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Cancro

L’OMS i casi di cancro aumenteranno del 77%

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I casi globali di cancro raggiungeranno i 35 milioni entro il 2050, ha previsto l’agenzia oncologica dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), un aumento del 77% rispetto ai dati riportati nel 2022.

 

I dati predittivi, pubblicati giovedì dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’OMS, citano l’uso di tabacco e alcol, nonché l’obesità e la scarsa qualità dell’aria, come i fattori principali che determinano l’aumento previsto dei casi entro il 2050.

 

«Sono previsti oltre 35 milioni di nuovi casi di cancro nel 2050», ha affermato la IARC in una dichiarazione sul suo sito web, aggiungendo che questo numero è superiore del 77% rispetto ai 20 milioni diagnosticati nel 2022.

 

Il rapporto semestrale della IARC, che si basa su dati provenienti da 185 paesi e 36 diversi tipi di cancro, afferma inoltre che ci sono stati circa 9,7 milioni di decessi a causa di questa malattia a livello globale nel 2022. Circa una persona su cinque può aspettarsi di sviluppare il cancro nel corso della propria vita, ha aggiunto, con un uomo su nove che muore a causa della malattia rispetto a circa una donna su 12.

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«Il rapido aumento del peso globale del cancro riflette sia l’invecchiamento e la crescita della popolazione, sia i cambiamenti nell’esposizione delle persone ai fattori di rischio, molti dei quali sono associati allo sviluppo socioeconomico», ha affermato la IARC in merito ai suoi risultati.

 

I dati IARC spiegano inoltre che le diagnosi possono variare notevolmente a seconda di dove vivono le persone colpite. «Una delle maggiori sfide a cui stiamo assistendo è che gli aumenti proporzionali del carico di cancro saranno più eclatanti nei paesi a basso reddito e con minore sviluppo umano», ha detto giovedì ad Al Jazeera Freddie Bray dell’agenzia.

 

«Vedranno un aumento previsto di ben oltre il raddoppio del carico entro il 2050», ha detto Bray, aggiungendo che molti di questi paesi sono «attualmente mal equipaggiati per affrontare realmente il problema del cancro».

 

I dati hanno anche mostrato che il cancro ai polmoni è la variante più comune della malattia tra gli uomini, mentre nelle donne il cancro al seno rappresenta la maggior parte dei casi. La IARC ha inoltre affermato che i cambiamenti nello stile di vita possono avere un impatto sulle diagnosi di cancro, con il cancro del colon-retto – il terzo tipo di cancro più comune e il secondo più grande killer – che vede un aumento guidato da fattori come il tabacco, l’alcol e l’obesità.

 

Sebbene esistano più di 100 tipi diversi di cancro, i cinque più comuni rappresentano complessivamente circa il 50% di tutti i casi.

 

Riguardo alla possibilità che il cancro aumenti – e molto, molto di più del 77% – a causa di processi biomolecolari innestati in un unico grande evento sanitario che ha coinvolto più di un miliardo di persone, l’OMS non fa parola: del resto è l’ente che, dietro la spinta di suoi finanziatori come Bill Gates, ha promosso la vaccinazione mondiale.

 

I tumori incrementeranno per la povertà e l’obesità – non per mRNA. La rima non è voluta.

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Cancro

Il Dottor Hamer è la vera eredità del principe Savoia

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È morto il principe Savoia, e tutti hanno voglia di parlarne.   Suppongo che alla base vi sia, sotto sotto, il solito equivoco ucronico: l’italiano pensa che, in un universo parallelo, il tizio poteva essere il re d’Italia. Si tratta, chiaramente, del medesimo brivido distopico alla base delle reiterate ed abbondanti comparsate TV dell’irsuto figlio Emanuele Filiberto: il pubblico italiano, guardandolo nei varietà e nei programmi qualsiasi, viene portato a sbirciare nel burrone della storia potenziale – e se… ma davvero, vorremmo che fosse re?   Il montaggio esistenziale che stampa e televisioni stanno facendo della vita del principe defunto non è lusinghiero, nemmeno per un minuto: l’eredità che lascia pare essere fatta solo di scandali, anche violenti, processi, accuse che poi finiscono nel niente – e anche questo, per molti giornalisti, è motivo per la polemica.   Ci dicono che la vita di Vittorio Emanuele lascia poco alla storia – anzi, per lo più i giornali hanno ricordato come, in fatto di eredità ci fosse quel contenzioso con lo Stato italiano per riavere i gioielli della Corona, stimati attorno a 300 milioni di euro.   In realtà, qualcosa di profondo, di davvero significativo, al Paese e al mondo l’aristocratico morto potrebbe averlo lasciato. Certo, non lo ha fatto volontariamente: quello di cui stiamo per parlare è un disegno non lineare, metafisico, qualcuno potrebbe perfino definire in termini spirituali. Perché questa è una storia per cui dal male, nasce altro.

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In questi giorni tutti hanno rivangato, e a ragione, la storia di Cavallo, con l’accento sulla o. Perché quella tragedia tenne banco sui giornali e rotocalchi per anni. Tuttavia, nessuno ha osato, se con cenni sbrigativi, parlare di quella che fu una oscura, grande ramificazione di quel mare di dolore: la teoria oncologica del dottor Hamer, una delle uniche alternative al pensiero unico biomedico sul cancro.   Per chi non conoscesse i fatti: il 17 luglio 1978, un gruppo di ragazzi della Roma bene (e non solo) sta facendo vacanza in Sardegna. Tra di essi, «pariolini» che avranno successo come l’attuale presidente del CONI Giovanni Malagò, o Nicky Pende, chirurgo cugino della giornalista Stella, ritenuto un playboy in grado di segnare colpacci come Stefania Sandrelli, all’epoca assai ambita (chiedere a Gino Paoli e a Tenco). Nel gruppo, anche tante ragazze di buona famiglia. Si tratta di una masnada di venti-trentenni ricchi e spensierati, che si mette in testa di fare una traversata e dirigersi a Cavallo, l’isola all’estremo Sud della Corsica.   Alcuni giovani del gruppo, prima di partire, vedono in piazza una bellissima fanciulla che di fatto conoscevano già da Roma: è Birgit Hamer, è in vacanza in Sardegna con la famiglia: il padre è un medico tedesco di nome Ryke Geerd Hamer, che si è trasferito nella capitale italiana in cerca di affari per i suoi brevetti chirurgici (come il «bisturi di Hamer»); la madre di Birgit, Ursula, è anche lei medico; poi ci sono gli altri tre fratelli: Ghunield, Berni e Dirk.   Dirk, 19 anni, è un ragazzo che frequenta la scuola tedesca di Roma e si impegna molto nell’atletica (si allena nei 400 con Pietro Mennea) e nella pittura. Birgit, Miss Germania 1976 che successivamente rappresentò il suo Paese d’origine a Miss Universo a Hong Kong, chiede al padre se può andare a fare quel giro in barca con quel gruppo di giovani belli e immersi nella Dolce Vita.   Il dottor Hamer dice che va bene, però deve portarsi dietro Dirk – e ci mancherebbe.   Sono tre barche, e da quanto si capisce si trattava di una trentina di persone. L’entusiasmo, la joie de vivre, trasuda anche solo a pensare una situazione del genere, estate, agio, gioventù.   L’isola di Cavallo, tuttavia, ha una particolarità: è una sorta di piccolo feudo di Vittorio Emanuele di Savoia, che vi ha una villa dalle strane architetture.   I ragazzi ancorano le barche proprio lì davanti, e scendono a terra, per andare al ristorante a riva, dove pare ci siano stati i primi contatti tra il gruppo e il reale esiliato. La torma è chiassona, il principe infastidito: alcuni testimoni dicono di averlo sentito urlare «italiani di merda vi ammazzo tutti», che non si capisce se pronunciata in serata o durante l’epilogo cruento della notte. Tuttavia, frase curiosa, anzi, molto significativa, detta da chi degli italiani vorrebbe essere il re.   Essendoci mare grosso, i giovani sono costretti a passare la notte lì. Alcuni dormono nella dinette (il salottino delle barche) dei cabinati, altri si piazzano sul ponte, altri ancora vanno a riva per dormire sulla spiaggia all’addiaccio. Qualcuno prende il gommone Zodiac sul pontile, che si apprenderà essere di Vittorio Emanuele.

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A notte fonda, quando tutti stanno dormendo, Vittorio Emanuele si sarebbe avvicinato alle barche all’ancora con un fucile che in seguito sarebbe stato definito «arma da guerra». Ne nasce una colluttazione con Pende, e parte un colpo che trapassa la barca e colpisce proprio Dirk, che era nel sonno, recidendogli l’arteria femorale.   Seguì il disastro. Dirk dovette aspettare quattro ore prima di ricevere cure, poi, in ospedale, per salvarlo gli amputeranno una gamba. Morirà dopo mesi di agonia, con Birgit e la famiglia al suo capezzale. I giornali raccontarono del dramma degli Hamer in tutti i modi.   La vicenda è raccontata nei dettagli da una docuserie Netflix piuttosto bella, Il principe. Alla regia c’è una ex giornalista del Fatto quotidiano, Beatrice Borromeo, che adesso si firma Beatrice Borromeo-Casiraghi, ma non è che se si scrivesse anche «principessa» qui ci offenderemmo, anzi; tuttavia capiamo che una principessa che fa un documentario che si chiama Il principe non suona benissimo.   La nobile giornalista-regista omette di mettere in chiaro una cosa: lei la storia la conosce bene, perché Birgit è un’amica intima di sua madre, che è Paola Marzotto, figlia della celeberrima Marta e fotografa sul set di Apocalypse Now. È proprio la signora Marzotto a raccontare, forse ancora con un filo di spremuta d’occhi, uno dei particolari più struggenti: al funerale di Dirk, prima che chiudano la bara, Birgit si sfila un anello che ha al dito e lo butta dentro. È l’incredibile sposalizio, onorato fino alla fine, tra la ragazza e la sete di giustizia per la morte del fratello.   Birgit Hamer combatterà 45 anni, e noi con lei ne vedremo di ogni: armi che scompaiono, confessioni che scompaiono, un processo parigino che una dozzina di anni dopo il fatto, assolverà il principe, e su tutto una cappa opaca, inscalfibile: facile ricordare che il Savoia fosse un iscritto alla P2, e che i suoi contatti volendo arrivavano ovunque.   È lui che vende gli elicotteri Agusta (quelli del marito della contessa Vacca, protagonista di altri misteri da rotocalco anni e anni dopo) allo scià di Persia, allora potentissimo, che di Vittorio Emanuele diverrà testimone alle nozze sposate in una chiesa di Teheran (lo scià non era cattolico: si poteva?) ed Emanuele Filiberto, nella sfilza dei nomi, ad un certo punto ci ha pure un «Reza». Secondo quanto ricostruito dai giornali, alcuni di quegli elicotteri potrebbero essere riemersi poi, armati di tutto punto, in Sud Africa, Paese allora sotto embargo, al quale quindi non si poteva vendere direttamente…   La rete che può attivarsi dietro al Savoia non è piccola: sempre considerando poi la parentela con gran parte dei casati regnanti in Europa, e il favore dei grembiulini, che perdura per la famiglia dai tempi del Risorgimento, che altro non è se non una rivoluzione massonica ed anticristiana fatta in Italia utilizzando la monarchia Savoia come prestanome.   «Politica, aristocrazia e massoneria si mobilitarono per depistare il processo. Fu una farsa. Vittorio Emanuele è stato assolto. Si parlò di una seconda pistola, inesistente invece» dice oggi Birgit.   La storia, per la vulgata dei media, potrebbe chiudersi qui, quindi.

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In realtà, ci sarebbe ben altro da raccontare sui giornali. Solo che, diciamo così, non si può. Ma si tratta di argomenti sui quali, pensano molte penne, è meglio tacere. Perché quello che può succederti, se tocchi determinate questioni – sulle quali, uno pensa, dovrebbe poter esserci libertà di dibattito – lo abbiamo visto in azione durante il COVID, ed è tremendo.   La tragedia di Dirk segnò la famiglia Hamer profondamente. Birgit farà la sua crociata, ma anche gli altri cinque ne saranno trasformati. Ursula, la madre, morirà di cancro al seno nel 1985. Il padre, il dottor Hamer, il tumore invece lo ebbe subito, appena dopo la morte del figlio. Un carcinoma al testicolo, che gli verrà asportato.   L’esperienza della morte di Dirk e il trauma conseguente del tumore scombineranno non solo la vita di Hamer, ma anche il suo pensiero medico. Davanti all’evidenza – il tumore che insorge a poca distanza dalla perdita del figlio – il medico comincia a sviluppare una teoria tutta sua, secondo cui le malattie, che chiama «conflitti biologici», vengono da traumi drammatici, che se non risolti non possono portare alla guarigione. L’ipotesi dello shock biologico viene da lui chiamata «Sindrome Dirk Hamer».   Hamer in seguito elaborerà quelle che chiama le «cinque leggi biologiche», ed elaborerà controverse idee sulla cura delle malattie (come l’ingestione di batteri, visti non come danno ma come vettori di guarigione), e in particolare sulle origini psicologiche dei tumori.   Il dottore, quindi, comincia a curare pazienti che rifiutano l’oncologia mainstream – ossia il dogma assoluto della chemioterapia. Ne segue una vita spericolata: radiato dall’ordine, denunciato, condannato, incarcerato, arrestato ancora, fuggiasco, latitante, estradato, fuggito ancora. Nel frattempo, visita persone in tutto il continente. I giornali europei dicono che si tratta di una «setta», lui registra il marchio «Nuova Medicina Germanica».   I tribunali lo accusano di esercizio illegale della professione medica. Le autorità impazziscono dietro ai casi di persone curate con il metodo Hamer, con accuse che fioccano contro i dottori suoi seguaci. Perché ci sono dei pazienti che muoiono – i quali magari ci sono anche nei Centri oncologici istituzionali, forse, ma lì, certo, c’è anche la chemio, che mica possiamo mettere in discussione. Anzi: quando il paziente chemioterapico muore, magari dopo essere passato per mesi di sostanze che lo hanno reso calvo e scheletrico, lì magari scatta pure il classico ringraziamento al «professor» nel necrologio nel giornale locale.   Hamer in Norvegia perché, non essendo un Paese UE, l’estradizione è più difficile. Ecco le accuse di antisemitismo: ci sono dichiarazioni sugli ebrei, e pure una lettera al settimo e ultimo rebbe degli Chabad-Lubavitcher, il rabbino Menachem Mendel Schneerson, e sostiene che gli ebrei lavorano per negare a tutti i ritrovamenti della Nuova Medicina Germanica ma poi di nascosto si curano con essa. Ovviamente siamo nello strampalato, nell’incredibile, tuttavia ricordiamo che, proprio i Lubavitcher, ci hanno mostrato che la storia dei tunnel sotto le sinagoghe forse non era una fantasia antisemita…   Non basta: lo accusano di negare l’olocausto, e pure di negare lo sbarco sulla luna, e mettiamoci anche gli attentati dell’11 settembre, che non sarebbero terrorismo islamico. L’accusa di «incitamento all’odio razziale», articolo 130 del Codice Penale Tedesco, arriva. Di fatto, viene demonizzato come nessuno: neanche come Bin Laden, che in realtà si sapeva dove stesse, mentre per Hamer c’è il terrore dei gatekeeper della medicina cancrocentrica di non sapere se sta lavorando in qualche Paese europeo grazie al suo fedele network di medici, pazienti, fiancheggiatori…   Se andate su Wikipedia, troverete una sfilza di nomi di pazienti di Hamer morti, con relativi strascichi giudiziari. La dettagliosa cura messa nella pagina fa impressione, chi ha scritto questa voce deve essersi proprio sforzato.

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Tuttavia, manca qualcosa: ci chiediamo, è possibile che qualcuno sia guarito seguendo i dettami di Hamer? Ad oggi, non lo sappiamo. Abbiamo solo qualche eco aneddotico, tuttavia c’è da chiedersi come mai tutta questa gente decida di curarsi così – c’è per caso qualche storia di guarigione che non conosciamo? Ce lo chiediamo sul serio.   Quanti sono stati i pazienti di Hamer? Lui diceva che aveva visto più di 30 mila casi. Non abbiamo idea quale percentuale di questi sia morta atrocemente e quale possa potenzialmente essere invece guarita.   Nessun giornalista, neanche se ha dietro di sé la frenesia di inchiesta giudiziaria de Il Fatto, conoscenze famigliari e pure l’intero casato principesco monegasco, vuole toccare questo argomento: il dottor Hamer va liquidato come una nota a piè pagina della questione di Vittorio Emanuele a Cavallo. Egli è definito come «chiacchierato», o per alcuni direttamente «ciarlatano», o peggio.   È esattamente quello che accadde, dal 1997, al dottor Andrew Wakefield, che osò dire, in uno studio firmato con altri 12 scienziati, che forse era il caso di approfondire riguardo a possibili correlazioni tra il vaccino MPR e l’autismo. Vi sfido a trovare un articolo di giornale – destra, sinistra, quel che volete – che non apponga al suo nome l’aggettivo «screditato», «radiato», etc.   I nostri lettori sanno che i vaccini non si possono toccare. Per la chemio, pare di aver capito anche con la vicenda Di Bella, pure.   Di mezzo c’è un tema enorme, scritto a chiare lettere nella Costituzione (sì, lei) quella della libertà di cura, espressione che dopo il biennio pandemico può far sorridere. Si tratta però della vita di tante persone, che in barba ai diktat biomedici, decidono di curarsi secondo le proprie convinzioni. Di loro, lo sappiamo, non vorrà parlare nessuno, delle loro vite non ci sarà traccia nelle cronache.   Tuttavia, noi crediamo che una Nazione non sia è fatta di beghe fra ricchi, gossip e rotocalchi: una Nazione, ente che deriverebbe dal termine nascere, è fatta della carne e della sofferenza dei suoi membri. Di questo, valutando ora la triste storia dei Savoia, avevamo voglia di scrivere.   C’è tutta una storia da compilare, quindi, una storia che riguarda tanti italiani, tedeschi, francesi, austriaci, spagnoli, norvegesi – una storia che si è originata dalla fucilata del re mancato in quella notte d’estate del 1978.   Il dottor Hamer e l’oceano di persone sofferenti che gli hanno chiesto aiuto costituiscono la vera eredità del principe Savoia.   È un disegno intrigante, tragico, pazzesco, mistico, fatale. Qualsiasi cosa dobbiamo, per legge, pensarne.   Roberto Dal Bosco

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Cancro

Il re britannico annunzia di avere il cancro

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A re Carlo è stata diagnosticata una forma di cancro, ha annunciato lunedì Buckingham Palace.

 

In una dichiarazione, il Palazzo ha affermato che il problema di salute è stato scoperto durante la recente visita in ospedale del re per la sua prostata ingrossata. «Successivi test diagnostici hanno identificato una forma di cancro», si legge nella dichiarazione, sottolineando che non si trattava di cancro alla prostata.

 

Non sono state fornite ulteriori informazioni sull’esatto tipo di cancro, sul suo stadio o sulla sua prognosi.

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«Sua Maestà ha iniziato oggi un programma di trattamenti regolari, durante il quale i medici gli hanno consigliato di rinviare i suoi impegni pubblici. Durante questo periodo, Sua Maestà continuerà a occuparsi degli affari statali e delle pratiche burocratiche ufficiali come al solito», si legge nella dichiarazione.

 

Il monarca rimane «totalmente positivo riguardo al suo trattamento» e non vede l’ora di «tornare al pieno servizio pubblico il prima possibile», ha aggiunto.

 

Il re ha deciso di rendere pubblica la sua diagnosi per evitare «speculazione» e per aumentare la consapevolezza sul cancro «per tutti coloro che in tutto il mondo» sono colpiti dalla malattia, ha aggiunto il palazzo.

 

Carlo è salito al trono britannico all’età di 73 anni l’8 settembre 2022, succedendo a sua madre, la regina Elisabetta II, dopo oltre 70 anni di regno.

 

La storia indica che i reali britannici non si sono mai risparmiati riguardo le novità in termini di tecnica medica.

 

Come riportato da Renovatio 21, re Giorgio V, il nonno di Elisabetta, fu di fatto eutanatizzato dal suo medico di corte, Lord Bertrand Dawson, grande sostenitore della dolce morte.

 

Su un altro fronte di innovazioni biomedica presso la Casa Reale, secondo il libro The Queen Mother: The Untold Story, la cosiddetta Regina madre si sarebbe sottoposta ad una forma prototipale di inseminazione artificiale. Sua altezza, si dice, non amava i rapporti sessuali. Elisabetta II, quindi, sarebbe nata così.

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I reali britannici non si tirarono indietro soprattutto quando arrivarono le prime forme di vaccinazione, allora detta «variolazione», o «inoculazione». Il principe Alfredo di Gran Bretagna (1780–1782), quattordicesimo figlio nonché nono e più giovane figlio maschio di re Giorgio III e della sua regina consorte, Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, nel 1782 si ammalò dopo la sua procedura di inoculazione contro il vaiolo.

 

La regina Carlotta, la madre del piccolo Alfredo, fu una sostenitrice per tutta la vita dell’inoculazione e fece sottoporre i figli reali alla procedura. La variolazione divenne popolare in Gran Bretagna quando le figlie del re Giorgio II, allora principe di Galles, si sottoposero alla procedura nel 1721.

 

Nel 1782, il principe Alfredo fu vaccinato contro il vaiolo. L’inoculazione ha avuto un effetto negativo sulla salute del principe. Il viso e le palpebre di Alfred soffrivano di eruzioni causate dall’inoculazione e anche il suo petto era in pessime condizioni. All’inizio di luglio di quell’anno, sembrava che Alfredo stava iniziando a riprendersi ma, più tardi quel mese, le sue condizioni peggiorarono al punto che non era in grado di camminare.

 

I medici riuniti per discutere della salute del principe conclusero che al ragazzo restavano solo poche settimane di vita. Dopo aver sofferto attacchi di febbre e continui problemi al petto, il principe Alfredo morì tra le quattro e le cinque del pomeriggio del 20 agosto, a Lower Lodge, Windsor Great Park, un mese prima del suo secondo compleanno.

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Immagine di Copyright House of Lords 2022 / Photography by Annabel Moeller via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

 

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Cancro

Ammettono l’aumento dei cancri. Per non parlarvi dei vaccini

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Ci siamo stropicciati anche noi gli occhi quando abbiamo visto la notizia sabato scorso. Poi abbiamo, temporaneamente, sorriso.   Sul telefonino, con la pagina «Discovery» di Google compariva: «Burioni: “Boom casi di cancro nei giovani e non sappiamo perché”». Così titolava l’agenzia Adnkronos. Abbiamo messo lo screenshot sul canale Telegram di Renovatio 21.   «Tsé» ci siamo detti. Guardate: ora ci fanno vedere che cadono dal pero, con un carpiato doppio. Guardate come annacqueranno il discorso, trovando nuovi modi di dissimulare l’evidenza, che è sempre più mostruosa e mortale, e distribuita tragicamente fra la popolazione. «Non sappiamo perché» is the new «Nessuna correlazione».   La realtà è più complessa di così. Non tutti i manovratori sono stupidi: o meglio, spesso lo sono, ma a questo punto, rimirando l’ampiezza della frittata, stanno considerando modalità articolate per rigirarla. Magari seguendo il primo istinto: giocare d’anticipo.

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Bisogna leggere bene tutto, e non fermarsi ai titoli come fanno i drogati di dopamina da social. La notizia, che stanno cercando di far rimbalzare ovunque attivando i soliti pappagalli, è che c’è sì un aumento dei tumori giovanili, ma il processo dura da 20 anni. Insomma, precede, e di molto, la grande procedura medica (l’unica, per moltissimi ragazzi in salute) a cui tutti si sono sottoposti tra il 2021 e il 2022, magari in multiple occasioni.   La fonte è il Wall Street Journal, che ha mandato in stampa un articolo in cui spiega che il cancro sta divorando sempre maggiori quantità di giovani in tutto il mondo, «sconcertando i medici». Lascienzah, insomma, brancola nel buio, ma il fenomeno – nella ferale concretezza della morte – c’è.   I tassi di diagnosi oncologiche nel 2019 (badate bene la data) sono arrivati a 107,8 casi ogni 100 mila persone under 50, un 12,8% rispetto ai 95,6 dell’anno 2000. La prestigiosa rivista scientifica British Medical Journal Oncology concorda: aumento per i sotto i 50 anni in Nord America, Australia ed Europa Occidentale – che, accidentalmente, ricordiamo sono Paesi che vivono sotto la nuova cortina NATO, che – nell’era della geopolitica vaccinale – non è più di ferro, è di mRNA.   Quindi, caro popolo, cerca di capire: se cominci a notare che un po’ troppi conoscenti (famigliari, amici, etc.) si stanno ammalando, magari anche in queste forme turbo che fulminano interi organi ed intere vite nel giro di qualche settimana, non è per colpa dell’innesto genico a cui si sono stati obbligati. Ma no: è una tendenza globale, preesistente.   I fenomeni che state notando sono contenuti in un quadro più vasto, rassicuratevi. Le vostre, quelle dei vostri intimi, sono solo lacrime nella pioggia.   A questo punto, il lettore intuisce il giochetto che potrebbe essere ora dipanato sotto il nostro naso: ogni discussione che vorrete avere sul fenomeno del cancro sarà spazzata via del sapientone di turno che dirà che «i tumori erano comunque in ascesa» anche se, ammettono scienziati e giornalisti, «non sappiamo perché». Fatevi andare bene l’ignoranza di coloro che sono pagati (da voi) per studiare ed informarvi. Basta che non facciate altre domande, anzi state attenti a non far proprio certi pensieri.   Si tratta di un procedimento chiamato «inquinamento delle fonti». Il giochino d’anticipo è tutto lì: prima che prenda piede una narrazione, sistemarne già una che la depotenzi, che ne possa prendere il posto, che ne inquini l’efficacia.

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Mettiamola così: all’inizio, prima ancora che iniziassero la campagna vaccinale, ammisero che la paralisi di Bell (avete presente, le facce che divengono asimmetriche: forse è il caso pure dell’inventrice turco-tedesca del siero genico) poteva essere uno degli effetti.   Poi iniziarono le miocarditi, ricorderete il disastro su campi di calcio (e di basket, e le piste di ciclismo etc.), e nonostante qualche tentativo di normalizzazione del fenomeno – lo spot allucinante di un ospedale americano che insinuava che la miocardite infantile, malattia estremamente rara, era in fondo un problema comune – alla fine ammisero perfino sui siti degli enti del farmaco. Sì, la miocardite, potrebbe essere un effetto avverso della siringa genica, ma – formula magica – «i benefici superano i rischi».   Ora che tante scoperte – perfino la riemersione dell’SV-40, che pensavamo morto con il vaccino polio – puntano nella direzione del cancro, o meglio del turbo-cancro, non potevano starsene con le mani in mano. Quella del cancro non è una reazione avversa normalizzabile, non è possibile farla digerire alla popolazione. Il cancro, il «male del secolo», questo fenomeno ancora misterioso, è per la popolazione comune sinonimo di angoscia, disperazione, morte come non lo è nessun’altra cosa.   Nessuna ammissione sarà mai fatta sulla cancerogenicità di una sostanza a cui le genti sono state obbligate: non è la carne rossa, o l’eternit, che qualche scelta la offrono. Il green pass non lasciava scampo. E quindi: se il vaccino provoca il cancro… lo Stato ha contagiato di cancro la sua stessa popolazione?   Capite bene che sono vertigini. L’abisso che si apre dinanzi al contribuente-sincero-democratico è tale da fargli contemplare i fondamenti stessi dello Stato moderno: ma la struttura che mi contiene, non mi protegge? Non vuole il mio bene? Vuole uccidermi?   Ecco che qualcuno potrebbe addirittura arrivare alla conclusione che è il fondamento di tanto del discorso di Renovatio 21: la base dello Stato moderno è la Necrocultura, la volontà di morte individuale e massiva portata dalle istituzioni verso gli esseri umani.

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Ecco perché non lo ammetteranno mai, al massimo cominceranno a fare, per i tumori, quello che stanno facendo da tempo per i «malori» – inventeranno cause eccezionali, con teorie tragicomiche che esistono in virtù della speranza che gli interlocutori siano idioti (siano, cioè, membri a pieno titolo della massa vaccina): la colpa è dell’autunno, del cambiamento climatico, dello zampone del pranzo di Natale, di qualsiasi cosa tranne che del grande, talvolta unico evento medico recente della vita degli sfortunati.   Sarà difficile, aggiungiamo, che ammettano qualcosa anche sui malori, perché lì c’è una dimensione di paura ulteriore, quella dei danni improvvisi e imprevisti: sono troppi oramai gli autobus, gli scuolabus, gli aerei, gli incidenti di macchina causati da persone che, improvvisamente, si sentono male. Una società che si convince del fatto che prendere un mezzo pubblico (o farlo prendere dalla propria prole) sia diventato una roulette russa non può fare altro che implodere; il senso di insicurezza del soggetto non può che distruggere ogni residuo rispetto dell’autorità, e di conseguenza, ogni traccia della coesione sociale rimasta.   E quindi, cosa dobbiamo aspettarci?   Semplice: ci rincoglioniranno di numeri e statistiche, ci spiegheranno che il nostro amico ha preso il cancro dal global warming (e il COVID dal pangolino), sputeranno, vomiteranno su ogni altra versione della realtà.   Ovviamente, non otterranno nulla: a voi rimarrà la vostra opinione, che sarà, anzi, radicalizzata. Per loro è accettabile, perché ve lo ripetiamo: non parlano a voi, non pensano a voi, non vi considerano, né per il vostro danaro, né per il vostro voto. Parlano alla massa vaccina, parlano alla mandria di individui rimasti docili che, dopo il pascolo, si fanno portare placidamente al macello, magari senza muggiti, perché c’è da ruminare l’erbetta.   La «polarizzazione» della società, che il WEF ha appena fatto sapere essere un grande male del mondo e che Bill Gates ora vuole curare con l’Intelligenza Artificiale, è tutta qui: dall’altro polo, rispetto a voi, c’è una massa di gente che accetta balle colossali mentre si fanno avvelenare a morte.   Non credo che nessuno dei lettori, quindi, cambierà idea. Quello che accadrà, invece, è che tanti nostri cari verranno massacrati.   L’unica cosa da fare, forse, è, in questo oceano di menzogna, preparare sempre di più il proprio cuore a tale tremenda realtà.   Roberto Dal Bosco

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