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Re Carlo incassa milioni con un impero immobiliare segreto

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Re Carlo III e suo figlio, il principe Guglielmo, hanno contratti con servizi pubblici finanziati dai contribuenti del Regno Unito, enti di beneficenza, dipartimenti governativi e persino una prigione, che li aiutano a guadagnare milioni ogni anno. Lo riporta il quotidiano britannico Sunday Times.

 

La somma si aggiungererebbe alla cosiddetta sovvenzione sovrana che i reali ricevono dal governo.

 

Solo nel 2023, i «feudi privati» di Carlo e Guglielmo, il Ducato di Lancaster e il Ducato di Cornovaglia, avrebbero raccolto rispettivamente 27,4 milioni di sterline (oltre 32,6 milioni di euro) e 23,6 milioni di sterline (28,1milioni di euro) per la famiglia reale britannica, ha scoperto il giornale nell’ambito di un’indagine congiunta con il programma Dispatches di Channel 4.

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Il giornale ha affermato sabato di aver utilizzato gli indirizzi reali per scoprire i loro contratti commerciali e di aver scoperto come i ducati stanno facendo soldi «attraverso una serie di rendite commerciali e prelievi feudali su terreni in gran parte sequestrati dai monarchi medievali».

 

Denominata «Duchy Files», l’indagine sostiene di aver scoperto che il re Carlo e il principe Guglielmo «fanno pagare per il diritto di attraversare i fiumi, scaricare merci sulla riva, far passare cavi sotto le loro spiagge, gestire scuole e organizzazioni di beneficenza e persino scavare tombe».

 

«Guadagnano entrate da ponti a pedaggio, traghetti, condotte fognarie, chiese, sale comunali, pub, distillerie, gasdotti, ormeggi per barche, miniere a cielo aperto e sotterranee, parcheggi, case in affitto e turbine eoliche», sostiene il Sunday Times.

 

Secondo l’indagine, circa 5.410 proprietà terriere e immobili appartengono ai ducati reali.

 

Ad esempio, un accordo con un trust di fondazione del Servizio Sanitario Nazionale pagherà al Ducato reale di Lancaster 11 milioni di sterline (13,1milioni di euro) in 15 anni per affittare un magazzino per le ambulanze.

 

Il Ducato di Cornovaglia del principe Guglielmo riceve 1,5 milioni di sterline (1,79 milioni di euro) all’anno dal ministero della Giustizia per l’utilizzo della prigione di Dartmoor, sostiene il giornale inglse.

 

Il ducato del figlio maggiore del Re, che è colonnello in capo dell’Army Air Corps, fa pagare anche ai militari «per il diritto di addestrarsi» sui suoi 67.500 acri di terra a Dartmoor. La somma che riceve non è stata rivelata.

 

Secondo il rapporto, le tenute affittano anche più di 900 case residenziali e fattorie agli inquilini.

 

I ducati, entrambi fondati nel XIV secolo, operano come proprietari terrieri commerciali, ma sono esenti dal pagamento delle tasse sui loro profitti aziendali, nota il giornale. Il re e il principe pagano volontariamente l’imposta sul reddito all’aliquota più alta, il 45%.

 

Nel 2022, l’ultima volta che re Carlo ha pubblicato le sue dichiarazioni dei redditi, ha pagato il 25% dei 23 milioni di sterline (30 milioni di dollari) di profitti del ducato «perché ha dedotto le spese che considerava correlate ai suoi doveri ufficiali», ha sottolineato il Sunday Times.

 

L’ inchiesta «Duchy Files» segna la prima volta che l’elenco completo delle proprietà delle due tenute reali è stato reso pubblico, afferma il giornale, aggiungendo che persino al parlamento britannico è stato negato l’accesso.

 

«Gli antichi imperi immobiliari che finanziano il re e il principe di Galles sono rimasti per secoli un segreto gelosamente custodito all’interno della famiglia reale e della sua ristretta cerchia di consiglieri», ha affermato.

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I due ducati sono separati dalla Crown Estate, una vasta attività immobiliare di proprietà del monarca britannico ma gestita in modo indipendente.

 

Grazie ai suoi profitti in forte crescita, la sovvenzione sovrana finanziata dai contribuenti che paga i doveri ufficiali reali salirà da 86,3 milioni di sterline (102,8 milioni di euro) nel 2024-2025 a 132 milioni di sterline (157,2 milioni di euro) nel 2025-2026.

 

Come riportato da Renovatio 21, i finanziamenti ricevuti nel corso degli anni da Carlo sono oggetto di grande controversia. Si possono ricordare, ad esempio, i milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica.

 

Andrebbero tuttavia anche rammentata l’«amicizia» condita da donazioni milionarie di Carlo con il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.

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Immagine © House of Lords / photography by Roger Harris via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

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Bill Gates dice che Epstein ha tentato di ricattarlo

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Stando a una testimonianza resa pubblica di recente davanti al Congresso, il miliardario Bill Gates ha affermato che il defunto pedofilo e finanziere Jeffrey Epstein avrebbe tentato di ricattarlo a causa delle sue relazioni con donne russe.   Il co-fondatore di Microsoft è comparso davanti alla Commissione di vigilanza della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il 10 giugno, nell’ambito di un’indagine sulle attività del condannato per reati sessuali e sui suoi legami con personaggi influenti. La trascrizione dell’interrogatorio a porte chiuse è stata resa pubblica martedì, in un contesto di crescente attenzione nei confronti di Gates da quando, lo scorso anno, il dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubbliche le rivelazioni contenute nei cosiddetti «Epstein Files».   I documenti includono accuse riguardanti le relazioni extraconiugali di Gates, richieste di farmaci, una presunta infezione a trasmissione sessuale e «rapporti sessuali con ragazze russe». Descrivono inoltre dettagliatamente le sue discussioni con Epstein su iniziative globali in materia di salute, eradicazione della poliomielite, sistemi di dati sanitari e una simulazione di pandemia proposta anni prima dello scoppio del COVID-19.   Nella sua testimonianza, Gates ha ammesso che, pur essendo a conoscenza della condanna di Epstein per reati sessuali, lo aveva contattato nel 2011 nella speranza di ottenere l’accesso a ricchi donatori per i suoi progetti di salute globale. Tuttavia, Gates ha affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere nel 2014, quando Epstein non mantenne le promesse.

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Secondo il miliardario, Epstein avrebbe poi ottenuto «informazioni sensibili» sulla sua vita privata e avrebbe cercato di usarle per ricattarlo e riportarlo nella sua orbita.   «Epstein stava cercando di usare le informazioni sulle mie infedeltà, oltre alle numerose bugie che ha aggiunto, per farmi pressione affinché riprendessi i rapporti con lui», ha detto Gates ai legislatori. «Non è riuscito nel suo intento».   Il magnete di Microsoft ha ammesso di aver avuto relazioni con due donne russe adulte, ma ha sottolineato che non avevano alcun legame con la rete criminale di Epstein, negando quindi con veemenza le accuse di malattie sessualmente trasmissibili e di uso di droghe, insistendo sul fatto che Epstein non lo ha mai presentato a donne per rapporti sessuali, non gli ha mai organizzato massaggi né lo ha mai coinvolto in attività criminali.   Il centimiliardario anche affermato di non aver mai visitato l’isola, il ranch o la casa in Florida di Epstein.   I legami tra Gates ed Epstein hanno a lungo sollevato interrogativi, dato che quest’ultimo non possedeva alcuna competenza nota in materia di sanità pubblica, nonostante avesse partecipato a discussioni su progetti di salute globale e sistemi di dati. Il co-fondatore di Microsoft afferma che gli incontri erano finalizzati unicamente a ottenere finanziamenti per la Fondazione Gates e non hanno portato ad alcuna donazione benefica.   Gates si è scusato ripetutamente per i suoi rapporti con Epstein, affermando che non avrebbe mai dovuto incontrarlo.   Come riportato da Renovatio 21, dai carteggi degli Epstein files sta emergendo che Epstein si stava adoperando per un piano che avrebbe fatto ottenere «più soldi» per i vaccini di Gates. Del coinvolgimento dei due in progetti di vaccinazione universale si era già parlato anni fa.   È parimenti emerso che Gates ed Epstein hanno finanziato un portale di ricerca nel tentativo di controllare il dibattito scientifico. Un’altra figura centrale nel controllo del discorso pandemico, l’architetto della lista nera della disinformazione Tim Allan, si è dimesso dal governo britannico a seguito dei legami saltati fuori con lo Epsteino.   Gli incontri tra i due inoltre potrebbero aver concorso a creare, a partire dal 2013, le basi per programmi di vaccinazione globale, poi realizzatasi drammaticamente durante la cosiddetta pandemia COVID-19 Come riportato da Renovatio 21, dai file desecretati sono uscite manovre di Epstein per far ottenere a Gates «più soldi per i vaccini» e sistemi per controllare il dibattito scientifico.   La bizzarra amicizia emerse grazie ad un exposé del New York Times e riemerse con il divorzio dei Gates, ha suggerito la risposta alla domanda che nemmeno il giornalista più coraggioso ha provato a rivolgere al primo donatore mondiale dell’OMS: cosa univa in realtà, nel profondo, Epstein e Gates? Nessuno dei due aveva bisogno di danaro. Né di donne, riteniamo. E quindi? La risposta che abbiamo provato a dare è: l’eugenetica.   Epstein era una sorta di transumanista apocalittico: aveva avuto l’idea di mettere il suo seme «superiore» e quello di geni accademici nel grembo delle ragazzine che sfruttava. Da lì si sarebbe potuto ripopolare il pianeta con una razza eletta di superuomini cervelloni. «È possibile che Gates vedesse in Epstein – con le sue isole, i suoi ranch, i suoi progetti di fanciulle ingravidate con il seme suo e di supergeni scienziati – qualcuno che comprendesse la sua visione del mondo e la sua rara capacità di renderla reale?» si chiedeva Renovatio 21 un anno fa.   L’argomento dell’eugenetica era discusso apertamente da Bill e la moglie Melinda dentro e fuori della loro Fondazione; era il tema preferito prima di quello delle Pandemie e dei vaccini, che del controllo della popolazione è diretta conseguenza.   Renovatio 21 ha altresì riportato di altre cene che in quegli anni Gates faceva con i Soros, i Rockefeller, i Buffet, etc. L’argomento, trapelò, era proprio quello: il controllo della popolazione mondiale, la sua riduzione.

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Immagine di © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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Il premier canadese Carney afferma: sta arrivando un «nuovo ordine mondiale», inizierà dall’Europa

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Il premier canadese Mark Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha suggerito che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale».

 

«Ciò che non si può fare in questo momento, in un ordine mondiale in rapida evoluzione, è affidarsi a un unico insieme di istituzioni, a un unico gruppo, a un unico Paese per ottenere le risposte», ha dichiarato Carney ai giornalisti il 14 giugno, mentre si trovava nella contea di Mayo, in Irlanda, diretto verso il vertice del G7 in Francia, previsto dal 15 al 17 giugno.

 

Mentre era a Dublino, il giorno precedente al suo intervento nella contea di Mayo, Carney ha sostenuto che il G7 rappresenta il punto di partenza del «Nuovo Ordine Mondiale».

 

«Il nuovo ordine mondiale si costruirà a partire dall’Europa», ha affermato il Carney. «Il Canada è il più europeo dei Paesi non europei. Stiamo trasformando la nostra cooperazione con l’Europa». «È il riconoscimento che il G7, se mai ha governato il mondo, ora non lo governa più, né pretende di farlo», ha affermato Carney.

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Carney ha legami con tutte le istituzioni del mondialismo ed è stato definito il «golden boy» del World Economic Forum. L’uomo, messo ad un certo punto a capo della Banca d’Inghilterra (la banca centrale britannica), ha pure ammesso di essere un «elitario» e un «globalista».

 

Non gli è mai stato estraneo commentare il «Nuovo Ordine Mondiale», sia prima che dopo essere diventato primo ministro. In effetti, all’inizio dell’anno, durante un viaggio nella Cina comunista, aveva affermato di essere «incoraggiato dalla leadership» del leader cinese Xi Jinping e che la collaborazione tra le due nazioni avrebbe gettato le basi per un «Nuovo Ordine Mondiale».

 

All’inizio del 2026, Carney ha inoltre ribadito la sua intenzione di spingere ulteriormente il Canada verso la globalizzazione, dichiarando ai delegati di Davos che il «vecchio ordine» sostenuto dagli Stati Uniti «non tornerà». Carney, come il governo liberale guidato dall’ex primo ministro Justin Trudeau, ha presentato numerosi progetti di legge di stampo globalista che riguardano restrizioni alle libertà personali e online.

 

Ad esempio, i giganti della tecnologia Google e Apple hanno avvertito che il disegno di legge C-22 del Partito Liberale canadese, definito «distopico» e volto a imporre la conservazione dei dati personali per un’eventuale revisione da parte della polizia, porterebbe alla creazione di un’«infrastruttura di sorveglianza».

 

Il disegno di legge C-9 è stato recentemente approvato dal Senato e abrogherà le tutele religiose, criminalizzando di fatto la citazione di passi della Bibbia, compresi quelli sull’omosessualità. È stato modificato all’ultimo minuto per vietare le immagini di un cappio, poiché un senatore ha affermato che si tratta di un simbolo di «supremazia bianca».

 

Come riportato da Renovatio 21, un tentativo di istituire un ID digitale fu fatto due anni fa proprio dall’unione delle banche del Canada, che, dicevano senza pudore, agivano in armonia con il governo di Ottawa. Il video mandato online dall’associazione bancaria canadese citava direttamente il World Economic Forum. Si trattava proprio del periodo in cui il governo Trudeau congelava i conti correnti dei camionisti che protestavano contro l’obbligo vaccinale.

 

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Il Carney, sedicente cattolico, l’anno scorso aveva dichiarato che «dobbiamo unirci tutti» ai valori musulmani.

 

Come riportato da Renovatio 21, quando Carney è stato nel fulcro finanziario statale di Londra, la Bank of England, è stato pioniere della questione della CBDC, la moneta elettronica emessa da banca centrale. Nel 2019, prima di pandemia, dedollarizzazione superinflazione e crash bancari che stiamo vedendo, l’allora governatore della Banca d’Inghilterra Carney ne aveva parlato all’annuale incontro dei banchieri centrali di Jackson Hole, nel Wyoming nel 2019.

 

Appena eletto lo scorso anno, il Carney ha sostenuto che Ottawa avrebbe vinto la guerra commerciale con Trump, che ha più volte suggerito una possibile annessione.

 

A Davos lo scorso gennaio il Carney aveva tenuto un discorso di tenore antitrumpiano sostenendo che, se mai è esistito, l’«ordine basato sulle regole» è finito e ci troviamo ora in un era di fantasia geopolitica imperiale. Trump aveva risposto attaccando il recente abboccamento di Ottawa con Pechino, preconizzando che la Cina «divorerà» il Canada., e rivendicando le sue mire sulla Groenlandia.

 

Come riportato da Renovatio 21, solo cinque mesi fa Carney aveva menzionato ancora una volta il «nuovo ordine mondiale» durante un viaggio nella Repubblica Popolare Cinese, la cui partnership con il Canada egli ha elogiato.

 

Molti politici hanno pronunciato la locuzione «Nuovo Ordine Mondiale» («New World Order») nei loro discorsi, quasi sempre in senso geopolitico e non cospirativo.

 

Il caso più celebre resta George H.W. Bush (1990-91), che la usò ripetutamente per descrivere la cooperazione internazionale post-Guerra Fredda e la risposta all’invasione del Kuwait: «un mondo in cui le nazioni si riuniscono per difendere la legge».

 

In epoca recente l’ex segretario di Stato USA Henry Kissinger (1923-2023) ha dedicato libri e interventi proprio al tema del Nuovo Ordine mondiale, inteso come riorganizzazione degli equilibri tra grandi potenze.

 

Tra i leader europei e italiani l’espressione è apparsa sporadicamente, spesso legata a crisi globali o assetti post-1989. I primi ministri italiani Giuseppe Conte e Mario Draghi hanno parlato di «Nuovo Ordine Mondiale» in chiave economica-finanziaria durante la pandemia e la guerra in Ucraina, evocando la necessità di riformare governance globale e multilateralismo.

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Anche il premier magiaro Viktor Orbán ha usato l’espressione in chiave critica, attaccando élite globaliste. In Italia la formula resta rara tra i big (Berlusconi, Renzi, Meloni, Prodi non risultano averla usata in modo centrale), ma circola nei dibattiti di politica estera.

 

Come riportato da Renovatio 21, di Nuovo Ordine Mondiale parlarono apertis verbis, usando proprio questa espressione in accezione chiaramente positiva, l’esponente del PD di origine ebraica Emanuele Fiano e pure il capo sindacalista Landini.

 

 

L’espressione fu usata, forse con significati opposti, anche da Joseph Ratzinger, sia quando era cardinale che quando poi divenne romano pontefice.

 

Di «Nuovo Ordine Mondiale» ha parlato di recente anche il servizio segreto estero tedesco (BND) per descrivere i piani della Russia «nostro nemico».

 

L’argomento è stato trattato in vari discorsi ed omelie dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che condanna il diabolico progetto arrivando poi a parlare di una chiesa di Roma «concubina del Nuovo Ordine Mondiale» e con una gerarchia divenuta sua serva per l’instaurazione di una Religione dell’Umanità massonica. Per il monsignore, la «sinodalità» della nuova chiesa è una menzogna al servizio del piano ordinovista.

 

«Opponiamo il Vangelo all’ideologia di morte del Nuovo Ordine Mondiale. Rifondiamo gli Stati sulla roccia che è Cristo Signore» ha detto due anni fa al al Secondo Congresso del Movimento Russofilo Internazionale. In altre occasione ha accusato «la Sinarchia massonica del Nuovo Ordine Mondiale» e la storica infiltrazione del Vaticano».

 

Viganò ha definito la vittoria elettorale di Trump come una «battuta d’arresto per il piano criminale del Nuovo Ordine Mondiale», una vera «controrivoluzione» contro la tirannide ordinovista, mentre l’Europa delirante e guerrafondai si muove verso il Nuovo Ordine.

 

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Immagine di Bank of England via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

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Epstein avrebbe tentato il suicidio almeno tre volte in carcere: la versione del New York Times

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Jeffrey Epstein avrebbe tentato il suicidio almeno tre volte prima della sua morte, avvenuta in una cella di una prigione di Manhattan nel 2019. Un rapporto che descrive gli ultimi giorni del condannato per reati sessuali in custodia federale avrebbe rivelato che gli investigatori avrebbero trovato diversi cappi nella sua cella dopo il decesso. Lo riporta il New York Times.   Secondo questa nuova versione, che tende a consolidare la posizione dell’amministrazione Trump che sostiene che Epstein sia sia tolto la vita e non sia stato ucciso per il rischio che poneva alle alte sfere mondiali, pochi giorni prima del suo primo presunto tentativo di suicidio, il finanziere avrebbe chiesto al suo compagno di cella Nicholas Tartaglione come fabbricare un cappio, dopo che un giudice gli aveva negato la libertà su cauzione, secondo quanto riportato dalla testata. L’inchiesta, pubblicata martedì, si è basata su documenti giudiziari, fascicoli su Epstein precedentemente resi pubblici e oltre 50 nuove interviste con detenuti, personale carcerario e altre persone.   Il Tartaglione, imponente ex agente di polizia di Nuova York che sta scontando quattro ergastoli per un quadruplice omicidio, ha dichiarato alla testata che la domanda è arrivata circa due settimane dopo l’inizio della detenzione di Epstein al Metropolitan Correctional Center, dove era in attesa di processo con l’accusa di traffico sessuale. Il Tartaglione, ex poliziotto, è stato condannato a quattro ergastoli per lo spietato omicidio di quattro uomini nel 2016. Le vittime vennero attirate in un bar, torturate, uccise con un colpo alla testa e seppellite nella sua villa a causa di una faida legata al traffico di droga.

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L’indagine ha rivelato che Epstein aveva tentato di togliersi la vita almeno altre due volte prima del presunto tentativo di impiccagione fallito del 22 luglio 2019. Tartaglione ha dichiarato di aver sorpreso Epstein mentre si preparava al suicidio in entrambe le occasioni: una volta mentre cercava di legare un lenzuolo a una grata sopra la finestra di una cella e un’altra quando ha trovato un cappio nascosto sotto il materasso di Epstein.   Il compagno di cella di Epstein afferma di aver denunciato entrambi gli episodi agli agenti penitenziari, ma questi avrebbero deriso i suoi avvertimenti. La sua versione sarebbe stata corroborata da un altro detenuto, Peter Bright, il quale ha dichiarato al New York Times che il Tartaglione gli aveva descritto i precedenti tentativi di suicidio poco dopo la morte di Epstein.   Il 22 luglio, meno di tre settimane prima della morte di Epstein, Tartaglione lo avrebbe trovato immobile sul pavimento della loro cella con un cappio di stoffa arancione intorno al collo.   Inizialmente Epstein aveva dichiarato agli agenti penitenziari che il Tartaglione aveva tentato di ucciderlo, ma un’indagine interna del carcere ha scagionato l’ex poliziotto da qualsiasi coinvolgimento nell’incidente. Dopo la morte di Epstein, avvenuta il 10 agosto, gli investigatori hanno scoperto nella sua cella della biancheria non autorizzata, tra cui diversi cappi e strisce di tessuto arancione che potevano essere assemblate per realizzarne uno.   Il rapporto giunge in un momento di rinnovato interesse per la morte di Epstein e i suoi legami con alcune delle figure più influenti al mondo. Milioni di pagine di documenti sono state rese pubbliche da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato lo scorso anno una legge che impone al dipartimento di Giustizia di divulgare i fascicoli relativi alle indagini su Epstein, riaccendendo l’interesse per i legami del finanziere con personaggi come Bill Clinton, il principe Andrea d’Inghilterra e Bill Gates.   Secondo altre testimonianze, tra cui quella della madame del giro epsteiniano Ghislaine Maxwell, l’ex finanziere non si sarebbe ucciso. LA Maxwell ha dichiarato esplicitamente di non credere al suicidio di Jeffrey Epstein. Durante un lungo colloquio investigativo con il viceministro della Giustizia Todd Blanche, alla domanda diretta sulla morte di Epstein, Maxwell ha risposto: «No, non credo che si sia suicidato». Tuttavia, ha chiarito di non ritenere che si sia trattato di un mandato da parte di personalità ricche o potenti per metterlo a tacere. Sostiene piuttosto che l’omicidio sia legato alle dinamiche interne di violenza del carcere.   Esistono diverse testimonianze ufficiali, rapporti investigativi e dichiarazioni dei suoi stessi legali secondo cui Jeffrey Epstein fosse fermamente convinto che sarebbe uscito dalle sue prigioni. Questa certezza è spesso citata da chi mette in dubbio la tesi del suicidio.

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I suoi avvocati avevano preparato un pacchetto per la cauzione estremamente aggressivo. Offrivano come garanzia la sua villa a Manhattan da 77 milioni di dollari e il suo jet privato, proponendo arresti domiciliari con sorveglianza armata h24 a sue spese. Fonti vicine al team legale confermarono che Epstein era convinto che i giudici avrebbero accettato la proposta. Secondo i rapporti del Bureau of Prisons e le successive indagini del dipartimento di Giustizia (DOJ), nei primi giorni di detenzione Epstein ripeteva che la sua permanenza in carcere sarebbe stata temporanea e che i suoi avvocati avrebbero «risolto la situazione» a breve, facendo leva sui suoi agganci e sulle sue risorse finanziarie.   Epstein confidava nella validità del suo controverso non-prosecution agreement (l’accordo di non perseguibilità) siglato in Florida nel 2008, all’interno dello sweetheart deal (accordo amorevole»: così in America chiamano gli accordi giudiziali particolarmente favorevoli al criminale) che aveva ottenuto dalle autorità floridiane, dove per procutatore aveva avuto dinanzi anche Alex Acosta, in seguito segretario del Lavoro della prima amministrazione Trump, che in seguito avrebbe dichiarato che qualcuno dall’alto gli aveva detto di far piano perché il finanziere «apparteneva all’Intelligence», senza spiegare quale. Epstein riteneva che quell’accordo lo scudasse legalmente da qualsiasi nuova accusa federale basata sui medesimi fatti, un’argomentazione tecnica su cui i suoi legali stavano impostando l’intera strategia di difesa.   Persone che lo incontrarono in parlatorio nei giorni immediatamente precedenti al decesso riferirono che il miliardario era focalizzato esclusivamente sulla strategia processuale per ottenere la libertà vigilata, senza mostrare i segni tipici di chi pianifica un gesto estremo. La cauzione fu ad ogni modo rifiutata dal giudice Richard Berman, che lo definì un «pericolo per la comunità».  

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