Pechino è la prima a diffondere false informazioni sul C-19

 

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21

 

 

Seguono Russia, Iran e USA. Teorie cospirative amplificate su Twitter e Facebook. Tweet complottisti di diplomatici cinesi condivisi da centinaia di milioni di utenti social. La triangolazione Pechino-Mosca-Teheran. La Cina ha reagito alle accuse di Trump.

La Cina è la prima a diffondere false informazioni sulle origini del Covid-19, seguita da Russia, Iran e Stati Uniti. È la conclusione di un’indagine lunga nove mesi dell’Associated Press, in collaborazione con il Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council. Pubblicata ieri, la ricerca si basa sull’analisi di milioni di post e articoli sul web.

Il dato più evidente è l’uso dei social network da parte del governo cinese per far circolare o amplificare teorie cospirative sulla creazione negli USA del coronavirus

 

Il dato più evidente è l’uso dei social network da parte del governo cinese per far circolare o amplificare teorie cospirative sulla creazione negli USA del coronavirus.

 

Da fine 2019 i diplomatici cinesi hanno raddoppiato i profili Facebook e triplicato quelli su Twitter, entrambi fuorilegge nel loro Paese. La teoria più in voga nella blogosfera cinese è quella della diffusione del COVID da parte degli atleti Usa durante i Giochi militari di Wuhan nell’ottobre 2019.

 

Un ruolo chiave in queste campagne di disinformazione lo ha avuto Zhao Lijian, un portavoce del ministero degli Esteri. L’11 e il 12 marzo egli ha pubblicato 11 tweet che gli utenti web hanno citato 99mila volte nelle successive sei settimane. Gli account che li hanno rilanciati – in 54 lingue – avevano quasi 275 milioni di follower. Gli hashtag usati dal diplomatico cinese nella sua «tempesta Twitter» sono stati visti 314 milioni di volte su Weibo, il popolare social cinese di microblogging.

Da fine 2019 i diplomatici cinesi hanno raddoppiato i profili Facebook e triplicato quelli su Twitter, entrambi fuorilegge nel loro Paese

 

Il messaggio di Zhao è stato rilanciato dal governativo Global Times e da almeno 30 profili social di diplomatici cinesi. Sostegno è arrivato anche da media russi, il ministero degli Esteri venezuelano e utenti web legati alla famiglia reale saudita.

 

Oltre che su Twitter, Facebook e YouTube, la disinformazione cinese è alimentata su Weibo, WeChat e una serie di siti che condividono video come Haokan, Xigua, Baijiahao, Bilibili, IQIYI, Kuaishou e Youku. Sfruttato anche Douyin, la versione cinese di TikTok.

 

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