Spirito
Papa Francesco nomina un cardinale pro-LGBT a capo del Dicastero per la Cultura e dell’Educazione della Curia romana
Un prelato portoghese è stato nominato da Papa Francesco alla guida del nuovo Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione, dopo aver goduto di un’ascesa nelle file della Curia ed essere stato un costante promotore dell’ideologia LGBT. Lo riporta Lifesitenews.
Lunedì il cardinale José Tolentino de Mendonça è stato nominato Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, un dicastero che è stato creato a giugno sotto i termini del Praedicate Evangelium, che ha unito la Congregazione per l’Educazione Cattolica e il Pontificio Consiglio della Cultura.
De Mendonça goduto di una rapida ascesa nei ranghi della Curia sotto il pontificato di Francesco. In precedenza vicerettore dell’Università Cattolica di Lisbona e rettore del Pontificio Collegio Portoghese a Roma, si è fatto un nome come accademico, biblista e «sacerdote-poeta» ed è stato invitato a guidare il ritiro quaresimale 2018 di Francesco.
Dopo quel ritiro, Francesco ha ringraziato Mendonça per aver «mostrato come [lo Spirito Santo] opera nei non credenti, nei “pagani”, nelle persone di altre confessioni religiose» e che lo Spirito Santo «è universale, è lo Spirito di Dio , che è per tutti. … Grazie per questa chiamata ad aprirci, senza paura, senza rigidità, per essere docili allo Spirito e non mummificati nelle nostre strutture che ci racchiudono».
Successivamente, nel 2018, il portoghese è stato nominato archivista e bibliotecario della Biblioteca e dell’Archivio Segreto vaticani e nominato vescovo. Solo un anno dopo fu elevato al Collegio cardinalizio il 5 ottobre all’età di 53 anni.
I suoi doveri curiali erano già numerosi prima della sua più recente promozione. Nel 2020 de Mendonça è stato nominato membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (ora Dicastero per l’Evangelizzazione) e nel 2022 è stato nominato membro della Congregazione per le Cause dei Santi e del Dicastero per i Vescovi.
Vari commentatori hanno suggerito che la fulminea ascesa di de Mendonça sia dovuta al suo allineamento con l’ideologia di Francesco, in particolare in materia di questioni LGBT.
Secondo LifeSite, il de Mendonça ha lavorato in un’iniziativa «cattolica» LGBT che ha servito omosessuali dichiarati che sono stati lasciati ad una guida spirituale autonoma.
Il cardinale nel 2010 ha detto alla testata portoghese Publico che «la Chiesa non è un luogo di pienezza, è un luogo di ricerca. La nostra condizione è sete e desiderio. Non è qui e ora che realizziamo i nostri sogni. La Chiesa è questa strada comune, non esente da imperfezioni, aperta a una sorta di progressività, aggiungendo che la Chiesa deve avere un senso «incondizionato» di «accoglienza e ospitalità».
Inoltre, secondo il sito canadese, avrebbe criticato il comandamento della castità della Chiesa per le persone con inclinazioni omosessuali, dicendo che «è una proposta che non si può imporre, ma che si fa. Ogni persona che si avvicina alla Chiesa porta una storia sacra e va accolta».
Prima di predicare il ritiro quaresimale del 2018 del Papa, nel 2013 de Mendonça aveva fatto scalpore sostenendo pubblicamente una suora spagnola, Teresa Forcades, che si batte per la legalizzazione dell’aborto e il riconoscimento del «matrimonio» tra persone dello stesso sesso.
La BBC l’aveva descritta come «la suora più radicale d’Europa», che è diventata «uno degli intellettuali pubblici di sinistra più influenti d’Europa».
Immagine di ANTÓNIO0196 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata
Spirito
La preghiera della Marcia per la Vita di Tokyo 2026
Si è svolta, come ogni anno la Marcia per la Vita di Tokyo. Come d’abitudine, Renovatio 21 – che, grazie al nostro corrispondente Taro Negishi, è praticamente l’unico organo di stampa al mondo che meticolosamente dà notizia di ciò che accade nel mondo cattolico tradizionalista giapponese – lo riporta con immagini e parole degli stessi partecipanti.
L’evento, arrivato alla 13ª edizione, si è svolto lo scorso 20 luglio.
L’iniziativa è portata avanti dalla comunità del priorato edochiano (cioè, di Tokyo) della Fraternità Sacerdotale San Pio X guidati dall’inossidabile don Tommaso Onoda, il primo, e al momento unico, sacerdote giapponese ordinato giapponese FSSPX, la cui figura e il cui lavoro sono visibili anche nel secondo capitolo del recente documentario Traditio.

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«La Marcia per la Vita di Tokyo 2026 porta preghiere, riparazione e testimonianza pro-vita in Giappone» scrive una nota fatta avere a Renovatio 21 da padre Onoda. «Nostro Signore disse a Suor Lucia di Fatima di aver affidato la grazia della pace a Sua Madre. La Madonna di Fatima affermò di poter fermare la guerra e donarci la pace. I partecipanti alla marcia di Tokyo si sono rivolti alla Madre di Dio e molti passanti hanno osservato la marcia con curiosità ma rispetto».
«La tredicesima edizione della marcia annuale pro-vita si è svolta lunedì 20 luglio, Giornata del Mare (una festività nazionale giapponese). Alle 16:00, 40 cattolici, tra cui tre sacerdoti, hanno dato inizio alla marcia per le trafficate strade di Tokyo, pregando per una cultura della vita, con lo spirito di riparazione dei peccati di aborto in Giappone e nel mondo» racconta il sacedote tradizionita nipponico.
«La Chiesa Cattolica ha il dovere di testimoniare con fermezza la verità sull’origine della vita umana, sul suo inizio e sulla sua dignità, e sul crimine dell’aborto. Il Giappone ha una triste storia di depenalizzazione dell’aborto», ricorda don Onoda. «La Legge sulla Protezione Eugenetica fu approvata il 13 luglio 1948 ed entrò in vigore il 13 settembre dello stesso anno. Da allora, 78 anni di pratica dell’aborto hanno visto oltre 40 milioni di storie strazianti di bambini e madri. Questo numero rappresenta dodici volte il numero di vittime giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale».
«Medici e infermieri, incaricati di proteggere la vita di innocenti, hanno distrutto esseri umani indifesi nel loro luogo più sicuro. È stata intrapresa una guerra contro il futuro e la speranza della nazione» tuona il sacerdote edochiano.
«Ispirati dalla Marcia per la Vita statunitense, un protestante e un cattolico hanno organizzato la prima Marcia per la Vita con trenta persone il 13 luglio 2014. Il primo passo della Marcia per la Vita è stato segnato. Da allora, ogni anno, sotto il sole splendente di luglio, i partecipanti alla Marcia per la Vita sfilano a Tokyo. Dal 2017, ogni anno, la statua della Madonna di Fatima ha accompagnato la marcia».
Viene ricordato anche l’eroismo della dissidenza nipponica, di cui Renovatio 21 ha parlato molto. Infatti, ci dice padre Onoda, «la marcia si è svolta anche nei giorni del COVID, persino durante il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo per motivi sanitari».
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«La Madre di Dio era sempre lì, camminando, a rappresentare centinaia di migliaia di madri che hanno sofferto e continuano a soffrire» continua don Onoda. Di fatto la Marcia vede portata in strada una statua della Vergine Maria, rendendo la marcia simile ad una processione.

«Quest’anno è stata la decima volta che ha marciato, dispensando benedizioni. I cattolici nascosti hanno cercato la loro madre, Santa Maria-sama [massimo suffisso onorifico della lingua giapponese, ndr], sottoposta a pesanti persecuzioni per 250 anni e sette generazioni» dice il sacerdote, ricordando la mostruosa e mai del tutto divulgata storia di persecuzione dei cristiani nel Sol Levante.
«La cercano sempre, la madre che ci ha donato il vero Salvatore, la madre che dona speranza, amore, pace e coraggio a tutte le madri e ai bambini che verranno. La madre che ha promesso la fine della guerra e il trionfo del suo Cuore Immacolato».
La nota si chiude con una preghiera alle Vergini delle apparizioni, compresa l’ultima, terrificante apparizione mariana approvata da Roma, quella avuta dalla suora giapponese Agnese Sasegawa, morta due anni fa nel giorno dell’Assunta.
«Nostra Signora di Fatima, prega per noi! Nostra Signora di Akita, prega per noi!»
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Immagini fornite da padre Onoda
Spirito
Vescovo tedesco prende di mira la FSSPX limitando i sacramenti tradizionali nella diocesi
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Spirito
Mons. Schneider: «nulla è più pericoloso per la religione» dell’«interferenza» liturgica
Il vescovo Athanasius Schneider ha avvertito in un sermone di questo fine settimana che «nulla è più pericoloso per una religione» dell’«interferenza con la liturgia». Lo riporta LifeSite.
Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha difeso l’importanza di preservare la sacra tradizione della Chiesa, inclusa la sua liturgia tradizionale, durante una visita all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a Limerick, in Irlanda.
Ha sottolineato che è un precetto perpetuo della Chiesa cattolica rimanere fedele alla propria tradizione, sia «dottrinalmente che liturgicamente», come riportato dal Catholic Herald.
«La vera pietà non ammette altra regola se non quella che solo ciò che è stato (fedelmente) ricevuto dai nostri padri, quello stesso deve essere (fedelmente) trasmesso ai nostri figli», ha dichiarato mons. Schneider. «È nostro dovere non imporre la religione ovunque vogliamo, ma piuttosto seguirla dove essa ci conduce, ed è la via della modestia cristiana non tramandare le nostre credenze o pratiche», ha continuato. Dobbiamo «conservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».
Apparentemente commentando le attuali «guerre liturgiche», Schneider ha affermato che «il culto pubblico è intrinsecamente tradizionale», sottolineando che ciò implica la preghiera della liturgia così come esiste «secondo le norme già stabilite dall’autorità divina e tramandate dagli antenati».
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Il prelato kazako ha citato il liturgista Dom Prosper Guéranger, il quale affermò che «ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore è quella che esiste».
Il vescovo ha contestato coloro che sostengono che l’adesione alla Messa tradizionale sia in realtà una questione di preferenza per profumi e campane «superficiali».
Al contrario, afferma monsignore, coloro che «sostengono che la Chiesa non sia un museo e che l’uomo veramente pio sia indifferente a questi elementi accidentali della liturgia tradizionale dimostrano soltanto di essere ciechi al grande ruolo svolto dalla bella espressione».
In un ulteriore commento sulla continua soppressione della Santa Messa Tridentina, resa possibile dalla Traditionis Custodes di papa Francesco e proseguita ora con l’avallo di Papa Leone XIV, il vescovo centrasiatico ha affermato: «la storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla che abbia maggiori probabilità di generare malcontento, incertezza, divisione e apostasia, dell’interferenza con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa».
«Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale significa preservare il depositum fidei», ha proseguito, aggiungendo che la Chiesa per secoli si è adoperata affinché «l’antichità fosse conservata e la novità respinta – questa è la regola apostolica».
Schneider aveva precedentemente denunciato Traditionis Custodes come «una persecuzione di una parte dei fedeli e anche un rifiuto dell’intera tradizione della liturgia della Chiesa».
Il vescovo ha dichiarato a Limerick che «la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne. Solo la Chiesa cattolica può dire: “Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto dal Signore”».
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Immagine screenshot da YouTube
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