Connettiti con Renovato 21

Nucleare

Putin dichiara il potenziamento dell’arsenale nucleare russo

Pubblicato

il

La Russia migliorerà il suo arsenale nucleare in quanto è il principale garante della sicurezza nazionale della Federazione Russa, ha rivelato venerdì il presidente Vladimir Putin.

 

Il commento del vertice del Cremlino arriva nel mezzo delle crescenti tensioni tra Mosca e l’Occidente sul conflitto in Ucraina, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati continuano ad armare Kiev sostenendo di non essere parte del conflitto.

 

Putin ha avvertito che la Russia utilizzerà tutti i mezzi a disposizione per difendersi qualora fosse in gioco l’esistenza dello Stato. Citando la necessità di inviare un messaggio all’Occidente, il Cremlino il mese scorso ha ordinato ai militari di effettuare esercitazioni per l’impiego di armi nucleari non strategiche.

Iscriviti al canale Telegram

«Abbiamo in programma di sviluppare ulteriormente la triade nucleare come garanzia di deterrenza strategica e per preservare l’equilibrio di potere nel mondo», ha detto Putin venerdì in un incontro di laureati delle istituzioni militari.

 

La «triade nucleare» si riferisce alla combinazione di missili balistici intercontinentali terrestri, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri strategici, che possono tutti trasportare carichi nucleari. Questi sistemi d’arma garantiscono che un potenziale nemico non possa distruggere le forze nucleari di una nazione con un attacco di primo colpo.

 

Putin ha avvertito questa settimana che la sconfitta strategica voluta dall’Occidente sta a significare né più né meno «la fine» dello Stato russo, anche se ha aggiunto di ritenere che sconfiggere la Russia sia impossibile a causa dell’unità del suo popolo, scrive RT.

 

Una tale minaccia, tuttavia, garantisce che la Russia vada «fino in fondo» per raggiungere i suoi obiettivi in ​​Ucraina, ha aggiunto.

 

Il fatto che Putin parla dell’intenzione occidentale di distruggere lo Stato russo non è casuale: per la dottrina atomica di Mosca l’uso delle armi nucleari è consentito sono se previamente attaccati o se è minacciata l’esistenza stessa dell’apparato della Federazione Russa.

 

Putin ha ripetutamente affermato che qualsiasi conflitto che coinvolga l’uso di armi nucleari avrebbe conseguenze disastrose per l’umanità. All’inizio di giugno aveva affermato che la Russia «non brandisce» armi nucleari e ha espresso la speranza che «non si arrivi mai» ad uno scambio nucleare tra Mosca e l’Occidente.

 

La dottrina nucleare russa afferma che tali armi possono essere utilizzate solo in presenza di una «minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale» del Paese, ha osservato allora, ma ha aggiunto che Mosca sta valutando la possibilità di modificare tale dottrina.

 

Giovedì, parlando ad Hanoi, Putin ha sostenuto che l’Occidente sembra stia lavorando su armi a basso rendimento per abbassare la soglia nucleare. Alla domanda se Mosca potesse includere una clausola sulla possibilità di lanciare un attacco nucleare preventivo, Putin ha detto che la Russia non ha bisogno di un primo attacco, «perché il nostro attacco di risposta è garantito per distruggere qualsiasi aggressore».

 

Putin ha lasciato fuori dal discorso il fatto che la Russia gode ora di un vantaggio strategico definitivo: i missili ipersonici, che possono trasportare testate nucleari a velocità tali da non essere intercettabili in alcun modo.

 

Le armi ipersoniche hanno sancito la fine dell’equilibrio tra le superpotenze nucleari. Gli stessi vertici militari americani hanno anche riconosciuto, recentemente, che la cosiddetta deterrenza atomica (l’idea che nessuno vuole davvero attaccare, per paura di essere distrutto) non esiste più.

Sostieni Renovatio 21

Due anni fa l’ammiraglio Charles Richard, il comandante uscente del Comando Strategico degli Stati Uniti, in una conferenza aveva lasciato trasparire la sua preoccupazione riguardo il fatto che l’attuale costrutto di deterrenza nucleare degli Stati Uniti possa non funzionare sia contro la Russia che contro la Cina, che descrive come potenze nucleari «quasi pari» con cui gli Stati Uniti sono in concorrenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, la dottrina nucleare russa era stata ribadita più volte durante il corso del conflitto ucraino. Il Cremlino aveva dichiarato ad aprile 2022 che l’Ucraina stava sviluppando armi atomiche, mentre in Polonia, in quei giorni, si ipotizzava su di una fornitura a Kiev di bombe termonucleari. Il portavoce della presidenza russa Dmitrij Peskov a inizio conflitto aveva detto pubblicamente che l’operazione militare speciale di Mosca serviva ad impedire la guerra nucleare.

 

Sono avanzate a Mosca in questi mesi riflessioni sull’uso delle atomiche e sui cambi della dottrina nucleare come quelle del politologo, membro onorario del presidio del Consiglio Russo per la Politica Estera e di Difesa (SVOP) Sergej Karaganov, il quale ha più volte sollevato in diversi articoli la questione delle armi nucleari e ha suggerito alla Russia di prendere in considerazione la possibilità di effettuare, prima o poi, attacchi nucleari preventivi contro obiettivi in ​​Europa.

 

Putin poco prima dell’inizio delle ostilità, Putin aveva parlato di una «guerra nucleare in Europa senza vincitori».

 

Con l’attacco da parte di droni ucraini (cioè, occidentali) ad Armavir, un sito militare russo nella zona di Krasnodar adibito ai radar per i missili balistici intercontinentali atomici americani in arrivo, pare essere partita di fatto un’escalation verso la distruzione nucleare di cui pochissimi stanno davvero cercando di parlare.

 

Un nuovo studio degli scienziati della Rutgers University pubblicato due mesi fa rivela che più di cinque miliardi di persone morirebbero di fame a seguito di uno scambio di armi atomiche tra USA e Russia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

Continua a leggere

Nucleare

La Cina accusa gli USA: affermazioni «infondate» sui test nucleari di Pechino

Pubblicato

il

Da

La Cina ha respinto con fermezza le accuse formulate dagli Stati Uniti secondo cui avrebbe condotto un test nucleare segreto, definendo tali affermazioni «infondate» e sostenendo che servano da pretesto a Washington per rilanciare il proprio programma di sperimentazioni nucleari.   La controversia è emersa la scorsa settimana, quando il sottosegretario di Stato americano per il controllo degli armamenti, Thomas DiNanno, ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono di informazioni secondo cui Pechino avrebbe «effettuato test nucleari esplosivi, inclusa la preparazione di test con rese nell’ordine delle centinaia di tonnellate».   DiNanno ha precisato che uno di questi cosiddetti «test di produzione di rendimento» sarebbe avvenuto il 22 giugno 2020 e che la Cina avrebbe deliberatamente mascherato le esplosioni, violando così gli impegni nucleari assunti, attraverso la tecnica del «disaccoppiamento», un metodo progettato per ridurre l’efficacia del rilevamento sismico.

Sostieni Renovatio 21

Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha smentito categoricamente tali accuse, qualificandole come «manipolazioni essenzialmente politiche» finalizzate a consolidare l’egemonia nucleare statunitense e a eludere le responsabilità di Washington in materia di disarmo nucleare.   «Gli Stati Uniti hanno costantemente distorto e diffamato la politica nucleare della Cina», ha aggiunto il portavoce. A sostegno della posizione cinese, anche l’Organizzazione del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBTO) ha dichiarato di «non aver rilevato alcun evento compatibile con le caratteristiche di un’esplosione nucleare da test di armi» nel giugno 2020.   Il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) vieta qualsiasi esplosione nucleare in grado di generare una «resa», ossia una reazione a catena di fissione autosostenuta. Sono invece consentiti test subcritici con esplosivi convenzionali ad alto potenziale. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto di aver condotto numerosi test di questo tipo, mentre la Cina non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito. Stati Uniti, Cina e Russia hanno firmato il CTBT, ma nessuno dei tre Paesi lo ha ratificato.   Lo scontro sulle presunte sperimentazioni nucleari si è verificato dopo che, a ottobre, il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato di aver ordinato al Pentagono di avviare «immediatamente» test di armi nucleari, su un piano di parità con Cina e Russia, senza specificare di quale tipologia di test si trattasse.   Trump ha da tempo auspicato un nuovo quadro per il controllo degli armamenti nucleari che coinvolga non solo la Russia, ma anche la Cina. Pechino ha tuttavia sempre respinto tale proposta, rimarcando che il proprio arsenale nucleare è nettamente inferiore a quelli di Mosca e Washington.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Chinese Army via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Continua a leggere

Nucleare

L’Iran sfida Trump sull’arricchimento dell’uranio

Pubblicato

il

Da

L’Iran non rinuncerà mai alla propria capacità di arricchimento dell’uranio, neppure sotto la minaccia di una guerra, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto a Teheran di adottare una politica di «arricchimento zero».

 

Araghchi ha espresso questa posizione durante il Congresso nazionale sulla politica estera della Repubblica Islamica, svoltosi domenica a Teheran, sottolineando che l’arricchimento dell’uranio rappresenta un diritto legale inscindibile dalla sovranità e dalla dignità nazionale.

 

«Perché abbiamo difeso con tanta determinazione l’arricchimento e continuiamo a farlo, e perché non siamo disposti a rinunciarvi neppure di fronte alla guerra? Perché nessuno ha il diritto di dirci cosa possiamo avere e cosa no», ha affermato l’Araghchi.

 

Il ministro iraniano ha comunque precisato che l’Iran è pronto a confrontarsi sulle preoccupazioni legate al suo programma nucleare e a favorire un clima di fiducia. «Se esistono dubbi o incertezze sugli scopi pacifici del programma nucleare iraniano, siamo disponibili a rispondere e a chiarire ogni ambiguità: l’unico strumento efficace è la diplomazia».

Sostieni Renovatio 21

Araghchi ha poi ricordato che gli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro gli impianti nucleari iraniani lo scorso anno non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati.

 

«La conoscenza non si distrugge con le bombe. I bombardamenti possono radere al suolo edifici, ma la tecnologia non può essere eliminata», ha dichiarato, precisando di aver trasmesso lo stesso messaggio agli Stati Uniti nel corso dei recenti colloqui indiretti tenutisi in Oman.

 

In precedenza, Araghchi aveva definito quei negoziati un «buon inizio», specificando che erano limitati esclusivamente alla questione nucleare, mentre funzionari americani avevano indicato l’intenzione di affrontare anche il programma di missili balistici iraniani e il sostegno fornito da Teheran ai suoi alleati nella regione.

 

L’amministrazione Trump ha da tempo insistito affinché l’Iran accetti una politica di «arricchimento zero» e ha ripetutamente lasciato intendere che, in caso di fallimento della via diplomatica, Washington potrebbe valutare l’opzione militare.

 

Le parole di Araghchi arrivano in un contesto di crescenti tensioni tra Teheran e Washington: gli Stati Uniti hanno di recente rafforzato la propria presenza navale e aerea nella regione. Trump ha inoltre promesso appoggio alle proteste violente in corso in Iran, scatenate dalle difficoltà economiche; Teheran ha risposto che non si piegherà alle pressioni esterne.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di IAEA Imagebank via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

Continua a leggere

Nucleare

Trump commenta l’estensione del nuovo trattato START

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha bocciato il Nuovo trattato START per la riduzione delle armi nucleari tra Mosca e Washington, definendolo un «accordo mal negoziato», e ha invitato gli esperti nucleari americani a iniziare a lavorare su un nuovo trattato completamente diverso.   Il trattato di controllo degli armamenti strategici è scaduto ufficialmente il 5 febbraio, suscitando preoccupazione sia a Mosca sia alle Nazioni Unite. Lo stesso giorno Axios ha riferito che funzionari statunitensi e russi hanno concordato, a margine dei colloqui di pace sull’Ucraina tenutisi ad Abu Dhabi, di avviare un lavoro per «aggiornare» l’intesa.   «Piuttosto che prorogare il “NUOVO START”… dovremmo far lavorare i nostri esperti nucleari su un nuovo trattato migliore e modernizzato, capace di durare a lungo nel futuro», ha scritto Trump giovedì su Truth Social, sostenendo che l’accordo è stato «gravemente violato».   Poco dopo il messaggio del presidente, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti intendono negoziare con la Russia un nuovo trattato. Ha inoltre smentito l’esistenza di qualsiasi intesa temporanea tra Mosca e Washington per il rispetto delle disposizioni del trattato ormai scaduto.   Siglato nel 2010, il trattato stabiliva limiti precisi al numero di testate nucleari strategiche e di vettori dispiegabili, prevedendo inoltre meccanismi di verifica e monitoraggio reciproco degli arsenali russo e statunitense. La sua scadenza originaria era fissata per il 2021, ma era stata prorogata di cinque anni in quell’occasione.   Nel 2023 Mosca ha sospeso i meccanismi di verifica del trattato, motivando la decisione con gli attacchi ucraini contro elementi della propria deterrenza nucleare e accusando l’Occidente di un coinvolgimento attivo. Non risultano, tuttavia, violazioni delle quote numeriche stabilite dall’accordo da parte di nessuna delle due potenze.   Giovedì mattina il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia aveva proposto di mantenere in vigore le disposizioni del trattato per un ulteriore anno, ma che tale proposta «non ha ricevuto risposta». Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha esortato Russia e Stati Uniti a negoziare con urgenza un nuovo quadro di controllo degli armamenti, avvertendo che il rischio di impiego di un’arma nucleare è oggi «il più alto degli ultimi decenni».   In precedenza Trump aveva espresso la volontà di raggiungere un accordo «migliore» che includesse anche la Cina. Giovedì Peskov ha precisato che Pechino considera «inutile» partecipare ai negoziati su un nuovo trattato, dato che il proprio arsenale nucleare non è paragonabile per dimensioni e caratteristiche a quello di Russia e Stati Uniti. «Rispettiamo questa posizione», ha concluso il portavoce del Cremlino.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Continua a leggere

Più popolari