Spazio
Sonda cinese ritorna dal lato oscuro della Luna con campioni minerari
La sonda lunare cinese Chang’e-6 ha completato con successo la sua missione e il suo modulo di rientro è tornato sano e salvo sulla Terra, riportando i primi campioni di terreno dal lato nascosto della Luna, ha annunciato martedì la China National Space Administration (CNSA).
Il modulo che trasportava i campioni si è paracadutato sulla Terra ed è atterrato in una zona designata nella regione settentrionale della Mongolia interna, in Cina. Una volta completati tutti i controlli a terra, il modulo verrà trasportato in aereo a Pechino, dove verrà aperto e i campioni recuperati.
Il capo della CNSA Zhang Kejian ha dichiarato che l’esplorazione lunare di Chang’e-6 «è stata un completo successo». Anche il presidente cinese Xi Jinping ha salutato la missione come un «risultato fondamentale nella costruzione di un Paese forte nello spazio, nella scienza e nella tecnologia».
La navicella spaziale senza equipaggio, che ha segnato il sesto lancio del Programma cinese di esplorazione lunare, è partita inizialmente il 3 maggio. Anche il suo predecessore, il Chang’e 5, ha viaggiato sulla superficie della Luna nel 2020 e ha riportato campioni dal suo lato più vicino.
Touchdown! Chang’e-6 carrying lunar samples from the Moon’s far side, for the first time, safely lands in Inner Mongolia https://t.co/I6ToMAjEb4 pic.twitter.com/jzz2tLrXo0
— China ‘N Asia Spaceflight ???????? ????️ (@CNSpaceflight) June 25, 2024
Chang’e-6 with the samples collected from the Moon’s far side is coming back today. Live stream: https://t.co/W00i5Bc22m https://t.co/x89C55BwXZ pic.twitter.com/6eoYRq51xs
— China ‘N Asia Spaceflight ???????? ????️ (@CNSpaceflight) June 25, 2024
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Si prevede che il Chang’e-6 abbia riportato fino a 20 kg di polvere e rocce lunari dal lato nascosto della Luna, il che segna la prima volta che tali campioni sono stati consegnati sulla Terra.
Tali materiali verranno prima analizzati da scienziati cinesi e successivamente condivisi con la comunità internazionale.
Gli esperti sperano che questi campioni storici portino a nuove scoperte sulla Luna e sulla sua evoluzione, nonché sullo sviluppo della Terra e del nostro Sistema Solare in generale.
«La missione Chang’e-6 rappresenta una pietra miliare significativa nella storia dell’esplorazione lunare umana e contribuirà a una comprensione più completa dell’evoluzione lunare», ha dichiarato Yang Wei, ricercatore presso l’Istituto di geologia e geofisica dell’Accademia cinese delle Scienze.
Gli scienziati hanno anche affermato che sperano che i nuovi campioni forniscano informazioni su come l’umanità può utilizzare le risorse della Luna per stabilire eventualmente una presenza umana lì.
Nel 2021 Cina e Russia hanno firmato un accordo per cooperare nella costruzione di quella che verrà chiamata Stazione Internazionale di Ricerca Lunare. Il progetto, che mira a creare una base lunare operativa entro il 2035, è attualmente sviluppato dalla CNSA e dall’agenzia spaziale russa Roskosmos. Tuttavia, Mosca e Pechino hanno sottolineato che tutti i paesi interessati sono invitati ad aderire. Finora hanno preso parte al progetto nove nazioni.
Come riportato da Renovatio 21, l’attività mineraria della Repubblica Popolare Cinese sulla Luna è già iniziata da tempo, al punto di aver riportato sulla terra un nuovo minerale, che hanno voluto chiamare «Changesite-(Y)». La missione di raccolta materiali è solo l’ultimo capitolo.
La corsa internazionale verso la Luna si sta intensificando in grande stile e la Repubblica Popolare Cinese si pone tra i paesi più avvantaggiati nella sfida cosmonautica che poche potenze al mondo sono in grado di portare avanti. Essa non ha dubbi riguardo l’idea di sfruttare le risorse minerarie della Luna, tra cui i giacimenti di Elio 3, sostanza considerata da alcuni scienziati come il combustibile del futuro.
Secondo alcuni, l’Elio-3, un isotopo leggero e stabile dell’elio sarà il futuro combustibile dell’umanità. La sostanza si troverebbe in maggiore abbondanza sulla Luna rispetto che sulla Terra, essendo stata incorporata nello strato superiore della regolite – la coltre di depositi superficiali non consolidati, sciolti ed eterogenei che ricoprono la superficie dei corpi celesti rocciosi – dal vento solare per miliardi di anni.
L’Elio-3 sarebbe utilizzabile come combustibile nucleare in quella che chiamano «fusione aneutronica», cioè una fusione che non rilasci energia sotto forma di neutroni e quindi non abbia radiazioni neutroniche o ionizzanti dannose.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina poche settimane fa ha piantato bandiera sulla superficie lunare.
Il presidente russo Vladimir Putin due settimane fa ha firmato una legge che ratifica un accordo intergovernativo tra Russia e Cina sulla cooperazione nella costruzione di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare.
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Spazio
Starship, grande missile di Elon Musk, esplode dopo aver portato a termine la sua missione orbitale
Starship achieved orbit on its first attempt and successfully delivered Starlink V3 satellites to space for the first time → https://t.co/LwJ4g6dNZ3 pic.twitter.com/pnd3k8x6E0
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship has begun deploying its payload of 26 @Starlink V3 satellites. This deployment sequence will take ~30 minutes pic.twitter.com/ycIdAx5Lbe
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship is preparing for its deorbit burn pic.twitter.com/431iz2S60G
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Splashdown confirmed. Congratulations to the entire SpaceX team on the first orbital flight of Starship! pic.twitter.com/urjmiwnvNl
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
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Spazio
La Russia lancia in orbita un nuovo mezzo militare
La Russia ha messo in orbita un carico utile militare riservato, completando così la seconda missione spaziale della settimana.
Il decollo è avvenuto tre giorni fa di notte dal cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, a opera delle Forze aerospaziali russe.
Non è stata resa nota la natura precisa del carico, anche se apparentemente si tratta di un satellite. Le autorità hanno dichiarato che, una volta in orbita, il veicolo spaziale ha stabilito con successo il contatto con il centro di controllo a terra.
Secondo il Ministero della Difesa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, per questa missione è stato impiegato un lanciatore medio Soyuz-2.1b.
Russian Soyuz-2.1b rocket blasts off from Plesetsk Cosmodrome with Defense Ministry payload pic.twitter.com/0ujZfDQ0ie
— RTRussia (@RT_Russia_) September 18, 2026
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Il lancio si inserisce nel contesto dell’espansione delle capacità satellitari russe, tra cui la costellazione a banda larga in orbita bassa Rassvet («Alba») sviluppata dalla società aerospaziale privata Bureau 1440. Mosca punta a collocare in orbita 156 satelliti Rassvet entro la fine del 2026 e circa 900 entro il 2035.
Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la rete «non è da meno» rispetto a Starlink di Elon Musk e «potrebbe persino superarla per certi aspetti». La Russia sta inoltre sviluppando droni d’attacco pesanti guidati via satellite, che potrebbero risultare più resistenti alla guerra elettronica e alle interferenze.
Mercoledì Roscosmos ha effettuato un altro lancio con un razzo Soyuz-2.1b dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, mettendo in orbita la navicella cargo Progress MS-35 con 2,4 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il lancio si inserisce nel contesto di queste ore di tensione per la dimensione dello spazio: all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma il Cremlino ha risposto accusando la militarizzazione americana dello spazio esterno
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa le forze armate della Repubblica Popolare Cinese hanno dichiarato che il Pentagono rappresenta la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza dello spazio.
Pare che gli eserciti delle superpotenze atomiche si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
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Spazio
Lo spazio come frontiera geopolitica. Intervista a Emilio Cozzi
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