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Funzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù

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La scorsa settimana un alto funzionario vaticano ha preso parte a un rituale di Pachamama insieme a due vescovi cattolici in Perù. Lo riporta LifeSite.

 

Il rito si è svolto il 13 agosto durante una conferenza a Cusco, città peruviana situata sulle Ande, organizzata dalla Chiesa cattolica. L’evento ha preceduto la prevista visita di Leone XIV nel Paese, che gli sta a cuore avendoci passato tanto tempo (con il fondamentale scatto di carriera a vescovo di Chiclayo) e di cui ha pure la cittadinanza.

 

Secondo quanto riferito dal portale di notizie InfoVaticana, la conferenza si è aperta con un rituale andino dedicato a Pachamama, che prevedeva l’uso di foglie di coca, offerte di cibo ed esercizi di respirazione guidata. Monsignor Jordi Bertomeu, sacerdote e canonista del Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario pontificio per i casi di abusi sessuali da parte del clero, ha partecipato attivamente.

 

Un video condiviso con InfoVaticana lo mostra mentre depone foglie di coca tra le offerte rituali. Erano presenti anche il vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico), e il vescovo Miguel Ángel Cadenas di Iquitos, in Perù.

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«Questo mese di agosto è molto speciale per noi, per la visione del mondo andina; è il mese di Madre Terra, che ci ama così tanto, che si prende cura di noi, che è così generosa, che ci dà da mangiare», ha detto una donna che guidava la cerimonia di apertura ai partecipanti.

 

Secondo Vatican News, l’evento, intitolato «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune», ha riunito i vertici cattolici della regione con «rappresentanti di organizzazioni sociali, popolazioni e comunità indigene, gruppi di base e difensori dei diritti umani provenienti da nove regioni del Perù meridionale». Il resoconto afferma che lo scopo dell’incontro era quello di fornire «uno spazio per condividere esperienze provenienti da diversi territori, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che il Paese si trova ad affrontare».

 

La cerimonia prevedeva la distribuzione di foglie di coca ai partecipanti e successivi esercizi di respirazione guidata. Ai partecipanti è stato chiesto di chiudere gli occhi e riflettere sul proprio stato interiore prima di deporre le foglie in ciotole disposte su un altare a terra. «Stiamo osservando il nostro stato interiore», ha detto la donna. «Questo corpo, questo corpo che abitiamo è terra, è territorio… Ringraziamo la terra in questo importante mese: le offriamo tre respiri quando deponiamo le foglie di coca». Anche il cibo è stato offerto in segno di omaggio alla terra.

 

Nel video delle offerte, i vescovi non compaiono nell’inquadratura. Tuttavia, le immagini disponibili mostrano chiaramente la loro partecipazione attiva all’offerta, anziché la loro semplice osservazione. Il vescovo Estrada, vescovo ausiliare di Cusco, ha offerto la sua foglia di cacao poco prima del funzionario vaticano.

 

Secondo quanto riportato da InfoVaticana, nella registrazione della cerimonia di apertura non compare alcuna preghiera, benedizione o invocazione cattolica.

 

Alla cerimonia è seguito il programma ufficiale dell’incontro. Bertomeu ha parlato ai presenti della indagine da lui condotta sulle accuse di abusi sessuali sistematici e corruzione in Perù all’interno del gruppo Sodalicio de Vida Cristiana. L’indagine ha portato allo scioglimento dell’organizzazione. InfoVaticana ha anche riportato che, dopo il suo intervento, Bertomeu ha consegnato il suo cartellino con il nome ed è uscito dall’inquadratura.

 

L’incontro è stato formalmente presentato come un’iniziativa sostenuta dalla Chiesa incentrata sulla dignità umana e sul bene comune.

 

«L’iniziativa si sta sviluppando nell’ambito del percorso preparatorio alla prossima visita di Papa Leone XIV in Perù, creando uno spazio di incontro tra la Chiesa, le organizzazioni sociali, i difensori dei diritti umani e i rappresentanti di diversi territori per raccogliere le loro voci e rafforzare gli impegni a favore della dignità umana e del bene comune», si legge nel comunicato di Vatican News.

 

La versione ufficiale vaticana non menzionava né l’offerta rituale a «Madre Terra» né la partecipazione di Bertomeu. Bertomeu è stato criticato per aver concentrato il potere e per aver presumibilmente aggirato le procedure canoniche durante la sua inchiesta sul caso Sodalicio. Tra le accuse, quella di aver ottenuto da papa Francesco un decreto di scomunica, poi revocato, contro alcuni giornalisti che lo avevano denunciato.

 

Il legame di Leone XIV con il caso Sodalicio risale agli anni trascorsi in Perù, ben prima della sua elezione a papa. Poche ore dopo la sua elezione, chiese personalmente a Bertomeu di completare lo scioglimento dell’organizzazione. Pur confermando la decisione di sciogliere il gruppo, Leone XIV ha sottolineato l’importanza della giustizia per le vittime e della trasparenza istituzionale, ma ha manenuto il silenzio sulle controversie riguardanti la condotta di Bertomeu.

 

Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.

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L’inserimento della Pachamama nella Chiesa conciliare ha visto spingere l’acceleratore durante il papato di Giorgio Mario Bergoglio.

 

Durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, nei Giardini Vaticani si è svolta una cerimonia in onore di Pachamama alla presenza di papa Francesco, cardinali e vescovi. Un gruppo, tra cui frati francescani, si è inginocchiato e prostrato, con la fronte a terra, davanti a due statue lignee della dea della terra Pachamama. Il rituale è stato guidato da una donna con il volto dipinto e un copricapo, che in seguito si è avvicinata a papa Francesco e gli ha messo degli anelli al dito. Una seconda donna gli ha portato una statua di Pachamama, davanti alla quale Francesco si è benedetto, ha benedetto la statua e l’ha presa in dono dalla donna.

 

Dopo la cerimonia, le statue di Pachamama furono portate in processione nell’Aula Paolo VI, dove il papa, i cardinali e i vescovi si riunirono per discutere del Sinodo sull’Amazzonia. Successivamente, la statua di Pachamama fu portata in processione nella Basilica di San Pietro, dove, ancora una volta, il papa e i cardinali si riunirono intorno ad essa in preghiera.

 

Diversi ecclesiastici e intellettuali cattolici di spicco hanno condannato immediatamente il palese atto di idolatria. In una lettera aperta, il vescovo Athanasius Schneider ha definito la Pachamama il nuovo «vitello d’oro»: «in virtù della mia ordinazione a vescovo cattolico (…) condanno la venerazione del simbolo pagano di Pachamama nei Giardini Vaticani, nella basilica di San Pietro (…) La reazione onesta e cristiana alla danza intorno alla Pachamama, il nuovo vitello d’oro, in Vaticano dovrebbe consistere in una protesta dignitosa».

 

In un’intervista all’emittente televisiva indipendente francese TVLibertés, il cardinale Raymond Burke ha definito la Pachamama una «forza demoniaca» e ha chiesto riparazione per l’idolatria: «è accaduto qualcosa di molto grave… Un idolo è stato introdotto nella Basilica di San Pietro – la figura di una forza demoniaca (…) Perciò è necessaria una riparazione (…) affinché le forze diaboliche che sono entrate con questo idolo vengano sconfitte».

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Renovatio 21 ha riportato negli anni le parole dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che tante volte ha tuonato contro l’idolo indio portato fin nel cuore della gerarchia cattolica per realizzare piani globalisti di morte e distruzione.

 

Il culto della Pachamama in Sudamerica è legato – ancora oggi! – a riti di sacrificio umano. Inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari in Bolivia hanno identificato casi in cui persone sono state uccise e offerte in rituali legati al culto di Pachamama, in particolare in contesti minerari. Tali affermazioni si basano su precedenti articoli apparsi sui media boliviani e internazionali, che citano specifici casi penali, testimonianze e indagini in corso a sostegno delle proprie tesi.

 

Il tema del ritorno del sacrificio umano persino nella liturgia cattolica è stato discusso da Renovatio 21 nei casi del rito maya e del rito amazzonico fiancheggiati durante il papato bergogliano.

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Medjugorje, per sei membri della Commissione vaticana «non è spiegabile senza l’intervento del Maligno»

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Sei dei 21 membri dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede che nel 2016 si sarebbero espressi contro l’origine soprannaturale di Medjugorje sostennero una posizione ancora più severa: ritennero che il fenomeno dovesse essere attribuito a un intervento diabolico. Lo riporta Infovaticana, rilanciando un reportage del giornalista David Murgia, che afferma di aver avuto accesso ai pareri scritti inviati alla Santa Sede e precisa che tre di quei sei voti provenivano da cardinali.   La nuova informazione, pubblicata sul sito Il Segno di Giona, amplia i dati rivelati sulla consultazione riservata: su 33 pareri, 21 avrebbero respinto l’origine soprannaturale, nove l’avrebbero accettata e tre non avrebbero raggiunto una conclusione. La ripartizione esatta dei voti e le motivazioni ora note provengono dalla documentazione che il giornalista afferma di aver consultato. Non è stata confermata ufficialmente dalla Santa Sede.   Sei pareri avrebbero proposto una formula ancora più severa. A ciascuno dei partecipanti alla consultazione sarebbe stato chiesto di giustificare per iscritto la propria posizione. Tra le motivazioni dei 21 voti contrari alla soprannaturalità, sei non si sarebbero limitati a escludere un’origine divina degli eventi iniziati nel 1981.

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Questi sei pareri avrebbero ritenuto applicabile la formula constat de praeternaturalitate maligna, cioè che il fenomeno avrebbe un’origine preternaturale maligna.   Secondo la documentazione descritta da Murgia, per questi sei membri della Congregazione quanto accaduto a Medjugorje «non è spiegabile senza l’intervento originario, diretto e fondante del Maligno». La posizione arriverebbe così a considerare che non si sarebbe di fronte a una mariofania, ma a una «satanofania».   Le motivazioni note si baserebbero fondamentalmente su due argomenti. Il primo sarebbe l’interpretazione della Dichiarazione di Zara del 1991 come un pronunciamento negativo della Chiesa sulla soprannaturalità di Medjugorje. Quella dichiarazione della Conferenza Episcopale Jugoslava stabilì che, sulla base delle indagini condotte fino ad allora, «non si può affermare che si tratti di apparizioni o rivelazioni soprannaturali».   Tuttavia, questa formulazione non equivaleva a una dichiarazione positiva di non soprannaturalità. Proprio questa distinzione risulta rilevante nel valutare l’argomento attribuito ai sei membri della Congregazione.   Il secondo punto sarebbe legato al lavoro della Commissione Internazionale presieduta dal cardinale Camillo Ruini, recentemente deceduto. I sei pareri avrebbero ritenuto che le sue conclusioni fossero compromesse perché la commissione non avrebbe esaminato tutta la documentazione che si trovava in possesso della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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L’esistenza di differenze tra le conclusioni della Commissione Ruini e gli studi successivi condotti in Dottrina della Fede è stata riconosciuta pubblicamente. Nel settembre 2024, il cardinale Victor Manuel Fernandez spiegò che, dopo il rapporto della commissione, il dicastero effettuò nuovi studi e consultò esperti che giunsero a conclusioni «molto diverse». Francesco aveva già segnalato nel 2017 che all’interno della Congregazione erano sorti dubbi dopo aver ricevuto il rapporto Ruini.   Cosa proponevano i sei membri. La documentazione citata attribuisce anche a questi sei membri diverse proposte concrete. Tra queste figurava «riabilitare integralmente» l’operato dottrinale e pastorale di Pavao Žanić e Ratko Perić, precedenti vescovi di Mostar-Duvno e fermamente contrari a riconoscere l’autenticità delle presunte apparizioni.   Allo stesso tempo, avrebbero chiesto di non pregiudicare «la buona fede, sebbene abusata, dei pellegrini» e di provvedere al bene dei presunti veggenti.   La proposta più severa riguardava proprio questi ultimi: i sei pareri avrebbero richiesto la loro damnatio memoriae. L’informazione pubblicata non offre ulteriori dettagli sulla portata concreta che intendevano dare a questa espressione.   Murgia, che personalmente respinge l’ipotesi di un’origine diabolica di Medjugorje e la definisce «assurda», ha annunciato che pubblicherà prossimamente in un libro l’insieme della documentazione che afferma di aver consultato.   I voti del 2016 non costituiscono il giudizio attuale della Chiesa. I pareri rivelati da Murgia, se confermati, permettono di conoscere l’intensità delle discrepanze esistenti all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma non equivalgono a una decisione adottata dalla Santa Sede.   I 21 voti che avrebbero respinto la soprannaturalità nel 2016 non diedero luogo a una dichiarazione ufficiale di constat de non supernaturalitate. Non esiste nemmeno un pronunciamento di Roma che attribuisca un’origine diabolica agli eventi di Medjugorje.   La decisione attualmente vigente risponde al nuovo quadro stabilito da Dottrina della Fede nel 2024. Nel settembre di quell’anno, il dicastero concesse il nihil obstat all’esperienza spirituale legata a Medjugorje, riconoscendone i frutti spirituali e permettendo l’adesione prudente dei fedeli. Allo stesso tempo, precisò espressamente che tale decisione «non implica una dichiarazione del carattere soprannaturale del fenomeno» e ordinò di parlare di «presunti messaggi».   «In conclusione, si può riportare un quadro riassuntivo di frutti positivi legati a questa esperienza spirituale che, nel frattempo, si sono separati dall’esperienza dei presunti veggenti, i quali non sono più da percepire come mediatori centrali del “fenomeno Medjugorje”, in mezzo al quale lo Spirito Santo opera tante cose belle e positive» scrive il documento DDF.   Il documento DDF ammetteva che «mostrano pure una certa problematicità quei messaggi che attribuiscono alla Madonna le espressioni “il mio piano”, “il mio progetto”: “Ognuno di voi è importante nel mio piano di salvezza” (25.05.1993). “Figlioli, non dimenticate che siete importanti nel mio piano di salvezza dell’umanità” (25.06.2022). “Vi invito a pregare […] per i miei piani” (01.10.2004). “Anche stasera vi invito a pregare per i miei piani […] i miei progetti” (02.09.2005)  (…) Quest’insistenza diventa ancora più problematica quando i messaggi si riferiscono a richieste di improbabile origine soprannaturale, come quando la Madonna impartisce degli ordini circa date, posti, aspetti pratici, e prende decisioni su questioni ordinarie».» scriveva il Dicastero.   Tuttavia, Roma sembrava non aver troppo da dire riguardo a messaggi come quello della supposta apparizione del 1° ottobre 1981: «Tutte le religioni sono simili davanti a Dio. Dio le governa come un sovrano sul suo regno. Nel mondo, non tutte le religioni sono uguali perché le persone non hanno rispettato i comandamenti di Dio. Le rifiutano e le denigrano». Del resto, si era all’altezza delle parole indifferentiste di Bergoglio a Singapore sull’eguaglianza di tutte le religioni come cammino verso Dio.   A suo tempo Renovatio 21 aveva scritto che «è forse possibile trarre una conclusione sola: la gerarchia non crede a niente, nemmeno a ciò a cui non crede – non crede di non credere, o meglio non gli importa nulla del credere, perché la Chiesa, per le forze occupanti, è solo un sistema di gestione materiale di danari ed immigrati, e il soprannaturale va bene forse solo come storiella da raccontare ai babbei che vanno in pullman fino in Erzegovina – senza esagerare, però».

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La notizia svelata dal Murgia non cambia lo statuto attuale di Medjugorje. Fornisce un nuovo dato sulle forti discrepanze esistenti all’interno della DDF durante lo studio del fenomeno, la cui documentazione completa rimane non pubblicata.   L’idea del demonio come fonte delle apparizioni fu sostenuta da monsignor Pavao Žanić, vescovo della diocesi di Medjugorje, Mostar-Duvno, dal 1980 al 1993. Secondo una testimonianza ampiamente riportata, quando gli fu fatto notare che a Medjugorje avvenivano «fenomeni prodigiosi», monsignor  Žanić avrebbe risposto che questi potevano benissimo essere opera del diavolo.   Monsignor Žanić credeva che le apparizioni fossero una manipolazione dei francescani e una messinscena, e istituì due commissioni per valutarne l’autenticità, le quali conclusero di non poter stabilire la soprannaturalità degli eventi. Nel 1993, dopo aver compiuto 75 anni, si ritirò e gli succedette Ratko Perić, che ha mantenuto una linea altrettanto scettica e ha più volte ribadito che non si può parlare di fatti soprannaturali a Medjugorje.   Il nihil obstat del Dicastero della Dottrina della Fede di Tucho Fernandez uscito nel 2024 contiene elementi molto problematici, come  quando ammette che «certi messaggi – secondo l’opinione di alcuni – presenterebbero delle contraddizioni o sarebbero legati a desideri o interessi dei presunti veggenti o di altre persone».   Lo studioso cattolico E. Michael Jones ha fatto notare come «certi», in un contesto in cui si sono accumulati più di 50.000 messaggi, è un termine talmente vago inaccettabile.   «Alcuni pochi messaggi? Quanti sono pochi?» si è chiesto Jones. «Considerato che la presunta Gospa ha parlato per anni accumulando oltre 50.000 messaggi, si potrebbe parlare di centinaia se non migliaia di messaggi dubbi, che, come ammette poi il Dicastero “a volte appaiono connessi ad esperienze umane confuse, ad espressioni imprecise dal punto di vista teologico o ad interessi non del tutto legittimi”».

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Jones ancora a fine anni Ottanta pubblicò sull’argomento un libro inedito in Italia, The Medjugorje Deception: Queen of Peace, Ethnic Cleansing, Ruined Lives, («L’inganno di Medjugorje: Regina della pace, pulizia etnica, vite rovinate»). Il testo, un tempo liberamente ordinabile su Amazon, è sparito dai cataloghi della libreria online ancora anni fa, così come gli altri testi dell’autore, che nonostante i numerosi saggi prodotti, con tomi anche da migliaia di pagine, a questo punto parrebbe non essere mai esistito – cancellato, rimosso in una damnatio memoriae dell’era di internet prima di tanti altri.   In un’intervista a Renovatio 21, lo studioso statunitense ha proposto varie piste di spiegazione del fenomeno Medjugorje, dalle tensioni etniche che stavano per esplodere nei balcani ad accuse di carattere sessuale a religiosi che stavano sul posto. A suo tempo il Jones è stato minacciato per il suo lavoro.   Anche il professore cattolico, come si è scoperto anche ben sei membri della commissione, ritiene inoltre che vi siano elementi preternaturali all’opera.   «La possessione demoniaca è uno dei frutti principali di Medjugorje, seguita dal divorzio» ha detto Jones nell’intervista a Renovatio 21. «Medjugorje è infestata dai demoni, cosa che non dovrebbe sorprendere dal momento che San Giovanni della Croce disse che il diavolo si rallegra quando le persone cercano rivelazioni private».  

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Il ranch di Epstein esorcizzato per tre giorni da un prete cattolico tradizionalista

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Una famiglia texana che ha acquistato lo Zorro Ranch di Jeffrey Epstein nel Nuovo Messico ha fatto esorcizzare la proprietà da un sacerdote cattolico tradizionalista. Lo riporta LifeSite.

 

«Abbiamo fatto arrivare un esorcista dall’Ohio, un prete che celebra la messa in latino, e ci sono voluti tre giorni solo per esorcizzare ogni singolo angolo della proprietà», ha dichiarato Devin Huffines all’emmittente statunitense Newsmax.

 

Devin è uno dei cinque figli di Don Huffines, il magnate immobiliare di Dallas e revisore dei conti del Texas che ha acquistato la proprietà.
«Siamo cattolici praticanti. L’aspetto spirituale di questa vicenda è reale per noi: demoni e diavoli», ha spiegato Devin.

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Diverse donne hanno affermato di essere state abusate sessualmente da Epstein nel suo ranch. Devin ha dichiarato che inizialmente alcuni membri della sua famiglia si erano mostrati riluttanti all’idea di acquisire il ranch del noto trafficante sessuale e finanziere.

 

«Tutte le ragazze e mia madre dicevano assolutamente no. Impossibile. Non si può fare. È, sai, disgustoso», ha detto Huffines. Tuttavia, essere rassicurati sul fatto che il denaro ricavato dall’acquisto sarebbe andato alle vittime di Epstein ha contribuito a tranquillizzarle, ha suggerito.

 

«Alla fine abbiamo pensato che fosse un’opportunità irripetibile, un affare unico», ha detto.
Don Huffines acquistò lo Zorro Ranch nel 2023 tramite una società a responsabilità limitata (LLC) e lo ribattezzò San Rafael Ranch. In un’intervista con One America News Network, Huffines spiegò di aver scelto questo nome perché San Rafael è conosciuto come l’angelo della guarigione. Il suo nome significa letteralmente «Dio guarisce».

 

Dopo che la notizia del cambio di proprietà è stata resa pubblica dal quotidiano The New Mexican a febbraio, la famiglia Huffines ha annunciato l’intenzione di utilizzare la proprietà come centro di ritiro spirituale cristiano.

 

A febbraio, il Dipartimento di Giustizia del Nuovo Messico ha riaperto un’indagine penale su presunte attività criminali presso lo Zorro Ranch e, con il consenso della famiglia Huffine, ha perquisito la proprietà per due giorni a marzo.

 

Devin Huffines ha dichiarato a Newsmax che «sembrava che fossero arrivati 60 detective» che «hanno messo a soqquadro il posto» utilizzando «radar a penetrazione del terreno, droni termici, cani addestrati alla ricerca di cadaveri e termocamere installate nelle pareti». Huffines ha detto di aver riflettuto su quale male potesse essersi consumato nella proprietà al suo arrivo.

 

«Mi è subito venuto in mente, fin dal primo momento, la prima volta che ho visto questo posto: “È successo qualcosa qui dentro?”», ha raccontato a Newsmax.

 

«Ma la terra non è malvagia. Il settore immobiliare non è malvagio. Non commette crimini. Non pecca. È solo un immobile. È solo un terreno. È solo un edificio, e questo è un edificio di livello mondiale», ha aggiunto Huffines.

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Lo Huffines ha affermato che la sua famiglia intendeva utilizzare il ranch come centro di ritiro cristiano, dove «molta luce avrebbe brillato nell’oscurità». Il centro di ritiro comprenderà «capanne per la preghiera e il digiuno» e offrirà opportunità per la pesca, la caccia, un poligono di tiro e l’equitazione.

 

I coniugi Huffines stanno progettando un nuovo cancello d’ingresso per il ranch che reciterà la scritta «Tutti coloro che vengono nel nome del Signore sono benvenuti».

 

Gli esorcismi di case particolari hanno spesso raggiunte le cronache americane.

 

Come riportato da Renovatio 21, dopo l’aggressione brutale del marito nella loro casa di San Francisco, si disse che l’ex speaker democratica della Camera Nancy Pelosi chiamò l’esorcista.

 

Una voce del genere era circolata anche riguardo a Melania Trump, che avrebbe fatto esorcizzare la stessa Casa Bianca al momento dell’insediamento del marito.

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Il Giappone moderno e la sua laicità apparente: dentro le nuove religioni nipponiche

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Durante gli anni della scuola dell’obbligo, ogni cittadino giapponese sente ribadire più volte dagli insegnanti il concetto che il Giappone è uno Stato laico dove vige una completa separazione tra religione e politica.   È facile intuire come questo sia il risultato del pesante lavoro operato sulle istituzioni statali nipponiche dall’occupante statunitense negli anni del dopoguerra.   Gli americani avevano la necessità di annichilire l’identità nazionale delle nazioni sconfitte, andava quindi reciso il legame tra la religione indigena (il cosidetto shinto) e lo Stato giapponese.   Lo shinto era infatti divenuto unica religione di stato con la restaurazione Meiji del 1868, in seguito alla quale i sacerdoti erano passati a essere direttamente funzionari dello Stato che, va ricordato, aveva alla sua testa l’imperatore, discendente diretto della dea del sole Amaterasu No Omikami. Ma sto semplificando per brevità.

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Con la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e la conseguente occupazione gringa, tutto questo finisce teoricamente in soffitta e il Giappone diventa uno stato moderno ancora più laico dell’Occidente, allora non ancora del tutto scristianizzato.   Prima dell’era Meiji (1868-1912), la religiosità giapponese ruotava attorno al sincretismo tra l’animismo indigeno dello shinto e le varie correnti del buddismo che hanno raggiunto il paese del sol levante nel corso dei secoli. A questi due assi principali del sincretismo giapponese si sono agglutinate innumerevoli altre influenze culturali e religiose di cui oggi le persone hanno più o meno poca contezza: confucianesimo, scampoli di influenze indiane (veicolate dal buddismo ma presenti in forma autonoma: ad esempio negli shichifukujin, i sette dei della fortuna), sciamanesimo e altro ancora.  

Gli shichifukujin (七福神), le sette divinità della fortuna del folclore e della spiritualità giapponesi, venerate per aver aiuto nella vita di tutti i giorni e per ottenere benefizi pratici.

 

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La pratica religiosa ha assunto però nel corso dei secoli una forma sempre meno vincolante e vissuta il più delle volte in forma personale e non collettiva, fatta eccezione per le feste di templi e santuari. Questa transizione viene spesso attribuita all’interpretazione del buddismo sviluppata dalla corrente Tendai, sorta in Giappone su emulazione degli insegnamentio cinesi del Tiāntái attorno all”800 d.C. Sulla questione tornerò su in futuro.   Detto in soldoni, la concezione religiosa dei giapponesi contemporanei può ricordare quella degli italiani post-cattolici di oggi: vai a pregare in Chiesa quando hai bisogno di qualcosa, fai battezzare i bambini perché si fa così (qui in Giappone c’è la cerimonia dello shichigosan che può essere paragonabile), il funerale si fa perché «vai a sapere se dopo c’è qualcosa», «se vado nel tempio di un’altra religione, prego anche lì. Non si sa mai», «non può avere ragione solo una religione, no? Allora gli altri sono tutti scemi?». Il repertorio lo conoscete, immagino.   Il Giappone ha rifiutato Cristo proibendo il Cattolicesimo e sterminandone i credenti, l’Italia ha seguito un altro percorso, ma il risultato cambia poco.  

Manifesto mette in guardia contro le nuove propaggini di Aum Shinrikyo, la setta del guru giustiziato Shoko Asahara cheche negli anni Novanta mise il gas nervino nella metropolitana di Tokyo.

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Quindi il Giappone è laico, laico, laicissimo e molti giapponesi si ritengono non religiosi, se non addiritura atei.   Il problema è che un numero di giapponesi che oscilla tra il 10% e il 20% della popolazione (si può azzardare la cifra di venti milioni di persone, un giapponese su sei, ma non esistono dati statistici ufficiali) è fedele, spesso in maniera assai entusiastica e devota, di una delle cosidette nuove religioni giapponesi (新興宗教, shinkoshukyo).   I grandi cambiamenti dovuti alla restaurazione Meiji e alla fulminea modernizzazione del paese, sono stati infatti accompagnati dalla nascita di una miriade di nuove religioni (per lo più di derivazione buddista e shinto, anche se non mancano religioni fondate da sciamane e guru vari), inizialmente poco gradite al potere centrale. Lo stesso fenomeno si è ripetuto nel dopoguerra: questo processo è stato definito ironicamente «l’ora di punta degli dei», a causa del gran numero di nuovi culti apparsi all’improvviso.   Per il turista che viene in Giappone questo è probabilmente un fenomeno invisibile (fatta eccezione per la Soka Gakkai, che da abbastanza nell’occhio anche in Italia), benchè se lo trovi proprio davanti agli occhi.   Siete stati al tempio Sensoji di Asakusa? Probabilmente vi sono sfuggiti i grandi palazzi di proprietà della religione GLA (ci sono grosse scritte GLA dappertutto, GLA sta per «God Light Association»), dove ogni membro mira all’«autorealizzazione» e all’«armonia mondiale», incarnando la luce di Dio in questo mondo.  

Quartier Generale della God’s Light Association, Asakusa, via Wikimedia CC0

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Avete visitato il TeamLab Borderless a Azabudai Hills, in mezzo a Tokyo? Quell’edificio enorme a forma di piramide obliqua che si trova nei pressi è lo Shakaden, il tempio della Reiyukai, che possiede tutto l’isolato. La Reiyukai, fondata nel 2019, è un nuovo movimento buddista senza sacerdoti, fatto di soli laici, ispirato al buddismo Nichiren ma non affiliato ad alcuna altra setta maggiore.       Siete passati con la linea Sobu per il quartiere di Shinanomachi, a Tokyo? È il quartiere della Soka Gakkai. Non credo vi sia bisogno di presentazioni, visto del successo di cui gode pure in Italia, ancora dai tempi di Roberto Baggio. In Italia l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai riceve i fondi dell’8 per mille dal 2020. A seguito dell’Intesa con lo Stato italiano siglata nel 2016, i primi fondi sono stati erogati ufficialmente a giugno di sei anni fa. Questo qui sotto è uno dei suoi palazzi in madrepatria.  

Sede della Soka Gakkai a Shinanomachi, via Wikimedia CC0

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Magari avete fatto una tappa a Takayama, sulle alpi Giapponesi? Quell’enorme tempio bianco e dorato con un fiore di loto sul tetto è la sede della Sukyo Mahikari («Principi universali Vera Luce»), presente in ben 100 Paesi. Afferma che lo scopo dell’organizzazione è aiutare le persone a migliorare la qualità della loro vita e a raggiungere la felicità praticando principi universali, nonché un metodo di purificazione spirituale chiamato «l’arte della Vera Luce», che avrebbe poteri taumaturgici. Ex membri hanno incredibilmente lanciato accuse a base dei famosi Protocolli…  

Tempio Sukyo Mahikari a Takayama

  In stazione a Nara, dopo essere fuggiti dai cervi famelici, avete visto i cartelli che indicavano un treno per Tenri? Bene, Tenri è la città della Tenrikyo. L’obiettivo spirituale ultimo del Tenrikyo è la costruzione del Kanrodai, una colonna divinamente designata come axis mundi , e la corretta esecuzione di un rituale detto Kagura attorno al Kanrodai, che porterà alla salvezza di tutti gli esseri umani.  

Tempio Tenrikyo a Nara, immagine di Singularity via Wikimedia CC BY-SA 4.0

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E se in giro per il Giappone avete visto delle tamarrissime facciate neoclassiche con la scritta Happy Science, allora avete visto alcune sedi della Kofuku No Kagaku, la «Scienza della felicità» (che ha pure un suo partito politico). Happy Science venera una divinità chiamata «El Cantare», che credono essere il «dio Supremo della Terra, il signore di tutti gli dei». Credono che questo essere sia nato sulla Terra 330 milioni di anni fa e che sia la stessa entità venerata in diversi momenti come Elohim, Odino, Thoth, Ophealis (Osiride), Ermes e Buddha Shakyamuni, con il fondatore Ryuho Okawa, un ex trader di Wall street, considerato come incarnazione attuale ed essere supremo venuto da Venere.  

Palazzo del Kofuku no Kagaku, Immagine di Nesnad via Wikimedia CC BY-SA 3.0

  Non mancano ovviamente le nuove religioni provenienti dalla potenza occupante: mormoni, Testimoni di Geova, Scientology…  

Palazzo di Scientology a Tokyo, via Wikimedia CC0

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Questi sono solo alcuni esempi, per darvi un’idea delle dimensioni del fenomeno.   La presunta laicità della politica giapponese è stata costretta a gettare la maschera in occasione dell’omicidio dell’ex primo ministro Shinzo Abe, nel 2022. L’assassino ha infatti dichiarato di avere compiuto il crimine per attirare l’attenzione sui legami tra il partito di Abe (Jiminto, i liberal-democratici, al potere praticamente per tutto il dopoguerra) e la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, nota in Italia per le vicende legate a monsignor Milingo.   Se si considera che la coalizione di governo all’epoca era formata dai liberal-democratici amici dei Moonies e dal Komeito, il partito della Soka Gakkai, è facile capire come la laicità di stato giapponese sia tale solo sula carta.   Con buona pace degli occupanti yankee, e del loro semplicismo tipico, eliminare la religione dalla vita quotidiana dei giapponesi pare non essere un compito tanto facile da assolvere.   L’intolleranza dei giapponesi non affiliati ad alcuna religione nei confronti delle organizzazioni religiose (ivi comprese quelle tradizionali) è una tendenza che va tenuta d’occhio perché potrebbe avere ricadute sulla politica futura del Paese. Potenzialmente anche su noi Cattolici.   Taro Negishi Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone  

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