Geopolitica
Il ministro israeliano: agli ebrei non può essere impedito di stabilirsi in Cisgiordania
Il Ministero degli Esteri israeliano ha respinto le critiche provenienti dall’Occidente riguardo alla recente decisione di legalizzare formalmente 19 insediamenti in Cisgiordania occupata, alcuni dei quali erano stati smantellati in occasione del ritiro unilaterale da Gaza nel 2005.
Un gruppo di 14 Paesi, in gran parte europei, ha condannato all’inizio del mese la scelta del gabinetto di sicurezza israeliano, definendola illegale secondo il diritto internazionale e capace di aggravare il conflitto con i palestinesi. La questione degli insediamenti rappresenta da decenni una delle principali cause di tensione e un elemento centrale in quello che i critici descrivono come un sistema discriminatorio israeliano nei confronti della popolazione araba.
«I governi stranieri non limiteranno il diritto degli ebrei a vivere nella Terra di Israele, e qualsiasi richiesta del genere è moralmente sbagliata e discriminatoria nei confronti degli ebrei», si legge nella nota diffusa giovedì da Gerusalemme Ovest.
Il ministero ha richiamato la Dichiarazione Balfour del 1917 come fondamento della propria politica insediativa, affermando che essa è in linea con il diritto internazionale. Il documento britannico prevedeva l’istituzione di una «patria nazionale per il popolo ebraico» in Palestina, territorio che il Regno Unito ottenne in mandato dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale.
In una dichiarazione congiunta pubblicata mercoledì, Canada, Giappone, Regno Unito e vari Stati membri dell’Unione Europea – tra cui Francia e Germania – hanno espresso «chiara opposizione a qualsiasi forma di annessione e all’espansione delle politiche di insediamento», avvertendo che le azioni di Israele rischiano di compromettere la tregua a Gaza mediata dagli Stati Uniti.
All’inizio dell’anno, diversi Paesi occidentali hanno riconosciuto lo Stato di Palestina nell’ambito di un coordinato mutamento di approccio diplomatico, mirato a esercitare pressione su Israele per le sue operazioni militari a Gaza e per il rifiuto di una soluzione a due Stati nel conflitto mediorientale.
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La decisione israeliana, annunciata formalmente domenica dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich – colono e esponente della linea dura – istituisce 11 nuovi insediamenti e conferisce status ufficiale a otto avamposti già esistenti in Cisgiordania.
Secondo i media israeliani, circa la metà di questi nuclei si trova nel cuore della Cisgiordania. Quattro erano stati evacuati durante il ritiro unilaterale da Gaza del 2005, mentre due sono stati ricostituiti a maggio. Israele ha revocato le norme che avevano imposto quegli sgomberi nel marzo 2023.
L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.
A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».
Come riportato da Renovatio 21, continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di sei mesi fa.
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Immagine di Daniele Ventura via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Drone iraniano colpisce il consolato USA a Dubai: le immagini
NOW – Iranian drone strikes U.S. consulate in Dubai.pic.twitter.com/GHYTOtXkrr
— Disclose.tv (@disclosetv) March 3, 2026
🚨 BREAKING — IT’S CONFIRMED: A LARGE FIRE is engulfing the US Consulate in Dubai
Local reports state the building was hit with an Iranian drone, but I haven’t been able to corroborate that claim yet. Pray for the US Marines who guard this consulate 🙏🏻 https://t.co/6dWngTn0RV pic.twitter.com/369T2AhDuA — Nick Sortor (@nicksortor) March 3, 2026
🚨 BREAKING: EXPLOSIONS heard in the vicinity of the US Consulate in Dubai
Reports from the ground seem to show the building ON FIRE after being targeted It’s unknown if our consulate was manned at the time. Developing… pic.twitter.com/KG2bnXqRqz — Nick Sortor (@nicksortor) March 3, 2026
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Geopolitica
Putin e Orban discutono di Iran, Ucraina e prigionieri di guerra ungheresi
Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro ungherese Viktor Orban, durante la quale ha discusso del forte deterioramento della situazione in Iran, del conflitto in Ucraina e della sorte dei cittadini ungheresi catturati durante i combattimenti per Kiev.
Secondo quanto riportato dal Cremlino, i due leader hanno esaminato le questioni attuali relative alla cooperazione bilaterale e all’attuazione degli accordi raggiunti durante la visita di Orban a Mosca a novembre, incentrata sulla sicurezza energetica e sugli sforzi per la pace.
Putin e Orban hanno anche discusso del «forte deterioramento della situazione attorno all’Iran e in tutta la regione del Medio Oriente, anche in termini di possibili conseguenze per lo stato del mercato energetico globale».
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La discussione arriva mentre gli attacchi USA-Israele contro l’Iran sono entrati nel loro quarto giorno, uccidendo la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e innescando attacchi di rappresaglia iraniani contro le basi statunitensi nel Golfo, interrompendo le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e facendo impennare i prezzi del petrolio e del gas.
Riguardo all’Ucraina, Putin ha sottolineato la «posizione di principio dell’Ungheria a sostegno di una soluzione politico-diplomatica del conflitto, nonché il suo desiderio generale di perseguire una linea equilibrata e sovrana negli affari internazionali».
Budapest è da tempo in disaccordo con l’UE a causa del rifiuto dell’Ungheria di inviare armi a Kiev e della sua opposizione alle sanzioni contro Mosca.
I leader hanno anche affrontato la questione dei cittadini ungheresi mobilitati nelle forze armate ucraine e catturati dalla Russia. L’Ungheria aveva già espresso preoccupazione per il fatto che gli ungheresi di etnia ucraina della Transcarpazia fossero stati arruolati e uccisi nel conflitto.
Putin e Orban hanno concordato di proseguire i contatti a vari livelli, ha affermato il Cremlino.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Putin condanna il «cinico omicidio» del suo amico aiatollà Khamenei
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