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Sant’Antonio abate e l’era degli uomini pazzi

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Il 17 gennaio ricorre la festa di Sant’Antonio Abate (251-356 d.C.).

 

Il Santo è anche chiamato Sant’Antonio il Grande, Sant’Antonio d’Egitto, Sant’Antonio del Deserto, Sant’Antonio l’Anacoreta Sant’Antonio del Fuoco. Antonio fu un eremita che visse nel deserto egiziano, e i suoi seguaci sono i «Padri del deserto» di cui il lettore avrà certo sentito parlare. Il concetto stesso di eremitismo così come lo conosciamo passa per la vita di Sant’Antonio.

 

Molti confondono Sant’Antonio con il suo famosissimo omonimo di Padova. Sant’Antonio Abate, tuttavia, non è meno fondamentale per la storia del mondo. Egli, nientemeno, ha fondato il monachesimo cristiano, divenendo il primo abate in assoluto.

Molti confondono Sant’Antonio con il suo famosissimo omonimo di Padova. Sant’Antonio Abate, tuttavia, non è meno fondamentale per la storia del mondo. Egli, nientemeno, ha fondato il monachesimo cristiano, divenendo il primo abate in assoluto.

 

Il santo ci è stato raccontato principalmente dal libro Vita Antonii, pubblicato ad un anno dalla sua morte da Atanasio il grande, il vescovo di Alessandria che con Antonio combatté contro l’eresia ariana.

 

Le descrizioni contenute nel libro riguardo alla lotta di Antonio con le tentazioni mandate dal demonio divennero celebri in tutto il mondo, e ispirarono artisti come Bosch, Grünewald , Tiepolo e Salvador Dalì.

 

Le storie passate dalla Vita di Antonio alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine sono tante e piuttosto particolari. Per esempio, trovato il corpo del suo precursore San Paolo di Tebe, gli scava la sepoltura con l’ausilio di un leone piangente.

 

Egli si spinse giù all’Inferno per rubare per loro il fuoco. I diavoli, riconoscendolo, non vollero farlo entrare, tuttavia il Santo aveva pronto uno stratagemma: liberò un maialino che corse dappertutto gettando scompiglio fra i demòni

È considerato il santo del fuoco e degli animali domestici a causa della leggenda per cui, spinto dagli uomini che avevano freddo e fame, egli scese giù all’Inferno per rubare per loro il fuoco. I diavoli, riconoscendolo, non vollero farlo entrare, tuttavia il Santo aveva pronto uno stratagemma: liberò un maialino che corse dappertutto gettando scompiglio fra i demòni, Incapaci di placare l’irrefrenabile suino del Santo, i diavoli gli chiesero di catturarlo, così entro con il suo bastone di legno di ferula, facendo sgambetti alle creature infere.

 

I demoni si indispettirono ancor di più e gettarono il suo bastone fra le fiamme; Antonio allora liberò una seconda volta il temibile maialino, dicendo che non lo avrebbe fermato se non gli fosse stato riconsegnato il bastone. Così gli diedero indietro il bastone di legno spugnoso, dove alcune scintille continuavano a bruciare all’interno in modo celato. Fu così che Sant’Antonio portò il fuoco agli uomini.

 

Si tratta di un mito di origine del fuoco simile a quello di Prometeo, ma se vogliamo ancora più fantasioso.

 

Tuttavia, in questo anno del Signore 2021, vogliamo ricordare delle del Santo, contenute nella Vita di Sant’Antonio, che ci paiono non solo realistico, ma soprattutto atte a descrivere l’ora presente, benché pronunciate 18 secoli fa.

 

«Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro».

«Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro».

 

Caro Sant’Antonio, oggi stiamo vivendo questo tempo di follia. Come avevi predetto, i pazzi ci si avventano contro.

 

Come avevi predetto, i pazzi non sopportano che non somigliamo a loro in niente.

 

Caro Sant’Antonio, ti dobbiamo raccontare che oggi i pazzi ci maltrattano ovunque, se solo hanno la minima percezione che non sei come loro.

 

Caro Sant’Antonio, oggi stiamo vivendo questo tempo di follia. Come avevi predetto, i pazzi ci si avventano contro.

I pazzi non si accontentano di proiettare su di noi la loro pazzia: vogliono sottometterci, imbavagliarci, imprigionarci, perfino violare i nostri corpi in modo indegno, costringendoci alle loro pozioni di pazzia infernale.

 

Devi sapere, caro Sant’Antonio, che in questo tempo di pazzi una malattia che prende il nome da te e dalla tua storia, il Fuoco di Sant’Antonio, la vogliono sistemare con un intruglio diabolico che contiene cellule di bambino ucciso nel grembo della madre – le chiamano cellule diploidi umane MRC-5.

 

Devi sapere, caro Sant’Antonio, che davanti a questo orrore e follia senza fine non sappiamo cosa fare: non possiamo nemmeno ritirarci a meditare nel deserto, perché, non ci crederai, il mondo moderno è riuscito a proibire anche di uscire di casa.

 

Invochiamo il tuo aiuto. Oramai l’inferno è sulla terra, e i diavoli camminano fra noi. Porta il tuo bastone e il tuo porcellino, e sbaragliali, butta il loro regno per aria, ritorci contro di loro i loro stessi inganni

Per cui invochiamo il tuo aiuto. Oramai l’inferno è sulla terra, e i diavoli camminano fra noi. Porta il tuo bastone e il tuo porcellino, e sbaragliali, butta il loro regno per aria, ritorci contro di loro i loro stessi inganni.

 

Sant’Antonio, abbiamo tanto bisogno di te. Chiunque è rimasto sano desidera una scintilla del tuo fuoco per illuminare questa tenebra che hanno fatto cadere su di noi. E bruciacchiare il sedere di qualche pazzo se diventa troppo aggressivo.

 

Magari così si scolla dalla poltrona dalla quale sta comandando quest’era di pazzi.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Articolo ripubblicato da Renovatio 21

 

 

Immagine di Giovanni Gasparro, Sant’Antonio Abate. Olio su tela, 120×75 cm, 2019. Chiesa di Sant’Antonio Abate, Naxos, Grecia. Foto Luciano e Marco Pedicini.

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La Chiesa Ortodossa Ucraina dichiara l’indipendenza da Mosca?

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Persino i grandi giornali, solitamente per nulla avvezzi a trattare di questioni ecclesiastiche ortodosse, hanno presentato stamane titoli relativi a una presunta separazione della Chiesa Ortodossa Ucraina dal Patriarcato di Mosca.

 

Poco importa se questi stessi giornali fino a ieri cianciavano insistentemente di un inesistente «Patriarcato ucraino autocefalo» (e noi avevamo contestato qui questa baggianata): per i giornalisti oggi era importante rilanciare questa notizia.

 

Cosa c’è di vero? Mettiamo un po’ di ordine.

 

 

La risoluzione del Concilio della Chiesa Ucraina del 27 maggio

Nella mattinata di ieri, venerdì 27 maggio, presso la Chiesa di S. Pantaleone nel parco di Feofanija a Kiev, dopo un breve incontro del Santo Sinodo, si è riunito il Concilio locale della Chiesa Ortodossa Ucraina.

 

Il Concilio locale è una prerogativa di diritto della Chiesa Ucraina, in quanto dotata di una speciale forma di larga autonomia all’interno della Chiesa Russa, garantita dal Patriarca Alessio II di Mosca con un tomos speciale nel 1990, e include la partecipazione di tutti i vescovi canonici dell’Ucraina.

 

Alla conclusione dei lavori, in serata, segnata dalla celebrazione di un servizio commemorativo per i caduti della guerra, è stata pubblicata una risoluzione conciliare, con i seguenti punti:

 

1)

Il Concilio condanna la guerra come una violazione del comandamento di Dio Non uccidere (Es. 20, 13), ed esprime le proprie condoglianze a tutti quelli che han sofferto a causa della guerra.

 

2)

Il Concilio si appella alle autorità dell’Ucraina e alle autorità della Federazione Russa perché continuino i processi negoziali e ricerchino un forte e ragionevole accordo che possa metter fine allo spargimento di sangue.

 

3)

Il Concilio esprime il proprio disaccordo con la posizione del Patriarca Cirillo di Mosca e di tutta la Rus’ riguardo la guerra in Ucraina.

 

4)

Il Concilio ha adottato importanti emendamenti e addizioni allo Statuto dell’amministrazione della Chiesa Ortodossa Ucraina, indicando la completa autosufficienza e indipendenza della Chiesa Ortodossa Ucraina.

 

5)

Il Concilio ha approvato le risoluzioni del Concilio dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Ucraina e le decisioni del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Ucraina che si è riunito nel periodo intercorso dall’ultimo Concilio (8 luglio 2011).

 

Il Concilio approva le attività della Cancelleria e delle istituzioni sinodali della Chiesa Ortodossa Ucraina.

 

6)

Il Concilio ha considerato di restaurare la pratica di consacrare il Crisma nella Chiesa Ortodossa Ucraina.

 

7)

Per il periodo della legge marziale, quando i rapporti tra le eparchie e il centro di governo della Chiesa sono complicati o assenti, il Concilio ritiene opportuno conferire ai vescovi diocesani il potere di prendere decisioni autonome su diverse questioni della vita diocesana, che rientrano nella competenza del Santo Sinodo o del primate della Chiesa ortodossa ucraina, informandone il clero, se possibile.

 

8)

Di recente, la Chiesa ortodossa ucraina ha dovuto affrontare una nuova sfida pastorale. Durante i tre mesi di guerra, oltre 6 milioni di cittadini ucraini sono stati costretti a lasciare il Paese. Si tratta principalmente di ucraini delle regioni meridionali, orientali e centrali dell’Ucraina. Sono in gran numero fedeli della Chiesa ortodossa ucraina.

 

Pertanto, la metropolia di Kiev della Chiesa ortodossa ucraina sta ricevendo da vari Paesi richieste di aprire parrocchie ortodosse ucraine. Ovviamente molti dei nostri compatrioti torneranno in patria, ma molti rimarranno in residenza permanente all’estero.

 

A questo proposito, il Concilio esprime la sua profonda convinzione che la Chiesa ortodossa ucraina non può lasciare i suoi fedeli senza cure spirituali, e che deve stare al loro fianco nelle loro prove e fondare comunità ecclesiali nella diaspora.

 

9)

Consapevole della sua speciale responsabilità dinanzi a Dio, il Concilio si rammarica profondamente per la mancanza d’unità nell’Ortodossia ucraina. L’esistenza dello scisma è vista dal Concilio come una ferita profonda e dolorosa nel corpo della Chiesa.

 

È particolarmente deplorevole che le recenti azioni del patriarca di Costantinopoli in Ucraina, che hanno portato alla formazione della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», abbiano solo approfondito l’equivoco e portato allo scontro fisico. Ma anche in tali circostanze di crisi, il Concilio non perde la speranza di riprendere il dialogo.

 

Affinché il dialogo abbia luogo, i rappresentanti della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina» devono:


a) Fermare il sequestro di chiese e il trasferimento forzato delle parrocchie della Chiesa ortodossa ucraina.


b) Rendersi conto che il loro status canonico, come sancito dallo «Statuto della Chiesa ortodossa in Ucraina», è in realtà non autocefalo e di gran lunga inferiore alle libertà e alle opportunità per le attività ecclesiastiche previste dallo Statuto di governo della Chiesa ortodossa ucraina.


c) Risolvere la questione della canonicità della gerarchia della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», perché per la Chiesa ortodossa ucraina, così come per la maggior parte delle Chiese ortodosse locali, è abbastanza chiaro che per il riconoscimento della canonicità della gerarchia della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina» è necessario ripristinare la successione apostolica dei suoi vescovi.


Il Concilio esprime la sua profonda convinzione che la chiave del successo del dialogo deve essere non solo il desiderio di restaurare l’unità ecclesiale, ma anche una sincera aspirazione a costruire la propria vita sulla base della coscienza cristiana e della purezza morale.

 

10)

Riassumendo il lavoro svolto, il Concilio offre una preghiera di ringraziamento al Signore misericordioso per la possibilità della comunione fraterna ed esprime l’auspicio per la fine della guerra e la riconciliazione delle parti belligeranti. Nelle parole del santo apostolo ed evangelista Giovanni Teologo, «grazia, misericordia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nella carità» (2 Giovanni 1, 3) siano con tutti noi, specialmente con i fratelli e le sorelle in Cristo risorto.

 

 

Interpretazione, commenti e conseguenze delle decisioni conciliari

Se i punti 1-3, che esprimono in modo chiaro la posizione della Chiesa Ucraina sulle questioni belliche, hanno un valore del tutto relativo a livello ecclesiologico, ben più rilevanti appaiono altri punti del documento conciliare.

 

Anzitutto il punto 4, da leggere in associazione al punto 6, che ha fatto scatenare i giornalisti nostrani: il documento parla di emendamenti allo Statuto che ne rafforzano l’indipendenza, ma non menziona quali siano questi emendamenti.

 

Inoltre, il documento conciliare non usa esplicitamente la parola «autocefalia». L’Arciprete Nikolaj Danilevich, rappresentante della Chiesa Ucraina per le relazioni esterne, ha commentato a riguardo con queste parole:

 

«L’UOC si è disassociata dal Patriarcato di Mosca e ha confermato il suo stato d’indipendenza, e ha operato adeguati cambiamenti al proprio statuto. Ogni riferimento alla connessione dell’UOC con la Chiesa Ortodossa Russa sono stati rimossi dagli statuti. Di fatto, gli statuti dell’UOC sono ora quelli di una Chiesa autocefala».

 

Non sappiamo se le parole di padre Danilevich debbano essere prese alla lettera; infatti, il Santo Sinodo della Chiesa Ucraina, riunitosi qualche settimana fa, rispondendo alle richieste provenienti da alcuni vescovi che chiedevano a gran voce l’autocefalia, aveva insistito che le decisioni del futuro Concilio non avrebbero dovuto travalicare il campo canonico, né introdurre ulteriore divisione nella Chiesa di Cristo.

 

In effetti, benché la Chiesa Ucraina abbia uno stato di ampia autonomia, non può ovviamente proclamare se stessa autocefala, ma deve ricevere un riconoscimento da parte del Patriarcato di Mosca che ne detiene la giurisdizione canonica.

 

Ad esempio, per dare un’idea di come si dovrebbero svolgere le procedure canoniche, durante la riunione di ieri del Santo Sinodo della Chiesa Russail metropolita Innocenzo di Vilnius ha portato all’attenzione del Sinodo la richiesta di indipendenza della Chiesa Lituana: i vescovi riuniti hanno preso nota della richiesta e istituito una commissione, presieduta dal Patriarca Cirillo, che valuterà la fondatezza delle richieste lituane e prenderà le adeguate decisioni. La Chiesa Ucraina non ha fatto nulla di tutto ciò.

 

Inoltre, la questione della consacrazione del Crisma non è necessariamente un’indicazione di autocefalia, benché negli ultimi 100 anni nella mentalità russa la possibilità di consacrare il Crisma sia stata intesa come il segno maggiore dell’autocefalia di una Chiesa.

 

Le Chiese di tradizione ellenica, ad esempio, benché autocefale o addirittura Patriarcati antichi, non consacrano il loro Crisma ma lo ricevono da Costantinopoli; nella Chiesa Russa, fino alla Rivoluzione, il Crisma veniva consacrato in quattro o cinque luoghi diversi in tutto il territorio imperiale, inclusa anche Kiev, ove fu consacrato per l’ultima volta nel 1913.

 

Vladimir Legoida, capo del servizio stampa della Chiesa Ortodossa Russa, ha dichiarato che Mosca non rilascerà alcun commento finché non saranno presentati dei documenti ufficiali che illustrano quali siano gli emendamenti adottati dalla Chiesa Ucraina.

 

Intanto, il metropolita Ilarion, capo del dipartimento delle relazioni estere della Chiesa Russa, ha rilasciato un breve video in cui spiega che, a quanto gli risulta, la Chiesa Ucraina ha soltanto reso più esplicite le indicazioni dello stato di autonomia (e non autocefalia) che già possiede dal 1990.

 

Ad ogni modo, alla Liturgia di questa mattina al Monastero delle Grotte di Kiev, sede del metropolita Onofrio di Kiev e di tutta l’Ucraina, è stato regolarmente commemorato il Patriarca Cirillo (nel video sotto, al minuto 1:08:20).

 

 

La situazione resta ingarbugliata, e non manca chi ha pensato di leggere in questa decisione conciliare una mossa astuta dettata da Mosca stessa, in un periodo in cui le autorità civili nazionaliste spingono per una campagna contro la Chiesa Ortodossa Ucraina e – addirittura – in alcuni luoghi essa è stata bandita come organizzazione antinazionale; agitare uno spettro di autonomia da Mosca, sebbene indefinito, potrebbe essere un modo di garantire una relativa tranquillità alla Chiesa Ucraina nel periodo bellico, per poi ripristinare lo stato canonico al termine dell’operazione militare speciale.

 

Infine, merita assolutamente una nota il punto 9, in cui la pseudo-Chiesa nazionalista guidata da Epifanio Dumenko e riconosciuta da Costantinopoli è identificata nella sua non-canonicità, segnalandone peraltro la condizione di inaccettabile subordinazione a Costantinopoli (b) e la mancanza di valida successione apostolica (c).

 

Un colpo netto a Bartolomeo e ai suoi amici d’oltreatlantico. 

 

 

Nicolò Ghigi

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Spirito

Akita, Nostra Signora della pioggia di fuoco

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Non è sbagliato, in questo momento storico, ricordarsi dell’ultima apparizione mariana riconosciuta dal Vaticano: Nostra Signora di Akita.

 

Akita è in Giappone. La Madonna vi apparve oramai mezzo secolo fa. Il messaggio che diede a suor Agnese Sasagawa fu sconvolgente. Parlava di una distruzione massiva, di pene orrende: parlava del Castigo divino.

 

Di più: parlava di una «pioggia di fuoco» che sarebbe arrivata dal cielo e avrebbe devastato l’umanità. In queste ore non possiamo non pensarci: chiunque può riconoscere che viviamo il momento più pericoloso della storia umana, con la devastazione dei missili termonucleari più vicina che mai.

 

Ma parliamo di Suor Agnese e dell’apparizione di Nostra Signora.

 

Katsuko Sasagawa nacque nel 1931 presso Niigata, città dell’Honshu, l’isola principale dell’arcipelago giapponese. Rispetto a Niigata, dall’altra parte del mare c’è Vladivostok.

 

Sin da giovane Katsuko fu malata. Neanche ventenne, subì un’appendicectomia che la lasciò paralizzata: i medici avevano sbagliato qualcosa con l’anestetico. La cura di questa paralisi procurò alla ragazza e alla famiglia infinite altri operazioni e dolori negli anni a seguire.

 

Fu in quel tempo che Katsuko venne a contatto con una infermiera cattolica (anche in Giappone, a quel tempo, negli ospedali c’erano le suore…) che la introdusse alla parola di Cristo. Katsuko conferì un monaco buddista, poi si convertì e ricevette il nome di Agnese.

 

Tuttavia la ragazza continuava a soffrire. Nel 1956, entra in coma. Delle suore arrivate da Nagasaki – la città più cattolica del Giappone… – le bagnano le labbra con dell’acqua di Lourdes. Agnese riprende subito conoscenza.

 

Il suo impegno per la comunità cattolica è tanto: inizia a fare la catechista nella chiesa di di Myoko, un paese lì vicino.

 

Nel 1973 Agnese perde l’udito. La famiglia la rivuole a casa, ma lei prende la decisione di entrare le Serve dell’Eucarestia a Yuzawada, un ordine di suore contemplative istituito vicino alla città di Akita da Mons. Jean Shojiro Itō, il  vescovo di Niigata che in futuro diverrà parte integrante della rivelazione mariana

 

 

Alle 8:30 del 12 giugno 1973, Suor Agnese apre il tabernacolo della cappella dove doveva tenersi l’adorazione eucaristica. Suor Agnese viene investita da una luce potente. Si prostra a terra: sa che può trattarsi di un evento soprannaturale, ma si chiede anche se non sia invece una semplice allucinazione.

 

Il 5 luglio, mentre dice le preghiere della sera, sente sulla mano destra aprirsi una ferita a forma di croce, lunga 3 centimetri e larga 2. Suor Agnese pensa ad un graffio, anche se sente che la carne è tagliata molto in profondità, come fosse stata punta.

 

Quella notte alle 3:00  Suor Agnese sente una voce:

 

«Non temere! Non pregare solamente a causa dei tuoi peccati, ma anche a riparazione di quelli di tutti gli esseri umani (…) Il mondo di oggi ferisce il Santissimo Cuore di Nostro Signore con la sua ingratitudine e le sue ingiurie. La ferita di Maria è molto più profonda della tua».

 

Agnese è quindi guidata alla cappella, dove la voce, a domanda, risponde: «Sono colui che è accanto a te e veglia su di te». È l’angelo custode di Suor Agnese.

 

Ma ecco che un’altra voce che irrompe nella cappella:

 

Figlia mia, mia novizia, mi hai obbedito bene abbandonando tutto per seguirmi. È dolorosa l’infermità alle tue orecchie? La tua sordità sarà guarita, stanne certa. La ferita alla tua mano ti fa soffrire? Prega in riparazione ai peccati degli uomini. Ogni persona in questa comunità è la mia insostituibile figlia. Recitate bene la preghiera delle Serve dell’Eucarestia? Allora recitiamola insieme:

 

Sacratissimo Cuore di Gesù, realmente presente nella Santa Eucarestia, io consacro il mio corpo e la mia anima per essere interamente uniti con il Tuo Cuore che viene sacrificato in ogni istante in tutti gli altari del mondo, dando lode al Padre e invocando la venuta del Suo Regno.

 

Ti prego, ricevi l’umile offerta di me stessa. Usami come desideri per la gloria del Padre e per la salvezza delle anime.

 

Santissima Madre di Dio, non farmi essere separata dal tuo Divino Figlio.

 

Ti prego, difendimi e proteggimi come tua figlia particolare.

 

Amen.

 

Infine la Madonna aggiunge:

 

Prega molto per il Papa, i vescovi e i preti. Dal momento del tuo Battesimo hai sempre pregato per loro con fede.

 

Continua a pregare molto, moltissimo.

 

Racconta al tuo superiore tutto quello che è successo oggi e obbedisci a tutto ciò che ti dirà.

 

Egli ha chiesto che tu preghi con fervore.

 

Suor Agnese, quindi, prega. Ha dinanzi la statua della Vergine della cappella, una copia della Vergine di Amsterdam – Nostra Signora di tutti i popoli – scolpita dall’artista buddista Saburo Wakasa, membro dell’Istituto Giapponese di scultura.

 

Verso le 5 del mattino la voce è scomparsa, e altre suore entrano nella cappella. Suor Agnese chiede a Suor K. di guardare la mano della statua: lei non ha osato per tutto quel tempo, non ne ha il coraggio. Quando Suor K. si avvicina ad esaminare la statua, si prostra a terra. Sulle mani della statua vi è la stessa ferita comparsa sul palmo di Suor Agnese.

 

Il 12 luglio, durante le preghiere delle suore, il sangue riprende a scorrere dalla mano dell’effigie: la storia è oramai incontenibile, si diffonde ben oltre il convento. Due settimane più tardi  farà arriverà il vescovo di Niigata, Jean Shojiro Itō, che constaterà gli eventi.

 

Il 28 luglio, la ferita di Suor Agnese prende a far male in modo insostenibile. La religiosa corre verso la cappella e si prostra al suolo.

 

Nel momento di maggior dolore, ecco la voce:

 

«Le tue sofferenze avranno fine oggi. Conserva preziosamente il ricordo del sangue di Maria e incidilo bene nel tuo cuore, questo sangue versato ha un significato profondo (…) per la conversione di tutti i peccatori».

 

Immediatamente, la ferita scompare, è sanata.

 

Il 3 agosto, Suor Agnese riceve un altro messaggio:

 

Figlia mia, mia novizia, ami il Signore? Se ami il signore ascolta quello che ho da dirti. È  molto importante. Lo riferirai al tuo superiore.

 

Molti uomini in questo mondo fanno soffrire il Signore. Io desidero anime che lo consolino per placare la collera del Padre Celeste. Desidero, con Mio Figlio, anime che dovranno riparare, per mezzo della loro sofferenza e della loro povertà, per i peccatori e gli ingrati.

 

Affinché il mondo possa conoscere la Sua ira, il Padre Celeste si sta preparando a infliggere un grande Castigo su tutta l’umanità.

 

Con Mio Figlio sono intervenuta tante volte per placare l’ira del Padre. Ho impedito l’arrivo di calamità offrendogli le sofferenze del Figlio sulla Croce, il Suo prezioso sangue e le anime dilette che Lo consolano formando una schiera di anime vittime. Preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi possono attenuare la collera del Padre. Io desidero anche questo dalla vostra comunità…che ami la povertà, che si santifichi e preghi in riparazione per l’ingratitudine e le offese di tanti uomini.

 

Recitate la preghiera delle Serve dell’Eucarestia consapevoli del suo significato. Mettetela in pratica; offrite in riparazione per i peccati tutto ciò che Dio può mandare. Fai in modo che tutte si sforzino, secondo le capacità e la posizione, di offrirsi interamente al Signore.

 

Anche in un istituto secolare la preghiera è necessaria. Già le anime che vogliono pregare stanno per essere radunate. Senza dare troppa importanza alla forma, siate fedeli e ferventi nella preghiera per consolare il Maestro.

 

Quello che pensi in cuor tuo è vero? Sei sinceramente decisa a diventare la pietra scartata? Mia novizia, tu che desideri appartenere senza riserve al Signore per diventare la degna sposa dello Sposo, fai i tuoi voti sapendo che devi essere appesa alla croce con tre chiodi. Questi tre chiodi sono: povertà, castità e obbedienza. Dei tre l’obbedienza è fondamentale. Nel totale abbandono, fatti guidare dal tuo superiore. Egli saprà come capirti e indirizzarti

 

Marya-sama, come i giapponesi chiamano la Madonna, in questo messaggio annuncia l’arrivo del castigo. Allo stesso tempo, dichiara l’importanza dell’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica.

 

Il 13 ottobre, Suor Agnese, ricevette il terzo messaggio, il più tremendo.

 

Mentre prega, di colpo percepisce ancora quella luce, e un profumo soave che proviene dalla statua.

 

Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore.

 

Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima.

 

Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli. 

 

I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti.

 

Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.

 

L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi.

 

I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore.

 

Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.

 

Con coraggio, parla al tuo superiore. Egli saprà come incoraggiare ognuna di voi a pregare e a realizzare il vostro compito di riparazione. È  il vescovo Itō, che dirige la vostra comunità”.

 

Hai ancora qualcosa da chiedere? Oggi sarà l’ultima volta che io ti parlerò in viva voce. Da questo momento in poi obbedirai a colui che ti è stato inviato e al tuo superiore.

 

Prega molto le preghiere del Rosario. Solo io posso ancora salvarvi dalle calamità che si approssimano.

 

Coloro che avranno fiducia in me saranno salvati.

 

Queste furono le ultime parole che Nostra Signora affidò a Suor Agnese.

 

Gli eventi straordinari ad Akita però non finirono.

 

Il 4 gennaio 1975, la suora sacrestana si accorge che il basamento della statua della Vergine è bagnato: perché delle lacrime stanno colando dagli occhi della stata. Un fenomeno a cui lo stesso Vescovo Itō assiste.

 

La stessa scultura, poi, pare abbia cambiato fattezze: d’un tratto sembra assumere un’espressione di tristezza, non notata da nessuno prima di allora.

 

Viene chiamato il Saburo Wakasa, lo scultore buddista: conferma, non l’ha scolpita a quel modo. Soprattutto «le guance che avevo scolpito erano incavate, il viso sembra aver ceduto, il suo colore era diventato marrone scuro, la sua espressione più penetrante».

 

Le lacrime sono invece analizzate dal professor Kaoru Sagisaka: sono di origine umana, del gruppo 0. Dal 4 gennaio al 15 settembre 1981 le lacrimazioni sembrano cessare. Don Tasuya, il cappellano, avrebbe contato qualcosa come 101 ripetizioni del fenomeno. I testimoni sono circa 2000. Si dice che una TV giapponese abbia filmato uno di questi eventi.

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Monsignor Ito viaggia quindi a Roma ben due volte a perorare la causa di Nostra Signora di Akita. Il cardinale Ratzinger gli permette di annunciare l’autenticità dell’apparizione: «questi fatti, stabiliti dopo 11 anni di studi, sono incontestabili (…) di conseguenza autorizzo la venerazione di Nostra Signora di Akita». Ottenuto ciò che era giusto, il vescovo Itō va in pensione.

 

Ratzinger nel 1988 tornerà a parlare di Akita, dichiarando che i fenomeni attorno a Suor Sasagawa e a quella cappella sono degni di essere creduti dai credenti.

 

Suor Agnese fu guarita dalla sordità in due momenti 1974 e 1982, ma dal 1981 tornò paralizzata. Continuò a svolgere piccoli lavori per la comunità con le punta delle dita ed i denti.

 

Il mariologo padre Réné Laurentin, che l’ha conosciuta ed ha studiato il suo caso, scrive che Suor Agnese «continua a vivere la sua vita sacrificata, costretta a letto, in una pace profonda».

 

Il  messaggio di Nostra Signora di Akita è sconvolgente. Il vescovo Ito dirà di credere che la terza parte, con il suo carico di castigo e distruzione, sia connessa al messaggio di Fatima.

 

 

Hi ga Ten kara kudari. Verrà il fuoco dal cielo, la maggior parte dell’umanità verrà distrutta, e né i preti né i fedeli saranno risparmiati. I sopravvissuti invidieranno i morti.

 

Akuma ha, Kyōkai no naka made hairikomi. Il demonio entrerà si dentro la chiesa.

 

Cardinaru ha Cardinaru ni, Shikyō wa Shikyō ni tairetsu suru deshō. Cardinali serreranno le proprie fila contro altri cardinali, vescovi contro vescovi.

 

Akuma guiderà molti preti e religiosi lontano da Dio. Quei preti che mi riveriscono saranno disprezzati ed attaccati. Chiese ed altari saranno dissacrati.

 

Kyōkai ha, dakyō suru mono de ippai ni nari. La Chiesa sarà riempita di compromessi.

 

Guardate: la precisione della descrizione delle cose ecclesiastiche è totale.

 

Ma anche la descrizione delle cose del mondo: la pioggia di fuoco è pronta nel cielo, lo sappiamo – non vi è stato momento della storia in cui questo è stato più vero, non a Cuba, non in tutta la Guerra Fredda, non nei millenni precedenti.

 

La pioggia di fuoco termonucleare è sopra di noi: è sopra l’Italia, che ospita almeno 40 testate americane, e quindi ne ha chissà quante puntate contro dalla Russia.

 

L’abbiamo chiamata noi, l’abbiamo invocata, l’abbiamo cercata: forse il grosso del lavoro lo hanno fatto i nostri governanti, è vero – ma se per un momento spegniamo lo zelo, e guardiamo dentro di noi, sappiamo che arriverà anche per i nostri peccati. Per quelli che abbiamo commesso. Per quelli che abbiamo permesso si commettessero

 

Che cosa possiamo fare, in concreto? Possiamo solo prostrarci anche noi dinanzi a Marya-sama, e implorare la misericordia.

 

E obbedire a quanto detto a Suor Agnese:

 

Mainichi, Rosaryo no inori wo tonaete kudasai.

 

Ogni giorno, pregate il Rosario.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di SICDAMNOME via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

 

 

 

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Spirito

La Chiesa Ortodossa Macedone torna in comunione col resto del mondo ortodosso

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Il 16 maggio 2022 il Santo Sinodo del Patriarcato di Serbia ha annunziato il completo risanamento dello scisma perdurante dal 1959 con la Chiesa di Macedonia, fino a quell’anno soggetto autonomo sotto la giurisdizione del Patriarcato Serbo (il quale, in seguito alla riorganizzazione delle giurisdizioni nei Balcani del 1920, aveva ottenuto giurisdizione su tutto il territorio della futura Jugoslavia, allora ancor denominato Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni).

 

Lo scisma era stato fomentato dalle autorità socialiste locali, soprattutto al fine di indebolire il potere della Chiesa di Serbia.

 

Dopo la caduta del comunismo e le guerre dei Balcani, la Chiesa macedone ha cercato in vari modi di essere riaccreditata all’interno del mondo ortodosso, soprattutto attraverso la Chiesa di Bulgaria (che anticamente aveva la giurisdizione canonica sulla Macedonia stessa, dalla sua creazione fino al 1767, quando fu soppressa per volere del Sultano, e poi di nuovo dalla sua ricreazione come esarcato nel 1870 fino al 1920), la quale aveva tuttavia rifiutato di frammettersi nella delicata questione, di competenza canonica della Chiesa serba.

 

Le autorità politiche della Macedonia del Nord, d’altro canto, intrattenevano stretti rapporti con il Patriarca Bartolomeo, chiedendo che fosse lui a riconoscere la Chiesa macedone; in questo modo, peraltro, speravano di poter indirizzare la Chiesa su una posizione filo-atlantista, in linea con l’esecutivo, allontanandola dall’anti-atlantismo che caratterizza invece la Chiesa serba.

 

Nel 2019 è scoppiato uno scandalo internazionale, in quanto due burloni russi hanno pubblicato una registrazione del primo ministro macedone Zoran Zaev che si diceva pronto a corrompere il patriarca Bartolomeo per l’accettazione dell’autocefalia macedone, un piano che – stando all’intercettazione – vedeva anche la complicità dell’ex primo ministro greco Alexis Tsipras. 

 

Nulla si è più saputo fino agl’inizi di maggio 2022, quando un’agenzia stampa della Chiesa macedone comunicava che dei colloqui diplomatici erano in corso con rappresentanti di Belgrado.

 

Il Patriarcato di Costantinopoli (il Fanar), spaventato forse dall’idea di perdere l’occasione offertagli da Zaev, si è subito affrettato, il 9 maggio, a emettere un tomos di riconoscimento dell’autocefalia della Chiesa macedone, alle solite condizioni.

 

Queste «solite condizioni», già ben note per la questione ucraina, comprendevano la sottomissione formale a Costantinopoli e il divieto di curare le parrocchie macedoni in diaspora, che sarebbero state di competenza esclusiva del Fanar.

 

Inoltre, era aggiunta una clausola per cui il nome ufficiale della Chiesa sarebbe stato quello di «Arcidiocesi autocefala di Ocrida», senza riferimento veruno al nome Macedonia, che per un greco come Bartolomeo sarebbe un affronto riconoscere a un soggetto non ellenico.

 

Bartolomeo ha voluto giocare d’anticipo, come in Ucraina, sfruttando l’appoggio del potere politico locale per fare un colpo di mano a favore suo e della NATO. Non c’è però riuscito, anche perché la situazione macedone è completamente diversa da quella ucraina: se in quest’ultimo paese la «Chiesa autocefala» è un soggetto autoproclamato e privo di ordini sacri, in Macedonia si trattava di una branca della chiesa canonica serba da essa staccatasi, dunque con sacramenti validi benché in stato di scisma.

 

In questo modo, il 16 maggio, al termine dei colloqui, il Patriarcato di Belgrado ha potuto annunciare il risanamento dello scisma, reintegrando Skopje nella Chiesa Serba, con ampie concessioni (tra cui il diritto di mantenere la propria diaspora); il giorno successivo il Patriarca di Belgrado Porfirio e l’Arcivescovo di Ocrida Stefano hanno concelebrato la Divina Liturgia nella capitale serba, annunziando l’avvenuta riconciliazione.

 

Nella giornata del 24 maggio, infine, il Santo Sinodo di Serbia ha stabilito che la Chiesa macedone otterrà lo status di autocefalia completa, con modalità e tempistiche in fase di discussione.

 

In tutti i documenti ufficiali della riconciliazione, si usa la denominazione «Chiesa macedone», dunque non esistendo alcun soggetto denominato «Arcidiocesi autocefala di Ocrida» con cui il Fanar sarebbe in comunione.

 

Il colpo di mano fanariota appare dunque pienamente fallito, e anzi Bartolomeo ora si troverà a dover «lavare i panni sporchi» in casa greca, con la gerarchia ateniese che non sarà certo lieta che la Chiesa di Skopje utilizzi il nome di Macedonia.

 

L’Arcivescovo Giovanni di Ocrida, che fino al risanamento dello scisma era il rappresentante della Chiesa Serba con formale giurisdizione sulla Macedonia (non venendo riconosciuta ovviamente la giurisdizione della Chiesa scismatica, quantunque i fedeli locali di fatto appartenessero in maggioranza a quest’ultima), ha commentato l’avvenuta riconciliazione come la fonte della «più grande gioia spirituale».

 

Egli e i restanti tre vescovi che costituivano la formale rappresentanza della Chiesa Serba in Macedonia si ritireranno come abati in alcuni monasteri sul territorio macedone, lasciando ai vescovi della neoriconciliata Chiesa autonoma locale la giurisdizione.

 

La Chiesa Macedone annovera all’incirca 2 milioni di fedeli: il 70% della popolazione macedone residente e alcune centinaia di migliaia in diaspora, distribuiti in oltre 2000 chiese, e conta una ventina di monasteri attivi; oltre all’Arcidiocesi primaziale di Ocrida (con sede a Skopje), annovera in sette diocesi nel territorio della Macedonia del Nord e quattro diocesi della diaspora (Malmö, Crow Point nell’Indiana, Melbourne e Sidney – queste ultime due prive di vescovo, amministrate in commenda rispettivamente dal vescovo di Prespa e da quello di Debar).

 

 

Nicolò Ghigi

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

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