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Gender

La massima corte dell’Uganda conferma quasi tutta la legge anti-sodomia, facendo infuriare l’amministrazione Biden

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La Corte costituzionale dell’Uganda ha confermato praticamente tutte le disposizioni della legge anti-sodomia del Paese.

 

«Ci rifiutiamo di annullare l’Anti-Homosexuality Act 2023 nella sua interezza, né concederemo un’ingiunzione permanente contro la sua applicazione», ha detto il giudice capo Richard Buteera proclamando la sentenza della corte.

 

La corte, tuttavia, ha criticato alcune sezioni della legge che, secondo la corte, erano «incompatibili con il diritto alla salute, alla privacy e alla libertà di religione».

 

Secondo l’agenzia Reuters, il tribunale ha annullato la disposizione che criminalizzava la fornitura di premesse per atti omosessuali e la mancata denuncia di atti omosessuali. La corte ha sostenuto che queste parti della legge violano i diritti individuali e, pertanto, dovranno essere rimosse dalla legge mentre il resto delle disposizioni può rimanere in vigore.

 

L’avvocato ugandese Gawaya Tegulle, sostenitore della legge anti-sodomia, ha dichiarato: «se questo fosse un esame, lo avremmo superato con il 95% circa».

 

La portavoce della Casa Bianca lesbica di estrema sinistra Karine Jean-Pierre ha condannato la decisione della corte, definendola «un passo piccolo e insufficiente verso la salvaguardia dei diritti umani».

 

«Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per le rimanenti disposizioni», ha detto in una conferenza stampa Jean-Pierre, che è il primo portavoce apertamente omosessuale della Casa Bianca, sostenendo che la legge mette a repentaglio la «salute pubblica» e «la reputazione internazionale dell’Uganda».

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Tuttavia, ribatte LifeSiteNews, «l’omosessualità comporta gravi danni alla salute, tra cui un rischio quasi 30 volte maggiore di contrarre l’HIV e rischi elevati di altre malattie sessualmente trasmissibili e tumori, come il cancro anale. Inoltre, in quanto pratica sessuale disordinata, l’omosessualità non può essere considerata un “diritto umano”, come insegna la Chiesa cattolica».

 

Secondo il sito pro-life canadese «i legislatori ugandesi hanno espresso crescenti preoccupazioni per il reclutamento di bambini nello stile di vita LGBT. Gruppi come Sexual Minorities Uganda, fondato nel 2004 ma bandito nel 2022, avrebbero preso di mira i minori pagandoli in contanti per partecipare a film omosessuali vietati ai minori. Nelle scuole e altrove è stata scoperta anche una propaganda progettata per spingere i giovani a sostenere (e persino a impegnarsi ) l’omosessualità».

 

Musuveni ha più volte lanciato l’appello agli altri Paesi africani di «salvare il mondo» dall’imperialismo omosessualista inflitto al continente dall’Occidente. In visita in Uganda pochi mesi fa, il presidente iraniano Ebrahim Raisi si era unito alla condanna, tuonando contro l’agenda LGBT occidentale.

 

Al presidente ugandese va riconosciuto anche l’aver approvato una nuova legge contro il traffico degli organi umani.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Uganda si è messa alla ricerca un prestito dalla Cina dopo che la Banca Mondiale ha bloccato i finanziamenti per la connettività a causa dell’adozione della legge anti-omosessualità. La Banca Mondiale aveva annunziato la punizione ancora lo scorso agosto, sostenendo che la legge anti-gay violava i suoi valori di «inclusione e non discriminazione». La decisione è arrivata dopo che il Dipartimento di Stato americano ha imposto restrizioni sui visti ai funzionari ugandesi a giugno, avvertendo che i responsabili della violazione dei diritti umani nel paese africano, compresi quelli delle persone LGBTQ, avrebbero subito conseguenze.

 

Il presidente ugandese Yoweri Musuveni ha tuttavia fatto capire di non essere preoccupato dall’espulsione dai programmi commerciali americani: «alcuni di questi attori nel mondo occidentale sopravvalutano se stessi e sottovalutano i combattenti per la libertà dell’Africa… Alcuni attori stranieri pensano erroneamente che i Paesi africani non possano andare avanti senza il loro sostegno», ha scritto su Twitter. Musuveni con probabilità si riferiva anche alla Russia, con cui nei mesi scorsi si è stabilito un partenariato tecnologico ed economico nell’ambito degli sforzi verso l’Africa compiuti da Mosca di recente.

 

Come riportato da Renovatio 21, poco dopo l’approvazione della legge anti-sodomia, l’Uganda è stata improvvisamente teatro di attacchi terroristici con enormi stragi sia sul suo territorio che all’estero, presso le basi del contingente di pace ugandese in Somalia.

 

Lo scorso autunno fa decine persone sono state uccise e ferite dai militanti di un gruppo estremista – il quale non si faceva vivo dal 1998 – che hanno attaccato una scuola secondaria nell’Uganda occidentale.

 

Come riportato da Renovatio 21, solo due settimane prima, 54 suoi soldati ugandesi stati trucidati dai terroristi islamici in Somalia dove si trovavano in missione di pace per conto dell’Unione Africana. A perpetrare l’eccidio sarebbero stati gli islamisti di al-Shabaab («la gioventù»), gruppo noto per il sequestro della cooperante italiana di due anni fa – per il quale il governo di Conte e Di Maio pagò fior di milioni.

 

Il ricatto dell’imperialismo omosessualista occidentale raggiunse l’apice nel 2015 dall’amministrazione Obama, che ritirò aiuti finanziari e militari alla Nigeria in lotta contro i terroristi di Boko Haram quando questa si rifiutò di legalizzare contraccezione e omosessualità. Si disse all’epoca che gli USA obamiani disponessero di immagini satellitari con gli accampamenti del gruppo islamico stragista, ma non le condivisero con i nigeriani restii a implementare la deregulation sessuale nella società africana.

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Leone nomina vescovo che aveva approvato le «benedizioni» omo e affermato che la sodomia «non è peccaminosa»

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Papa Leone XIV martedì ha nominato monsignor Christian Würtz, vescovo ausiliare della diocesi di Friburgo in Brisgovia, in Germania, noto per il suo sostegno alle «benedizioni» omosessuali e per le sue posizioni contrarie all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, come nuovo vescovo di Eichstätt.   Monsignor Würtz, 55 anni, era tra i 38 vescovi tedeschi che nel 2023 votarono a favore di un documento che sanciva le «benedizioni» per le «coppie» omosessuali, nonché per i divorziati risposati.   Sei mesi prima, il Würtz aveva appoggiato il documento eterodosso del Cammino sinodale tedesco sulla «Rivalutazione dottrinale dell’omosessualità», che definiva erroneamente gli atti omosessuali «non peccaminosi» e «non intrinsecamente malvagi».

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«Non vedo l’ora di iniziare il mio nuovo incarico», ha dichiarato Würtz (a sinistra nella foto) in un comunicato ufficiale della diocesi.   «È una splendida coincidenza che la mia nomina avvenga nel giorno della festa di San Willibaldo, patrono della diocesi di Eichstätt. Spero che, con la mia esperienza e le mie capacità, potrò contribuire anch’io alla costruzione del Regno di Dio a Eichstätt e camminare al fianco della gente di questa diocesi», ha aggiunto. «Ringrazio papa Leone per la fiducia che mi ha accordato e non vedo l’ora di conoscere le persone di questa diocesi».   Würtz è nato il 31 maggio 1971 a Karlsruhe, nell’Arcidiocesi Metropolitana di Freiburg im Breisgau. Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università statale di Heidelberg. Dopo essere entrato nel Collegium Borromaeum a Friburgo, ha studiato Filosofia e Teologia presso le Università di Friburgo e di Erbipoli (che i tedeschi, e purtroppo anche gli italiani, chiaman Würzburg). Successivamente, ha conseguito il Dottorato in utroque iure.   Il 26 aprile 2019 è stato nominato Vescovo titolare di Germania di Dacia e Ausiliare di Friburgo in Brisgovia, ricevendo l’ordinazione episcopale il 30 giugno successivo.   Poco dopo la sua ordinazione episcopale, monsignor Würtz ha tenuto un incontro con i membri del movimento Maria 2.0, nato in Germania per chiedere varie riforme nella Chiesa, tra cui l’accesso delle donne al sacerdozio. Dopo aver conversato con le manifestanti, ha consegnato loro una lettera personale e un gomitolo di filo rosso come simbolo del dialogo, un gesto che è stato valutato positivamente dalle rappresentanti del movimento.   Nel maggio 2025, come rettore del seminario di Friburgo, ha ricevuto le richieste simboliche di ammissione presentate da nove studentesse di Teologia che protestavano contro la riserva del sacerdozio ministeriale agli uomini.   Würtz ha definito quell’iniziativa «un buon segnale dell’impegno e della serietà con cui queste donne affrontano la loro vocazione e il loro cammino nella Chiesa», pur ricordando che non poteva ammetterle a causa della normativa vigente della Chiesa. Successivamente ha tenuto un incontro con le studentesse, che entrambe le parti hanno descritto come rispettoso e costruttivo.   In seno alla Conferenza Episcopale Tedesca, è Membro della Commissione Pastorale e di quella per le questioni caritative. Finora, Rettore del Seminario Maggiore Collegium Borromaeum di Friburgo e Vicario episcopale per le Alte Scuole.

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Nel settembre 2022 ha votato a favore del documento che proponeva una rivalutazione dottrinale dell’omosessualità, in cui si affermava che l’orientamento omosessuale non costituisce una scelta personale e si chiedeva una maggiore accoglienza e integrazione delle persone omosessuali nella vita ecclesiale.   In quella stessa assemblea ha sostenuto anche il testo sulla cosiddetta «diversità di genere», che invitava le diocesi a rivedere vari aspetti pastorali e amministrativi per facilitare l’inclusione delle persone transgender e intersessuali.   Mesi dopo, nel marzo 2023, ha nuovamente votato a favore del documento che proponeva l’introduzione di celebrazioni di benedizione per coppie dello stesso sesso e per divorziati risposati, una delle iniziative più controverse del Cammino Sinodale.   Oggi monsignor Würtz assume la diocesi di Eichstätt, suffraganea dell’arcidiocesi di Bamberga, fondata a metà dell’VIII secolo e che ha come patrono san Willibaldo. Attualmente conta 334.517 cattolici, distribuiti in 253 parrocchie, organizzate in 74 unità pastorali e otto decanati.  

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Immagine di Andreas Schwarzkopf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano il 50° anniversario di una coppia omosessuale

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La celebrazione che ha avuto luogo il 13 giugno 2026 nella chiesa dei Santi Apostoli a Londra segna una nuova tappa nella scandalosa normalizzazione delle benedizioni delle unioni omosessuali.

 

Una messa di ringraziamento per i cinquant’anni di convivenza di due attivisti omosessuali, un’omelia che presenta la loro relazione come un dono di Dio, seguita da una solenne benedizione liturgica impartita da un cardinale e due vescovi, senza alcuna sanzione o rimprovero da parte di Roma, probabilmente troppo impegnata ultimamente a cercare di scomunicare la Tradizione cattolica condannando la Fraternità Sacerdotale San Pio X dopo le consacrazioni episcopali.

 

Non stiamo vivendo un incubo, questo è ciò che è realmente accaduto il 13 giugno 2026 alla presenza del cardinale domenicano Timothy Radcliffe, già Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori, del vescovo John Crowley, vescovo emerito di Middlesbrough, del vescovo John Rawsthorne, vescovo emerito di Hallam, nonché di padre Jim O’Keefe, celebrante principale della Messa, e del canonico Chris Vipers, parroco.

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Una celebrazione delle unioni tra persone dello stesso sesso

La messa è stata celebrata nella chiesa dei Santi Apostoli, situata nell’elegante quartiere di Pimlico, nel cuore della City di Westminster, a Londra. È stata organizzata per celebrare i cinquant’anni di «amicizia, collaborazione e impegno per la giustizia» tra Julian Filochowski e Martin Pendergast, due attivisti gay che convivono dal 1976 e sono uniti civilmente dal 2006.

 

Questi due uomini sono tra i fondatori di LGBT+ Catholics Westminster, l’apostolato ufficiale per le persone LGBT nell’Arcidiocesi di Westminster. Più di 150 persone provenienti da diversi paesi hanno partecipato alla celebrazione, che è stata accolta con favore da New Ways Ministry, un’organizzazione americana che da tempo si batte per l’approvazione delle unioni tra persone dello stesso sesso da parte della Chiesa.

 

Nel loro discorso di benvenuto, la coppia ha presentato questa celebrazione come segno di un profondo cambiamento all’interno della Chiesa. Hanno ricordato che nel 2001 a diversi vescovi era stato impedito di partecipare alla Messa per il venticinquesimo anniversario del loro matrimonio e che nel 2006 non avevano potuto celebrare una Messa di ringraziamento per la loro unione civile. Hanno contrapposto questi rifiuti al clima instaurato sotto il pontificato di Papa Francesco e alla possibilità ora concreta di benedire le coppie dello stesso sesso. Uno di loro ha concluso rivolgendosi all’assemblea: «come sono cambiati i tempi!».

 

Padre O’Keefe ha accolto con favore la partecipazione dei tre prelati, grazie ai quali l’assemblea ha potuto, per usare le sue stesse parole, «celebrare l’amore di due uomini che sono onorevolmente cattolici e onorevolmente omosessuali».

 

Ha spiegato che le obiezioni sollevate venticinque anni prima derivavano principalmente dalla «paura della differenza, dalla paura dell’amore, dalla paura di due uomini che si amano», ponendo tali obiezioni sullo stesso piano delle paure suscitate da razza, cultura, differenze sociali, beni materiali o genere. Un sofisma di basso livello, inteso a escludere qualsiasi giudizio morale cattolico su queste relazioni.

 

Ha infine riassunto il suo intervento con una frase che sarebbe diventata il filo conduttore della giornata: «allora era allora; ora è adesso». Dopo aver citato una lettera di papa Francesco in cui pregava affinché i due uomini potessero sperimentare l’amorevole presenza del Signore «secondo gli insegnamenti del Vangelo», il celebrante ha concluso: «Siamo andati avanti».

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Una giustificazione teologica

Nella sua omelia, il cardinale Timothy Radcliffe cercò di fornire una giustificazione teologica a quanto la liturgia aveva appena sancito. Il suo metodo consisteva nel collocare la relazione omosessuale nella categoria dell’amicizia, per poi applicare a tale amicizia il linguaggio più elevato della comunione trinitaria, ecclesiale ed eucaristica.

 

Riferendosi al voto che sarebbe stato pronunciato dopo la comunione per «celebrare e valorizzare i nostri legami di amicizia come doni di Dio», si rivolse direttamente ai due uomini: «nel vostro caso, Martin e Julian, sono passati cinquant’anni».

 

Poi ha approfondito il suo ragionamento: «L’amicizia è un modo in cui Dio opera nelle nostre vite per trasformarci… Potremmo dire che queste due mani rappresentano il Figlio, che è l’amico, e lo Spirito Santo, che è l’amicizia. Pertanto, ogni amicizia buona, sana e santa, vissuta nel modo giusto, partecipa alla vita stessa di Dio».

 

Attraverso un commento alla storia dei discepoli sulla via di Emmaus, egli paragonato implicitamente i due discepoli ai due uomini che gli stavano di fronte: «Gesù non si presenta loro per dire: «vi sbagliate». Non cerca di costringerli ad aprire gli occhi … Cammina con loro anche quando sembrano andare nella direzione sbagliata. Lascia loro lo spazio necessario per scoprire le cose da soli».

 

Il cardinale ha poi collegato questa interpretazione all’Eucaristia: «I loro occhi si sono aperti quando Gesù ha preso il pane, lo ha spezzato e lo ha dato loro. Questo è il gesto fondamentale dell’amicizia generosa … Ed è questa Eucaristia che anche noi ora condividiamo».

 

Così, di fronte all’intera assemblea, questo gioco di prestigio oratorio giustificò la sacrilega comunione di questa coppia innaturale.

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Una liturgia in sintonia con l’evento

La liturgia della messa di Paolo VI era perfettamente in sintonia con l’evento.

 

Una delle intenzioni della Preghiera dei Fedeli era che la Chiesa sapesse «custodire tutte le relazioni d’amore come segni dell’amore di Dio in mezzo a noi». La preghiera sulle offerte evocava un mondo in cui «l’amicizia e l’impegno vengono celebrati». Dopo la comunione, i presenti udirono di nuovo: «Ci siamo riuniti qui oggi per celebrare una fedele unione nella gioia dell’amore e nella ricerca della giustizia». Questa unione fu poi presentata come prefigurazione «profetica di una visione di relazioni riconciliate, di un nuovo cielo e di una nuova terra».

 

Prima della benedizione finale, il canonico Chris Vipers ha dichiarato alla congregazione che si trattava di «un’occasione davvero meravigliosa e storica». Poi, rivolgendosi direttamente ai due uomini, ha aggiunto: «sono profondamente onorato che abbiate scelto questa chiesa per la vostra celebrazione odierna».

 

La cerimonia si è conclusa con una benedizione pubblica degli sposi, pronunciata secondo un testo prestabilito da tutto il clero riunito attorno all’altare:

 

«Rendendo grazie perché la Chiesa offre la sua benedizione a coloro che la chiedono in spirito e verità, preghiamo te, Dio d’amore, di effondere la tua grazia su Julian e Martin in occasione del cinquantesimo anniversario della loro unione. Possa il loro amore continuare ad essere generoso, sempre attento ai bisogni degli altri, e possa rafforzare tutto ciò che li unisce».

 

È innegabile che lo scopo di questa benedizione fosse esplicitamente «la loro relazione».

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I frutti della Fiducia supplicans

Alcuni cercano di ridurre questo scandalo a un semplice abuso. Sostengono che la dichiarazione Fiducia supplicans , pubblicata da Papa Francesco nel dicembre 2023, specificava che non si poteva parlare di benedizioni ritualizzate, con una forma determinata, integrate in una celebrazione liturgica o suscettibili di essere interpretate come un’approvazione dell’unione.

 

Non si rendono conto che, sin dal Concilio Vaticano II, il metodo liberale è stato costante, prima sovversivo poi trasgressivo: introdurre ambiguità, per poi trarre gradualmente da esse tutte le conseguenze che inizialmente si negavano.

 

Qui le barriere vengono abbattute in tre fasi.

 

Primo passo: benedizione impossibile, ma elementi positivi

Il Responsum ad dubium, pubblicato il 15 marzo 2021 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ha ricordato che «la Chiesa non ha il potere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso», pur aprendo la porta riconoscendo l’esistenza di certi «elementi positivi» che possono essere riscontrati in situazioni oggettivamente contrarie alla legge di Dio.

 

Secondo passo: benedizione possibile, ma non liturgica

Due anni dopo, la Dichiarazione Fiducia supplicans , approvata da Papa Francesco e pubblicata dallo stesso Dicastero, ha fatto un ulteriore passo avanti affermando al paragrafo 31: «Nell’orizzonte così delineato si apre la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidarne ufficialmente lo status né modificare in alcun modo il perenne insegnamento della Chiesa sul matrimonio».

 

Quasi a voler rassicurare, il documento aggiungeva immediatamente al paragrafo 40: «Tale benedizione non deve mai essere impartita in competizione con, né in relazione a, riti di unione civile. Né deve essere eseguita con abiti, gesti o parole specifici di un matrimonio».

 

Terzo passo: la benedizione liturgica di fatto

E ora, nel 2026, diversi prelati di alto rango stanno traendo le conseguenze del § 31 e accantonando il modesto § 40, senza che Roma abbia emesso alcuna sanzione o rimprovero pubblico a fronte di questo scandalo avvenuto il 13 giugno.

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Una conseguenza prevedibile

I difensori della Fiducia supplicans affermarono che tale dichiarazione non apriva alcuna strada al riconoscimento delle unioni omosessuali, eppure i fatti dimostrano quanto ipocrita e, in pratica, inefficace rimanga questa distinzione.

 

Quanto accaduto a Londra ha sfacciatamente oltrepassato ogni limite, a cominciare da una messa organizzata per celebrare un’unione tra persone dello stesso sesso, un rinnovo pubblico delle promesse nuziali della coppia e poi una solenne benedizione liturgica secondo una formula prestabilita. I partecipanti non sono forse, in sostanza, d’accordo con il principio stabilito dalla Fiducia supplicans , che di fatto conferisce una certa legittimità alle unioni contro natura? Perché, dunque, fermarsi a metà strada?

 

Autorizzando, per la prima volta, le benedizioni impartite a coppie che convivono pubblicamente in una situazione oggettivamente contraria alla legge di Dio, la Dichiarazione ha introdotto un’ambiguità che non poteva che favorire interpretazioni sempre più ampie. Quando diventa possibile benedire una coppia, pur dichiarando di non benedire la loro unione, il confine tra l’individuo e la relazione oggettivamente disordinata finisce inevitabilmente per sfumare nella pratica.

 

La celebrazione a Londra è solo uno degli sviluppi logici della Fiducia supplicans : questo documento ha creato il quadro pastorale in cui tale approvazione ha potuto gradualmente affermarsi.

 

Altre trasgressioni

La celebrazione è stata inoltre caratterizzata da diverse altre trasgressioni; il Vangelo è stato presentato sotto forma di «proclamazione dialogata» da suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry, l’organizzazione che si batte per l’approvazione dell’omosessualità da parte della Chiesa, e dal teologo James Alison.

 

Il video integrale della celebrazione mostra anche uno dei due coniugi omosessuali, oggetto di uno scandalo, mentre distribuisce il Preziosissimo Sangue ai fedeli durante la comunione.

 

Quando una messa simile fu celebrata per il venticinquesimo anniversario di matrimonio della stessa coppia, il cardinale Joseph Ratzinger chiese provvedimenti disciplinari ed espresse la sua insoddisfazione per la reazione, che considerava troppo timida, dell’episcopato inglese.

 

Venticinque anni dopo, una celebrazione simile, concelebrata da un cardinale e due vescovi, si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia e, ad oggi, non ha suscitato alcuna reazione da parte di Roma. La rivoluzione dell'”uomo che si fa Dio” è progredita e si fa beffe di coloro che ne deplorano gli effetti, mentre ne esaltano le cause.

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La dottrina cattolica non cambia

Eppure, la dottrina della Chiesa non può cambiare, perché Dio non cambia. Il catechismo tradizionale insegna che gli atti omosessuali sono peccati impuri contro l’ordine naturale che “gridano vendetta davanti a Dio”. Specifica inoltre che “i peccati che gridano vendetta davanti a Dio sono tra i più gravi e i più disastrosi, perché sono direttamente contrari al bene dell’umanità e così odiosi da provocare la punizione di Dio più di ogni altro». (1)

 

Gli eventi di Londra dimostrano fino a che punto può spingersi l’attuale crisi nella Chiesa, quando le massime autorità sembrano più preoccupate di assecondare, dialogare e incoraggiare gli errori del mondo che di richiamare la legge di Dio.

 

Il rimedio, tuttavia, resta quello insegnato dal catechismo di tutti i tempi: «Ciò che ci preserva dal peccato è in particolare la consapevolezza che Dio è ovunque e che scrutina i segreti dei cuori, e la considerazione delle cose ultime, cioè di tutto ciò che ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo». (2)

 

NOTE

1) Catechismo di San Pio X, questione 154.

2) Catechismo di San Pio X, questione 155.

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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Tribunale scozzese si pronuncia contro la detenzione trans maschi nelle carceri femminili

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In Scozia è stata emessa un’importante sentenza in cui un tribunale ha dichiarato che è generalmente illegale detenere una persona transgender di sesso maschile biologico in un carcere femminile. lo riporta LifeSite.   La decisione fa seguito alla sentenza della Corte Suprema della Gran Bretagna, secondo cui una donna è definita dal suo sesso biologico alla nascita. La tempistica è significativa, poiché questa settimana attendiamo un paio di sentenze sui diritti delle persone transgender da parte della nostra Corte Suprema.   Le decisioni mettono inoltre in luce l’anomalia per cui la polizia continua ad arrestare le persone che si oppongono alle politiche sui diritti delle persone transgender, in virtù delle aggressive leggi contro la libertà di espressione in vigore nel Regno Unito.   Come riportato da Renovatio 21, in Iscozia si è avuto il caso dello stupratore di donne che, dichiaratosi trans al processo, è stato messo in un carcere femminile, con le autorità a dire che non rappresenta una minaccia per le detenute.   Nella sua sentenza pubblicata, Lady Ross ha dichiarato che «considerate tutte le circostanze, le direttive del carcere sono illegittime». La decisione è giunta in seguito a una controversia che ha coinvolto Isla Bryson, precedentemente noto come Adam Graham, condannato per stupro. Nonostante fosse stato condannato per aver violentato due donne nel 2023, Bryson era stato inizialmente inviato al carcere femminile di Cornton Vale.

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Negli Stati Uniti, la questione è in discussione. Alcuni stati, come il Maine, richiedono che le celle dei detenuti corrispondano all’identità di genere del detenuto, anziché al sesso biologico alla nascita. Di fronte a cause legali e indagini legislative, il Dipartimento penitenziario del Maine continua a difendere la propria politica. Altri stati hanno vietato tale collocamento di persone transgender.   Quello dei transessuali nelle carceri femminili, tra violenze, stupri e gravidanze, è un problema che affligge l’intero arco angloamericano e non solo.   Come riportato da Renovatio 21, in New Jersey si era avuto il caso di detenute che hanno preso a rimanere incinte, fenomeno prima sconosciuto nelle carceri femminili. Lo stesso carcere era noto per denunce delle carcerate di aggressione sessuale da parte di transgender.   Un pedofilo americano condannato per aver violentato la figliastra di 7 anni fa appello contro la sua condanna all’ergastolo dopo aver annunciato di essere ora transgender; l’anno scorso, un pedofilo britannico è stato condannato a soli 16 mesi di prigione e afferma di identificarsi come una bambina di 5 anni.   In Spagna, un assassino che sta scontando una pena detentiva di 30 anni per aver ucciso la sua vicina di casa si sta ora identificando come donna e viene trasferito in un carcere femminile.   Durante le elezioni presidenziali era emersa la volontà del Partito Democratico USA di fornire parrucche e cambi di sesso gratuiti ai detenuti transgender.   Negli scorsi anni si era avuta notizia del fatto che nello Stato americano dell’Oregon un transessuale che aveva dato in pasto due persone ai maiali era stato incarcerato come donna in una prigione femminile.   In Italia, i transessuali maschi biologici possono andare in un carcere femminile solo se hanno completato l’iter di riassegnazione chirurgica del sesso e la successiva rettificazione anagrafica dei documenti.Il sistema penitenziario italiano si basa su un rigido binarismo di tipo biologico e anagrafico. Di conseguenza, la destinazione iniziale viene stabilita in base ai documenti di identità.   I transgender che hanno ottenuto i documenti aggiornati al genere femminile vengono recluse a tutti gli effetti all’interno delle sezioni o delle carceri femminili ordinarie. Anche se la legge italiana consente dal 2015 di cambiare nome sui documenti senza l’obbligo di operarsi, l’Amministrazione Penitenziaria continua ad assegnare queste persone alle strutture maschili per ragioni di sicurezza e privacy della popolazione detenuta normosessuale.   Per proteggere la loro incolumità da possibili violenze e abusi all’interno dei reparti maschili comuni, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) non le inserisce nella popolazione carceraria maschile generale, ma adotta soluzioni specifiche. Secondo i monitoraggi del Rapporto Antigone, la quasi totalità delle donne trans non operate viene isolata in sezioni apposite per sole persone transgender.   Queste sezioni protette si trovano all’interno di un numero ristretto di carceri maschili italiani, come ad esempio quelle di Como, Reggio Emilia, Ivrea, Roma-Rebibbia, Napoli-Secondigliano e Belluno.Sezioni promiscue o isolamento: Nei penitenziari privi di un reparto specifico, vengono relegate in reparti precauzionali comuni (insieme a ex esponenti delle forze dell’ordine o criminali sessuali) o, nei casi più estremi, poste in regime di isolamento singolo.   Presso il carcere di Firenze-Sollicciano esiste una sezione pilota adiacente al reparto femminile. Questa collocazione consente alle detenute transessuali di condividere gli spazi collettivi, la socialità e le attività quotidiane direttamente con le altre donne recluse, sotto la vigilanza di personale penitenziario femminile.  

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