Politica
Trump licenzia il procuratore generale Pam Bondi: tra Epstein, spie straniere e complotti di palazzo
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha licenziato il procuratore generale Pam Bondi, accusata di aver gestito in modo improprio la diffusione di documenti relativi al finanziere e molestatore sessuale Jeffrey Epstein.
Sia i democratici che i repubblicani hanno accusato Bondi, fedelissima di Trump da lungo tempo, di aver tentato di nascondere alcune email e fotografie provenienti dal patrimonio di Epstein. Nel corso degli anni, Epstein ha coltivato amicizie con personaggi di spicco, tra cui Trump.
Il dipartimento di Giustizia (DOJ) della Bondi è stato anche accusato di aver insabbiato le circostanze della morte di Epstein, avvenuta in una cella di una prigione di Manhattan nel 2019 e classificata come suicidio.
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In un post pubblicato giovedì su Truth Social, Trump ha ringraziato Bondi per l’ottimo lavoro svolto nella lotta contro la criminalità violenta. «Vogliamo molto bene a Pam, e ora sta per intraprendere un nuovo incarico, altrettanto importante e necessario, nel settore privato», ha scritto Trump.
Todd Blanche, ex avvocato di Trump e vice di Bondi, le succederà come procuratore generale ad interim. Il Blanche, già iscritto al Partito Democratico, è stato l’avvocato personale di Trump.
«Guidare gli sforzi storici e di grande successo del presidente Trump per rendere l’America più sicura è stato l’onore di una vita», ha scritto Bondi su X. Nel 2025, Bondi finì sotto accusa dopo che il Dipartimento di Giustizia pubblicò una grande quantità di documenti sul caso Epstein che contenevano poche informazioni nuove e negavano che il miliardario avesse tenuto una lista di clienti a cui avrebbe presumibilmente fornito servizi di prostituzione. Il Dipartimento di Giustizia pubblicò poi milioni di email e immagini dopo che il Congresso approvò l’Epstein Files Transparency Act nel novembre 2025.
Bondi, che in precedenza ha ricoperto la carica di procuratore generale della Florida dal 2011 al 2019, si è distinta per la difesa del matrimonio, delle leggi a favore della vita e della libertà religiosa come massima autorità giudiziaria dello Stato del Sole. Durante l’udienza di conferma per la nomina a procuratore generale degli Stati Uniti, ha condannato la sorveglianza delle chiese cattoliche da parte dell’amministrazione Biden e le azioni intraprese contro i sostenitori del diritto alla vita e i genitori che si erano espressi durante le riunioni dei consigli scolastici.
Durante i suoi 14 mesi alla guida del DOJ, l’agenzia ha intrapreso numerose azioni per proteggere la vita e la libertà e per contrastare l’ideologia transgender e altre ideologie di sinistra.
Lo scorso anno, il Dipartimento di Giustizia ha ritirato le cause contro le leggi statali anti-abortiste e i divieti sulle «transizioni di genere» dei minori, ha istituito una task force per «sradicare i pregiudizi anti-cristiani», ha indagato sullo stato di Washington per una legge – ora bloccata – che obbligava i sacerdoti a violare il segreto confessionale e ha posto fine al procedimento giudiziario dell’amministrazione Biden contro i medici che avevano denunciato mutilazioni genitali femminili su minori e aiutato persone a eludere l’obbligo vaccinale contro il COVID.
Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre avviato indagini sulla California e su altri stati a guida democratica per aver ospitato uomini con disforia di genere in carceri femminili, e li ha citati in giudizio per aver permesso la partecipazione di uomini a sport femminili. Il dipartimento di Giustizia ha anche avviato indagini su importanti esponenti democratici, tra cui l’ex governatore di New York Andrew Cuomo, per aver presumibilmente mentito sui decessi di pazienti in case di cura a causa delle sue politiche anti-COVID.
Allo stesso tempo, il Dipartimento di Giustizia della Bondi ha dovuto affrontare le critiche dei movimenti pro-vita per aver cercato di bloccare diverse cause intentate da stati contro le norme permissive della FDA sulle pillole abortive, norme che l’amministrazione Trump si è finora rifiutata di revocare.
Secondo alcune fonti, Trump avrebbe cercato di sostituire Bondi, sua sostenitrice di lunga data, in parte a causa del modo in cui aveva gestito il caso Epstein.
Il mese scorso, la Commissione di vigilanza della Camera dei Rappresentanti ha emesso un mandato di comparizione nei confronti di Bondi affinché testimoniasse nel caso Jeffrey Epstein, in merito alle accuse secondo cui il Dipartimento di Giustizia avrebbe insabbiato informazioni sul defunto predatore sessuale e sui suoi potenti collaboratori. La sua testimonianza era prevista per il 14 aprile.
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Altre fonti danno invece un’altra traccia dell’accaduto. In rete circola l’idea secondo cui la Bondi avrebbe avvertito il controverso rappresentante democratico californiano Eric Salwell di un’azione di giustizia nei suoi confronti. Il Salwell è noto, e assai scherzato pure, per aver suppostamente avuto una relazione con una sospetta agente cinese chiamata Fang Fang, che secondo Axios era inviata dal Dragone per stabilire rapporti con politici promettenti.
La Fang Fang avrebbe avuto rapporti sessuali con almeno due sindaci del Midwest e avrebbe partecipato ai fundraising per la campagna elettorale del Salwell, che avrebbe poi collaborato con l’FBI senza essere accusato di nulla. Il Salwell, che pazzecamente sedeva nelle commissioni parlamentari sull’Intelligence, avrebbe poi affrontato tentativi di rimuoverlo dagli incarichi riguardanti la sicurezza.
Riguardo la rimozione della Bondi, altri ancora parlano di un possibile avvicendamento nell’Intelligence: i falchi neocon che consigliano Trump volevano spostare la Bondi alla direzione del Direttorato dell’Intelligence Nazionale (DNI), rimuovendo così Tulsi Gabbard, veterana di Afghanistan e Iraq considerata ostile alle aventure belliche statunitensi – se non in combutta con il dimissionario capo del controspionaggio Joe Kent, un altro veterano che pochi giorni fa si è licenziato in protesta alla guerra iraniana e all’influenza di Israele nella politica USA. A quanto pare il presidente non avrebbe ascoltato il consiglio e lasciato la Gabbarda lì dov’è, spedendo la Bondi verso il «settore privato», cioè fuori dall’amministrazione.
La Bondi rimarrà immortalata da quantità di meme che ricordano la sua performance alla commissione sui file Epstein, quando, invece che rispondere alle domande sul caso del finanziere pedofilo, urlò che il Dow Jones, l’indice azionario della Borsa di Wall Street, era «sopra i 50.000 dollari», senza sapere che i dollari non c’entrano nulla con la cifra statistica.
It’s legit a banger pic.twitter.com/OMox984FUF
— @jason (@Jason) April 3, 2026
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Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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