Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

L’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO

Pubblicato

il

La sensazione che abbiamo, a questo punto, è che si prepara uno scontro cinetico, di proporzioni ora non calcolabili, tra i Paesi del blocco europeo e la Federazione Russa.

 

Non disponiamo di informazioni di Intelligence, ma abbiamo capacità di unire i puntini, e di annusare l’aria del tempo. La quale, da ambo le parti della nuova cortina di ferro, odora di guerra.

 

Partiamo dalla più pazzesca sentenza della Corte UE, che la settimana scorsa ha sentenziato che in nessun modo si possano condividere i contenuti di Russia Today (RT), canale televisivo e testata governativa del Cremlino. Gli eurogiudici d’un colpo spazzano via le Costituzioni dei Paesi membri (tipo la Carta della Repubblica Italiana, articolo 21), ma anche le regole europee, che si sdilinquivano nei decenni riguardo la pluralità d’informazione necessaria al cittadino sincero-eurodemocratico per farsi un’opinione corretta del mondo.

 

La sentenza, che non ha precedenti, non ha trovato nessuna resistenza nella stampa nostrana (quella che gridava alla minaccia costituita da Berlusconi per la libertà di parola e per la democrazia) e nei suoi organi sindacali, nonché nella politica, con elementi del partito post-missino al governo che esultano.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il lettore capisca che con questo primo passo è chiaro che verranno a bussare a testate come Renovatio 21, per farci chiudere o persino peggio, e che potrebbe capitare anche a singoli utenti dei social le cui idee sulla politica estera non siano allineate. Siamo decisamente in ambito non solo totalitario, ma di assetto bellico – la situazione in cui per prima cosa si blocca la propaganda del nemico.

 

Come riportato da Renovatio 21, il blocco censorio imposto su RT è risalente, con le TV (la cui popolarità in Paesi come gli USA e la Germania era piuttosto alta) oscurate come il sito internet, reso irraggiungibile anche dall’Italia. Non che vi siano contenuti spaventosi: per lo più, si tratta di una raccolta di sintesi di articoli di testate mondiali, in particolare occidentali, che certo può essere in linea con il pensiero di Mosca, ma resterebbe al lettore, in democrazia, cosa pensarne.

 

Non c’è da prendere alla leggera questo ulteriore, oltraggioso, anticostituzionale giro di vite contro il medium governativo russo. L’odio nei suoi confronti è sfociato in attentati veri e propri contro la vita della sua direttrice, Margarita Simonyan, che si è vista droni kamikaze ucraini lanciati a pochi metri dalla casa di famiglia a Mosca e a Sochi, così come sono stati sventati complotti per assassinarla.

 

La Simonyan, vedova di recente (il marito era il regista Tigran Keosayan, celebre in patria), è una star dell’opinione pubblica russa, ospite fissa nella popolarissima trasmissione di Vladimir Solovev (in Italia molto controverso per gli insulti al premier italiano ed altro). Tra il 2022 e il 2023 divenuta oggetto di sanzioni UE per essere «una figura centrale della propaganda del governo russo». Dicono sia molto vicina a Putin. Di più: conosce il sistema mediatico occidentale, perché ha studiato negli USA. Forse per questo qualcuno, nello Stato profondo europeo, vuole imbavagliarla – o peggio?

 

Il segnale che registriamo è che, con droni, forclusioni internet e sentenze giudiziarie vogliono fermare la voce del Cremlino. Appunto, come fosse, ufficialmente, il nemico.

 

Non si tratta dell’unica cosa che compone il tetro disegno all’orizzonte.

 

Abbiamo sentito negli scorsi giorni un Putin particolarmente duro contro «gli istigatori» di Kiev. Quello che accade è semplice da capire: il regime Zelens’kyj sembra aver alzato il tiro, moltiplicando le devastazioni dei droni contro i civili. In particolare, la Russia è rimasta sconvolta dal massacro al dormitorio femminile delle scorse settimane.

 

Il limite, per il presidente russo, pare superato. Specie pensando che la fornitura di tali armi di morte viene procurata dagli europei senza alcuna pudicizia. Non considerare l’Europa come parte in causa nei massacri di cittadini russi, a questo punto, richiede davvero un bello sforzo. Uno sforzo che Mosca fa sotto la deterrenza dell’articolo 5 della NATO: attaccasse qualsiasi fabbrica di droni, o convoglio di fornitura d’armi in territorio dei Paesi del Trattato provocherebbe la guerra della più grande alleanza militare della Storia contro la Russia. Una prospettiva sulla quale, con evidenza, Putin non si è voluto arrischiare. Almeno fino ad ora.

 

Perché qui captiamo altri segnali. Il portavoce del Cremlino, Demetrio Peskov, che poco fa esce con una dichiarazione di non facilissima comprensione sulla «posizione coerente di Trump» nei riguardi dell’Ucraina. Ma come? Gli USA continuano a fornire missili ed altro a Kiev… al punto che il biondo della Casa Bianca scherza sull’insegnare agli ucraini a costruire i Patriot. Scusate, ma non era Trump che aveva promesso di finire la guerra in 24 ore, per poi non riuscirci in alcun modo?

Sostieni Renovatio 21

Sì. Renovatio 21, aveva annotato anche quello che sembrava un evidente irrigidimento di Mosca negli scorsi giorni, con Lavrov e Putin che dichiaravano di fatto l’inutilità del meeting di Anchorage del ferragosto 2025.

 

E invece ecco che il 4 luglio Trump chiama Putin, ed ecco che partono gli elogi: al punto che il presidente russo dichiara dell’importanza della «responsabilità speciale» nella cooperazione tra le due superpotenze atomiche per la sicurezza globale.

 

Cosa è successo? Non lo sappiamo, ma crediamo di aver ben presente cosa piaccia tremendamente al russo: un mondo senza NATO. Una prospettiva, come sa il lettore di Renovatio 21, non impossibile sotto Trump, forse il primo vero presidente della piccola tradizione dei NATO-scettici americani.

 

E quindi, stiamo dicendo che Trump avrebbe promesso a Putin lo smantellamento della NATO? Non abbiamo nessuna informazione in merito ovviamente, ma ciò spiegherebbe perché improvvisamente il Cremlino sembra indicare una possibile punizione per i fiancheggiatori di Kiev. Al contempo, ciò spiegherebbe il teatrino di Trump contro la Meloni che ha scioccato la politica italiana nello scorso mese, e pure gli insulti all’Europa «Terzo Mondo» di poche ore fa.

 

Donald sta, essenzialmente, forsennando la piattaforma. Sta rendendo la NATO invivibile: chiede più soldi dagli alleati (con la voce per cui si arriverà alla richiesta del 5% del PIL per la Difesa dei Paesi atlantici), si lamenta per la mancanza di supporto per Ormuzzo, e ancora più provocatoriamente torna a reclamare la Groenlandia, tema che, come abbiamo visto, lo pone in antitesi totale con i Paesi europei e NATO, al punto che in passato abbiamo immaginato che sia un sistema per scompaginare gli atlantici.

 

Rebus sic stantibus, seguendo il nostro ragionamento, ci troveremo dinanzi alla prospettiva concreta di una guerra tra Europa e Russia, dove la prima non godrebbe dell’ombrello NATO né di quello americano, mentre la seconda, chissà, potrebbe coinvolgere la Cina: Pechino fa buoni affari con il Vecchio Continente, ma vederlo ancora più sottomesso potrebbe renderli ottimi.

 

Ora, non si tratta solo di Putin. Abbiamo visto come gli euroburocrati siano serissimi sulla questione del riarmo, una parola che fino a pochi mesi fa era un tabù assoluto. Ripetiamolo: il solo fatto che la Germania si stia rimilitarizzando (con le industrie già allineate: niente più auto, ma cannoni) rappresenta di per sé la fine della NATO, che era stata creata per «tenere gli europei dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto».

 

Le dichiarazioni bellicose degli ufficiali tedeschi, in primis il ministro della Difesa Boris Pistorius, oramai si sprecano, al punto che qualcuno fa il conto alla rovescia: quanto manca a che divenga mainstream la nostalgia della Wehrmacht hitleriana? Quando Merz dice che la Germania sta tornando ad avere ancora una volta il primo esercito d’Europa, implicitamente sta rievocando la possanza militare del Terzo Reich – i cui simboli, al momento proibiti in terra tedesca, sono di già presenti ad abundantiam nelle milizie ucraine sostenute ed armate dagli occidentali.

 

E quindi, ambo le parti sembrano oramai pronti al conflitto diretto, fisico, «cinetico, come si dice in gergo. Cioè: devastazione e morte.

 

Come può andare a finire lo dobbiamo immaginare: nessuno, in Europa, è pronto ad affrontare la prima superpotenza nucleare planetaria, che ha un inventario stimato di circa 5.459 testate nucleari complessive. Non solo: la guerra ucraina ha mostrato le capacità russe in fatto di produzione militare (munizionamento, etc.) e di logistica.

 

E poi: dimentichiamo che con la tecnologia ipersonica qualsiasi punto d’Europa può essere colpito da un missile russo, con testata a piacere?

 

Dimentichiamo che la Russia in questi quattro lunghi anni (più di quanto è durata per i russi la Seconda Guerra Mondiale, che chiamano Grande Guerra Patriottica) ha sviluppato capacità tattiche immense, ad esempio nella guerra urbana e soprattutto riguardo all’uso di droni?

Iscriviti al canale Telegram

Gli europei sembrano non ricordare nemmeno la disposizione al sacrificio dei russi, che nell’ultimo conflitto globale hanno messo sul piatto una ventina di milioni di morti, riuscendo comunque a vincere e portarsi a casa mezza Europa.

 

No, i vertici europoidi non hanno imparato niente, né dalla storia né dal presente, ed è difficile capire perché. Sappiamo cosa guida la russofobia americana: l’odio multigenerazionale dei neocon, cioè in ultima analisi degli ebrei emigrati dagli shtetl, per lo Zar e la sua reincarnazione – un argomento del qualesi parla sempre più apertamente, come fa Tucker Carlson.

 

Per l’Europa è diverso: non ci sono ebrei, apparentemente, nelle stanze dei bottoni. Ci sono democristiani (specie a Berlino), ma anche Verdi, conservatori, laburisti, socialisti, post-fascisti (in Italia)… eppure tutti posseggono, sull’orco russo e la sua presunta minaccia, una posizione intercambiabile.

 

Lassù in alto, ci sono, probabilmente, dei massoni. Questo può spiegare tante cose: in primis la volontà di distruggere un Paese cristiano che mantiene protetta la maggioranza europea («bianca»), cioè un esempio del contrario di quello che voleva l’ideale europeista del conte Coudenhove-Kalergi.

 

Di più: un ordine diramato da un ente segreto può spiegare il mistero, mai davvero analizzato dai nostri intellettuali e giornalisti, dell’inversione di rotta su Putin: tutte le amministrazioni avevano con Vladimir Vladimirovic rapporti diretti e calorosi. È il caso della Germania con il socialista Schroeder. In Francia, i rapporti eran eccellenti con Macron (certo, prima delle questioni nell’Africa occidentale…) così come lo erano con i predecessori, come Sarkozy. Abbiano negli occhi ancora le immagini, davvero belle, delle Olimpiadi di Londra 2012, quando Putin si presenta alle finali del judo al fianco del premier britannico David Cameron.

 

Il discorso va moltiplicato per l’Italia, perché l’amicizia tra Putin e Berlusconi era qualcosa di vero e solido, anche dal punto di vista del legame economico creato tra i nostri Paesi. Torniamo a chiederci perché, nonostante i festoni di ricevimento riservati al presidente russo quando (spesso) veniva in Italia, non sia saltata fuori una foto insieme a Giorgia Meloni, che per il Silvio è stata ministro della Gioventù.

 

Tutti questi Paesi sono passati dai rapporti cordiali con Putin, l’uomo che aveva salvato la Russia dal collasso tenendo lontanissime le ombre di un ritorno all’impero sovietico, all’isteria patologica demonizzante che vediamo oggi. Non un cambiamento naturale. E allora, chi ha dato l’ordine? A questo punto è quasi inutile chiederselo.

 

Perché, il lettore di Renovatio 21 lo sa, in Russia da qualche anno avanza la teoria secondo cui la cosa giusta da fare geostrategicamente è un attacco contro un paese europeo. È la proposta del politologo Sergej Karaganov, che l’ha calibrata e spiegata oramai in tantissime occasioni. Non si tratta di una figura marginale: l’anno scorso lo abbiamo visto accanto a Putin allo SPIEF, il Forum economico annuale di San Pietroburgo, e abbiamo pensato che si trattasse di un segnale chiarissimo.

 

In pratica, sì, gli euroburocrati giocano con il fuoco atomico – e cioè con le nostre vite, con la nostra civiltà.

 

Ribadiamo di non capire come ciò sia possibile: fare i bulli senza poter chiamare il cuggino americano? Andare davvero allo showdown con un’iperpotenza militare che non solo è pronta alla guerra, ma che opera già in teatri cruenti da quattro anni?

Aiuta Renovatio 21

Parrebbe vada così, e si tratta del quadro più spaventoso a cui possiamo pensare. La palla, a questo punto, dovrebbe andare a quei (pochi) governanti europei che, a differenza degli europoteri occulti e non, non sono divorziati totalmente dalla realtà e dall’impulso di difesa della vita. Se Giorgia Meloni si ascrivesse a questa categoria, dovrebbe immediatamente prendere l’occasione e cavarsi – con attuale benedizione USA, che potrebbe durare ancora per gli anni di presidenza Trump – da NATO e UE, e così proteggere 60 milioni di italiani, e non solo loro.

 

Non è detto che Roma riesca, neanche questa volta, ad alzare la testa rispetto a questa inerzia di morte.

 

E le conseguenze potrebbero essere apocalittiche. Immaginate l’economia, la vita quotidiana durante una guerra moderna, con missili ipersonici e droni, e le atomiche oramai fuori dal tabù. Immaginatevi in un teatro di guerra, i ragazzi mandati al macello, i vostri figli piccoli che potrebbero non avere un futuro, tra fame e rovine. Pensate alla fine di tutto ciò che fate ed amate. Pensate all’inferno.

 

Perché abbiamo eletto solo persone che non riescono a realizzarlo?

 

Perché non abbiamo sopra di noi qualcuno che voglia difenderci?

 

Perché permettiamo alla Necrocultura di dominarci, e minacciare noi e i nostri figli?

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

Geopolitica

Trump: gli USA potrebbero unirsi agli attacchi sauditi contro lo Yemen

Pubblicato

il

Da

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero unirsi alla campagna militare dell’Arabia Saudita contro gli Houthi in Yemen, segnalando un potenziale cambiamento rispetto alla precedente riluttanza a intervenire direttamente nel conflitto in escalation.   Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca sabato, Trump è stato interrogato sulla possibilità che le forze americane si uniscano agli attacchi sauditi contro il gruppo yemenita, noto anche come Ansar Allah, in seguito all’ultimo attentato mortale all’aeroporto internazionale di Riad.   «Potremmo farlo. Valuteremo la situazione», ha risposto. «Abbiamo appena saputo del recente attacco. Quindi prenderemo una decisione. Agiamo molto rapidamente.»   Trump ha poi suggerito che l’Arabia Saudita è in grado di difendersi anche senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, definendo l’ultimo attacco al regno «terribile».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Sono in grado di difendersi. I sauditi sono bravi combattenti. Ma penso che l’attacco sia stato una cosa terribile», ha detto ai giornalisti.   Interrogato nuovamente sull’eventualità di un intervento statunitense, ha risposto: «Lo scoprirete… Siamo in contatto con gli Houthi e vedremo cosa succederà. Ma quello che hanno fatto è stato molto grave.»   Le dichiarazioni sono arrivate dopo che un attacco degli Houthi all’aeroporto internazionale Re Khalid, nella capitale saudita, ha causato la morte di 12 persone e il ferimento di altre 309, secondo i dati aggiornati diffusi domenica dall’Autorità generale per l’aviazione civile dell’Arabia Saudita (GACA). Tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri, tra cui un americano. Alcuni feriti versano in condizioni critiche.   I rinnovati combattimenti avvengono mentre le forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno lanciato una grande offensiva per riconquistare i territori occupati dagli Houthi, comprese aree strategiche vicino allo stretto di Bab el-Mandeb. La coalizione a guida saudita ha dichiarato venerdì di aver avviato «operazioni su vasta scala» contro il gruppo, distruggendo 136 obiettivi militari, secondo il portavoce.   Le parole di Trump suggeriscono un possibile mutamento della posizione americana. A settembre il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva più volte richiesto assistenza militare statunitense contro gli Houthi, ma Trump aveva infine deciso di non autorizzare gli attacchi, nonostante i preparativi per un’operazione, secondo il New York Times.   Fonti indicano che Washington ha continuato a fornire a Riad Informazioni di intelligence e altro supporto non combattente, ma attacchi diretti americani contro gli Houthi aprirebbero un ulteriore fronte nel conflitto regionale.   Nel marzo 2025 Trump aveva ordinato settimane di attacchi aerei e navali statunitensi contro le posizioni degli Houthi, colpendo lanciamissili, installazioni radar e altre infrastrutture militari per fermare gli attacchi alle navi nel Mar Rosso. La campagna si era conclusa bruscamente a maggio con un cessate il fuoco mediato dall’Oman, dopo che gli Houthi avevano accettato di cessare gli attacchi alle navi americane.   A settembre Trump aveva affermato che gli Houthi avevano contattato Washington cercando di evitare un altro scontro con le forze statunitensi, dicendo che il gruppo «preferirebbe di gran lunga non avere un nostro coinvolgimento». Ansar Allah ha smentito di aver avuto contatti.   L’ultima escalation si inserisce nel più ampio conflitto regionale innescato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata a febbraio. Gli Houthi hanno esteso il proprio controllo lungo la costa yemenita del Mar Rosso, minacciando una rotta marittima cruciale su cui l’Arabia Saudita fa sempre più affidamento per le esportazioni di petrolio, a causa delle interruzioni del traffico attraverso lo Stretto di Ormuzzo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
Continua a leggere

Geopolitica

Il colloquio telefonico tra Putin e Trump: dettagli

Pubblicato

il

Da

Venerdì i presidenti russo Vladimir Putin e americano Donald Trump hanno tenuto una telefonata di 90 minuti. Hanno trattato il conflitto in Ucraina, un accordo rilevante sulle forniture di gasolio russo, la crisi con l’Iran e le prospettive di una cooperazione più ampia tra Mosca e Washington.

 

Trump ha definito lo scambio «un grande successo» e ha annunciato che la Russia aveva accettato di fornire milioni di tonnellate di gasolio ai mercati americani e globali per contenere l’aumento dei prezzi energetici.

 

Secondo Yurij Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, il colloquio è stato cordiale e sostanziale. Trump avrebbe riorganizzato la propria agenda per parlare con Putin dopo il 74° compleanno del leader russo.

 

Il risultato più immediato è stato un importante accordo energetico: la Russia aumenterà le esportazioni di gasolio verso gli Stati Uniti e i mercati globali, contribuendo a ridurre la carenza internazionale di carburante. Washington ha sospeso le sanzioni sul commercio di carburante russo, comprese le importazioni negli Stati Uniti.

Sostieni Renovatio 21

Trump ha precisato che la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di gasolio, altre 500.000 a novembre e 1 milione di tonnellate poco dopo, con la possibilità di ulteriori 3 milioni di tonnellate a seconda delle condizioni delle raffinerie. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha confermato che Mosca revocherà prima del previsto le restrizioni all’esportazione, ribadendo i volumi e indicando che le esportazioni potrebbero arrivare a 3 milioni di tonnellate al mese, senza compromettere il mercato interno.

 

Il dipartimento del Tesoro statunitense ha concesso una deroga temporanea alle sanzioni fino al 7 aprile 2027. Trump ha previsto che l’accordo, insieme al controllo rivendicato da Washington sullo Stretto di Ormuzzo, farà scendere rapidamente i prezzi del diesel, a beneficio di agricoltori, autotrasportatori e consumatori americani.

 

Putin ha aggiornato Trump sulla situazione al fronte e sulla risposta di Mosca agli «attacchi terroristici» ucraini contro infrastrutture e obiettivi civili in territorio russo. Ha ribadito che Mosca mantiene l’iniziativa e resta impegnata a perseguire i propri obiettivi, pur restando disponibile a una soluzione diplomatica duratura.

 

Il leader russo ha però affermato che Kiev ha di fatto sabotato la ripresa immediata dei negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Nella precedente conversazione si era discusso di riavviare i colloqui dopo le elezioni della Duma di Stato; secondo Ushakov, gli attacchi di droni ucraini, anche contro seggi elettorali e personale, hanno cambiato radicalmente la situazione. Mosca riconsidererà quindi i tempi di eventuali nuovi negoziati. Trump avrebbe promesso di comunicare la posizione russa agli inviati ucraini che incontreranno Steve Witkoff e Jared Kushner a Miami.

 

Putin ha sottolineato che una soluzione negoziata con Teheran rimane possibile, citando l’incontro dell’8 ottobre con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in Turkmenistan. Secondo Ushakov, Washington e Teheran hanno mantenuto contatti indiretti tramite il Qatar nonostante la retorica di confronto. Mosca ha ribadito l’offerta di accettare uranio iraniano altamente arricchito come possibile via d’uscita dallo stallo nucleare, e Trump ha accolto positivamente il coinvolgimento russo.

 

Putin ha ringraziato personalmente la First Lady Melania Trump per il suo impegno nel riunire i bambini separati dalle famiglie durante il conflitto. I due leader hanno inoltre discusso della situazione a Aleshki (regione di Kherson) e concordato che la funzionaria russa per i diritti umani Yana Lantratova manterrà contatti diretti con l’ufficio di Melania.

Aiuta Renovatio 21

I presidenti si sono detti soddisfatti dei canali di comunicazione esistenti tra le rispettive amministrazioni e agenzie, e hanno concordato di mantenerli. Putin ha apprezzato l’attenzione di Trump e del suo team alle relazioni con la Russia, nonostante le priorità interne e mediorientali di Washington. Non è stato discusso alcun vertice specifico, ma Ushakov ha indicato che il prossimo summit APEC in Cina potrebbe offrire un’occasione di incontro se entrambi vi partecipassero. Non sono state rese note eventuali concessioni americane in cambio dell’accordo sul gasolio.

 

La telefonata era stata inizialmente proposta dalla parte americana per gli auguri di compleanno (7 ottobre). Witkoff aveva contattato il Cremlino quel giorno per trasmettere gli auguri di Trump, suoi e di Kushner. La chiamata è stata organizzata tenendo conto del viaggio di Putin in Turkmenistan e del fuso orario; Trump ha aperto la conversazione con gli auguri di Melania

 

I due hanno anche parlato di sport, con Trump che ha elogiato il contributo della stella dell’hockey Alexander Ovechkin.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 


 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Musk: Zelens’kyj si è spinto troppo oltre

Pubblicato

il

Da

Elon Musk ha attaccato duramente il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, schierandosi dalla parte del presidente Donald Trump, il quale ha avvertito che i continui attacchi di Kiev contro le raffinerie petrolifere russe stanno aggravando la crisi globale dei carburanti e danneggiando gli agricoltori americani.   Trump ha inoltre chiesto un cambio di leadership a Kiev, accusando Zelens’kyj di aver ripetutamente respinto le opportunità per porre fine al conflitto e di aver deliberatamente ignorato le richieste di Washington.   «Gli abbiamo detto: fai quello che vuoi, ma non colpire il gasolio, perché c’è un grosso problema, una grave carenza. E cosa fa? Va e colpisce il gasolio», ha detto Trump ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca sabato. «Vuole creare problemi al mondo… ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, con il gasolio».   «Zelens’kyj si è spinto troppo oltre», ha scritto Musk su X domenica, rispondendo direttamente a un video della Casa Bianca contenente le dichiarazioni, che facevano parte delle più ampie critiche di Trump a Zelensky, tra cui il suo suggerimento che «è ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’ultima disputa è scoppiata dopo che Washington ha accettato di revocare temporaneamente le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo in seguito a una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin venerdì, una mossa volta ad alleviare la carenza globale di carburante che ha fatto aumentare i prezzi negli Stati Uniti e altrove.   Secondo Axios, Trump ha raggiunto un accordo sul diesel con Putin dopo che lo Zelens’kyj ha ignorato almeno una mezza dozzina di richieste da parte di Washington di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe. Lo Zelens’kyj ha definito la mossa di Trump una «decisione debole», mentre i negoziatori ucraini hanno abbandonato i colloqui a Miami con un giorno di anticipo.   Le critiche di Musk assumono particolare peso data la forte dipendenza dell’Ucraina da Starlink, la rete internet satellitare gestita dalla sua azienda, SpaceX. Dal 2022 decine di migliaia di terminali Starlink sono stati fondamentali per le comunicazioni sul campo di battaglia di Kiev, per le operazioni con i droni e per il coordinamento tra le unità militari. Una perdita totale dell’accesso a Starlink potrebbe compromettere gravemente queste capacità e potenzialmente innescare una grave crisi sul campo di battaglia.   Musk ha ripetutamente auspicato una soluzione negoziata tra Mosca e Kiev e si è opposto ai tentativi di Kiev di estendere l’uso di Starlink per attacchi contro il territorio russo. Nel 2022 Musk si è rifiutato di attivare la rete vicino alla Crimea per supportare un attacco ucraino contro la flotta russa del Mar Nero, avvertendo che così facendo SpaceX si sarebbe resa complice di una grave escalation.   Di recente Zelens’kyj ha fatto appello a Trump affinché convincesse Musk ad autorizzare attacchi con droni guidati da Starlink in profondità nel territorio russo, cercando anche cercato di incontrare di persona il trilionario imprenditore durante una visita a Washington a luglio, tuttavia Musk ha rifiutato, secondo quanto riportato da The Atlantic, che cita una fonte a conoscenza dei colloqui.   «Elon continua a ripetere che è ora di concludere un accordo», ha dichiarato alla rivista un collaboratore dell’ex ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov.   Nel tentativo, a quanto pare, di ingraziarsi il miliardario, lo Zelens’kyj aveva conferito a Musk l’Ordine della Libertà, una delle più alte onorificenze statali ucraine, in agosto, elogiando il suo contributo alla salvaguardia delle vite umane e al rafforzamento delle relazioni ucraino-americane.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
Continua a leggere

Più popolari