Terrorismo
L’afghano della sparatoria di Washington aveva collaborato con la CIA
Rahmanullah Lakanwal, il presunto responsabile dell’attentato mortale contro due militari della Guardia Nazionale a Washington DC, aveva collaborato con la CIA durante l’occupazione americana dell’Afghanistan.
Mercoledì l’uomo, cittadino afghano, ha aperto il fuoco a bruciapelo contro due appartenenti alla Guardia Nazionale della Virginia Occidentale che stavano effettuando un pattugliamento. Il giorno dopo è deceduta la specialista dell’Esercito Sarah Beckstrom, mentre il sergente maggiore dell’Aeronautica Andrew Wolfe versa ancora in condizioni critiche.
Secondo le autorità, Lakanwal è arrivato negli Stati Uniti nel settembre 2021 grazie a un visto speciale riservato agli afghani a rischio – inclusi quelli che avevano lavorato con le forze occidentali – dopo la riconquista talebana del Paese.
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Giovedì il direttore della CIA John Ratcliffe ha confermato che il sospettato era stato ammesso negli USA «in virtù del suo precedente impiego con il governo statunitense, compresa la CIA, come membro di una forza partner a Kandahar», rapporto terminato subito dopo l’evacuazione caotica dell’agosto 2021.
«Questo individuo – e purtroppo tanti altri come lui – non avrebbe mai dovuto mettere piede qui», ha dichiarato Ratcliffe, facendo eco alle dure critiche del presidente Donald Trump nei confronti del «disastroso» ritiro ordinato dall’amministrazione Biden.
Anche il direttore dell’FBI Kash Patel ha confermato che Lakanwal «manteneva rapporti in Afghanistan con forze alleate» e che tali legami sono attualmente oggetto di indagine.
Il servizio pashto della BBC ha intervistato un ex comandante che aveva operato accanto a Lakanwal: questi lavorava come specialista GPS in un’unità denominata Scorpion Forces, inizialmente sotto il controllo diretto della CIA e poi passata alla Direzione Nazionale per la Sicurezza afghana. Sempre secondo l’ex comandante, Lakanwal contribuì inoltre a proteggere le truppe USA all’aeroporto di Kabul nelle ultime, concitate settimane del ritiro.
Lakanwal ha lasciato Kandahar per Kabul cinque giorni prima dell’ingresso dei talebani nella capitale (agosto 2021) ed è stato evacuato in aereo verso gli Stati Uniti appena sei giorni dopo.
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Catastrofi
La CIA era a conoscenza del complotto ucraino per la distruzione del Nord Stream
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Terrorismo
Terroristi islamici armati uccidono diecine di persone in Nigeria
Membri di un gruppo di criminali terroristi islamici armati hanno fatto irruzione nelle comunità dello stato di Kebbi in Nigeria, uccidendo almeno 34 persone. Lo riporta la stampa nigeriana.
Secondo il Daily Post, uomini armati, ritenuti membri del gruppo Lakurawa, hanno preso di mira i villaggi in raid coordinati che si sono svolti mercoledì dalla mattina al pomeriggio. Gli abitanti sarebbero stati colti di sorpresa quando gli aggressori hanno fatto irruzione nelle comunità e hanno aperto il fuoco.
Bashir Usman, responsabile delle relazioni pubbliche della polizia di Kebbi, ha dichiarato che i presunti aggressori hanno invaso il distretto per rubare bestiame, ma «durante l’attacco, i residenti di Mamunu, Awasaka, Tungan Tsoho, Makangara, Kanzo, Gorun Naidal e Dan Mai Ago si sono mobilitati in risposta all’invasione», che ha portato alle morti, ha riportato il quotidiano The Punch.
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Fonti della sicurezza citate da Vanguard hanno affermato che 16 persone sono state uccise a Mamunu, cinque ad Awashaka, tre a Masama e due in ciascuno degli altri cinque villaggi.
Successivamente, le forze di sicurezza sono state dispiegate nelle comunità colpite per proteggere i sopravvissuti e bloccare le possibili vie di fuga utilizzate dagli aggressori.
La regione nord-occidentale della Nigeria è stata colpita da un’ondata di rapimenti di massa perpetrati da bande armate che utilizzano nascondigli nelle foreste. I gruppi hanno attaccato villaggi, scuole e luoghi di culto.
Nell’ambito delle continue attività antiterrorismo nella Nigeria nordoccidentale, a gennaio l’esercito ha dichiarato di aver liberato più di 60 ostaggi e ucciso due militanti Lakurawa durante operazioni separate negli stati di Kebbi e Zamfara. Il portavoce dell’esercito, il tenente colonnello Olaniyi Osoba, ha dichiarato che le forze hanno effettuato un raid in un presunto nascondiglio nella foresta di Munhaye, a Zamfara, in seguito a informazioni di intelligence secondo cui vi erano detenuti civili.
All’inizio del mese scorso, più di 160 fedeli sono stati rapiti da due chiese a Kaduna, ma il commissario di polizia dello Stato, Muhammad Rabiu, ha respinto le notizie definendole una «falsità» diffusa «per causare caos».
Il gruppo Lakurawa combina banditismo e ideologia islamista nelle sue attività e opera nelle regioni nord-occidentali del Paese, principalmente negli stati di Kebbi e Sokoto. Sebbene recentemente sia stato collegato alla Provincia dello Stato Islamico del Sahel (ISSP), che si sta gradualmente spostando verso i confini della Nigeria, Lakurawa gode di ampia autonomia. Il gruppo è stato definito «terrorista» nel 2024.
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Negli ultimi mesi la Nigeria ha registrato una serie di rapimenti di massa: gruppi armati prendono di mira soprattutto villaggi isolati, scuole e luoghi di culto, sequestrando decine o centinaia di persone, sacerdoti inclusi. Nonostante una legge approvata nel 2022 che proibisce il pagamento di riscatti, i rapitori continuano a esigere somme ingenti per liberare le vittime.
A novembre, uomini armati avevano sequestrato oltre 300 tra alunni e membri del personale della scuola cattolica St. Mary, sempre nello Stato del Niger, in uno dei più gravi rapimenti di massa scolastici degli ultimi anni. Un mese fa 100 studenti cattolici erano stati liberati.
Come riportato da Renovatio 21, a dicembre Trump – dopo aver annunziato l’azione militare, pur respinte da Lagos – aveva attaccato con missili i proxy dell’ISIS in Nigeria, definendoli per soprammercato «feccia».
Secondo l’amministrazione Trump la persecuzione dei cristiani nigeriani è classificabile come «genocidio».
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Terrorismo
Papua: attacco armato contro un volo civile, morti due piloti
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