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«Decimare la popolazione, rendere schiavi i superstiti»: mons. Viganò contro il green deal

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Renovatio 21 pubblica l’intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò riguardo alla minaccia ecologista ancora presente nel mondo e nella Chiesa.

 

 

 

La «conversione» green

Dichiarazione a proposito dell’endorsement vaticano alla frode climatica dell’Agenda 2030

 

La teoria che attribuisce all’uomo la responsabilità dei cambiamenti climatici derivanti dall’emissione di CO2 nell’atmosfera è sostenuta da una parte ampiamente minoritaria della comunità scientifica, peraltro in gravissimo e palese conflitto di interessi. La sua sovraesposizione mediatica è data dalla sistematica censura di tutte le voci davvero indipendenti e autorevoli, e costituisce una totale falsificazione della realtà.

 

È sulla riduzione della CO2 che si basa l’intero castello di menzogne e frodi che dovrebbero legittimare la «transizione green». In realtà l’anidride carbonica è indispensabile alla sopravvivenza della vita sul Pianeta, e ridurla significa distruggere ogni forma vivente sulla Terra. E quand’anche il riscaldamento globale fosse reale, esso non avrebbe alcun significativo rapporto con l’attività umana, essendo originato principalmente dall’attività solare.

 

Infine, le soluzioni proposte per porre rimedio all’aumento dell’anidride carbonica suonano risibili, poiché vengono adottate solo da una parte delle Nazioni, mentre Cina e India continuano a costruire centrali a carbone e ad utilizzare l’energia derivante dai combustibili fossili. D’altra parte, gli impianti per la produzione di energia alternativa risultano molto più inquinanti di quelli tradizionali.

 

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Questa teoria è entrata a far parte del programma dell’ONU denominato “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” e viene propagandata da organizzazioni internazionali, sulla base della teoria neomalthusiana, che considera l’uomo il cancro del Pianeta e persegue lo sterminio di miliardi di persone. Per rendere credibile l’emergenza climatica, queste organizzazioni finanziano associazioni, aziende, esperti e influencer per seminare il panico, in un’operazione di terrorismo mediatico.

 

Parallelamente, impongono ai governi di censurare le voci dissenzienti, tacciandole di complottismo o di «negazionismo climatico», esattamente come pochi anni fa avvenne con la farsa psico-pandemica.

 

Al fine di ottenere la riduzione della popolazione mondiale, Organizzazioni come l’ONU, il World Economic Forum, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea realizzano e finanziano con enormi risorse progetti concreti che portino all’impoverimento, alla malattia, alla sterilità e alla morte di miliardi di esseri umani. Parallelamente garantiscano enormi profitti alle multinazionali che collaborano a questo piano infernale.

 

Guerre, criminalità importata con l’immigrazione, pandemie, sterilizzazione di massa (tramite i vaccini ma anche mediante la teoria gender e l’ideologia LGBTQ+), aborti, mutazioni genetiche e tumori indotti con pseudovaccini, avvelenamento dei cieli, delle acque e degli alimenti, inquinamento elettromagnetico: sono questi i cavalieri dell’apocalisse globalista del Great Reset.

 

Le denunce circostanziate e corroborate da prove incontrovertibili da parte di scienziati, filosofi, storici, intellettuali e politici nulla possono contro la macchina della propaganda mediatica, finanziata con i soldi dei contribuenti, ai quali nessuno dei governi coinvolti ha chiesto alcun parere.

 

Non uno dei punti programmatici dell’Agenda 2030 costituisce la soluzione alla presunta emergenza ambientale: si tratta solo di false soluzioni a falsi problemi, con l’obiettivo di decimare la popolazione, rendere schiavi i superstiti – anche con l’imposizione di misure liberticide e di controllo sociale – e accentrare il potere politico nelle mani dell’alta finanza usuraia. Si tratta a tutti gli effetti di un colpo di stato globale, come ho più volte denunciato nei miei interventi sin dal 2020.

 

Questo quadro di diffusa corruzione dei governanti, degli scienziati e dei media finanziati da agenzie anche governative (come l’USAID e la Commissione Europea) non può però cancellare alcune scomode verità:

 

  • L’emergenza climatica è una frode, in quanto non è basata su dati oggettivi, e non è attribuibile all’azione umana (e ancor meno risolvibile solo da parte dei Paesi occidentali mediante la deindustrializzazione forzata);

 

  • questa crisi – come quella pandemica, quella economica e quella bellica – costituisce un pretesto per l’imposizione di misure coercitive ad esclusivo danno dei cittadini, minacciati non solo nei loro beni ma anche nella loro salute e nella loro stessa esistenza;

 

  • gli artefici del green deal hanno come esplicito scopo della transizione ecologica l’eliminazione fisica di gran parte della popolazione mondiale e l’instaurazione di una dittatura tecnocratica volta al controllo sociale e alla limitazione delle libertà fondamentali;

 

  • per dare corpo alla frode green, le organizzazioni coinvolte si avvalgono di tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica e di ingegneria sociale, ricorrendo non solo alla falsificazione sistematica delle notizie tramite i media – ad esempio attribuendo le morti di questi giorni all’emergenza climatica – ma anche creando artificialmente eventi meteorologici disastrosi (pensiamo alle distruzioni provocate a Maui nelle Hawaii, a Valencia in Spagna e più recentemente in Texas tramite l’impiego della geoingegneria e delle tecnologie dell’HAARP, High frequency Active Auroral Research Programme).

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La Chiesa Cattolica sarebbe dovuta intervenire da tempo, non tanto per esprimersi su materie scientifiche che esulano dalla sua competenza magisteriale, ma piuttosto per denunciare l’uso pretestuoso e doloso di false emergenze allo scopo di indurre la popolazione ad accettare le misure criminali imposte dall’Agenda 2030, tra i cui punti figura anche il diritto all’aborto, definito «salute riproduttiva», l’estensione dell’eutanasia anche ai minori, ai malati, ai poveri e la promozione dell’ideologia gender e LGBTQ+.

 

Già in passato la gerarchia bergogliana si era fatta promotrice dei sieri genici sperimentali prodotti con linee cellulari derivanti da feti abortiti, addirittura giungendo a rassicurare i fedeli circa la liceità morale del loro uso, con una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede. Anche l’allora mons. Robert Francis Prevost promosse l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e il rispetto di norme sanitarie assurde e dannose. È a tutti ben nota la stretta collaborazione del Vaticano di Bergoglio con i massimi esponenti di Big Pharma e i suoi finanziatori, e sappiamo quanto il suo endorsement sia stato determinante per la realizzazione di quella criminale operazione pseudo-sanitaria e della strage che ne è seguita.

 

L’esperienza pregressa e l’evidenza delle frodi allora commesse non hanno insegnato nulla a chi oggi promuove una falsificazione scientifica, non meno devastante e distruttiva, riguardante i «cambiamenti climatici». Eppure gli artefici di queste crisi sono gli stessi, uguali sono i principi cui si ispirano e gli scopi che si prefiggono.

 

Suscita dunque sgomento e scandalo vedere come, dopo anni di ossessione climatica di Jorge Mario Bergoglio anche il suo Successore continui a sostenere l’agenda globalista fornendo basi dottrinali ad un’ideologia apertamente antiumana, anticristiana ed anticristica, abusando del prestigio e dell’autorevolezza della Chiesa Cattolica e del papato per fornire una presunta legittimità e addirittura una positiva valenza morale ad un piano criminale che meriterebbe la più aperta e severa condanna.

 

Suscita ancor più sgomento il silenzio o addirittura l’entusiastica approvazione di chi, soprattutto tra i «cattolici conservatori», si ostina contro ogni evidenza a voler vedere nel pontificato di Leone una rottura rispetto a Jorge Bergoglio, mentre nella realtà esso sinora si è posto in evidente continuità con ciò che il gesuita argentino aveva iniziato. Come ha giustamente osservato un commentatore di questi eventi, cambia il venditore, ma non il prodotto, che rimane contraffatto.

 

Non vi è alcuna necessità di una «conversione ecologica», soprattutto quando essa costituisce un palliativo sentimentale e chimerico ad una vera conversione dei cuori a Nostro Signore Gesù Cristo, unico Salvatore.

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Questa «conversione ecologica» si presta volutamente ad alimentare una visione materialista e orizzontale della Religione, del tutto aliena al Vangelo e al Magistero Cattolico. Ratificarla poi con un rito liturgico rende palese la complicità della Gerarchia Cattolica con i piani eversivi del Nuovo Ordine Mondiale, ai danni dei fedeli e dell’intera umanità.

 

È questo il mandato che Nostro Signore ha conferito all’Apostolo Pietro e ai suoi legittimi Successori? Possono il Papa e i Vescovi tacere la Verità salvifica e schierarsi apertamente con la menzogna mortale dei nemici di Cristo? E quale responsabilità grava su costoro, nei riguardi dei fedeli tratti in inganno dalla voce dei Pastori, dopo l’avvallo della psicopandemia e dei falsi vaccini mRNA? Di quanti decessi, di quanti effetti avversi, di quanti bambini morti in gravidanza, di quanti anziani e fragili uccisi, di quanti giovani falcidiati da infarti, tumori e malori improvvisi è responsabile la chiesa bergogliana, a causa della sua vile complicità?

 

La Messa per la custodia del creato (Missa votiva de Pachamama?) costituisce l’ennesima conferma di un inquietante asservimento della Gerarchia Cattolica – non scevro da conflitti di interesse come per il business dell’accoglienza dei clandestini – di cui essa dovrà rispondere anzitutto a Nostro Signore Gesù Cristo, che ha concesso a Pietro il potere delle Sante Chiavi non per sentenziare sul clima – peraltro seguendo una teoria scientificamente insostenibile – ma per custodire e trasmettere il Depositum Fidei, per pascere e proteggere il Gregge del Signore, oggi minacciato nell’anima e nel corpo da un’élite di pericolosi criminali psicopatici votati al male.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

Viterbo, 14 Luglio 2025
S.cti Bonaventuræ Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris

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Il rettore del seminario della FSSPX dice: un giorno il Papa ringrazierà per aver preservato la tradizione cattolica

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Il direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X in Svizzera ha affermato che un giorno il Papa li ringrazierà per aver preservato l’insegnamento e la Tradizione della Chiesa.   Padre Bernard de Lacoste, direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X a Ecône, in Svizzera, ha dichiarato al quotidiano svizzero in lingua francese Le Nouvelliste che un giorno il Papa riconoscerà i problemi del Concilio Vaticano II e ringrazierà la Fraternità per il suo lavoro.   De Lacoste ha sottolineato che non intendono provocare uno scisma con le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio senza il permesso del Vaticano.   «Uno scisma è definito dalla volontà di rompere con la Chiesa cattolica. Ma il fatto è che noi celebriamo queste ordinazioni episcopali proprio per rimanere cattolici romani», ha affermato il sacerdote. «Preferiremmo morire piuttosto che provocare uno scisma», ha aggiunto.   Nell’intervista, de Lacoste ha criticato il Concilio Vaticano II per quelli che la Società considera errori modernisti. «Il modernismo è un errore teologico», ha affermato, aggiungendo che gli insegnamenti del Concilio Vaticano II contraddicono «quanto la Chiesa ha insegnato per 20 secoli».

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Secondo don de Lacoste, il concilio non raggiunse il suo obiettivo, ovvero quello di portare una ventata di aria fresca nella Chiesa, come dimostrato dal calo del numero di fedeli praticanti e di sacerdoti.   Ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostiene l’insegnamento tradizionale della Chiesa, specialmente in materia di morale sessuale, che molti nella gerarchia odierna hanno minimizzato o addirittura negato. Ha affermato che il divorzio e il «nuovo matrimonio» civile sono peccati mortali, così come gli atti omosessuali e tutti gli altri atti sessuali al di fuori di un matrimonio valido.   «I rapporti sessuali sono finalizzati alla procreazione, ed esclusivamente all’interno di un matrimonio stabile tra un uomo e una donna che saranno in grado di crescere i propri figli», ha sottolineato de Lacoste. «Questo è l’ordine naturale voluto dal Creatore».   Il direttore del seminario ha descritto i membri della Società come «medici dell’anima» e ha affermato che i fedeli «hanno bisogno della dottrina integrale, dei sacramenti amministrati secondo tale dottrina e della liturgia tradizionale per poter entrare in paradiso».   De Lacoste ha affermato di credere che il futuro della Chiesa risieda nella Tradizione e nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché il numero di cattolici che partecipano alle loro Messe è in costante aumento.   «Siamo certi che un giorno il papa riconoscerà di essersi allontanato dalla dottrina cattolica e ringrazierà la Società per averla preservata nella sua interezza, conferendole lo status canonico», ha concluso.   Le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X, previste senza l’approvazione di Roma, hanno suscitato molte polemiche all’interno della Chiesa, anche tra vescovi e cardinali che difendono la Tradizione cattolica. Mentre il vescovo Athanasius Schneider si è espresso a favore della Fraternità, molti altri vescovi conservatori, come il cardinale Gerhard Müller, il cardinale Robert Sarah e il vescovo Marian Eleganti, si sono opposti alle consacrazioni, avvertendo che si tratterebbe di un «atto scismatico».

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Papa Leone XIV elogia la «comunione tra cristiani e musulmani» durante la sua visita in Algeria

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Papa Leone XIV ha elogiato la «comunione tra cristiani e musulmani» in un messaggio pubblicato su X durante la sua visita apostolica in Algeria.

 

Il 13 aprile, Papa Leone XIV ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma social mentre si trovava ad Algeri, in Algeria, dove era giunto lo stesso giorno per la prima visita papale nella storia del Paese, invocando la «comunione tra cristiani e musulmani» sotto il patrocinio della Vergine Maria e presentandola come un segno di unità in un mondo segnato da divisioni e conflitti.

 

«La comunione tra cristiani e musulmani si concretizza sotto il manto di Nostra Signora d’Africa», scrisse Leone. «Qui, in Algeria, l’amore materno di Lalla Meryem riunisce tutti come bambini, nella nostra ricca diversità, nella comune aspirazione alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace. In un mondo in cui divisioni e guerre seminano dolore e morte, vivere in unità e pace è un segno inequivocabile».

 

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Nel suo messaggio, il Papa si è riferito alla Vergine Maria utilizzando sia il titolo cristiano «Nostra Signora d’Africa» sia quello islamico-berbero Lalla Meryem («Signora Maria»), sottolineando così una presunta compatibilità tra le due religioni.

 

In precedenza, quello stesso giorno, papa Leone XIV aveva visitato la Grande Moschea di Algeri, considerata la terza moschea più grande del mondo dopo quelle della Mecca e di Medina. Secondo fonti vaticane, il Papa si è tolto le scarpe come da protocollo ed è rimasto all’interno per diversi minuti, dedicando del tempo alla «riflessione silenziosa» nei pressi del mihrab, elemento architettonico che indica la direzione della Mecca.

 

Il romano pontefice ha inoltre incontrato privatamente il rettore della moschea, al quale ha espresso gratitudine per essere presente in quello che ha descritto come «un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».

 

Il linguaggio utilizzato nel messaggio del papa sui social media, in particolare il riferimento alla «comunione» tra cristiani e musulmani, introduce un termine che ha un significato teologico ben definito all’interno della dottrina cattolica. Nella teologia cattolica, «comunione» indica solitamente la partecipazione alla stessa fede, agli stessi sacramenti e all’unità ecclesiale. Secondo il Vangelo, non è possibile alcuna comunione con coloro che negano Gesù Cristo come Dio, Signore e Salvatore: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio.e» (Gv 14,6).

 

Il quadro generale delle relazioni cattolico-musulmane negli ultimi anni è stato in parte plasmato dal «Documento sulla fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza pacifica» del 2019, comunemente noto come documento di Abu Dhabi, firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar. Tale documento – che ha suscitato un enorme scandalo tra i fedeli – afferma che «il pluralismo e la diversità delle religioni (…) sono voluti da Dio nella Sua saggezza, mediante la quale ha creato gli esseri umani. Questa divina saggezza è la fonte da cui derivano il diritto alla libertà di credo e la libertà di essere diversi».

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Come riportato da Renovatio 21, la dichiarazione di Abu Dhabi piacque moltissimo alla massoneria, che si complimentò con il gesuita argentino.

 

Mentre il papa si trovava ad Algeri il 13 aprile, due attentatori jihadisti hanno tentato di compiere un attacco suicida coordinato nella città di Blida, situata a circa 45 chilometri a sud-ovest della capitale algerina. Secondo quanto riportato dalle forze di sicurezza, i due uomini sono stati intercettati dalle forze algerine mentre si dirigevano verso obiettivi civili e di polizia in zone popolate. Gli agenti hanno aperto il fuoco prima che gli attentatori potessero raggiungere i loro obiettivi. Gli ordigni esplosivi indossati dagli aggressori sono comunque detonati, causandone la morte.

 

L’incidente ha riacceso le preoccupazioni riguardo al terrorismo islamista nel Paese, dove non si registrano attacchi confermati dal 2017.

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Papa Leone XIV definisce la moschea di Algeri «spazio proprio di Dio» e prega in silenzio con l’imam

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Papa Leone XIV ha visitato la terza moschea più grande del mondo ad Algeri, in Algeria, e si è fermato in preghiera silenziosa con l’imam. Durante il suo ultimo viaggio a Istanbul, non aveva pregato nella Moschea Blu.   Il 13 aprile, Papa Leone ha iniziato il suo viaggio apostolico in Africa, con la prima tappa in Algeria – la prima visita papale nella storia del Paese. Durante la sosta alla Moschea di Algeri, il Papa si è tolto le scarpe come previsto dal protocollo e si è fermato in preghiera silenziosa insieme all’Imam Mohamed Mamoun al Qasimi, mostrando un cambiamento di atteggiamento rispetto a quanto fatto nella Moschea Blu di Istanbul durante un precedente viaggio apostolico.   Il recente viaggio di Papa Leone è iniziato con una visita al luogo di culto islamico, che si classifica come la terza moschea più grande al mondo, dopo quelle della Mecca e di Medina in Arabia Saudita.   Secondo Vatican News, il Papa, dopo essersi tolto le scarpe per entrare, come previsto dal protocollo, è rimasto all’interno per poco meno di dieci minuti, alcuni dei quali trascorsi in «silenziosa riflessione» accanto all’imam e davanti al mihrab, la nicchia scavata nella parete che indica la direzione della Mecca. È verso questa direzione che i musulmani si orientano durante la preghiera. Secondo la tradizione islamica, il mihrab simboleggia la presenza di Dio e la centralità della preghiera.  

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  Ad accompagnare il Papa c’erano due cardinali: George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri.   Come riportato dalla stessa fonte vaticana, il Papa si è poi ritirato per un momento di dialogo privato con il rettore della moschea, durante il quale ha espresso «gratitudine per trovarsi in un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».   Sebbene il Papa, l’imam, i cameraman e gli altri operatori più vicini a lui si fossero tolti le scarpe, altre persone più lontane dalle telecamere erano visibilmente all’interno della moschea con le scarpe ai piedi, il che fa apparire la visita più come una messa in scena mediatica che come un sincero gesto di devozione religiosa.   Nel novembre 2025, durante il suo primo viaggio apostolico in Turchia, Papa Leone XIV visitò la Moschea Blu di Istanbul. Secondo diverse fonti, si tolse le scarpe come previsto dal protocollo, visitò la moschea in silenzio e con rispetto, ma declinò l’invito dell’imam a unirsi alla preghiera.   Il Vaticano aveva inizialmente annunciato un «breve momento di preghiera silenziosa» durante la visita a Istanbul, ma in seguito ha chiarito che il Pontefice aveva scelto di vivere la visita come un momento di ascolto e apprendimento, piuttosto che di preghiera formale. Successivamente, Leone XIV ha spiegato di preferire pregare in una chiesa cattolica, davanti al Santissimo Sacramento, e che il suo gesto non doveva essere interpretato come un segno di mancanza di rispetto verso l’Islam.

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