Spirito
Mons. Viganò: «Santa Madre Chiesa sfigurata e umiliata dai suoi Pastori»
Renovatio 21 pubblica l’omelia per la festa di San Carlo Borromeo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Humilitas
Omelia nella festa di San Carlo Borromeo
Distrutto il fondamento, crolla e rovina tutto ciò che sopra ci venne innalzato.
San Carlo Borromeo
In queste ultime settimane le vicende che hanno interessato il corpo ecclesiale ci hanno colmato di grande dolore, perché ciò che temevamo sin dai primissimi interventi di Leone ha preso corpo ben oltre ogni peggiore previsione.
Abbiamo assistito al «pellegrinaggio giubilare» di attivisti LGBTQ, promosso dal loro cappellano, il gesuita James Martin e celebrato dal Vicepresidente della CEI Francesco Savino.
Abbiamo visto Prevost benedire un blocco di ghiaccio e predicare la conversione ecologica per ratificare e propagandare la fantomatica emergenza climatica.
Sostieni Renovatio 21
Abbiamo visto il capo della chiesa d’Inghilterra ricevuto in Vaticano con tutti gli onori – e con la di lui «moglie» concubinaria – per dare nuovo impulso all’impegno per gli obiettivi sostenibili dell’Agenda globalista. Durante quella visita, la Cappella Sistina e la Basilica di San Paolo fuori le Mura sono state profanate dalla communicatio in sacris con pseudo-ministri di una setta scismatica, eretica e priva di Successione Apostolica.
Abbiamo assistito al pontificale tridentino di Summorum Pontificum con i cardinali Zuppi e Burke acclamati dai conservatori e pseudo-tradizionalisti, mentre la CEI pubblicava un documento per la promozione delle persone LGBTQ e la normalizzazione della sodomia.
Abbiamo udito Leone tenere un’omelia per il pellegrinaggio giubilare delle «équipe sinodali e degli organi di partecipazione» (si noti il lessico da komintern) nella quale egli afferma che «nessuno possiede la verità tutta intera», di fatto sconfessando il Papato Romano e la Chiesa Cattolica.
E ancora: sempre sulla scia del mai abbastanza deprecato ecumenismo conciliare, lo scorso 28 ottobre Leone ha preso parte al Meeting Internazionale per la Pace organizzato dalla Comunità Sant’Egidio nello «spirito di Assisi» dinanzi all’Arco di Costantino, proprio nel giorno in cui nell’anno 312 dell’era cristiana l’Imperatore ottenne la vittoria di Ponte Milvio sui pagani, dopo aver posto sui labari la croce di Cristo.
Nel pomeriggio dello stesso giorno Leone ha presenziato nell’Aula Paolo VI all’evento di commemorazione della Dichiarazione Conciliare Nostra Ætate: più di due ore di abominevoli spettacoli pagani, esoterici e cabalistici.
Infine, quasi a suggellare con l’inconfondibile marchio dell’Avversario questa serie di sistematici attacchi alla Santa Chiesa, Leone e Tucho Fernàndez (…) hanno promulgato proprio oggi un documento, nel quale si definisce «inappropriato» il titolo di Corredentrice attribuito alla Vergine Madre di Dio.
Tucho e Prevost non fanno che confermare la propria coerenza con gli eversori del Vaticano II, i quali impedirono che il dogma della Corredenzione venisse proclamato durante la solenne assise, nonostante la vasta richiesta dell’Episcopato mondiale. E qui vediamo come gli eretici rivelano la propria indole antimariana, non a caso legata all’indole anticattolica, perché Maria Santissima è Madre e Regina della Chiesa proprio in virtù della co-Passione e della co-Redenzione. E Satana sa benissimo che la propria definitiva sconfitta verrà sancita da Colei che gli schiaccerà – virgineo calcaneo – il suo capo ribelle.
Tutto questo ha trapassato il cuore dei Cattolici quanto la lama acuminata di un pugnale; perché vedere la nostra Santa Madre Chiesa sfigurata e umiliata dai suoi Pastori è uno spettacolo straziante cui non avremmo mai voluto assistere, e che molti si illudevano fosse concluso dopo la fine della lunga parentesi bergogliana. L’evidenza dei fatti ci riporta coi piedi per terra e ci mostra il Papato Romano tramutato in ruolo di presidenza di un parlamento sinodale, sul modello delle democrazie postrivoluzionarie, e il Papa in leader della Religione Universale massonica.
La sinodalizzazione della Chiesa – come ho avuto modo di dire in più occasioni – è strumentale alla sua distruzione e serve a far confluire la Chiesa Cattolica nell’unico bacino della Religione dell’Umanità, esattamente come la parlamentarizzazione delle Nazioni fu strumentale alla loro destabilizzazione, le cui conseguenze disastrose abbiamo sotto gli occhi. Per questo motivo, e per la continuità della linea di governo di Prevost rispetto a Bergoglio, non è possibile illudersi che le decisioni assunte e le dichiarazioni pubblicate siano frutto di inesperienza o di ingenuità. Esse costituiscono una dichiarazione d’intenti eversiva che non può essere ignorata.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Celebrare San Carlo Borromeo in questo contesto può sembrare quasi contraddittorio. Le virtù del grande Cardinale e Arcivescovo di Milano sono infatti l’esatto contrario delle deviazioni della Gerarchia conciliare e sinodale, tanto nella vita privata dei Vescovi quanto nell’esercizio del loro Ministero episcopale. Ma è proprio per via di questo stridente contrasto tra un Vescovo cattolico elevato alla gloria degli altari e i funzionari sinodali di oggi, che possiamo trarre un importante insegnamento dalla sua vita al servizio della Santa Chiesa.
Se i vescovi del postconcilio sono un esempio di come non deve essere un buon Pastore, San Carlo è viceversa l’esempio di come deve essere un Vescovo, ed è a lui che guardiamo in questa fase di gravissima apostasia della Gerarchia.
Humilitas: questo era il motto di San Carlo Borromeo. Non l’umiltà simulata di chi si fa seguire dai fotoreporter mentre va in giro in bicicletta in abiti borghesi (come capita di vedere a Bologna), ma la vera umiltà di chi, elevato per dignità in ragione dell’Ordine Sacro, si rende invisibile per far apparire Cristo, di cui egli è Ministro. L’umiltà – la santa umiltà – di chi si riconosce inserito in un ordine divino, essenzialmente gerarchico, in cui tutti sono sottoposti alla Signoria di Gesù Cristo, Re e Pontefice; in cui i Superiori obbediscono tutti a Dio, e solo per questo sono a loro volta obbediti dai sudditi. L’umiltà di chi abbraccia la Verità – che è attributo consustanziale di Dio – con la semplicità di chi si lascia illuminare e riscaldare dalla luce di Cristo, senza cambiarla, senza oscurarla, senza mutare le tenebre in luce e la luce in tenebre (Is 5, 20).
L’umiltà è il marchio della Santità, ed è indissolubilmente legata all’obbedienza verso l’Autorità, poiché per obbedire al Superiore e per farsi obbedire dai sottoposti, occorre riconoscersi tutti sottomessi alla Signoria di Cristo: sottomessi non solo a parole – Non chi dice Signore, Signore (Mt 5, 21) – ma anche con le opere – chi fa la volontà del Padre mio.
Sottomessi non solo nell’obbedire ai Superiori, ma anche nel farsi obbedire dagli inferiori. Umiltà significa compiere la volontà di Dio: sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, ossia conformando ai Comandamenti di Dio la nostra vita quotidiana, la nostra società e le sue leggi, le nostre famiglie. Come in cielo così in terra: è infatti la perfezione del Cielo ad essere modello per noi mortali, e non la nostra miseria e incoerenza ad essere parametro delle Verità eterne.
Nei giorni scorsi abbiamo sentito affermare che nella chiesa sinodale «nessuno è chiamato a comandare», «nessuno deve imporre le proprie idee», «nessuno è escluso», «nessuno possiede la verità tutta intera».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Avremmo dunque una «chiesa» non gerarchica, non magisteriale, inclusiva e in ascolto: l’esatto contrario della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che Nostro Signore Gesù Cristo ha voluto dotata di un Papato monarchico e di una Gerarchia; una Chiesa nella quale non vi sono «idee» ma la divina Rivelazione, che si impone da sé per l’autorità di Dio rivelante; una Chiesa Mater et Magistra che sull’esempio evangelico e conformemente alla prassi apostolica deve necessariamente porre dei confini dottrinali e morali invalicabili, superati i quali si viene necessariamente esclusi dal corpo ecclesiale; una Chiesa che – lei sì – possiede la Verità tutta intera (Gv 16, 13) essendo fondata dal Verbo Eterno del Padre che è Parola di Verità, e che ha ricevuto il mandato di predicare questa Verità a tutte le creature fino agli estremi confini della terra.
La Verità esige di essere ascoltata e riconosciuta: non ha bisogno di «porsi in atteggiamento di ascolto» verso l’errore.
La Chiesa di San Carlo Borromeo fu la Chiesa della Riforma Cattolica, in risposta all’eresia luterana e alla peste del Protestantesimo. I decreti del Concilio di Trento diedero un nuovo impulso alla vita cristiana ribadendo le Verità cattoliche, combattendo gli errori degli eretici, riformando i costumi del Clero e dei fedeli, dando solida formazione ai chierici e ai religiosi, promuovendo la predicazione e le missioni al popolo, incoraggiando la nascita di nuovi Ordini religiosi e nuove fondazioni caritative.
La chiesa di Roncalli, di Montini, di Luciani, di Wojtyla, di Ratzinger, di Bergoglio e di Prevost è la chiesa del dialogo con il mondo. I decreti del Concilio Vaticano II attuarono il programma di questa chiesa in uscita compiendo «riforme» di segno opposto, tacendo le Verità cattoliche e incoraggiando gli errori degli eretici, favorendo la corruzione dei costumi del Clero e dei fedeli, distruggendo la formazione dei Seminari e degli Atenei cattolici, sostituendo la predicazione con la propaganda delle ideologie moderne, cancellando le missioni al popolo, disperdendo gli Ordini religiosi e usando come fonte di lucro le istituzioni caritative, quasi tutte ormai destinate a gestire il business dell’«accoglienza».
Se avessimo chiesto a San Carlo di definire la Chiesa a cui apparteneva, non lo avremmo sentito parlare di «chiesa conciliare», ma di Chiesa Cattolica tout court. Il grande Arcivescovo di Milano non avrebbe mai parlato di una «chiesa preconciliare», né avrebbe umiliato i suoi predecessori accusandoli di aver tenuto i fedeli nell’ignoranza, o di aver discriminato le donne, di aver sminuito il ruolo dei laici, di aver perseguitato i dissidenti, di aver eretto muri anziché ponti.
La Chiesa di San Carlo Borromeo non fu infatti una creazione umana nata dai piani eversivi di una consorteria di eretici corrotti, ma la continuazione della Chiesa di sempre, immutabile nella sua Dottrina, coerente col mandato di Cristo e fedele alla testimonianza degli Apostoli.
Cosa direbbe San Carlo dinanzi allo sfascio della Gerarchia conciliare e sinodale e al tradimento dei suoi massimi vertici?
E come reagirebbe, nel vedere assurti ai posti più importanti personaggi che ai suoi tempi sarebbero stati condannati?
Come giudicherebbe il comportamento di un papa che afferma che tutte le religioni portano a Dio, che nessuno possiede la verità, e che occorre promuovere la superstizione sanitaria e la conversione green mediante le politiche genocide del Great Reset?
Quale sarebbe la reazione di San Carlo al vedere un gruppo di sodomiti entrare nella Basilica di San Pietro per celebrarvi il pellegrinaggio giubilare col plauso del Vaticano, o a leggere le risoluzioni della CEI per combattere la cosiddetta discriminazione LGBTQ e, di fatto, normalizzare ogni genere di perversione sessuale? o nel vedere la statua di Lutero e l’idolo della Pachamama portati trionfalmente all’ombra della cupola di San Pietro
Lascio a voi dare una risposta, che penso sia facile formulare.
Ma se l’atteggiamento di San Carlo Borromeo dinnanzi al tradimento della Gerarchia attuale sarebbe certamente coerente con la Fede che egli professava, gli “inclusivi sinodali” dimostrerebbero di essere i primi a non praticare i principi ce propagandano, e smentirebbero se stessi nel modo più plateale.
Aiuta Renovatio 21
Così, nonostante la chiesa post–bergogliana ci tenga a ribadire che «nessuno è chiamato a comandare», ordinerebbe a San Carlo di uniformarsi al nuovo corso, di celebrare il Novus Ordo, di farsi promotore della sinodalità e della sua agenda woke. Nonostante quel «nessuno deve imporre le proprie idee», imporrebbe le proprie a San Carlo. Nonostante il «nessuno è escluso», lo scomunicherebbe. E nonostante quel blasfemo «nessuno possiede la verità tutta intera», pretenderebbe dal Borromeo l’accettazione delle proprie imposture, delle proprie frodi, delle proprie menzogne.
Ma la Verità, cari fedeli, ci è stata rivelata nella sua interezza da Nostro Signore Gesù Cristo. Non è qualcosa che dobbiamo «cercare insieme».
La Verità è stata consegnata da Nostro Signore alla Santa Chiesa perché la custodisca, la predichi e la tramandi intatta ai posteri. La Verità non «si pone in ascolto» dell’errore, ma va invece ascoltata, poiché la Verità è Cristo stesso, Verbo eterno del Padre, Parola di Dio. Chi ci dice che la Chiesa non possiede la Verità ci inganna, ben sapendo che la Verità intralcia i suoi piani, e così la stravolge come menzogna.
San Carlo oggi non sarebbe Santo, ma scomunicato e scismatico. Vivrebbe come noi, vestirebbe in nigris e sarebbe scacciato dalle chiese come un rigido e un indietrista. E forse verrebbe a bussare alla porta del nostro Eremo per aiutare chi non si piega all’apostasia imposta dai vertici. Continuerebbe a credere ciò che credette, a praticare le virtù in cui eccelse in vita, ad adempiere al proprio Ministero con fedeltà e con umiltà.
Humilitas. Così dobbiamo fare anche noi, fratelli carissimi, che la Provvidenza ha voluto in questo luogo e in questo tempo per un compito ben preciso: la nostra e l’altrui santificazione mediante la croce che il Signore ci ha assegnato.
Nell’umiltà, nella vera obbedienza, nella quotidiana santificazione.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
4 Novembre MMXXV
S.cti Caroli Borromæi Episc. Mediolanensis
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: San Carlo Borromeo nella vetrata nella Basilica di San Nicola, Saint-Nicolas-de-Port, Meurthe-et-Moselle, Lorena, XIX secolo.
Immagine di pubblico dominio CCO via Wikimedia
Spirito
I cuori preparano il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale: omelia di mons. Viganò
Beata gens
Omelia nella Domenica di Pentecoste
Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus.
Ps 32, 12
La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo. Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio. Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco. Spiritus ubi vult spirat (Gv 3, 8), lo Spirito soffia dove vuole: sono parole del Vangelo, che Nostro Signore ha rivolto a Nicodemo, che acquisiscono il giusto significato solo se lette dopo la frase che le precede: Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito (ibid., 5-6). Eppure vi è chi — in una “chiesa” che si vuole ispirata da una “nuova Pentecoste” — vorrebbe costringere lo Spirito Santo a soffiare non dove Egli vuole, ma dove vogliono ribelli ed eretici, per ratificare ciò che è nato dalla carne. Costoro spacciano per opera del Paraclito le loro frodi, i loro errori dottrinali, la primavera conciliare, il cammino sinodale, le diaconesse e le vescovesse, le nozze sodomitiche, il pantheon ecumenico, il culto della Madre Terra. Ma come potrebbe lo Spirito Santo promuovere ciò che contraddice quanto Egli ha detto per mezzo dei Profeti e attraverso la voce infallibile del perenne Magistero cattolico? Come potrebbe lo Spirito di Verità insegnare la menzogna? Come potrebbe il Consolatore seminare confusione e divisione tra i Suoi fedeli?Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa
Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha parlato in un’intervista pubblicata venerdì dei mali della massoneria e della sua profonda infiltrazione nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II.
Durante un’intervista sul canale YouTube Adrian Milag TV, trasmessa pubblicamente il 22 maggio, il vescovo Schneider, parlando del suo libro Credo: Compendio della fede cattolica, ha affermato di aver incluso un capitolo sulla Massoneria perché è uno dei principali mali moderni che non viene affrontato nel Catechismo ufficiale della Chiesa. Il vescovo ha poi sottolineato che la Massoneria è una forma di gnosticismo e relativismo che si è profondamente infiltrata nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II, soprattutto attraverso l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la riorientazione «antropocentrica» della liturgia.
«Questa è una delle sette più pericolose e delle sette pseudo-religiose segrete, che è una forma di (gnosticismo)», ha detto il vescovo. «Nei livelli più alti (della Massoneria), si avvicina sempre di più al culto di Satana… e il dogma fondamentale della Massoneria è il relativismo, (credono) che “non c’è verità nella religione, tutte le religioni sono uguali e ognuno può scegliere il proprio dio”».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
«Il secondo dogma è l’antropocentrismo, secondo il quale l’uomo deve essere al centro di tutto, non Dio», ha aggiunto.
Monsignor Schneider ha poi approfondito le ragioni per cui i massoni si sono infiltrati nella Chiesa.
«Il più grande ostacolo all’ideologia della Massoneria è Gesù Cristo, il Dio incarnato», ha affermato Sua Eccellenza. «Questo è in totale contrasto con l’intero edificio spirituale della Massoneria. Pertanto, la vera e piena fede cattolica… è considerata dai massoni il più grande antagonismo».
«Pertanto, fin dall’inizio la Massoneria ha avuto come obiettivo quello di emarginare la fede cattolica e di combatterla», ha aggiunto. «E ora sono passati a un’altra tattica, davvero demoniaca, per combattere direttamente la fede cattolica: hanno iniziato a infiltrarsi nella Chiesa per corromperla con le loro idee di relativismo, naturalismo, antropocentrismo… questa è la radice dell’attuale crisi della Chiesa sin dal Concilio Vaticano II».
Il prelato kazako-tedesco ha sottolineato che, pur non affermando che la massoneria sia direttamente responsabile della crisi nella Chiesa, le somiglianze con l’ideologia massonica sin dal Concilio sono «davvero sorprendenti», soprattutto per quanto riguarda l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la centralità dell’uomo nella liturgia.
«La crisi che dura da 60 anni, a partire dal Concilio, è il primato del relativismo, attraverso il cosiddetto ecumenismo e il dialogo interreligioso. Gesù Cristo è privato della sua unicità rispetto alle altre religioni», ha affermato.
«Il secondo fenomeno all’interno della Chiesa cattolica dal Concilio è quello di mettere l’uomo al centro della liturgia… e Cristo viene messo in un angolo, di lato, persino nelle chiese. La Santa Eucaristia… il Cristo vivente, il Dio vivente incarnato, viene messo in un angolo e il sacerdote si mette sulla sua sedia, al centro», ha aggiunto. «Questo è così antropocentrico, e il modo di celebrare la Santa Messa rivolti verso il popolo come in un cerchio chiuso… l’altare non è (più) un altare. No, è un tavolo, e al centro c’è il sacerdote (non più) Cristo. Dicono in teoria, sì, ma non in pratica».
«Questa è dunque un’altra caratteristica fondamentale della crisi della Chiesa cattolica, che è anche, lo ripeto, una caratteristica dell’ideologia massonica. Vale a dire che “il primato deve essere dato alla natura della vita terrena, alle realtà terrene”, a scapito della verità eterna, a scapito della grazia della vita spirituale in grazia con Dio, e questa è la nostra crisi. Dobbiamo tornare a Cristo… Lui deve essere il centro» ha continuato il vescovo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Satana crede in Roma?
Sostieni Renovatio 21
Perché Roma parla di scisma solo in relazione a Econe?
L’autore pone immediatamente la domanda: «ci si potrebbe chiedere perché Roma pronunci la parola “scisma” con tanta solennità quando guarda a Ecône, e la tenga accuratamente per sé quando è testimone di tutta questa variegata e colorata serie di rotture dottrinali, liturgiche, morali e sacramentali che, per decenni, sono entrate nella Chiesa ufficiale dalla porta principale». Un passaggio del testo riguarda la recente accoglienza in Vaticano di Sarah Mullally, una donna che ricopre la carica di «arcivescovo di Canterbury». Pedro Gomez Carrizo scrive: «l’Arcivescovo di Canterbury è stata accolta in Vaticano con il rispetto dovuto a una dignità ecclesiastica e portata in preghiera comune sotto un tetto apostolico. Nessuna breve nota ha ritenuto opportuno ricordare che Leone XIII dichiarò in Apostolicae curae la nullità delle ordinazioni anglicane, e che a questa nullità si aggiunge ora, in una sorta di sfida teatrale, il fatto che lei sia una donna. Con la massima naturalezza, una figura che la dottrina cattolica non può considerare vescovo in alcun modo viene trattata pubblicamente da Roma come se lo fosse; e la piacevole coreografia della scena comunica al mondo tanto l’approvazione quanto la asciutta nota di Fernandez esprime la disapprovazione». Pedro Gomez Carrizo la spiega così: «È uno scisma “selettivo”: per Pachamama c’era l’inculturazione; per Lutero, una memoria riconciliata; per le benedizioni ambigue, il discernimento pastorale; per le nomine episcopali all’ombra del Partito Comunista Cinese, il realismo diplomatico; per il raffreddamento della mariologia, una sensibilità ecumenica; per le liturgie delle fiere di paese, la creatività comunitaria. Per la Tradizione, invece, il Codice riappare miracolosamente». L’autore prosegue descrivendo quella che considera una profonda contraddizione nella Chiesa odierna: «improvvisamente, dal volto sorridente della Chiesa sinodale – fluida, dialogica, ecumenica, ospitale verso ogni estraneità e comprensione fino all’esaurimento verso ogni deviazione – emerge la severa smorfia di condanna: il Dicastero per la Dottrina della Fede, guidato dall’ineffabile cardinale, riscopre la solennità dell’antico Sant’Uffizio per mettere in guardia dallo scisma coloro che conservano la liturgia romana, la morale cattolica e la dottrina appresa da intere generazioni di fedeli». Pedro Gomez Carrizo non vuole soffermarsi sulla figura del cardinale Fernandez, che rappresenta solo una parte del problema: «lasciamo da parte Víctor Manuel Fernandez, perché il cardinale romanziere, il censore fuorviato delle deviazioni, è solo il germe di una malattia interiore. La sua continua guida del Dicastero per la Dottrina della Fede esprime uno dei più dolorosi capovolgimenti dell’era post-conciliare: un Sant’Uffizio rinnovato, ora dedito alla persecuzione della Tradizione. Chi vigila sui custodi quando perdono il discernimento elementare che permette di distinguere l’amico dal nemico della fede?»Aiuta Renovatio 21
Quando Roma cominciò a temere la Tradizione più dell’eresia?
Pedro Gomez Carrizo introduce quindi una riflessione più ampia sul Concilio Vaticano II e sull’aggiornamento: «Vargas Llosa mise in bocca a Zavalita questa famosa domanda: “A che punto il Perù si è disgregato?”. Una domanda simile comincia a porsi anche per il cattolico del nostro tempo: a che punto Roma ha iniziato a sentirsi più a disagio con la Tradizione che con l’eresia? La risposta non ha una data precisa, ma ha una parola fondamentale, una parola d’ordine e un segno di riconoscimento di un’epoca: aggiornamento». Egli paragona il Concilio Vaticano II ai grandi concili dogmatici della storia: «il Vaticano II presenta un’anomalia storica raramente affrontata: mentre i grandi concili nacquero per definire la fede contro gli errori che ne minacciavano l’integrità – Nicea contro Ario; Trento contro la rivoluzione protestante; Vaticano I contro l’assalto del razionalismo, del liberalismo e delle nuove forme di protesta moderna – il Vaticano II finì per adattarsi a un mondo già colonizzato dall’eresia. Il modernismo regnava nelle università, nei seminari, nell’esegesi, nella teologia morale e nell’immaginazione pastorale di tanti ecclesiastici che sognavano una Chiesa “riconciliata con il mondo” da allora, ha regnato anche in Vaticano». Pedro Gomez Carrizo ricorda la condanna del Modernismo da parte di San Pio X: «Ora, il Modernismo, nonostante la natura amichevole del termine e le sue connotazioni positive, è proprio ciò che San Pio X identificò come la sintesi di tutte le eresie. In altre parole: qualcosa di molto grave. Così grave che Papa Paolo VI, dopo aver aperto le porte e le finestre del Vaticano al Modernismo, si rese conto che “il fumo di Satana” era entrato nella Santa Chiesa».Sostieni Renovatio 21
Satana non è una metafora
Il punto cruciale arriva quando Pedro Gomez Carrizo rifiuta qualsiasi interpretazione simbolica del diavolo: «E qui non parliamo di Satana come metafora. Parliamo di Satana come realtà personale, intelligente e attiva, nemico di Dio e delle anime. La fede cattolica perde la sua forza quando riduce il diavolo a un simbolo psicologico o a una reliquia letteraria di tempi creduloni». Egli ricorda diversi episodi scritturali: «Cristo fu tentato da Satana nel deserto; Giuda, seduto alla mensa del Signore, cedette alla sua influenza fino al punto di commettere tradimento; Pietro udì dalle labbra stesse di Cristo quel terribile ‘Vattene via da me, Satana!’ quando cercò di dissuadere il Signore dalla via della croce; e questo stesso Pietro fu avvertito che Satana gli aveva chiesto di vagliarlo come il grano. La Scrittura non colloca l’azione diabolica ai margini pittoreschi della religione, ma al cuore stesso del dramma della salvezza, dove si decide tra fedeltà e tradimento». Pedro Gomez Carrizo anticipa la solita obiezione: «come potrebbe il Nemico infiltrarsi nella Chiesa, la Sposa di Cristo?» Egli replica immediatamente: «Una risposta ponderata inizia distinguendo ciò che Dio ha promesso da ciò che non ha mai promesso. Cristo ha promesso che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro la Sua Chiesa; questa promessa assicura l’indefettibilità della Sposa, la permanenza della fede, l’efficacia dei sacramenti e la vittoria finale di Cristo sulle potenze avverse. Ma Cristo non ha mai promesso pastori impeccabili, dicasteri immuni, seminari incorruttibili, liturgisti ispirati, teologi docili o cardinali edificanti. L’indefettibile santità della Chiesa è coesistita, fin dai tempi di Giuda, con la terribile possibilità di tradimento all’interno delle sue stesse mura visibili». La conclusione dell’articolo è senza dubbio il passaggio più incisivo: «In realtà, la promessa di Cristo presuppone un assalto: se le porte dell’inferno non prevarranno, sarà perché certamente ci proveranno. L’immagine sarebbe priva di significato se la Chiesa fosse posta sotto una cupola di vetro, preservata da ogni infiltrazione e corruzione interna. San Paolo parlò del mysterium iniquitatis, mise in guardia contro i falsi apostoli e avvertì i sacerdoti di Efeso che dopo la sua partenza sarebbero entrati lupi rapaci e che uomini si sarebbero levati tra di loro per trascinare discepoli dietro di sé. “Tra di voi”, dice l’Apostolo». L’autore prosegue: «la storia della Chiesa conferma questo insegnamento. Ario era un sacerdote; Nestorio era il Patriarca di Costantinopoli; Onorio era il papa; i prelati rinascimentali trasformarono la Curia in una corte mondana; e i moderni capi ecclesiastici hanno distrutto dai loro pulpiti ciò che martiri e confessori avevano difeso con il loro sangue. Nulla di tutto ciò distrugge la Chiesa, ma tutto ciò rivela il vero campo di battaglia. La Sposa rimane santa attraverso il suo Capo, che è Cristo – non il suo vicario – attraverso l’assistenza dello Spirito Santo e attraverso la fedeltà di coloro che, spesso da umili origini, continuano a credere in ciò che la Chiesa ha ricevuto. Le sue membra visibili possono contaminarla agli occhi degli uomini, renderla irriconoscibile per un certo tempo, trasformare le sue strutture in strumenti di confusione e le sue parole più venerabili in alibi per l’apostasia pratica». Segue quindi quest’ultima riflessione, che dà pieno significato al titolo dell’articolo: «sì, l’infiltrazione diabolica nella Chiesa non è solo possibile: è prevedibile per chiunque creda veramente nella Chiesa. Satana non perde tempo dove non c’è nulla di decisivo in gioco. Il suo interesse naturale è rivolto all’altare, al confessionale, al seminario, all’episcopato, alla liturgia, alla dottrina, alla formazione dei bambini, alla nomina dei pastori e persino al linguaggio con cui si nominano peccato e grazia». Pedro Gomez Carrizo conclude con un’immagine particolarmente suggestiva: «se una merceria commette un errore, venderà bottoni scadenti. Se Roma commette un errore, può disorientare le anime. Il Nemico conosce la differenza». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Misteri2 settimane faI 5 punti salienti dei dossier UFO appena desecretati
-



Sport e Marzialistica2 settimane faRenovatio 21 intervista Gian Carlo Minardi
-



Pensiero2 settimane faPalantir e monopolio dell’AI: la democrazia è l’Ancien Régime
-



Spirito2 settimane faFSSPX, dichiarazione di Fede cattolica rivolta a papa Leone XIV
-



Immigrazione1 settimana faIl pattern della strage di Modena: jihad, psicosi, anarco-tirannia
-



Sorveglianza2 settimane faRe Carlo annuncia che il governo britannico introdurrà l’identità digitale
-



Arte7 giorni faLeone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?
-



Pensiero4 giorni faMons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?












