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Chiude il sito pirata RARBG. Le motivazioni sono sorprendenti
Il famoso sito «pirata» RARBG è stato chiuso, accusando una serie di fattori traumatici che hanno impedito al suo personale di lavorare.
RARBG era un sito che forniva file torrent e collegamenti magnetici per facilitare la condivisione di file peer-to-peer utilizzando il protocollo BitTorrent, un sistema di condivisione dei files inventato a inizio anni Novanta, non così lontana dalla tecnologia blockchain alla base del Bitcoin. I torrent sono utilizzati solitamente per la pirateria di film, musica e perfino di libri.
Come riporta Yahoo News, Dal 2014 al 2023, RARBG è apparso ripetutamente nell’elenco annuale dei siti di torrent più visitati, classificandosi al 4 ° posto a gennaio 2023. Il sito non consentiva agli utenti di caricare i propri torrent. RARBG era attivo da 15 anni.
Con un messaggio che appariva su fondo bianco, i misteriosi animatori del sito hanno specificato le motivazioni per la repentina chiusura.
Il sito andrà offline dopo due anni «difficili», ha detto lo staff nel messaggio di commiato pubblicato online.
Ciao ragazzi,
Desideriamo informarvi che abbiamo deciso di chiudere il nostro sito.
Gli ultimi 2 anni sono stati molto difficili per noi: alcune persone del nostro team sono morte a causa di complicazioni legate al COVID,
altri ne soffrono ancora gli effetti collaterali – e non sono in grado di lavorare affatto.
Alcuni stanno anche combattendo la guerra in Europa, DA ENTRAMBE LE PARTI.
Inoltre, l’aumento del prezzo dell’energia nei data center in Europa ci ha colpito piuttosto duramente.
L’inflazione rende le nostre spese quotidiane impossibili da sostenere.
Pertanto non possiamo più gestire questo sito senza spese massicce che non possiamo più coprire di tasca nostra.
Dopo un voto unanime abbiamo deciso che non possiamo più farlo.
Ci dispiace 🙁
Ciao
Il messaggio è stato pubblicato sullo stesso RARBG, diventando ora l’unico contenuto del sito, e confermato dal sito specializzato Torrent Freak.
Tali motivazioni colpiscono, e sorprendono: perché, in un certo senso, dimostrano come figuri invisibili e misteriosi, i «pirati» del web, siano stati travolti dalle catastrofi che hanno colpito tutti noi: COVID, effetti collaterali, guerra (combattuta equamente sia per la Russia che per l’Ucraina), aumento delle bollette e quindi della gestione dei server, inflazione.
Chi non può capirli? È un elenco esaustivo di ciò che è capitato a ciascuno di noi, a tutta la società europea. Alla fine, pure la bottega dei pirati, illegale e clandestina, deve tirar giù la serranda per sempre come tante attività della classe media, il cui programma di distruzione oramai è totalmente evidente.
La fine di RARBG arriva quando alcuni esperti hanno previsto che Internet potrebbe essere diretto verso un «periodo d’oro» della pirateria, tra l’aumento dei prezzi dello streaming e altre difficoltà.
La modifica potrebbe non interessare solo gli utenti di RARBG. Sia i film che i torrent ospitati lì sono stati riprodotti su altri siti, il che significa che la chiusura di RARBG potrebbe rendere più difficile l’accesso ai contenuti piratati anche altrove.
Negli ultimi mesi, la pirateria ha visto un’enorme ondata nonostante i tentativi di repressione da parte della polizia. Gli esperti hanno ipotizzato che un numero crescente di servizi di streaming, nonché un aumento dei prezzi di tali servizi di streaming e un giro di vite sugli accessi condivisi, potrebbero indirizzare gli utenti a siti illegali piuttosto che a piattaforme legittime.
Internet
UE accusa l’AI di Musk di antisemitismo e pedopornografia
La Commissione europea ha dichiarato che potrebbe aprire un’indagine su Grok, il chatbot di Intelligenza Artificiale integrato nella piattaforma social X di Elon Musk, a seguito di segnalazioni secondo cui avrebbe generato contenuti pedofili.
Giovedì il portavoce tecnico del blocco, Thomas Regnier, ha comunicato ai giornalisti che la Commissione ha ordinato a X di conservare integralmente tutti i documenti e i dati interni relativi al chatbot almeno fino alla fine del 2026.
«Abbiamo rilevato la produzione di contenuti antisemiti da parte di GROK e, più di recente, la diffusione di immagini sessuali di minori. Si tratta di materiale illegale, contrario ai valori europei e ai nostri diritti fondamentali», ha affermato Regnier. Ha inoltre precisato che la piattaforma non deve eliminare alcun documento interno, poiché la Commissione nutre «dubbi» sulla conformità di X alla normativa dell’UE e intende garantirne la preservazione.
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La Politica di Utilizzo Accettabile di xAI vieta espressamente la rappresentazione pornografica di persone e la sessualizzazione di minori. Nonostante ciò, in una recente ondata di richieste di «digital undressing», gli utenti hanno taggato pubblicamente il bot nei post ordinandogli di modificare fotografie. Comandi come «mettila in bikini» hanno spinto Grok a creare immagini alterate, ritraendo donne e ragazze reali – senza il loro consenso – in abbigliamento succinto o in pose sessualmente esplicite.
Il governo britannico ha chiesto con urgenza a X di intervenire sulla questione, mentre i ministri francesi hanno segnalato i contenuti alle autorità giudiziarie. Grok ha attribuito il problema a lacune nelle misure di sicurezza e ha annunciato che sono in corso interventi di miglioramento.
L’ordinanza di conservazione rappresenta l’ultimo capitolo della lunga disputa tra l’Unione Europea e la piattaforma di Musk. A dicembre Bruxelles aveva già inflitto a X una sanzione di 120 milioni di euro in base al Digital Services Act (DSA), accusandola di aver ingannato gli utenti con le modifiche al sistema di verifica del segno di spunta blu. Musk ha definito la multa politicamente motivata.
L’UE e gli Stati Uniti continuano a scontrarsi sulla regolamentazione tecnologica imposta da norme come il Digital Markets Act (DMA) e il DSA, che hanno portato a pesanti sanzioni per diverse aziende americane. Mentre Bruxelles difende tali regole come strumenti necessari per garantire concorrenza leale e tutela dei consumatori, Washington le considera «barriere non tariffarie» discriminatorie nei confronti delle imprese statunitensi.
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Come riportato da Renovatio 21 il tema delle euromulte contro Musk è risalente.
Brusselle aveva valutato l’ipotesi di multe contro X da quando l’ex commissario alla tecnologia UE, Thierry Breton, aveva accusato la piattaforma di non aver controllato adeguatamente i contenuti illegali e di aver violato il Digital Services Act (DSA) dell’UE del 2022. La decisione se penalizzare X spetta ora alla commissaria UE per la concorrenza, Margrethe Vestager.
Come noto al lettore di Renovatio 21, Elone per qualche ragione è assai inviso all’oligarchia europea e a tanta politica continentale, come hanno dimostrato i discorsi del presidente italiano Sergio Mattarella, che pareva attaccare proprio Musk e le sue ambizioni sui social e nello spazio.
Poche settimane fa il Musk ha chiesto l’abolizione della UE in quanto «Quarto Reich».
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Il Vietnam contro gli spot che non si possono saltare su YouTube
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Condanne e detenzione per le affermazioni su Brigitta Macron
Un tribunale di Parigi ha dichiarato dieci persone colpevoli di aver molestato online la moglie del presidente francese Emmanuel Macron, Brigitte, per aver diffuso affermazioni secondo cui sarebbe una donna transgender nata uomo. Lo riporta Le Monde.
Le denunzie dei Macroni riguardo le teorie online che accusano Brigitta di essere transgender sono risalenti. Nel 2024, un tribunale di Parigi ha multato i supposti primi diffusori della voce per un totale di 14.000 euro. Il caso ha attirato l’attenzione internazionale dopo che l’anno scorso la commentatrice statunitense Candace Owens ha amplificato le affermazioni e in seguito ha affermato che i Macron avevano ordinato il suo assassinio.
Come riportato da Renovatio 21, la Owens è stata querelata nello Stato del Delaware dai Macron, che hanno detto che ivi presenteranno «prove fotografiche» inoppugnabili. La commentatrice cattolica ha rivelato di aver ricevuto dapprima da Charlie Kirk poi da Trump stesso la richiesta di non andare avanti con la sua serie su Brigitte secondo desiderio espresso dal presidente Macron all’omologo americano durante una conversazione tra i due.
Più recentemente la Owens ha dichiarato di aver ricevuto informazioni attendibili per cui vi sarebbero dei sicari pagati dai francesi pronti ad assassinarla.
In base all’ultima sentenza, tutti gli imputati, uomini e donne di età compresa tra 41 e 65 anni, hanno ricevuto pene diverse, che vanno da corsi obbligatori contro l’incitamento all’odio online a pene detentive sospese da quattro a otto mesi. Un imputato è stato condannato a sei mesi di carcere per non essersi presentato in tribunale.
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La corte ha citato commenti «particolarmente degradanti, offensivi e maligni» pubblicati e diffusi online, in riferimento ad affermazioni sulla presunta identità trans della first lady francese e ad accuse di pedofilia che sfruttavano e distorcevano la differenza di età di 24 anni tra lei e il marito.
Il procedimento giudiziario non ha riguardo Xavier Poussard, giornalista e scrittore di stanza a Milano autore del libro Becoming Brigitte, nonché fonte primaria della Owens. Un’altra giornalista che si era interessatta al caso ha chiesto asilo politico in Russia.
La relazione tra Macron, 48 anni, e sua moglie Brigitte, 72 anni, che si sono conosciuti quando lei era insegnante di teatro nella sua scuola, ha attirato una costante attenzione fin dalla sua elezione nel 2017. È stato notato che, riguardo la storia del liceo, le età del futuro presidente cambiano.
Come riportato da Renovatio 21, Brigitta è stata al centro, recentemente, di polemiche meno occulte: il mese scorso ha definito delle femministe come «stupide stronze», mentre a distanza di tempo continuano le polemiche per l’eucarestia che ha ricevuto pubblicamente alla messa per il restauro di Notre Dame. Il mondo è rimasto scioccato pure quando la première dame ha schiaffeggiato il presidente in mondovisione mentre si apprestavano a scendere dall’aereo che li aveva portati in Vietnam.
Il caso delle recenti condanne riflette la realtà per cui nessuno è davvero libero di dire quello che pensa, soprattutto sui social, dove si può venire denunziati con facilità dal personaggio pubblico oligarchico che si ritiene offeso – e che ha sicuramente più avvocati e danari della totalità degli utenti democratici che credono di potersi esprimere liberamente.
Invece che essere un tempio della libertà di parola, come era stato promesso, i social si sono rivelati come uno strumento dispotico di repressione totalitaria, dove il cittadino più debole viene schiacciato, e imbavagliato dal personaggio di potere. Il tutto è perfettamente legale, forse: ma quanto siamo distanti dalla favola della democrazia e dell’assoluta libertà di espressione?
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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