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Economia

Il profilo della ragionevolezza di Gilbert Keith Chesterton

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 Il profilo della ragionevolezza, pubblicato da Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) nel 1926, è considerabile un testo-base del distributismo.

 

Se Lo Stato servile  di Belloc offriva una lettura più storico-giuridico-politica e La Chiesa e la terra di Padre McNabb più teologico-esortativa-etica (senza tuttavia dimenticare gli altri aspetti connessi), l’opera di Chesterton offriva un panorama completo della proposta distributista, attraverso metafore e paradossi, di cui lo scrittore inglese era maestro.

 

Questi tre testi di questi tre autori cattolici sono quindi complementari e vanno, secondo il nostro punto di vista, letti assieme. Del resto, come abbiamo detto, i tre autori si conoscevano e si frequentavano, stimandosi a vicenda.

 

 Il profilo della ragionevolezza è considerabile un testo-base del distributismo.

A dire compiutamente il vero, il distributismo non andrebbe affatto ristretto in loro in queste tre sole opere da noi indicate, ma andrebbe esteso ad altri saggi, romanzi, poesie e quant’altro, da loro pubblicati in precedenza e anche successivamente.

 

Basti pensare, per esempio, al primo romanzo di Chesterton, il Napoleone di Notting Hill del 1903, laddove il personaggio Adam Wayne insorge, con l’aiuto dei piccoli negozianti del suo quartiere, contro le angherie e i soprusi di una società oligarchica e plutocratica.

 

Sin dagli inizi del ‘900 e, forse ancor prima, il distributismo era stato visto quindi come possibile soluzione (in sintonia con il magistero di Leone XIII) ai problemi legati alla società capitalista e a quella, eventuale, socialista

Sin dagli inizi del ‘900 e, forse ancor prima, il distributismo era stato visto quindi come possibile soluzione (in sintonia con il magistero di Leone XIII) ai problemi legati alla società capitalista e a quella, eventuale, socialista. Il contesto in cui si trovava la discussione politica e sociale dell’Inghilterra dell’epoca era assai ricco e diversificato, con personaggi politici, letterari, con economisti e giornalisti di rilievo, come ad esempio, solo per fare alcuni nomi, Sidney Webb, George Bernard Shaw, Herbert George Wells, James Henry Thomas, Alfred Richard Orage, William Morris, John Ruskin, Clifford Hugh Douglas, e l’elenco potrebbe continuare.

 

Le loro posizioni erano quindi ben strutturate, basti pensare, ad esempio, al programma del socialismo moderato della Fabian Society (che confluirà in seguito nel Labour Party), che vedeva fra i suoi membri figure autorevoli come i già citati George Bernard Shaw e Sidney Webb, ma anche, per un certo periodo, Bertrand Russell e John Maynard Keynes.

 

Il distributismo si confrontava, quindi, con queste vivaci posizioni di assoluto rilievo culturale ed è da sottolineare, per la comprensione dei testi proposti, come i riferimenti dei distributisti fossero a quel contesto e a quelli autori con i quali si confrontavano apertamente non solo in opere scritte, ma anche e, soprattutto, in conferenze, dibattiti e articoli di giornale.

 

Date queste ulteriori importanti sottolineature, essenziali per l’accostamento alla comprensione dei testi sul distributismo, l’apporto di Chesterton è stato fondamentale, poiché attraverso metafore edificanti, ha fatto scorgere l’importanza della distribuzione responsabile della proprietà privata:

«Il principio dell’arco è umano, applicabile a tutta l’umanità e da essa utilizzabile. Lo stesso vale per la corretta distribuzione della proprietà privata…Qual è il principio dell’arco? Se volete, potete definirlo un affronto alla gravità; ma sarete più nel giusto chiamandolo un appello alla gravità. Secondo il principio dell’arco, unendo in un certo modo delle pietre di forma particolare, la loro stessa tendenza a cadere impedirà che cadano»

 

«Il principio dell’arco è umano, applicabile a tutta l’umanità e da essa utilizzabile. Lo stesso vale per la corretta distribuzione della proprietà privata…Qual è il principio dell’arco? Se volete, potete definirlo un affronto alla gravità; ma sarete più nel giusto chiamandolo un appello alla gravità. Secondo il principio dell’arco, unendo in un certo modo delle pietre di forma particolare, la loro stessa tendenza a cadere impedirà che cadano. E sebbene la mia immagine sia solo un esempio, in larga misura vale anche per il successo di una più equa distribuzione della proprietà. A sorreggere l’arco è l’uguaglianza della pressione che le singole pietre esercitano l’una sull’altra. L’uguaglianza è al tempo stesso mutuo soccorso e mutuo impedimento. Non è difficile dimostrare che in una società sana la pressione morale di diverse proprietà private agisce esattamente allo stesso modo».

 

Questa caratteristica originale e unica con cui Chesterton esponeva il suo pensiero, era dovuta anche alla sua formazione artistica, alla sua capacità di accostare concetto e immagine, come si evince da questo ulteriore passo:

 

«Un socialista è come un uomo il quale crede che un bastone da passeggio e un ombrello siano la stessa cosa solo perché entrambi vengono riposti nel portaombrelli…Alla base dell’ombrello c’è un’idea di ampiezza e di protezione, mentre alla base del bastone c’è un’idea di snellezza e, in parte, di attacco. Il bastone è la spada, l’ombrello è lo scudo, una protezione contro un altro e più oscuro nemico: l’universo ostile ma anonimo. La differenza sostanziale, tuttavia, è più profonda: essa divide la mente umana in due ambiti separati da un abisso. Il punto è questo: l’ombrello è uno scudo contro un nemico così reale da essere un mero fastidio, mentre il bastone è una spada contro nemici così immaginari da essere un puro piacere».

 

Considerato da molti un vero e proprio manuale del distributismo, Il profilo della ragionevolezza offriva l’opportunità di cogliere tutti quegli aspetti critici derivati dalla concentrazione della proprietà in poche mani, dall’industrialismo e dal capitalismo, invitando i lettori a comprendere il vero significato di «proprietà privata»:

«A sorreggere l’arco è l’uguaglianza della pressione che le singole pietre esercitano l’una sull’altra. L’uguaglianza è al tempo stesso mutuo soccorso e mutuo impedimento. Non è difficile dimostrare che in una società sana la pressione morale di diverse proprietà private agisce esattamente allo stesso modo»

 

«È vero che quando il capitalismo supera un certo confine, i frammenti della proprietà sono assai facilmente divorati. In altre parole, è vero quando le piccole proprietà sono proprie, ma è falso quando sono molte…è come usare l’esistenza del Niagara per dimostrare che non esistono laghi. Basta inclinare il lago e tutta l’acqua scorrerà in una direzione, proprio come la tendenza economica rappresentata dalla disuguaglianza capitalista. Lasciamo che il lago rimanga lago, e niente potrà impedirgli di conservarsi tale fino al giorno del Giudizio».

 

Il vero significato della proprietà era collegato alla natura dell’uomo, anche ai suoi limiti fisici (per questo Chesterton stigmatizzava il latifondismo e la grande proprietà anonima e irresponsabile) e costituiva un punto d’onore imprescindibile per la persona umana.

 

Egli era avverso a quello che allora veniva chiamato «cosmopolitismo» (oggi potremmo chiamarlo «globalizzazione»), non solo perché insidiava la tradizione locale e l’identità di un popolo, ma perché, attraverso esso, diffondeva il capitalismo su tutta la terra, portando quel “deserto di standardizzazione” che lui tanto temeva. Prima del crollo di Wall Street del 1929, Chesterton ammoniva i fautori del progresso capitalista e liberista in questo modo:

 

«Non fanno che dirci che questa o quella tradizione è finita per sempre, che questo o quel mestiere è finito per sempre; ma non osano affrontare il fatto che è il loro commercio volgare e aggressivo a essere finito per sempre. Ci definiscono reazionari se parliamo di un Risveglio della Fede o di un Risveglio del Cattolicesimo. Ma sui loro giornali continuano tranquillamente a pubblicare titoli sul Risveglio del Commercio».

 

«Non affermiamo che in una società sana tutta la terra vada detenuta allo stesso modo; o che tutta la proprietà vada posseduta alle stesse condizioni… il punto su cui insistiamo è che il potere centrale ha bisogno di poteri più piccoli per esercitare una funzione di bilanciamento e di controllo, e che questi poteri devono essere di vario tipo: individuali, collettivi, ufficiali, e così via».

I distributisti chiedevano che si valutasse seriamente la possibilità di allargare il regime della proprietà privata attraverso la tradizione e l’uso della ragione, indicando la possibile ripresa di una vera riforma politica, sociale ed economica da attuare in due fasi: la prima, era quella di arrestare la folle corsa verso un monopolio e una concentrazione di ricchezza in poche mani; la seconda, era quella di far riassaporare alle famiglie l’esperienza concreta e reale della proprietà privata:

 

«Una grande nazione, e una grande civiltà, ha seguito per cento o più anni una forma di progresso che si considerava indipendente da certi vecchi collegamenti, i quali coincidevano con antiche tradizioni riguardanti la terra, il focolare o l’altare. Quella nazione è progredita sotto la guida di leader che erano sicuri di sé, per non dire arroganti. Erano persuasi che le loro regole economiche fossero immutabili, che la loro teoria politica fosse giusta, che il loro commercio fosse benefico, che i loro parlamenti fossero popolari, che la loro stampa fosse illuminata, che la loro scienza fosse umana. Sulla base di questa certezza…hanno accumulato un gran numero di proprietà private fidandosi dei finanzieri; a eliminare il cibo dal proprio paese per poi ricomprarlo dai confini del mondo; a permettere che i ricchi diventassero ancora più ricchi e meno numerosi, e i poveri ancora più poveri e più numerosi; a consentire che tutto il mondo fosse spaccato in due da una guerra tra servi e padroni; a perdere ogni forma di prosperità moderata e di schietto patriottismo».

 

«Confesso infatti di conoscere solo una cosa che può dare a una nuova terra la santità di ciò che è già vecchio e pieno di mistici affetti e cioè un santuario: la vera presenza di una religione sacramentale…è innegabile che la nostra posizione politica riposi su una dottrina. Tale dottrina deve avere almeno qualche rapporto con una visione ultima dell’universo e soprattutto della natura umana»

I distributisti erano consapevoli di non poter offrire una soluzione completa e perfetta ai gravi problemi sociali in cui vivevano, in quanto non erano né idealisti utopici né romantici sentimentali di un mondo vagheggiato e idealizzato.

 

Desideravano innanzitutto primariamente, come spiegò lo stesso Chesterton, correggere le proporzioni dello Stato moderno:

 

«Non affermiamo che in una società sana tutta la terra vada detenuta allo stesso modo; o che tutta la proprietà vada posseduta alle stesse condizioni… il punto su cui insistiamo è che il potere centrale ha bisogno di poteri più piccoli per esercitare una funzione di bilanciamento e di controllo, e che questi poteri devono essere di vario tipo: individuali, collettivi, ufficiali, e così via».

 

I distributisti indicavano quindi nei principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, ossia nella salvaguardia della dignità trascendente della persona umana, della complementarietà della solidarietà con la sussidiarietà, della finalità del bene comune, le àncore cui aggrapparsi e in cui confidare, con l’aiuto di Dio.

 

In questa loro insistenza e convinzione profonda, da cattolici distributisti quali erano, invitavano a comprendere il significato di una vecchia espressione come «la sacralità della proprietà privata»:

 

«Confesso infatti di conoscere solo una cosa che può dare a una nuova terra la santità di ciò che è già vecchio e pieno di mistici affetti e cioè un santuario: la vera presenza di una religione sacramentale…è innegabile che la nostra posizione politica riposi su una dottrina. Tale dottrina deve avere almeno qualche rapporto con una visione ultima dell’universo e soprattutto della natura umana. Coloro che sono disposti ad accettare l’atrofia della proprietà, alla fine saranno disposti a vedersi amputare gambe e braccia».

«Coloro che sono disposti ad accettare l’atrofia della proprietà, alla fine saranno disposti a vedersi amputare gambe e braccia»

 

Se nella triste vicenda di Hudge, socialista iperattivo, che di fronte agli squallidi slum del proletariato contrappose i condomini alti e spogli, e di Gudge, destinato a divenire un vecchio Tory corrotto e rancoroso, Chesterton rilevava le due ideologie che sostenevano, pur apparentemente contrapponendosi, la società capitalista, così esemplificava mirabilmente il destino del loro percorso:

 

«Questa è la triste storia di Hudge e Gudge, che io ho semplicemente narrato come esempio di un infinito ed esasperato equivoco onnipresente nell’Inghilterra di oggi. Per toglierle dalle catapecchie, le persone sono messe in condomini, e un’anima sana detesta sia le baraccopoli sia gli alveari… né Hudge né Gudge si sono mai chiesti, nemmeno per un momento, in che tipo di casa avrebbe voluto vivere un uomo».

 

Al contrario di Hudge e Gudge, presi ad esempio a sostegno delle ideologie che rappresentavano, i distributisti non solo si chiedevano che tipo di casa fosse confacente alla famiglia, magari con tanti figli, ma anche quale tipo di lavoro, quali sane relazioni con il prossimo e con le cose e quale atteggiamento nei confronti dello Stato e, soprattutto, quale rapporto con Dio creatore era possibile loro presentare.

 

«Abbiamo il dovere cristiano di usare bene la nostra ricchezza, di ricordare che la proprietà è un deposito affidatoci dalla Provvidenza per il bene degli altri oltre che per il nostro, e persino di non dimenticare che un giorno potremmo dover rendere conto dell’uso che abbiamo fatto di questo deposito»

Nonostante fossero tacciati, di volta in volta, di pseudo o cripto-socialismo o di astratto nostalgismo medievale, o di altre accuse più o meno dirette, essi proponevano misure concrete e realisticamente realizzabili, come ad esempio la tassazione dei contratti per scoraggiare le vendite di piccole proprietà a grandi proprietari, oppure l’assistenza legale gratuita per i poveri a difesa della piccola proprietà, oppure ancora sovvenzioni e istituzioni per promuovere la destinazione a uso pubblico della proprietà.

 

Erano consapevoli dell’importanza della posta in gioco e premevano affinché i temi legati alla distribuzione della proprietà privata fossero conosciuti, nella prospettiva, da cattolici, della salvezza della propria anima:

 

«Abbiamo il dovere cristiano di usare bene la nostra ricchezza, di ricordare che la proprietà è un deposito affidatoci dalla Provvidenza per il bene degli altri oltre che per il nostro, e persino di non dimenticare che un giorno potremmo dover rendere conto dell’uso che abbiamo fatto di questo deposito».

 

Fabio Trevisan

 

 

 

Articolo previamente apparso su «Atualità del distributismo. Famiglia, proprietà e corpi intermedi». Anno XVI (2020), numero 3, luglio-settembre; pubblicato su gentile concessione dell’Osservatorio Van Thuan.

 

 

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Economia

Boom di fallimenti in Germania

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Secondo l’Istituto di ricerca economica di Halle (IWH), la Germania ha registrato il numero più alto di fallimenti aziendali degli ultimi vent’anni, con quasi 5.000 imprese che hanno presentato istanza di insolvenza nel secondo trimestre del 2026.

 

Secondo un rapporto pubblicato giovedì dall’istituto, nel periodo aprile-giugno sono state presentate 4.996 istanze di fallimento, con un aumento del 9% rispetto al trimestre precedente e il dato più alto per un secondo trimestre dal 2005.

 

L’aumento ha interessato quasi tutti i principali settori, tra cui l’edilizia, il settore immobiliare, il commercio, l’ospitalità e i servizi, con ripercussioni su circa 45.500 posti di lavoro.

 

Nel solo mese di giugno, 1.702 aziende hanno presentato istanza di fallimento, il 20% in più rispetto all’anno precedente e l’80% in più rispetto alla media mensile pre-pandemia.

 

Steffen Muller, responsabile della ricerca sulle insolvenze presso IWH, ha affermato che i fallimenti aziendali rimangono a un «livello eccezionalmente elevato».

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«La situazione rimane difficile: i fallimenti stanno colpendo l’economia in modo generalizzato. Molti settori e regioni ne risentono contemporaneamente», ha affermato, aggiungendo che l’istituto prevede che i fallimenti rimarranno al di sopra dei livelli dello scorso anno nel terzo trimestre.

 

La Germania, la maggiore economia dell’UE, ha dovuto affrontare una crescente pressione dovuta agli elevati costi energetici da quando ha gradualmente eliminato le importazioni di petrolio e gas dalla Russia in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. La situazione è stata ulteriormente aggravata dal recente aumento dei prezzi del petrolio greggio, innescato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha aumentato la pressione su questa potenza industriale.

 

L’economia tedesca si è contratta nel 2023 e nel 2024, registrando il primo calo annuale consecutivo in oltre due decenni, e si prevede che crescerà solo dello 0,5% quest’anno. I dati ufficiali mostrano che i fallimenti aziendali sono aumentati notevolmente negli ultimi anni, con un incremento di oltre il 22% sia nel 2023 che nel 2024.

 

La pressione è stata particolarmente forte nel settore manifatturiero, soprattutto in quello automobilistico. Giovedì i lavoratori della Volkswagen hanno organizzato proteste mentre l’azienda portava avanti un piano di ristrutturazione che, secondo alcune fonti, potrebbe eliminare fino a 100.000 posti di lavoro e chiudere stabilimenti in tutta la Germania.

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Immagine di Dietmar Rabich «Altoforno n. 2, Landschaftspark Duisburg-Nord a Duisburg, Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania» via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0

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Economia

Energia, gli USA minacciano l’UE

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Gli Stati Uniti hanno avvertito l’UE che il gas naturale liquefatto (GNL) americano potrebbe essere dirottato altrove se Bruxelles non allenterà le normative previste sulle emissioni di metano. Questa mossa segnala una crescente volontà da parte di Washington di sfruttare la propria posizione dominante nel mercato energetico europeo.   A seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022 e dell’imposizione di sanzioni a Mosca, l’UE ha sostituito gran parte del gas proveniente dai gasdotti russi con il GNL americano. Questo cambiamento ha reso gli Stati Uniti il principale fornitore esterno di gas del blocco ed è stato salutato dai suoi leader come un passo verso una maggiore sicurezza energetica.   Da allora la crisi energetica europea si è aggravata, con i prezzi del gas e dell’elettricità che hanno raggiunto livelli record, con il risultato, materializzatosi drammaticamente in Italia, dellel «bollette pazze», cioè costi non sostenibili per aziende e famiglie.   Parlando giovedì a Bloomberg, il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha affermato che le esportazioni americane «si dirigeranno altrove» se l’UE si rifiuterà di modificare le norme, che dovrebbero entrare in vigore nel 2027.   «Senza una riforma significativa di questa norma, essa causerà gravi danni all’Europa, e questo è inutile», ha affermato lo Wright.

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In base al nuovo regolamento, il gas importato dovrà rispettare rigorosi standard di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano, paragonabili a quelli imposti ai produttori dell’UE. Bruxelles sostiene che tali misure siano essenziali per ridurre le emissioni di uno dei gas serra più potenti al mondo.   Gli Stati Uniti si sono uniti a Qatar, Algeria e Nigeria nell’esortare l’UE a modificare o rinviare la legislazione. Gli esportatori sostengono che non vi sia un modo pratico per conformarsi, poiché la vasta rete americana di giacimenti di gas, gasdotti e impianti di trattamento rende difficile misurare le emissioni di metano per i singoli carichi di GNL. Affermano inoltre che l’incertezza sulle potenziali sanzioni sta già scoraggiando la stipula di contratti a lungo termine con gli acquirenti europei.   Il commissario europeo per l’energia, Dan Jorgensen, ha respinto le richieste di indebolire la legislazione, insistendo sul fatto che il blocco non avrebbe compromesso i propri standard ambientali nonostante le pressioni dei fornitori. I ministri dell’energia dell’UE avrebbero dovuto discutere la questione in una riunione a Lussemburgo venerdì.   La situazione di stallo evidenzia una netta inversione di tendenza nel rapporto energetico dell’UE con il suo principale fornitore. Prima di abbandonare la maggior parte delle importazioni di gas russo, i governi occidentali accusavano spesso Mosca di utilizzare le esportazioni di energia come strumento geopolitico, un’accusa che il Cremlino ha sempre respinto.   Ora, con il blocco fortemente dipendente dal GNL americano, Washington sta apertamente collegando le future forniture di gas a cambiamenti nelle politiche.   Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso allo SPIEF il presidente russo Vladimiro Putin ha insistito sul fatto che il gas russo potrebbe tornare in Europa «domani», se la controparte lo volesse. L’Europa in questi mesi ha continuato con il rifiuto sul gas russo nonostante la crisi energetica.   Politici austriaci, tedeschi e slovacchi (come il premier Robert Fico) chiedono apertamente una revisione dei divieti europei e il ritorno del gas russo. Al contrario, Paesi come il Belgio e l’Olanda chiedono il bando completo dell’idrocarburo di Mosca, nonostante silenziosi aumenti delle importazioni susseguitisi in questi anni di conflitto.   Il Regno di Spagna rimane uno dei principali importatori di gas russo. Altri Paesi, come il Pakistan, avevano iniziato negli anni scorsi a ricevere invii di gas russo via Iran. La Cina nel 2022 ha completato un gasdotto per il combustibile dalla Russia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un discorso post-elettorale di tre anni fa aveva annunciato che la Turchia sarebbe divenuta un hub per il gas russo.   Nel frattempo, l’Ucraina lancia attacchi di droni contro i gasdotti che dalla Russia servono la Turchia e l’Europa, azioni che il Cremlino chiama «terrorismo energetico».   Come riportato da Renovatio 21, in un’intervista televisiva di quattro anni fa il magnate «filantropo» aveva detto che l’Europa senza gas russo è «un bene».

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Economia

I prezzi del petrolio salgono alle stelle con la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran

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I prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle a seguito della riacutizzazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, sollevando nuove preoccupazioni per le possibili interruzioni delle forniture in Medio Oriente dopo che Washington ha ripreso la pressione su Teheran e gli attacchi militari.

 

Martedì, l’Ufficio per il controllo dei beni esteri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense ha revocato una licenza di due mesi per l’esenzione dalle sanzioni sul petrolio iraniano, a seguito di segnalazioni di attacchi contro petroliere commerciali nello Stretto di Ormuzzo. Le forze statunitensi hanno inoltre condotto una nuova ondata di attacchi contro obiettivi all’interno dell’Iran nella notte tra mercoledì e mercoledì.

 

Mercoledì i future sul petrolio Brent con scadenza a settembre sono saliti fino al 6% rispetto alla chiusura precedente, raggiungendo i 78,53 dollari al barile, mentre i future sul petrolio WTI con scadenza ad agosto sono aumentati del 5,91%, arrivando a 74,6 dollari al barile.

 

Il 18 giugno Washington e Teheran hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco di due mesi, volto a creare le condizioni per i negoziati su una soluzione più ampia tra i due Paesi.

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Gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver violato il cessate il fuoco e di aver minacciato la sicurezza marittima con attacchi contro navi mercantili, provocando quella che i funzionari di Washington hanno definito una risposta militare.

 

L’emittente statale iraniana IRIB ha riportato una serie di esplosioni durante la notte, affermando che sette deflagrazioni sono state registrate vicino al villaggio di Taherui nella contea di Sirik e altre sei vicino alla città di Qeshm.

 

Il Wall Street Journal e Axios hanno citato funzionari statunitensi che martedì avrebbero affermato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdarani) avrebbe attaccato diverse petroliere nello Stretto ormusino z nonostante il cessate il fuoco.

 

Secondo l’UK Maritime Trade Operations (UKMTO), un proiettile non identificato ha colpito una petroliera al largo delle coste dell’Oman, provocando un incendio a bordo. Il Wall Street Journal ha riportato che una delle navi danneggiate potrebbe essere la Al Rekayyat, una petroliera di proprietà della compagnia qatariota Nakilat. La nave avrebbe subito danni in prossimità della sala macchine, mentre tutti i membri dell’equipaggio sarebbero rimasti illesi. Axios ha affermato che le navi colpite hanno riportato solo danni limitati.

 

Mercoledì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che il cessate il fuoco tra Washington e Teheran non era più in vigore. Trump ha affermato che non avrebbe impedito ai diplomatici statunitensi di tenere colloqui, ma non credeva che avrebbero prodotto alcun risultato.

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