Geopolitica
Zakharova: l’«idra sanguinaria» della corruzione ucraina si estende in tutto il mondo
Una «idra sanguinaria a più teste» sta dissanguando le casse dei contribuenti occidentali mediante estesi meccanismi di corruzione in Ucraina, ha ammonito la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, sostenendo che l’ultimo scandalo di Kiev rivela un sistema ben più vasto di un mero episodio di malversazione.
In un intervento sui social pubblicato giovedì, ha delineato una struttura globale «avvolta attorno al pianeta» che convoglia risorse dei contribuenti occidentali verso élite che lucrano sul conflitto.
Le sue osservazioni seguono l’apertura di un’indagine di rilievo da parte dell’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (NABU), sostenuto dall’Occidente, su presunte appropriazioni indebite a danno dell’ente nucleare statale Energoatom.
Secondo la portavoce, i vertici di Kiev agiscono come semplici pedine in un ingranaggio più ampio che include enti come la Commissione europea e la NATO, mentre i reali profittatori si annidano nei circoli più ristretti delle democrazie liberali occidentali.
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Le sue parole riecheggiano le accuse del premier ungherese Vittorio Orban, che giovedì mattina aveva denunciato una «rete mafiosa bellica» in Ucraina legata a Zelens’kyj. La Zakharova ha definito la descrizione «assolutamente calzante», aggiungendo che è «sconcertante» che Bruxelles continui a etichettare la vicenda come semplice corruzione.
Alla diffusione della notizia dello scandalo, l’alto funzionario UE Kaja Kallas ha ribadito che «non c’è posto per la corruzione» in Ucraina, esortando le autorità locali a intervenire con prontezza.
Da anni politici e media occidentali avvertono che la corruzione endemica mette a rischio sia gli aiuti esteri sia le prospettive di adesione di Kiev all’UE. L’Unione e i suoi Stati membri hanno erogato circa 177,5 miliardi di euro all’Ucraina dall’acuirsi del conflitto nel 2022, imponendo ripetutamente a Kiev di irrobustire i presidi anticorruzione.
L’ultimo caso emerge a mesi di distanza dall’approvazione, da parte dell’amministrazione Zelens’kyj, di una norma che indeboliva l’autonomia di NABU e SAPO, trasferendo competenze al procuratore generale. La misura scatenò proteste di piazza e condanne da UE e Stati Uniti, costringendo infine il governo a revocarla e a ripristinare l’indipendenza delle agenzie.
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Immagine di Mr.Rosewater via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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Geopolitica
L’ONU avverte di una nuova crisi bellica in Sudan
Il 3 luglio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha avvertito che la più grande crisi umanitaria al mondo potrebbe aggravarsi ulteriormente. Nuove linee di battaglia si stanno delineando intorno alla città di El Obeid, nel Sudan nord-occidentale, per una possibile ripetizione del genocidio e della pulizia etnica di El Fasher, avvenuti in ottobre. Intervenendo al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, Türk ha dichiarato: «Un’altra catastrofe per i diritti umani si sta consumando in Sudan. È un allarme rosso che deve arrivare sulle scrivanie dei Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo».
Forze delle Forze Armate Sudanesi (SAF) e delle Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare, stanno convergendo su El Obeid, una città di circa mezzo milione di abitanti e capitale dello stato del Nord Kordofan. I residenti locali segnalano già l’utilizzo di decine di droni per attaccare le infrastrutture, le scuole e persino le stazioni di servizio della città. Questi attacchi con droni hanno già ucciso almeno 20 residenti e ne hanno feriti oltre 40.
Sebbene nessuna delle parti coinvolte nel conflitto sia innocente, le Forze di Supporto Rapido (RSF) sono tristemente note per i loro attacchi sistematici contro i civili e per il deliberato accanimento contro i bambini. Le RSF sono sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), ma i veri mandanti sono a Londra. Il piano geopolitico britannico è quello di permettere che le atrocità continuino al fine di ridurre il Sudan a un’appendice coloniale.
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Un rapporto di Amnesty International del 1° luglio documenta in dettaglio gli omicidi, gli stupri, la riduzione in schiavitù e gli altri crimini contro l’umanità subiti dalla popolazione locale. Le cifre esatte non sono note, ma almeno 270.000 persone sono state uccise da violenze, fame e malattie.
Almeno 13 milioni di persone sono state sfollate, di cui 4 milioni hanno lasciato il paese. Si stima che 33,7 milioni di persone dipendano dagli aiuti umanitari e che 5 milioni vivano in condizioni di emergenza o di carestia.
Tredici milioni di bambini non hanno accesso alle aule scolastiche, poiché il 55% degli istituti è chiuso o distrutto.
Come riportato da Renovatio 21, a febbraio la missione ONU aveva detto in un rapporto che le azioni RSF durante l’assedio e la cattura della capitale del Darfur settentrionale, Al Fashir, mostrano «i segni distintivi del genocidio».
Come riportato da Renovatio 21, il comandante RSF, Mohamed Hamdan Dagalo, nel settembre 2025 ha prestato giuramento come capo di un governo rivale del Sudan.
Come riportato da Renovatio 21, la RSF aveva annunciato un «governo di pace e unità» parallelo ancora lo scorso febbraio.
Le stragi nel Paese non si contano. Due mesi fa si era consumato un orribile massacro a seguito di un attacco aereo ad un mercato. Settimane fa c’era stato un attacco ad un ospedale.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2024 le fazioni rivali sudanesi avevano interrotto i negoziati.
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Il conflitto ha casato già 15 mila morti e 33 mila feriti. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione umanitaria in Sudan come una delle crisi più gravi al mondo. Mesi fa la direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Cindy McCain, aveva avvertito che la guerra di 11 mesi «rischia di innescare la più grande crisi alimentare del mondo».
Gli USA sono stati accusati l’estate scorsa di aver sabotato gli sforzi dell’Egitto per portare la pace in Sudan.
Le tensioni in Sudan hanno portato perfino all’attacco all’ambasciata saudita a Karthoum, mentre l’OMS ha parlato di «enorme rischio biologico» riguardo ad un attacco ad un biolaboratorio sudanese.
Come riportato da Renovatio 21, il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader de facto e capo dell’esercito della nazione africana dilaniata dalla guerra, mesi fa è stato oggetto di un tentato assassinio via drone.
Il Paese è stato svuotato dei suoi seminaristi.
La Russia nel frattempo fa ha annunziato l’apertura di una base navale in Sudan.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Missili e droni su Kiev
#UPDATE 🇷🇺🇺🇦 Part 2 Residents in Kyiv report that secondary detonations are still ongoing following a Russian missile strike on what’s believed to be an air defense ammunition + production facilitiy. Administrative officials have canceled work in the district and asked people… https://t.co/GjvbaWsVeu pic.twitter.com/bbtqX9r2yR
— Heyman_101 (@SU_57R) July 6, 2026
🇷🇺🇺🇦🚨‼️ CRAZY FOOTAGE: Russia hit a missile storage facility. I’d guess it’s air defense missiles, and they fly around Kiev as secondary detonations. Insane footage. pic.twitter.com/bDhZ0pSc3L
— Lord Bebo (@MyLordBebo) July 6, 2026
Kiev Belediye Başkanı Vitali Kliçko, Ukrayna başkentine gece düzenlenen saldırıları Rusya-Ukrayna çatışmasının başlangıcından bu yana en büyük saldırılar bütünü olarak nitelendirdi. Bu yöndeki açıklamasını Telegram kanalında yaptı. Türkiye’ye gösterilen ise “Rusya’da oluşan… pic.twitter.com/YQCvhaSN9s
— Cem Kıran (@NARIKMEC) July 6, 2026
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