo cosa è successo con quella promessa».

 

«Nel 1965, LBJ [il presidente Lyndon B. Johnson, succeduto a Kennedy assassinato, ndr] ha impegnato un gran numero di truppe americane nella guerra del Vietnam dopo aver affermato in precedenza “non abbiamo intenzione di mandare ragazzi americani a 9 o 10 mila miglia di distanza da casa per fare ciò che i ragazzi asiatici dovrebbero fare da soli”».

 

«L’indignazione per l’incidente del Golfo del Tonchino, che ora sappiamo essere una menzogna, ha creato il pretesto per quell’impegno. Se la ZNPP viene distrutta, cercate urla di indignazione da parte del Partito della Guerra che cerca l’inizio dell'”americanizzazione” della guerra in Ucraina».

 

Di false-flag atomico si parlava già l’anno scorso, quando i vertici dello Stato russo un anno fa affermavano che l’Ucraina stava sviluppando armi nucleari. Le competenze tecnico scientifiche per farlo, grazie al lascito dell’Unione Sovietica, Kiev le ha.

 

In varie occasioni il regime ucraino ha parlato di contrattacco nucleare contro la Russia. Mosca ha più volte avvertito della possibilità di un false-flag atomico operato dagli ucraini magari tramite una cosiddetta «bomba sporca».

 

Sulla carta, l’Ucraina ha ufficialmente rinunciato al suo programma nucleare trent’anni fa, con il cosiddetto «Memorandum di Budapest» stipulato grazie a Clinton, che i politici ucraini degli ultimi anni, Zelens’kyj incluso, hanno minacciato svariate volte di voler ripudiare.

 

Come riportato da Renovatio 21, la volontà di un riarmo nucleare era stata agitata da Zelens’kyj poco prima dell’inizio del conflitto, il 19 febbraio a Monaco di Baviera durante l’annuale Conferenza per la sicurezza.

 

A questo punto, tuttavia, non c’è più da temere solo l’azione americana nel conflitto, ma anche la reazione russa.

 

Come sa il lettore, è iniziato in Russia il dibattito sull’uso dell’atomica, di cui l’Occidente, misteriosamente, sembra aver perso il timore. Il politologo Andrej Karaganov ha proposto, e ribadito, che mai sarebbe accettabile colpire gli ucraini – popolo fratello – e nemmeno gli USA, perché potrebbero reagire con le loro testate.

 

L’obiettivo di un attacco atomico russo, quindi, dovrebbe essere un Paese europeo, di quelli che magari hanno sostenuto pienamente l’Ucraina con armi e danari. Viene in mente, subito, la Gran Bretagna, ma Italia e Germania non sono così differenti. Karaganov sostiene che gli USA, se si colpisse solo l’Europa, non rischierebbero una guerra di annientamento, ed un nuovo equilibrio sarebbe quindi stabilito.

 

In pratica, Zelens’kyj sta tirando noi, gli europei, in un inferno termonucleare, da cui lui pure potrebbe salvarsi, mentre noi no.

 

Lo ricordiamo sempre, Putin lo aveva detto pochi giorni prima del conflitto.

 

«State realizzando che se l’Ucraina si unisce alla NATO e decide di riprendersi la Crimea con mezzi militari, i Paesi europei verranno automaticamente coinvolti in un conflitto militare con la Russia?»

 

«Comprendiamo anche che la Russia è una delle principali potenze nucleari del mondo ed è superiore a molti di quei Paesi in termini di numero di componenti della forza nucleare moderna. Ma non ci saranno vincitori».

 

Qualcuno avrebbe dovuto ascoltarlo. Non è, tuttavia, troppo tardi.

 

 

 

 

Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

Nucleare

La guida suprema dell’Iran promette di proteggere le capacità nucleari e missilistiche

Pubblicato

il

Da

La guida suprema iraniana aiatollà Mojtaba Khamenei ha promesso con fermezza giovedì di tutelare le capacità nucleari e missilistiche della Repubblica islamica, che il presidente statunitense Donald Trump ha tentato di limitare mediante attacchi aerei e nell’ambito di un accordo più ampio finalizzato a consolidare il fragile cessate il fuoco della guerra.

 

In una dichiarazione letta da un conduttore della televisione di stato, l’aiatollà Mojtaba Khamenei ha sostenuto che l’unico posto in cui gli americani dovrebbero stare nel Golfo Persico è «sul fondo delle sue acque» e che si stava scrivendo un «nuovo capitolo» nella storia della regione. Khamenei non è stato visto in pubblico da quando ha assunto la guida suprema in seguito all’uccisione del padre nei primi raid aerei della guerra.

 

Le sue parole arrivano mentre l’economia iraniana versa in gravi difficoltà e la sua industria petrolifera è duramente colpita dal blocco navale statunitense che impedisce alle petroliere di salpare. Anche l’economia mondiale è sotto pressione, poiché l’Iran controlla lo Stretto di Ormuzzo, attraverso il quale transita un quinto di tutto il petrolio greggio. Giovedì, il Brent, benchmark globale per il petrolio, ha toccato un massimo di 126 dollari al barile.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Questo shock alle forniture e ai prezzi del greggio sta mettendo sotto pressione Trump, che sta proponendo un nuovo piano per riaprire il corridoio strategico utilizzato dagli alleati degli Stati Uniti nel Golfo per esportare petrolio e gas.

 

Secondo un alto funzionario dell’amministrazione, che ha parlato a condizione di anonimato perché non autorizzato a rilasciare dichiarazioni pubbliche, il piano prevede che gli Stati Uniti proseguano il blocco dei porti iraniani, coordinandosi al contempo con gli alleati per imporre costi maggiori ai tentativi dell’Iran di ostacolare il libero flusso di energia.

 

In un cablogramma inviato martedì, il Dipartimento di Stato americano ha incaricato i diplomatici statunitensi in tutto il mondo – ad eccezione di quelli in Bielorussia, Cina, Cuba e Russia – di sollecitare il sostegno dei rispettivi governi all’appello dell’amministrazione Trump per la creazione di un «assetto di libertà marittima» che garantisca il libero e ininterrotto accesso alla navigazione attraverso lo stretto.

 

«Questo impegno riflette un ampio consenso internazionale sulla necessità di un’azione coordinata per contrastare le provocazioni marittime iraniane e garantire i diritti e le libertà di navigazione nello Stretto di Ormuzzo », si legge nel cablogramma, di cui l’Associated Press ha ottenuto una copia giovedì.

 

L’iniziativa, guidata dal Dipartimento di Stato e dal Comando Centrale del Pentagono, «è una risposta fondamentalmente difensiva per proteggere il diritto di tutti i paesi a navigare liberamente e in sicurezza nelle acque internazionali e per ritenere l’Iran responsabile delle sue azioni aggressive e illegali volte a ostacolare il libero flusso del commercio», si legge nel cablogramma.

 

Allo stesso tempo, Trump ha ventilato possibili modifiche alla presenza delle truppe statunitensi nei Paesi alleati in Europa. Il giorno dopo che il presidente ha annunciato che la sua amministrazione stava conducendo una revisione sulla potenziale riduzione della presenza di truppe statunitensi in Germania, un giornalista gli ha chiesto se avrebbe preso in considerazione il ritiro delle forze statunitensi da Italia e Spagna, Paesi che hanno avuto contrasti con gli Stati Uniti sull’utilizzo di basi per operazioni legate all’Iran.

 

«Perché non dovrei?», ha risposto Trump. «L’Italia non ci è stata di alcun aiuto e la Spagna è stata orribile, assolutamente orribile».

 

Il blocco statunitense – che, secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, ha respinto fino a giovedì circa 44 navi mercantili – è concepito per impedire all’Iran di vendere il suo petrolio, privandolo di entrate cruciali e creando potenzialmente una situazione in cui Teheran sia costretta a interrompere la produzione perché non ha luoghi dove immagazzinare il greggio.

 

Una recente proposta iraniana prevede di rinviare a data da destinarsi i negoziati sul programma nucleare del Paese. Trump ha affermato che uno dei motivi principali per cui è entrato in guerra è stato quello di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. L’Iran ha sempre sostenuto che il suo programma sia pacifico, nonostante abbia arricchito l’uranio a livelli prossimi a quelli necessari per la produzione di armi nucleari, pari al 60%.

 

Il Pakistan ha dichiarato giovedì di continuare a facilitare i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran volti ad allentare le tensioni, ma che Islamabad accoglierebbe con favore anche una comunicazione diretta tra le due parti, anche telefonica.

 

«Se le due parti riuscissero a dialogare in tempo reale, ciò potrebbe attenuare i punti critici», ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Tahir Andrabi, durante una conferenza stampa settimanale. Si è rifiutato di fornire dettagli su eventuali proposte iraniane o statunitensi.

Aiuta Renovatio 21

Nel suo discorso in occasione della Giornata del Golfo Persico in Iran, Khamenei ha segnalato che le questioni nucleari e il programma missilistico balistico iraniano non saranno oggetto di compromessi.

 

«Novanta milioni di iraniani orgogliosi e onorevoli, dentro e fuori dal Paese, considerano nazionali tutte le capacità dell’Iran, siano esse identitarie, spirituali, umane, scientifiche, industriali e tecnologiche, dalle nanotecnologie e biotecnologie alle capacità nucleari e missilistiche», ha affermato Khamenei.

 

Khamenei si è riferito all’America come al «Grande Satana», un insulto che i leader iraniani rivolgono agli Stati Uniti fin dalla Rivoluzione islamica del 1979.

 

Nelle sue dichiarazioni, il Khamenei sembrava voler segnalare che l’Iran avrebbe mantenuto il controllo sullo stretto, che si trova nelle acque territoriali di Iran e Oman. L’Iran, a quanto pare, chiedeva ad alcune navi un pedaggio di 2 milioni di dollari ciascuna per il transito attraverso lo stretto.

 

La Guida Suprema iraniana affermato che il controllo iraniano dello Stretto ormusino renderà il Golfo più sicuro e che le «regole legali e la nuova gestione» dello stretto da parte di Teheran andranno a beneficio di tutte le nazioni della regione.

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio 2025 alti comandanti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) dell’Iran avevano esortato la Guida Suprema aiatollà Ali Khamenei (il padre dell’attuale), a revocare la sua fatwa di lunga data che vieta lo sviluppo e l’uso di armi nucleari.

 

La fatwa dell’ayatollah Khamenei, emessa a metà degli anni Novanta e annunciata pubblicamente nel 2003, proibisce esplicitamente la produzione, l’immagazzinamento e l’uso di armi nucleari, ritenendole contrarie ai principi islamici. Il decreto religioso è considerato una pietra angolare della posizione ufficiale dell’Iran sugli armamenti nucleari.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata

Continua a leggere

Nucleare

Trump commenta riguardo le armi nucleari contro l’Iran

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente un giornalista che gli domandava se le sue minacce di distruggere la civiltà iraniana implicassero la disponibilità a impiegare un’arma nucleare, definendo la domanda «stupida».   Lo scambio è avvenuto giovedì alla Casa Bianca, dove il cronista ha ricordato l’avvertimento lanciato da Trump il 7 aprile, secondo cui «un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», se Teheran non avesse accettato le sue condizioni. Un’affermazione che è stata largamente condannata come apocalittica e potenzialmente genocida.   «Perché mai si dovrebbe fare una domanda stupida del genere? Perché dovrei usare un’arma nucleare quando li abbiamo già annientati completamente, in modo del tutto convenzionale, senza di essa? No, non la userei», ha detto Trump, aggiungendo che «non si dovrebbe mai permettere a nessuno di usare un’arma nucleare».  

Sostieni Renovatio 21

Il presidente statunitense ha colto l’occasione per vantarsi nuovamente dell’entità dei danni militari inflitti dall’America all’Iran, suggerendo al contempo che qualsiasi tentativo di riarmo da parte di Teheran durante il cessate il fuoco potrebbe essere neutralizzato in «circa un giorno», se necessario, sostenendo pure di poter raggiungere un accordo immediatamente, ma di preferirne uno «per sempre».   «Voglio concludere l’accordo migliore. Potrei concluderlo subito… ma non voglio farlo. Voglio che sia duraturo», ha detto Trump.   All’inizio di questa settimana Washington ha esteso a tempo indeterminato il cessate il fuoco, in attesa di una proposta «unificata» da Teheran, pur mantenendo il blocco statunitense dei porti iraniani. Nonostante ciò, i successivi colloqui con la Repubblica islamica risultano in stallo e le tensioni persistono intorno allo Stretto di Ormuzzo.   Trump ha precisato che non esiste una tempistica precisa per la fine della guerra, dichiarando mercoledì a Fox News che «non c’è una scadenza» e invitando nuovamente i critici a non «mettergli fretta» giovedì.   Nel frattempo, l’esercito iraniano ha dichiarato di essere pronto a combattere gli Stati Uniti «fino alla vittoria completa». Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato gli Stati Uniti di tentare di trasformare i negoziati in «un tavolo di resa», aggiungendo che i colloqui e un «cessate il fuoco completo» avrebbero senso solo se non fossero violati dal blocco marittimo.   «Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l’aggressione militare, né li raggiungeranno con la prepotenza. L’unica via da seguire è riconoscere i diritti della nazione iraniana», ha scritto il Ghalibaffo su X giovedì.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Nucleare

La Corea del Nord testa nuove bombe elettromagnetiche in grado di provocare blackout

Pubblicato

il

Da

La Corea del Nord ha condotto una serie di test su armi ad alta tecnologia nel tentativo di ampliare il proprio arsenale con armi elettromagnetiche, bombe in fibra di carbonio e nuovi sistemi mobili di difesa aerea, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale nordcoreana KCNA.

 

I test sono stati condotti nell’arco di tre giorni. Kim Jong-sik, il generale che ha supervisionato le prove, ha descritto il sistema elettromagnetico e le bombe in fibra di carbonio come «risorse speciali» nell’arsenale del Paese, ma ha fornito pochi dettagli sulla natura delle nuove armi.

 

L’esercito sudcoreano ha dichiarato di aver rilevato diversi lanci di missili dal territorio nordcoreano. Secondo l’agenzia Reuters, i proiettili hanno percorso una distanza compresa tra 240 e 700 km.

 

Le bombe «blackout» in fibra di carbonio sono progettate per disperdere filamenti conduttivi riempiti di grafite su reti elettriche e centrali elettriche al fine di provocare cortocircuiti. L’arma a impulso elettromagnetico (EMP) non nucleare è un altro tipo di dispositivo, anch’esso concepito per neutralizzare i circuiti elettronici di sistemi militari come radar e velivoli. Secondo la KCNA, i test hanno coinvolto anche una nuova testata a grappolo per l’Hwasong-11, un missile balistico a capacità nucleare.

 

Aiuta Renovatio 21

I test sono avvenuti in un contesto di crescenti tensioni nella penisola coreana. Il primo viceministro degli Esteri, Jang Kum-chol, ha definito la Corea del Sud «lo stato nemico più ostile» in una dichiarazione rilasciata martedì.

 

Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questa settimana, Seul si è scusata con Pyongyango per le incursioni dei droni, negando qualsiasi coinvolgimento ufficiale e affermando che i lanci erano un’iniziativa privata. Tre persone, tra cui un dipendente del Servizio di Intelligence nazionale, un ufficiale militare sudcoreano e uno studente universitario, sono state incriminate.

 

Le relazioni sono praticamente congelate dal 2019, in seguito al fallimento dei negoziati sul nucleare tra Pyongyang e Washington. I negoziati erano stati avviati dal presidente statunitense Donald Trump durante il suo primo mandato.

 

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha dichiarato il mese scorso che un arsenale nucleare in grado di rappresentare una minaccia credibile per gli Stati Uniti è l’unica leva a disposizione contro il «terrorismo e l’aggressione» americani. Ha inoltre affermato che la Corea del Nord non rinuncerà alle sue armi nucleari e si opporrà a qualsiasi tentativo di metterne in discussione lo status.

 

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Kim aveva suggerito che il Paese ha sviluppato «armi segrete» per potenziare la propria capacità di deterrenza nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati.

 

Due settimane fa Kim aveva affermato che il Paese può rappresentare una credibile minaccia nucleare per gli Stati Uniti, anziché essere un bersaglio per i tentativi americani di proiezione di potenza.

 

A maggio 2025 il leader nordcoreano ha supervisionato un’esercitazione militare che simulava un contrattacco nucleare, con l’impiego di sistemi missilistici multilancio da 600 mm e del missile balistico tattico Hwasong-11 (KN-23), entrambi aventi capacità nucleare.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Nord ha dichiarato di possedere un’arma in grado di scatenare immani tsunami «radioattivi», che sarebbe già stata testata più volte.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Più popolari