Spirito
Leone XIV risiederà a Castel Gandolfo durante l’estate
La Prefettura della Casa Pontificia ha annunciato che Papa Leone XIV riposerà a Castel Gandolfo a partire dal 6 luglio. Questo fa rivivere la consuetudine dei pontefici di trascorrere l’estate in questa piccola cittadina del Lazio, a circa 25 chilometri a sud-est di Roma, in una posizione elevata con vista sul Lago Albano.
Un po’ di storia
La tenuta di Castel Gandolfo sorge sulle rovine di una delle ville più famose dell’antichità, l’Albanum Domitianum, di proprietà dell’imperatore Domiziano (81-96). Abbandonata, la villa imperiale cadde in rovina. Nel Medioevo, intorno al Lago Albano furono costruiti villaggi fortificati (castelli). Intorno al 1200, la famiglia Gandolfi costruì un castello che prese il nome di Castel Gandolfo.
Nel 1596, sotto Clemente VIII (1592-1605), la Camera Apostolica acquistò la fortezza. Urbano VIII (1623-1644) incaricò l’architetto Carlo Maderno (1556-1629) di eseguire lavori di ristrutturazione della villa. Bernini (1598-1680) partecipò alla costruzione. Urbano VIII, tuttavia, preferì soggiornare nella vicina Villa Barberini, il palazzo di famiglia.
Il primo papa a soggiornare a Castel Gandolfo fu Alessandro VII (1655-1667). Proseguì i lavori di restauro della fortezza, che rimase a lungo disabitata. Solo con Benedetto XIV (1740-1758) un papa tornò a risiedere a Castel Gandolfo. Continuò l’ampliamento della villa e fece costruire il balcone delle benedizioni nel 1749.
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Clemente XIV (1769-1774) continuò i lavori e acquisì Villa Cybo nel 1773, il che permise l’ampliamento dei giardini papali. Durante l’occupazione francese all’inizio del XIX secolo, le truppe napoleoniche saccheggiarono e saccheggiarono la zona, costringendo Pio VII (1800-1823) a restaurare il palazzo. Gregorio XVI (1831-1846) divenne ospite abituale di Castel Gandolfo.
Pio IX (1846-1878) fu l’ultimo papa a risiedervi prima del XX secolo: l’annessione di Roma nel 1870 segnò la fine dello Stato Pontificio e Castel Gandolfo rimase disabitata per un lungo periodo. Solo con i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, il Palazzo di Castel Gandolfo fu riconosciuto come proprietà esclusiva della Santa Sede.
Pio XI avviò importanti lavori di ristrutturazione della residenza papale e decise di costruire l’Osservatorio Astronomico Vaticano negli anni Trenta. La tenuta di Castel Gandolfo non era solo la residenza estiva dei papi: 25 ettari della proprietà erano destinati all’agricoltura, garantendo l’approvvigionamento di latte e primizie per il Vaticano.
La cura degli orti e delle colture agricole, così come l’allevamento del bestiame, erano di competenza della Direzione delle Ville Pontificie. Una cinquantina di persone fornivano tutti i servizi relativi ai soggiorni papali a Castel Gandolfo. Durante gli ultimi pontificati, Castel Gandolfo fu testimone di eventi legati alle personalità dei papi successivi.
Così, Giovanni XXIII (1958-1963) era solito lasciare la tenuta in incognito; Giovanni Paolo II (1978-2005) amava incontrare i giovani del paese e Benedetto XVI vi amava suonare al pianoforte le sonate di Mozart, Bach e Beethoven. Castel Gandolfo fu anche teatro della morte di Pio XII il 9 ottobre 1958 e di Paolo VI il 6 agosto 1978.
Papa Francesco, invece, scelse di non risiedere a Castel Gandolfo durante l’estate. In un’intervista a Il Messaggero del 29 giugno 2014, dichiarò: «non vado a Castel Gandolfo perché non ho bisogno di andare in vacanza. Non ho lasciato Roma da quando sono stato eletto Papa. E non mi sento stanco».
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Comunicato della Prefettura della Casa Pontificia
Nel pomeriggio di domenica 6 luglio, il Santo Padre Leone XIV si recherà alle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per un periodo di riposo.
Domenica 13 luglio, alle ore 10:00, il Santo Padre celebrerà la Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. A mezzogiorno reciterà l’Angelus in Piazza della Libertà, di fronte al Palazzo Apostolico.
Domenica 20 luglio, alle ore 9:30, il Santo Padre celebrerà la Messa nella Cattedrale di Albano. A mezzogiorno reciterà l’Angelus in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo. Nel pomeriggio, il Santo Padre rientrerà in Vaticano.
Durante il mese di luglio, sono sospese tutte le udienze private e le udienze generali di mercoledì 2, 9, 16 e 23.
Le udienze generali riprenderanno mercoledì 30 luglio.
Venerdì 15 agosto, alle ore 10:00, il Santo Padre celebrerà la Messa nella Parrocchia Pontificia di Castel Gandolfo. Alle ore 12:00, l’Angelus sarà recitato in Piazza della Libertà.
Domenica 17 agosto, alle ore 12:00, l’Angelus sarà recitato in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo. Nel pomeriggio, il Santo Padre rientrerà in Vaticano.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
1,4 miliardi di cattolici al mondo ma sempre meno sacerdoti
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Il mondo ha più cattolici
La popolazione mondiale continua a crescere, così come il numero dei cattolici, con quasi 16 milioni di fedeli in più nel 2023 rispetto all’anno precedente (+0,1% su base annua). Questo aumento dei cattolici si osserva in tutti i continenti, compresa l’Europa, «dove si è registrata un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente, che aveva visto un calo nel 2022 rispetto al 2021». L’Europa conta 286 milioni di cattolici, con un aumento di 740.000 unità in un anno, portando la quota di cattolici a quasi il 40% della popolazione del continente. L’Africa ha visto il maggiore aumento del numero di cattolici (+8.309.000, pari al 20% della popolazione totale del continente), seguita dalle Americhe (+5.668.000, pari al 64% degli americani). In Asia, mentre il numero di cattolici è aumentato di quasi un milione, la percentuale di fedeli è rimasta invariata al 3,3%. In Oceania, il tasso è diminuito dell’1%, con poco più di 11 milioni di cattolici su una popolazione totale di quasi 44 milioni.Iscriviti al canale Telegram ![]()
La Chiesa perde sacerdoti nonostante le vocazioni provenienti dall’Africa
Il numero di abitanti per sacerdote nel mondo è aumentato di 236, raggiungendo un totale di 15.918 abitanti per sacerdote. Negli ultimi cinque anni, le indagini hanno mostrato un calo del numero totale di sacerdoti, raggiungendo 406.996 nel 2023, con una diminuzione di 734 sacerdoti in un anno . Questo calo continua in Europa, con 2.486 sacerdoti in meno (inclusi sacerdoti religiosi e diocesani). Solo l’Africa (+1.451) e l’Asia (+1.145) hanno registrato aumenti. In media, un sacerdote europeo serve 1.846 fedeli, mentre un sacerdote africano serve 5.094 cattolici. Nel dettaglio, le prospettive sono negative per quanto riguarda l’evoluzione del numero di sacerdoti. L’Africa è l’unico continente in cui il numero di seminaristi è in aumento (+383), ma in modo meno marcato rispetto all’anno precedente (+726). Gli africani rappresentano quasi un seminarista su tre. I dati provenienti dall’Asia sono ancora più preoccupanti: il numero dei seminaristi è diminuito di 1.331 unità, raggiungendo quota 30.436. L’anno precedente c’erano solo 375 seminaristi in meno. In Europa, i seminari continuano a svuotarsi (661 in meno in un anno). Il numero dei seminaristi è di 12.800. Nel mondo, la Chiesa conta 106.495 seminaristi, ovvero 1.986 candidati all’ordinazione in meno rispetto al 2022 .Aiuta Renovatio 21
Aumento del numero dei diaconi
Continua a diminuire il numero delle suore nel mondo: sono 589.423 (-9.805). I pochi aumenti si registrano, ancora una volta, in Africa (+1.804) e Asia (+46), mentre continuano a diminuire in Europa (-7.338), America (-4.066) e Oceania (-251). Vale la pena notare che il numero dei diaconi permanenti – cioè uomini, eventualmente sposati, ordinati per uno specifico servizio nella Chiesa – continua ad aumentare in tutto il mondo, raggiungendo quota 51.433 (+1.234). Mentre questo numero è rimasto stabile in Europa (15.678), è in crescita nelle Americhe, dove i diaconi permanenti sono 34.322, con un incremento di 1.257 unità. I dati pubblicati dall’agenzia di stampa Fides offrono infine una panoramica dell’infrastruttura educativa gestita dalla Chiesa in tutto il mondo. Con quasi 75.000 asili nido, 102.000 scuole primarie, 52.000 scuole secondarie e migliaia (non meglio specificate) di università e istituti di istruzione superiore sotto il suo controllo, la Chiesa contribuisce all’istruzione e alla formazione di quasi 72 milioni di persone. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Cinque notizie che hanno fatto notizia nella Chiesa nel 2025
1. Il crepuscolo di un pontificato e la fine dell’«era delle periferie»
Il 21 aprile 2025, la morte di Papa Francesco ha segnato la fine di un regno durato dodici anni, caratterizzato dal desiderio di scuotere le strutture. Per l’ala conservatrice, era giunto il momento di una valutazione lucida: il Papa defunto lascia una Chiesa polarizzata da tensioni sinodali e danneggiata da gravi ambiguità dottrinali e pastorali.
2. L’elezione di Leone XIV: un pontificato tra speranza e incertezza
L’8 maggio 2025, dopo un rapido conclave, la fumata bianca annunciava l’elezione del cardinale Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV. Mentre i primi passi del Romano Pontefice furono accolti con benevolenza dai fedeli, divenuti diffidenti sotto il precedente pontificato, alcuni atti e dichiarazioni stavano già causando delusione, in particolare la nota dottrinale Mater Populi Fidelis sui titoli della Beata Vergine.
3. Il Giubileo del 2025 e la sete del sacro
Nonostante i tentativi iniziali di dare al Giubileo un’attenzione puramente ecologica o sociale, la realtà sul campo ha sorpreso la Curia. I milioni di pellegrini che hanno varcato la Porta Santa esigevano sacramenti, adorazione e chiarezza. Nonostante l’autorizzazione dello scandaloso «pellegrinaggio LGBT», il successo delle confessioni di massa e delle processioni ha dimostrato che la «sete del sacro» permane tra i fedeli. Il pellegrinaggio giubilare della FSSPX ha riunito oltre 7.000 fedeli e ha manifestato la vitalità della Tradizione nel cuore della capitale della cristianità.
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4. Il ritorno della Messa tradizionale nella Basilica di San Pietro
L’evento dell’autunno è stato senza dubbio la celebrazione di una Messa pontificale secondo il rito tradizionale sotto la cupola della Basilica di San Pietro. Questo gesto è interpretato da alcuni come un disgelo dopo le severe restrizioni imposte da Traditionis Custodes. Si dovrebbe forse considerare questo come un tacito riconoscimento del diritto della Messa tradizionale a essere celebrata? È ancora troppo presto per dirlo.
5. Lo scontro tra Roma e il Cammino sinodale tedesco
Dopo anni di tensione, il novembre 2025 ha segnato una svolta decisiva nei rapporti tra Roma e l’episcopato tedesco. In un’ultima, disperata riunione in Curia, la Santa Sede ha respinto categoricamente la proposta di creare un «Consiglio sinodale» permanente composto da laici e vescovi per governare la Chiesa in Germania.
Gli osservatori a Roma hanno accolto con favore la decisione di Leone XIV di riaffermare la costituzione divina della Chiesa, fondata sulla gerarchia apostolica e non sul parlamentarismo secolare. Ma sarà necessario fare di più per impedire che la Conferenza episcopale tedesca scinda verso lo scismaticismo, e sarà certamente difficile evitare una rivalutazione della nozione stessa di sinodalità, avviata dall’apertura del Concilio Vaticano II e dalla sua espansione sotto il precedente pontificato.
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Spirito
Dilexi te: ultimo documento di Francesco, prima esortazione di Leone XIV
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Leone XIV nella linea di Leone XIII?
Leone XIV, tuttavia, ha integrato il documento del suo predecessore con considerazioni tratte dalla dottrina sociale della Chiesa, affermando di seguire Leone XIII, di cui ha adottato il nome e il programma, a suo dire. Ma su questo punto, Michael Pakaluk, su The Catholic Thing del 23 ottobre, lo mette seriamente in discussione: «papa Leone XIV adottò il suo nome per segnalare la sua vicinanza a Leone XIII, eppure nella sua recente esortazione apostolica, Dilexi te, le sue affermazioni sembrano talvolta contraddire quelle del suo predecessore: sulla radice dei mali sociali, sul rimedio alla povertà e sulla proprietà privata». «Per Leone XIV, la radice dei mali sociali è la disuguaglianza». Facendo eco a Francesco, dichiara: «Non posso che affermare ancora una volta che la disuguaglianza è la radice dei mali sociali» (n. 94). «Ma per Leone XIII, nella sua prima enciclica, “Dei mali della società (Inscrutabili Dei consilio)”, la radice dei mali sociali è piuttosto il rifiuto del cristianesimo da parte delle autorità civili: “La fonte dei mali [sociali] risiede principalmente nel fatto che la santa e venerabile autorità della Chiesa, che governa gli uomini in nome di Dio, sostenendo e difendendo ogni legittima autorità, è stata disprezzata e messa da parte» (n. 3). E aggiunge: «nella Rerum novarum, Leone XIII insegnava che la ricerca dell’uguaglianza è un sogno irrealistico del socialismo: “Dobbiamo accettare la situazione inerente alle cose umane, poiché è impossibile ridurre la società civile a un livello insignificante. Esistono naturalmente tra gli uomini molte differenze, le più importanti delle quali sono: gli individui differiscono nelle loro capacità, nelle loro capacità, nella loro salute, nelle loro forze; e la disuguaglianza delle fortune è una conseguenza inevitabile della disuguaglianza delle condizioni” (n. 17)» Alla fine del suo articolo, Michael Pakaluk conclude: «Leone XIV sembra anche differire da Leone XIII sulla centralità del diritto naturale alla proprietà privata. Leone XIII credeva che sia i poveri che i ricchi fossero consumati dall’avidità e che, per i poveri, questa avidità si manifestasse spesso come un semplice desiderio di prendere dai ricchi per soddisfare i propri bisogni, piuttosto che di lavorare per acquisire un bene da scambiare». «D’altra parte, la lettera Dilexi te di Leone XIV contiene quanto segue: “pertanto, ognuno ha il diritto di possedere una quantità sufficiente di beni della terra per sé e per la sua famiglia. […] Chi si trova in situazioni di estremo bisogno ha il diritto di prendere ciò di cui ha bisogno dalla ricchezza altrui”». [taglio nell’originale] «La seconda frase è una citazione da Gaudium et spes (n. 69), dove una nota a piè di pagina fornisce tutti i chiarimenti necessari, nonché un riferimento a San Tommaso d’Aquino, per evitare qualsiasi interpretazione maligna. Qui non è presente alcuna nota del genere. Inoltre, il linguaggio dei padri conciliari è sottile (sibi procuret) e non significa chiaramente “prendere”». Da qui il rischio di confusione, come sottolinea Michael Pakaluk: «ora, combinate questa affermazione, senza riserve, con l’idea che non esiste uno standard assoluto di povertà, e quindi nessuno standard assoluto di estremo bisogno, e il risultato è a dir poco preoccupante».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un umanitarismo da Nazioni Unite
Meno sottile e più diretto, Aldo Maria Valli, sul suo blog del 13 ottobre, non esita ad ammettere: «mi è bastato leggere i titoli di alcuni capitoli (“Una Chiesa per i poveri”, “La scelta dei poveri”, “Il grido dei poveri”, “Accompagnare i migranti”, “Accanto agli ultimi”, “I poveri come soggetti”) per ricevere una zaffata di teologia della liberazione e sentire sul collo il fiato bergogliano. Poco gradevole». «Presentato come “completamento” di un documento incompiuto di Francesco, il testo sembra scritto da uno che si è ispirato all’Agenda 2030 dell’ONU (apertamente elogiata) più che alla dottrina sociale della Chiesa. Le citazioni evangeliche non mancano, ma il tono generale è tanto prevedibile quanto vago. Si parla di ‘strutture’ e ‘sistemi’ che richiedono conversione, ma quali sono?» «Si condanna l”ingiustizia’, ma che cosa sia giusto e ingiusto non è precisato. Le parole suonano bene, ma alla fine che cosa resta? Il solito umanitarismo già dispensato dal mondo, senza che ci sia bisogno che la Chiesa si aggreghi. […] L’espressione “opzione preferenziale per i poveri” ricorre come un ritornello anch’esso vuoto. La retorica dell’”accompagnamento” e della “solidarietà” è diffusa a piene mani. Ma tutto resta, oltre che vago, molto orizzontale. Lo sguardo non si innalza verso l’ordine soprannaturale. La Chiesa è ridotta ad agenzia sociale».Aiuta Renovatio 21
Una grave omissione: la regalità sociale di Cristo.
Aldo Maria Valli osserva: «ma in un certo senso il papa ha ragione. Sì, i poveri stanno aumentando se parliamo dei poveri dal punto di vista spirituale, lasciati senza nutrimento da una Chiesa che insegue le idee del mondo». «Il regno sociale di Cristo come soluzione dei problemi dei poveri, e di ogni altro problema, non sfiora la mente dell’autore. La Chiesa è ridotta a organizzazione benefica. Nostro Signore resta sullo sfondo. Come se il suo compito fosse solo quello di benedire l’implementazione di politiche sociali». E conclude ironicamente: «a un certo punto, con riferimento ai poveri e alla povertà, si legge: “il messaggio della parola di Dio è così chiaro e diretto, così semplice ed eloquente, che nessuna interpretazione ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo’. Buffo che queste parole arrivino da una Chiesa, quella postconcilare, che ha relativizzato tutto: morale familiare e sessuale, dottrina sulla salvezza e del peccato, dottrina sulla conversione, dottrina su giudizio, inferno e paradiso. Solo per quanto riguarda i poveri nessuna interpretazione ecclesiale ha il diritto di relativizzare?» – Non serve aggiungere altro. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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