Pensiero
Estasi ed orrore del tramonto occidentale. È un grande onore vivere un tempo come questo
Renovatio 21 ripubblica il video di una conferenza tenuta fondatore Roberto Dal Bosco tenutasi oramai quasi una decade fa. Si tratta dell’intervento per l’edizione 2014 del Convegno di Civitella del Tronto, organizzato come ogni anno dall’imbattibile Pucci Cipriani.
Lo riproponiamo perché molti dei temi sono ancora, incredibilmente di stretta attualità: il mondo sembra non essersi mosso più di tanto. Pensiamo all’enantiodromia atomica tra USA e Russia, tanto trattata da Renovatio 21, la competizione nell’abisso termonucleare che come notato qui già si trascinava dalla Guerra Fredda, forse anche da prima, e che era più presente che mai nel 2014 e oscenamente sbattutaci in faccia da questo 2022.
Pensiamo a quella che, già allora era chiaro da lustri, è l’importanza globale, storica e metastorica di Vladimir Putin, del suo pensiero (come espresso nei discorsi al Club Valdai) e delle sue azioni, e quindi, di fronte alla catastrofe papale presente, alla necessità di un nuovo ghibellinismo di matrice russa.
Pensiamo a quando, parole che possono sembrare ora profetiche, si dice del progetto per «isolare la Russia, istigandole contro la sua stessa culla, l’Ucraina».
«Mai nel grande giuoco contro la Russia – giuoco che Washington ha ereditato dall’Impero britannico – gli americani si erano spinti sino ad incendiare il cancello d’ingresso di Santa Madre Russia, la porta d’oro di Kiev. Mai attacco fu più diretto, sfrontato. Signori e signori, questa è la fase vera della Guerra Fredda, che fredda non è più. Una polveriera termonucleare, ecco cosa è la questione Ucraina».
No, la situazione delle cose del mondo non è cambiata.
Quanto al finale, con l’appello alla creazione di «un partito integralmente cattolico», ci rendiamo conto dell’amarezza.
Si parlava di «un partito di cristiani dalla Fede incrollabile, capaci – oggi più ancora dei tempi della Guerra Fredda – di creare la prosperità necessaria a vivere in pace, capaci di lottare per il futuro dei propri nipoti, capaci di difendere le genti dai pericoli inenarrabili che attorniano ora la vita umana.
Di una forza politica «per testimoniare il primato dell’Essere, il diritto delle nuove generazioni a fiorire, il diritto dell’Uomo a dominare sull’Universo visibile, e prosperare indefinitamente, secondo il comandamento di Dio: “Andate, e moltiplicatevi”».
Fa quasi male sentire queste parole e poi guardare il panorama ridicolo e devastato del cattolicesimo dell’ora presente.
Ahinoi, in questi otto anni nessun passo è stato fatto in questa direzione, a meno che non si voglia considerare qualche fenomeno grottesco e biodegradabile che fa perdere tempo alla gente.
Tuttavia, non perdiamo la speranza. Si prepara ora un’era molto, molto più buia del 2014 e degli anni successivi.
Un tempo in cui siamo chiamati a riorganizzare definitivamente le forze residue per provare a salvare il XXI secolo dalla Cultura della Morte.
Sotto riportiamo il testo preparato per la conferenza.
Estasi ed orrore del tramonto occidentale
Ci troviamo davanti ad un mondo che si sente al suo culmine.
Gli anni Novanta ci hanno consegnato la vittoria sul Comunismo. La sbornia di questo mondo unipolare, che quasi sente di aver risolto per sempre le sue contraddizioni, non è – ammettiamolo – ancora passata.
Il pensiero unico tuttora domina il discorso sociale, ovunque. Liberismo, democrazia, pace, sostenibilità… Francis Fukuyama parlava di «fine della Storia», Jean Baudrillard di «sciopero degli eventi». Come nel sogno hegeliano, la vicenda dell’uomo pareva aver trovato la sintesi finale, il superamento. E come ogni sogno idealista, siamo innanzi, ovviamente, ad un incubo.
Gli anni Novanta ci hanno consegnato un altra grande novità: internet. Un medium, ci hanno raccontato, che ci avrebbe reso tutti più liberi, più ricchi, più intelligenti.
Quello che è successo lo sappiamo tutti: la società è divenuta più povera, più stupida, più rabbiosa, più segregata nel vizio e nella solitudine. Ho recentemente scritto un libro su internet e sul partito che crede di rappresentarla, il quale ha ora in Italia un quarto dei voti del Paese. Ho ricevuto, l’altro giorno, qualcosa come cinquemila messaggi di scherno, di odio, di minaccia. Nessun ragionamento è più possibile, in un medium che è ora totalmente dominato dal risentimento e dalla disarmonia, e la coesione fra persone è solo un brodo tossico.
Internet e la telematica hanno distrutto, certamente con altre mostruosità portate dal modernismo come la globalizzazione e il mercatismo, l’economia italiana, facendo migrare la manifattura e l’industria di precisione verso l’Asia ed ora persino l’Africa.
L’Italia è un paese in ginocchio. Lo è di sicuro moralmente, lo è in via definitiva anche economicamente.
Il tutto mentre persevera il mito delle meravigliose sorti progressiva della UE, mentre ci raccontano che in fondo basterà fare qualche sacrificio per restare aderenti ad un apparato che in realtà, oltre a sovratassarci e pervertire i nostri figli, ci disprezza.
E sì che ci avevano detto che l’Europa Unità sarebbe stato un super-stato edenico, una cornucopia di prosperità e giustizia. Se leggete Repubblica o il Corriere, potete ancora trovare, sia pure in modo sempre piu sbiadito, questa idea.
L’oramai più che centenario «Oscar della massoneria», il premio Nobel, è stato assegnato l’anno passato ad un ghignante Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, che nega di essere membro di una loggia. Atto di onanismo esibizionista al limite dell’autismo, reso tollerabile solo dalla persistenza dell’idea del Sol dell’Avvenire europoide, il benessere dei popoli uniti, la bella bandierina con le 27 stelline…
L’Europa, infine, in questa promessa di Estasi si è perduta, ed è divenuta quel locus horriblis che ero tutti abbiamo sotto gli occhi: Eurosodoma.
L’Europa si eclissa, l’occidente («Abendland» per germanici, ossia la «terra della sera») muore dunque con il suo ultimo sole. L’occidente – sempre restando all’etimologia – si uccide. Il suicidio dell’Europa è sotto i nostri stessi occhi, e con tutto il suo orrore.
L’Europa, argomento di questo convegno a cui ho l’onore di essere stato invitato, è oramai stretta definitivamente nella morsa genocida della Cultura della Morte.
L’Europa vota per il suo suicidio, lo prepara con cerimonie sempre più oscene. L’eutanasia dei bambini belgi è uno degli esempi, nemmeno il più sconvolgente.
L’Europa è umanamente corrotta, e politicamente insignificante. Si diceva tre lustri fa: «L’Europa è un nano politico ed un gigante economico»: ora, con la mostruosa decrescita economica, non possiamo più nemmeno dire questo. Ictu oculi, l’Europa è un nano malefico, e basta.
L’Europa non è nulla. La vacca Europa è la flaccida vittima di un sacrificio al quale essa si presta con perversa docilità, muggendo appena, dopo che diavoli di ogni sorta hanno succhiato via il suo latte prezioso.
Se vi è ancora sulle terre emerse una battaglia tra il Bene ed il Male, gli attori protagonisti vanno cercati ai lati del vecchio continente. Paradossalmente, sia pure a parti invertite ed in un quadro infinitamente più complesso, abbiamo capito proprio negli ultimi anni che si riproduce quella medesima enantiodromia – pericolosamente drogata da armi termonucleari – che abbiamo visto nel recente passato: L’America e la Russia.
Da una parte abbiamo Washington. Sappiamo delle origini massoniche, talvolta boriosamente esibite, della nazione nordamericana. Oggi la situazione è ben più pericolosa di così. In plancia di comando, nello studio ovale, siede un personaggio che dietro la maschera tutto è meno che l’orgoglioso negro che vediamo in TV.
Barack Obama è quasi certamente stato allevato dalla CIA. La due generazioni precedenti della sua famiglia – in ispecie la nonnina bianca che dalle Hawaii finanziava Chiang Kai-Shek e ogni altra guerra asiatica (Corea, Vietnam, Indonesia, et coetera) – sono appartenute alla CIA. La madre stessa era con probabilità una spia della CIA, di elementi per pensarlo ve ne sono molti; sul padre, un kenyota che appresso alle basi militari delle Hawaii studiava russo, dubbi ve ne sono pochi.
Onore a Langley: come un antico ordine cavalleresco, alleva un suo figlio e lo infiltra sino al centro del potere, da dove ora autorizza legibus solutus lo sterminio di migliaia di persone attraverso i droni, i robot volanti seminatori di morte con i quali, nell’era Obama si è de facto militarizzata la CIA.
Non mi riesce di sorvolare qui sulle voci, certo suggestive, per cui il nonno e il padre di Obama fecero il famoso giuramento dei Mau Mau: un sacrificio umano, con squartamenti e cannibalismo, tramite il quale si entrava a far parte della setta pagana ed idolatra che gestì, con violenza inaudita (stupri, decapitazioni e quant’altro) la sanguinaria cacciata dei coloni bianchi dal Kenya. La consacrazione al «demone della montagna», come lo chiamavano i Mau Mau, valeva per tre generazioni, quindi comprenderebbe pure il Barack Hussein. Visto che il suo primo atto da Presidente fu elargire danari a multinazionali abortiste, visto che la sua riforma medica arriva all’aberrazione (che altro non è che una diabolica vendetta, vista tante volte nel corso della storia) di costringere la Chiesa a pagare gli aborti dei suoi dipendenti, non è in fondo un pensiero pazzoide credere che alla Casa Bianca risieda ora un demone, strictu sensu.
Poi, dall’altra parte, a Mosca, abbiamo un uomo differente. Abbiamo uno statista che il 19 settembre 2013, a Valdaj, parlò così:
«Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana»,
«La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale».
«E cos’altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? Oggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l’aiuto delle immigrazioni. Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche, senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori. Si devono rispettare i diritti di ogni minoranza di essere differente, ma i diritti della maggioranza non vanno posti in questione».
No, questa non è una enciclica di una Santo Papa.
Queste parole che avete inteso sono parole sante. Non vengono da un cattolico, va bene, ma sono per la mente di chi ha a cuore Vera Chiesa di Cristo, diamanti perfetti. Miracoli abbaglianti in un mondo – in una Chiesa – che ha espulso il Bene per farvi entrare ogni sorta di sozzura e malattia.
Ebbene, cari amici, ascoltate queste parole, anche a fronte dell’infame spettacolo di un Papa folle ed amorale chef dice ad una gazzetta massonica che «non vi sono valori non-negoziabili», io dico che voglio stare con un tale Imperatore. Voglio stare con lo Zar.
Voi sapete che la parola Zar, etimologicamente, viene (come la parola teutonica Kaiser), da Caesar. Cesare.
Vladimir Vladimirovic Putin parla meglio di un Papa. E finanche, crede più di un Papa – lo abbiamo visto tutti, qualche mese fa, quando diede a Bergoglio l’esempio di come si bacia un’icona, cosa che l’uomo biancovestito di San Pietro non aveva, all’apparenza, nessuna intenzione di fare.
E se sogniamo dei Re Cattolici, diciamo che adesso intorno a noi proprio non ne vediamo. Anzi, approfitto di questa occasione per chiede hic et nunc la ghigliottina per i Reali del Belgio, che hanno vidimato da poco un ulteriore sterminio medico degli infanti.
Sciolgo ogni mia perplessità, e dichiarò che al momento l’opzione unica per chi voglia difendere la Tradizione della vita umana sul Pianeta è quella di questo nuovo ghibellinismo, un ghibellinismo dalla imprevedibile matrice russa.
In questa prospettiva, certo sconvolgente per qualcuno che si è sempre orgogliosamente definito Guelfo, sull’orizzonte appare Fatima, ma pure, in qualche forma, la profezia slava della Terza Roma.
Vladimir Vladimirovic, lo sappiamo, viene dal KGB – ossia dalla più grande fucina delle persecuzioni cristiane. Molti non credono alla sua conversione, nonostante i ripetuti segni della croce davanti all’Icona della Madonna Vladimirskaja. Non so giudicare la sua fede, non posso nemmeno. Ma ricordo un romanzo, Il montaggio, che trattava della penetrazione del KGB nelle centrali culturali francesi (editori, giornali). Ad un punto del racconto, l’ufficiale del KGB malato accendeva un cero innanzi ad una icona. Nel mondo rovesciato delle spie sovietiche, forse l’ateismo era solo per le masse, mentre le spie conoscevano la verità sulla Madre di Dio. Comunque sia, la fede personale del Presidente Putin, davanti a discorsi stupendi come quelli di Valdaj, non fa testo.
L’ex KGB e i siloviki, gli uomini dei servizi ora a capo dello stato e della società russa, sono arrivati sino a di riplasmare l’onore perduto negli anni alcolici di Eltsin. La Chiesa Russa ha dal quel 25 dicembre 1991 – giorno in cui la bandiera sovietica fu per sempre ammainata, giorno ovviamente simbolico.
Alla Casa Bianca, abbiamo detto sopra, siede una creatura della CIA.
I servizi dei due Paesi – cioè gli animi più belligeranti dei rispettivi Stati – sono arrivati al potere in ambedue le grandi potenze.
Come possiamo pensare quindi che la Guerra Fredda sia finita?
La Guerra fredda non è mai stata più calda.
Lo stiamo vedendo in questi giorni della follia Ucraina, dove infuria tra morti e tensioni di intensità mai vista, la dottrina Brzezinski, lo stratega di origine polacca che ha ripreso con l’amministrazione Obama e che come tutti i polacchi cova una piagnucoloso revanscismo contro la Russia.
Isolare la Russia, istigandole contro la sua stessa culla, l’Ucraina, e domani sicuramente anche la Cina.
Mai nel grande giuoco contro la Russia – giuoco che Washington ha ereditato dall’Impero britannico – gli americani si erano spinti sino ad incendiare il cancello d’ingresso di Santa Madre Russia, la porta d’oro di Kiev.
Mai attacco fu più diretto, sfrontato. Signori e signori, questa è la fase vera della Guerra Fredda, che fredda non è più.
Una polveriera termonucleare, ecco cosa è la questione Ucraina.
Vi sono migliaia di testate atomiche ancora perfettamente puntate.
Tra le due parti, come figlio di Dio non ho dubbio alcuno su quale sia la parte dove schierarmi.
Non con i demoni neri alla casa bianca. Non con Eurosodoma. E nemmeno con quello che resta del Papato.
Ad Akita, in Giappone, la vergine apparve a Sorella Agnese Sasagawa in quella che fu l’ultima apparizione mariana riconosciuta ufficialmente da Roma. «Akuma ha, Kyōkai no naka made hairikomi» disse la Madonna. Akuma, il diavolo, entrerà sin dentro alla Chiesa. Akuma è qui, lo vediamo oramai scatenarsi su San Pietro quasi fisicamente. «Kyōkai ha, dakyō suru mono de ippai ni nari», la Chiesa sarà riempita di compromessi.
Sappiamo come andrà a finire per Nostra Signora di Akita. «Hi ga Ten kara kudari». Dal cielo calerà la pioggia di fuoco. Che sia il fuoco atomico scatenato dalla follia ucraina, non lo so.
Quale che sarà a suo momento il giudizio di Dio, forse ora non ci deve interessare. Ciò che rileva qui è altro. È quello che possiamo fare noi stessi che farà la differenza.
Quel che importa qui, è non rimanere inani davanti a questo spettacolo suicida. Lo spirito di una Ecclesia Militans, va riattivato in ogni dove. Va riacceso nella Chiesa, che è ora bramosa di sottomettersi a Moloch. Va riattivato nello Stato, nella vita civile, nel tessuto del Potere.
Quello che serve – non posso che partecipare anche io a questo coro – è un partito che sia integralmente cattolico. Non una riedizione della Democrazia Cristiana, che alla fine si è dimostrata solo un consesso di opportunisti senza Dio, incapaci di proteggere il popolo che credeva in loro e che in loro confidava con certezza.
No, serve un partito di cristiani dalla Fede incrollabile, capaci – oggi più ancora dei tempi della Guerra Fredda – di creare la prosperità necessaria a vivere in pace, capaci di lottare per il futuro dei propri nipoti, capaci di difendere le genti dai pericoli inenarrabili che attorniano ora la vita umana.
Scriveva profeticamente Marshall McLuhan: «quello che serve è la prontezza a sottovalutare il mondo nel suo insieme. Questo è possibile solo ad un cristiano».
Solo i cristiani possono vincere il Mondo, perché discepoli di colui che ha vinto anche la Morte, poiché della stirpe di quella Donna che schiaccerà la testa al Serpente.
Serve un esercito di cattolici che guardi l’abisso della realtà di oggi negli occhi.
Servono persone che sacrifichino – finanche la propria vita! – per testimoniare il primato dell’Essere, il diritto delle nuove generazioni a fiorire, il diritto dell’Uomo a dominare sull’Universo visibile, e prosperare indefinitamente, secondo il comandamento di Dio: «Andate, e moltiplicatevi». Un comandamento che in quest’ora nera in cui la Rivoluzione della Morte ha compiuto quasi del tutto il suo ciclo, diviene sovversivo, anzi – consentitemi – rivoluzionario.
In gioco c’è tanto, c’è tutto. La Salvezza dell’Uomo, della sua Anima, del mondo. La resistenza estrema del Bene quando la Morte e la sua Cultura stendono con violenza le loro mani assassine. Il Bene contro il Male, la Vita contro la Morte.
Questi sono giorni densi, incredibili. Sono giorni di pagliacci e demoni assassini, ma anche di angeli ed eroi.
Il nostro compito è uno ed uno solo: ricostruire il trono terrestre del Dio vivente.
Ricostruirlo in Italia, per ricostruire l’Europa, e la Civiltà tutta – prima o dopo l’apocalisse atomica che sia.
Mi disse un giorno un combattivo vescovo del Centrasia: «È un grande onore vivere in un tempo come questo». Sì, lo è.
E con questo, a chiunque vorrà partecipare questo progetto dico, nella lingua neoghibellina, «Spazibo». Una parola che contiene una invocazione chiarissima.
Etimologicamente è la contazione dell’antico «spasi bog», che significa, letteralmente, «Iddio vi salvi».
Iddio ci salvi.
Ho detto.
Roberto Dal Bosco
Civitella del Tronto, 8 Marzo 2014
Pensiero
Mons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la notizia della realizzazione, con imprimatur dell’arcivescovo ambrosiano Delpini, di una chiesa dedicata a «fedi diverse» realizzata dall’archistar Boeri.
Il progetto è chiamato «Monastero Ambrosiano» e sarà realizzato da Stefano Boeri Architetti su commissione dalla Diocesi di Milano. Situato nel distretto tecnologico MIND (ex area Expo), sorgerà entro il 2029 come spazio di spiritualità, ricerca e confronto aperto al dialogo tra fedi diverse, culture e saperi del XXI secolo.
Per commentare il progetto para-sincretista, monsignor Viganò si affida alle parole santo vescovo milanese Ambrogio.
«La Chiesa non cerca i vostri doni, perché avete adornato con doni i templi dei pagani. L’altare di Cristo rigetta i vostri doni, perché avete eretto un altare agli idoli; poiché la voce è vostra, la mano è vostra, la sottoscrizione è vostra, l’opera è vostra. Il Signore Gesù rifiuta e rigetta il vostro omaggio, poiché vi siete sottomessi agli idoli; poiché vi ha detto: Non potete servire due padroni» (Mt 6, 24)
Sono parole tratte dalla Lettera XVII di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, all’imperatore Valentiniano II (384 d.C.), paragrafo 14.
“Munera tua non quærit Ecclesia, quia templa gentilium muneribus adornasti. Ara Christi dona tua respuit, quoniam aram simulacris fecisti; vox enim tua, manus tua; et subscriptio tua, opus est tuum. Obsequium tuum Dominus Jesus recusat et respuit, quoniam idolis obsecutus es;…
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) May 20, 2026
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Colpisce l’entusiasmo dell’arcidiocesi ambrosiana per il progetto in pieno stile mondialista.
«Il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 m², con 1.100 m² destinati agli spazi aperti: ispirato alla tradizione monastica cristiana, il progetto reinterpreta l’archetipo del chiostro come dispositivo spaziale e simbolico: un luogo introverso ma permeabile, in cui si articolano tre dimensioni fondamentali: cura, dialogo e ricerca spirituale» proclama il sito dell’arcidiocesi, che lancia anche un caloroso virgolettato dell’arcivescovo Delpini, già noto per la sua partecipazione allo storico incontro all’Ambrosianeum tra vertici della massoneria e prelati di alto rango, nonché per il racconto di barzellette sui gesuiti quando gli chiedevano delle decisioni di Bergoglio (che tanto piaceva ai massoni…).
In MIND, ha dichiarato monsignor Delpini «si incontrano conoscenza, ricerca, talenti, affari, divertimenti, la natura e la vita, l’Italia e il mondo. Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. La domanda invoca l’incontro tra scienza e sapienza, tra innovazione ed etica, tra tecnologia e umanesimo, tra profitto e solidarietà. (…) Così Milano scrive il suo futuro: non c’è convivenza, né pace, né bene comune senza Dio».
Non siamo molto distanti, immaginiamo, dalle salette di preghiera multifede degli aeroporti, che abbiamo visto sempre, in tutti i Paesi che hanno avuto lo stomaco (o l’ordine…) di metterle, vuote e logore.
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A questo punto due parole vanno dette sull’architetto, cioè l’archistar coinvolto: Stefano Boeri. Quello di Boeri può dirsi uno dei nomi centrali nella realizzazione della nuova Milano dei grattacieli miliardari (come il suo, premiatissimo, «Bosco verticale») costruiti dalle giunte piddine.
Il nome dell’architetto, onnipresente nella metropoli lombarda delle ultime due decadi e più (ha firmato pure importanti progetti di architettura d’interni e ristrutturazione per l’Inter, tra cui la riqualificazione degli spogliatoi della prima squadra a San Siro e la progettazione della Sala delle Coppe), era saltato fuori nelle turbine di inchieste al riguardo l’urbanistica sotto l’amministrazione Sala e rinviato a giudizio lo scorso gennaio.
Il Boeri, oltre che architetto di grande successo, è professore al Politecnico e pure direttore della prestigiosa rivista Domus. Il fratello maggiore del presidente INPS Tito Boeri e figlio della designer allieva di Marco Zanuso Cini Boeri (1924-2020) e del partigiano neurologo Renato Boeri (1922-1994).
Non tutti sanno che Boeri senior , dottore al Besta, fu tra i creatori nel 1989 della Consulta di Bioetica, che ha un roboante appellativo istituzionale ma in realtà è solo una onlus che promuove l’etica «laica»: sostiene il diritto all’autodeterminazione e ritiene eticamente ammissibile sia il suicidio medicalmente assistito che l’eutanasia attiva, qualora il paziente capace di intendere e volere ne faccia richiesta lucida e consapevole per porre fine a sofferenze intollerabili; ha promosso attivamente la «Biocard», una carta di autodeterminazione per consentire ai cittadini di rifiutare trattamenti sanitari (inclusa l’idratazione e nutrizione artificiale) in caso di perdita futura delle facoltà mentali; è favorevole all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale anche per coppie omosessuali e persone single; sostiene la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e la liberalizzazione della diagnosi preimpianto.
È ancora più interessante sapere che l’architetto è quindi il nipote del senatore Giovanni Battista Boeri (1882-1957), avvocato membro del Partito Repubblicano Italiano, nonché – secondo le enciclopedia online e libri – massone iniziato il 26 dicembre 1903 nella Loggia Giuseppe Garibaldi di Imperia. Nel 1906 nonno Boeri divenne Maestro.
Sempre sul sito dell’arcidiocesi, il Boeri fa dichiarazioni che lasciano intendere in chiarezza il sostrato spirituale dell’operazione.
«Abbiamo inteso dare forma al nuovo Monastero Ambrosiano con un’architettura unitaria e aperta, che rappresentasse anche nelle sue spazialità l’abbraccio tra la nuova Chiesa, il prisma trasparente della Biblioteca delle Religioni e il chiostro triangolare del Giardino delle Fedi, posto all’incrocio tra il Cardo e il Decumano. Un monastero contemporaneo, pensato per rispondere alle esigenze di una società plurale e per promuovere coesione sociale, dialogo interreligioso e produzione di conoscenza».
Insomma, un luogo di sincretismo, anzi scusate, di «dialogo», parola abusa che forse abbiamo già sentito, un concetto portante di quei movimenti che promuovono il dibattito tollerante e costruttivo tra persone con idee politiche, religiose o sociali diverse. Il dialogo, dicono, è lo strumento principale per ricercare la verità e favorire la fratellanza universale, rifiutando il fanatismo. Il dialogo è, insomma «superamento dei dogmi», che poi sono proprio quella cosa tipica della chiesa cattolica.
Dove, in genere, si possono sentire questi discorsi sul primato del dialogo?
Ah, sì, ad esempio: «Il dialogo è il nostro pane consustanziale e viatico, è il cibo di cui i nostri fratelli si nutrono lavorando assieme nel rispetto della diversità». Sono parole da un’allocuzione del 2002 dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi.
Vi sareste aspettati di ritrovarle nella Chiesa di Milano? Certo, se consideriamo gli incontri semipubblici tra muratori e cardinali e tante voci striscianti su certi arcivescovi del passato, e pure se guardiamo in che stato versa il cattolicesimo meneghino (gestione cervelli conto terzi CL inclusa).
Vorremmo dire, però, qualcos’altro. Chi conosce Renovatio 21 conosce la nostra devozione ad Ambrogio. Per cui, non è che possiamo lasciare che si tocchi così il Santo vescovo di Milano.
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Il Santo non solo non tollerava le altre fedi (al punto di scrivere all’imperatore, che voleva punire i cristiani per una sinagoga incendiata a Callinico in Siria, dicendo che gli aveva dato fuoco lui stesso, Ambrogio), ma nemmeno variazioni eretiche del cristianesimo: Sant’Ambrogio estirpò l’arianesimo da Milano, e la cacciata degli ariani da parte del vescovo di Milano è uno degli episodi storici più celebri della città, a tal punto da essere entrato prepotentemente nell’iconografia e nella leggenda popolare.
Lo scontro tra Ambrogio e gli ariani culminò tra il 385 e il 386 con la cosiddetta «lotta delle basiliche»: l’imperatrice Giustina – madre di Valentiniano II e grande fiancheggiatrice dell’arianesimo, pretese che una basilica milanese (la Portiana) venisse ceduta agli ariani per i loro culti. Ambrogio si rifiutò categoricamente, affermando che le chiese appartengono a Dio e non all’imperatore.
Quindi, Ambrogio e la comunità cattolica milanese si barricarono all’interno della basilica per giorni. Per tenere alto il morale dei fedeli durante l’assedio dei soldati imperiali, Ambrogio compose e fece cantare per la prima volta i famosi inni ambrosiani.
Di fronte alla straordinaria resistenza pacifica del popolo e alla successiva scoperta dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protaso (che rinvigorì il fervore cattolico), la corte imperiale dovette cedere. L’arianesimo a Milano perse così ogni spazio pubblico e politico, scomparendo progressivamente.
Quando vedete Ambrogio rappresentato col flagello in mano, vi è rappresentata questa lotta, questa intolleranza verso l’errore, il peccato, il caos.
Siamo dinanzi, ora, alla stessa situazione sia pure ribaltata: i nemici della Chiesa sono nella Chiesa stessa per sconsacrare, dissacrare, svuotare spazi sacri e creare spazi sacrileghi.
Cari milanesi, «cattolici» e «laici», siete sicuri che – in una situazione che ci pare proprio simile – il flagello di Ambrogio non possa tornare?
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
La catastrofe dei filosofi francesi e la nascita del wokismo
Je veux présenter mes excuses, au nom des Français, pour avoir enfanté la French Theory (qui a enfanté la pire des merdes idéologiques : le wokisme).
Nous avons donné au monde Descartes, Pascal, Tocqueville. Et puis, dans les ruines intellectuelles de l’après-68, nous avons… — Brivael Le Pogam (@brivael) May 15, 2026
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Pensiero
Contro la Prima Comunione consumista
La cerimonia della Prima Comunione oggi è diventata una festa dal sapore mondano e consumista. Famiglie, per lo più separate, gareggiano nello sfoggio di regali al pargolo che — non dimentichiamolo — fa il suo primo incontro con Cristo tramite la Santa Eucaristia. Forse i più oggi dimenticano il focus centrale di questa celebrazione, il cuore pulsante che è Cristo, la potenza spirituale di quella particola.
Sono sempre più reticente ad accettare inviti da parte di coetanei per festeggiare i figli che si apprestano a ricevere il Sacramento. Non ne ho più voglia; anzi, provo quasi disgusto nel vedere una moltitudine di regali sfarzosi quanto inutili, che questi ragazzini, già oltremodo viziati, ricevono senza apprezzare. È un esercizio di ostentazione messo in atto da nonni e parenti che vogliono, in qualche modo, dimostrarsi superiori alla «fazione» dell’altro coniuge.
In particolare, la battaglia più aspra si gioca nelle coppie separate: nessuno vuole essere da meno dell’altro e si tenta di colmare la vacuità indotta nel bambino dalla separazione — spesso egoistica — con doni che riflettono ricchezza materiale e non valori.
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Ricordo la mia Prima Comunione: era un’epoca già avviata al consumismo, ma ancora ancorata a quelle sane tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione. Il regalo più bello, profondo e prezioso fu la poesia che mi dedicò mia zia Maria. Una donna illibata, timida e devota che ha sempre vissuto con noi e che, di fatto, ha cresciuto mio babbo mentre i miei nonni lavoravano tutto il giorno. La bontà e la riservata tenerezza della zia la elevano ai miei occhi a un’entità quasi divina e angelica, salita al cielo oltre venticinque anni fa.
Quella poesia, insieme ad altre che scrisse per me e per i miei genitori, è purtroppo andata perduta. Ricordo però la cura amanuense nel decorare quei fogli, dove erano impressi i versi semplici di una donna che non aveva terminato nemmeno le elementari, ma che erano carichi di amore, tenerezza e autentica cristianità.
Giorni fa, prendendo un caffè in un bar, sono stato fermato da una vicina di casa che non vedevo da anni: «Ciao Francesco, come stai? Ho una cosa da farti leggere che ho ritrovato da poco». Prende il telefono e mi mostra un testo scritto su un foglio di carta. Leggo e rimango di stucco. È una poesia di mia zia. Bene, essendo questa signora al tempo una ragazzina, la zia Maria, secondo le regole del buon vicinato, per la sua prima comunione volle farle un regalo. Il regalo fu questa poesia.
Cara Francesca è giunto il più bel giorno
in cui per te tutto sorride attorno
e in questo giorno che ricorderai eternamente
tu hai intorno a te tutti i parenti.
Sono arrivati alle prime ore
Per fare a te la scorta di onore.
Giunta ai piedi del Santo altare
Tu senti il cuore già palpitare.
E quando nel tuo cuoricino
Hai ricevuto Gesù Divino,
una simil gioia hai mai provata
e in estasi al ciel sei trasportata.
E in un devoto raccoglimento
L’hai certo fatto un proponimento,
di essere buona ed obbediente, ai genitori ed ai parenti.
E le avrai detto mio buon Gesù
In questo mio sforzo aiutami tu,
io non ti chiedo ricchezze e onori,
ma solo proteggi i miei genitori.
Così vi prego Gesù e Maria,
la mia preghiera esaudita sia».
«Fiorin fiorello, vi prego qualche minuto d’intervallo che adesso farem volar qualche stornello.
Fior d’ogni fiore, stamane ti facevan la scorta d’onore a te sposina del Signore.
Fior di mughetti, facciamo auguri cordiali e schietti alla sposina di Gesù Francesca M***etti.
Fior d’amaranto, tu questo giorno l’hai sognato tanto e mai vorresti il suo tramonto.
Fior di viola, l’emozione ti stringe la gola che non sei capace di dire una parola.
Fior di cicoria, in mezzo a questa gran baldoria è emozionata pure la Vittoria.
Fior d’ogni fiore, ed ora tu Francesca rivolgi gli onori a tutti questi bravi signori.
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A fronte di questa semplicità evangelica, le definizioni dogmatiche ci ricordano la grandezza di ciò che stiamo celebrando. Ricordiamo, infatti, che Gesù Cristo ha istituito la santissima Eucaristia per tre principali ragioni: perché sia sacrificio della nuova legge, perché sia cibo dell’anima nostra e perché sia un perpetuo memoriale della sua passione e morte, ed un pegno prezioso dell’amor suo verso di noi e della vita eterna.
Per i disattenti e gli ignari che conferiscono a questa festa la sola e vacua mondanità, riportiamo alcuni passaggi del Catechismo di San Pio X:
Che cosa è il sacramento dell’Eucaristia?
L’Eucaristia è un sacramento nel quale per l’ammirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Gesù Cristo e di quella del vino nel suo prezioso Sangue, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del medesimo Gesù Cristo Signor Nostro sotto le specie del pane e del vino per essere nostro nutrimento spirituale.
Vi è nell’Eucaristia lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine?
Si, nell’ Eucaristia vi è veramente lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine.
Dopo la consacrazione che cosa è l’ostia?
Dopo la consacrazione l’ostia è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le specie del pane.
Che cosa è la consacrazione?
La consacrazione è la rinnovazione, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell’ultima cena di mutare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue adorabile, dicendo: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.
Crogiolati nel benessere effimero del mondo occidentale, facciamo fatica a scorgere l’enorme privilegio che abbiamo nell’onorare Nostro Signore. Qualora ce ne fossimo dimenticati, basta affacciarsi a quella parte di mondo martorizzato dalle guerre e dai conflitti senza fine che è il Medio Oriente. Mille bambini iracheni, l’anno passato, hanno ricevuto la Prima Comunione. Che l’esempio di questi pargoli ci dia la forza di apprezzare maggiormente i nostri valori cristiani, affinché le nostre sante tradizioni non vadano perdute e non vengano in alcun modo banalizzate.
Francesco Rondolini
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Immagine: Elizabeth Nourse (1859 – 1938), La prima comunione (1895), Cincinnati Art Musem
Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata
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