Pensiero
Mons. Viganò, «migrazione forzata» e «conquista islamica»: la «visione distopica, antiumana, anticristiana ed anticristica» di Bergoglio
Nella lunga e densa intervista rilasciata pochi giorni fa al vaticanista Aldo Maria Valli, l’arcivescovo ha trattato articolatamente il tema dell’immigrazione secondo quella che è la vera dottrina cattolica, condannando le distorsioni sul tema operate dal Vaticano bergogliano, con il gesuita argentino, come noto, ha pochi mesi definito l’opposizione alle migrazioni «un peccato grave».
In particolare, monsignor Viganò attacca l’uso fatto da Bergoglio della Costituzione Apostolica di Pio XII Exsul Familia, che secondo il prelato lombardo è citata completamente a sproposito.
«Il “magistero” della chiesa bergogliana è totalmente autoreferenziale: Bergoglio cita praticamente solo se stesso, e quando cita documenti del Vaticano II e dei Papi postconciliari è per superarli. Vedere citato Pio XII da Bergoglio dovrebbe dunque suscitare un più che legittimo sospetto, confermato nei fatti anche da una rapida lettura di Exsul familia» dice l’arcivescovo.
«Lo zelo apostolico di Papa Pio XII – così come dei suoi Predecessori – non si limita ad una mera indicazione della necessità di accogliere i flussi migratori, ma si concentra anzitutto sulla cura d’anime dei Cattolici costretti a migrare a causa di carestie, conflitti, persecuzioni religiose. Anche se le grandi migrazioni economiche dell’Ottocento e del Novecento erano mosse dalle stesse lobby internazionali, spostando popolazioni dal Sud dell’Europa al Nord, o dall’Europa alle Americhe, non possiamo dimenticare che il contesto storico del dopoguerra era ben diverso da quello attuale, anzitutto perché la Chiesa Cattolica non era – né avrebbe mai potuto essere – alleata e complice della Massoneria, ma ferma e coraggiosa protettrice dei poveri e dei deboli; e in secondo luogo perché oggi l’attacco alla nostra civiltà è molto più violento e scoperto di quanto non fosse alla fine del secondo conflitto mondiale».
Monsignore cita dunque un passo dell’enciclica di Pio XXI: «La Santa Madre Chiesa, spinta dal suo immenso amore per le anime ed impaziente di adempiere agli impegni dell’universale salvifico mandato affidatole da Cristo, non tardò a prendersi la cura specialmente spirituale anche dei pellegrini, dei forestieri, degli esuli, di tutti gli emigranti, senza risparmio di forze e valendosi principalmente di sacerdoti, i quali, mediante l’amministrazione dei carismi della grazia e la predicazione della parola divina, lavorassero con ogni sollecitudine a confermare quei cristiani nella fede ed a stringerne i vincoli di carità» (Const. Ap. Exsul Familia, 1 agosto 1952, n. 5).
La cura di «pellegrini, dei forestieri, degli esuli, di tutti gli emigranti» (notare l’ordine) è quindi essenzialmente di tipo spirituale, lontana dai traffici materiali in cui paiono immersi gli episcopati oggi in tutto l’Occidente.
«L’ultima cosa che Bergoglio persegue è la difesa dell’integrità della Fede o la salvezza delle anime» continua Viganò. «Né ha veramente a cuore i poveri: basta vedere quanti clochards sono accampati attorno al Vaticano e sotto il Colonnato del Bernini; all’epoca del COVID per ottenere un pasto dovevano mostrare di aver ricevuto il vaccino».
«Quell’orribile barcone in bronzo eretto in Piazza San Pietro è un monumento all’ipocrisia di Bergoglio» tuona l’arcivescovo. «Per lui i poveri e gli emarginati sono un mero strumento per “meticciare” il tessuto sociale e ecclesiale, cioè per dissolverlo ed ottenere così la definitiva cancellazione di ciò che resta della Società Cristiana dopo decenni di secolarizzazione».
Il fine, sembra suggerire l’ex nunzio apostolico, è infine di matrice spirituale, ma di segno inverso rispetto allo spirito cristiano.
«Bergoglio “pensa in grande”: vuole creare le premesse alla Nuova Religione dell’Umanità, illudendosi di poterla presiedere e di ricavarsi così un ruolo nel Nuovo Ordine Mondiale. Come profeta del globalismo sincretista, green ed inclusivo, Bergoglio è arrivato a fare la sua comparsa al festival di Sanremo, lanciando il brano di John Lennon Imagine, manifesto massonico del Nuovo Ordine.
«La Costituzione apostolica di Papa Pio XII è di tenore totalmente opposto a questa visione orizzontale, come lo è tutto il Magistero cattolico rispetto a quello bergogliano» spiega ancora monsignore. «In Exsul Familia Pio XII ricorda la tratta degli schiavi per mano degli usurai in terra americana (n. 11); accenna ai pericoli cui erano stati esposti i Messicani in fuga dalla rivoluzione anticlericale e massonica (1926-1929), fatti preda dei nemici di Cristo (ibid. 54). Ben altro è l’atteggiamento di Bergoglio verso i cristiani perseguitati: con l’Accordo segreto stipulato con il regime comunista di Pechino egli ha consegnato i Cattolici cinesi al massacro e tace sulle violazioni dei diritti fondamentali».
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L’arcivescovo poi tratta la questione dell’ascesa dell’islam in Europa per tramite delle migrazioni massive.
«Nella visione distopica – antiumana, anticristiana ed anticristica – di Bergoglio, le nostre nazioni sono terre di conquista maomettana: a questo serve l’ecumenismo conciliare. Per il Corano, dove risuona il richiamo del muezzìn e dove viene steso “il tappeto di preghiera”, lì è territorio islamico. La connivenza del clero bergogliano, che ospita gli imam nelle nostre chiese e concede alla preghiera i sagrati delle nostre Cattedrali, costituisce un tradimento di Cristo e dei fedeli».
«Un’immigrazione regolata, nella quale vige una reale integrazione e in cui la Chiesa Cattolica si impegna per la conversione alla vera Fede dei pagani, è l’ultima cosa che vuole Bergoglio: lo scopo dell’invasione non è aiutare i diseredati e i poveri, ma importare povertà, caos sociale e guerra civile nelle nostre città. E se il globalismo appoggia Bergoglio, è perché questi è un suo emissario, obbediente agli ordini che gli sono stati impartiti».
«Quella cui assistiamo è di fatto una migrazione forzata, che depaupera gli Stati d’origine di tanti uomini e giovani che potrebbero renderne saldi i governi e prospera la Nazione, per fare di essi criminali, schiavi, vittime dei turpi traffici di pervertiti o del mercato della predazione degli organi. Centinaia di migliaia di minori scompaiono ogni anno nel nulla, con la complicità di chi perverte la carità cristiana nella colpevole contraffazione di un’accoglienza per trarne profitto».
Il decremento demografico, pianificato da politiche che disincentivano la natalità e penalizzano la famiglia naturale, costituisce lo scopo principale dell’azione dell’élite globalista, per cui essa propone come soluzione la sostituzione etnica con masse di stranieri». Un tema, quello della grande sostituzione, trattato da monsignore più volte, come quando definì il processo migratorio come «ingegneria sociale del globalismo» promossa da Bergoglio.
«Nel 2015 Bergoglio ha detto: “C’è chi crede che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli”» ricorda Viganò. «Oggi sostiene che il calo demografico dei Paesi occidentali deve essere combattuto non con sagge politiche di tutela della famiglia naturale e dignitose condizioni di lavoro, ma con le frontiere aperte e l’istituzionalizzazione di quel meticciato tanto caro all’emerito Arcivescovo di Milano card. Scola e teorizzato dal massone eugenista neomalthusiano Kalergi sin dalla metà del secolo scorso».
Insomma, «non più figli cattolici in terra cattolica, ma figli meticci, senza storia, senza tradizione, senza educazione né cultura, senza identità, senza Patria né senza Fede, sfruttati per alimentare il Moloch globalista e la tirannide del World Economic Forum» tuona ancora l’arcivescovo.
«La distopia globalista di Bergoglio mira alla cancellazione delle identità nazionali ed etniche, specialmente laddove esse siano fondate sulla civiltà cristiana; e al contrario promuove ciò che è legato a credenze pagane ed idolatriche. La cancellazione di ogni differenza e l’omologazione esteriore delle culture dovrebbe essere considerata dalla Chiesa Cattolica come una sciagura, mentre la chiesa bergogliana se ne fa sconsiderata promotrice».
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«Profanatore della Pasqua» che porta il mondo verso l’uso di armi atomiche: Tucker Carlson contro Trump
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Pensiero
La guerra in Iran è un progetto politico della Torah
Renovatio 21 ripubblica un articolo dello scrittore francese Matthieu Buge apparso su Russia Today. Buge è un analista politico e geopolitico che ha studiato all’Università della Sorbona e all’Istituto di Studi Politici di Parigi. È l’autore del libro Le Cauchemar Russe («L’incubo russo»), un pamphlet sui cliché e le fantasie occidentali riguardanti il mondo russo e le sue culture. Originario di Parigi, si è trasferito in Russia nel 2012 e ha ottenuto la cittadinanza russa.
L’attuale conflitto tra Iran e Israele non è una guerra classica motivata da stretti interessi geopolitici. Certo, la rivalità tra i due Paesi è ben nota e tutti si concentrano sullo Stretto di Hormuz e sulle drammatiche conseguenze economiche della sua interruzione. Naturalmente, molti hanno giustamente osservato la tempistica: questa improvvisa svolta degli eventi è stata perfetta per seppellire lo scandalo Epstein sotto le macerie palestinesi, libanesi e iraniane (e persino israeliane). Ma queste considerazioni non sono forse puramente temporanee?
Il conflitto iniziato da Israele (e nel quale ha trascinato gli Stati Uniti, come ha spiegato Joe Kent rassegnando le dimissioni da direttore dell’antiterrorismo statunitense) può essere visto come un’avventura religiosa ed escatologica del tutto irrazionale, guidata dalla mitologia ebraica. Proviamo ad analizzare tre dei suoi pilastri principali.
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Amalek
Nel Libro dell’Esodo, Amalek è il nome del fondatore di una nazione omonima, che attacca i figli d’Israele dopo la loro uscita dall’Egitto, apparentemente senza una ragione specifica. Di conseguenza, gli Amaleciti sono considerati i nemici più acerrimi e persistenti di Israele, e Geova diede un ordine preciso.
Deuteronomio 25:17-19: «Non dimenticate ciò che Amalek vi ha fatto lungo il cammino dopo la vostra uscita dall’Egitto: come vi ha attaccato quando eravate stanchi, a malapena in grado di muovere un passo, come ha stroncato senza pietà i vostri ritardatari e non ha avuto alcun riguardo per Dio. Quando il Dio, il vostro Dio, vi darà riposo da tutti i nemici che vi circondano nella terra che il Dio, il vostro Dio, vi dà in possesso, allora cancellerete il nome di Amalek dalla terra. Non dimenticatelo!»
Samuele 15:3: «Ora va’, attacca gli Amaleciti e distruggi completamente tutto ciò che appartiene loro. Non risparmiarli; metti a morte uomini e donne, bambini e lattanti, bovini e ovini, cammelli e asini».
A questo punto, si va persino oltre il genocidio. Si potrebbe dire che si tratta solo di mitologia biblica. Ma nell’ottobre del 2023 il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invocato la storia di Amalek quando le Forze di Difesa Israeliane sono entrate a Gaza, e ancora una volta nel marzo del 2026 riguardo all’Iran: «Nella porzione della Torah di questa settimana leggiamo: “Ricordate ciò che Amalek vi ha fatto”. Noi ricordiamo e agiamo». Nulla potrebbe essere più chiaro.
Ester
Dobbiamo quindi passare al Libro di Ester.
Il fatto è che gli Israeliti sterminarono gli Amaleciti, tranne uno. E il suo discendente, Haman, divenne gran visir alla corte dell’Impero persiano (situato sull’altopiano iranico). Ester è un’orfana ebrea adottata da suo cugino Mardocheo, che ricopre anch’egli una carica a corte. Diventa la nuova regina del re. Ed ecco che ricomincia la storia: Haman (cioè Amalek) vuole sbarazzarsi degli ebrei. Sterminarli tutti. Senza altra ragione apparente se non perché Mardocheo si è rifiutato di inchinarsi a lui. Mardocheo esorta Ester a convincere il re a sventare il complotto di Haman. Il re si infuria con Haman, e alla fine il corso degli eventi si ribalta e la popolazione ebraica riesce a sterminare i suoi nemici nell’Impero persiano. Questo è ciò che gli ebrei celebrano ogni anno durante la festa di Purim.
Non si può fare a meno di riflettere sul livello di infiltrazione dei servizi segreti israeliani nell’Iran contemporaneo. Altrimenti, Israele non sarebbe stato in grado di agire con tanta efficacia contro Teheran.
Gog e Magog
Poi, il Libro di Ezechiele.
Il profeta Ezechiele ebbe alcune visioni. Una di queste riguardava l’attacco di Gog e Magog al ricostruito Stato di Israele, da parte di quest’ultimo, che alla fine sarebbe stato distrutto da Geova. Di conseguenza, come sappiamo, sarebbe stato costruito un nuovo tempio, sarebbe apparso il Messia e Israele avrebbe regnato sovrano. Quanto a cosa fossero esattamente Gog e Magog, le interpretazioni sono praticamente infinite. Ma secondo il Libro dell’Apocalisse, si tratterebbe di una coalizione di nazioni pagane ostili contro gli Israeliti.
Ora, se guardiamo al conflitto attuale, abbiamo da una parte Israele, sostenuto dai sionisti cristiani, e dall’altra l’Iran, appoggiato principalmente, seppur silenziosamente, da Russia e Cina. La Russia è uno stato multiconfessionale in cui il cristianesimo ortodosso è la maggioranza. In Cina, il sistema di credenze predominante è il buddismo. L’Iran è una repubblica islamica, certo, ma essendo una delle culle più antiche della civiltà, ha conservato elementi della sua antica religione, lo zoroastrismo. Ad esempio, Nowruz, il Capodanno iraniano, è una tradizione zoroastriana, e lo Stretto di Hormuz prende il nome da Hormuz, il dio zoroastriano della saggezza, della luce e dell’ordine cosmico.
Qui si delinea lo schema biblico: una coalizione di Paesi con credenze diverse in una lotta esistenziale contro Israele. Si tratta, ovviamente, di una concezione estremamente semplicistica: una battaglia finale tra Gog e Magog (ovvero Iran, Cina e Russia) e l’Israele biblico (ovvero israeliani sionisti e americani). Tuttavia, i cinesi sono molto pragmatici e molti ebrei russi vivono in Israele, quindi Pechino e Mosca non agiranno direttamente contro Israele.
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Ma gli israeliani e i sionisti americani sembrano essere convinti da questa interpretazione mitologica. Basti pensare a Pete Hegseth, l’attuale Segretario alla Guerra americano, che ha definito ogni fase della creazione dello Stato di Israele un «miracolo». O si pensi a Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, che in un’intervista con Tucker Carlson, a proposito degli israeliani e del Medio Oriente, ha affermato: «andrebbe bene se si prendessero tutto».
I principali media occidentali definiscono costantemente l’Iran una «teocrazia» e Israele «l’unica democrazia in Medio Oriente». Ma, come dimostrano gli attuali eventi geopolitici che rispecchiano le storie bibliche, la posizione di Stati Uniti e Israele è guidata da una visione religiosa con tre obiettivi: la fondazione del Grande Israele (dal Nilo all’Eufrate), la ricostruzione del Tempio e la venuta del Messia.
Perché, anche se una parte consistente della Torah (per non parlare del Talmud) sembra più un progetto politico che un testo religioso, Israele è di fatto una teocrazia mascherata. Pertanto, anche se l’Iran dovesse prevalere nell’attuale conflitto, gli israeliani continueranno a considerare le nazioni che non li sostengono pienamente come Gog e Magog.
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Immagine di Chajm Guski via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Pizzaballa incontra il privilegio israeliano. Aspettando il Golem e l’Anticristo
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three… — Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) March 29, 2026
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A livello più microscopico, abbiamo registrato alcune reazioni inaspettate, come quella di Erik Prince, miliardario ex Navy Seal fondatore del gruppo mercenario Blackwater, convertitosi al cattolicesimo ancora decenni fa. «Per la prima volta in secoli, dai tempi del dominio ottomano, ai cristiani è negata la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Un evento davvero senza precedenti (…) Non esiste una ragione legittima per vietare alle persone di partecipare alla messa… un orribile affronto al cristianesimo. Ogni cattolico, evangelico, ogni ortodosso in America dovrebbe essere indignato». Il Prince, che immaginiamo nel corso della sua carriera possa aver avuto rapporti diretti con la sicurezza israeliana, pare avere avuto alienata ogni simpatia filo-israeliana, pure lui.My statement re Prohibiting the Latin Patriarch of entering Church of Holy Sepulcher on Palm Sunday: While all Holy sites in the Old City are closed due to safety concerns for mass gatherings including the Western Wall, Church of the Holy Sepulcher and Al Aqsa Mosque, the action…
— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) March 29, 2026
PRINCE: This is a really bad look. Israeli police blocking Cardinal Pizzaballa from entering the Church of the Holy Sepulcher for Palm Sunday mass only adds to the anger of Muslims over access to Al Aqsa Mosque. A completely unforced, stupid error by Israeli security forces. pic.twitter.com/0E7MH7DnjB
— Bannon’s WarRoom (@Bannons_WarRoom) March 29, 2026
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🇮🇱 Israeli soldiers point rifles at CNN journalists… then choke one on camera
All while documenting an illegal settler outpost in the West Bank, where a 75-year-old man was reportedly beaten inside his home. Source: CNN https://t.co/C9BxBBrd9e pic.twitter.com/sXBtgW05j0 — Mario Nawfal (@MarioNawfal) March 28, 2026
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Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich è un “terrorista ebreo che non è in prigione”, mentre il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir è “il seguace di un gruppo terroristico ebreo”, sostenitore dell’omicidio del primo ministro israeliano Ytzak Rabin, avvenuto il… pic.twitter.com/3sLTIVytGC
— giorgio bianchi (@Giorgioaki) March 28, 2026
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OH. MY. GOD. There it is… from his mouth
🚨 Netanyahu Funded Hamas $35M a Month via Qatar, using U.S. Tax Dollars, and tells Investigators: “This is confidential and can’t be leaked, okay? We have neighbors here, sworn enemies. I’m constantly passing them messages. I confuse… https://t.co/pROxaO7aWY pic.twitter.com/sMK8xMZmvd — MJTruthUltra (@MJTruthUltra) March 28, 2026
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