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Irlanda del Nord: la demografia sorride ai cattolici

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Nell’Irlanda del Nord, i cattolici sono appena più numerosi della popolazione protestante: un peccato in un Paese che un secolo fa è stato progettato per mantenere la maggioranza demografica dei protestanti.

 

 

Se i fatti sono ostinati, le cifre forse lo sono ancora di più. Sono definitivi i risultati del grande censimento del 2021 – il primo dopo la Brexit – pubblicato il 21 settembre: il 45,7% degli abitanti dell’Irlanda del Nord è cattolico, davanti ai protestanti che ora rappresentano il 43,88% della popolazione.

 

Diarmaid Ferriter, storico e saggista, vede in questo un vero e proprio punto di svolta: «Per molto tempo i protestanti hanno assistito alla perdita del loro primato politico. Arriva il momento della perdita della loro supremazia numerica, che costituisce per loro un nuovo colpo», spiega.

 

Questa evoluzione demografica, che si spiega con un tasso di natalità più elevato tra i cattolici che tra i protestanti, è idonea a modificare la situazione politica al punto da minacciare l’integrità del Regno Unito?

 

 

Un cambio di segno

Non necessariamente, perché come sottolinea Diarmaid Ferriter, l’identità religiosa non ha più necessariamente un impatto sul voto: «Le cose sono diventate molto più confuse in questo campo», afferma il saggista.

 

Infatti, nelle ultime elezioni, il sostegno ai partiti nazionalisti – Sinn Fein e Unionist – ha raggiunto il picco di circa il 40% ciascuno, con il 20% degli elettori che ha votato a favore di formazioni politiche nuove e meno divise.

 

Allo stesso modo, i sondaggi d’opinione mostrano costantemente che i cittadini dell’Irlanda del Nord sono più ampiamente favorevoli a rimanere uniti alla corona britannica che a unirsi alla Repubblica d’Irlanda, soprattutto per motivi economici.

 

Allo stesso tempo, però, si è eroso il sentimento di appartenenza alla sfera britannica: il 31,86% degli intervistati si identifica come britannico e il 29,13% come irlandese, mentre nel precedente censimento – datato 2011 – il 40% si definiva prima britannico e il 25% come irlandese.

 

Dati apparentemente contraddittori che Patricia McBride, portavoce di Ireland’s Future , movimento che si batte per l’unità irlandese in una società post-Brexit, riassume bene:

 

«Nella loro scelta politica, le persone sono molto più inclini a chiedersi se il loro voto migliorerà la loro situazione finanziaria. Non si vota tanto con il cuore quanto con la ragione», conclude.

 

E soprattutto con il portafoglio…

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

 

Immagine di XeresNelro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Cina

Per il Vaticano le persecuzioni dei cristiani in Cina sono «presunte»?

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Un articolo in lingua inglese del portale mediatico ufficiale della Santa Sede Vatican News sembra lasciar intender che il Partito Comunista Cinese (PCC) potrebbe non essere colpevole di persecuzione di cristiani e membri di altri gruppi religiosi.

 

L’articolo riguardava la multa comminata dal tribunale di Hong Kong al cardinale Zen, all’interno del processo per il quale l’anziano porporato è stato arrestato e incriminato, e che, come riportato da Renovatio 21, poche settimane fa Bergoglio si è rifiutato di difendere pubblicamente.

 

In chiusura della versione inglese del pezzo, si legge: «In the past, Cardinal Zen has also criticized the Chinese Communist Party for allegedly persecuting religious communities». In traduzione automatica Google: «in passato, il cardinale Zen ha anche criticato il Partito comunista cinese per presunte persecuzioni delle comunità religiose».

 

Screenshot dal sito

 

Secondo il dizionario online inglese-italiano del Corriere della Sera, la parola «allegedly» è traducibile come «presumibilmente, secondo quanto si dice».

 

Secondo Wordreference, prezioso ed esaustivo dizionario online, l’avverbio inglese si può tradurre come «secondo quanto si dice», «secondo quanto riportato»,
«presumibilmente».

 

Dobbiamo quindi pensare che, dopo tre quarti di secolo di persecuzioni dei cristiani da parte del Partito Comunista Cinese – flagello che non si è fermato con l‘osceno accordo sino-vaticano – queste persecuzioni sono «presunte»? La Cina comunista «presumibilmente» perseguita i cristiani spingendoli nella chiesa sotterranea ed esempi di martirio lancinanti?

 

Va detto, a difesa dell’autore, che potrebbe essere un problema avvenuto non alla fonte, ma in traduzione. Nella versione italiana la parola «presumibilmente» non c’è. Sul sito si legge infatti: «In passato, il cardinale si era esposto anche in prima persona per aver criticato il Partito comunista cinese denunciando pressioni e persecuzioni sulle comunità religiose».

 

Anche nella versione francese non c’è traccia del «presumibilmente»: «Par le passé, le cardinal s’était également exposé personnellement pour avoir critiqué le Parti communiste chinois, dénonçant les pressions et les persécutions sur les communautés religieuses»

 

Idem con lo spagnuolo: «En el pasado, el cardenal también se expuso personalmente por criticar al Partido Comunista Chino, denunciando la presión y la persecución sobre las comunidades religiosas».

 

Stessa cosa con il tedesco: «In der Vergangenheit hatte sich der Kardinal auch persönlich wegen seiner Kritik an der Kommunistischen Partei Chinas exponiert und Druck auf sowie die Verfolgung von religiösen Gemeinschaften angeprangert»

 

La domanda allora diventa: chi ha piazzato quella parola nella traduzione della lingua comune del mondo intero, l’inglese? È stato un uomo o – sarebbe pazzesco, ma non ci stupirebbe – è stato un software di intelligenza artificiale? Abbiamo visto in passato grandi piattaforme censurare immediatamente contenuti lesivi della Repubblica Popolare, grande partner economico di Big Tech…

 

Però, attenzione la versione dell’articolo in cinese semplificato – cioè la scrittura ufficiale del mandarino nella Repubblica Popolare Cinese – parrebbe mancare completamente dell’ultima parte in cui si parla delle persecuzioni. L’articolo nella lingua di Pechino, sembra molto ridotto rispetto a tutte le altre versioni.

 

Screenshot dal sito

 

Potete verificare voi stessi con il traduttore automatico. Leggete il testo: si dà solo notizia del caso, dei 500 dollari di multa, degli altri coimputati dichiarati colpevoli assieme al  cardinale Zen. Basta.

 

Nella versione scritta nella lingua della Cina comunista, insomma, il Vaticano, non nomina nemmeno le persecuzioni religiose contro cui si batte il porporato ultranovantenne. Interessante.

 

Notiamo infine che la stessa versione ridotta al minimo dell’articolo è ripetuta anche nella versione «cinese tradizionale», che è la scrittura in uso a Taiwan e, soprattutto, a Hong Kong, città del cardinale Zen e dei fatti raccontati, come noto ora sotto il tallone del Partito Comunista Cinese.

 

Renovatio 21 ha a lungo cercato di spiegare – di spiegarsi, in realtà – da dove possa nascere l’immane tradimento del Vaticano nei confronti dei figli della Chiesa residenti in Cina. Abbiamo ipotizzato che dietro vi potrebbero essere ammassi di ricatti ottenuti elettronicamente con un’app di incontri omosessuali passata in mano cinese per un periodo di tempo. Abbiamo preconizzato lo sgorgare, nei prossimi tempi, di fiumi di sangue di martire, che ad un certo punto saranno impossibili da definire «presunti».

 

Tuttavia, nonostante quanto abbiamo scritto, nonostante quanto sappiamo, fatichiamo a trattenere lo sconcerto davanti a simili episodi.

 

Che la persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i cristiani non sia «presunta» lo sappiamo da lungo tempo. Già nell’estate 1947, i comunisti già massacravano e torturavano i religiosi cattolici in massa. Un articolo del Messaggero di Sant’Antonio (la pubblicazione più diffusa al mondo) nel 2007 raccontava della persecuzione dei monaci trappisti del monastero di Yang-Kia-Ping. Una vera Via Crucis.

 

«Padre Antonio e due monaci che lo assistevano nel lavoro vennero arrestati. Spogliati dei loro vestiti, nonostante il freddo pungente, furono appesi a un albero, con i pollici e gli alluci legati insieme dietro la schiena. I soldati iniziarono a sparare sopra le loro teste raffiche di fucilate, con l’intento di spaventarli e costringerli a rivelare l’esistenza e il nascondiglio di presunte scorte di armi. Tuttavia non vi erano armi e le truppe se ne andarono da Yang-Kia-Ping. Però, prima di partire, le autorità comuniste lasciarono alcuni loro uomini con il compito di tenere d’occhio i monaci. Come scrisse padre Stanislao Jen, storico della comunità: “I monaci erano ora come agnelli ammutoliti scortati al macello”».

 

I 33 religiosi «persero la vita per le umiliazioni e le torture subite. Una storia emblematica dell’ostilità verso i cristiani in Cina».

 

Sappiamo che le persecuzioni cinesi sono storia cristiana indiscutibile da libri come Il libro rosso dei martiri cinesi, scritto dalla redazione della rivista Mondo e Missione con alcuni eroici missionari del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (PIME). A stamparlo non era un editore qualsiasi, ma le Edizioni San Paolo, cioè, tecnicamente, il più grande editore al mondo.

 

Il libro raccoglie storia autobiografiche strazianti di cristiani cinesi perseguitati, poi quasi tutti morti. I testi sono stati portati fuori dalla Cina dai missionari, talvolta in modo rocambolesco. Una delle testimonianze è padre Tan Tiande, che ha passato trent’anni (dal 1953 al 1983) in un lager –  che lì chiamano Laogai – nel Nord della Cina. C’è la storia di padre Giovanni Wong, di Hong Kong, che aveva fatto 25 anni filati di prigionia.

 

In un altro libro, Martiri in Cina. Noi non possiamo tacere (edizioni Emi, 1998) padre Giancarlo Politi scriveva 1.241 nomi di persone ammazzati a partire dall’inizio del comunismo in Cina perché testimoni della Fede cattolica. Si tratta di una cifra di un quarto di secolo fa. Si tratta di una cifra che, come logico, è la punta dell’iceberg nell’oceano di sangue dei martiri cinesi.

 

Nomi di cristiani trucidati per la loro Fede in Cristo. Il loro nome è stato scritto in cielo, e vive dentro la vera Chiesa di Cristo. E non «presumibilmente».

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Spirito

Lo Stato francese investe nell’islamologia

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L’inaugurazione dell’Istituto francese di islamologia (IFI) è avvenuta il 22 novembre 2022. Per il capo di Stato francese, questa iniziativa mira a «combattere il separatismo islamico» cercando di promuovere un «Islam illuminista». Molti rimangono scettici di fronte all’ennesimo tentativo di integrare l’Islam nel quadro del secolarismo.

 

 

«Cina e Francia adottano lo stesso approccio alla religione». Sorprende l’articolo pubblicato il 22 novembre 2022 su Ucanews da Ueno Kagefumi, Ambasciatore emerito del Giappone presso la Santa Sede.

 

Il diplomatico giapponese sviluppa la tesi di un’analogia tra il pensiero di Xi Jinping e quello dell’inquilino dell’Eliseo in termini di «governance e reclusione nello spazio privato della religione», difendendo l’uno e l’altro una «sinizzazione» o una «francizzazione» dei principi delle religioni che devono essere totalmente subordinate allo Stato.

 

E’ in questa prospettiva che va letta l’inaugurazione dell’Istituto francese di Islamologia il 22 novembre? La nuova struttura trova la sua origine nel discorso presidenziale tenuto a Les Mureaux, nell’ottobre 2020.

 

All’epoca, Emmanuel Macron svelò un grande piano di «lotta contro il separatismo islamico» che, oltre alla dimensione della sicurezza, prevedeva una componente accademica, con l’ambizione di promuovere un «Islam dell’Illuminismo», che sta più in un universo onirico che che la realtà.

 

Come osserva Ueno Kagefumi «per Xi Jinping, la religione in Cina deve essere subordinata al marxismo, per Emmanuel Macron l’Islam in Francia [e inoltre, qualsiasi religione, ndr] deve essere subordinata all’Illuminismo. Chiaramente, i due leader condividono mentalità simili. Dopotutto, l’Illuminismo francese è caratterizzato dai suoi principi antireligiosi o “areligiosi”. Lo stesso vale per il marxismo cinese…»

 

In concreto, la nuova struttura, che finora ha ottenuto il 7% dei dieci milioni di euro concessi dallo Stato, dovrà mettere in luce lo «studio scientifico e aconfessionale dei sistemi di credenze che compongono la religione musulmana».

 

In altre parole, portare le scienze umane – come la sociologia – nel Corano e negli Hadith: una nuova versione della quadratura del cerchio, diranno i più critici.

 

Mohammad Ali Amir-Moezzi, ci vuole credere: «è il regalo più grande che l’islamologia francese abbia ricevuto da molto tempo», dichiara l’islamologo francese, per il quale, «quando storicizziamo i fatti, li contestualizziamo e quindi metterli in prospettiva», che permette «di acquisire uno sguardo distaccato e critico sui testi della fede». Rimaniamo tuttavia scettici sulla capacità della religione di Maometto di assimilare i principi dell’esegesi del modernismo.

 

Quanto al futuro impatto dell’IFI sui musulmani in Francia, questa è ancora un’altra storia: «la nostra missione non è creare formazione per imam», tiene a sottolineare Mohammad Ali Amir-Moezzi. E per una buona ragione, la maggior parte degli imam francesi sono formati altrove: in Turchia o nella penisola arabica…

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

Immagine dell’Institut du Monde Arabe di Fred Romero via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Gender

A Cambridge un ricercatore parla del «corpo trans» di Gesù. Il rettore lo difende

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Il rettore dell’Università di Cambridge nel Regno Unito è andato in difesa di un giovane ricercatore che aveva dichiarato in una presentazione che Gesù Cristo potrebbe aver avuto  un «corpo trans», lasciando i fedeli indignati «in lacrime».

 

Durante il servizio serale di domenica scorsa nella cappella del college, in quello che giornali riportano come «un sermone» e che non sappiamo come tradurre (presso gli anglicani ricercatori a caso tengono le omelie in chiesa invece che i preti? A quanto pare…), un ricercatore della prestigiosa università inglese ha mostrato dipinti rinascimentali e medievali della crocifissione di Gesù, affermando che una delle ferite sul suo corpo «assume un aspetto decisamente vaginale», scrive la testata britannica Telegraph.

 

Per dimostrare il suo punto di vista, Heath ha utilizzato il dipinto del XIV secolo «Pietà con la Santissima Trinità» di Jean Malouel, che fa parte della collezione del Louvre. Il dipinto raffigura Gesù con una ferita al costato, da cui scorre sangue fino all’inguine.

 

«Nel corpo simultaneamente maschile e femminile di Cristo in queste opere, se il corpo di Cristo [è] come queste opere suggeriscono il corpo di tutti i corpi, allora il suo corpo è anche il corpo trans», avrebbe detto lo studioso ricercatore secondo i giornali.

 

Il ricercatore, il cui dottorato in teologia è stato supervisionato dall’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha detto che in uno dei dipinti medievali che ha mostrato alla congregazione che lo ascoltava, la ferita di lancia nel costato di Gesù «assume un aspetto decisamente vaginale», sottolineando la questione del sangue che arriva all’inguine.

 

L’omelia dello studioso durante il tradizionale servizio anglicano ha lasciato molti presenti, compresi i bambini, «visibilmente a disagio», secondo un fedele anonimo che ha inviato una lettera di reclamo al decano.

 

Secondo Fox News, sarebbero Grida di «Eresia!» secondo quanto riferito, risuonò nella chiesa mentre i fedeli infuriati se ne andavano disgustati.

 

«Ho lasciato il servizio in lacrime», ha scritto il fedele oltraggiato al rettore. «Lei si è offerto di parlare con me dopo, ma ero troppo angosciato. Disprezzo l’idea che tagliando un buco in un uomo, attraverso il quale può essere penetrato, possa diventare una donna».

 

«Sono particolarmente sprezzante di tali immagini quando è applicato a nostro Signore, dal pulpito, a Evensong. Disprezzo l’idea che dovremmo essere invitati a contemplare il martirio di un “trans Cristo”, una nuova eresia per la nostra era», ha continuato il fedele.

 

Il rettore ha risposto con una lettera che è stata vista dal Daily Telegraph. Il giornale sostiene che il rettore avrebbe difeso il ricercatore, affermando che il suo sermone «ha suggerito che potremmo pensare a queste immagini del corpo maschile / femminile di Cristo come a fornirci modi di pensare alle questioni relative alle questioni transgender oggi».

 

«Per quanto mi riguarda, penso che la speculazione fosse legittima, indipendentemente dal fatto che tu o io o chiunque altro non sia d’accordo con l’interpretazione, dica qualcos’altro su quella tradizione artistica o resista alla sua applicazione alle questioni contemporanee sul transessualismo» avrebbe detto il rettore del prestigiosissimo ateneo britannico.

 

Poi è arrivata la precisazione.

 

«Il College vorrebbe chiarire quanto segue», ha detto un portavoce del Trinity College, secondo il Daily Mail. «Né il preside del Trinity College né il ricercatore che ha tenuto il sermone hanno suggerito che Gesù fosse transgender».

 

Cambridge non è nuova alla polemica del transessualismo.

 

La scorsa settimana, gli studenti dell’ateneo avevano protestato contro la presenza a un dibattito della Cambridge Union della professoressa Kathleen Stock, che è stata costretta a dimettersi dal suo incarico alla Sussex University nel 2021 dopo aver affermato che gli esseri umani non possono cambiare sesso.

 

La studiosa era nel campus per esprimere le sue opinioni sul tema della libertà di parola, non sui diritti dei transgender.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

 

 

 

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