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Crioconservazione

«Social freezing»: cresce la crioconservazione degli ovociti in Italia. Assieme all’automazione della provetta e all’IA che giudica i gameti

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Sempre più donne in Italia stanno optando per il congelamento degli ovociti al fine di garantirsi la possibilità di una gravidanza in futuro. Questa decisione spesso viene presa per motivi legati al lavoro o alla sfera sociale, permettendo di rimandare la scelta della maternità. Lo riporta un articolo dell’agenzia ANSA.

 

Tale fenomeno, chiamato «social freezing», ha registrato un aumento del 20% delle procedure in Italia dal 2021 al 2022. La tendenza alla conservazione della fertilità tramite il congelamento degli ovociti femminili sta crescendo in Europa, compreso l’Italia, e nel mondo, anche grazie alle testimonianze di personaggi famosi che hanno preso una simile decisione «per motivi medici o per scelta personale», anche se non riusciamo a capire cosa significhi.

 

La procedura di recupero degli ovociti dalle donne è chiamato recupero transvaginale di ovociti (TVOR), ma è noto pure come recupero di ovociti (OCR). La tecnica è stata sviluppata per la prima volta da Pierre Dellenbach e colleghi a Strasburgo, in Francia, e pubblicata nel 1984.

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Anni fa era emerso che il congelamento degli ovociti era un benefit dato alle giovani dipendenti da grandi società americane come quelle della Silicon Valley, intente a spremere ogni goccia di produttività delle sottoposte post-ponendone la riproduzione con l’azoto liquido e la provetta. O almeno, promettendolo: perché che in età più avanzata si possa ancora aver figli, anche con dewar ed alambicchi, non è assicurato. In quel caso, tuttavia, potrebbe scattare l’affitto dell’utero altrui: la morale manageriale di chi vi dà molti dei prodotti che usate tutti i giorni è né più né meno che questa.

 

Secondo la Società Americana per le Tecnologie di Riproduzione Assistita (SART) e la Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE), le procedure di congelamento degli ovociti sono aumentate in media del 25-30% all’anno dal 2016. Questo aumento ha registrato punte significative, del 46% negli Stati Uniti e del 70% in Australia e Nuova Zelanda, nel biennio 2020-2021.

 

Un nuovo studio condotto dal gruppo italiano specializzato in medicina della riproduzione Genera e pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility fornisce uno sguardo dettagliato sulla situazione attuale.

 

Secondo i dati raccolti dal gruppo, che comprendono 8 cliniche distribuite su tutto il territorio italiano, c’è stato un aumento del 20% annuo delle procedure di social freezing, ovvero «il congelamento per motivi prettamente sociali». Nel nuovo studio condotto, si evidenziano le possibilità di ottenere una gravidanza in seguito all’utilizzo degli ovociti conservati.

 

Un responsabile della Ricerca del gruppo Genera nonché primo autore del paper, spiega che nelle donne più giovani, fino a 35 anni, le probabilità cumulative di successo variano dal 70% con 15 ovociti prelevati e congelati (considerato il numero ottimale) al 95% con 25 ovociti. Ci sarebbero, è riportato, possibilità di gravidanza comprese tra il 30% e il 45%, nel caso in cui vengano vitrificati 8-10 ovociti. Tuttavia, oltre i 35 anni, diventa necessario un numero maggiore di ovociti per aumentare le probabilità di successo, rendendo la procedura di preservazione della fertilità più impegnativa.

 

«Per questo motivo, tutti i centri specializzati oggi consigliano alle donne di fare questa scelta, se ritenuta opportuna a seconda dei propri progetti di vita, entro i 35-37 anni, in modo da avere le migliori possibilità di riuscita se un giorno si dovranno utilizzare quegli ovociti congelati, nel caso insorgessero problemi nel tentare una gravidanza».

 

Nel 2013, la Società Americana per la Medicina della Riproduzione (ASRM) ha revocato l’etichetta di procedura sperimentale dalla vitrificazione degli ovociti. Tale decisione ha contribuito notevolmente all’aumento della richiesta di procedure di preservazione della fertilità in tutto il mondo, spiega l’embriologa che funge direttore scientifico del gruppo. La vitrificazione, che consiste principalmente in un processo manuale, richiede operatori altamente qualificati, costantemente monitorati ed esperti.

 

«Ecco perché l’automazione sta assumendo un ruolo sempre più importante nei nostri laboratori: le nuove tecnologie ci consentono di migliorare i risultati delle tecniche. La necessità di trattamenti di procreazione medicalmente assistita è in costante crescita in tutto il mondo» spiega l’embriologa.

 

«In parallelo i progressi tecnologici, come la valutazione dei gameti basata sull’Intelligenza Artificiale e l’automazione, promettono una sempre maggiore standardizzazione dei protocolli».

 

La crioconservazione delle cellule uovo «quando scelta per motivi sociali, è un tema che sta stimolando il dibattito sociale e politico nel nostro Paese» dichiara l’embriologa all’ANSA. «Confidiamo che presto non sarà più percepita come un tabù, ma come uno strumento per salvaguardare l’autonomia riproduttiva delle donne».

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Come si nota, il linguaggio della provetta («autonomia riproduttiva») è il medesimo dell’aborto. Di fatto, la riproduzione artificiale è solo una maschera della distruzione della vita umana, visto il numero di embrioni che sacrifica – al momento, maggiore delle vite prese con l’aborto di Stato tout court via legge 194/78.

 

Nell’articolo dell’agenzia stampa non c’è traccia delle possibili complicazioni che una donna potrebbe incontrare durante la procedura di recupero dei suoi ovociti a fini di crioconservazione. Ad esempio, l’iniezione dell’ormone hCG come fattore scatenante dell’ovulazione comporta un rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica, soprattutto nelle pazienti con sindrome dell’ovaio policistico che sono state iperstimolate durante precedenti cicli di riproduzione assistita.

 

Le complicanze del TVOR includono lesioni agli organi pelvici, emorragia e infezione. L’emorragia ovarica dopo TVOR, che si verifica più spesso nelle pazienti magre con sindrome dell’ovaio policistico, è una complicanza potenzialmente catastrofica e non così rara, scrive Wikipedia.

 

Ulteriori complicazioni possono derivare dalla somministrazione di sedazione endovenosa o di anestesia generale. Questi includono asfissia causata da ostruzione delle vie aeree, apnea, ipotensione e aspirazione polmonare del contenuto dello stomaco. Le tecniche anestetiche a base di propofol (un farmaco ipnotico usato nel campo dell’anestesia) determinano concentrazioni significative di propofol nel liquido follicolare. Poiché è stato dimostrato che la sostanza ha effetti deleteri sulla fecondazione degli ovociti (in un modello murino), alcuni autori hanno suggerito che la dose somministrata durante l’anestesia dovrebbe essere limitata e anche che gli ovociti recuperati dovrebbero essere lavati dal propofol.

 

L’endometriosi sembra rappresentare una sfida per il TVOR che potrebbe riflettersi sulle prestazioni del singolo chirurgo per la procedura, indipendentemente dal diametro di un endometrioma ovarico (OMA) preesistente o di aderenze ovariche. L’obesità è un altro fattore che può rappresentare un problema per la procedura.

 

Il dramma degli effetti avversi dell’estrazione degli ovociti, anche per conto terzi, è visibile nel documentario Eggsploitation.

 

 

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In Italia, secondo una stima dell’Istituto superiore di Sanità, nel 2020 gli embrioni abbandonati erano 37.500. «Ognuno dei 320 centri italiani – in Lombardia sono 51 – è tenuto a conservarli e a custodirli in bidoni di azoto liquido a -196° per mantenerli vitali. Fino a quando? Non si sa. Il “problema” è stato affrontato varie volte dalla politica e dai tribunali ma mai risolto» scrive un’inchiesta dello scorso ottobre la giornalista Gioia Locati.

 

Nel processo di riproduzione artificiale, ora a carica della Sanità pubblica, alcuni embrioni sani vengono impiantati, nella speranza che almeno uno «attecchisca» cioè si sviluppi. A volte attecchiscono due, tre o più: i tanti parti plurigemellari di cui sentite, e tanti dei bambini gemelli eterozigoti che magari vedete al parchetto, provengono direttamente dalla provetta che uccide, ogni anno, più di 170 mila embrioni.

 

Il lancio dell’ANSA avviene quando il mondo della fecondazione in vitro tutto – e non solo quello – è scosso dalla sentenza della Corte Suprema dell’Alabama che considera gli embrioni congelati come bambini. Si tratta di una sentenza rivoluzionaria che minaccia di cambiare lo status quo dell’industria riproduttiva e non solo, considerando che, solo in America, gli embrioni sotto azoto liquido potrebbero essere milioni.

 

Nello Stato USA, per precauzione, molte cliniche IVF hanno chiuso i battenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso è emerso che una perdita di embrioni ha fatto chiudere anche una clinica per la fertilità di Londra.

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Crioconservazione

Scambismo embrionale, diritto e apocalisse

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È già capitato, e capiterà ancora. Nella pizzeria il locale è affollato, il personale è stanco, e a te portano la bismark con l’uovo, ma alla tua dama ne servono una con il wurstel.   «Non è sua quella al wurstel?» domanda disorientata la cameriera con le occhiaie. Sopraggiunge una collega più sveglia, sfogliano insieme il blocchetto delle comande, e viene fuori che la signora del tavolo due, cioè la tua dama, aveva ordinato una casta ortolana, mentre quella con il wurstel era della cliente del tavolo uno.   Un pateracchio del genere, uno scambio tavolouno/tavolodue è avvenuto il 23 luglio al Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale San Raffaele di Milano. L’embrione di una coppia (mica pizza e fichi, è il caso di dirlo) è stato confuso con quello di un’altra coppia, ed è stato deposto nel grembo della mamma sbagliata. Sono chiaramente rimasti tutti costernati, dalle cameriere pardòn, dalle biologhe, ai clienti.   Che cosa si fa, in questi casi? Da profani un po’ tonti, che i figli li concepiscono fatti alla grezza, intravvediamo una difficoltà dietro l’altra.

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Il materiale biologico (così chiamano il bambino in potenza) a rigore è di un’altra coppia, che ne sarebbe proprietaria. Insomma, alla fine è roba loro.   D’altro canto, dal diritto romano in poi si tramanda l’istituto giuridico dell’accessio, per il quale il proprietario di un bene principale acquista la proprietà dei beni accessori che vi si incorporano. Per esempio, chi ha un terreno si prende anche il carrubo che è stato piantato da altri. La forza attrattiva (vis attractiva) della signora B andrebbe così a guadagnarle l’embrione della signora A. Perciò la signora B, volendo, può proseguire la gravidanza e dare alla luce il bambino senza il benestare della signora A e del di lei compare di seminagione.   Però dobbiamo ammettere che un bambino non è un carrubo. Una volta nato, questo poveraccio di chi sarebbe figlio? Della gestante/proprietaria per accessione o dei genitori «naturali» chiamiamoli così, a sprezzo del ridicolo? Un bel caso di baby sharing?   E se dopo aver deciso di andare avanti la signora B, puta caso, avesse deciso di abortire? I casi sono tanti: il compagno mi ha lasciato per una bonazza fertile; santo cielo, mi è morto il cane; ma guarda, in fondo non me lo sento mio; non voglio che nasca un figlio in questo mondo cattivo. Insomma basta volerlo. Parrebbe carino che la gestante in procinto di non più gestare almeno avvisasse gli altri due che non se ne fa niente.   In Italia almeno un caso del genere è già stato portato in Tribunale, e il giudice, visto che la legge non prevede nulla, ha dato fava bianca alla gestante. Ma altrove, per esempio in California, hanno prevalso i genitori biologici.   Sono nodi e incertezze che i medici del San Raffaele, che in teoria sarebbe cattolico, hanno sciolto con l’unico rimedio che la nostra epoca sa concepire con scioltezza e facilità: la morte.    La procedura è semplice semplice: si chiede alla neomamma fallata il consenso a «una aspirazione endometriale per ridurre, per quanto ragionevolmente possibile, il rischio di prosecuzione del processo di impianto». Capite: il rischio. In parole povere, si va di vacuum, si succhia via il malcapitato e lo si getta nel secchio.   In questo bel confronto, dove tutti sono ovviamente dispiaciuti, grondano dispiacere, sono sconvolti dal dispiacere, non risulta sia previsto che qualcuno si metta nei panni del sullodato «materiale biologico». È una constatazione trita e ritrita, che però non manca di essere vera e di riproporsi.   Lo aspiriamo, non lo aspiriamo? Il medico fa la domandina con la faccia di circostanza e dietro la schiena giocherella nervosamente con il tubo dell’aspiratore. La coppia di turno, in deliquio come nelle pellicole del cinema muto, si interroga in preda all’angoscia. Si sfogliano i petali della fatale margherita, ma l’epilogo è già scritto.   Il nostro, finalmente annidato al calduccio, ascolta e pensa: maledetti vigliacchi, andate tutti a morire di mala morte. Un carico di orribili maledizioni si alza infatti dal coro di quelli che non riescono.   Dalla truppa da macello degli scartati, dalla carneficina dei gettati-via. Dalla turba dei bruciati, come ne sono bruciati un anno fa sempre nella stessa pizzeria, disfatti dal tilt della macchina di coltura. Dalla muta moltitudine dei congelati, che in Italia sono decine di migliaia Si tratta dei soprannumerari della fecondazione artificiale destinati a rimanere sotto ghiaccio. Uno su mille ce la fa, canta il bardo di Monghidoro: e gli altri, o nello sciacquone o a tremare di freddo.   Nei frigoriferi del nostro bel Paese vengono stivati gli inutili che nessuno reclama, finché non avvenga un blackout, o non accada che un distratto addetto alle pulizie si impigli nella spina con la scopa, o non succeda qualcos’altro. Già adesso fanno gola, e c’è da scommettere che in capo a qualche decina d’anni, quando nessuno potrà più reclamarli, verranno sgelati come merluzzi sul lavello per permettere legalmente quelle porcherie che i genetisti fanno di nascosto, o in India o in Cina.

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Oggi, con il caso del San Raffaele si parla come se fosse una cosa seria, dello scambio della comanda e della mancata introduzione del witness elettronico. Il problema è ben altro: è il carico di maledizioni che si sta accumulando sopra lo nostro Paese fradicio e tarlato.    Ogni anno migliaia di italiani vanno alla Mecca del bambino. Ogni anno vengano eseguiti 1.200 prelievi di ovuli, per la produzione dei quali il ventre della donna, tra l’altro, viene preso farmacologicamente a calci. Ogni anno, dopo i paciughi di laboratorio, 1.500 embrioni partono all’avventura: qualcuno riesce, molti altri no. Ogni anno il 6% degli italiani viene al mondo in questo orrendo modo.   Lo scarto è enorme. Giorno dopo giorno, si accresce il numero dei morti e dei congelati. Tutti lo sanno, dalle coppie all’ultima delle OSS, anche se fingono di non vedere nulla.   Davvero si può credere che questa ecatombe rimanga priva di conseguenze? Che i gettati, i bruciati, i dimenticati, gli ibernati, gli smembrati passino così come se niente fosse? Che questa scia di violenza e sangue svanisca per incanto, come un sogno confuso e disturbante, al sorriso felice dei genitori e dei nonni?   Ridete, ridete, sembrano dire i non-nati. Dalle sacche dei rifiuti biologici, dagli scarichi, dai ronzanti congelatori, immersi nel buio chiediamo incessantemente conto dell’ingiustizia e del nostro dolore.   Non abbiamo occhi, né bocca, né mani, ma i nostri angeli, in compenso, vedono sempre la faccia del Padre celeste.   Già solo questo dovrebbe far tremare. Massimo Zanetti

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Crioconservazione

Crisi demografica: Hong Kong «prolunga» gli embrioni congelati

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Con un decreto che il Consiglio legislativo sarà chiamata a ratificare le autorità hanno deciso di far saltare il tetto dei 10 anni per la conservazione di ovuli e gameti delle coppie per la fecondazione assistita. L’obiettivo è «realizzare meglio l’autonomia riproduttiva». Ma le cause del calo delle nascite sono ben più profonde.

 

In risposta al calo della natalità, Hong Kong si appresta ad abrogare una normativa che limitava a 10 anni la durata di conservazione di ovuli, sperma ed embrioni congelati. Le modifiche legislative annunciate dal governo locale in un comunicato diffuso mirano a «consentire ai cittadini di prendere autonomamente decisioni sulla durata della conservazione in base alla propria salute e ad altri fattori, con l’obiettivo di realizzare meglio l’autonomia riproduttiva».

 

La legge di Hong Kong permette solo alle coppie eterosessuali sposate di conservare embrioni. Finora prevedeva un periodo massimo di conservazione di 10 anni, o fino al compimento dei 55 anni del paziente, se quest’ultimo era diventato infertile a causa di trattamenti medici. La proposta, già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il 1° dicembre, previa approvazione del Consiglio Legislativo. Con le nuove modifiche il Consiglio per le tecnologie riproduttive umane introdurrà anche misure che prevedono la consulenza obbligatoria per le persone che abbiano conservato gameti o embrioni da oltre cinque anni, prima di poter estendere il periodo di conservazione.

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Negli ultimi anni Hong Kong ha registrato un calo della natalità, con un aumento delle coppie senza figli e un calo delle iscrizioni alle scuole materne. L’età media delle madri al primo figlio è aumentata, passando da 29,4 anni nel 2003 a 32,9 anni nel 2023. A incidere pesantemente sul calo demografico è l’emorragia di coppie giovani che hanno lasciato Hong Kong dopo la stretta politica del 2020 che ha duramente ristretto gli spazi di libertà e la mancanza di speranze nel futuro. Ma conta anche il mutamento dei comportamenti sociali: il 70% delle coppie interpellate in un recente sondaggio ha dichiarato di non volere figli.

 

Dal mese di ottobre 2023, le autorità offrono un incentivo una tantum di 20mila dollari di Hong Kong (poco meno di 2,200 euro, ndr) per ogni figlio nato da una coppia sposata, ma gli accademici hanno criticato la misura, definendola inefficace nel convincere chi ha già deciso di non avere figli. Tagli fiscali e priorità nell’assegnazione delle case popolari sono tra gli altri incentivi messi in campo dal governo per cercare di aumentare il tasso di natalità della città.

 

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Crioconservazione

Embrioni crioconservati: ingiustizia irreparabile. Che va fermata

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Solo in Italia, sono decine di migliaia gli esseri umani prodotti in laboratorio che giacciono immersi nell’azoto liquido a -197 gradi: un esercito di esseri imprigionati che rappresenta forse il frutto più marcio della Necrocultura dominante e il cui destino interessa a pochi.   In realtà, a livello politico e istituzionale c’è un certo interesse per gli embrioni del limbo, ma solo perché qualcuno vorrebbe reintrodurli nel ciclo di sfruttamento da cui provengono. Il ministero della Salute e il ministero della Famiglia stanno lavorando a un progetto di legge per l’adozione dei crioconservati, che secondo la direttrice del dipartimento della prevenzione del ministero della Salute rappresenta «un grande atto di solidarietà che lo Stato fa per le coppie».   Secondo i dati diffusi in questi giorni (che, a nostro avviso, vanno presi per difetto, e molto) in Italia sono 3.862 gli embrioni crioconservati nei laboratori di Procreazione Medica Assistita (PMA) ufficialmente abbandonati, ossia quelli formalmente rifiutati dai loro genitori biologici.

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Inoltre, sarebbero 6.279 gli embrioni per i quali è documentata la reale impossibilità di rintracciare la donna o la coppia che ha disposto la crioconservazione, anch’essi definiti ufficialmente abbandonati, secondo il decreto del ministero della Salute del 2004. Non esiste invece un vero censimento circa gli embrioni non impiantati in quanto «difettosi», ma sappiamo, da dati diffusi negli scorsi anni, che in un anno si arrivano a distruggere più di 170 mila embrioni. Negli USA, la cifra tocca i 4 milioni.   «Finalmente si prende in considerazione il problema degli embrioni congelati in Italia, una situazione regolata dalla legge 40 del 2004 che ha portato decina di migliaia di embrioni rimasti in limbo e destinati a giacere inutilizzati per sempre nelle cliniche italiane», commenta il direttore di una clinica PMA di Roma. In Spagna e negli USAla legislazione vigente permette di donare gli embrioni eccedenti ad altre coppie che ne hanno bisogno, continua il medico, mentre nel nostro Paese non solo ciò non è possibile ma vige anche il divieto di utilizzo degli embrioni extranumerari per fini di studio, sperimentazione e ricerca: «questo rappresenta una fortissima limitazione per il progresso scientifico e, da un punto di vista etico, sminuisce il valore di questi embrioni, destinati a rimanere inutilizzati, negando il diritto di genitorialità a delle coppie che potrebbero così realizzare il loro sogno», chiosa il dottore.   In sostanza, lasciare che questi embrioni rimangano sospesi nell’azoto liquido ne sminuirebbe il valore in quanto inutili al processo produttivo, alla stregua di merci di scarto ma di grande valore commerciale depositate nei magazzini delle aziende e non reinserite nel ciclo economico. Del resto, che l’essere umano, in specie il più debole e indifeso, sia considerato un oggetto a tutti i livelli è un dato di fatto incontrovertibile già da parecchi decenni.   Il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, ha dichiarato che entro un mese sarà pronto il disegno di legge sull’adozione degli embrioni crioconservati e in stato di abbandono: «ci siamo posti il problema, perché è una situazione assurda e un po’ inquietante. Questi embrioni crioconservati, che non hanno nessun criterio di morte, se conservati correttamente possono sopravvivere per sempre. Questo limbo in cui si trovano va sanato, anche perché sono tantissimi, non abbiamo neanche cifre precise, perché la crioconservazione attiene ai singoli centri ed è complicato avere una nozione precisa su quanti siano (…) la situazione è molto complessa, la legge è molto delicata, non trattiamo cellule e tessuti, come qualcuno ha detto, trattiamo embrioni, ovuli già fecondati, cioè possibili bambini».  
  Bisognerebbe ricordare alla sedicente pro-life Roccella, e a quella parte del mondo cattolico che l’appoggia indiscriminatamente, che questa situazione, da ella stessa definita «assurda e un po’ inquietante», degli esseri conservati in azoto liquido ha una chiara origine: la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, di cui l’attuale ministro è stato uno dei più accaniti promotori e difensori.   Infatti, la legge 40 aprì la strada alla produzione in laboratorio dell’essere umano. Nel corso degli anni quasi tutti i «paletti» imposti dalla legge 40 sono stati abbattuti a colpi di sentenze, anche e soprattutto a motivo dell’intrinseca incoerenza di una norma integralmente ingiusta. Alcuni sono persino arrivati a pensare che tali paletti fossero programmati per implodere più tardi in tribunale: come si può conciliare, per fare un esempio, il diritto all’aborto sancito con la 194 con il divieto di eliminare l’embrione?   Il problema è dunque alla radice e concerne la disumana tecnica della fecondazione artificiale, come ribadito chiaramente dall’Istruzione di natura dottrinale Dignitas Personae, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2008: la crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni.   La Dignitas Personae affronta anche il problema della sorte degli embrioni crioconservati: «per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro?»   «Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice “materiale biologico” e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile».   «Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come terapia dell’infertilità», non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata» scrive il documento vaticano.   «Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile».   Già.   Alfredo De Matteo

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