Spirito
La polizia israeliana attacca il corteo funebre della giornalista cristiana di Al Jazeera
La polizia antisommossa israeliana venerdì ha spinto e picchiato i portatori di bara al funerale della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh facendo cascare brevemente la bara. Lo riporta l’agenzia Associated Press.
Abu Akleh, palestinese cristiana, secondo testimoni è stata uccisa dalle truppe israeliane mercoledì durante un raid nella Cisgiordania occupata.
La Akleh, 51 anni, era un nome familiare in tutto il mondo arabo, veterana della copertura giornalistica del Medio Oriente da 25 anni per il canale satellitare qatariano. Venerdì scorso, il pubblico ministero palestinese ha affermato che i risultati preliminari mostrano che Abu Akleh saremme stata ucciso dal fuoco deliberato delle truppe israeliane. L’esercito israeliano ha dichiarato venerdì che è stata uccisa durante uno scontro a fuoco con militanti palestinesi e che potrebbe determinare la fonte del colpo che l’ha uccisa.
Al funerale, migliaia di persone, molte sventolavano bandiere palestinesi e cantavano inni palestinesi. Potrebbe trattarsi che fosse il più grande funerale palestinese a Gerusalemme da quando Faisal Husseini, leader palestinese e rampollo di una famiglia importante, morì nel 2001.
Horrible scenes as Israeli security forces beat the funeral procession for slain journalist Shireen Abu Akleh and the crowd momentarily lose control of her casket pic.twitter.com/DEJF5Ty9tZ
— Emir Nader (@EmirNader) May 13, 2022
The closest video of the #Israeli police suppressing the funeral procession of Shireen Abu Aqleh as the coffin was leaving the French hospital towards the cemetery pic.twitter.com/TaOsvCUUCd
— Rushdi Abualouf (@Rushdibbc) May 13, 2022
L’incredibile repressione ha trasformato la processione funebre forse nella più grande dimostrazione di nazionalismo palestinese a Gerusalemme in una generazione.
هذه القدس .. وهذا شعبنا pic.twitter.com/09FNHYf915
— Hamza Aqrabawi (@Hamza_aqrabawi) May 13, 2022
Prima della sepoltura, una grande folla si è radunata per scortare la sua bara da un ospedale di Gerusalemme est a una chiesa cattolica nella vicina Città Vecchia. Molte delle persone in lutto tenevano bandiere palestinesi e la folla ha iniziato a gridare: «Sacrifichiamo la nostra anima e il nostro sangue per te, Shireen».
Poco dopo, la polizia israeliana ha attaccato, spingendo e picchiando le persone in lutto. Quando la polizia antisommossa si è avvicinata, hanno colpito i portatori di bara, facendo perdere il controllo della bara a un uomo mentre cadeva a terra. La polizia ha strappato le bandiere palestinesi dalle mani delle persone e ha sparato granate assordanti per disperdere la folla.
Al di fuori delle preghiere alla moschea di Al Aqsa, Israele raramente consente grandi raduni palestinesi a Gerusalemme est e reprime regolarmente qualsiasi manifestazione di sostegno allo stato palestinese, scrive AP.
La polizia ha detto che la folla all’ospedale cantava «incitamenti nazionalisti», ha ignorato le chiamate a fermarsi e ha lanciato pietre contro di loro. «I poliziotti sono stati costretti ad agire», ha detto la polizia dello Stato ebraico, che ha pubblicato un video in cui un comandante fuori dall’ospedale avverte la folla che la polizia entrerà se non smetteranno di incitare e «canzoni nazionaliste».
Poco prima di mezzanotte, la polizia israeliana ha rilasciato una seconda dichiarazione in cui affermava di aver coordinato con la famiglia i piani per il deposito della bara in un veicolo, ma che una «folla aveva minacciato l’autista del carro funebre e poi ha provveduto a trasportare la bara su un veicolo processione non programmata». Ha detto che la polizia è intervenuta «in modo che il funerale potesse procedere come previsto secondo i desideri della famiglia».
Al Jazeera ha affermato in una dichiarazione che l’azione della polizia «viola tutte le norme e i diritti internazionali».
«Le forze di occupazione israeliane hanno attaccato coloro che piangevano il defunto Shireen Abu Akhleh dopo aver preso d’assalto l’ospedale francese di Gerusalemme, dove hanno picchiato duramente i portatori di bara», si legge. La rete ha aggiunto che rimane impegnata a coprire le notizie e non si farà scoraggiare, riferisce Associated Press.
La polizia israeliana alla fine ha scortato la bara in un furgone nero, strappando le bandiere palestinesi dal veicolo mentre si dirigeva verso la chiesa.
Abu Akleh era un membro della piccola comunità cristiana palestinese in Terra Santa. Cristiani palestinesi e musulmani hanno marciato uno accanto all’altro venerdì in una dimostrazione di unità.
Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Vescovo spagnolo denuncia: «strumentalizzazione geopolitica» a Ceuta
Monsignor José Ignacio Munilla, vescovo di Orihuela-Alicante, intervenendo a fine agosto 2026 su Radio Maria, nell’ambito della sua trasmissione Sexto Continente, ha presentato la propria analisi degli eventi verificatisi a Ceuta un mese prima: «La tragedia che si sta consumando a Ceuta in questi giorni non è una crisi migratoria», bensì «l’uso della demografia come arma nel gioco geopolitico».
Alla fine di luglio 2026, più di 60.000 migranti hanno attraversato la frontiera dal Marocco per raggiungere l’enclave spagnola di Ceuta, in Nordafrica. Quasi 141 persone avrebbero perso la vita durante questa corsa. Anche se la grande maggioranza dei migranti è stata rimandata indietro, ne restano ancora circa 5.000 a Ceuta.
Mons. José Ignacio Munilla si è appoggiato a una riflessione del presidente della Conferenza episcopale spagnola, mons. Luis Argüello, ha precisato il sito Religión en libertad. Mons. Argüello aveva infatti messo in guardia sui social network contro l’uso delle migrazioni nel quadro di strategie di potere: «La biopolitica è un elemento chiave del potere mondiale attuale. Si gioca con la vita e si usano le persone, i loro sogni, la loro fame, la loro sessualità e i loro dati al solo scopo del profitto e del potere».
Numerosi osservatori ritengono che questo afflusso massiccio fosse «organizzato» per servire cause di destabilizzazione. La Spagna, ha sottolineato, «ha il dovere di proteggere le proprie frontiere con proporzionalità, umanità e nel rispetto della legalità», mentre anche l’Unione europea deve assumersi le responsabilità che le spettano.
Ma ha chiesto di distinguere i diversi livelli di responsabilità. «Non confondiamo i livelli», ha insistito. Secondo lui, la responsabilità di chi usa deliberatamente i movimenti di popolazione come mezzo di pressione è una cosa, e l’obbligo della Spagna di sorvegliare efficacemente le proprie frontiere è un’altra. Mons. Munilla ritiene che ciò che è accaduto somigli più a «un attacco geopolitico contro la sovranità della Spagna sotto forma di un’invasione temporanea» che ai consueti movimenti migratori che raggiungono le coste spagnole.
«La moralità di una persona che usa il proprio popolo come arma è ripugnante. È una delle forme più gravi di abuso di potere che si possano immaginare», ha dichiarato il prelato spagnolo. «Il fatto che i cittadini cessino di essere considerati persone dotate di dignità e diventino strumenti di pressione politica è un segno che la politica è degenerata in cinismo al suo parossismo. Ognuna di queste persone morte aveva un nome, una famiglia. Non erano pedine su una scacchiera geopolitica, non erano munizioni diplomatiche. Erano esseri umani creati a immagine di Dio», ha ribadito mons. Munilla.
«La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza»
Il prelato ha anche espresso la propria posizione sul controverso tema delle espulsioni di migranti. «Penso che le associazioni o le ONG che definiscono immorali i respingimenti immediati abbiano torto», ha dichiarato. «Perché la difesa di una frontiera nazionale non è di per sé un atto di ostilità verso gli immigrati».
Il vescovo di Orihuela-Alicante spiega che «il diritto di emigrare non equivale a un diritto incondizionato di stabilirsi in qualsiasi Paese, in spregio alle leggi che ne regolano l’accesso».
Mons. Munilla prosegue esponendo la dottrina sociale della Chiesa a questo proposito: «La vera risposta morale esige dunque di conciliare due esigenze. Sì a un’accoglienza solidale verso chi ha veramente bisogno di un sistema di protezione, ma anche a una gestione responsabile della protezione delle frontiere. Quando uno di questi princìpi viene eretto ad assoluto al punto da annullare l’altro, cessiamo di servire il bene comune. La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza, così come la giustizia non può essere disgiunta dalla misericordia. La dottrina sociale della Chiesa non ci invita a scegliere tra l’una o l’altra, ma a trovare un equilibrio. E solo a partire da questo equilibrio possiamo affrontare una delle sfide più complesse che oggi ci troviamo di fronte».
Non ha esitato a evocare le conseguenze inevitabili di una simile migrazione: se si dà l’impressione che basti varcare fisicamente una frontiera per ottenere automaticamente un diritto di soggiorno, ciò può incitare a correre rischi sempre maggiori. Per questo ritiene che certi respingimenti possano contribuire a evitare situazioni di violenza, a condizione che siano effettuati nel rispetto della dignità delle persone e tenendo conto delle circostanze particolari.
La posizione cattolica, ha concluso mons. Munilla, obbliga proprio a evitare due estremi: ignorare la sofferenza di chi ha veramente bisogno di protezione e negare agli Stati la responsabilità di organizzare l’immigrazione e di proteggere le proprie frontiere.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Impedito al pellegrinaggio annuale del Summorum Pontificum l’ingresso a San Pietro
Il vaticanista Michale Haynes ha ulteriormente commentando danno una versione dettagliata dei fatti, che dà un quadro ancora più raggelante della situazione.LATEST: A few photos from today’s ‘Summorum Pontificum’ pilgrimage. Vatican and Italian security allowed pilgrims to enter the square as far as the obelisk, but as reported yesterday, the Vatican Secretariat of State barred the procession from entering St. Peter’s Basilica to pray at the tomb of St. Peter.
I asked a Vatican security official what he thought of the group. He said: “Very beautiful and peaceful.” — Diane Montagna (@dianemontagna) October 24, 2026
Some theories are circulating online about the Latin Mass pilgrimage, spread by people unconnected with it.
Some clarity below — Organisers asked for permission for the Vatican Mass, via a letter delivered directly to Pope Leo by Bishop Schneider in December. The pilgrimage is in its 15th year, and is always held on the same date. Organisers received no answer about the Mass until August, when the Secretariat of State replied to say they could not have Mass in the Vatican. Pilgrimage organisers then announced publicly that no Mass would take place in the Vatican. Instead, pilgrims would process into the Vatican at 1pm on the Saturday, and then go to St Mary Major for a 3pm Mass. Permission for the procession into the Vatican was granted in April 2026. Weeks after this, in September, St Peter’s announced an event taking place at 3:30pm at the Altar of the Chair (used by the pilgrimage last year for Mass). Then this week – just yesterday I am told – organisers received another letter from the Secretariat of State informing them they could not even process into the Vatican as planned, and as permitted since April. Basilica events are not the prerogative of the Secretariat but of the Archpriest & the Fabric of St Peter’s: hence why the Secretariat of State’s involvement is so strange. On Saturday, pilgrims walked through the streets up to the obelisk in St. Peter’s Square – accompanied by Italian state police – where they were stopped by the Vatican as this was the limit of the Italian police’s jurisdiction. Then they were informed that their usage of St Mary Major’s had changed: they could only be inside for an hour. Thus meaning that the planned and authorised pontifical solemn Mass would have to be a low Mass. Also St Mary Major’s informed pilgrimage that no official photos could be taken — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) October 24, 2026
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Spirito
Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale
Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò scritto su X. Sua Eccellenza torna sulla questione della gerarchia corrotta e sul caso di Don Milani, che monsignore aveva già trattato in precedenza. Sulla figura di Don Milani, che scriveva di avere pulsioni indicibili, Renovatio 21 ha scritto molto in tutti questi anni in cui, invece che essere svelata ed accusata dalla chiesa e dalla società, è stata, forse neanche tanto misteriosamente, sempre più celebrata ed osannata. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La chiesa sinodale si riconosce dai «santi» che si sceglie.
Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo – per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede – come «esempio attuale per la Chiesa e il mondo».
Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta «etica coerente della vita», quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.
La chiesa sinodale si riconosce dai “santi” che si sceglie.
Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo — per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede — come “esempio attuale per la Chiesa e il mondo”.
Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta “etica coerente della vita”, quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.
Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì “sacerdote buono e santo” e “caro amico”, fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali. Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.
La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere — quelle che un certo linguaggio “franco e crudo” non riesce a riscattare — contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’“amore” per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole. Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.
La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi “santi” che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza. Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.
Non ratifichiamo questa operazione dell’errore.
Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.https://t.co/q7imr2rVQ0
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 20, 2026
Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali.
Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.
La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole.
Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.
La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza.
Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.
Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine: don Lorenzo Milani ritratto da Olivero Toscani, L’Espresso, 1963.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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