Connettiti con Renovato 21

Spirito

I cardinali dell’«opposizione controllata» di Leone. Mons. Viganò contro i conservatori cattolici dinanzi alle Consacrazioni FSSPX

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo scritto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

L’opposizione di Sua Maestà

Il conservatorismo cattolico dinanzi alle Consacrazioni episcopali della FSSPX

 

L’intervento di Müller

Lo scorso 21 Febbraio, su Kath.Net, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller (1) ha commentato la decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di procedere alle Consacrazioni episcopali senza Mandato pontificio, dopo che il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito al Superiore Generale, don Davide Pagliarani, il veto della Santa Sede alla concessione del Mandato e l’indisponibilità ad una revisione dei testi del Concilio Vaticano II che la Fraternità considera giustamente eterodossi.

 

Nel suo intervento, Die Piusbruderschaft und ihre Einheit mit der Kirche (2), il Porporato tedesco ritiene che procedere senza Mandato pontificio costituisca una «ferita oggettiva all’unità visibile della Chiesa»: non una mera disobbedienza amministrativa, ma un atto che mina l’autorità papale alle sue fondamenta. Egli sottolinea che «nessun Vescovo può consacrare contro il successore di Pietro». Müller insiste sul riconoscimento dell’autorità papale non solo in teoria, ma anche in pratica, senza condizioni, affermando che la FSSPX deve sottomettersi al magistero della Chiesa per esercitare un’influenza positiva sulla storia ecclesiale.

 

L’ex Prefetto dell’ex Sant’Uffizio è così intervenuto: 

 

«L’unica soluzione possibile in coscienza davanti a Dio consiste nel fatto che la Fraternità San Pio X, con i suoi vescovi, sacerdoti e laici, riconosca non solo in teoria, ma anche nella pratica, il nostro Santo Padre Papa Leone XIV come legittimo Papa e si sottometta senza precondizioni alla sua autorità dottrinale e al suo primato di giurisdizione. Allora si potrà trovare anche una soluzione giusta per il loro status canonico, ad esempio dotando il loro Prelato di una giurisdizione ordinaria per la Fraternità, che sia direttamente subordinato al Papa (forse senza la mediazione di un ufficio della Curia)».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’intervento di Sarah

Il giorno successivo, 22 Febbraio, in un intervento su Le Journal du Dimanche (3), il Cardinale Robert Sarah (4) ha ripetuto l’appello all’unità all’interno della Chiesa, esprimendo una profonda preoccupazione sul potenziale scisma che rischia di fratturare l’unità della Chiesa, sottolineando che la vera comunione ecclesiale deve radicarsi nell’obbedienza al Papa e nell’aderenza al Magistero. Le sue parole non danno adito a fraintendimenti: 

 

«Voglio quindi esprimere la mia viva inquietudine e la mia profonda tristezza nell’apprendere l’annuncio da parte della Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Lefebvre, di procedere a ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. Ci dicono che questa decisione di disobbedire alla legge della Chiesa sarebbe motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum. Ma la salvezza è il Cristo, e si dona solo nella Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza per altre vie che quelle che Egli stesso ci ha indicato? È voler la salvezza delle anime quella di lacerare il Corpo Mistico di Cristo in modo forse irreversibile? Quante anime rischiano di perdersi a causa di questa nuova lacerazione? [] Non è forse tradire la Tradizione il rifugiarsi in mezzi umani per mantenere le nostre opere, per quanto buone esse siano?»

 

L’intervento di Burke

Anche il Card. Raymond Leo Burke (5), che sembra non volersi pronunciare sulle annunciate Consacrazioni, si era già espresso nel 2017 sullo stato di scisma in cui, a suo avviso, si trova la Fraternità San Pio X sin dal 1988 (6): 

«Nonostante i vari argomenti attinenti la questione, il fatto è che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è nello scisma fin da quando il fu Arcivescovo Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza il mandato del Romano Pontefice. E perciò non è lecito assistere alla Messa o ricevere i sacramenti in una chiesa che è sotto la direzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Detto questo, per noi in questa questione, parte di questa sorta di confusione nella Chiesa si è anche prodotta perché il Santo Padre Francesco ha dato ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X la facoltà di celebrare validamente i matrimoni, lecitamente e validamente. Ma per questo non c’è una spiegazione canonica, si tratta semplicemente di un’anomalia».

Iscriviti al canale Telegram

Un’opposizione controllata

Gli interventi dei Cardinali Müller, Sarah e Burke possono essere considerati un esempio paradigmatico di «His Majesty’s opposition» all’interno del contesto ecclesiale cattolico, mutuando il concetto dal sistema parlamentare britannico, dove l’opposizione critica le politiche del governo in carica pur mantenendo fedeltà assoluta alla Corona e alle sue istituzioni (7). Questa opposizione ha mostrato la sua assoluta inutilità con i Dubia per gli errori di Amoris Lætitia, che furono totalmente ignorati da Bergoglio, il quale non mancò di deridere e umiliare i Cardinali firmatari.

 

I componenti della «triade conservatrice» sono accumunati da alcuni elementi che dimostrano la loro assoluta incoerenza rispetto ai princìpi che ci si attenderebbe essi difendano. Tutti e tre accettano sine glossa gli atti del Concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare. Tutti e tre celebrano indifferentemente il Vetus Ordo e il Novus Ordo, considerando entrambi legittimi e relegando le questioni liturgiche a meri aspetti di sensibilità personale.

 

Tutti e tre, pur criticandolo, si adeguano al cammino sinodale «per obbedienza al Papa» e Müller ha preso parte attiva alle riunioni del Sinodo sulla Sinodalità sia nel 2023 che nel 2024, in qualità di membro votante nominato direttamente da Bergoglio. Tutti e tre riconoscono la collegialità episcopale, l’ecumenismo, la libertà religiosa, la Dichiarazione di Abu Dhabi e in generale tutti gli atti – anche i più controversi – emanati dai Dicasteri Romani.

 

Tutti e tre hanno criticato Fiducia Supplicans senza esigerne la revoca. Tutti e tre hanno espresso disappunto dopo Traditionis Custodes, senza tuttavia impegnarsi per impedirne l’applicazione. Tutti e tre non hanno speso una sola parola di sostegno nei miei riguardi, né prima né tantomeno dopo la farsa del procedimento canonico che ha portato alla mia «scomunica» per scisma. Tutti e tre sono insomma convinti ratzingeriani e sostenitori di quella variante ecclesiale del processo dialettico hegeliano, secondo il quale sarebbe possibile far convivere la tesi dell’ortodossia cattolica e l’antitesi dell’eresia modernista nella sintesi conciliare. Tutti e tre riconoscono infine come legittimo Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernández, nonostante la sua attività «letteraria» (…); né risulta che abbiano richiesto le sue dimissioni dopo lo scandalo di Besame con tu boca La pasión mística. 

Aiuta Renovatio 21

Le contraddizioni dei tre Cardinali

Non sembra insomma che i Cardinali della «triade conservatrice» – Müller, Sarah e Burke – possano ambire al ruolo di difensori dell’ortodossia cattolica, essendo essi stessi convinti sostenitori del Vaticano II, delle sue deviazioni e della sua liturgia favens hæresim. Semmai essi si sono ravveduti, non consta che abbiano pubblicamente ritrattato i propri errori, ma che piuttosto essi stiano semplicemente cercando di conciliare tesi opposte e inconciliabili per puro quieto vivere o in nome di una pseudo-unità della Chiesa che prescinde dalla professione ininterrotta della medesima Fede, ma che anzi dissimula le palesi divergenze per non dover trarre le necessarie conseguenze dalla loro evidenza.

 

Le loro affermazioni che non vi sarebbe alcuna rottura tra pre postconcilio sono mere petizioni di principio prive di alcun fondamento e che contraddicono la realtà di una crisi devastante, ma che si dimostrano tuttavia coerenti con l’ermeneutica della continuità di Benedetto XVI, influenzata dalla formazione hegeliana del teologo tedesco. 

 

Va rimarcato poi che questi Porporati dimenticano – o piuttosto fingono di dimenticare – che se oggi le Loro Eminenze possono pontificare solennemente in rito antico, è solo grazie all’opera del Venerato Arcivescovo Marcel Lefebvre, che essi considerano tuttavia un «ribelle», al quale ascrivono la responsabilità per lo «scisma» del 1988.

 

Eppure, senza le Consacrazioni di Ecône, Giovanni Paolo II non avrebbe mai emanato il Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta che avrebbe dovuto ricondurre entro l’ovile conciliare i chierici della Fraternità San Pio X, in parte confluiti in società di vita apostolica riconosciute dalla Santa Sede, tra cui l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote di cui il Porporato americano è patrono e protettore. Né Benedetto XVI avrebbe mai promulgato nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum con il quale veniva liberalizzata la celebrazione della Liturgia tridentina e che, mai applicato fino in fondo, venne poi sostanzialmente annullato nel 2021 con Traditionis Custodes. 

 

Müller, Sarah e Burke costituiscono a tutti gli effetti un’opposizione controllata. Il loro ruolo è di contenere l’emorragia di Cattolici causata dalla rivoluzione conciliare, illudendoli che sia possibile far convivere nella medesima istituzione e sotto la stessa Gerarchia due entità opposte: la Chiesa Cattolica e la chiesa conciliare-sinodale. Lo riconosce lo stesso Burke: 

 

«So che sia a Lacrosse che a St. Louis, dove c’erano apostolati dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote per coloro che desideravano i riti della Chiesa secondo l’uso antico, moltissime persone che frequentavano la Fraternità Sacerdotale San Pio X si sono riconciliate e sono tornate alla Chiesa. E io dico che se invece andiamo semplicemente liberamente a quelle Messe [della FSSPX] che vengono celebrate, quale incoraggiamento hanno a riconciliarsi con la Chiesa?» (8)

 

La principale preoccupazione di questa «opposizione di Sua Maestà» sembra ridursi ad offrire un prodotto analogo a quello richiesto dalla clientela, al solo scopo di eliminare la concorrenza della FSSPX per costringere gli acquirenti ad accettare con quel prodotto contraffatto anche il veleno che esso nasconde. Non dimentichiamo che le comunità ex-Ecclesia Dei conciliano le celebrazioni tridentine con una predicazione che tace qualsiasi criticità non solo del Concilio e della riforma liturgica, ma anche dei «pontificati» di Bergoglio e di Prevost.

 

Ai chierici di questi istituti è chiesto di prendere parte alle funzioni dell’Ordinario locale – ad esempio per la concelebrazione alla Messa Crismale del Giovedì Santo – e che lo stesso è richiesto ai loro fedeli, come avviene per il conferimento delle Cresime, amministrate secondo il nuovo rito montiniano. A titolo di esempio, non una critica si è udita né dai tre Cardinali né tantomeno dai sacerdoti che ad essi fanno riferimento, a proposito della scandalosa Nota dottrinale Mater populi fidelis, che dichiara «sempre inappropriato» l’uso dei titoli mariani di Mediatrice e Corredentrice. Risulta quindi difficile credere che una tale «opposizione» possa anche solo ipotizzare di sostituirsi al ruolo ben più prezioso della Fraternità San Pio X, che non si esaurisce negli aspetti coreografici della Liturgia.

 

Ribadisco anche qui, come già ho fatto in precedenza, che questo atteggiamento finisce col de-dogmatizzare la Liturgia e de-liturgizzare la dottrina, scardinando il fondamento che unisce indissolubilmente la lex orandi alla lex credendi. 

Sostieni Renovatio 21

L’errore fondamentale

Gli appelli all’unità di Müller, Sarah e Burke risentono di un errore fondamentale, che inficia in radice ogni loro appello. Essi riconoscono probabilmente la crisi presente, le deviazioni dottrinali, morali e liturgiche della chiesa sinodale, ma non vogliono vedere in esse un effetto logico e necessario del Vaticano II, che si ostinano a giudicare, contro ogni evidenza, come del tutto ortodosso e coerente con il perenne Magistero Cattolico.

 

Il motivo di questo errore è che essi non possono rinnegare se stessi né i loro mentori – Ratzinger in primis – protagonisti o sostenitori del Vaticano II, e per questa ragione devono trovare necessariamente un compromesso che non giova all’unità della Chiesa, ma che piuttosto narcotizza ogni dissenso in nome di una falsa obbedienza che non ha nulla di cattolico.

 

L’obbedienza alla Gerarchia diventa infatti fuorviante quando questa devia dalla Verità del Dogma e dalla Tradizione. L’unità non è primariamente istituzionale ma dottrinale, radicata nel deposito immutabile della Fede. È la disciplina della Chiesa ad essere ordinata alla conservazione e trasmissione del Depositum Fidei, e non viceversa.

 

Gli sforzi patetici di questi Cardinali rappresentano il tentativo del conservatorismo moderato di colmare le divisioni – che essi riconoscono, ma di cui negano le cause – attraverso un dialogo impossibile. E bene ha fatto don Davide Pagliarani a ricordare quanto gli incontri degli anni passati non abbiano condotto a nulla, proprio in ragione della divergenza insanabile su questioni dottrinali che non possono essere oggetto di alcuna negoziazione, né di accordi al ribasso – i «requisiti minimi» richiesti da Tucho Fernández che compromettano l’integrità della Professione della Fede Cattolica. 

 

Va aggiunto che quanto la Santa Sede chiede alla Fraternità San Pio X in tema di Vaticano II e Novus Ordo non vale per i veri eretici, scismatici e a-cattolici, ai quali Leone in un recente discorso ha rivolto parole estremamente concilianti: «Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo!» [9] Apprendiamo dunque che la chiesa conciliare e sinodale si considera in comunione con Ortodossi, Protestanti e Anglicani di ogni denominazione, ma non con chi rifiuta il Vaticano II. L’ecumenismo e il dialogo si mostrano ancora una volta strumentali alla demolizione della Chiesa Cattolica, e questo non pare costituire un problema per gli esponenti del conservatorismo moderato.

Iscriviti al canale Telegram

Conclusione

Gli interventi dei tre Cardinali, pur presentati come appelli all’unità, rivelano profonde lacune e contraddizioni interne, che non possono essere ignorate da chi ha a cuore la preservazione integrale del Depositum Fidei. Mi pare sia ormai più che evidente che questa pseudo-opposizione non solo non ha alcuna possibilità di ottenere alcunché, ma anzi che essa è strumentale al compimento della rivoluzione conciliare mediante l’ultimo, sciagurato passo del «cammino sinodale».

 

«Prevost non è che un Bergoglio con un sarto migliore», ha commentato qualcuno. Se l’opposizione di Sua Maestà non vuole prenderne atto, dovrebbero farlo almeno i fedeli e i sacerdoti, cercando di fare fronte comune con la Fraternità San Pio X e con le altre comunità veramente tradizionali. È vero che la Fraternità continua a riconoscere la legittimità di Prevost pur disobbedendo ai suoi ordini illegittimi; ma è altrettanto vero che la frammentazione dei Cattolici fedeli alla Tradizione non fa che indebolire ogni forma di resistenza. Sarebbe quindi opportuno mettere da parte le divisioni interne – su cui si potrà a suo tempo fare chiarezza – in nome della sopravvivenza stessa della Chiesa Cattolica dinanzi alla imminente persecuzione. 

 

Come Vescovo e Successore degli Apostoli, esorto i miei Confratelli nell’Episcopato – a cominciare dagli stessi Cardinali Müller, Sarah e Burke – i sacerdoti, i religiosi e i fedeli a dare un chiaro segnale di unità, sostenendo la battaglia della Fraternità San Pio X con segni concreti, ad esempio prendendo parte alla cerimonia delle Consacrazioni del prossimo 1° Luglio, in modo che gli usurpatori che occupano Roma si rendano conto che le loro minacce e le loro scomuniche non spaventano più nessuno. Se battaglia dev’essere, che ci trovi schierati sotto le insegne di Cristo Re.

 

E che la Nostra Signora, la Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie – alla Quale gli eretici della chiesa sinodale cercano di strappare i titoli che ornano come gemme preziose la Sua corona di gloria – ci conceda di mettere da parte le dispute contingenti, in nome della gloria di Dio, dell’onore di Santa Madre Chiesa, della salvezza delle anime redente dal preziosissimo Sangue di Cristo. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

1 Marzo 2026
Dominica II Quadragesimæ

 

NOTE

1) La prima nota stridente nel curriculum del Card. Müller risale agli anni Settanta, quando ebbe come maestro e amico il domenicano eretico Gustavo Gutiérrez, «padre» della Teologia della Liberazione. Il legame si concretizzò in una stretta collaborazione editoriale, ad esempio firmando con Gutiérrez il saggio Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa (Edito in Italia da EMI-Messaggero nel 2013; edizione inglese On the Side of the Poor: The Theology of Liberation, Orbis Books, 2015). Erede di due eretici ultra-modernisti come Karl Rahner e Karl Lehmann, nel 2002 Müller ha negato a più riprese il dogma della Transustanziazione secondo criteri di reinterpretazione fenomenologica della nozione di sostanza (cfr. Mit der Kirche denken, pag. 47; cf. Katholische Dogmatik, pag. 710.). Ha negato parimenti il dogma della Perpetua Verginità di Maria Santissima, ossia della Sua integrità fisica prima, durante e dopo il Parto di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr. Katholische Dogmatik, pag. 491). In un saggio del Maggio 2020 (cfr. https://www.vaticannews.va/de/vatikan/news/2020-05/dokument-abu-dhabi-interreligioes-papst-kardinal-mueller-islam.html), Müller ha espresso apprezzamento per il Documento di Abu Dhabi firmato da Bergoglio con il Grande Imam dell’Università al-Azhar del Cairo Ahmed al-Tayyeb. Il Porporato ha affermato che il documento – nel quale si teorizza che la «diversità delle religioni» sarebbe voluta da Dio – non esprime «una semplice opinione privata del Papa»; al contrario, pretenderebbe «dai fedeli delle due religioni un assenso che li obbliga in coscienza». Nel 2021, commentando Traditionis Custodes, Müller ha criticato le restrizioni alla Messa tridentina ma ha difeso il Novus Ordo come coerente con la Tradizione, allineandosi a Sacrosanctum Concilium che permette la concelebrazione e l’uso della lingua vernacolare. La sua difesa del Novus Ordo e della collegialità episcopale teorizzata da Lumen Gentium è in palese rottura con il Magistero tradizionale, che privilegia il primato papale assoluto e la liturgia tridentina. Come può Müller invocare l’unità quando, nei suoi scritti come Catholic Dogmatics (2025), accetta elementi conciliari che ho denunciato nel mio intervento Sinodalità e vigile attesa. Il Vaticano II «sicuro ed efficace» (cfr. https://exsurgedomine.it/260118-sinodalita-ita/), ovvero una strategia per adulterare la fede? Questa posizione non è opposizione leale, ma complicità con la rivoluzione conciliare, della quale il Cardinale dissimula la matrice eversiva e le conseguenze devastanti per il corpo ecclesiale. Fu sempre Müller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che nel 2017 – nell’ambito dei colloqui tra la Santa Sede e la FSSPX – anticipò Tucho Fernández nella formulazione unilaterale di «requisiti minimi» per la comunione ecclesiale, inclusi l’intero Concilio Vaticano II e il post-Concilio così come proposti nella cosiddetta Professio Fidei del 1988 (cfr. https://fsspx.org/en/news/letter-cardinal-muller-bishop-fellay-6-june-2017-57314). E ora il Cardinale ripropone lo stesso schema, accusando la FSSPX di scisma, mentre ignora il vero scisma causato dalle eresie moderniste che ha tollerato e promosso prima, durante e dopo il suo mandato all’ex Sant’Uffizio. Nel saggio True and false reform: what it means to be Catholic del 2023 e in interventi come quello dei giorni scorsi sulla FSSPX, il Porporato tedesco ha ribadito che il Vaticano II è in continuità con il Concilio di Trento e con il Vaticano I. Ha parimenti sostenuto la collegialità episcopale di Lumen Gentium e l’ecumenismo di Unitatis Redintegratio, in totale contraddizione con il Magistero tradizionale che enfatizza il Primato papale e condanna l’ecumenismo. Per aggiungere una nota personale vale la pena ricordare che verso la fine del mio mandato come Nunzio Apostolico a Washington il Card. Müller mi concesse un’udienza per sottoporgli i risultati di un’indagine informativa che avevo effettuato circa l’assoluta non idoneità morale di un candidato all’Episcopato: Müller procedette comunque alla sua promozione e presiedette egli stesso la cerimonia di Ordinazione episcopale.

 

2) Cfr. https://kath.net/news/89675, tradotto in italiano da Il Timone con il titolo La Fraternità San Pio X e la sua unità con la Chiesa, cfr. https://www.iltimone.org/news/news/201495/la-fraternita-san-pio-x-e-la-sua-unita-con-la-chiesa.html 

 

3) Le Journal du Dimanche, 22 Febbraio 2026, pag. 35, Avant qu’il ne soit trop tard !Appel à l’unité du cardinal Robert Sarah. Cfr. https://www.lejdd.fr/Societe/avant-quil-ne-soit-trop-tard-lappel-a-lunite-du-cardinal-robert-sarah-167095

 

4) Il Card. Sarah si è fatto promotore della cosiddetta «Riforma della riforma», secondo la quale sarebbe possibile un “reciproco arricchimento” di Vetus e Novus Ordo. Penso ad esempio alla conferenza tenutasi a Londra nell’estate del 2016 dal titolo Towards an authentic implementation of Sacrosanctum Concilium (cfr. https://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=11311), nella quale il Cardinale dimostra di voler applicare i medesimi criteri di ingegneria liturgica adottati dal Consilium ad exsequendam, ma nella direzione opposta, ad esempio celebrando il rito riformato coram Deo e non più coram populo. Questi maldestri tentativi di travestire la Messa montiniana da Messa tridentina sono miseramente naufragati dopo la stroncatura di Bergoglio, finendo nel nulla con un imbarazzante comunicato di padre Federico Lombardi (cfr. https://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/robert-sarah-ancora-un-cardinale-umiliato/ Vedi anche https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351385.html e https://lanuovabq.it/it/liturgia-con-sarah-il-vaticano-corregge-ratzinger). Sempre nel 2016 l’allora Prefetto della Congregazione del Culto Divino ha ratificato, apponendovi la propria firma, il decreto con il quale Bergoglio estendeva alle donne la partecipazione al rito della Lavanda dei piedi del Giovedì Santo (cfr. https://it.aleteia.org/2016/03/16/card-sarah-i-sacerdoti-non-sono-tenuti-a-lavare-i-piedi-alle-donne-il-giovedi-santo/), salvo poi affermare che le nuove disposizioni non erano vincolanti. In un intervento del 2017 dal titolo True liturgy is a reflection of heaven (Cfr. https://www.catholicworldreport.com/2017/03/31/true-liturgy-is-a-reflection-of-heaven-cardinal-sarah-says/), Sarah ha criticato le innovazioni arbitrarie in campo liturgico, ma ha elogiato la visione di rinnovamento del Vaticano II, allineandosi con la deviazione conciliare di una Liturgia più accessibile e partecipativa, in contrasto con la «rigidità» pre-conciliare. Nei suoi scritti, come nel libro Catechism of the Spiritual Life (2025), Sarah non solo riconosce il Vaticano II e il Novus Ordo, ma sostiene anche l’ecumenismo e la collegialità, che deviano dal Magistero cattolico focalizzato sull’unità esclusiva nella Chiesa Cattolica. Nel 2019 Sarah, come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino ha esteso alla Chiesa universale la memoria della Traslazione della Santa Casa di Loreto, modificandone però la denominazione in Beata Vergine di Loreto, sopprimendo così la menzione del miracolo che i modernisti negano anche contro le evidenze scientifiche (cfr. https://www.marcotosatti.com/2019/11/09/casa-di-loreto-una-lettera-aperta-al-card-robert-sarah/). Nello stesso anno il Cardinale ha preso parte alla cerimonia di intronizzazione dell’infernale idolo della Pachamama in San Pietro, rendendosi complice di un atto di idolatria e della profanazione della Basilica Vaticana.

 

5) Il Card. Burke ha esplicitamente abbracciato l’insegnamento di Lumen Gentium, che enfatizza il ruolo dei laici e una visione più collegiale della Chiesa, in contrasto con la prospettiva gerarchica del Magistero preconciliare, che privilegia una distinzione netta tra clero e laici, ma coerente con l’idea conciliare di una Chiesa come «popolo di Dio». Nel suo discorso alla States’ dinner dei Cavalieri di Colombo a Denver il 2 agosto 2011 intitolato Religion “purifies” politics, Burke ha sostenuto che la religione deve purificare la politica senza esclusione o fondamentalismo, contro la Regalità sociale di Nostro Signore e allineandosi con il decreto conciliare Dignitatis Humanæ che promuove la libertà religiosa come diritto umano, in opposizione al Magistero tradizionale – quello di Pio IX in Quanta Cura o di Pio XI in Mortalium Animos. In varie interviste e presentazioni, come quella tenuta a Nairobi nell’Agosto del 2012 sul Codice di Diritto Canonico post-conciliare (Cfr. https://www.catholicculture.org/news/headlines/index.cfm?storyid=15426), Burke ha criticato la perdita di disciplina dopo il Concilio ma ha difeso il Vaticano II come non costituente alcuna rottura, sostenendo riforme come l’ecumenismo e la collegialità. Appare evidente la contraddizione tra la pretesa fedeltà del Card. Burke al Magistero immutabile della Chiesa Cattolica e la contestuale adesione alle dottrine ad esso contrarie espresse nei testi conciliari che egli pubblicamente difende; una contraddizione che trova conferma anche nella celebrazione del rito riformato accanto a quello tradizionale, che sappiamo antitetici e inconciliabili.

6) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/

7) Per comprendere questa analogia, è utile richiamare il significato originario del termine: coniato da John Cam Hobhouse nel 1826, His Majesty’s opposition descrive un’opposizione fedele alla Corona britannica che esercita un ruolo di formale vigilanza e correzione senza minacciare la stabilità del sistema costituzionale. Trasferito al piano ecclesiale, esso evoca figure autorevoli che, pur esprimendo riserve su determinati orientamenti dottrinali, pastorali o disciplinari dell’attuale magistero pontificio, rimangono saldamente ancorate al Sistema anche dinanzi alla gravissima crisi istituzionale che coinvolge direttamente i vertici della Gerarchia.

 

8) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/

9) Celebrazione dei Secondi Vespri nella LIX Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, 25 Gennaio 2026. Cfr. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260125-vespri-unita-cristiani.html 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

Spirito

«E voi, non abbiate paura!»

Pubblicato

il

Da

Giungendo al sepolcro dove fu deposto il corpo di Gesù, le sante donne – Maria Maddalena e l’altra Maria – si sentono dire, la mattina di Pasqua e per ben due volte, prima dall’angelo che rotola via la pietra, poi da Cristo risorto: «Non abbiate paura!». Quella che segue è una riflessione dell’abate Louis-Marie Berthe.   L’espressione non è nuova nelle Scritture: al contrario, ricorre in tutto il testo sacro, tanto che alcuni l’hanno trovata fino a 365 volte! Ma assume il suo pieno significato a Pasqua, alla luce della Risurrezione: se Gesù Cristo ha vinto il peccato e la sua conseguenza, la morte, di cosa possono mai temere tutti coloro che hanno riposto in lui la loro fede e la loro speranza?   Più di quanto ci rendiamo conto, la paura – in tutte le sue forme, deboli o forti – determina, o quantomeno modifica, le nostre azioni, i nostri pensieri, le nostre reazioni e i nostri progetti. Come ogni altra emozione, la paura non va negata, né tantomeno respinta a priori: segnala a chi la prova una minaccia reale o immaginaria; spetta poi a ciascun individuo valutare la realtà, la gravità e l’imminenza del pericolo per capire fino a che punto sia importante permettere alla paura di prosperare nel proprio cuore.   Pertanto, il timore di essere separati da Dio o di vivere lontani da Lui è buono e benefico: mantiene l’uomo nella giustizia e nella verità e lo protegge dal vizio. Al contrario, il timore di essere abbandonati o rifiutati dal prossimo per ciò che si è o per ciò che si pensa è da evitare: intrappola l’uomo nella menzogna e nell’ipocrisia; lo uccide lentamente.

Sostieni Renovatio 21

Quando Gesù esorta i suoi discepoli a non avere paura, li invita a non lasciarsi intimorire e scoraggiare dai pericoli fisici e umani che li minacciano: la perdita dei beni materiali, lo sguardo di disapprovazione o la cattiva opinione degli altri, gli eventi sfortunati della vita, la malattia del corpo e persino la morte: «Non abbiate paura di coloro che uccidono il corpo, e dopo ciò non possono fare nulla di più» (Lc 12,4).   Non bisogna temere le macchinazioni dei malvagi e le persecuzioni controla Chiesa, qualunque forma assumano: «Non temete, o piccolo gregge, perchè piacque al Padre vostro dare a voi il regno» (Lc 12,32).   Proprio nel giorno della sua vittoria a Pasqua, Gesù Cristo volle infondere nei suoi discepoli, più che mai, questo spirito di santa libertà, di audace fiducia e di incrollabile vittoria. Possa questo spirito essere ancora nostro, duemila anni dopo, in mezzo alle paure che le cattive notizie del mondo possono giustamente provocare.   Lo spirito cattolico, quello che lo Spirito Santo forma nei nostri cuori, non è fatto di pusillanimità, di preoccupazioni eccessive, di ansia generalizzata o di chiusura in se stessi!   Ciò che san Paolo ricorda a Timoteo può essere applicato a chiunque sia nato dall’acqua e dallo Spirito nel battesimo: «Poichè Iddio ci ha dato non uno spirito di viltà, ma di forza e di amore e di saggezza» (2Tim 1,7).   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine: Paolo Veronese (1528–1588),  La conversione di Maria di Magdala (circa 1548), National Gallery, Londra Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Spirito

Il Pentagono minaccia il papato con la cattività di Avignone. Perché la notizia esce ora?

Pubblicato

il

Da

Emergono i dettagli di un inedito, bizzarro incontro avvenuto lo scorso gennaio del nunzio apostolico convocato in Pentagono. La tempistica dello scoop potrebbe essere legata alla battaglia di potere tra cattolici da una parte ed ebrei e protestanti sionisti dall’altra per l’egemonia dell’amministrazione Trump, due fazioni più che mai divise oggi dalla guerra per Israele condotta daglI USA contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

 

La testata Free Press – fondata dalla lesbica sionista Bari Weiss, ora ricoperta di cariche e danari dagli ultramiliardari americano pro-Israele –ha pubblicato un articolo secondo il quale, nel gennaio 2026, si sarebbe tenuto un incontro privato tra il cardinale Christophe Pierre, allora nunzio apostolico della Santa Sede negli Stati Uniti, e Elbridge Colby, alto funzionario del Pentagono cattolico da cui, viste le precendenti posizioni, non ci si aspetterebbe nulla di questo.

 

L’incontro sarebbe stato molto teso e acceso, durante il quale Colby avrebbe esortato papa Leone a «allinearsi più chiaramente con gli Stati Uniti» e avrebbe affermato che gli Stati Uniti possono «fare quello che vogliono».

Sostieni Renovatio 21

«Gli Stati Uniti hanno la potenza militare per fare ciò che vogliono nel mondo. La Chiesa cattolica farebbe meglio a schierarsi dalla loro parte», ha detto Colby durante l’incontro, secondo quanto riportato da funzionari citati da Free Press.

 

Secondo diverse fonti citate in forma anonima nel rapporto, l’incontro di gennaio ha segnato una svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Vaticano. Funzionari romani hanno descritto l’incontro come conflittuale, definendolo una «dura lezione» impartita al cardinale al Pentagono. Le stesse fonti hanno indicato che le osservazioni sono state percepite in Vaticano come un «esplicito avvertimento» legato alla potenza militare americana.

 

L’incontro si sarebbe svolto pochi giorni dopo il discorso pronunciato da papa Leone XIV il 9 gennaio 2026, in cui criticava il crescente ricorso alla forza nelle relazioni internazionali. «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati» aveva detto il papa. «La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui».

 

«La guerra è tornata di moda e si sta diffondendo un fervore bellico. Il principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente minato. La pace non è più ricercata come un dono e un bene desiderabile in sé… La pace viene perseguita attraverso le armi come condizione per affermare il proprio dominio».

 

Secondo quanto riportato da The Free Press, diversi alti funzionari della difesa statunitense, tra cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno interpretato queste dichiarazioni come dirette alla politica estera degli Stati Uniti.

 

Ulteriori dettagli emersi durante l’incontro suggeriscono che almeno un funzionario statunitense abbia fatto riferimento al precedente storico del papato di Avignone, un periodo del XIV secolo durante il quale il papato era di fatto subordinato alla corona francese. Il riferimento includeva la menzione dell’attentato a papa Bonifacio VIII e del conseguente trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone, in Francia.

 

La Cattività avignonese (1309-1377) fu uno dei periodi più turbolenti nella storia dei rapporti tra la Chiesa cattolica e il potere temprale, iniziato quando papa Clemente V, francese, nel 1309 decise di trasferire la sede papale da Roma ad Avignone, in Provenza, che allora non era territorio del Regno di Francia ma del Regno di Napoli, pure sotto forte influenza francese. La scelta fu dettata da pressioni del re di Francia Filippo IV il Bello e dal desiderio di sfuggire alle lotte tra fazioni romane e alla pericolosa instabilità dell’Italia.

 

Per quasi settant’anni, sette papi (tutti francesi) risiedettero ad Avignone, trasformandola in una splendida corte rinascimentale, ricca e centralizzata. La Chiesa rafforzò la sua burocrazia e le finanze, ma perse prestigio: molti fedeli la accusavano di essere «prigioniera» dei re francesi, lontana dalla tomba di Pietro e troppo mondana.

 

Il ritorno a Roma avvenne solo nel 1377 grazie a Gregorio XI, spinto dalle preghiere di santa Caterina da Siena. Tuttavia, un anno dopo la sua morte scoppiò il Grande Scisma d’Occidente (1378-1417), con papi rivali a Roma e Avignone. La Cattività avignonese segnò una grave crisi di autorità della Chiesa, aprendo la strada a divisioni e critiche che avrebbero influenzato il Rinascimento e la Riforma protestante.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo il consulente politico Christopher Hale, «molti in Vaticano hanno interpretato il riferimento del Pentagono a un papato ad Avignone come una minaccia di usare la forza militare contro la Santa Sede». L’avvertimento del Pentagono ha allarmato a tal punto il Vaticano che papa Leone ha annullato la sua prevista visita negli Stati Uniti entro la fine dell’anno.

 

Infatti, l’8 febbraio 2026, il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, ha dichiarato ufficialmente che «papa Leone XIV non si recherà negli Stati Uniti quest’anno», smentendo le voci di una possibile visita in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza americana.

 

Il papa ha invece programmato una visita a Lampedusa il 4 luglio, un’isola del Mediterraneo associata agli arrivi di migranti dal Nord Africa. Hale ha osservato che la scelta della data e del luogo difficilmente poteva essere casuale, dato il contrasto simbolico.

 

Il pontefice ha intensificato le sue condanne durante la Settimana Santa. Nelle sue parole culminate nella Domenica di Pasqua, ha esortato i leader mondiali ad abbandonare i conflitti armati e a respingere quello che ha definito il «desiderio di dominare gli altri». All’inizio della settimana, aveva condannato quella che ha chiamato «l’occupazione imperialista del mondo» e aveva ammonito che «Dio non accetta le preghiere di coloro che fanno la guerra».

 

È davvero difficile non interpretare le dichiarazioni di Leone come un giudizio immediato sulla seconda amministrazione di Donald Trump, che aveva bombardato gli impianti nucleari iraniani, rapito il leader venezuelano Nicolas Maduro, esercitato forti pressioni per lo scioglimento della NATO e minacciato diversi alleati degli Stati Uniti, arrivando persino a ipotizzare la possibilità che gli Stati Uniti potessero assumere il controllo del Canada e della Groenlandia.

 

Nei mesi successivi, l’amministrazione ha autorizzato anche un blocco navale di Cuba, impose sanzioni unilaterali a diversi Stati membri dell’UE e ventilò pubblicamente la possibilità di ritirare le garanzie di sicurezza a Corea del Sud e Giappone a meno che non avessero «riequilibrato» il loro allineamento strategico verso Washington.

 

In Ungheria per sostenere la campagna elettorale del premier Vittorio Orban, il vicepresidente JD Vance, convertito al cattolicesimo, ha detto di non sapere nulla dell’accaduto e di voler parlare de visu con il cardinale Pierre.

 

Va compresa anche la figura del Under Secretary of Defense for Policy (USDP). Elbridge Colby. Nipote dello storico direttore della CIA William Colby (1920-1996) sotto Nixon e Ford, dal 2017 al 2018, durante la prima amministrazione Trump, ha ricoperto la carica di vice assistente del segretario alla Difesa per la strategia e lo sviluppo delle forze armate, svolgendo un ruolo chiave nello sviluppo della Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti del 2018, che, tra le altre cose, ha spostato l’attenzione del Dipartimento della Difesa statunitense sulla Cina.

 

Colby non è un falco neocon – è, anzi, il contrario, e si identifica come «realista», che ha chiesto apertamente la riduzione dell’aiuto militare all’Ucraina, un ripensamento del rapporto con la NATO («partnership», non dipendenza) e persino un «reset» nelle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Il Colby ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero «lasciare più spazio al giudizio di Israele su come gestire al meglio le sue sfide alla sicurezza», e che, sebbene gli Stati Uniti debbano essere pronti a fornire supporto materiale e politico a Israele, quest’ultimo dovrebbe comprendere che gli Stati Uniti, che «non possono permettersi di essere invischiati in un’altra guerra in Medio Oriente, assumeranno un ruolo di supporto».

 

In passato il Colby aveva persino dichiarato, con grande scandalo di senatori repubblicani come Tom Cotton, che l’acquisizione di un’arma nucleare da parte dell’Iran non costituirebbe un rischio esistenziale per gli Stati Uniti e fiancheggiando il ritiro delle forze militari statunitensi dal Golfo Persico, sostenendo che gli Stati Uniti possono contrastare l’Iran «in modo più efficace» «rafforzando le capacità militari dei propri partner nella regione». All’epoca l’Elbridge si opponeva a un’azione militare diretta contro l’Iran, pur affermando che contenere un Iran dotato di armi nucleari «è un obiettivo del tutto plausibile e pratico».

 

Colby è cattolico. Il commento su Avignone sembrerebbe essere stato proferito da un altro funzionario presente all’incontro col nunzio apostolico.

Aiuta Renovatio 21

La tempistica con cui esce questo caso è interessante, e la testata di riferimento pure. La giornalista lesbica sionista Bari Weiss, ex opinionista del New York Times (dove si distinse per gli attacchi a Tulsi Gabbard, accusata di essere un pupazzo di Bashar al-Assad), aveva fondato The Free Press nel 2021 come piattaforma indipendente di notizie e commenti, critica verso l’ortodossia «woke» dei media mainstream, attraendo quindi un certo pubblico indipendente o di destra che oramai respingeva in toto il mainstream. Il sito crebbe rapidamente grazie a un modello di abbonamenti e attirò investitori come Marc Andreessen, David Sacks, Howard Schultz e altri, raccogliendo 15 milioni di dollari nel 2024 con una valutazione di circa 100 milioni.

 

Nell’ottobre 2025, Paramount Skydance (guidata da David Ellison, figlio del miliardario sionista di Oracle Larry Ellison ) ha acquistato The Free Press per 150 milioni di dollari, una cifra che è parsa a moltissimi come enigmaticamente sproporzionata. In seguito alla bizzarra operazione, Weiss è stata nominata editor-in-chief di CBS News, canale TV comprato pure quello dagli Ellisoni, la cui vicinanza allo Stato Israele, e persino all’IDF, è cosa nota.

 

Fare uscire ora, con Trump che tentenna sulla guerra in Iran, la notizia di uno screzio tra Washington e la Santa Sede aiuta decisamente a cementare la cintura sionista di matrice ebraico-protestante attorno al presidente – cioè lo stesso apparato che ha portato all’attuale, fallimentare guerra in Persia – contro la fazione «cattolica» che era dubbiosa o risolutamente contraria alla guerra: il segretario di Stato Marco Rubio, che pure ha origini neocon, si era lasciato scappare ad inizio conflitto che gli USA vi erano stati trascinati dentro da Israele, mentre il vicepresidente JD Vance (convertito al cattolicesimo che gli iraniani volevano come negoziatori al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner), è emerso, si era detto nettamente contrario all’intervento.

 

Anche la base dei sostenitori pare dividersi su base confessionale, come dimostra la battaglia antisionista portata innanzi con clamore pubblico dall’ex Miss California, e amica personale di Trump, Carrie Prejean Boller, cattolica convertita espulsa dalla Commissione per la libertà religiosa per aver fustigato l’influenza israeliana su politica e religione protestante, nonché il genocidio di Gaza.

 

Lo scontro in atto è stato descritto con lucidità dallo scrittore cattolico americano E. Michael Jones: «Il cessate il fuoco ha segnato un passaggio dal controllo sionista cristiano dell’amministrazione Trump a un controllo di fatto cattolico sotto JD Vance. Anche il papa ha avuto un ruolo in questo cambiamento».

 

«L’apice dell’influenza sionista cristiana è stato raggiunto con la funzione del Venerdì Santo al Pentagono, alla quale sono stati esclusi i cattolici» continua Jones, riferendosi ad una grottesca cerimonia condotta dalla «pastora» protestante sionista Paula White, nota per i video con Netanyahu e per essere, dice la Prejean Boller, dietro alla sua espulsione dalla Commissione. Durante l’evento la White ha paragonato Trump a Gesù Cristo. Il vescovo cattolico Barron, presente, non ha proferito verbo né durante né dopo.

 

 

«Ora, le persone più mature e responsabili sono cattolici come Joe Kent, che afferma che gli Stati Uniti devono frenare Israele se vogliono che il cessate il fuoco regga» conclude Jones. Il Kent, veterano delle Forze Speciali dimessosi poche settimane fa dal suo incarico di capo dell’antiterrorismo in protesta alla guerra iraniana e alla soverchiante influenza israeliana sulla politica americana, è stato visto alla conferenza di Washington Catholics For Catholics assieme alla Prejean Boller e a Candace Owens. Notevole anche la presenza sullo stesso palco di un altro cattolico un tempo vicinissimo a Trump, il generale Michael Flynn.

 

Trump pare però aver fatto una scelta di campo, visto l’incredibile messaggio lanciato su Truth nelle ultime ore, in cui accusa i suoi sostenitori critici della guerra in Iran (e del rapporto con Israele…) Tucker Carlson, Megyn Kelly, Alex Jones e la stessa Owens di essere dei «perdenti» con «basso IQ». Trattandosi di alcuni dei maggiori podcaster al mondo (in termini assoluti di ascolto, perfino), messaggio segna una frattura decisa nella base MAGA, una ferita che non sappiamo se possa essere sanabile.

 

Un nodo immenso della Repubblica americana, forse già presente al momento della sua fondazione, sta ora venendo al pettine.

 

Roberto Dal Bosco

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Spirito

Il vescovo Strickland critica duramente Trump per la minaccia di Pasqua contro l’Iran

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo testo dell’ex vescovo di Tyler, Texas, Joseph Strickland apparso su X.  

Un appello al rispetto e alla Verità

Negli ultimi giorni, un messaggio di Pasqua del presidente Donald Trump ha attirato l’attenzione, non per la chiarezza con cui ha proclamato la Resurrezione di Gesù Cristo, ma per il linguaggio sconsiderato, irriverente e teologicamente confuso.   Questo problema va affrontato, non per ragioni politiche, ma per ragioni di verità.   La domenica di Pasqua è il giorno più sacro del calendario cristiano. È il giorno in cui la Chiesa proclama con incrollabile certezza che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è risorto dai morti. La morte è stata vinta. Il peccato è stato sconfitto. Le porte del Cielo si sono aperte.   Questo non è un giorno per discorsi superficiali. Non è un giorno per volgarità. E non è un giorno per confusione su chi sia Dio.   Quando si usa un linguaggio volgare o profano in riferimento a un mistero così sacro, ciò rivela qualcosa di più profondo di una momentanea mancanza di sensibilità: riflette una perdita del senso del sacro. E quando il linguaggio religioso viene mescolato con noncuranza, come se tutte le espressioni di fede fossero intercambiabili, oscura la verità che ci è stata affidata.  

Iscriviti al canale Telegram

La Chiesa cattolica insegna che esiste un solo Dio. Ma proclama anche che questo unico Dio si è rivelato pienamente e definitivamente in Gesù Cristo. La Pasqua non è una generica celebrazione di «Dio», bensì la proclamazione della risurrezione di Gesù Cristo.   Sostituire la chiarezza con l’ambiguità, anche involontariamente, significa sminuire la forza di tale affermazione.   In quanto cattolici, la nostra fedeltà non è rivolta ad alcuna figura politica, partito o movimento. La nostra fedeltà è rivolta a Gesù Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Pertanto, dobbiamo essere disposti a parlare con onestà e carità quando qualcosa non è conforme a questa verità, a prescindere da chi lo dica.   Non si tratta di condannare. Si tratta di invitare tutte le persone – specialmente quelle in posizioni di influenza – a uno standard più elevato, degno del nome di Cristo.   Se ci lamentiamo della perdita della fede nel mondo, dobbiamo anche riconoscere la perdita della riverenza. Se soffriamo per la confusione, dobbiamo rinnovare il nostro impegno verso la chiarezza. E se desideriamo un rinnovamento, questo deve cominciare con un ritorno al sacro.   La Pasqua esige di più. Esige che parliamo di Dio con riverenza. Esige che proclamiamo Cristo con chiarezza. E esige che viviamo come testimoni della verità che la tomba è vuota e che Gesù Cristo è il Signore.   Non abbassiamo questo standard. Innalziamoci al suo livello.   Dio Onnipotente vi benedica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.   + Joseph E. Strickland, Vescovo emerito

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Più popolari