Gender
Il gesuita pro-omotransessualista in udienza: «papa Leone mostrerà la «stessa apertura» di Bergoglio per i «cattolici LGBTQ»
Padre James Martin, SJ, ha affermato che papa Leone XIV adotterà un approccio simile nei confronti dei «cattolici LGBTQ» come il suo predecessore, papa Francesco, dopo un’udienza questa mattina.
Secondo quanto riportato dalla Sala Stampa della Santa Sede, il Papa ha incontrato il sacerdote gesuita Martin, noto per la sua fervente promozione pro-LGBT all’interno della Chiesa cattolica, in udienza al Palazzo Apostolico lunedì mattina.
Dopo l’incontro, Martin ha condiviso sulla piattaforma social X di essere «profondamente grato» per l’udienza con il Pontefice, aggiungendo che il «messaggio» che ha tratto dall’incontro «è che Papa Leone continuerà con la stessa apertura che Francesco ha mostrato verso i cattolici LGBTQ».
Dear friends: I was profoundly grateful for my audience at the Apostolic Palace with the Holy Father @Pontifex this morning. The message I received was that Pope Leo will be continuing with the same openness and that Francis showed to LGBTQ Catholics. I found Leo to be joyful,… pic.twitter.com/igrY6kSjGF
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) September 1, 2025
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Martin, famoso per il suo attivismo LGBT e per l’integrazione degli stili di vita omosessuali nella Chiesa, ha elogiato papa Francesco dopo la sua morte definendolo un «paladino» «imperfetto» per gli omotransessuali, scrivendo sul New York Times:
«L’impegno pastorale di Francesco ha aiutato i cattolici LGBTQ a sentirsi più a loro agio nella loro Chiesa. Ma ha anche fatto sì che un gruppo molto più ampio – le loro famiglie e i loro amici – si sentisse più a suo agio. Ha potenzialmente costretto i cattolici di tutto il mondo, anche in culture in cui l’omofobia è più radicata, a chiedersi: se Papa Francesco è così accogliente, perché non io?»
Martin ha anche elogiato papa Francesco per la sua dichiarazione del 2023 Fiducia Supplicans, che ha approvato le «benedizioni» per le «coppie» omosessuali in determinate circostanze e ha eseguito una di queste «benedizioni» appena un giorno dopo la pubblicazione ufficiale del documento.
Nelle ore successive all’elezione di Papa Leone, Martin si è rivolto a X per congratularsi con l’ex cardinale Robert Prevost per la sua successione e per commentare che il nuovo Papa è «impegnato a continuare questo processo (di sinodalità) di Papa Francesco per rendere la Chiesa più in ascolto, più accogliente e più inclusiva».
«Conosco Papa Leone XIV come un uomo gentile, aperto, umile, modesto, deciso, laborioso, schietto, affidabile e con i piedi per terra», ha scritto Martin. «Una scelta brillante. Che Dio lo benedica» ha scritto su X il gesuita che Bergoglio portava in un palmo di mano.
Il Martin dice di averlo conosciuto al suo tavolo dell’ultimo sinodo, quando organizzò pure un tavolo sull’espressione dell’«amore» sodomitico a cui parteciparono alcuni cardinali.
Alcuni critici, come il sito Infovaticana, hanno dichiarato che Prevost era idealmente il candidato di padre Martin.
La posizione di papa Leone XIV riguardo l’omosessualità è sembrata chiara nel 2012, quando attaccò la cultura popolare rea di promuovere uno «stile di vita omosessuale» e le famiglie omosessuali. Non è chiaro quanto le sue posizioni siano cambiate. Bergoglio governò circondandosi di tanti omosessuali patenti e aprendo in maniera indiscriminata ai transessuali.
Chi va con il lupo…?
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I transessuali avrebbero rubato oltre 2.200 medaglie d’oro ad atlete femmine
Transessuali maschi hanno potuto sottrarre migliaia di medaglie d’oro e mezzo milione di dollari in premi ad atlete. Lo riporta LifeSite.
Il rapporto proviene da Concerned Women for America, mentre mercoledì la Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti ha tenuto un’audizione sull’ingresso degli uomini nello sport femminile. I nuovi dati indicano che le medaglie continuano a essere sottratte; un rapporto analogo dello scorso anno aveva contato 2.000 medaglie d’oro sottratte.
Il comitato di azione legislativa di Concerned Women for America ha condannato la sottrazione delle vittorie alle atlete. «È incredibilmente ingiusto che le donne biologiche debbano competere con uomini che si identificano come trans», ha detto l’amministratrice delegata Penny Nance in un comunicato stampa, definendo la notizia «uno scandalo» e ha richiamato il fatto ormai accertato che gli uomini, anche chi ha assunto farmaci per la transizione di genere, mantengono un vantaggio fisico.
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«Gli uomini biologici hanno vantaggi netti rispetto alle donne biologiche», ha dichiarato Nance, usando l’aggettivo diffuso, seppure fuorviante, di «biologico» per descrivere gli uomini confusi sulla propria identità di genere. Esistono solo uomini e donne.
Tra gli altri risultati:
- Atleti maschi transgender hanno sottratto oltre 501.498 dollari in premi in denaro a donne nello sport professionistico.
- Nella sola California, oltre 611 donne e ragazze hanno ottenuto una medaglia d’argento, classificandosi dietro a un uomo ammesso a gareggiare nella categoria femminile.
- Gli uomini che si identificano come transgender hanno partecipato a oltre 14.301 eventi sportivi femminili, sia amatoriali sia professionistici.
«Questa realtà non solo mette le donne in pericolo, ma elimina anche le opportunità per le donne biologiche di guadagnarsi da vivere e vincere competizioni», ha detto la Nance. «Il Congresso deve intervenire per proteggere le donne biologiche». Il suo gruppo chiede tutele federali per impedire agli uomini di gareggiare con le donne.
Oggi circa 29 Stati statunitensi vietano esplicitamente agli uomini di partecipare agli sport femminili, tramite leggi o regolamenti dell’organo di governo. A giugno la Corte Suprema USA aveva stabilito che gli Stati hanno il diritto di tutelare lo sport femminile.
La sentenza, tuttavia, non obbliga gli Stati a vietare agli uomini di competere contro le donne, quindi in molti Stati, tra cui la California, le donne restano senza tutela.
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Penny Nance ha elencato una lunga serie di proposte che il Congresso dovrebbe approvare:
«Il Congresso dovrebbe approvare il Protection of Women and Girls in Sports Act del 2025 (HR28/S.9) per vietare ai programmi sportivi scolastici finanziati a livello federale di consentire ai maschi di competere negli sport femminili; il Protection of Women in Olympic and Amateur Sports Act (HR1028/S. 405) per chiarire che gli organi di governo nazionali dello sport devono designare gli sport femminili esclusivamente per le donne, previa autorizzazione del Congresso; e il Title IX Clarification Act (HR 8781/S.5179) per chiarire che, ai fini del divieto di discriminazione previsto dal Titolo IX nei programmi e nelle attività educative finanziati a livello federale, il termine “sesso” si riferisce esclusivamente allo status biologico di un individuo come maschio o femmina».
«Quante altre donne e ragazze dovranno affrontare una situazione di disparità?», ha chiesto. «È ora di porre fine a questa ingiustizia intrinseca e di tutelare lo sport femminile».
I sostenitori del principio di realtà biologica nello sport sostengono che il rapporto mostra la condizione iniqua in cui molte atlete si trovano oggi.
«Se nasci maschio, sei maschio e dovresti competere con e contro altri maschi. È così semplice», ha scritto su X il capogruppo di maggioranza alla Camera, Tom Emmer. «Quando si introduce il vantaggio maschile negli sport femminili, si escludono proprio le persone per cui la categoria è stata creata, escludendole dai posti sul podio, dai premi in denaro e persino dalla partecipazione, perché se si distrugge l’equità, che senso ha?», ha scritto un’altra persona.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha vietato agli atleti transgender di competere nelle categorie femminili dei Giochi Olimpici, nell’ambito della sua nuova politica di ammissibilità, definendo la decisione «basata su dati concreti e sul parere di esperti». Il precedente regolamento del CIO consentiva la partecipazione delle persone transgender a condizione che avessero livelli ridotti di testosterone.
La partecipazione di atleti transgender allo sport è stata fonte di controversie a livello globale, con casi come quello della nuotatrice statunitense Lia Thomas e della sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard che hanno alimentato il dibattito sui potenziali vantaggi competitivi.
Durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, la pugile algerina Imane Khelif, precedentemente dichiarata non idonea ai Campionati del Mondo in base a criteri di genere, ha vinto la medaglia d’oro, mettendo in luce le continue controversie sui criteri di ammissibilità.
Come riportato da Renovatio 21, all’epoca, l’allora presidente del CIO Thomas Bach affermò che non esisteva «un sistema scientificamente valido» per distinguere tra categorie maschili e femminili nello sport.
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Studi scientifici hanno ripetutamente confermato che gli uomini hanno un vantaggio considerevole rispetto alle donne nello sport e nell’atletica. Una recente ricerca pubblicato su Sports Medicine ha scoperto che un anno di farmaci ormonali «transgender» provoca «cambiamenti molto modesti» nei vantaggi intrinseci della forza negli uomini.
Secondo il sito SheWon.org, i transessuali avrebbero vinto centinaia di titoli negli sport femminili. La pagine web mostra centinaia di nomi di atlete superate in gara da transessuali in ben 29 discipline sportive: ci sono ciclismo, atletica, sollevamento pesi, nuoto, canottaggio, corsa campestre, golf, sci alpino, sci nordico, skateboard, surf, biliardo, perfino il poker.
Oltre all’ovvio vantaggio che un maschio biologico ha chiaramente sulle donne in sport come il nuoto o il sollevamento pesi, i principali esperti medici concordano sul fatto che gli atleti transgender hanno un vantaggio ingiusto rispetto alle donne biologiche anche dopo essersi sottoposti a una terapia di soppressione del testosterone.
Come riportato da Renovatio 21, il transessualismo sta divenendo un problema in quantità impressionanti di discipline praticate dalle donne: abbiamo visto casi per il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket…
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