Psicofarmaci
Omicidi, accoltellamenti, suicidi nel giro di poche ore: quali farmaci assumevano i responsabili?
Assago, periferia di Milano. Un 46enne entra in un centro commerciale e comincia ad accoltellare la gente: un morto e 4 feriti, tra cui un calciatore del Monza.
Asso, provincia di Como. Un carabiniere con una storia di problemi psichici ma riammesso al lavoro si barrica in caserma dopo aver ucciso il comandante. Dopo l’irruzione del Gruppo di Intervento Speciale, si consegna, ma un carabiniere viene colpito da una pallottola al ginocchio prima della resa.
Roma, Circo Massimo. Un 57enne, forse una guardia giurata, si spara con l’arma regolarmente detenuta dinanzi a passanti e turisti. Vi sono due spari: uno alla tempia, uno che parte – dicono le cronache – quando l’uomo è a terra. I giornali scrivono che non avrebbe lasciato alcun biglietto di addio.
Sono ore intense per la cronaca nera, specie quella che sa di inspiegabile.
Ora, ci chiediamo se possa esserci un filo comune in questi gesti mostruosi, che in un modo o nell’altro prevedono sempre la violenza portata in pubblico, anche qualora rivolta contro sé stessi, come in una sorta di negazione distruttiva del mondo.
Ebbene, almeno in due casi su tre abbiamo certezza che gli accusati hanno subito cure psichiatriche. E con esse, si potrebbe pensare, possono essere arrivati medicinali che alterano la psiche e il comportamento: i cosiddetti psicofarmaci.
È molto difficile, se non a volte impossibile, ottenere il nome o anche solo la tipologia del farmaco che era stato prescritto al protagonista di casi di cronaca del genere: negli USA, nella vicenda del massacro di Aurora (quando, nel 2012 furono trucidate in un cinema 12 persone, con 58 feriti, durante una proiezione di Batman) si dovette aspettare mesi prima di scoprire che il perpetratore James Holmes, 24enne dottorando in neuroscienze, aveva nel suo appartamento clonazepam e pastiglie generiche di sertralina, il medicinale commercializzato con il nome di Zoloft.
Il clonazepam è un farmaco teoricamente ansiolitico di derivazione benzodiazepinica, presente anche sul mercato europeo. L’autorità canadese di regolamentazione dei farmaci nel 2007 aveva emesso un avviso sul medicinale, informando i consumatori che il clonazepam può creare assuefazione entro pochi mesi dall’uso e che i suoi effetti collaterali possono includere allucinazioni, pensieri deliranti, confusione, perdita di memoria e depressione.
Lo Zoloft invece è un cosiddetto psicofarmaco di seconda generazione, un SSRI, inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina. Gli SSRI hanno almeno 34 stuudi e 26 avvertimenti da parte di autorità regolatorie che mettono in guardia riguardo ai pericoli di questi farmaci.
Vi è una storia dolorosamente lunga e corposa di sospetti riguardo al ruolo dei farmaci nello scatenarsi di episodi di violenza. Una lista incompleta è stata pubblicata di anno in anno da Renovatio 21 – la prima volta, pensate un po’, un lustro fa.
Non vi sono solo sospetti a dire il vero: uno studio pubblicato nel 2010 da PLOS One concludeva che «gli atti di violenza nei confronti degli altri sono un evento avverso di droga reale e grave associato a un gruppo relativamente piccolo di droghe. La vareniclina, che aumenta la disponibilità di dopamina, e gli antidepressivi con effetti serotoninergici sono stati i farmaci più fortemente e costantemente implicati. Sono necessari studi prospettici per valutare sistematicamente questo effetto collaterale per stabilire l’incidenza, confermare le differenze tra i farmaci e identificare ulteriori caratteristiche comuni».
La sertralina è una prescrizione estremamente popolare. È praticamente che il lettore non abbia tra le proprie conoscenze nessuno che non ne faccia uso. Immaginiamo per aritmetica vi sua un certo numero di nostri lettori che ne fa uso. I dottori che si oppongono alla psicofarmaceutica di massa ci sono, ma si nascondono, esattamente come quelli che si oppongono ai vaccini.
Torniamo ai casi dei nostri giorni. Di uno, abbiamo, incredibilmente, il nome della sostanza. Secondo il Corriere della Sera, all’accoltellatore del centro commerciale milanese erano state prescritte «5 mesi fa gocce di benzodiazepine». C’è la possibilità di antichi danni cerebrali da acido lisergico, tuttavia per il momento c’è una certezza, lo psicofarmaco prescrittogli: «dovrà essere verificato se sia vero ciò che Tombolini narra alla GIP e all’avvocato (…) e cioè di essere stato 20 anni fa “in cura” da uno psichiatra per il consumo di LSD. Nei test del tossicologico eseguiti giovedì è emerso solo l’uso di benzodiazepine».
Nel sangue aveva quelle: benzodiazepine.
Riguardo al carabiniere comasco, che era già stato psichiatrizzato, non sappiamo quali farmaci possano essere coinvolti. Per il suicida del Circo Massimo nemmeno. Sappiamo tuttavia che i dottori una prescrizione per un «innocuo» antidepressivo la negano difficilmente.
Ora, unite i puntini con noi.
Cos’è aumentato durante la pandemia? Sì, l’assunzione di psicofarmaci – compresi i bambini , dove toccherebbero il 19,7% delle prescrizioni pediatriche. Il lockdown ha depresso tutti: e allora, pensa il dottorino della mutua, perché non prescrivere più psicodroghe legali a tutti?
E se mai questi farmaci avessero come effetto collaterale quello di aumentare l’aggressività delle persone, cosa succederebbe alla popolazione del Paese?
La cosa è discussa perfino nei foglietti illustrativi della sertralina, sia pur solo per quel che riguarda «bambini e adolescenti»: «i pazienti di età inferiore ai 18 anni presentano un maggiore rischio di effetti indesiderati, come tentativo di suicidarsi, pensieri di volersi fare del male o di uccidersi (pensieri suicidari) e comportamento ostile (principalmente aggressività, comportamento di opposizione e rabbia) quando trattati con questa classe di medicinali».
Ammettiamo di non capire bene cosa succeda ad un cervello dopo il 18° anno di età: le reazioni che si possono avere a questo farmaco differiscono tra prima e dopo il compleanno della maggiore età? È possibile che alcuni cervelli continuino a reagire in questo modo disforico alle pasticche anche da adulti?
In realtà, non è importante nemmeno essere maggiorenni, in realtà, perché, dice sempre il bugiardino, «tuttavia», nonostante i pericolo sopra descritti «è possibile che il medico decida di prescrivere» il farmaco «a un paziente di età inferiore ai 18 anni se ciò è nell’interesse del paziente».
L’interesse del paziente. Non credo vi sia bisogno di commentare il capolavoro di linguistica medico-farmaceutica dell’apparato sanitario, tuttavia facciamo notare che di «interesse del paziente» in Italia ce ne è tanto, tantissimo.
Ricordate come nel 2018 emerse che unendo tutte le categorie psicofarmacologiche – ansiolitici, sonniferi e antidepressivi – l’Italia toccava gli 11 milioni di consumatori, cioè il 20% della popolazione.
La traiettoria che si può tracciare è sempliciotta. Il COVID ha generato la clausura, quindi l’ansia, quindi lo psicofarmaco. Conoscete il detto: farmaco chiama farmaco. E in un sistema che già prima della pandemia registrava una piena inclinazione per le droghe cerebrali: il consumo totale dei farmaci antipsicotici in Italia tra il 2014 e il 2020 sarebbe aumentato del 20%.
La situazione è migliorata? No. E ci ritroviamo, in effetti, con le strade sempre più solcate da auto aggressive, e violenze giovanili e criminali sempre più disinibite.
E aggiungiamo qui la domanda: adesso che sappiamo che anche le forze dell’ordine possono assumere questi farmaci, quali effetti «ondulatori» potrebbero avere questi effetti collaterali sulla repressione delle manifestazioni antigoverno in arrivo nel prossimo gelido e povero inverno?
Non è una domanda da poco – tuttavia, notiamo, nessuno prima di noi, ci sembra, se l’è posta mai.
Tuttavia, abbiamo già scritto su Renovatio 21 che il muro sulla correlazione tra psicofarmaci e stragi, massacri in famiglia, omicidi-suicidi e perfino incidenti aerei potrebbe crollare. Ma capite che davanti abbiamo sempre lo stesso nemico: Big Pharma, e la sua influenza malvagia.
Pensavate che le farmaceutiche hanno iniziato ad avvelenare le persone e manipolare il sistema per insabbiarne gli effetti dai vaccini COVID?
Eh, no. Noi questa battaglia stiamo cercando di portarla avanti da anni. Ora, se arriva qualcuno e vi dice che questi «inspiegabili» atti di violenza pubblica sono da mettere in conto ad una generica «follia» raggiunta dalla nostra società, vi sta facendo perdere tempo, o vi sta ingannando. Le correlazioni tra psicodroghe ed esplosioni dell’aggressività umana vanno trovate e segnalate.
Il problema va trattato alla radice. Non abbiamo tempo da perdere con la sociologia o la poesia. Non ci sono solo cause intangibili agli orrori dell’ora presente: c’è la realtà della modifica biologica dell’essere umano per via medico-farmaceutica.
L’umanità sta venendo alterata biochimicamente, lo sapete: con i vaccini, e financo con il cibo, dove gli oligarchi della morte stanno facendo grandi investimenti.
L’uomo è sotto attacco fin dentro al suo cervello, che viene cambiato nelle sue funzioni molecolari. Che vi rendano mansueti e rincoglioniti, o ossessionati ed assassini, sospettiamo che per i padroni del sistema vada bene comunque. L’importante è guastare l’essere umano, fatto ad immagine di Dio. E cercare deviarne l’anima, a partire dalla sua mente.
Questo è il quadro in cui stiamo giocando – in cui stiamo vivendo.
Una battaglia per la nostra anima. Vi prego: non consegnatela al nemico. Mai.
Roberto Dal Bosco
Psicofarmaci
Come gli psicofarmaci per bambini ottengono l’approvazione statale
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Alcuni ricercatori, in un articolo pubblicato su JAMA Psychiatry, sostengono che l’etichetta di Exxua, un antidepressivo approvato dalla FDA, metta in evidenza i risultati positivi degli studi clinici, omettendo al contempo numerosi studi che non sono riusciti a dimostrare l’efficacia del farmaco rispetto al placebo. Per i genitori, l’approvazione della FDA può significare la vita o la morte dei propri figli.
Quando Charay Gadd-Spencer pensa a sua figlia, ricorda una ragazza che amava disegnare, giocava a calcio tutto l’anno nel Michigan e sognava di diventare pilota dell’aeronautica. London Izabella-Ryén Gadd aveva anche una passione per i viaggi e adorava fare gite in Messico con la sua famiglia.
Ma nel luglio del 2024, London disse a sua madre di aver bisogno di aiuto per l’ansia. Nel giro di pochi giorni, le fu prescritta la fluoxetina, un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI) comunemente noto come Prozac. Meno di un mese dopo, si tolse la vita. Aveva 12 anni.
«L’abbiamo persa 23 giorni dopo che le erano stati prescritti farmaci psichiatrici», ha dichiarato Gadd-Spencer a The Defender. «Non mi era stato detto che alcuni bambini possono manifestare acatisia, appiattimento emotivo, agitazione, impulsività, peggioramento del comportamento o improvvisi pensieri suicidi».
La morte della figlia ha spinto Gadd-Spencer a interrogarsi sulle modalità di valutazione e approvazione dei farmaci psichiatrici da parte della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, in particolare quelli prescritti ai bambini.
«Non riesco a toccare, vedere, annusare, sentire o ricordare nulla senza pensare a London», ha detto Gadd-Spencer. «Questa è una condanna a vita per la nostra famiglia. Ho perso mia figlia, ma ho perso anche l’illusione che qualcosa sia sicuro solo perché approvato dalla FDA, prescritto da un medico o definito cura standard».
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La FDA ha respinto questo SSRI per ben quattro volte, per poi approvarlo nel 2023.
Le domande relative alle modalità di approvazione degli antidepressivi sono riemerse in seguito a una nuova analisi del farmaco Exxua, un SSRI noto genericamente come gepirone.
I ricercatori, in un articolo pubblicato su JAMA Psychiatry, hanno esaminato la lunga storia regolamentare del farmaco. Hanno concluso che l’ etichettatura approvata dalla FDA enfatizza i risultati positivi degli studi clinici, omettendo però numerosi studi che dimostravano come il farmaco non fosse più efficace di un placebo.
I ricercatori hanno esaminato 13 studi di efficacia presentati alla FDA. Hanno scoperto che solo due studi sul trattamento acuto hanno mostrato risultati positivi, mentre la maggior parte non è riuscita a dimostrare la superiorità del farmaco rispetto al placebo.
Tre studi hanno rilevato che il farmaco è statisticamente inferiore a un comparatore attivo, ovvero un trattamento o una terapia già esistente utilizzata come termine di paragone in una sperimentazione clinica.
La FDA ha respinto Exxua per ben quattro volte e un comitato consultivo nel 2015 ha votato che l’efficacia non era stata dimostrata. Ciononostante, la FDA ha approvato il farmaco nel 2023 dopo che i funzionari dell’agenzia hanno concluso che soddisfaceva i requisiti di legge per l’approvazione.
Gli autori dello studio hanno affermato che il caso illustra come la FDA possa applicare una «flessibilità normativa», valutando la significatività statistica e le prove raccolte nei diversi studi.
Sostenevano che l’etichettatura dei farmaci dovesse includere tutti gli studi clinici adeguati e ben controllati, non solo quelli «con esiti positivi, in modo che i medici possano prendere decisioni di prescrizione più consapevoli».
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La FDA ha approvato Exxua sulla base di due studi clinici che hanno coinvolto 442 adulti.
Secondo la FDA, Exxua è stato approvato nel settembre 2023 sulla base di due studi clinici randomizzati, controllati con placebo, della durata di otto settimane, che hanno coinvolto 442 adulti affetti da disturbo depressivo maggiore.
I pazienti trattati con il farmaco hanno mostrato un miglioramento maggiore sulla scala di valutazione della depressione di Hamilton rispetto al gruppo placebo.
La FDA ha affermato che i partecipanti allo studio erano prevalentemente donne (65%), bianchi (69%) e di età inferiore ai 65 anni (99%), con il 13% che si identificava come ispanico o latino. I dati sulla sicurezza sono stati ricavati da oltre 1.600 pazienti in ulteriori studi clinici.
L’agenzia ha concluso che i pazienti trattati con Exxua hanno mostrato un miglioramento maggiore dei sintomi depressivi dopo otto settimane rispetto a quelli che hanno ricevuto un placebo.
La FDA ha inoltre segnalato gli effetti collaterali più comuni, tra cui vertigini, nausea, insonnia, dolore addominale e dispepsia (indigestione cronica).
L’agenzia ha inoltre avvertito che il farmaco potrebbe aumentare il rischio di prolungamento dell’intervallo QT, una condizione che può portare ad arresto cardiaco improvviso, sindrome serotoninergica ed episodi maniacali nelle persone affette da disturbo bipolare.
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Studio: Dobbiamo comprendere le evidenze normative alla base dei nuovi farmaci psichiatrici
Uno studio separato, pubblicato su JAMA Network Open, ha rilevato che tra il 2013 e il 2024 la FDA ha approvato 16 nuovi farmaci psichiatrici sulla base di evidenze provenienti da studi clinici cruciali.
I ricercatori hanno esaminato le richieste di autorizzazione, i disegni degli studi clinici e i dati di efficacia per valutare la solidità delle prove a supporto delle decisioni di approvazione.
Hanno osservato che lo sviluppo di farmaci psichiatrici presenta sfide uniche perché le diagnosi psichiatriche non dispongono di biomarcatori validati e la biologia alla base di molte patologie rimane poco compresa.
Lo studio ha concluso che comprendere le evidenze normative alla base di queste approvazioni è sempre più importante con l’emergere di nuove terapie per la depressione, la psicosi, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e altre patologie psichiatriche.
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Gli standard di approvazione della FDA consentono «frequentemente» risultati contrastanti
Gli esperti medici intervistati da The Defender hanno affermato che non è insolito che la FDA approvi farmaci anche quando diversi studi clinici non riescono a dimostrarne l’efficacia.
Il dottor Josef Witt-Doerring, psichiatra ed ex funzionario medico della FDA, ha affermato che il consolidato quadro di approvazione dell’agenzia consente «frequentemente» ai farmaci di raggiungere il mercato nonostante i risultati incoerenti delle sperimentazioni e le argomentazioni presentate dai professionisti medici.
«Molti ricercatori, tra cui alcuni scienziati della FDA, hanno sostenuto che il criterio dei “due studi positivi” permette che i risultati casuali giochino un ruolo troppo importante se numerosi altri studi risultano negativi», ha affermato Witt-Doerring.
«Secondo gli standard attuali, l’approvazione potrebbe essere ancora possibile se la FDA concludesse che i risultati positivi degli studi sono convincenti e quelli negativi non sono definitivi», ha aggiunto.
La FDA generalmente richiede «prove sostanziali di efficacia», uno standard legale che storicamente è stato soddisfatto attraverso almeno due studi clinici adeguati e ben controllati che ne dimostrassero il beneficio.
I funzionari dell’agenzia, tuttavia, valutano la totalità delle prove anziché basarsi esclusivamente sul numero di studi positivi o negativi.
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Le associazioni a tutela dei pazienti chiedono maggiore trasparenza.
Secondo le associazioni a tutela dei pazienti, il processo di approvazione dovrebbe fornire a medici e pazienti un quadro più completo delle prove disponibili.
Kim Witczak, il cui marito si è suicidato cinque settimane dopo aver ricevuto la prescrizione dell’antidepressivo Zoloft, ha affermato: «il sistema funziona solo quando c’è completa trasparenza e una supervisione veramente indipendente».
«La questione è molto più ampia di un singolo farmaco. Gli studi clinici vengono progettati, finanziati, gestiti, analizzati e presentati dallo sponsor. Le aziende farmaceutiche fanno ciò per cui sono state create, ovvero sviluppare prodotti e immetterli sul mercato presentando la documentazione più solida possibile per l’approvazione» ha aggiunto Kim Witczak.
«Dal punto di vista dell’azienda, la FDA rappresenta l’ostacolo da superare per immettere un prodotto sul mercato. La responsabilità della FDA è quella di valutare in modo indipendente le prove e determinare se i benefici superano i rischi».
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Le preoccupazioni relative alla segnalazione selettiva dei risultati degli studi sugli antidepressivi erano precedenti al caso Exxua.
Uno studio fondamentale del 2008, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha confrontato 74 studi clinici sugli antidepressivi registrati presso la FDA, che coinvolgevano oltre 12.500 pazienti, con gli studi che sono stati poi pubblicati su riviste mediche.
I ricercatori hanno scoperto che quasi un terzo degli studi non è mai stato pubblicato. I risultati negativi o discutibili venivano spesso ignorati o presentati in modo da suggerire esiti favorevoli.
Tra la letteratura pubblicata, il 94% degli studi sugli antidepressivi sembrava riportare risultati positivi. Tuttavia, la revisione completa degli stessi studi da parte della FDA ha rilevato che solo il 51% ha dimostrato risultati positivi.
I ricercatori hanno concluso che la pubblicazione selettiva ha gonfiato l’efficacia apparente degli antidepressivi di circa il 32%.
«La segnalazione selettiva dei risultati degli studi clinici può avere conseguenze negative per i ricercatori, i partecipanti allo studio, gli operatori sanitari e i pazienti», hanno scritto gli autori.
Secondo quanto riportato, una base di prove incompleta può produrre “stime irrealistiche dell’efficacia dei farmaci” e distorcere il rapporto percepito tra benefici e rischi di un farmaco.
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Critici: è più probabile che vengano pubblicati gli studi con risultati favorevoli rispetto a quelli con risultati negativi
I critici del processo di approvazione dei farmaci sostengono che gli studi favorevoli continuano a ricevere un’attenzione sproporzionata, mentre i risultati negativi rimangono inediti, poco riportati o assenti dai materiali destinati ai medici.
La questione ha ricevuto particolare attenzione in ambito psichiatrico, dove l’esito dei trattamenti si basa spesso su scale di valutazione soggettive dei sintomi piuttosto che su marcatori biologici oggettivi.
Il dottor Peter Gøtzsche, professore emerito, specialista in medicina interna e direttore dell’Istituto per la libertà scientifica di Copenaghen, è stato un critico schietto della regolamentazione farmaceutica.
Nel suo libro del 2013, «Medicinali mortali e criminalità organizzata : come le grandi aziende farmaceutiche hanno corrotto l’assistenza sanitaria», cita l’antidepressivo lamotrigina come esempio di quella che, a suo avviso, è una dipendenza selettiva dalle prove positive.
«Per questo farmaco sono stati pubblicati solo due studi con risultati positivi, mentre sette ampi studi con esiti negativi non lo sono stati», scrive. «Ma la FDA ha considerato gli altri studi come fallimentari e ha approvato il farmaco, che si è rivelato inefficace».
Gøtzsche ha inoltre sostenuto che il pregabalin, un farmaco antiepilettico approvato dalla FDA, aumenta il rischio di comportamenti suicidari, sebbene tale conclusione rimanga oggetto di dibattito nella comunità scientifica.
Il dottor Paul Marik, pur affermando di non conoscere i dettagli specifici dell’analisi di Exuua, ha criticato nel suo complesso il processo di approvazione della FDA, definendolo «una frode scientifica».
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«Un farmaco può essere approvato dalla FDA e comunque avere effetti devastanti su un bambino»
I ricercatori che hanno analizzato Exxua sostengono che l’etichettatura del prodotto dovrebbe riassumere tutti gli studi clinici adeguati e ben controllati, indipendentemente dall’esito, in modo che i medici possano valutare l’insieme completo delle prove anziché un sottoinsieme di risultati favorevoli.
In ambito psichiatrico, dove le questioni relative all’efficacia, alla risposta al placebo e alla rilevanza clinica hanno plasmato il dibattito, il problema riguarda il modo in cui i medici valutano i rischi e i benefici e la quantità di informazioni che i pazienti ricevono prima di iniziare un trattamento. Mette in luce il profondo impatto dei sistemi di regolamentazione su coloro che cercano assistenza.
Per madri come Gadd-Spencer, il metodo della FDA per autorizzare i farmaci psichiatrici può fare la differenza tra la vita e la morte.
«Il processo di approvazione della FDA ha deluso famiglie come la mia», ha affermato. «L’approvazione non è sufficiente quando gli studi clinici possono essere manipolati, limitati, nascosti, alterati, scritti da ghostwriter e presentati in modo da avvantaggiare le case farmaceutiche e il sistema più che i bambini che assumono i farmaci».
«L’approvazione non è sufficiente quando i genitori non vengono avvertiti a sufficienza, i bambini non vengono monitorati attentamente e i danni reali vengono minimizzati dopo che il farmaco è già in commercio… un farmaco può essere approvato dalla FDA e comunque devastare un bambino», ha aggiunto.
La FDA non ha risposto alle richieste di commento del quotidiano The Defender.
Henrick Karoliszyn
© 1 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Psicofarmaci
«Nessuno me l’aveva detto»: un’ex paziente psichiatrica denuncia i pericolosi effetti collaterali degli psicofarmaci
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Laura Delano, ex paziente psichiatrica, ha dichiarato ai legislatori che gli Stati Uniti stanno vivendo una «crisi di ipermedicalizzazione» causata da un sistema di salute mentale che prescrive farmaci a vita senza fornire informazioni chiare sui rischi di tali farmaci o su come interromperne l’assunzione in sicurezza. Ha sottolineato che nel 2024 700.000 adolescenti hanno tentato il suicidio, nonostante il continuo aumento delle prescrizioni di antidepressivi.
Il sistema di salute mentale sta deludendo i bambini trattando le difficoltà quotidiane come «malattie croniche che richiedono una terapia farmacologica a vita», ha dichiarato questa settimana ai legislatori Laura Delano, ex paziente psichiatrica.
«Quella che definiamo crisi di salute mentale è, in larga parte, una crisi di ipermedicalizzazione», ha affermato durante una tavola rotonda tenutasi il 26 marzo presso la Sottocommissione per l’assistenza sanitaria e i servizi finanziari della Commissione per la supervisione e la riforma del governo della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.
Delano ha affermato che molte delle difficoltà che le persone affrontano sono «radicate nell’alimentazione, nel sonno, nello stress, nei traumi, nell’abuso di sostanze, nelle relazioni, nella vocazione, nell’ambiente, nell’economia, nel significato, nella fede e nello scopo della vita». Eppure, ha aggiunto, il sistema spesso riduce questi problemi a diagnosi mediche.
Basandosi sulla sua esperienza personale di 14 anni nel sistema di salute mentale, Delano ha spiegato ai legislatori che la sua situazione riflette una tendenza più ampia.
Delano, ora fondatrice di Inner Compass Initiative e autrice di Unshrunk: A Story of Psychiatric Treatment Resistance, ha affermato che sempre più americani cercano assistenza per la salute mentale, ma i risultati, compresi i tassi di suicidio tra i giovani, continuano a peggiorare.
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«Da due farmaci sono passati a tre, poi a quattro, poi a cinque. La mia vita è andata in pezzi»
Delano ha raccontato di aver iniziato le cure a 13 anni. Le è stato diagnosticato un disturbo bipolare e le è stato detto che avrebbe avuto bisogno di farmaci per tutta la vita.
«Vi viene detto che si tratta di una malattia incurabile. Che ve la porterete dietro per tutta la vita. Che è gestibile con i farmaci, ma che non ne guarirete mai», ha affermato. «Ed è questa la storia che viene raccontata a moltissime persone riguardo a queste patologie, il che semplicemente non è vero».
Col tempo, le sue diagnosi si sono ampliate e le sue prescrizioni si sono moltiplicate.
«Da due farmaci sono passati a tre, poi a quattro, poi a cinque», ha detto. «La mia vita è andata in pezzi».
Ha detto di essere ingrassata, di aver sviluppato problemi di salute cronici e di essere diventata «sempre più ansiosa e con tendenze suicide».
«Alla fine, non ero più in grado di lavorare né di prendermi cura di me stessa», ha detto.
Delano ha dichiarato ai legislatori che la sua esperienza evidenzia una mancanza di consenso informato.
Nessuno mi ha detto che molti farmaci psichiatrici sono stati approvati sulla base di studi clinici della durata media di 6-12 settimane, o che gli effetti a lungo termine dell’assunzione contemporanea di più farmaci non sono mai stati adeguatamente accertati.
Ha affermato di non essere stata avvertita del fatto che i farmaci potessero causare «gravi problemi di salute fisica», compromettere la funzione sessuale o, in alcuni casi, aumentare i pensieri suicidi.
Quando ha cercato di smettere di assumere i farmaci, ha detto di aver avuto sintomi di astinenza, ma le è stato detto che si trattava di una ricaduta.
«Nessuno mi ha detto che quello che ho provato… era una crisi di astinenza», ha affermato. «Invece, mi è stato detto che il mio peggioramento significava che la mia malattia era così grave da essere ormai resistente a qualsiasi trattamento».
A 25 anni, Delano disse di credere che non ci fosse più speranza. Tentò il suicidio.
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«Questa è la prossima crisi degli oppioidi, e credo che sarà ancora più grave»
La testimonianza della Delano giunge in un momento in cui le condizioni di salute mentale peggiorano, nonostante il continuo aumento delle diagnosi e delle prescrizioni.
Dal 2007 al 2021, il tasso di suicidi tra le persone di età compresa tra 10 e 24 anni è aumentato del 62%. Nel 2023, oltre 49.000 americani sono morti per suicidio, il numero più alto mai registrato, circa 20.000 in più rispetto al 2000.
Nel 2024, tra gli adolescenti, 2,6 milioni hanno riferito di aver avuto pensieri suicidi seri, 1,2 milioni hanno elaborato un piano e 700.000 hanno tentato il suicidio.
Allo stesso tempo, le diagnosi sono aumentate vertiginosamente. Oggi, circa il 23,4% degli adulti statunitensi – all’incirca 61,5 milioni di persone – ha sofferto di una malattia mentale. Questa percentuale include oltre il 36% dei giovani adulti.
L’uso di farmaci è aumentato di pari passo con questi numeri.
Dal 2006, l’uso di SSRI nei bambini è più che raddoppiato. Un rapporto del dicembre 2025 ha rilevato che 6,1 milioni di bambini statunitensi di età pari o inferiore a 17 anni assumono almeno un farmaco psichiatrico.
«Questa è la prossima crisi degli oppioidi, e credo che sarà ancora più grave», ha affermato Delano.
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I medici stanno medicalizzando sempre più la «normale infelicità umana»
Altri esperti presenti alla tavola rotonda hanno sollevato preoccupazioni simili in merito alla diagnosi e al trattamento.
La dottoressa Sally Satel, psichiatra e ricercatrice senior presso l’American Enterprise Institute, ha affermato che i medici spesso confondono il confine tra depressione clinica e difficoltà della vita.
«Non saprei dire quante persone… una volta hanno ricevuto una diagnosi [di depressione], ma in realtà la loro diagnosi era semplicemente demoralizzazione», ha affermato.
«Abbiamo bisogno di farmaci per questo?», ha chiesto Satel. In alcuni casi, ciò che i pazienti hanno bisogno di sentirsi dire è: «La tua vita è difficile. Stai reagendo in modo razionale a una vita difficile», ha affermato.
Satel ha anche affermato che gli psichiatri non prescrivono la maggior parte dei farmaci psichiatrici.
Secondo lei, molte delle prescrizioni vengono scritte dai medici di base e dagli operatori sanitari di livello intermedio. «Questo è sicuramente… un problema».
«Stiamo ricorrendo a diagnosi eccessive», ha aggiunto. «Stiamo trasformando… la normale infelicità umana in… diagnosi per le quali poi prescriviamo farmaci che probabilmente non funzioneranno».
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«Insistere su quello che stiamo facendo… non ci porterà da nessuna parte»
Il dottor David Hyman, medico e giurista, ha tracciato una distinzione simile.
«Tristezza e depressione sono due cose diverse», ha affermato. Il trattamento, ha aggiunto, dovrebbe concentrarsi sulla seconda, e non necessariamente sui farmaci.
Ha inoltre messo in guardia contro un sistema che tende sempre più a prescrivere farmaci. «Insistere su ciò che stiamo facendo, che non funziona, non ci porterà da nessuna parte migliore di dove siamo già», ha affermato.
Hyman ha messo in discussione le modalità di valutazione nel tempo dei farmaci psichiatrici.
Sebbene i farmaci debbano dimostrare sicurezza ed efficacia per ottenere l’approvazione, ha affermato, non esiste un sistema coerente per studiare gli effetti a lungo termine o cosa accade quando i pazienti smettono di assumerli.
«Non esiste un meccanismo o una rivalutazione sistematica delle cose dopo che sono state approvate», ha affermato.
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La riduzione graduale del dosaggio può richiedere non solo mesi, ma anni.
Delano ha affermato che tale divario è particolarmente evidente quando i pazienti cercano di ridurre gradualmente l’assunzione di farmaci. Alla domanda su quanto spesso i pazienti ricevano informazioni complete sulla loro diagnosi e sui farmaci, ha risposto: «da quello che ho visto, mai».
«Ci sono voluti 13 anni per capire che dovevo uscirne», ha detto Delano. Ma smettere di drogarsi è «incredibilmente difficile».
«Abbiamo un sistema che rende incredibilmente facile iniziare ad assumere questi farmaci, che in realtà erano stati studiati solo per un uso a breve termine», ha affermato. «Eppure, la maggior parte delle persone li assume a lungo termine per anni e non ha vie di fuga sicure».
Senza indicazioni chiare, le persone spesso interrompono la terapia troppo bruscamente, si sentono peggio e presumono di aver bisogno dei farmaci a tempo indeterminato, ha affermato.
Delano ha richiesto etichette dei farmaci aggiornate, campagne di informazione pubblica e linee guida cliniche per una riduzione graduale del dosaggio.
Ha sottolineato che questi farmaci possono creare dipendenza fisica. «Non si tratta di dipendenza vera e propria, è diversa», ha precisato. È un effetto biologico che può rendere difficile smettere di assumerli.
«Sembra inconcepibile che una capsula… possa richiedere una riduzione graduale… non solo nell’arco di mesi, ma di anni», ha affermato. Eppure, per alcuni pazienti, questo livello di riduzione graduale è necessario, ha aggiunto.
Ora, a 16 anni dalla sospensione dei farmaci psichiatrici, Delano afferma che la sua esperienza è la forza trainante del suo lavoro.
«È urgente comprendere meglio cosa accade nel cervello e nel corpo delle persone che assumono questi farmaci a lungo termine e quando cercano di interromperne l’assunzione», ha affermato.
Jill Erzen
© 1 aprile 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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