Spazio
L’UE prepara uno scudo spaziale contro la Russia
La Commissione europea ha annunciato che l’UE pianifica di sviluppare uno «scudo spaziale» per proteggere i propri satelliti dalla Russia.
La bozza della Defense Readiness Roadmap, presentata giovedì, descrive il progetto come una risposta al «panorama delle minacce in evoluzione» rappresentato da una «Russia militarizzata» e da altri «stati autoritari», mentre gli Stati Uniti riducono l’attenzione sull’Europa.
Secondo il documento, lo scudo spaziale sarà integrato con i sistemi satellitari di navigazione e comunicazione dell’UE, concentrandosi sulla consapevolezza del dominio spaziale, sulla lotta contro interferenze e spoofing, e su operazioni come il rifornimento in orbita, settori in cui «l’Europa mostra evidenti lacune e dipendenze».
Bruxelles non ha ancora reso noto il budget dell’iniziativa né specificato gli Stati membri o i partner industriali coinvolti.
Il piano segue le accuse di Regno Unito, Germania e Francia, secondo cui la Russia avrebbe spiato o tentato di interferire con i loro satelliti militari. Mosca non ha commentato direttamente, ma ha sempre ribadito la sua opposizione all’armamento dello spazio, sottolineando che le sue operazioni rispettano il diritto internazionale.
La tabella di marcia si inserisce nel pacchetto ReArm Europe, che punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro per rafforzare le forze armate dell’UE, con il pretesto di contrastare la presunta «minaccia russa».
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Oltre allo scudo spaziale, il piano prevede il rafforzamento del confine orientale dell’UE, la creazione di un sistema di difesa missilistica a livello europeo e l’istituzione di un «muro di droni», in risposta ad avvistamenti in diversi Stati membri, attribuiti senza prove alla Russia.
Il documento identifica l’Ucraina come la «prima linea di difesa» dell’UE, promettendo un «sostegno continuo», nonostante gli avvertimenti di Mosca, secondo cui gli aiuti militari stranieri prolungano il conflitto.
Il piano sarà discusso al vertice dei leader dell’UE la prossima settimana, con l’obiettivo di approvare la tabella di marcia entro la fine del 2025.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
La militarizzazione dello spazio è oramai una realtà globale con cui fare i conti.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa le forze armate cinesi avevano dichiarato che gli USA rappresentano la «massima minaccia alla sicurezza nello spazio». I vertici dei programmi spaziali americani negli anni hanno invece accusato che la Cina, che effettivamente vi ha piantato bandiera, potrebbe reclamare parti della Luna. Pochi mesi fa l’Esercito di Liberazione del Popolo era tornato ad attaccare come «militarizzazione dello spazio» il progetto Golden Dome di Trump.
Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
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Spazio
Musk accusa l’oligarca indiano Ambani di bloccare Starlink
Starlink is licensed in over 165 countries and has spent five years complying with every single law and requirement of the government of India, so why still no license?
Is Ambani the real boss of India? — Elon Musk (@elonmusk) October 8, 2026
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Reliance Industries, il gruppo di Mukesh Ambani, è il maggiore conglomerato privato indiano, con attività che vanno dal petrolio alla chimica, dalle telecomunicazioni al commercio al dettaglio, dai media alle energie rinnovabili. Ambani è anche il secondo uomo più ricco dell’India, con un patrimonio netto di 86,3 miliardi di dollari secondo Forbes. Come riportato da Renovatio 21, Ambani, fa parte del consiglio di amministrazione del World Economic Forum di Davos. Il post di Musk ha attirato il leader dell’opposizione indiana Rahul Gandhi, che ha replicato: «Benvenuto in India, Elon. Aspetta di scoprire l’altro». Il Gandhi sembrava alludere all’uomo più ricco del Paese, Gautam Adani, con l’espressione «l’altro». Adani proviene dallo stesso Stato del primo ministro Narendra Modi, il Gujarat, e Gandhi lo ha più volte accusato di ricevere un trattamento di favore dal governo. Come riportato da Renovatio 21, bombardamenti da parte dell’esercito regolare indiano in aree tribali, dove è forte la presenza dei naxaliti (guerriglieri maoisti) coincidono con la costruzione delle miniere di materie prime cui ambiscono grandi aziende tra cui quelle appartenenti al gruppo Adani. Il giorno prima l’uomo più ricco del mondo aveva accusato non meglio precisati «oligarchi» di bloccare Starlink per mantenere una «presa monopolistica» sui consumatori indiani. Giovedì ha anche rilanciato una serie di post che ribadivano l’utilità di Starlink per l’India. Lo sfogo è coinciso con la decima edizione dell’India Mobile Congress, inaugurata da Modi a Nuova Delhi. Starlink, Jio Satellite Communications di Ambani ed Eutelsat OneWeb, sostenuta dal gruppo Bharti, si trovano sostanzialmente allo stesso stadio di autorizzazione normativa per la connettività internet satellitare nel Paese, con verifiche di sicurezza in corso, secondo il ministero delle Comunicazioni indiano. Starlink deve ancora completare la valutazione di sicurezza e l’assegnazione dello spettro prima di poter avviare i servizi commerciali, pur disponendo già di una licenza di telecomunicazioni indiana e dell’autorizzazione per la propria costellazione satellitare. L’azienda ha realizzato 20 siti gateway con centinaia di antenne in India e ha introdotto controlli di sicurezza specifici per il Paese, pensati per mantenere i dati degli utenti indiani all’interno dei confini nazionali, ha dichiarato la vicepresidente Lauren Dreyer all’India Mobile Congress poco prima che Musk accendesse la polemica su X. In passato Musk e Ambani si erano già contrapposti sulla politica indiana dello spettro satellitare. Reliance aveva chiesto l’asta dello spettro, sostenendo che avrebbe garantito parità di condizioni, mentre Starlink preferiva l’assegnazione amministrativa. Alla fine Nuova Delhi ha scelto la procedura amministrativa. Jio si prepara a sua volta a lanciare una rete satellitare concorrente in orbita terrestre bassa. Il colosso indiano delle telecomunicazioni prevede una costellazione di circa 1.600 satelliti, con un costo potenziale fino a 15 miliardi di dollari, nell’ambito della strategia di espansione dalla banda larga terrestre alla connettività satellitare.Dear Prime Minister Ambani,
Please accept my humble apologies for not realizing that you are the real boss of India. Naturally, you would prefer to maintain your monopolistic exploitation of the great people of India, but would you nonetheless consider allowing Starlink to compete? There are many areas of India, as there are in all countries, with no Internet access, which denies children the opportunity for education and for small businesses the opportunity to sell their goods to a global market. Starlink would change their lives for the better. Thank you 🙏 — Elon Musk (@elonmusk) October 9, 2026
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Spazio
Starship, grande missile di Elon Musk, esplode dopo aver portato a termine la sua missione orbitale
La SpaceX di Elon Musk è riuscita per la prima volta a mettere in orbita Starship, rilasciando 26 satelliti Starlink di nuova generazione. La missione è però stata interrotta in anticipo e la navicella è esplosa in una palla di fuoco dopo l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico.
La navicella è partita da Starbase, in Texas, intorno alle 7:49 ora locale di lunedì e ha raggiunto lo spazio circa otto minuti dopo. Durante la salita uno dei sei motori si è spento prima del previsto, spingendo SpaceX a valutare se la navicella fosse in condizioni di proseguire la parte orbitale della missione.
Nonostante l’inconveniente, i controllori hanno infine dato il comando di «via libera per l’orbita», con un singolo motore riavviato per una combustione di 19 secondi, portando Starship a circa 275 km sopra la Terra.
Starship achieved orbit on its first attempt and successfully delivered Starlink V3 satellites to space for the first time → https://t.co/LwJ4g6dNZ3 pic.twitter.com/pnd3k8x6E0
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship has begun deploying its payload of 26 @Starlink V3 satellites. This deployment sequence will take ~30 minutes pic.twitter.com/ycIdAx5Lbe
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship is preparing for its deorbit burn pic.twitter.com/431iz2S60G
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Splashdown confirmed. Congratulations to the entire SpaceX team on the first orbital flight of Starship! pic.twitter.com/urjmiwnvNl
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
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In seguito Starship ha rilasciato tutti i 26 satelliti Starlink V3 che trasportava. Ciascuno ha una capacità di download di circa 1 terabit al secondo e di upload di 160 gigabit al secondo, circa dieci e ventidue volte quella dei satelliti V2. La nuova generazione è pensata per offrire una capacità di download circa dieci volte superiore al predecessore, secondo SpaceX, permettendo a ogni satellite di gestire un traffico internet molto maggiore.
Tom Clarke, redattore scientifico e tecnologico di Sky News, ha detto che la sonda spaziale non verrà recuperata «perché è semplicemente esplosa, in modo piuttosto spettacolare», al momento dell’impatto con l’Oceano Pacifico.
All’inizio la missione di lunedì prevedeva che Starship orbitasse intorno alla Terra sei volte in circa dieci ore. SpaceX ha poi interrotto il volo, annunciando che la navicella sarebbe rientrata nell’atmosfera dopo circa tre ore, con l’obiettivo di ammarare nell’Oceano Pacifico a nord delle Hawaii.
Tutti i 13 voli precedenti di Starship avevano seguito traiettorie suborbitali studiate per riportare naturalmente la navicella nell’atmosfera. Si pensava che Starship avrebbe compiuto sei orbite complete intorno alla Terra in circa 10 ore, per poi effettuare un ammaraggio controllato nell’Oceano Pacifico a ovest del Cile.
L’astronave ha però avuto un problema tecnico in ascesa, costringendo il centro di controllo missione ad annullare le orbite previste e a far rientrare il veicolo sulla Terra circa 3 ore dopo il lancio, con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico che ha provocato un’esplosione.
SpaceX aveva già avuto gravi problemi nella precedente missione di prova alla fine di luglio: il razzo vettore ha avuto problemi ai motori per il ghiaccio durante il rientro, con solo otto dei 13 motori previsti che si sono riaccesi per la manovra di atterraggio, provocando un ammaraggio brusco.
Raggiungere un’orbita stabile è un passaggio decisivo per SpaceX, perché Starship non si limita più a una traiettoria ad alta velocità destinata comunque al rientro in atmosfera. Una volta in orbita, la navicella può restare in circolazione intorno alla Terra, elemento essenziale per i piani di SpaceX di usare Starship per lanci di satelliti su larga scala e, in seguito, per missioni oltre l’orbita terrestre.
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SpaceX sostiene che le missioni future di Starship potrebbero portare fino a 60 satelliti V3 e aggiungere oltre 20 volte la capacità della rete Starlink in un solo lancio rispetto alle attuali missioni del Falcon 9.
Lo Starship è pensato per essere un colossale lanciatore completamente riutilizzabile di SpaceX: circa 124 m di altezza (il razzo Super Heavy misuro 72 m, più 52 m di veicolo) e 9 m di diametro, con capacità di oltre 100 tonnellate in orbita bassa in configurazione riutilizzabile. Il booster ha 33 motori Raptor a metano e ossigeno liquido; il veicolo ne ha 6 (3 motori atmosferici e 3 motori vacuum). La struttara del megarazzo è in acciaio inossidabile, scudo termico e atterraggio propulsivo per riuso rapido.
Nel programma Artemis della NASA, la variante HLS porterà gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie dopo rifornimento in orbita terrestre. Serve alle missioni successive ad Artemis III; il primo allunaggio con equipaggio è previsto intorno al 2028.
Per il pianeta Marte, SpaceX punta a voli cargo non abitati nelle prossime finestre di trasferimento, poi missioni con equipaggio. Lo Starship è pensato per decine di persone e grandi carichi, con produzione di propellente sul pianeta (ISRU) verso una presenza permanente e, nel progetto a lungo termine di Elon Musk, una città autosufficiente.
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Immagine da Twitter
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La Russia lancia in orbita un nuovo mezzo militare
Russian Soyuz-2.1b rocket blasts off from Plesetsk Cosmodrome with Defense Ministry payload pic.twitter.com/0ujZfDQ0ie
— RTRussia (@RT_Russia_) September 18, 2026
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