Politica
Uomo replica il cancello di Auschwitz: arrestato
La polizia tedesca ha arrestato un uomo sospettato di aver eretto strutture a tema nazista nei pressi della città di Eggenfelden. Lo riporta la stampa locale.
Nel giro di un mese, in città sono comparse due strutture in legno recanti simboli nazisti. Alla fine di marzo, una grande replica dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, completa del famigerato slogan «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), è stata collocata davanti all’ufficio delle imposte locale. Presentava diverse svastiche, con la «B» dell’iscrizione capovolta, a imitazione dell’originale.
Creata nel 1940 dal fabbro polacco Jan Liwacz, sulla scritta la lettera «B» nel termine «Arbeit» fu infatti saldata al contrario, interpretata da alcuni come un atto di resistenza silenziosa. La scritta comparve per la prima volta nel 1933 nel campo di concentramento Dachau, dove – anche se oggi ciò è per qualche ragione dimenticato – fu internato un gran numero di clerici cattolici, come testimoniato nel libro, un tempo noto ma ora andato in oblio Christus in Dachau (1957).
La Polizei ha avviato un’indagine dopo il ritrovamento della ignominiosa scritta che ricorda la tragedia ebraico-eurotedesca.
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Una seconda installazione è apparsa il 13 aprile: una struttura nera simile a un camino, che ricorda un forno crematorio, con la scritta «Zyklon B» e contrassegnata da rune delle SS, collocata in un parcheggio riservato ai disabili all’esterno dello stesso edificio. Lo Zyklon B era un agente fumigante a base di acido cianidrico, utilizzato originariamente come insetticida e tristemente noto come il gas letale impiegato dalla Germania Nazista per lo sterminio di oltre un milione di ebrei, principalmente nei campi di Auschwitz e Majdanek. La sostanza fu inventata da Fritz Haber (1868–1934), chimico di padre ebreo, allievo del professor Robert Bunsen (quello del fornelletto), vinse nel 2018 il premio Nobel per il processo di sintesi dell’ammoniaca ed è considerato come il padre delle armi chimiche.
Il quotidiano Passauer Neue Presse ha riferito venerdì che il sospettato è un cittadino polacco di 33 anni residente in Baviera. È stato arrestato giorni dopo il secondo episodio, quando gli investigatori hanno confrontato le sue impronte digitali con quelle rinvenute sull’edificio.
Ulteriori simboli hitleristi sarebbero stati rinvenuti nel suo appartamento. È accusato di incitamento all’odio e di utilizzo di simboli incostituzionali, reati punibili con lunghe pene detentive e multe secondo la legge tedesca. Le autorità non hanno rivelato ulteriori dettagli sulla sua identità o sul suo movente, e non è ancora chiaro perché abbia preso di mira l’ufficio delle imposte.
Gli episodi hanno suscitato la condanna pubblica. Il sindaco locale, Martin Biber, li ha definiti «sfacciati e disgustosi» e un «insulto alla società». Ha fatto notare la consistente popolazione immigrata della città – considerata un possibile fattore alla base dell’accaduto – ma ha sottolineato che i residenti sono ben integrati e che non vi è «una scena di estrema destra evidente». Un gruppo locale, la «Colorful Action Alliance for Democracy», ha organizzato una manifestazione per condannare gli episodi, definendoli «la strumentalizzazione della sofferenza storica».
Dati recenti mostrano un forte aumento dei crimini e degli episodi di estremismo di destra che coinvolgono simboli nazisti in Germania: quasi 37.000 nel 2025, quasi il doppio della media annuale tra il 2015 e il 2022. La maggior parte è classificata come «reati di propaganda», come l’esposizione di svastiche o slogan vietati, sebbene molti riguardino anche crimini d’odio contro i migranti.
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Come riportato da Renovatio 21, vi sono però anche casi fraudolenti, come quello nel Nord Reno-Westfalia del consigliere comunale di origini cingalesi che aveva inscenato un atto di vandalismo hitlerita contro la sua automobile.
La frase «Arbeit macht frei» non è stata coniata dai nazisti, ma deriva dal titolo di un romanzo del XIX secolo dello scrittore, erudito, linguista, etnologo e pastore tedesco Lorenz Diefenbach. Il suo grande significato sindacale e marxista non è mai stato sottolineato da nessuno, né ovviamente riutilizzato neanche in parafrasi. Lo scrittore torinese Primo Levi, sopravvissuto dei campi per poi morire suicida dopo il successo letterario, riteneva che il motto era un’umiliazione suprema che indicava come la vera libertà fosse solo la morte.
Non è chiaro se la furia contro l’espressione arriverà un giorno a censurare anche la canzone (con l’album omonimo) dell’antico gruppo prog-rock italiano Area, Arbeit Macht Frei (1972) edito dalla leggendaria Cramps Records.
«Nelle tue miserie / riconoscerai / il signifcato di un Arbeti macht Frei» canta, tra diplofonie uniche, l’indimenticato cantante del gruppo, il greco Demetrio Stratos, già collaboratore del dipartimento di Glottologia dell’Università di Padova per le sue doti foniche.
«Tetra economia / quotidiana umiltà / ti spingono sempre verso / Arbeit macht Frei».
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Immagine di Jochen Zimmermann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?
Remarkable scenes in Germany as the @AfD smashes the oppposition by a huge margin in in the eastern state of Saxony-Anhalt
More than twice the ruling parties vote. Of course, discussion in Brussels is now about how to “Stop the AFD” not on listening to the people’s choice.… — Chay Bowes (@BowesChay) September 6, 2026
🇩🇪 AfD has made history in Saxony-Anhalt, surging to around 44% and coming within touching distance of an absolute majority.
The CDU collapsed from 37% to about 18%. Now the only way to keep AfD out of government may be a stretched anti-AfD coalition of CDU, SPD, Greens and the… pic.twitter.com/i2lxMCifW2 — Europa.com (@europa) September 6, 2026
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Politica
Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».
Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.
Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.
Israel’s national security minister, Ben-Gvir, posted this AI video of Palestinians being sent into a slaughter house on an industrial conveyor belt. It reached 4 million views before he removed it.https://t.co/9CHVNCq32J pic.twitter.com/wDZZ95ftDP
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) September 2, 2026
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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.
In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.
Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.
Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.
«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».
“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.
A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.
Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».
In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.
Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».
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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere
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