Geopolitica
L’UE finanzia l’estremismo: parla il presidente della Georgia
Il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze ha accusato l’UE di incitare e finanziare l’estremismo nel suo Paese. L’accusa arriva nel bel mezzo di una frattura sempre più profonda tra Tbilisi e Bruxelles per un presunto «arretramento democratico».
Giovedì Kobakhidze ha insistito sul fatto che il suo governo ha prove «inconfutabili» del fatto che attori occidentali stanno sostenendo le proteste antigovernative nel Paese.
«Lo dimostriamo con fatti, video e pratiche di finanziamento. Abbiamo dati concreti su come queste persone finanziano l’estremismo nel nostro Paese. Parliamo loro con i fatti, ma rispondono con frasi generiche e, il più delle volte, con menzogne. È triste», ha dichiarato Kobakhidze, citato da Rustavi 2.
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La Presidente del parlamento Shalva Papuashvili ha ribadito l’accusa, affermando che «l’estremismo in Georgia è sostenuto e finanziato dai bilanci dell’UE», aggiungendo di aver scritto all’ambasciatore dell’UE Pawel Herczynski spiegando dettagliatamente le accuse, ma di non aver ancora ricevuto risposta.
Il partito al governo, Sogno Georgiano, che ha ottenuto una maggioranza parlamentare decisiva nell’ottobre 2024, ha accusato le potenze occidentali di interferire nella politica interna del Paese con il pretesto della «promozione della democrazia».
I funzionari di Tbilisi hanno tracciato parallelismi con la rivolta di Maidan del 2014 in Ucraina e affermano che tattiche simili vengono ora utilizzate per destabilizzare la Georgia, che si rifiuta di adottare una posizione di confronto con la Russia nel conflitto ucraino.
Dopo la vittoria di Sogno Georgiano, una coalizione di partiti filo-occidentali ha denunciato brogli e ha avviato proteste per costringere il governo alle dimissioni. Funzionari dell’UE e degli Stati Uniti hanno espresso sostegno all’opposizione, che i leader georgiani hanno denunciato come ingerenza straniera.
Bruxelles ha anche condotto una campagna coordinata contro la legge georgiana sulla trasparenza dell’influenza straniera, una legge che impone alle organizzazioni politiche di rivelare ingenti finanziamenti esteri. Sebbene leggi simili esistano in tutto l’Occidente, il Servizio europeo per l’azione esterna ha affermato che la legge georgiana rappresenta «una grave battuta d’arresto per la democrazia» e ha avvertito che potrebbe «minacciare il percorso del Paese verso l’UE».
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Le tensioni sono aumentate vertiginosamente il mese scorso, quando il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro polacco Donald Tusk e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in occasione del Giorno dell’Indipendenza della Georgia, accusando il governo di «arretramento democratico».
Papuashvili ha liquidato la dichiarazione come «vergognosa», affermando che mancava di rispetto sia allo Stato che al suo popolo.
Alla Georgia è stato concesso lo status di candidato all’UE nel dicembre 2023, ma da allora ha sospeso i negoziati di adesione, a causa del tono sempre più coercitivo di Bruxelles. Il governo, tuttavia, insiste sul suo impegno a favore dell’adesione all’UE.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno, in un clima di tensione alle stelle, è stato eletto il nuovo presidente georgiano Mikhail Kavelashvili, un euroscettico vicino al partito al governo Sogno Georgiano, dopo un periodo di persistente tensione politica nell’ex stato sovietico. All’epoca centinaia di dimostranti filo-occidentali sono scesi in piazza nella capitale georgiana di Tbilisi.
La scintilla che ha innescato i recenti tumulti politici in Georgia sono state le elezioni parlamentari del 26 ottobre. Il partito Sogno Georgiano, al governo dal 2012, ha rivendicato la vittoria con oltre il 54% dei voti. I partiti di opposizione, tuttavia, hanno respinto i risultati, accusandoli di frode diffusa. La presidente filo-occidentale Salome Zourabichvili ha etichettato le elezioni come «operazione speciale russa» e si è rifiutata di riconoscere i risultati. Nonostante queste affermazioni, gli osservatori internazionali, tra cui l’OSCE, non hanno riscontrato irregolarità significative.
Pesanti proteste, dentro e fuori dal Parlamento, si sono consumate a Tbilisi negli ultimi mesi a seguito dell’approvazione delle legge sugli agenti stranieri. L’UE ha aggiunto il carico sospendendo la candidatura della Georgia al blocco bruxellita.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa era emersi che gli europei avevano fatto pressione sulla Georgia affinché inviasse mercenari in Ucraina. Settimane fa, tuttavia, l’ex primo ministro georgiano Bidzini Ivanishvili aveva dichiarato che Tbilisi chiederà scusa per aver scatenato la guerra antirussa del 2008, una guerra condotta dall’allora presidente Mikhail Saaskahvili arrivato al potere con la rivoluzione colorata del 2003 (finanziata, secondo varie fonti, anche dagli enti di George Soros) e poi fuggito in Ucraina per poi finire nelle carceri georgiane.
Come riportato da Renovatio 21, il premier Irakli Kobakhidze ha più volte dichiarato che la Georgia non verrà «ucrainizzata».
Il Kobakhidze aveva accusato il presidente francese Emmanuel Macron di mentire sull’interferenza russa nelle elezioni georgiane.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa la Georgia è stato oggetto di blackout.
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Immagine di Jelger Groeneveld via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Geopolitica
Trenin: l’Europa è il principale avversario della Russia. Il sogno di Soros avverato
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Geopolitica
Presidente del Congresso Ebraico Mondiale ammette: Israele sta perdendo la guerra per le menti
Ronald Lauder ha dichiarato a un pubblico che «dal 7 ottobre tutte le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti hanno speso oltre 600 milioni di dollari per combattere questa valanga di antisemitismo». «Ho una domanda: è servito a qualcosa? Tutti questi soldi hanno fermato, hanno rallentato l’odio contro di noi? La risposta è no».
Lauder ha spiegato che il denaro ebraico non è riuscito a plasmare la mentalità americana «perché gli antisemiti hanno già accesso a tutti i fatti», aggiungendo che gli antisemiti non sono interessati ai fatti o alla verità. «Hanno la loro narrativa psicotica».
Questa narrazione, secondo Lauder, «attribuisce agli ebrei la colpa di tutto e di più». osservando che la gente incolpa Israele di tutto, dalla guerra di Gaza al COVID, al riscaldamento globale e agli alti prezzi della benzina.
The President of the World Jewish Congress, Ronald Lauder, says their influence across Europe and America has significantly declined despite spending millions of dollars for propaganda.
Lauder admits the situation has become so severe that he no longer feels safe walking down… pic.twitter.com/MwyHneKzp4
— Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) May 12, 2026
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Lauder ha sostenuto che gli ebrei devono volgersi verso l’interno e concentrarsi su se stessi anziché sul loro attuale approccio esteriore. È rilevante notare che anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente dichiarato che il suo Paese sta perdendo la guerra di propaganda sui social media.
Il miliardario ha inoltre ammesso l’influenza ebraica sul governo degli Stati Uniti. «Il fatto che io sia americano e che parli a nome dell’America e del nostro presidente mi conferisce questo potere», ha dichiarato.
Il Lauder, 82 anni, è l’erede della società di cosmetici Estée Lauder Companies, fondata dai genitori Estée Lauder e Joseph Lauder nel 1946. Nel 1986 era stato nominato ambasciatore a Vienna dal presidente Ronaldo Reagan. Tre anni dopo aveva cercato di divenire sindaco di Nuova York nella corsa contro Rudy Giuliani.
Il magnate è un forte sostenitore del Likud, il partito di Netanyahu. Nel 1998, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu chiese a Lauder di avviare i negoziati di «Track II» con il leader siriano Hafez al-Assad; questi colloqui proseguirono anche dopo l’elezione di Ehud Barak alla carica di premier.
Lauder riferì una rinnovata disponibilità da parte di Assad a scendere a compromessi con gli israeliani nell’ambito di un accordo globale «terra in cambio di pace», e la sua bozza di «Trattato di pace tra Israele e Siria» costituì una parte importante dei negoziati israelo-siriani (alla fine infruttuosi) svoltisi nel gennaio 2000 a Shepherdstown, in West Virginia.
Il filantropo è coinvolto in svariate organizzazioni giudaiche come la Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane, il Jewish National Fund, il World Jewish Congress, l’American Jewish Joint Distribution Committee, l’Anti-Defamation League, il Jewish Theological Seminary, il Rabbinical College of America, Brandeis University e Abraham Fund.
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Immagine di Michael Thaidigsmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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