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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier

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Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85 (estate 2013).

 

Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!

 

Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.

 

Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.

 

La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.

 

Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».

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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.

 

E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.

 

È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!

 

Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.

 

Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».

 

E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»

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Spirito

Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

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Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.   In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.   «La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.   «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.   Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.   All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.   «Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».   «Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».  

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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

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Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.

 

«La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.

 

Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».

 

Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».

 

La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.

 

Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.

 

Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.

 

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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

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Spirito

La costituzione della Chiesa viene da Cristo, non da un’opinione

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa decima parte ricorda che la struttura gerarchica della Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo stesso: il Papa ne è il Pastore supremo e i vescovi esercitano il loro potere di governo sotto la sua autorità. La Chiesa non può, pertanto, essere trasformata in una struttura parlamentare o democratica soggetta alle opinioni del momento o alle aspettative del mondo.  

IX. Il Romano Pontefice, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa

73. Riconosco nel Romano Pontefice il successore di San Pietro, Vicario di Gesù Cristo, Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per divina istituzione, una vera e propria suprema, plenaria, immediata e universale giurisdizione su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa.   74. Credo che tale autorità non gli venga conferita da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, che ha istituito questo ufficio per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa.   75. Riconosco che, in virtù di questo potere intrinseco e autentico, pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutte le questioni inerenti al legittimo esercizio del suo ufficio. Così, salvaguardata l’unità di comunione con il Romano Pontefice e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un solo gregge sotto un solo pastore supremo.   76. Riconosco inoltre che i vescovi sono i successori degli Apostoli, il che li rende veri pastori per diritto divino, possedendo nella Chiesa, per volontà di Cristo, una giurisdizione particolare e subordinata, che ricevono direttamente dal Romano Pontefice. Uniti a quest’ultimo nella sottomissione alla sua suprema autorità, esercitano legittimamente la propria autorità nelle rispettive diocesi, come stabilito dallo Spirito Santo nell’ordine gerarchico voluto da Cristo.

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77. Riconosco inoltre che il corpo dei vescovi, unito al suo capo il Romano Pontefice e mai senza questo capo, può essere soggetto straordinario e non permanente di un potere plenario e supremo sulla Chiesa universale, ma che ciò avviene solo per atto di un concilio ecumenico, su iniziativa e ordine dell’unico Sommo Pontefice, e nei limiti della sua esclusiva volontà.   78. Respinggo pertanto le concezioni collegiali che vorrebbero rendere il collegio episcopale un’entità giuridica permanente all’interno della Chiesa, o un secondo soggetto del potere supremo, distinto dal successore di Pietro. La costituzione monarchica della Chiesa è divinamente voluta e immutabile, e tale rimarrà fino alla fine dei tempi, poiché nessuno può ridefinire la funzione che Cristo stesso ha conferito a Pietro nella sua Chiesa.   79. Allo stesso modo, respingo gli approcci sinodali che tendono a trasformare la Chiesa gerarchica in una struttura consultiva, parlamentare o democratica, soggetta alle mutevoli opinioni del popolo cristiano o alle pressioni del mondo. La coscienza collettiva dei fedeli, le indagini pastorali, le sensibilità culturali e le aspettative del mondo non sono fonti di Rivelazione. Il legittimo ascolto delle anime non può mai trasformarsi in un continuo adattamento della vita della Chiesa, della sua dottrina e della sua costituzione divina allo spirito del mondo, con il pretesto di interpretare il «sensus fidei» del popolo di Dio.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine: Cristo Pantocratore, duomo centrale, monastero di Gracanica. Immagine di BLAGO Fund, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International   
 
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