Connettiti con Renovato 21

Catastrofi

La CIA era a conoscenza del complotto ucraino per la distruzione del Nord Stream

Pubblicato

il

La Central Intelligence Agency (CIA) statunitense ha discusso con dei sabotatori ucraini un piano per far esplodere i gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico, ha riferito il quotidiano tedesco Der Spiegel, citando fonti a Kiev.

 

A quanto pare Berlino ritiene che le esplosioni del settembre 2022, che hanno danneggiato i principali condotti che trasportavano il gas russo in Germania, siano state provocate da diversi sommozzatori ucraini i quali, forse con l’aiuto della Polonia, avrebbero noleggiato un piccolo yacht, salpato nel Baltico e si siano immersi a profondità straordinarie per piazzare degli esplosivi e distruggere i gasdotti.

 

Mosca ha ripetutamente espresso profondo scetticismo sulla versione tedesca degli eventi, sottolineando le aperte minacce dell’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden di far saltare in aria l’oleodotto, la presenza di navi della NATO sui luoghi delle esplosioni nelle settimane precedenti e sostenendo che un’operazione del genere non avrebbe potuto essere realizzata senza l’assistenza diretta del governo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo l’ultima inchiesta dello Spiegel, agenti ucraini avrebbero informato la CIA di un complotto per distruggere il Nord Stream nella primavera del 2022, durante una serie di incontri successivi all’escalation del conflitto in Ucraina.

 

Agli americani «apparentemente è piaciuto il piano», hanno riferito fonti ucraine al giornale, e le due parti si sono scambiate dettagli tecnici sull’operazione, il cui nome in codice sarebbe «Diameter».

 

Gli agenti statunitensi «hanno detto ai nostri ragazzi: ‘Va bene, va bene’» riguardo al piano di colpire gli oleodotti, ha riferito al giornale una persona a conoscenza delle conversazioni, sottolineando l’impressione che gli Stati Uniti fossero disposti a finanziare un’operazione del genere.

 

Secondo lo Spiegel, all’inizio dell’estate del 2022 gli americani hanno cambiato posizione, affermando che non potevano sostenere l’operazione e che non avrebbero fornito fondi per la sua esecuzione, secondo il rapporto.

 

La testata germanica ha affermato che Washington ha poi cercato attivamente di impedire il sabotaggio degli oleodotti, ma gli ucraini hanno comunque portato avanti il piano.

 

Nel febbraio 2022, Biden avvertì che, in caso di un conflitto militare totale tra Russia e Ucraina, «non ci sarà più un Nord Stream. Gli porremo fine».

 

Un anno dopo, il veterano giornalista investigativo premio Pulitzer Seymour Hersh pubblicò un lungo articolo in cui sosteneva che Biden avesse dato l’ordine di distruggere gli oleodotti. La fonte di Hersh sosteneva che i sommozzatori della Marina statunitense avessero minato il Nord Stream sfruttando la copertura delle esercitazioni NATO. La Casa Bianca definì il rapporto «completamente inventato».

 

Come riportato da Renovatio 21, Hersh ripeté in seguito che l’attacco al Nord Stream era in realtà diretto alla Germania, di modo che non si sganciasse dal treno antirusso.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, la negazione della tesi di Hersh – che ha in seguito ripetuto che il vero obbiettivo della devastante operazione non era solo la Russia, ma soprattutto la Germania e di conseguenza l’intera Europa – trovò grandi sostenitori al Bundestag, dove parlamentari democristiani della CDU accusarono il partito AfD, che aveva chiesto una commissione di inchiesta sul Nord Stream, di collusione con la Russia, dicendo pure oscuramente che a Hersh nessuno crede più. La mozione per la commissione di inchiesta al Bundestaggo fu quindi bloccata, e l’allora cancelliere Scholzo andò nello Studio Ovale di Biden scodinzolando con la coda fra le gambe.

 

Alti funzionari russi, tra cui il presidente Vladimir Putin, hanno in precedenza puntato il dito contro gli Stati Uniti come possibile responsabile delle esplosioni. Washington aveva i mezzi tecnici per portare a termine l’operazione e ne avrebbe tratto il massimo vantaggio, considerando che l’attacco ha interrotto le forniture energetiche russe all’UE e ha costretto a passare al più costoso gas naturale liquefatto di fornitura americana.

 

Mosca ha respinto nettamente la teoria dei subacquei ucraini dapprima diffusa dalla stampa tedesca. Renovatio 21 all’epoca, di fronte alla notizia che dai media germanici rimbalzava sul New York Times, aveva definito la questione come «l’ultima barzelletta». La storia fu rimpolpata anche dal Washington Post, che disse che un alto ufficiale ucraino aveva coordinato le esplosioni. La possibile colpevolezza degli USA nel frattempo aveva scaldato anche la diplomazia cinese. Putin parlava di «terrorismo di Stato».

Come riportato da Renovatio 21, anche la polizia italiana ha arrestato un uomo ucraino sospettato di essere coinvolto nell’attentato ai gasdotti Nord Stream.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Catastrofi

Alluvione lampo in Nepal spazza via villaggi e dighe

Pubblicato

il

Da

Mercoledì, una violenta alluvione lampo ha devastato una regione montuosa del Nepal settentrionale, al confine con il Tibet cinese, spazzando via interi villaggi, cantieri di progetti infrastrutturali e un posto di blocco di confine con la Cina sull’Himalaya.   Almeno 95 persone sono state confermate morte e centinaia, tra cui turisti e personale di sicurezza, risultano disperse in Nepal. I dettagli sui danni e sulle vittime continuano ad arrivare, mentre la piena provoca inondazioni a valle.   Si segnalano «numerose vittime» e danni significativi anche in Cina, dove il posto di blocco di confine del porto di Gyirong è stato travolto da una frana nelle prime ore del mattino. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato «ogni sforzo possibile per la ricerca e il salvataggio dei dispersi» nella regione autonoma tibetana.   L’Ente del Turismo nepalese ha dichiarato che 384 turisti risultano dispersi, di cui 291 stranieri. L’India ha affermato che oltre 100 suoi cittadini figurano tra i dispersi.   Tra gli altri dispersi figurano tre americani, 17 malesi, 12 britannici, quattro sudafricani e uno ciascuno australiano e olandese. Risultano inoltre scomparsi 93 nepalesi, legati a nove agenzie di trekking.   La maggior parte dei dispersi sono pellegrini impegnati nel Kailash Mansarova Yatra e potrebbero semplicemente essere rimasti bloccati e senza contatti.   I video mostrano la furia dell’alluvione che ha spazzato via tutto ciò che incontrava sul suo cammino, compresi impianti idroelettrici, ponti, strade e case. Si è mossa a velocità vertiginosa, lasciando alle persone pochissimo tempo per mettersi in salvo.  

Sostieni Renovatio 21

Intorno alle 9 del mattino ora locale, le acque del fiume Bhote Koshi, che nasce in Tibet, sono straripate, causando ingenti danni nelle zone di Syapru Besi e Timure, nel distretto di Rasuwa.   Le autorità nepalesi hanno avvertito del rischio di un elevato numero di vittime e hanno chiesto agli abitanti che vivono lungo le rive del fiume di mettersi in salvo in zone più elevate. Sono stati diramati avvisi per gli insediamenti situati lungo le sponde dei fiumi nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Chitwan.   «Abbiamo ricevuto segnalazioni di villaggi e cantieri infrastrutturali spazzati via dalle acque», ha dichiarato telefonicamente a Reuters Narendra Pariyar, amministratore del distretto di Rasuwa, nelle prime ore del mattino. «Potrebbero esserci numerose vittime e ingenti danni materiali».   L’ondata di piena ha avuto origine in Tibet, ha comunicato la polizia nepalese online. Secondo alcune fonti, una diga naturale formatasi in seguito a una valanga di ghiaccio proveniente dal versante nepalese che ha bloccato il fiume Lhende potrebbe essere crollata, a causa della pressione dell’acqua o in seguito a un terremoto che ha colpito la zona in mattinata.   Il ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, ha dichiarato al parlamento del paese che le informazioni sono ancora in fase di verifica.   La valanga di ghiaccio e roccia ha colpito per prima il valico di frontiera e il posto di controllo doganale di Gyirong, distruggendo edifici e veicoli mentre le persone fuggivano, come mostrano i video condivisi online.   La frana ha causato «numerose vittime e dispersi» a Gyirong, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. La Polizia Armata del Popolo, un’agenzia paramilitare di polizia, è sul posto per svolgere operazioni di soccorso e assistenza. La Cina ha inoltre chiuso la strada che conduce al checkpoint di Gyirong per i prossimi sette giorni.   Il Nepal ha schierato l’esercito, compresi gli elicotteri, per condurre operazioni di soccorso. Il fiume Bhote Koshi sfocia nel fiume Trishuli in Nepal, che a sua volta sfocia in India con il nome di Gandak. Anche il Trishuli è esondato a causa della piena che si è spostata a valle.   Le autorità indiane sono in stato di allerta e stanno monitorando la situazione. Lo stato settentrionale del Bihar, attraversato dal fiume Gandak, ha già avviato l’evacuazione degli abitanti dalle zone basse che potrebbero essere colpite.   L’ambasciata indiana in Nepal ha dichiarato di essere «in contatto con le autorità competenti del governo nepalese per le operazioni di soccorso e assistenza ai cittadini indiani». Secondo alcune fonti, l’India si sta preparando a inviare materiale di soccorso in Nepal, con l’aeronautica militare indiana e squadre di intervento in caso di calamità in stato di allerta.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter  
   
Continua a leggere

Catastrofi

Terremoto di «intensità insolita» colpisce la città dove si è praticata l’idolatria di Pachamama

Pubblicato

il

Da

Un potente sisma di magnitudo 6,7 è stato percepito a Cusco, in Perù, nel pomeriggio di giovedì, ad una settimana di distanza dalla partecipazione di un funzionario vaticano a un rito dedicato a Pachamama insieme a due vescovi cattolici. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il «terremoto insolitamente potente», che ha interessato l’area prossima ad Arequipa il 20 agosto, è stato avvertito da circa 2,4 milioni di persone, inclusi gli abitanti di Cusco, senza provocare vittime e causando soltanto feriti e danni strutturali di lieve entità, secondo Earthquakelist.org e altre fonti giornalistiche.

 

Sostieni Renovatio 21

Esattamente una settimana prima, il 13 agosto, nel corso di una conferenza tenutasi nella medesima città peruviana in preparazione della visita di papa Leone XIV nel Paese prevista per novembre, monsignor Jordi Bertomeu – sacerdote e canonista in servizio presso il Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario pontificio per i casi di abusi sessuali da parte del clero – ha preso parte attiva a un rituale andino in onore di Pachamama, che contemplava l’impiego di foglie di coca, offerte alimentari ed esercizi di respirazione guidata.

 

Un video diffuso da InfoVaticana ritrae Bertomeu mentre colloca foglie di coca tra le offerte rituali. Al rito pagano erano presenti anche il vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del CELAM (Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico), e il vescovo Miguel Ángel Cadenas di Iquitos, in Perù.

 

Rappresentanti di organizzazioni sociali, comunità indigene e contadine, gruppi femminili e giovanili, persone LGBTIQ+, persone con disabilità, difensori dei diritti umani e ambientali, familiari di vittime della violenza di Stato e comunità religiose.

 

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò aveva accusato la chiesa conciliare per questo scempio idolatrico.

 

«A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».

 

«È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.

 

«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.

 

Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Marvin The Paranoid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

Continua a leggere

Catastrofi

Terremoto di magnitudine 7.7 in Indonesia

Pubblicato

il

Da

Un violentissimo terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito la costa indonesiana poco prima delle 6 del mattino di sabato, danneggiando edifici e provocando uno tsunami. Secondo le prime stime, almeno cinque persone sono morte.   L’epicentro del terremoto ha colpito il fondale marino a circa 30 chilometri a nord-est di Mbay, nell’Indonesia orientale, secondo quanto riferito dall’Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG).   I video che circolano sui social media, e che presumibilmente riprendono il terremoto, mostrano facciate di edifici che crollano mentre persone terrorizzate fuggono. Altri filmati mostrano edifici completamente crollati.    

Iscriviti al canale Telegram

Secondo l’agenzia metereologica indonesiana, in diverse regioni sono state segnalate onde di tsunami alte fino a 0,94 metri.   Tre scosse di assestamento di magnitudo 5,6, 6,1 e 5 hanno fatto seguito al terremoto iniziale, ha riferito l’US Geological Survey (USGS).   Almeno cinque persone sono state uccise, ha dichiarato Melki Laka Lena, governatore della provincia sud-orientale di Nusa Tenggara Orientale, in una dichiarazione riportata dai media.   L’Indonesia, un vasto arcipelago di migliaia di isole, si trova nel punto d’incontro di diverse importanti placche tettoniche e si estende lungo la Cintura di fuoco del Pacifico, una delle regioni sismicamente più attive della Terra.   Il Paese ha dovuto affrontare terremoti devastanti negli ultimi decenni, tra cui un sisma di magnitudo 9.1 nel 2004, che ha causato la morte di oltre 220.000 persone nell’intera regione.   Più recentemente, centinaia di persone sono morte a causa di un terremoto di magnitudo 6.9 a Lombok, nell’Indonesia centro-meridionale, nel 2018.   Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa si era avuto un devastante sisma in Colombia. Nel mese di giugno due terremoti hanno colpito il vicino Venezuela, provocando la morte di oltre 6.300 persone.   Ancora due mesi fa un sisma aveva causato diecine di morti e crollo di edifici a Mindanao, nelle Filippine. L’arcipelago era stato colpito, con accluso uno tsunami, anche l’anno passato. Poco prima era stato terremotato il confine Afghanistan-Pakistan, con almeno 800 decessi.   Due settimane fa un sisma di magnitudine 7.1 ha colpito la prefettura di Kumamoto, nel Giappone meridionale, radendo al suolo palazzi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter  
 
Continua a leggere

Più popolari