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I vaccini pediatrici obbligatori e quella sinistra che vuol «mettere le mani sui bambini»: Renovatio 21 intervista il sen. Borghi

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Renovatio 21 ha sentito il senatore Claudio Borghi riguardo all’emendamento per l’eliminazione dell’obbligo dei vaccini pediatrici e alla bufera che ha provocato. Contrariamente da ciò che sembra leggendo i giornali, l’emendamento non è già stato giudicato inammissibile, e la questione che doveva essere discussa stamane è stata rimandata, apprendiamo dal senatore, a lunedì prossimo. La tempesta attorno all’emendamento anti-Lorenzin è stata davvero ragguardevole. Abbiamo chiesto al senatore di spiegarcela, e di raccontarci le sue posizioni all’interno del panorama politico attuale.

 

Senatore, può dirci in sintesi cosa è successo?

È successo che – se non erro ad ottobre dell’anno scorso – avevo promesso che avrei presentato al primo al primo provvedimento utile che parlava di sanità un emendamento per cancellare la legge Lorenzin. Per intenderci quella legge che impedisce l’ingresso all’asilo dei bambini se non vaccinati e in teoria lo impedisce anche alla scuola dell’obbligo. Che è una cosa incredibile secondo me, visto che è una scuola dove si è obbligati ad andare… mettiamola così, sono due obblighi che si scontrano.

 

L’avevo promesso in occasione di un meeting organizzato dall’associazione delle vittime degli affetti avversi da vaccino, che incredibilmente vengono definiti «no-vax», cosa che per definizione non può essere, perché essendo vittime degli eventi avversi da vaccino, il vaccino lo hanno fatto… ogni tanto ci sono delle contraddizioni proprio semantiche nella propaganda pro-obblighi che viene che viene fatta.

 

Quindi ho mantenuto: non ci sono frequentemente dei decreti o dei provvedimenti sulla sanità solito viene quasi tutto gestito a livello di ministero, difficile che arrivino in Parlamento. Tuttavia è arrivato il famoso decreto «Liste d’attesa» quindi era un decreto e che parlava di sanità e ho tenuto fede alla mia promessa e ho inserito l’emendamento per provare a cancellare la legge Lorenzin e quindi gli obblighi vaccinali – non vietare i vaccini, sempre per quelli che dicono che è una mossa no-vax.

 

Si vietano gli obblighi, non i vaccini. Se uno vuol farli, nessun problema. Si vuole far sparire la vaccinazione come requisito all’accesso alle scuole. Tutto qui.

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E quale è stata la reazione?

Per adesso non è ancora successo niente… ci sono voci, diciamo così, per cui il presidente Franco Zaffini di Fratelli d’Italia intenderebbe dichiarare l’emendamento non ammissibile per estraneità di materia.

 

Qui però ci vuole una piccola spiegazione: il presidente di Commissione ha come suo principale potere quello di dichiarare inammissibili gli emendamenti, perché tipicamente se c’è un decreto che parla di agricoltura e uno mette un emendamento per cambiare il Codice della strada non c’entra nulla e quindi viene dichiarato inammissibile. Il potere del presidente di Commissione è anche quello di scegliere cos’è l’ampiezza che si vuol dare al perimetro degli emendamenti.

 

Per cui se si sceglie come argomento, sono emendamenti che riguardano le liste d’attesa, allora a quel punto dichiari improponibile tutto quello che non tratta le liste d’attesa e quindi anche la questione della legge Lorenzin per intenderci. Se invece include tutto quello che riguarda la sanità, come può essere normalmente un criterio di scelta A quel punto l’emendamento rientra in pieno.

 

Vediamo cosa deciderà, perché mi risulta che potrebbero esserci – ma non sono di quella Commissione, non vorrei andare ad invadere campi non miei – altri emendamenti che interessano molto a qualcuno, e che sono anch’essi più o meno estranei al discorso liste d’attesa. Allora la discussione è su quello: perché decidendo di stringere il perimetro, anche altri emendamenti verrebbero esclusi… quindi il mio, ma anche altri che con evidenza a molti interessavano. E allora la discussione probabilmente si sta accendendo su quello.

 

Poi ovvio che il clamore mediatico della proposta l’ha resa particolarmente scottante quindi ci stanno pensando su… Risultato: nonostante quello che dicono gli organi di stampa, con le ennesime fake news, non è ancora stata dichiarata l’inammissibilità. È notizia di pochi minuti fa invece, alle 10 di oggi, che decisione è stata rimandata a lunedì.

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Quali sono quindi le forze che si sono opposte al Suo emendamento?

Lo schieramento è più o meno lo stesso della fanfara del green pass e degli obblighi vaccinali. In prima fila c’è ovviamente la sinistra in blocco.

 

Compresi i Cinque Stelle?

No. I Cinque Stelle, tranne qualche eccezione, mi sembra siano molto divisi. Anche perché loro la Lorenzin non l’avevano votata, quindi dovrebbero quantomeno informarsi sul fatto che hanno cambiato idea… La Lorenzin in XVII legislatura era stato uno dei segnali che poteva esserci il governo gialloverde, perché mi ricordo perfettamente che la Lorenzin era stata votata da più o meno tutti tranne lega e Cinque Stelle.

 

Perché la sinistra va in blocco per l’obbligo vaccinale?

Al di là dello scientismo, per un motivo abbastanza semplice e che è totalmente nel solco di una tradizione antidemocratica diciamo della sinistra: tutto quello che consente di governare sulla base di qualsiasi cosa che non sia la volontà dei cittadini è sempre stato considerato un bene; infatti governi tecnici e cose simili sono sempre stati sponsorizzati dalla sinistra, perché consentivano di aggirare quella che era invece una volontà popolare.

 

Poi mi permetto di dire che c’è anche una certa qual tradizione della sinistra di mettere le mani sui bambini. L’idea di imporre cose ai bambini è una cosa che ricorrente nell’attività storica legislativa e anche della pratica sul territorio da parte delle forze di sinistra – sempre per il loro bene, ovviamente… e l’atteggiamento è più o meno sempre quello, vale anche ovviamente per l’adozione… L’idea di mettere le mani sui bambini è una cosa che a loro evidentemente, storicamente, piace.

 

L’Italia è un Paese che ha dieci vaccinazioni obbligatorie.

I precisini mi rompono le scatole dicendo ci sono anche altri Paesi più piccoli che hanno varie vaccinazioni obbligatorie, però fra i Paesi grandi ad averne così tanti siamo solo noi e la Francia. Per il resto la stragrande maggioranza, tutto sommato anche andando oltre i confini europei, non ha alcun obbligo vaccinale. Germania Austria, Olanda, Gran Bretagna non hanno non hanno alcun obbligo vaccinale, ci si affida esclusivamente all’informazione.

 

Che spiegazioni si dà del fatto che esiste un obbligo anche quando le reazioni avverse dei vaccini sono non solo conosciute, ma perfino indennizzate dallo Stato?

Perché vi è la mentalità per cui occorre sacrificare l’individuo per il bene della collettività. Concetto lievemente comunista, che oltretutto non si applica per la maggior parte dei vaccini obbligatori di cui si parla, perché in molti casi stiamo parlando di malattie che non sono trasmissibili. Alcune sono anche praticamente scomparse.

 

In più le posso dire che da economista per valutare i rischi benefici ci vorrebbe una matrice fatta bene, vale a dire con indicazioni del livello di possibilità di infezione, per cui a questo punto i benefici sono di questo tipo, sotto sono di un altro tipo, etc. Non vedo nulla di tutto questo. C’è l’obbligo e basta.

 

Mi sembra chiaro che se ci fosse una ragione scientificamente inoppugnabile per l’obbligo, ce lo avrebbero detto. Ma non lo hanno fatto, e la spiegazione più semplice è che questa ragione scientifica non c’è.

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Molti genitori hanno iniziato a vedere diversamente le vaccinazioni pediatriche dopo il flop conclamato del vaccino COVID e il relativo obbligo. Le istituzioni, tuttavia, paiono totalmente lontane dalle percezioni popolari…

È ovvio che mentire alla popolazione non porta a buoni risultati dal punto di vista della credibilità delle politiche governative. È chiaro che se hai raccontato che ci deve essere sicuramente l’obbligo per l’immunità di gregge, perché «non ti vaccini e contagi qualcuno e lo fai morire», e poi viene fuori che il vaccino non proteggeva dalla trasmissione, e quindi non c’entrava niente l’immunità di gregge, e quindi non c’entrava niente il «eh ma tu allora contagi gli altri» – quella specie di ricatto morale che ti facevano: tu devi farlo per gli altri – e poi diventa ovvio che hai mentito, la gente non si fida più neanche delle altre robe che dici.

 

Dall’altra parte c’è anche da dire che l’aumento esponenziale dei vaccini obbligatori in questo contesto rischia di essere visto peggio: mettiamo caso che sia necessario fare per motivi epidemiologici – e nel mio emendamento l’ho lasciata come possibilità – ad esempio il morbillo, e magari i genitori il vaccino glielo farebbero, però ad un bambinetto di un anno… gliene fanno dieci di vaccini. A questo punto possono dire: sai cosa c’è di nuovo? Prendo e non faccio niente.

 

Possiamo dire che la dimostrazione dell’inefficacia e della pericolosità dei sieri genici per il COVID non hanno intaccato in nessun modo il dogma dei vaccini pediatrici?

No, al momento per chi propugna no perché dicono che ormai sono sicuri precisi e cose di questo tipo. Però è anche vero che sul fatto della sicurezza diventa anche un pochettino più preciso anche il conto possibile degli effetti avversi – che ci sono.

 

Per intenderci: se parliamo del tetravalente parliamo di un vaccino che dice che in un caso su mille può provocare febbre alta convulsioni. Quindi, come dire, noi stiamo vaccinando tutta la popolazione pediatrica e ciò significa che noi stiamo «garantendo» la presenza di 350 casi di bambini con febbre alta e convulsioni.

 

Credo che sarebbe opportuno discutere del bilanciamento di questo e altri rischi.

 

Nel governo quanto è forte la componente vaccinista? 

È noto che in Forza Italia sono sempre stati a favore – molto a favore, direi – e lo furono anche quando fu votata la Lorenzin. Forza Italia, pur essendo all’opposizione, votò per la legge. Fratelli d’Italia se non ricordo male si astenne, o una cosa del genere… credo che non votò. La Lega all’epoca votò contro la legge praticamente senza eccezioni. Votò contro Fedriga, votò contro Giorgetti…

 

Poi, come sempre, sono questioni personali. Che ci sia comunque qualcuno, un po’ in tutti i partiti, anche per questioni che non si sanno – magari dovute alla suggestione di un certo tipo di informazione che viene data – che in buona fede magari non ha mai valutato queste cose e in buona feda pensa di essere a favore, ci sta. Io penso che su queste cose ci debba sempre essere libertà di voto e di scelta anche dal punto di vista dei partiti.

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All’opposizione c’è qualcuno che la pensa come lei?

Sì. Che non si pensi che quelli che hanno fatto resistenza al vaccino COVID erano tutti di centrodestra. C’era anche gente del Partito Democratico che non pensava nemmeno a farsi fare iniezioni. Però quelli che sono più in imbarazzo in questo momento sono i Cinque Stelle. A fronte di qualche dichiarazione pro-Lorenzin, nei corridoi sono in tanti a dirmi che ho ragione.

 

I bambini vengono obbligati a sieri come quello per l’epatite B, cioè una malattia sessualmente trasmissibile…

Questa è una cosa curiosa, sembra che si perda il treno. L’impressione che hanno in tanti è che devi farlo ai bambini altrimenti non puoi più farli. Ma non è vero. Tutti questi vaccini possono essere fatti anche in età adulta. Quindi non si capisce perché ci sia questa corsa al bambino.

 

Lei ritiene che possano esserci degli interessi extrapolitici o perfino extrasanitari in scelte come questa?

Oggi mi verrebbe da pensare all’articolo pubblicato stamattina da La Verità dove si mostrano gli enormi finanziamenti fatti dalle case farmaceutiche alle società di pediatria.

 

Voi capite che una medicina per curare una malattia qualora dovesse venire, non rende nulla ad una casa farmaceutica. Per una medicina da fare a tutti, il profitto è moltiplicato per un milione.

 

A Bassetti che ha definito la sua «una proposta irresponsabile e scellerata» cosa risponde?

Bassetti dovrebbe ringraziarmi. Non lo stava più calcolando nessuno, invece adesso lo richiamano. Mi attendo una lettera di ringraziamento.

 

Dopo il green pass, i non vaccinati devono aspettarsi per i propri figli una ulteriore forma di apartheid biotica? C’è ancora la possibilità che verranno esclusi da scuole, piscine, palestre, oratori?

Io spero proprio che non arriveremo a cose di questo tipo. Se qualcuno penserà di andare su questa strada, faremo battaglia dura.

 

Grazie senatore. Buon Lavoro.

 

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Politica

Quasi la metà degli americani vuole che Benjamin Netanyahu venga arrestato

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Secondo un recente sondaggio, circa il 49% degli americani ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra. Dopo tre anni di guerra in Medio Oriente, il sostegno di cui Israele godeva un tempo negli Stati Uniti è crollato.   Alla domanda se gli Stati Uniti dovrebbero dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti di Netanyahu, il 49% degli intervistati in un sondaggio Economist/YouGov pubblicato martedì ha risposto «sì», mentre il 27% ha risposto «no» e il 23% si è dichiarato incerto.   La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso il mandato di arresto nel 2024, accusandolo di aver utilizzato «la fame come metodo di guerra», di crimini contro l’umanità e di aver diretto intenzionalmente attacchi contro la popolazione civile di Gaza. Tuttavia, la CPI non dispone di alcun mezzo per far rispettare il mandato, poiché né Israele né gli Stati Uniti ne riconoscono l’autorità.   Il sondaggio, condotto su un campione di 1.500 adulti americani, ha rilevato che il 47% ritiene Netanyahu «colpevole di crimini di guerra a Gaza», mentre il 24% non è d’accordo e il 29% è indeciso.

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In quasi tre anni dall’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, in risposta a un attacco a sorpresa dei militanti di Hamas, il conflitto si è trasformato in uno scontro su più fronti. Israele ha colpito Iraq, Libano, Siria e Yemen, ed è attualmente impegnato in una grave guerra regionale con l’Iran. Il conflitto ha eroso la reputazione di Israele negli Stati Uniti: un sondaggio Gallup di febbraio ha rilevato che, per la prima volta nella storia, un numero maggiore di americani simpatizza con i palestinesi rispetto agli israeliani.   Negli Stati Uniti, il sostegno a Israele è tradizionalmente più forte tra i repubblicani e gli anziani boomer consumatori di TV. Tuttavia, secondo un sondaggio di martedì, il 43% degli over 65 ora è favorevole all’arresto di Netanyahu. Il sostegno all’arresto del primo ministro israeliano è più basso tra i repubblicani che si definiscono «MAGA» (Make America Great Again), attestandosi al 21%.   Il leader israeliano è arrivato a Washington questa settimana per incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e partecipare al funerale del senatore Lindsey Graham, un convinto sostenitore di Israele. Prima dell’arrivo di Netanyahu, il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva dichiarato che avrebbe valutato la possibilità legale di arrestare il primo ministro israeliano quando si sarebbe recato in città per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre.   In seguito, Mamdani ha riconosciuto di non avere alcuna autorità legale per dare esecuzione al mandato della CPI e ha invitato l’amministrazione Trump a farlo al suo posto.   «Credo che il primo ministro Netanyahu debba stare all’Aia», ha detto Mamdani, riferendosi alla città olandese dove ha sede la Corte penale internazionale. «È un criminale di guerra incriminato dalla Corte penale internazionale, e vedrete che questa è un’opinione condivisa da molti, proprio per via di ciò che le sue azioni hanno provocato negli ultimi anni».   Parlando a Fox News domenica, Netanyahu ha liquidato il caso della CPI contro di lui come «falso» e ha accusato Mamdani di «incitare all’odio» contro gli ebrei. «Andrò a New York», ha detto al conduttore di Fox Sean Hannity. «Dirò la verità di fronte a questo funzionario eletto che diffonde odio e che sta mettendo un gruppo di newyorkesi contro gli altri. Li sta aizzando contro gli ebrei di New York».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana la CPI ha registrato la defezione di un Paese firmatario del Trattato di Roma nel 2006, il Ciad.  

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Politica

Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump auspicherebbe che il presidente della FIFA Gianni Infantino diventi il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.

 

Anbche il Washington Post ha citato una fonte vicina a Trump, secondo la quale il presidente ritiene che Infantino sia «rispettato da tutti in tutto il mondo» e che possieda una «speciale capacità di unire le persone». Non è tuttavia chiaro se il dirigente calcistico di origine svizzera sia interessato all’incarico, ha precisato il quotidiano.

 

Infantino avrebbe sviluppato un legame stretto con Trump, conferendogli a dicembre il primo Premio Nobel per la Pace della FIFA, dopo che il presidente statunitense aveva più volte sostenuto di meritare il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi volti a porre fine ai conflitti. La loro amicizia è finita sotto i riflettori durante i Mondiali di calcio FIFA, co-organizzati dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

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Poco prima degli ottavi di finale, la FIFA ha inaspettatamente sospeso la squalifica di una giornata comminata alla stella statunitense Folarin Balogun. Trump ha in seguito confermato di aver chiamato personalmente Infantino per chiedere una revisione della sanzione, che considerava ingiusta.

 

La UEFA, organo di governo del calcio europeo, ha condannato la decisione qualificandola come un caso senza precedenti di ingerenza politica. Anche l’UE ha criticato duramente la FIFA per aver revocato la squalifica.

 

Infantino, tuttavia, ha negato di aver svolto alcun ruolo nella decisione riguardante il giocatore americano. Gli Stati Uniti sono stati eliminati dopo la sconfitta per 4-1 contro il Belgio.

 

Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite sarà scelto entro la fine dell’anno, dato che il mandato di Antonio Guterres terminerà a dicembre. Il suo successore dovrà prima ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, e successivamente dell’Assemblea Generale. Tutti i precedenti titolari dell’incarico erano stati in passato politici o diplomatici.

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Sebbene il potere decisionale effettivo risieda nei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale rappresenta il principale volto dell’organizzazione sulla scena globale.

 

Trump, che ha costruito una carriera di successo come conduttore del reality show televisivo The Apprentice, ha assegnato incarichi governativi a diversi ex atleti e figure del mondo dello spettacolo. Durante il suo secondo mandato ha nominato Linda McMahon, co-fondatrice ed ex CEO della lega di pro-wrestling (ossia la lotta simulata del compianto Hulko Hogan e compagni) WWE, segretaria all’Istruzione.

 

Infantino aveva ricevuto anche grandi critiche per un supposto favoritismo nei confronti dell’Argentina, squadra apprezzata da Trump ma soprattutto dai vertici dello Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, in una scenetta gustosa, Infantino durante la premiazione finale ha cercato di spiegare con mestizia a Trump che non poteva essere nella foto finale con la squadra vincitrice, la Spagna, che alza la coppa. Con estrema probabilità, Trump sapeva tutto, ma ha optato per il photobombing,

 

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Gender

Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»

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Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.   La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.   Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.   «Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».

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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.   Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.   L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.   La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.   Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.   «Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».

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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.   In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.   Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».   La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere   Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.   La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».  

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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.   L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».   La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».   Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.

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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.   L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.   Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.  

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