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Renovatio 21 fa dire una Messa per le gravi affermazioni del filosofo Seifert

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Sabato 29 maggio 2021 Renovatio 21 farà dire una messa per le gravissime affermazioni contenute nell’articolo del filosofo Josef Seifert sulla «liceità della vaccinazione» pubblicato dal sito di Roberto De Mattei Corrispondenza Romana.

 

Seifert si è riferito al sacrificio umano dei feti da cui sono tratte le linee cellulari necessarie per i vaccini come ad un «pallido riflesso» del sacrificio di Cristo. Abbiamo sottolineato come queste affermazioni siano intollerabili fino al punto da poter sembrare, a chi combatte per la Vita e per la Fede cattolica, quasi come bestemmie.

 

Tali affermazioni temerarie, malsonanti, ed offensive alle orecchie pie, oltre che sospette di eresia, possono provocare grave danno nell’anima dei lettori, portandole allo scandalo o all’errore e dando loro un’immagine deforme di Dio. Per questo Renovatio 21 ha chiesto a un sacerdote, oltre che di confutare tali affermazioni, anche di celebrare una Messa, perché la grazia celeste allontani gli effetti malvagi di tali affermazioni dalle anime di chi le ha lette, e le tenga al riparo dall’errore e dallo scandalo che indubbiamente inducono nelle menti e nei cuori.

 

In questa ottava della Pentecoste, chiederemo questa particolare grazia di luce allo Spirito Santo, anche per l’autore e l’editore di tali errori.

 

La Santa Messa sarà celebrata in una località dell’Alta Italia sabato 29 maggio.

 

Chiediamo al Signore di perdonare i numerosi orrori di questi giorni oscuri, e di benedire la nostra battaglia a favore della Vita umana, e cioè a favore della Sua Immagine, che nessuno dovrebbe mai più permettersi di oltraggiare in codesto modo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di Andrewgardner1 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0). Immagine modificata con filtri.

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Buon San Marco ai lettori di Renovatio 21. Per la Vita, contro la morte

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Come tutti gli anni, anche questo 25 aprile, auguriamo Buon San Marco ai lettori di Renovatio 21.

 

Lasciamo che il cittadino sincero-democratico della Repubblica nata dalla Resistenza (tssss) festeggi pure la liberazione dal fascismo: quella che è servita ad introdurre la finzione democratica che ci ha portato – ricordate – al biofascismo.

 

Eh sì: la Repubblica nata dal grande sforzo partigiano (James Jesus Angleton, chi era costui?) per combattere le orrende coercizioni e gli sterminii del totalitarismo nazifascista ci ha portato l’apartheid biomolecolare e, nell’ultimo mezzo secolo, lo sterminio degli innocenti nel grembo materno, con numeri multipli di quelli della bomba atomica, ora moltiplicati con il fattore degli embrioni disintegrati per fare ai cittadini repubblicani i bambini in provetta.

 

Dall’antifascismo al biofascismo è stato un passo piuttosto breve. E quindi, lasciamo pure che i goscisti (cioè, i figli, i nipoti, nell’attesa che vengano inghiottiti dalla risacca maranza che hanno contribuito a creare) festeggino la «Liberazione» – è crollata una repubblichina «sociale», che Mussolini (che nulla aveva capito dell’evo di politica della morte che si stava caricando) voleva persino chiamare «socialista» – e si è installata una «Repubblica fondata sul lavoro», e già qui non si capisce come si possa essere liberati se poi bisogna lavorare. Qui ci starebbe il ricordo del film Accattone (1961) di Pier Paolo Pasolini, dove, verso la fine, quando dicono al protagonista Franco Citti che bisogna lavorare, lui risponde «Ma ndove stamo, a Bughenvald?».

 

Certo, questa cosa del principio politico assoluto del lavoro, incistato sovieticamente nel primo articolo della Costituzione più bella del mondo, poi è stato calpestato in ogni maniera possibile, e sappiamo quante cause di persone che hanno rifiutato il ricatto vaccinale sono ancora in corso.

 

Massì. Lasciamoli alle loro marcette, organiche e salubri come un pasto in Autogrill. Ovviamente che ne daremo puntualmente conto se poi nell’annuale promenade meneghina da Piazzale vi fossero numeri come negli scorsi anni, quando con i partigianofili sfilarono gli ucronazisti («Azovdimmerda!» ebbero a dire certuni scandalizzati) o perfino serque di bandierone della NATO (!) con la Rosa dei Venti tra le falci e i martelli, in una koiné di simboli apparentemente politici opposti che ne fanno emergere di fatto la cifra esoterica.

 

E che, finalmente i padroni, i veri vincitori, vogliono tirare dal mezzadro repubblicano la decima del Dopoguerra? Chi ha bombardato l’Italia e l’Europa ora dice alle figure cartonate della sinistra che comandano loro, e che tutta la narrazione resistenziale è ascrivibile alla favola di Fedro del «calcio dell’asino».

 

Ah, saperlo. Del resto tra i segretari della NATO ad una certa si facevano nomi di capi della sinistra parlamentare italiana. Qualcuno se ne accorge, i figli del PCI ora sono i reggicoda dei Darth Vadere dell’Impero più oscuro dell’universa. Altri non vedono, altri ancora fanno finta di niente, e proseguono fischiettosamente.

 

Vabbè, ci stiamo incancrenendo: in realtà questo doveva essere un articolo di puri auguri, magari ricordando che oggi, nel giorno di San Marco, è fatto spesso di scampagnate sull’erba con la primavera che batte decisa. Tutti i veneziani ed ancora molti veneti conoscono questa realtà: il 25 aprile è il giorno della gita in compagnia e del pic-nicco, è il giorno della natura generosa e del riposo.

 

Pax tibi Marce Evangelista Mevs. Sono le parole, che, secondo la leggenda, un angelo apparso sottoforma di Leone Alato a San Marco Evangelista, naufrago nella laguna. Hic requiescet corpus tuum. Qui risposerà il tuo corpo.

 

La Pace, sapeva la Serenissima, è il fondamento della stabilità, della prosperità – della Vita.

 

Un concetto apparentemente semplicissimo, che tuttavia nell’ora della Necrocultura divenuta sistema operativo dello Stato moderno, pochi sembrano aver presente.

 

Per noi, invece, è chiarissimo. La Vita prima di ogni cosa. La Vita contro la morte.

 

La pace sia con voi, lettori.

 

Roberto Dal Bosco

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Il Sole splende oltre la Tenebra. Buona Pasqua ai lettori di Renovatio 21

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Oggi è il giorno della Resurrezione. Il significato di questa festa deve essere noto anche a chi non crede.   Perché il Cristo Risorto è ciò che dà ordine all’universo, anche nell’intimo degli esseri umani. La nostra presenza nella vita non può che incontrare il dolore. E a cosa serve il dolore? Perché soffire? Che senso ha? Il mondo ha perduto la risposta, e da da questo deriva la devastazione che abbiamo dinanzi agli occhi: droga, eutanasia, psicofarmaci, Necrocultura individualista, edonista, anarco-tirannica ed utilitarista in ogni ambito, persino nel Codice Sorgente dello Stato moderno.   Dove va il nostro dolore? Dove va il nostro sacrificio? Meditare sulla Passione e Resurrezione di Gesù ci permette di capirlo nel profondo.   Comprendiamo, che la Vita vince la morte. Comprendiamo che il dolore è il gioco stesso che porta a questa vittoria – una vittoria che va persino oltre la vita biologica, verso la vita eterna, il destino finale dell’essere umano.   La luce vince la tenebra, sì. Sempre. Chi ha assistito ieri ad una Veglia tradizionale lo ha veduto: dopo il rito del fuoco, la processione entra nella chiesa buia, e al terzo Lume Christi intonato dal sacerdote le luci si accendono.   Lode al Signore che ci dà la Vita e ce la insegna, che splende su di noi nell’oscurità   Leggiamo dal Libro delle ore del Sinai (IX) secolo.   «Sopporti i colpi nella tua natura umana, Cristo, vero uomo, per liberare Adamo dalla corruzione, poiché sei tu, Salvatore, che senza unione carnale hai assunto la sua natura e, inchiodandola sul patibolo l’hai salvata: ecco perché senza sosta salmodiamo: “Al di sopra ogni lode, Dio dei nostri padri e nostro dio, tu sei benedetto!”»   «Avevi messo davanti a me, per custodire l’albero della vita due guardiani, dopo che gustai nell’Eden all’albero della corruzione: ma l’albero sui hai disteso le tue mani divine, ecco che invece me lo metti davanti come una strada che conduce alla gioia della vita immortale. Al di sopra ogni lode, Dio dei nostri padri e nostro dio, tu sei benedetto!»   «Il sole si era coperto di tenebre vedendo te, Cristo, il vero Sole, superare le porte chiuse dell’Ade; allora, penetrando nelle tenebre sotterranee, la luce della verità ha fatto brillare il giorno senza fine per tutti coloro che erano seduti nelle tenebre. Al di sopra ogni lode, Dio dei nostri padri e nostro dio, tu sei benedetto!»   Il Sole oltre il buio. La nostra luce oltre la tenebra.   Buona Pasqua cari lettori. Buona Pasqua alle vostre sofferenze. Buona Pasqua alla vostra presenza. Buona Pasqua alla vostra umanità.   Roberto Dal Bosco Direttore di Renovatio 21

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Immagine: Jacopo Tintoretto (1519–1594), La Resurrezione di Cristo (1578-1581), Scuola Grande di San Rocco, Venezia. Immagine di Didier Descouens via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Albachiara, la militanza, la determinazione cristiana

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Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio, Albachiara Cristiani ha reso la sua anima a Dio dopo aver combattuto con tutte le sue forze contro la malattia.

 

Ha lottato per la vita, quella Vita che ha difeso con tutta se stessa durante il suo percorso terreno.

 

Ho avuto l’onore di conoscerla, di collaborare e confrontarmi insieme a lei per varie importanti iniziative, anche sé negli ultimi anni ci eravamo un po’ persi, e questo mi rincresce molto. Nonostante le tante delusioni umane e nonostante il male, Albachiara, con il suo temperamento forte, deciso e senza peli sulla lingua, ha sempre continuato la sua battaglia.

 

Si è fatta largo, grazie al suo carattere e alla determinazione cristiana che l’ha sempre animata, in vari ambienti della Chiesa, fungendo da monito per tanti consacrati tiepidi e anche per molti laici.

 

A lei devo la conoscenza di un caro amico e di una cara amica: Roberto Dal Bosco, fondatore di Renovatio 21, ed Elisabetta Frezza, che non ha bisogno di presentazioni.

 

Era il 2013 quando Albachiara contribuì all’organizzazione di una bellissima conferenza sul tema del gender nella parrocchia del Santo Spirito a Modena, guidata, ancora oggi, da don Giorgio Bellei, uno dei pochi sacerdoti che a Modena ha supportato iniziative di spessore, moltissime volte insieme proprio ad Albachiara.

 

Potremmo forse dire che la nascita di Renovatio 21 la dobbiamo un po’ anche a lei, che oltre ad aver fatto conoscere molte persone, ci ha sempre spronato a fare qualcosa di più senza cedere mai.

 

Quando penso alla Chiesa militante, non posso non avere in mente Albachiara, che della militanza ha fatto la sua vita.

 

La sua ostinazione, la sua audacia, possa servirci da esempio e possa accompagnarci dal suo riposo eterno fra le braccia di quel Figlio di Dio che certo ha tanto amato in questo pellegrinaggio terreno.

 

A Dio.

 

Cristiano Lugli

 

 

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