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Crioconservazione

Quanti sono i gli embrioni abbandonati nell’azoto liquido? In quale dimensione stanno, davvero?

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Una questione a cui la maggioranza delle persone non fa caso è che la riproduzione artificiale, legalizzata in Italia ed ora anche effettuata dallo Stato con il danaro del contribuente, produce in laboratorio quantità sovrabbondanti di embrioni – cioè di esseri completi, come lo era il lettore all’inizio della sua avventura nell’essere.

 

Alcuni embrioni sani vengono impiantati, nella speranza che almeno uno «attecchisca» cioè si sviluppi. A volte attecchiscono due, tre o più: i tanti parti plurigemellari di cui sentite, e tanti dei bambini gemelli eterozigoti che magari vedete al parchetto, provengono direttamente dalla provetta che uccide, ogni anno, più di 170 mila embrioni.

 

Come ripetiamo su Renovatio 21, in altri casi gli embrioni impiantati vanno a fondersi, formando quelle che si chiamano chimere umane: esseri composti da tessuti e organi di due DNA diversi; molte persone sono chimere senza saperlo, e hanno parti di loro (i genitali, perfino) che in realtà derivano da un fratello mai nato.

 

Tali embrioni in soprannumero vengono talvolta scartati, perché ritenuti dagli specialisti al microscopio come non adatti, non esattamente sani: si tratta di un processo eugenetico che non scandalizza nessuno di quelli che leggono quotidianamente paginate storico-politico-letterarie che ci ricordano quanto era diabolico Hitler (salvo poi, qualche pagina più in là, osannarci le gesta del Battaglione Azov, certo).

 

Alcuni embrioni scartati vengono, quindi, «crioconservati», cioè congelati in azoto liquido – per anni, per decenni, in attesa di non si sa che cosa, una decisione dei «legittimi proprietari» (perché la provetta dimostra che i bambini oggi altro non sono che «oggetti» progettati e prodotti per il possesso dei genitori), o forse di una legge che regoli definitivamente la questione. Del resto, gli esseri congelati non votano, non protestano. Rappresentano, come tutti gli embrioni, la parte più debole della società moderna, di cui quindi, secondo la legge del più forte della Necrocultura utilitarista, si può abusare come si desidera.

 

La giornalista Gioia Locati ha scritto per Il Giornale un articolo che coraggiosamente si pone qualche la domanda sugli embrioni lasciati nell’azoto a quasi duecento gradi sotto zero.

 

«In molti ospedali italiani vivono migliaia di embrioni, detti “orfani”, creati (se così si può dire) in sovrannumero e non più richiesti» scrive la Locati. «Secondo una stima dell’Istituto superiore di Sanità, nel 2020 gli embrioni abbandonati erano 37.500. Ognuno dei 320 centri italiani – in Lombardia sono 51 – è tenuto a conservarli e a custodirli in bidoni di azoto liquido a -196° per mantenerli vitali. Fino a quando? Non si sa. Il “problema” è stato affrontato varie volte dalla politica e dai tribunali ma mai risolto».

 

La legge 40 prevedeva che gli embrioni eccedenti provenienti da ogni regione dovessero essere raccolti in una sola «Biobanca», situata presso il Policlinico di Milano. Questa struttura era stata costruita appositamente per questo scopo e inaugurata dal ministro Gerolamo Sirchia nel Padiglione Marangoni, due piani nel sottosuolo. Si riteneva che ci fossero 2.527 embrioni eccedenti in tutta Italia, anche se circolava una stima non ufficiale di 5.000. Furono acquistati sei contenitori di azoto liquido, ciascuno al costo di 25.000 euro, in grado di conservarne fino a 3.000.

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Nonostante questi preparativi la centralizzazione non venne mai attuata.

 

La giornalista ha sentito il responsabile del Centro procreazione assistita del Policlinico, che avrebbe ammesso che «ogni centro sarebbe felice di non dover custodire embrioni orfani perché i costi a carico delle Regioni sono ingenti fra azoto liquido, sistemi di allarme energia elettrica e personale. Una volta entrati in funzione gli impianti non possono più essere spenti».

 

L’intervistato ha quindi spiegato che se si dovesse ottemperare alla legge 40 «ormai al Policlinico non vi sarebbe più spazio: i bidoni sono ora occupati dai tessuti della Biobanca come cellule da midollo osseo e da cordone ombelicale. Poi ci sono gli embrioni orfani del nostro centro. Insomma, i nostri contenitori stanno crescendo per numero e dimensioni».

 

E quindi, quanti sarebbero gli embrioni sotto azoto?

 

«In giacenza ve ne sono diverse migliaia, se ne producono circa 800 l’anno ma di questi più della metà è trasferito in utero. Ci sono anche persone che richiedono un embrione prodotto anni prima».

 

È facile fare il calcolo regionale: «Se tutti i 51 centri lombardi di procreazione assistita avessero i numeri del Policlinico ogni anno si congelerebbero 20.400 nuove vite in potenza, una città di mai nati».

 

La questione non riguarda la sola Lombardia, né il solo settore della sanità.

 

Come riportato da Renovatio 21, un caso che ha tenuto banco negli anni scorsi, la procace attrice colombiano-statunitense Sophia Vergara ha combattuto una causa con il suo ex fidanzato Nick Loeb per i diritti di custodia dei embrioni congelati che la coppia aveva prodotto insieme. La giurisprudenza, quindi, è chiamata ad affrontare ulteriori casi dei piccoli sotto azoto, a dimostrazione ulteriore che la mentalità di morte oramai installatasi nella società considera i figli come «proprietà» dei genitori.

 

In Arizona invece il giudice ha assegnato gli embrioni congelati ha una donna che desiderava figli anche dopo il divorzio.

 

Otto anni fa si ebbe un caso, negli USA, in cui una coppia fu uccisa, lasciando, oltre che un figlio, anche 11 embrioni crioconservati. Il tribunale di successione ha stabilito che, poiché i suoi genitori sono morti senza lasciare un testamento, il loro figlio di 2 anni dovrebbe «ereditare» gli embrioni, che sono i suoi fratelli. 11 embrioni crioconservati orfani affidati alle cure di un orfano di due anni: è la legge.

 

L’anno scorso si è avuto il record mondiale per l’embrione congelato più a lungo: due bambini sono nati dopo essere stati congelati per trenta anni. Il padre «adottivo» aveva cinque anni al momento in cui gli embrioni dei figli venivano prodotti in laboratorio. La crioconservazione, da un punto di vista cronologico, fa nascere neonati vecchi di decenni.

 

Se in Italia sono decine e decine di migliaia, e in costante crescita, i numeri degli embrioni abbandonati al freddo negli USA sono ancora più allucinanti: articoli che hanno tentato di fare un calcolo in questi anni hanno parlato di un milione o più di individui tenuti sotto azoto.

 

Non dimentichiamo i numeri della Cina, dove il governo del Partito Comunista Cinese sta spingendo pazzamente per la riproduzione artificiale per evitare l’implosione demografica. Se ogni anno in Cina nascono oltre 200.000 bambini con fecondazione in vitro, ciò significa che milioni di embrioni possono essere congelati durante la conservazione. Un ospedale di Zhengzhou, una città di 10 milioni di abitanti, sostiene di avere in gestione 100 mila embrioni congelati. La megalopoli, di badi bene, costituisce solamente l’1% della popolazione cinese.

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Questi milioni di esseri affogati nel gelo non si trovano solo negli ospedali e nelle «biobanche». Essi sono situati, letteralmente, in un «limbo» – e non parliamo solo di un limbo sanitario, giuridico, sociopolitico.

 

Pensiamo dal punto di vista spirituale, o perfino filosofico: in quale dimensione stanno davvero questi esseri umani? Non sono vivi, ma non sono morti. Non sono nati, ma non cresceranno nel ventre materno.

 

Non c’è ancora definizione teologica per questo nuovo stato dell’essere, di fatto introdotto dal mondo moderno e dal suo sforzo tecnico per sostituire la riproduzione umane – e cioè di fatto, come suggeriva il dottore del primo bambino in provetta 45 anni fa, di emulare il potere di Dio.

 

La chiesa, con tutte le sue Pontificie Accademie (quelle che promuovono vaccini e mRNA), i suoi Pontifici Atenei, le sue serque di teologi e sapientoni vari, non ha mai voluto rispondere a questa domanda, nemmeno quando negli anni Novanta essa si era posta in modo inevitabile.

 

Possiamo dire che, anzi, porzioni dell’élite cattolica hanno lavorato per lo sdoganamento della crioconservazione, a volte proponendo stupidi paletti destinati ovviamente a cadere (del tipo: crioconserviamo i gameti, non gli embrioni) oppure con legislazioni apertamente contraddittorie: pensiamo al fatto che la legge 40/2004 – una legge democristiana poi logicamente smontata pezzo per pezzo dai giudici – proibisce la distruzione degli embrioni prodotti in vitro, mentre la 194/78 (un’altra legge democristiana…) autorizza l’uccisione degli embrioni se questi sono nel ventre materno. L’aborto sì, ma conservando congelati gli embrioni fatti in laboratorio: lo Stato italiano, in teoria, vuole così. Con il condimento di gruppi pro-vita pro-azoto, cioè pro-life pro-limbo.

 

Non so bene come guardare la questione. È un abisso filosofico, un abisso vero, che non mostra nessun fondo per questo orrore. Pensate: biobanche ovunque. Un limbo contenuto nel vostro ospedale, o nella clinica della città. Non so cosa provare, nemmeno. Un senso di ingiustizia? La rabbia dinanzi la miseria della Bioetica? La solita frustrazione verso il mondo moderno e la sua prepotenza genocida? No, o almeno non solo.

 

C’è un mistero opaco di mezzo. Cosa «percepisce» un essere congelato? Qual è il significato della sua situazione? Ad un certo punto, ci si rende conto che sono domande che si pongono per l’al di là. L’uomo moderno ha creato un al di là nell’al di qua, per piazzarci dentro i figli che non vuole, o che forse vuole, ma più avanti, si vedrà. Rifletto: interrogarsi sugli embrioni azotati, è pensare quindi alla morte?

 

Contemplare nel profondo l’esistenza degli embrioni congelati è un esercizio spaventoso. Credo che in pochi lo vogliano fare, e ancora meno persone lo abbiano fatto.

 

Tuttavia, chi nemmeno sa cosa sta facendo, scrive leggi, produce esseri, edifica ed espande un limbo di azoto per milioni di individui. Di fatto, costoro agiscono come dèi, come degli impazziti e crudeli, che umiliano ed imprigionano la vita – e lo celebrano pure.

 

Roberto Dal Bosco

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Crioconservazione

Scambismo embrionale, diritto e apocalisse

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È già capitato, e capiterà ancora. Nella pizzeria il locale è affollato, il personale è stanco, e a te portano la bismark con l’uovo, ma alla tua dama ne servono una con il wurstel.   «Non è sua quella al wurstel?» domanda disorientata la cameriera con le occhiaie. Sopraggiunge una collega più sveglia, sfogliano insieme il blocchetto delle comande, e viene fuori che la signora del tavolo due, cioè la tua dama, aveva ordinato una casta ortolana, mentre quella con il wurstel era della cliente del tavolo uno.   Un pateracchio del genere, uno scambio tavolouno/tavolodue è avvenuto il 23 luglio al Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale San Raffaele di Milano. L’embrione di una coppia (mica pizza e fichi, è il caso di dirlo) è stato confuso con quello di un’altra coppia, ed è stato deposto nel grembo della mamma sbagliata. Sono chiaramente rimasti tutti costernati, dalle cameriere pardòn, dalle biologhe, ai clienti.   Che cosa si fa, in questi casi? Da profani un po’ tonti, che i figli li concepiscono fatti alla grezza, intravvediamo una difficoltà dietro l’altra.

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Il materiale biologico (così chiamano il bambino in potenza) a rigore è di un’altra coppia, che ne sarebbe proprietaria. Insomma, alla fine è roba loro.   D’altro canto, dal diritto romano in poi si tramanda l’istituto giuridico dell’accessio, per il quale il proprietario di un bene principale acquista la proprietà dei beni accessori che vi si incorporano. Per esempio, chi ha un terreno si prende anche il carrubo che è stato piantato da altri. La forza attrattiva (vis attractiva) della signora B andrebbe così a guadagnarle l’embrione della signora A. Perciò la signora B, volendo, può proseguire la gravidanza e dare alla luce il bambino senza il benestare della signora A e del di lei compare di seminagione.   Però dobbiamo ammettere che un bambino non è un carrubo. Una volta nato, questo poveraccio di chi sarebbe figlio? Della gestante/proprietaria per accessione o dei genitori «naturali» chiamiamoli così, a sprezzo del ridicolo? Un bel caso di baby sharing?   E se dopo aver deciso di andare avanti la signora B, puta caso, avesse deciso di abortire? I casi sono tanti: il compagno mi ha lasciato per una bonazza fertile; santo cielo, mi è morto il cane; ma guarda, in fondo non me lo sento mio; non voglio che nasca un figlio in questo mondo cattivo. Insomma basta volerlo. Parrebbe carino che la gestante in procinto di non più gestare almeno avvisasse gli altri due che non se ne fa niente.   In Italia almeno un caso del genere è già stato portato in Tribunale, e il giudice, visto che la legge non prevede nulla, ha dato fava bianca alla gestante. Ma altrove, per esempio in California, hanno prevalso i genitori biologici.   Sono nodi e incertezze che i medici del San Raffaele, che in teoria sarebbe cattolico, hanno sciolto con l’unico rimedio che la nostra epoca sa concepire con scioltezza e facilità: la morte.    La procedura è semplice semplice: si chiede alla neomamma fallata il consenso a «una aspirazione endometriale per ridurre, per quanto ragionevolmente possibile, il rischio di prosecuzione del processo di impianto». Capite: il rischio. In parole povere, si va di vacuum, si succhia via il malcapitato e lo si getta nel secchio.   In questo bel confronto, dove tutti sono ovviamente dispiaciuti, grondano dispiacere, sono sconvolti dal dispiacere, non risulta sia previsto che qualcuno si metta nei panni del sullodato «materiale biologico». È una constatazione trita e ritrita, che però non manca di essere vera e di riproporsi.   Lo aspiriamo, non lo aspiriamo? Il medico fa la domandina con la faccia di circostanza e dietro la schiena giocherella nervosamente con il tubo dell’aspiratore. La coppia di turno, in deliquio come nelle pellicole del cinema muto, si interroga in preda all’angoscia. Si sfogliano i petali della fatale margherita, ma l’epilogo è già scritto.   Il nostro, finalmente annidato al calduccio, ascolta e pensa: maledetti vigliacchi, andate tutti a morire di mala morte. Un carico di orribili maledizioni si alza infatti dal coro di quelli che non riescono.   Dalla truppa da macello degli scartati, dalla carneficina dei gettati-via. Dalla turba dei bruciati, come ne sono bruciati un anno fa sempre nella stessa pizzeria, disfatti dal tilt della macchina di coltura. Dalla muta moltitudine dei congelati, che in Italia sono decine di migliaia Si tratta dei soprannumerari della fecondazione artificiale destinati a rimanere sotto ghiaccio. Uno su mille ce la fa, canta il bardo di Monghidoro: e gli altri, o nello sciacquone o a tremare di freddo.   Nei frigoriferi del nostro bel Paese vengono stivati gli inutili che nessuno reclama, finché non avvenga un blackout, o non accada che un distratto addetto alle pulizie si impigli nella spina con la scopa, o non succeda qualcos’altro. Già adesso fanno gola, e c’è da scommettere che in capo a qualche decina d’anni, quando nessuno potrà più reclamarli, verranno sgelati come merluzzi sul lavello per permettere legalmente quelle porcherie che i genetisti fanno di nascosto, o in India o in Cina.

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Oggi, con il caso del San Raffaele si parla come se fosse una cosa seria, dello scambio della comanda e della mancata introduzione del witness elettronico. Il problema è ben altro: è il carico di maledizioni che si sta accumulando sopra lo nostro Paese fradicio e tarlato.    Ogni anno migliaia di italiani vanno alla Mecca del bambino. Ogni anno vengano eseguiti 1.200 prelievi di ovuli, per la produzione dei quali il ventre della donna, tra l’altro, viene preso farmacologicamente a calci. Ogni anno, dopo i paciughi di laboratorio, 1.500 embrioni partono all’avventura: qualcuno riesce, molti altri no. Ogni anno il 6% degli italiani viene al mondo in questo orrendo modo.   Lo scarto è enorme. Giorno dopo giorno, si accresce il numero dei morti e dei congelati. Tutti lo sanno, dalle coppie all’ultima delle OSS, anche se fingono di non vedere nulla.   Davvero si può credere che questa ecatombe rimanga priva di conseguenze? Che i gettati, i bruciati, i dimenticati, gli ibernati, gli smembrati passino così come se niente fosse? Che questa scia di violenza e sangue svanisca per incanto, come un sogno confuso e disturbante, al sorriso felice dei genitori e dei nonni?   Ridete, ridete, sembrano dire i non-nati. Dalle sacche dei rifiuti biologici, dagli scarichi, dai ronzanti congelatori, immersi nel buio chiediamo incessantemente conto dell’ingiustizia e del nostro dolore.   Non abbiamo occhi, né bocca, né mani, ma i nostri angeli, in compenso, vedono sempre la faccia del Padre celeste.   Già solo questo dovrebbe far tremare. Massimo Zanetti

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Crioconservazione

Crisi demografica: Hong Kong «prolunga» gli embrioni congelati

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Con un decreto che il Consiglio legislativo sarà chiamata a ratificare le autorità hanno deciso di far saltare il tetto dei 10 anni per la conservazione di ovuli e gameti delle coppie per la fecondazione assistita. L’obiettivo è «realizzare meglio l’autonomia riproduttiva». Ma le cause del calo delle nascite sono ben più profonde.

 

In risposta al calo della natalità, Hong Kong si appresta ad abrogare una normativa che limitava a 10 anni la durata di conservazione di ovuli, sperma ed embrioni congelati. Le modifiche legislative annunciate dal governo locale in un comunicato diffuso mirano a «consentire ai cittadini di prendere autonomamente decisioni sulla durata della conservazione in base alla propria salute e ad altri fattori, con l’obiettivo di realizzare meglio l’autonomia riproduttiva».

 

La legge di Hong Kong permette solo alle coppie eterosessuali sposate di conservare embrioni. Finora prevedeva un periodo massimo di conservazione di 10 anni, o fino al compimento dei 55 anni del paziente, se quest’ultimo era diventato infertile a causa di trattamenti medici. La proposta, già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il 1° dicembre, previa approvazione del Consiglio Legislativo. Con le nuove modifiche il Consiglio per le tecnologie riproduttive umane introdurrà anche misure che prevedono la consulenza obbligatoria per le persone che abbiano conservato gameti o embrioni da oltre cinque anni, prima di poter estendere il periodo di conservazione.

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Negli ultimi anni Hong Kong ha registrato un calo della natalità, con un aumento delle coppie senza figli e un calo delle iscrizioni alle scuole materne. L’età media delle madri al primo figlio è aumentata, passando da 29,4 anni nel 2003 a 32,9 anni nel 2023. A incidere pesantemente sul calo demografico è l’emorragia di coppie giovani che hanno lasciato Hong Kong dopo la stretta politica del 2020 che ha duramente ristretto gli spazi di libertà e la mancanza di speranze nel futuro. Ma conta anche il mutamento dei comportamenti sociali: il 70% delle coppie interpellate in un recente sondaggio ha dichiarato di non volere figli.

 

Dal mese di ottobre 2023, le autorità offrono un incentivo una tantum di 20mila dollari di Hong Kong (poco meno di 2,200 euro, ndr) per ogni figlio nato da una coppia sposata, ma gli accademici hanno criticato la misura, definendola inefficace nel convincere chi ha già deciso di non avere figli. Tagli fiscali e priorità nell’assegnazione delle case popolari sono tra gli altri incentivi messi in campo dal governo per cercare di aumentare il tasso di natalità della città.

 

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Crioconservazione

Embrioni crioconservati: ingiustizia irreparabile. Che va fermata

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Solo in Italia, sono decine di migliaia gli esseri umani prodotti in laboratorio che giacciono immersi nell’azoto liquido a -197 gradi: un esercito di esseri imprigionati che rappresenta forse il frutto più marcio della Necrocultura dominante e il cui destino interessa a pochi.   In realtà, a livello politico e istituzionale c’è un certo interesse per gli embrioni del limbo, ma solo perché qualcuno vorrebbe reintrodurli nel ciclo di sfruttamento da cui provengono. Il ministero della Salute e il ministero della Famiglia stanno lavorando a un progetto di legge per l’adozione dei crioconservati, che secondo la direttrice del dipartimento della prevenzione del ministero della Salute rappresenta «un grande atto di solidarietà che lo Stato fa per le coppie».   Secondo i dati diffusi in questi giorni (che, a nostro avviso, vanno presi per difetto, e molto) in Italia sono 3.862 gli embrioni crioconservati nei laboratori di Procreazione Medica Assistita (PMA) ufficialmente abbandonati, ossia quelli formalmente rifiutati dai loro genitori biologici.

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Inoltre, sarebbero 6.279 gli embrioni per i quali è documentata la reale impossibilità di rintracciare la donna o la coppia che ha disposto la crioconservazione, anch’essi definiti ufficialmente abbandonati, secondo il decreto del ministero della Salute del 2004. Non esiste invece un vero censimento circa gli embrioni non impiantati in quanto «difettosi», ma sappiamo, da dati diffusi negli scorsi anni, che in un anno si arrivano a distruggere più di 170 mila embrioni. Negli USA, la cifra tocca i 4 milioni.   «Finalmente si prende in considerazione il problema degli embrioni congelati in Italia, una situazione regolata dalla legge 40 del 2004 che ha portato decina di migliaia di embrioni rimasti in limbo e destinati a giacere inutilizzati per sempre nelle cliniche italiane», commenta il direttore di una clinica PMA di Roma. In Spagna e negli USAla legislazione vigente permette di donare gli embrioni eccedenti ad altre coppie che ne hanno bisogno, continua il medico, mentre nel nostro Paese non solo ciò non è possibile ma vige anche il divieto di utilizzo degli embrioni extranumerari per fini di studio, sperimentazione e ricerca: «questo rappresenta una fortissima limitazione per il progresso scientifico e, da un punto di vista etico, sminuisce il valore di questi embrioni, destinati a rimanere inutilizzati, negando il diritto di genitorialità a delle coppie che potrebbero così realizzare il loro sogno», chiosa il dottore.   In sostanza, lasciare che questi embrioni rimangano sospesi nell’azoto liquido ne sminuirebbe il valore in quanto inutili al processo produttivo, alla stregua di merci di scarto ma di grande valore commerciale depositate nei magazzini delle aziende e non reinserite nel ciclo economico. Del resto, che l’essere umano, in specie il più debole e indifeso, sia considerato un oggetto a tutti i livelli è un dato di fatto incontrovertibile già da parecchi decenni.   Il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, ha dichiarato che entro un mese sarà pronto il disegno di legge sull’adozione degli embrioni crioconservati e in stato di abbandono: «ci siamo posti il problema, perché è una situazione assurda e un po’ inquietante. Questi embrioni crioconservati, che non hanno nessun criterio di morte, se conservati correttamente possono sopravvivere per sempre. Questo limbo in cui si trovano va sanato, anche perché sono tantissimi, non abbiamo neanche cifre precise, perché la crioconservazione attiene ai singoli centri ed è complicato avere una nozione precisa su quanti siano (…) la situazione è molto complessa, la legge è molto delicata, non trattiamo cellule e tessuti, come qualcuno ha detto, trattiamo embrioni, ovuli già fecondati, cioè possibili bambini».  
  Bisognerebbe ricordare alla sedicente pro-life Roccella, e a quella parte del mondo cattolico che l’appoggia indiscriminatamente, che questa situazione, da ella stessa definita «assurda e un po’ inquietante», degli esseri conservati in azoto liquido ha una chiara origine: la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, di cui l’attuale ministro è stato uno dei più accaniti promotori e difensori.   Infatti, la legge 40 aprì la strada alla produzione in laboratorio dell’essere umano. Nel corso degli anni quasi tutti i «paletti» imposti dalla legge 40 sono stati abbattuti a colpi di sentenze, anche e soprattutto a motivo dell’intrinseca incoerenza di una norma integralmente ingiusta. Alcuni sono persino arrivati a pensare che tali paletti fossero programmati per implodere più tardi in tribunale: come si può conciliare, per fare un esempio, il diritto all’aborto sancito con la 194 con il divieto di eliminare l’embrione?   Il problema è dunque alla radice e concerne la disumana tecnica della fecondazione artificiale, come ribadito chiaramente dall’Istruzione di natura dottrinale Dignitas Personae, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2008: la crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni.   La Dignitas Personae affronta anche il problema della sorte degli embrioni crioconservati: «per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro?»   «Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice “materiale biologico” e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile».   «Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come terapia dell’infertilità», non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata» scrive il documento vaticano.   «Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile».   Già.   Alfredo De Matteo

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