Connettiti con Renovato 21

Politica

Tafferugli di protesta alla fondazione del nuovo movimento giovanile AfD

Pubblicato

il

Nella cittadina universitaria di Giessen, solitamente pacifica, sono scoppiate imponenti proteste di massa in concomitanza con l’assemblea del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), tenutasi nel fine settimana per inaugurare la nuova ala giovanile Generation Deutschland (GD).

 

Le mobilitazioni sono state promosse dalla coalizione progressista Resist, determinata a ostacolare l’insediamento ufficiale del sodalizio.

 

Fin dalle prime luci di sabato, gli esponenti del fronte si sono riversati per le vie, provando a interdire le arterie viarie, forzare le barriere delle forze dell’ordine e assalire i militanti e i simpatizzanti dell’AfD in transito.

 


Aiuta Renovatio 21

Le autorità locali hanno denunciato un «ostruzionismo su vasta scala» al flusso veicolare da parte di drappelli di contestatori. Gli agenti hanno ricorso più volte a gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per sfoltire la calca riottosa, che ha replicato scagliando fuochi d’artificio e vari proiettili contro di loro, e lanciandosi in assalti diretti alle linee di contenimento.

 

Un filmato virale sui social ritrae un manipolo di militanti di sinistra, ammantati di nero, che ingaggiano una colluttazione con il parlamentare AfD Julian Schmidt: il deputato, apparentemente coadiuvato da un complice, si difende fisicamente prima di essere atterrato, come suggerisce il video.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Un’altra clip diffuso online immortala un branco di dimostranti aggressivi che assediano un’automobile su una via ostruita: il mezzo, a quanto si dice, veicolava esponenti AfD o reporter al seguito della kermesse per Golden Day. Ulteriori riprese indicano che la ressa turbolenta ha preso di mira anche i mezzi delle forze dell’ordine, con agenti tedeschi in fuga dopo la frantumazione di un finestrino laterale.

 

Iscriviti al canale Telegram

Le questure di zona hanno contabilizzato fino a 15 poliziotti con lesioni superficiali negli scontri; pure vari manifestanti hanno riportato traumi, e i quotidiani del circondario hanno segnalato più accessi ai pronto soccorso per trattamenti immediati durante l’arco della giornata. Almeno un destriero delle unità equestri ha subito danni nel trambusto, come attestato da un’immagine agghiacciante rimbalzata in rete.


Sostieni Renovatio 21

Lo sforzo di sabotare la convention AfD pare aver sortito un effetto mitigato: la sessione ha preso avvio con un ritardo di oltre due ore, ostacolata dall’impossibilità di far pervenire alla location prefissata svariati protagonisti di rilievo, tra cui i copresidenti del partito Tino Chrupalla e Alice Weidel, oltre a Jean-Pascal Hohm. Quest’ultimo è stato comunque designato alla guida della GD.

 

Il nuovo ramo under 30 subentra all’ex Alternativa Giovane (JA), disciolta dal partito in marzo scorso, allorché i servizi segreti federali teutonici l’hanno catalogata come entità estremista.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Politica

Gli ebrei ultraortodossi condannano le Forze di Difesa Israeliane definendole «esercito nemico»

Pubblicato

il

Da

Migliaia di ebrei ultraortodossi hanno sfilato di notte per le strade di Gerusalemme, contro la coscrizione obbligatoria nell’esercito israeliano e in omaggio ai renitenti alla leva della comunità incarcerati.   La marcia è partita dal quartiere di Geula, con diverse strade chiuse. La polizia non ha schierato agenti in mezzo alla folla, apparentemente per non innescare violenze. L’iniziativa è stata promossa da vari gruppi ultraortodossi contrari alla leva, tra cui la Fazione di Gerusalemme e altri attivisti anti-coscrizione, che speravano in uno svolgimento pacifico. Non sono stati segnalati incidenti di rilievo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo quanto riferito, una cinquantina di ex renitenti, già detenuti, si sono presentati all’evento e la folla li ha celebrati come veri martiri, per quella che gli organizzatori hanno definito la loro adesione all’ebraismo. La comunità ultraortodossa si oppone in modo schiacciante alla coscrizione nelle Forze di Difesa Israeliane e considera lo studio a tempo pieno della Torah il proprio dovere primario.   Durante la marcia sono stati esposti cartelli e striscioni di vario tipo, alcuni dei quali equiparavano i prigionieri militari Haredi agli «ostaggi». Altri condannavano le Forze di Difesa Israeliane (IDF) definendole un «esercito nemico» e ribadivano il rifiuto degli Haredi di sacrificare i propri figli «sull’altare del sionismo», come mostrano le immagini riprese sul posto. Alcuni manifestanti sono stati visti su un autobus a due piani scoperto, con la musica a tutto volume, mentre ballavano per le strade.   La manifestazione è arrivata due giorni dopo che centinaia di ebrei Haredi si erano riuniti a Bnei Brak per onorare 160 renitenti ultraortodossi usciti da una prigione militare. Gli organizzatori l’avevano descritto come una festa di bentornato, ma l’evento ha assunto un tono politico ed è servito a lanciare Colore Nero, un partito Haredi di recente registrazione, il cui programma ruota soprattutto attorno all’esenzione dal servizio militare per la comunità ultraortodossa.   Il servizio è obbligatorio per la maggior parte dei cittadini israeliani, uomini e donne, ma i membri della comunità Haredi hanno goduto di un’esenzione per decenni.   Quell’esenzione è terminata nel 2014, dando luogo a ripetuti scontri tra ultraortodossi e autorità. Le tensioni si sono acuite durante la guerra di Gaza, con la sentenza della Corte Suprema del 2024 che ha dichiarato obbligatoria la coscrizione per migliaia di membri della comunità. La leva di massa degli ultraortodossi è stata però rinviata più volte e, secondo alcune fonti, le autorità avrebbero di recente sospeso le attività di reclutamento in vista delle elezioni parlamentari.   Come riportato da Renovatio 21, la polizia israeliana è intervenuta contro ebrei ultraortodossi che avevano bloccato un’importante autostrada nei pressi di Tel Aviv per protestare contro l’arresto di un renitente alla leva appartenente alla comunità ultraortodossa. Le scene circolanti online mostrano i poliziotti che strappano i pantaloni agli haredi.   Come riportato da Renovatio 21, a gennaio un adolescente è morto e altri tre sono rimasti feriti quando un autobus si è schiantato contro un gruppo di ebrei ultraortodossi che protestavano contro la coscrizione a Gerusalemme.  

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, nei mesi precendenti  l’esercito israeliano ha annunciato l’intenzione di arruolare forzatamente 54.000 studenti di seminario ultra-ortodossi.   Come riportato da Renovatio 21, dopo lunghe discussioni dell’opinione pubblica israeliana, l’anno scoro l’Alta Corte di Israele aveva stabilito che anche gli ortodossi devono essere arruolati nell’esercito dello Stato Ebraico. Nel 2025 centinaia di manifestanti ultraortodossi avevano bloccato una delle principali arterie stradale di Tel Aviv, Bnei Brak, per protestare contro la leva obbligatoria.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la rivista ebraica Ha-kom, rivolta agli ebrei ortodossi, aveva pubblicato una serie di articoli sulla demoralizzazione dei soldati israeliani.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter  
Continua a leggere

Politica

La Gran Bretagna potrebbe annullare la Brexit: parla il neopremier Burnham

Pubblicato

il

Da

Il premier britannico Andy Burnham ha detto che la Gran Bretagna potrebbe, in prospettiva, tornare nell’Unione Europea, mentre il suo esecutivo valuta diverse strade per ridefinire i rapporti con il blocco a dieci anni dal referendum sulla Brexit.

 

In un’intervista alla BBC mercoledì, Burnham ha dichiarato che la Brexit ha fatto «più male che bene», sostenendo che l’assetto attuale frena la crescita economica e non ha consegnato il controllo sull’immigrazione che era stato promesso. Ha aggiunto che il governo esaminerà alternative che vanno dal mantenere lo status quo all’adesione a un’unione doganale o al mercato unico, fino a un eventuale rientro definitivo nell’UE.

 

Di recente si è parlato sempre più spesso di un possibile ritorno all’UE, con diversi esponenti britannici di primo piano che hanno avanzato l’ipotesi. Le parole di Burnham sono l’indicazione più netta finora che un rientro potrebbe essere un’opzione concreta, anche se una mossa del genere riaprirebbe i nodi di sovranità, immigrazione e controllo normativo che hanno spinto gran parte del voto per l’uscita.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel giugno 2016 i britannici hanno votato per uscire dall’UE con il 52% contro il 48%, avviando anni di trattative sui termini della Brexit. Il Regno Unito ha lasciato formalmente il blocco nel gennaio 2020 e ha abbandonato mercato unico e unione doganale alla fine dello stesso anno.

 

Per molti elettori del Leave la Brexit riguardava soprattutto sovranità e immigrazione, più che l’economia. Un sondaggio Ashcroft subito dopo il referendum ha rilevato che il 49% di chi aveva votato per uscire indicava come motivo principale la volontà che le decisioni sul Regno fossero prese in Gran Bretagna, mentre il 33% citava il desiderio di riprendere il controllo su immigrazione e confini. Solo il 6% metteva in primo piano i benefici attesi per commercio ed economia. Al contrario, il 43% di chi aveva votato per restare indicava come preoccupazione principale il rischio della Brexit per economia, occupazione e prezzi.

 

La Brexit ha messo fine alla libera circolazione nell’UE e ha dato a Londra il controllo su chi potesse trasferirsi in Gran Bretagna dall’Unione. Questo, però, non si è tradotto in un calo complessivo dell’immigrazione. Il saldo migratorio netto è anzi salito in modo netto, con un aumento degli arrivi da Paesi extra-UE, fino al record di 944.000 persone nell’anno concluso a marzo 2023, prima di calare bruscamente dopo l’inasprimento delle norme sui visti. I cittadini extra-UE restano la maggioranza degli ingressi.

 

Il cambiamento ha avuto un effetto speculare: i cittadini britannici hanno perso i diritti di libera circolazione dell’UE e ora sono soggetti ai requisiti di ingresso previsti per i viaggiatori extra-UE nello spazio Schengen.

 

La Brexit ha inoltre dato alla Gran Bretagna una politica commerciale autonoma, permettendole di negoziare accordi senza il via libera degli Stati membri dell’UE. Da allora Londra ha chiuso intese con Australia, Nuova Zelanda e India e ha aderito al CPTPP, un importante blocco commerciale indo-pacifico. Tuttavia l’Office for Budget Responsibility (OBR) stima che i benefici economici di lungo periodo degli accordi post-Brexit siano modesti rispetto all’impatto atteso dalle maggiori barriere commerciali con l’UE.

 

Ciononostante il blocco resta il principale partner commerciale della Gran Bretagna, con circa il 41% delle esportazioni britanniche e circa la metà delle importazioni nel 2025.

 

I critici sostengono che i costi economici della Brexit abbiano superato i benefici. L’Ufficio per la Responsabilità di Bilancio (OBR) stima che la Brexit ridurrà alla fine l’intensità degli scambi dell’economia britannica di circa il 15% e la produttività di circa il 4% rispetto alla permanenza nell’UE. Si tratta di ipotesi di modellizzazione di lungo periodo, non di perdite osservate in modo diretto, e la performance economica britannica dopo la Brexit è stata influenzata anche dalla pandemia di COVID-19, dal conflitto in Ucraina e da più ampie perturbazioni del commercio globale.

 

L’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale ha anche creato nuove barriere commerciali con il principale partner della Gran Bretagna. Le imprese devono ora affrontare dichiarazioni doganali, regole di origine e controlli aggiuntivi che non c’erano quando il Paese era membro dell’UE.

 

Sebbene la Brexit abbia dato a Londra un maggiore controllo sull’immigrazione legale, Burnham ha sostenuto che ha indebolito la capacità del Paese di contrastare quella irregolare, riducendo la cooperazione con i Paesi europei, in particolare sugli attraversamenti della Manica.

 

Burnham non ha collegato in modo esplicito la revisione del ruolo dell’UE alla tenuta del Regno britannico. L’iniziativa si inserisce però nel contesto dei partiti indipendentisti e nazionalisti irlandesi in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, che spingono per l’indipendenza o la riunificazione irlandese e presentano una maggiore integrazione con l’UE come parte della loro visione.

 

Questo mese l’SNP e il Plaid Cymru, entrambi indipendentisti, insieme al Sinn Féin, favorevole all’unificazione irlandese, hanno riaffermato insieme il diritto all’autodeterminazione delle rispettive nazioni e hanno chiesto a Londra di facilitare un cambiamento costituzionale, dichiarando che il loro futuro «appartiene all’Unione Europea».

 

Burnham, dal canto suo, ha fatto della tenuta del Paese una priorità esplicita. Rispondendo martedì alla previsione del primo ministro scozzese John Swinney, secondo cui sarebbe stato l’ultimo premier del cosiddetto Regno Unito, ha promesso di «combattere con tutte le mie forze per mantenere unito il Paese».

Iscriviti al canale Telegram

In materia di sicurezza, Gran Bretagna e UE si sono già avvicinate in modo significativo nonostante la Brexit. Il Regno Unito resta una delle principali potenze militari europee della NATO, mentre il Partenariato di sicurezza e difesa Regno Unito-UE del 2025 ha istituito consultazioni strategiche periodiche e ha ampliato la cooperazione su Ucraina, sanzioni alla Russia, mobilità militare e produzione di armamenti. Ha inoltre aperto la strada a un maggiore coinvolgimento britannico nelle iniziative di difesa dell’UE.

 

Un eventuale ritorno non sarebbe automatico né ripristinerebbe le precedenti condizioni di adesione. Londra  dovrebbe presentare una nuova domanda formale e seguire l’intero processo di adesione, che richiede l’approvazione unanime degli Stati membri e il consenso del Parlamento europeo. Alla Gran Bretagna non sarebbero inoltre garantite le deroghe e gli accordi speciali di cui godeva prima della Brexit: i termini di una nuova adesione andrebbero negoziati.

 

Subito dopo il referendum del 2016 i leader dell’UE dissero di rammaricarsi della scelta britannica, pur rispettandone l’esito. Nei negoziati successivi sul recesso Bruxelles tenne una linea rigida, insistendo sul fatto che la Gran Bretagna non potesse conservare i benefici dell’adesione dall’esterno e respingendo l’idea di «selezionare solo i vantaggi» del mercato unico.

 

Tuttavia Un decennio dopo Bruxelles non esclude il ritorno di Londra. A luglio il commissario europeo Maros Sefcovic ha detto che la richiesta di adesione è «una prerogativa esclusiva» dei britannici. L’ex negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, ha dichiarato a giugno che la «porta dell’UE è aperta», sottolineando però che la Gran Bretagna non può semplicemente scegliere quali regole dell’UE seguire.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di sebastiandoe5 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

 

 

 

Continua a leggere

Politica

Ben Gvir irrompe ad al-Aqsa e minaccia di morte un prigioniero palestinese

Pubblicato

il

Da

Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha guidato una massiccia incursione nel complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme.   Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, si è presentato domenica al complesso per celebrare la festività ebraica di Sukkot. Gli ebrei chiamano l’area intorno alla moschea Monte del Tempio, perché in tempi antichi ospitava due templi ebraici prima di diventare il terzo luogo più sacro per i musulmani.   Il ministro era accompagnato da un servizio di sicurezza pesantemente armato e da una folla di civili israeliani. Secondo il governatorato di Gerusalemme dell’Autorità Palestinese, in tutto 1.143 israeliani hanno fatto irruzione nel complesso in diversi gruppi successivi.   Le immagini riprese sul posto mostrano Ben-Gvir mentre brandisce un enorme rotolo della Torah ed esegue rituali talmudici tra gli applausi dei presenti.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Poco dopo essere entrato nel complesso, Ben-Gvir ha suscitato ulteriori polemiche, diffondendo su X un filmato in cui lo si vede confrontarsi con Hassan Salameh, un prigioniero palestinese di alto profilo, in carcere. Salameh, ritenuto un’importante figura di Hamas, è detenuto da Israele da trent’anni per gli attentati terroristici del 1996, tra cui l’attentato ad un autobus.   Il filmato diffuso dal Ben-Gvir lo mostra insieme a diverse guardie armate di fucili d’assalto mentre incontra Salameh, ammanettato, in una piccola stanza. «Voglio ucciderti. Voglio giustiziarti», ha detto Ben-Gvir a Salameh. L’incontro ha lasciato il prigioniero «tremante e terrorizzato», ha affermato il ministro dello Stato Ebraico .     La trovata è stata duramente condannata da diverse organizzazioni per i diritti umani come abusiva e disumana. L’Ufficio stampa dei prigionieri palestinesi, ad esempio, ha condannato le azioni di Ben-Gvir definendole un «atto criminale» e una volgare messa in scena politica.   Ben-Gvir è stato il principale sostenitore della legge sulla pena di morte per i terroristi palestinesi, recentemente approvata, che conferisce a Israele ampi poteri di esecuzione per i presunti «terroristi». La legge prevede la pena di morte per chi viene condannato per attacchi terroristici mortali volti a «porre fine all’esistenza di Israele» – una disposizione che, secondo i critici, di fatto esenta gli israeliani di origine ebraica, rendendo la legge applicabile quasi esclusivamente ai palestinesi. La pena di morte deve essere eseguita entro 90 giorni dalla sentenza, senza possibilità di appello.   L’entusiasmo del Ben Gvir verso la riforma per la pena capitale ai palestinesi (per gli stessi crimini, agli ebrei non può essere comminata) era visibile dalle spillette a forma di cappio e dalla recente torta di compleanno, anche quella con un cappio stampatoci sopra.   Il ministro del partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere ebraico»), creato dal rabbino ultrasionista Meir Kahane ucciso da ignoti nel 1990 a Nuova York, è noto per la sua retorica incendiaria nei confronti dei palestinesi e per il trattamento brutale riservato ai prigionieri, compresi gli attivisti internazionali, ed è stato sanzionato da diversi Paesi per aver ripetutamente incitato alla violenza contro di loro.

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio mese era emerso che il ministro ministro israeliano aveva presentato il 3 agosto un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza: cioè, secondo alcuni osservatori, una vera pulizia etnica.   In una trasmissione della scorsa settimana Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.   A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   Il ministro pochi giorni fa si è mostrato raggiante mentre inaugurava un centro di impiccagioni per palestinesi. Ben Gvir ha postato, per poi cancellarlo, un video fatto con l’IA che lo mostra presiedere ad una sorta di campo di concentramento dove i detenuti sono portati dentro con un nastro trasportatore simile a quelli dei mattatoi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter  
Continua a leggere

Più popolari