Connettiti con Renovato 21

Politica

I vaccini pediatrici obbligatori e quella sinistra che vuol «mettere le mani sui bambini»: Renovatio 21 intervista il sen. Borghi

Pubblicato

il

Renovatio 21 ha sentito il senatore Claudio Borghi riguardo all’emendamento per l’eliminazione dell’obbligo dei vaccini pediatrici e alla bufera che ha provocato. Contrariamente da ciò che sembra leggendo i giornali, l’emendamento non è già stato giudicato inammissibile, e la questione che doveva essere discussa stamane è stata rimandata, apprendiamo dal senatore, a lunedì prossimo. La tempesta attorno all’emendamento anti-Lorenzin è stata davvero ragguardevole. Abbiamo chiesto al senatore di spiegarcela, e di raccontarci le sue posizioni all’interno del panorama politico attuale.

 

Senatore, può dirci in sintesi cosa è successo?

È successo che – se non erro ad ottobre dell’anno scorso – avevo promesso che avrei presentato al primo al primo provvedimento utile che parlava di sanità un emendamento per cancellare la legge Lorenzin. Per intenderci quella legge che impedisce l’ingresso all’asilo dei bambini se non vaccinati e in teoria lo impedisce anche alla scuola dell’obbligo. Che è una cosa incredibile secondo me, visto che è una scuola dove si è obbligati ad andare… mettiamola così, sono due obblighi che si scontrano.

 

L’avevo promesso in occasione di un meeting organizzato dall’associazione delle vittime degli affetti avversi da vaccino, che incredibilmente vengono definiti «no-vax», cosa che per definizione non può essere, perché essendo vittime degli eventi avversi da vaccino, il vaccino lo hanno fatto… ogni tanto ci sono delle contraddizioni proprio semantiche nella propaganda pro-obblighi che viene che viene fatta.

 

Quindi ho mantenuto: non ci sono frequentemente dei decreti o dei provvedimenti sulla sanità solito viene quasi tutto gestito a livello di ministero, difficile che arrivino in Parlamento. Tuttavia è arrivato il famoso decreto «Liste d’attesa» quindi era un decreto e che parlava di sanità e ho tenuto fede alla mia promessa e ho inserito l’emendamento per provare a cancellare la legge Lorenzin e quindi gli obblighi vaccinali – non vietare i vaccini, sempre per quelli che dicono che è una mossa no-vax.

 

Si vietano gli obblighi, non i vaccini. Se uno vuol farli, nessun problema. Si vuole far sparire la vaccinazione come requisito all’accesso alle scuole. Tutto qui.

Sostieni Renovatio 21

E quale è stata la reazione?

Per adesso non è ancora successo niente… ci sono voci, diciamo così, per cui il presidente Franco Zaffini di Fratelli d’Italia intenderebbe dichiarare l’emendamento non ammissibile per estraneità di materia.

 

Qui però ci vuole una piccola spiegazione: il presidente di Commissione ha come suo principale potere quello di dichiarare inammissibili gli emendamenti, perché tipicamente se c’è un decreto che parla di agricoltura e uno mette un emendamento per cambiare il Codice della strada non c’entra nulla e quindi viene dichiarato inammissibile. Il potere del presidente di Commissione è anche quello di scegliere cos’è l’ampiezza che si vuol dare al perimetro degli emendamenti.

 

Per cui se si sceglie come argomento, sono emendamenti che riguardano le liste d’attesa, allora a quel punto dichiari improponibile tutto quello che non tratta le liste d’attesa e quindi anche la questione della legge Lorenzin per intenderci. Se invece include tutto quello che riguarda la sanità, come può essere normalmente un criterio di scelta A quel punto l’emendamento rientra in pieno.

 

Vediamo cosa deciderà, perché mi risulta che potrebbero esserci – ma non sono di quella Commissione, non vorrei andare ad invadere campi non miei – altri emendamenti che interessano molto a qualcuno, e che sono anch’essi più o meno estranei al discorso liste d’attesa. Allora la discussione è su quello: perché decidendo di stringere il perimetro, anche altri emendamenti verrebbero esclusi… quindi il mio, ma anche altri che con evidenza a molti interessavano. E allora la discussione probabilmente si sta accendendo su quello.

 

Poi ovvio che il clamore mediatico della proposta l’ha resa particolarmente scottante quindi ci stanno pensando su… Risultato: nonostante quello che dicono gli organi di stampa, con le ennesime fake news, non è ancora stata dichiarata l’inammissibilità. È notizia di pochi minuti fa invece, alle 10 di oggi, che decisione è stata rimandata a lunedì.

Iscriviti al canale Telegram

Quali sono quindi le forze che si sono opposte al Suo emendamento?

Lo schieramento è più o meno lo stesso della fanfara del green pass e degli obblighi vaccinali. In prima fila c’è ovviamente la sinistra in blocco.

 

Compresi i Cinque Stelle?

No. I Cinque Stelle, tranne qualche eccezione, mi sembra siano molto divisi. Anche perché loro la Lorenzin non l’avevano votata, quindi dovrebbero quantomeno informarsi sul fatto che hanno cambiato idea… La Lorenzin in XVII legislatura era stato uno dei segnali che poteva esserci il governo gialloverde, perché mi ricordo perfettamente che la Lorenzin era stata votata da più o meno tutti tranne lega e Cinque Stelle.

 

Perché la sinistra va in blocco per l’obbligo vaccinale?

Al di là dello scientismo, per un motivo abbastanza semplice e che è totalmente nel solco di una tradizione antidemocratica diciamo della sinistra: tutto quello che consente di governare sulla base di qualsiasi cosa che non sia la volontà dei cittadini è sempre stato considerato un bene; infatti governi tecnici e cose simili sono sempre stati sponsorizzati dalla sinistra, perché consentivano di aggirare quella che era invece una volontà popolare.

 

Poi mi permetto di dire che c’è anche una certa qual tradizione della sinistra di mettere le mani sui bambini. L’idea di imporre cose ai bambini è una cosa che ricorrente nell’attività storica legislativa e anche della pratica sul territorio da parte delle forze di sinistra – sempre per il loro bene, ovviamente… e l’atteggiamento è più o meno sempre quello, vale anche ovviamente per l’adozione… L’idea di mettere le mani sui bambini è una cosa che a loro evidentemente, storicamente, piace.

 

L’Italia è un Paese che ha dieci vaccinazioni obbligatorie.

I precisini mi rompono le scatole dicendo ci sono anche altri Paesi più piccoli che hanno varie vaccinazioni obbligatorie, però fra i Paesi grandi ad averne così tanti siamo solo noi e la Francia. Per il resto la stragrande maggioranza, tutto sommato anche andando oltre i confini europei, non ha alcun obbligo vaccinale. Germania Austria, Olanda, Gran Bretagna non hanno non hanno alcun obbligo vaccinale, ci si affida esclusivamente all’informazione.

 

Che spiegazioni si dà del fatto che esiste un obbligo anche quando le reazioni avverse dei vaccini sono non solo conosciute, ma perfino indennizzate dallo Stato?

Perché vi è la mentalità per cui occorre sacrificare l’individuo per il bene della collettività. Concetto lievemente comunista, che oltretutto non si applica per la maggior parte dei vaccini obbligatori di cui si parla, perché in molti casi stiamo parlando di malattie che non sono trasmissibili. Alcune sono anche praticamente scomparse.

 

In più le posso dire che da economista per valutare i rischi benefici ci vorrebbe una matrice fatta bene, vale a dire con indicazioni del livello di possibilità di infezione, per cui a questo punto i benefici sono di questo tipo, sotto sono di un altro tipo, etc. Non vedo nulla di tutto questo. C’è l’obbligo e basta.

 

Mi sembra chiaro che se ci fosse una ragione scientificamente inoppugnabile per l’obbligo, ce lo avrebbero detto. Ma non lo hanno fatto, e la spiegazione più semplice è che questa ragione scientifica non c’è.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Molti genitori hanno iniziato a vedere diversamente le vaccinazioni pediatriche dopo il flop conclamato del vaccino COVID e il relativo obbligo. Le istituzioni, tuttavia, paiono totalmente lontane dalle percezioni popolari…

È ovvio che mentire alla popolazione non porta a buoni risultati dal punto di vista della credibilità delle politiche governative. È chiaro che se hai raccontato che ci deve essere sicuramente l’obbligo per l’immunità di gregge, perché «non ti vaccini e contagi qualcuno e lo fai morire», e poi viene fuori che il vaccino non proteggeva dalla trasmissione, e quindi non c’entrava niente l’immunità di gregge, e quindi non c’entrava niente il «eh ma tu allora contagi gli altri» – quella specie di ricatto morale che ti facevano: tu devi farlo per gli altri – e poi diventa ovvio che hai mentito, la gente non si fida più neanche delle altre robe che dici.

 

Dall’altra parte c’è anche da dire che l’aumento esponenziale dei vaccini obbligatori in questo contesto rischia di essere visto peggio: mettiamo caso che sia necessario fare per motivi epidemiologici – e nel mio emendamento l’ho lasciata come possibilità – ad esempio il morbillo, e magari i genitori il vaccino glielo farebbero, però ad un bambinetto di un anno… gliene fanno dieci di vaccini. A questo punto possono dire: sai cosa c’è di nuovo? Prendo e non faccio niente.

 

Possiamo dire che la dimostrazione dell’inefficacia e della pericolosità dei sieri genici per il COVID non hanno intaccato in nessun modo il dogma dei vaccini pediatrici?

No, al momento per chi propugna no perché dicono che ormai sono sicuri precisi e cose di questo tipo. Però è anche vero che sul fatto della sicurezza diventa anche un pochettino più preciso anche il conto possibile degli effetti avversi – che ci sono.

 

Per intenderci: se parliamo del tetravalente parliamo di un vaccino che dice che in un caso su mille può provocare febbre alta convulsioni. Quindi, come dire, noi stiamo vaccinando tutta la popolazione pediatrica e ciò significa che noi stiamo «garantendo» la presenza di 350 casi di bambini con febbre alta e convulsioni.

 

Credo che sarebbe opportuno discutere del bilanciamento di questo e altri rischi.

 

Nel governo quanto è forte la componente vaccinista? 

È noto che in Forza Italia sono sempre stati a favore – molto a favore, direi – e lo furono anche quando fu votata la Lorenzin. Forza Italia, pur essendo all’opposizione, votò per la legge. Fratelli d’Italia se non ricordo male si astenne, o una cosa del genere… credo che non votò. La Lega all’epoca votò contro la legge praticamente senza eccezioni. Votò contro Fedriga, votò contro Giorgetti…

 

Poi, come sempre, sono questioni personali. Che ci sia comunque qualcuno, un po’ in tutti i partiti, anche per questioni che non si sanno – magari dovute alla suggestione di un certo tipo di informazione che viene data – che in buona fede magari non ha mai valutato queste cose e in buona feda pensa di essere a favore, ci sta. Io penso che su queste cose ci debba sempre essere libertà di voto e di scelta anche dal punto di vista dei partiti.

Aiuta Renovatio 21

All’opposizione c’è qualcuno che la pensa come lei?

Sì. Che non si pensi che quelli che hanno fatto resistenza al vaccino COVID erano tutti di centrodestra. C’era anche gente del Partito Democratico che non pensava nemmeno a farsi fare iniezioni. Però quelli che sono più in imbarazzo in questo momento sono i Cinque Stelle. A fronte di qualche dichiarazione pro-Lorenzin, nei corridoi sono in tanti a dirmi che ho ragione.

 

I bambini vengono obbligati a sieri come quello per l’epatite B, cioè una malattia sessualmente trasmissibile…

Questa è una cosa curiosa, sembra che si perda il treno. L’impressione che hanno in tanti è che devi farlo ai bambini altrimenti non puoi più farli. Ma non è vero. Tutti questi vaccini possono essere fatti anche in età adulta. Quindi non si capisce perché ci sia questa corsa al bambino.

 

Lei ritiene che possano esserci degli interessi extrapolitici o perfino extrasanitari in scelte come questa?

Oggi mi verrebbe da pensare all’articolo pubblicato stamattina da La Verità dove si mostrano gli enormi finanziamenti fatti dalle case farmaceutiche alle società di pediatria.

 

Voi capite che una medicina per curare una malattia qualora dovesse venire, non rende nulla ad una casa farmaceutica. Per una medicina da fare a tutti, il profitto è moltiplicato per un milione.

 

A Bassetti che ha definito la sua «una proposta irresponsabile e scellerata» cosa risponde?

Bassetti dovrebbe ringraziarmi. Non lo stava più calcolando nessuno, invece adesso lo richiamano. Mi attendo una lettera di ringraziamento.

 

Dopo il green pass, i non vaccinati devono aspettarsi per i propri figli una ulteriore forma di apartheid biotica? C’è ancora la possibilità che verranno esclusi da scuole, piscine, palestre, oratori?

Io spero proprio che non arriveremo a cose di questo tipo. Se qualcuno penserà di andare su questa strada, faremo battaglia dura.

 

Grazie senatore. Buon Lavoro.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di GeoFede88 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata

Politica

Il principe Ranucci e i grembiuletti rossi: favola dell’estate

Pubblicato

il

Da

È stata senza ombra di dubbio la storia-tormentone dell’estate 2026. Sapete, ogni anno, con la stagione delle vacanze, emerge una vicenda, che ha tinte di giallo e/o rosa, tiene impegnati i giornali e in teoria anche l’opinione pubblica. È la traslazione giornalistica del «Tormentone estivo», concetto musicherello introdotto nei primissimi anni Sessanta da Nico Fidenco («Legata ad un granello / di sabbia») e proseguito con Edoardo Vianello («Siamo i Vatussi / gli altissimi negri»), Donatella Rettore («Voglio andare ad Alghero / in compagnia di uno straniero»), i Righeira («Vamos a la playa / oh oh oh oh»).   Il tormentone estivo giornalistico del 2001 fu la storia dell’arcivescovo Milingo e della moglie coreana Maria Sung, uniti in matrimonio dal reverendo Moon. Nel 2002 vi era il delitto di Cogne. Nel 2004 la scomparsa di Denise Pipitone, nel 2022 la rottura tra Totti e Ilary, nel 2024 il caso del ministro Sangiuliano e della pompeiana Boccia. Sono solo esempi, per far capire: il mistero e il crimine si alternano, o si fondono, con questioni familiari, erotico-amorose, o giù di lì.   Il tormentone 2026 è, senza dubbio, quello del giornalista Sigfrido Ranucci, sovrano re di Report. Dobbiamo capire che quella del Ranucci – che già di per sé parte con, spiegava bene l’ex sindaco sceriffo di Salerno ed ex governatore della Campania Vincenzo de Luca, un nome «nibbelungigo» – era una storia da ascriversi alla categoria della favola.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Eccerto: il principe Ranucci guidava l’esercito della giustizia italiana. Per il popolino piddino, e non solo, Report rappresentava la vera autorità di giudizio della Nazione: un’illazione lanciata in un servizio della trasmissione valeva più di mille sentenze di Cassazione. Se il principe Ranucci, con l’eterno placido sorrissetto, la camicia per qualche ragione scollacciata, la erre moscia unita alla zeta talvolta problematica («Rendsi»), diceva una mezza cosa, si poteva star certi che era vero e giusto. Perché Report non temeva nulla, e lo faceva per il bene della verità e del popolo. Report era Robin Hood. Come non fidarsi?   Chi scrive, e chi legge, magari sarà pure caduto una volta nella trappola: «oh bravi, finalmente attaccano sull’OMS!» Poi, usciti dallo stordimento televisorico (la TV è fatta per questo: per narcotizzarvi, inzigarvi, ipnotizzarvi) uno ci ripensa: ma davvero, con l’ondata di morte e di follia sulle strade, menano il torrone per mesi sulla storia del paper pandemico fatto ritirare? Sarebbe questa la verità? Sarebbero questi gli eroi?   Gli eroi, i cavalieri del principe Ranucci, sembrano godere di una libertà assoluta: le accuse fatte negli anni ad individui ed istituzioni saranno costate un numero spropositato di querele, ma questi vanno avanti comunque – chiaro che qui parliamo quasi per invidia, perché chi fa un giornale sa che la libertà di parola esiste solo se c’è un grande editore che ti paga le spese processuali, e in questo caso il grande editore siamo noi, i contribuenti. Beati.   Gli stessi cavalieri reportisti, ha scritto Il Tempo, godrebbero anche di un altro privilegio pazzesco: uno stipendio lordo spropositato, una cifra alla quale non sappiamo se vogliamo credere. Certo che è partita subito la smentita: sono delle partite IVA, ci sono i costi operativi. Ci sono i viaggi (facciamogli scoprire Ryanair e AirBnB) il noleggio di mezzi (tipo?) il montaggio (che se non si fa in RAI, si fa a casa con un portatile) e troupe (ma davvero vanno via con più di un cineoperatore? Noi avevamo ammirato servizi se sembravano davvero fatti dal giornalista da solo, una telecamerina per fare i totali e altre due sul tavolo per i primi piani: fantastico).   Il costo al contribuente, immaginiamo, non sarebbe solo fatto di queste cifre (che terrebbero in piedi, cadauno, chissà quante piccole testate) ma quello degli avvocati delle battaglie reportistiche: tutti i servizi che partono da qualsiasi argomento, e che arrivano inevitabilmente ai fahashistih e alla ‘Ndrangheta, con nomi e cognomi, qualche querela l’hanno mica tirata su?   Che importa, tuttavia, all’Italiano suddito dello Stato-partito: l’eroismo ha i suoi costi. Ai cavalieri andrà pure finanziata l’armatura, e magari pure un castelluccio, no? La favola dei reporterri vendicatori, gli Avengers dell’informazione democratica, deve andare avanti. In essa è contenuto un significato più grande: quello della veridizione della TV e quindi dello Stato stesso. Se c’è qualcuno che dice il vero, allora il sistema non è totalmente marcio – qualcosa va ancora creduto.   Non stiamo parlando di bazzecole: è in gioco più dell’informazione, dell’intrattenimento, dello scandaletto fomentato da ogni servizio. È in gioco la credibilità stessa del potere dello Stato-partito. Qualcosa che non ha prezzo, perché se questa viene a mancare, esso perde tutto, perché senza il collante della fiducia, pur minima, può essere disobbedito, rovesciato, disintegrato. La favola, la narrazione, serve a questo.

Sostieni Renovatio 21

Ora, con quello che si è scoperchiato quest’estate la favola sembra aver ceduto il passo ad altri generi narrativi. In particolare, la storia di Report sembra essersi agganciata al cosiddetto «cinema di genere», specialmente italiano – quei filoni di cinema infimo prodotto intorno agli anni Settanta, che hanno purtroppo numerosi sostenitori, che si dividevano in varie celebri sottocategorie.   C’era, ad esempio, la commedia sexy (Giovannona Coscialunga disonorata con onore, Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, Spaghetti a mezzanotte, Cornetti alla crema), erede italiana del vaudeville, genere teatrale del XVII secolo: intrighi con mogli, amanti nascosti nell’armadio, etc. Impossibile non pensarvi leggendo le ultime, con le compagne dei protagonisti coinvolte nella vicenda. Dalle intercettazioni, la compagna italo-argentina del faccendiere avrebbe scoperto che questo aveva un’amante estetista brasileira, facendo partire l’erinnica furia e la spontanea presentazione ai magistrati.   Il lato sexy è arricchito, e reso contorto, dal riaffiorare di un libro classificato come autobiografico di Ranucci (ma che davvero?) che, definito dalla fondatrice di Report Milena Gabbanelli come «un gran rubacuori» (ma che davverodavvero?). In una trasmissione dove Ranucci è intervistato viene letto un passaggio: una stagista della trasmissione «si toglie la camicia, si sfila le scarpe, sbottona i pantaloni aderenti facendoli scivolare giù, con un sinuoso ondeggiare dei fianchi. La sua pelle liscissima tradisce una cura ossessiva per il corpo. Dopo aver indugiato con malizia, perché ispezioni ogni centimetro del suo corpo, sale su di me allunga la mano destra a coprirmi occhi e bocca. In pochi minuti raggiunge l’orgasmo». Risatine e qualche applauso del pubblico in sala. «Ma dico scusa, dopo una vita di merda che faccio, una trombata me la fate fare?» sbotta il Ranucci. Il pubblico intelligentissimo sghignazza e batte le mani più sonoramente.  

Iscriviti al canale Telegram

Tuttavia nel libro, che parlarebbe di inchieste ma che sarebbe costellato di racconti personali come questo, vi sarebbero pennellate molto più oscure. Nel testo viene narrato l’incontro con la stagista della trasmissione, la successiva relazione, la gravidanza interrotta (come?) e la tragica morte della donna, investita da un’auto nel 2014. La donna avrebbe scoperto sull’iPad un’email ad un’altra donna. La ragazza sarebbe fuggita dalla stanza di albergo venendo investita da un SUV.   Selvaggia Lucarelli, of course, ci è zompata sopra. Ranucci si è difeso dicendo che si stava fraintendendo una parte romanzata del memoir. Noi non sappiamo che dire, e rimaniamo con le domande: perché un giornalista in un libro di retroscena delle inchieste che ha seguito deve aggiungere passaggi sulla sua vita erotica? Non è terrificante la storia della morte della ragazza? Perché raccontarla così?   C’era poi in Italia un altro genere dei filmacci di genere, ed era quello degli spy movie all’italiana, detti anche «Eurospy», che erano di fatto cloni degli 007 che vedevano in quegli anni successi strepitosi (Agente 077 missione Bloody Mary, Agente 077 dall’Oriente con furore e Missione speciale Lady Chaplin): lo stesso Quentin Tarantino, genio storico-cinematografico oltre che cinematografico tout court, ha reso omaggio al filone nel capolavoro recente Once Upon a Time in Hollywood.   Ebbene, la storia del finto attentato a Ranucci, che sarebbe stato organizzato per propellerlo verso la politica sino alle altissime sfere dello Stato – il principe diventa tale! – sembra tratta da lì, da una cattiva pellicola di spie. Tanti elementi ci sono: il complotto, la manipolazione dell’opinione pubblica mentre il manovratore manovra dietro le quinte, l’intrigo internazionale, con proprietà in Zimbabwe e in Africa. C’è pure l’archetipica figura dell’henchman, lo scagnozzo grande e grosso che protegge il villain cervellone del piano diabolico: ecco un immenso camerunense con nome portoghese, che, dicono i giornali, sarebbe una bodyguardia con addestramento militare nelle forze speciali di chissà quali Paesi, dice al Corriere un ex socio zimbawiano del faccendiere. Ora è latitante in Africa: è stato accusato dalla Procura di Roma di essere stato l’intermediario chiave e l’organizzatore logistico dell’attentato dinamitardo   Beh, c’è questo selfie, del 2022, dove il principe Ranucci sta con la presunta «spalla» della presunta Spectre del ristorante Cefalù (dove, nelle paparazzate risalenti, era finito pure tra i due amiconi anche l’immancabile figura vaticana, monsignor Gianni Fusco, avvocato rotale e docente di teologia). Confidando a Lavitola di trovarsi in un momento di forte difficoltà, Sigfrido gli aveva chiesto ironicamente come battuta: «Me lo puoi prestare?», scherzando proprio sulla sua imponente stazza fisica e sulle sue capacità di guardia del corpo.

Aiuta Renovatio 21

Ma veniamo al main character: Lavitola, a chi scrive e chi legge i giornali, e alla magistratura era notissimo: da anni. L’uomo ha una lunga storia di inchieste e condanne passate. Prima dell’arresto per il caso del presunto attentato a Sigfrido Ranucci, il suo nome è rimasto legato per anni a diversi filoni d’indagine e scandali politici della Seconda Repubblica.   Lavitola fu coinvolto riguarda la «casa di Monte Carlo», uno scandalo politico che scosse la politica italiana nell’estate 2010, durante il quarto governo Berlusconi, e che contribuì alla fine della carriera politica di Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. «Nel settembre di quell’anno il quotidiano diretto da Lavitola pubblicò un documento del governo dello stato caraibico di Saint Lucia, diffuso poi da altri quotidiani. Secondo quel documento il vero proprietario di una società off-shore che aveva comprato da Alleanza Nazionale un appartamento nel principato di Monaco era Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, che in quella casa abitava», ricorda Il Post.   Fu poi condannato per tentata estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi a 2 anni e 8 mesi, con richieste di denaro all’ex premier per non divulgare informazioni sul cosiddetto «caso escort» alle «cene eleganti». Nel 2014 fu condannato in via definitiva per tentata estorsione a un anno e quattro mesi.   Per la sua attività giornalistica ed editoriale con L’Avanti!, testata un tempo del Partito Socialista Italiano, è stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per finanziamenti pubblici illeciti attraverso società riconducibili a lui. Al rientro in Italia nel 2012 ricevette anche un’ordinanza di custodia cautelare legata alla truffa sui finanziamenti pubblici all’editoria per la gestione del suo quotidiano. Fu quindi radiato dall’albo dei giornalisti.   E quindi, il principe del giornalismo italiano, va a cena con uno radiato al sacro albo del mestiere? (Quello a cui uno dei cavalier serventi ranucciano, la vegana santorina Giulia Innocenzi, dopo aver fallito l’esame da professionista, effettivamente non è iscritta)   E qui veniamo al vero problema di fondo secondo noi. Lo scandalo non riguarda tanto il caso giudiziario: quello che rileva è la dissonanza cognitiva: questa è la compagnia dei principi? Ma James Bond va a cena con la Spectre? Si fa i selfie con i suoi esponenti?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il problema, per i giornali e forse per tutti, in verità è tutto qua. Se il principe è amichetto del drago, mica è più una favola, né un film di genere.   Epperò Renovatio 21 ricorda un altro dettaglio che apre ad altri scenari. E altre domande.   Lavitola ce lo ricordiamo soprattutto per lo scandalo «panamense» di inizio anni Duemila, una storia di presunte tangenti a politici locali per la costruzione di carceri e l’acquisizione di appalti ed elicotteri. Qui Lavitola sarebbe arrivato allo stesso presidente di Panama, Ricardo Martinelli. In quegli anni giornali di sinistra ne parlarono moltissimo, perché pensavano fosse un modo per colpire Berlusconi, tanto più che Lavitola avrebbe soggiornato con il presidente mesoamericano nella mitica Villa Certosa, l’indimenticabile magione berlusconiana sarda con vulcano finto e tunnel sottomarino per il sommergibile di Putin (quest’ultima forse una leggenda metropolitana, mentre del vulcano fake, azionabile col telecomando, incredibilmente non vi è alcuna foto).   È raccontando del tempo trascorso in Sardegna da Lavitola e Martinelli che esce qualcosa di interessante.   Scrive il Corriere della Sera del 17 aprile 2012: «le intercettazioni svelano come Lavitola abbia “pagato le vacanze del presidente Martinelli e altre tre persone in Sardegna dal 18 al 21 agosto 2011 all’hotel Cala di Volpe”». Lavitola e un manager di grande impresa pubblica intercettati quindi «”concordano il 18 agosto come giorno per fare l’incontro con il premier a Villa Certosa”. In realtà Berlusconi non va in Sardegna ma gli ospiti vengono accolti comunque nella residenza presidenziale e agli atti è allegata una telefonata dello stesso Berlusconi a Lavitola».   «Poi il faccendiere parla con Martinelli, lo chiama “fratello” e, sottolinea il giudice, “si raccomanda con il presidente panamense di fare delle foto da inviare al suo giornale per dimostrare che è stato ospite di Berlusconi”».   I giornalisti corrieristi autori del pezzo finivano l’articolo così, con tale petardo. «Fratello». Era perché si volevano davvero bene? Era un’«amicizia fraterna», come quella tra Ranucci e il faccendiere, così come definita ripetutamente sui quotidiani ora?   Oppure «fratello» significava qualcosa d’altro? C’è da dire che il Lavitola non è che abbia fatto mistero di certe sue passione per la fratellanza.   Scrive SkyTG24 nel 2011: «”mi sono iscritto alla massoneria a 18 anni” – Sollecitato dai giornalisti presenti in studio, ha raccontato dell’iscrizione, a 18 anni, alla massoneria. “Mi sembrò, leggendo un libro, che fosse il miglior apprendimento per imparare a stare zitti”. “Per quasi due anni sono stato apprendista, il grado più basso – ha ricordato Lavitola – e non conosco gli altri gradi. In quel periodo la mia famiglia ebbe grossi problemi finanziari tanto che furono altri a pagarmi la quota per la Loggia».   Panama, come tutti i Paesi sudamericani, hanno delle élite dove i grembiuletti abbondano.

Aiuta Renovatio 21

A questo punto si è inserito, a luglio lo stesso Grande Oriente d’Italia. «Ranucci ha riabilitato l’amicizia con i massoni», ha dichiarato a Il Foglio il gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. La cosa, dice il venerabile Antonio Seminario «non ci dispiace. Ma nemmeno gli chiediamo di esserlo. Però sa, tutto questo è soltanto un riflesso del nostro magnifico Paese».   Tutto vero: magnifico Paese fondato dai massoni con una guerra anticattolica ottocentesca, poi continuata con la fratricida Grande Guerra Mondiale, e poi ancora con trame che, fa Licio Gelli a certe oscurità calabresi e sicule, non si sono esaurite mai.   Il venerabile Seminario (che è una vertice della massoneria italica, non un evento educativo: tuttavia immaginiamo la vertigine semiotica di un seminario condotto dal Seminario) reagiva ad un audio privato pubblicato da La Verità, dove il Sigfrido parlava della presenza di «mafia e massoneria dentro la RAI».   «Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria (…) è da dentro che si fanno le battaglie». Epperbacco.   Cioè fateci capire. Cioè dentro-dentro? Quanto vicino? Cioè solo dentro, o anche fuori?   Che film stiamo vedendo? È solo un dramma di un uomo di successo che cade in disgrazia? Sigfrido e la sua Götterdämmerung, il crepuscolo degli dei del goscismo audiovisivo nazionale a spese del contribuente?   Oppure intorno alla favola del principe Ranucci, e in quella più vasta di quelli col grembiuletto rosso, c’è qualcosa di più?   Qualcosa che, nell’Italia Bella Addormentata, non si può ancora dire?   Roberto Dal Bosco  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Arezzo TV via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported  
Continua a leggere

Politica

«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente

Pubblicato

il

Da

Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.

 

«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».

 

«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.

 

«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».

Sostieni Renovatio 21

«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.

 

Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.

 

Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.

 

  • Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
  • Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
  • Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
  • Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
  • Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
  • Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
  • Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
  • Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
  • Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
  • Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
  • Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
  • Franco Battiato — esoterico cantante etneo
  • Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
  • Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
  • Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
  • Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
  • Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
  • Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
  • Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
  • Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
  • Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
  • Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
  • Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
  • Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
  • Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
  • Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè

Aiuta Renovatio 21

Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.

 

Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.

 

Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.

 

Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

Continua a leggere

Politica

Trump: l’Irlanda sarà riunificata

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha predetto che la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, che fa parte della Gran Bretagna, finiranno per riunirsi.   La Repubblica d’Irlanda divenne indipendente dalla Gran Bretagna nel 1922, mentre sei contee del Nord-Est rimasero nel Regno Unito e formarono l’Irlanda del Nord.   Dopo l’incontro di sabato a Dublino con il primo ministro irlandese Micheál Martin, Trump ha detto ai giornalisti che gli piacerebbe «vedere l’Irlanda riunificata». «Penso che sarebbe un grande successo per tutti se ciò accadesse. Accadrà prima o poi. Tanto vale che accada ora», ha aggiunto, indicando in Martin «l’uomo giusto… per dare il via al processo».   Pur ammettendo che «il Regno Unito avrà ovviamente qualcosa da dire al riguardo», Trump ha ribadito che un’Irlanda unita «sarebbe una cosa fantastica», aggiungendo di essere «amico» con il primo ministro irlandese e definendo i rapporti tra Washington e Dublino i migliori di sempre.   Più tardi, nella residenza dell’ambasciatore statunitense, Trump ha riconosciuto che le sue parole potevano essere controverse, osservando che «è una di quelle domande per cui, a prescindere da ciò che si dice, non esiste una risposta valida».

Sostieni Renovatio 21

All’inizio dell’anno aveva già parlato di una possibile «fusione» tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, richiamando il buon rapporto tra Martin e la vice prima ministra dell’Irlanda del Nord Emma Little-Pengelly.   I predecessori di Trump alla Casa Bianca hanno sostenuto lo status quo fissato dall’Accordo di Belfast del 1998, mediato dagli Stati Uniti e noto anche come Accordo del Venerdì Santo. Quell’intesa mise in gran parte fine a circa trent’anni di violenza politica in Irlanda del Nord tra l’IRA e altri gruppi minori favorevoli alla riunificazione con l’Irlanda, i gruppi lealisti che volevano restare nel Regno Unito e le forze di sicurezza britanniche.   L’accordo prevede un percorso verso la riunificazione se la maggioranza in Irlanda del Nord lo sostenesse. In quel caso il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord dovrebbe indire un referendum.   Sabato, in un post su X, Gavin Robinson, leader del Partito Unionista Democratico, ha criticato le ultime parole di Trump. «Il presidente Trump sa meglio di chiunque altro che le elezioni contano… L’Irlanda del Nord fa parte del Regno Unito perché questa è la volontà democratica consolidata del suo popolo», ha scritto. L’Irlanda del Nord «continuerà a scegliere il Regno Unito e la sicurezza che offre».   Durante la sua prima visita in Irlanda del Nord il mese scorso, anche il primo ministro britannico Andy Burnham ha definito un referendum sulla riunificazione «fuori discussione».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Più popolari