Spazio
Secondo gli scienziati l’oggetto misterioso che viene verso il sistema stellare è antichissimo
Secondo gli scienziati, il visitatore interstellare che si sta dirigendo verso il centro del nostro sistema stellare è incredibilmente antico. Gli astronomi hanno recentemente confermato che un oggetto misterioso, denominato 3I/ATLAS, proveniente dallo spazio interstellare, sta attraversando il sistema solare a forte velocità. Lo riporta il sito Futurism.
È solo il terzo oggetto interstellare confermato ad aver raggiunto il nostro sistema stellare, dopo Oumuamua, individuato nel 2018, e la cometa denominata 2I/Borisov, identificata nel 2019.
Gli scienziati stanno cercando di comprendere meglio 3I/ATLAS e di capire se può far luce sulla natura di oggetti interstellari simili.
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In un editoriale per Space.com, l’astrofisica dell’Università del Michigan, Aster Taylor, e il professore di fisica e astronomia della Michigan State University, Darryl Seligman, sostengono che 3I/Atlas sembra essere una cometa, molto simile a 3I/Borisov, suggerendo che «gli oggetti interstellari simili a comete sono molto più comuni di quelli esotici come Oumuamua».
Grazie alla sua incredibile velocità di circa 215.000 km/h rispetto al Sole, i due ricercatori affermano che «ATLAS è molto più vecchio sia di Oumuamua che di Borisov: ha circa 3-11 miliardi di anni». Questo perché «l’influenza della galassia tende ad accelerare gli oggetti nel tempo».
In altre parole, 3I/ATLAS potrebbe indicare che la Via Lattea ha prodotto oggetti interstellari fin da quando è nata, circa 13 miliardi di anni fa e di fatto potrebbe essere più vecchia del Sole, che ha circa 4,6 miliardi di anni. «Possiamo persino iniziare a determinare la distribuzione di questi oggetti e dedurre la popolazione dei pianeti ancora invisibili che devono averli espulsi nello spazio interstellare», si legge nell’editoriale.
Gli scienziati hanno ricostruito la sua traiettoria fino al centro della Via Lattea. Ma come sia arrivata fin qui rimane un mistero. Gli esperti hanno ipotizzato che potrebbe essersi formata come una cometa attorno a una stella, oppure che sia stata espulsa da una stella di passaggio dal suo sistema solare.
Non si ha contezza nemmeno di quanto sia grande. Secondo alcune stime, la coda della cometa 2I/Borisov misurava quasi 160.000 chilometri, mentre la stessa Oumuamua era lunga meno di un chilometro.
A differenza di Oumuamua, 3I/ATLAS ha ancora molta strada da fare mentre attraversa a gran velocità il nostro sistema solare.
Grazie ai telescopi spaziali James Webb e Hubble della NASA, presto potremmo osservarlo molto più da vicino, rivelando potenzialmente per la prima volta «le sue dimensioni, la sua composizione, la sua rotazione e il modo in cui reagisce al calore», hanno scritto Taylor e Seligman.
Anche l’Osservatorio Vera C. Rubin, le cui prime immagini luminose sono state pubblicate solo poche settimane fa, potrebbe essere utilizzato per studiare il curioso visitatore. L’osservatorio ha già catalogato più di 2.000 asteroidi precedentemente sconosciuti. «In 3I/ATLAS, vediamo sia la promessa dell’astronomia sia l’importanza di continuare a finanziarlo», hanno concluso gli scienziati.
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Come riportato da Renovatio 21, Oumuamua (in hawaiano «messaggero che arriva per primo da lontano» o «messaggero da un lontano passato») fu ritenuto dall’l’astronomo di Harvard Avi Loeb come una potenziale prova di una civiltà aliena che ci avrebbe inviato un pezzo della sua tecnologia con intenti di visita galattica.
Il Loeb, di fatto un «cacciatore di alieni» con cattedra ad Harvard e quindi bollino accademico di alto prestigio, ha inoltre dichiarato che ci potrebbero essere fino a 4 quintilioni di astronavi aliene nel sistema solare.
Per quanto riguarda i suoi detrattori, l’astronomo di Harvard ha detto a Fox che soffrono solo di «gelosia accademica». Che non si curi molto di quel che dicono di lui lo si capisce anche da altre dichiarazioni degli ultimi mesi, come quella per cui potrebbe essere possibile che ci siano quattro quintilioni di astronavi aliene in agguato nel nostro sistema solare.
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Razzo SpaceX si schianta sulla Luna
#BREAKING: 🇺🇸 SpaceX Falcon 9 stage smashed into the Moon near Einstein Crater at over 5000 mph!
[Video is AI simulation not real footage] #SpaceX #MoonImpact #Falcon9 https://t.co/v0P56RC2lO pic.twitter.com/KSs5tgpYOR — Twilight (@TwilightDewy) August 6, 2026
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Spazio
Razzo SpaceX ormai esaurito si schianterà sulla Luna
Si prevede che lo stadio superiore esaurito del razzo SpaceX Falcon 9 si schianti sulla Luna vicino al cratere Einstein nelle prime ore di mercoledì mattina, producendo potenzialmente la prima colonna d’impatto osservata dalla Terra sul lato illuminato dal sole della superficie lunare.
William Jo, dottorando presso la Cockrell School of Engineering dell’Università del Texas a Austin, e cinque coautori hanno pubblicato su arXiv una bozza preliminare che descrive in dettaglio l’impatto lunare previsto dello stadio superiore del razzo ormai esaurito.
Utilizzando una simulazione fisica ad alta risoluzione, i ricercatori hanno modellato cosa potrebbe accadere quando circa 3.900 chilogrammi di componenti cavi di un razzo si schiantano sulla superficie lunare:
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Il 5 agosto alle 06:34 UTC, lo stadio superiore del Falcon 9 (circa 3.900 kg) colpirà la superficie lunare a una velocità di 2,43 km/s, generando una colonna di detriti potenzialmente visibile.
Secondo uno studio sulla dinamica d’impatto prevista e sul conseguente campo di detriti potenzialmente osservabile, il pennacchio di detriti dovrebbe raggiungere un’altitudine di circa 15-20 km per la cortina di ejecta e di 75-100 km per la punta centrale di ejecta, estendersi lateralmente per 183 km dal punto d’impatto vicino al bordo illuminato dal sole e produrre una densità colonnare di polvere di picco al di sopra dei 10 km di altitudine.
I ricercatori sperano che la collisione imprevista della prossima settimana possa fornire informazioni sulla geologia lunare e sui rischi posti dai razzi abbandonati, mentre Stati Uniti, Cina e aziende private pianificano future basi lunari.
Come riportato da Renovatio 21, la a minaccia di una guerra lunare negli anni 2030 sta pingendo la NASA – ed Elon Musk – a una corsa contro il tempo per costruire una base sulla Luna.
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Come riportato da Renovatio 21, a febbraio Musk aveva dichiarato di voler dare priorità alla costruzione di una «città autosufficiente» sulla Luna, ponendo temporaneamente in secondo piano il suo storico obiettivo di colonizzare Marte.
Attualmente le principali potenze mondiali intensificano gli sforzi per stabilire una presenza permanente sulla Luna. Cina e Russia stanno collaborando allo sviluppo di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), mentre Mosca prevede di realizzare entro il 2036 un impianto a propulsione nucleare per sostenere la base. In reazione l’amministrazione Trump accelera la costruzione del reattore nucleare lunare.
Come riportato da Renovatio 21, scienziati cinesi lavorano su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.
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Come riportato da Renovatio 21, uno studio condotto da un team italiano suggerisce che la possibile esistenza di una grande grotta sul fondo di un profondo cratere sulla Luna potrebbe proteggere gli esseri umani dai rischi ambientali durante le spedizioni più lunghe. Alcuni di questi dati suggeriscono che la fossa Mare Tranquillitatis («Mare della Tranquillità») potrebbe ospitare una potenziale base per future esplorazioni del satellite naturale della Terra.
La Luna è territorio di sperimentazioni avanzate e di conquista. Come riportato da Renovatio 21, alcuni ricercatori dell’Istituto di Ingegneria dei Materiali di Ningbo (NIMTE) dell’Accademia cinese delle scienze, insieme a collaboratori del Laboratorio Materiale del Lago Songshan, dell’Università di Nanchino e dell’Istituto di Tecnologia di Harbin, hanno condotto esperimenti sul suolo della Luna – la cosiddetta regolite – che dimostra che da esso è possibile estrarre l’acqua.
Due anni fa gli USA hanno iniziato a parlare di basi militari sulla Luna. La nuova frontiera della geopolitica, da alcuni detta «astropolitica», è alla porte, così come lo è lo spettro della guerra spaziale.
Gli esseri umani non mettono piede sulla Luna dalla missione Apollo 17 della NASA nel 1972.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Startup indiana lancia razzo in orbita bassa: il club dello spazio privato si allarga
We’ll be watching this ignition on loop all day.
Kalam-1200 — Vikram-1’s first stage, named for Dr. A.P.J. Abdul Kalam — roaring to life and lifting Vikram-1 off the pad, on a flight that reached orbit.#Vikram1 #MissionAagaman pic.twitter.com/ul9wlY8LzH — Skyroot Aerospace (@SkyrootA) July 18, 2026
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