Spazio
La Turchia avvia la costruzione di uno spazioporto in Somalia
Durante una conferenza stampa congiunta tenuta a Istanbul il 30 dicembre con il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud – in cui ha condannato il riconoscimento israeliano del Somaliland – il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che la Turchia costruirà uno spazioporto in Somalia.
Dal canto suo, il presidente somalo ha dichiarato che, nonostante le minacce alla sovranità e all’integrità territoriale del suo Paese, la Somalia ha sempre percepito il sostegno della Turchia e del popolo turco.
In un’intervista separata rilasciata lo stesso giorno all’Agenzia Anadolu, il ministro turco dell’Industria e della Tecnologia, Mehmet Fatih Kacir, ha reso noto che la Turchia ha già avviato i lavori per la realizzazione di uno spazioporto in Somalia, a seguito del completamento di uno studio di fattibilità e della fase di progettazione.
Illustrando i dettagli del progetto, Kacir ha spiegato che lo spazioporto sorgerà su un’area concessa alla Turchia dalla Somalia nell’ambito di un accordo di cooperazione bilaterale. Ha sottolineato che la posizione della Somalia, vicina all’Equatore, offre condizioni particolarmente favorevoli per i lanci spaziali.
Il progetto è coordinato dal ministero dell’Industria e della Tecnologia turco e dall’Agenzia Spaziale Turca.
«Il possesso da parte della Turchia di uno spazioporto è un passo strategico che posizionerà il nostro Paese come attore indipendente, competitivo e influente a livello globale nelle attività spaziali», ha dichiarato Kacir. «Questo investimento offre vantaggi a lungo termine e con un elevato effetto moltiplicatore in termini di economia spaziale».
«Pochissimi Paesi al mondo dispongono di infrastrutture di lancio satellitari indipendenti», ha osservato.
Il progetto, ha aggiunto, genererà un nuovo ecosistema nazionale per lo sviluppo di tecnologie di lancio, compresi motori a razzo, sistemi di propulsione, materiali avanzati, avionica e infrastrutture di supporto a terra, rendendo permanenti i progressi tecnologici e riducendo la dipendenza dall’estero.
Lo spazioporto servirà anche il mercato spaziale commerciale internazionale, producendo entrate che ne garantiranno la sostenibilità.
Essere tra i pochi Paesi con una capacità di lancio autonoma, ha concluso Kacir, «rappresenta una pietra miliare storica per la Turchia in termini di maturità tecnologica, indipendenza strategica e prestigio globale nel settore spaziale».
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Immagine di Rıza Özel via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spazio
Israele sta sviluppando armi spaziali
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Spazio
Il capo NASA nel laboratorio nucleare per battere la Cina nella corsa alla Luna e a Marte
Il 14 agosto il direttore generale della NASA Jared Isaacman ha visitato l’Idaho National Laboratory per esaminare i progressi realizzabili nella realizzazione di un veicolo spaziale a propulsione nucleare, nell’ambito dell’impegno dell’Amministrazione a superare la Cina nella nuova «corsa allo spazio». Lo riporta EIRN.
Il laboratorio dell’Idaho è incaricato di sviluppare un motore spaziale a propulsione nucleare, Freedom-1, in vista di un possibile viaggio verso Marte. L’Amministrazione ha indicato la primavera del 2028 come termine per il completamento di questo progetto, in preparazione di un lancio di prova previsto per dicembre dello stesso anno.
Anche in questo caso l’Isaacman vuole che gli Stati Uniti siano «primi» nello sviluppo di tale motore, prima di qualsiasi motore a propulsione nucleare che la Cina potrebbe star sviluppando.
«L’America vincerà la seconda corsa allo spazio», ha dichiarato Isaacman. «Torneremo sulla Luna. Costruiremo la base lunare e padroneggeremo le competenze necessarie per le nostre prossime destinazioni, ma la navicella che ci porterà lì trarrà le sue origini dal lavoro che svolgiamo oggi». Isaacman ha ribadito che il lavoro sulla missione lunare deve proseguire parallelamente alla preparazione di una futura missione su Marte.
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Il laboratorio dell’Idaho affonda le radici nei primi studi per la costruzione di una centrale nucleare destinata ad alimentare un sottomarino, all’inizio degli anni ’50, un progetto unico avviato quasi interamente dall’ammiraglio Hyman Rickover.
Lo sviluppo del primo prototipo di reattore per sottomarini in Idaho fu guidato da Edwin Kintner, che in seguito avrebbe collaborato con la Fusion Energy Foundation negli anni Ottanta in qualità di responsabile del dipartimento di energia da fusione dell’ERDA (Energy Research and Development Administration, ente per la fusione nucleare nato negli anni Settanta).
La Cina invierà Chang’e-7 ad atterrare sul Polo Sud della Luna questo mese, la stessa area lunare individuata dalla prima missione americana come sede di una base statunitense. Sebbene la Cina stia presumibilmente lavorando a un reattore a fissione raffreddato al litio per una possibile propulsione missilistica, non ha annunciato alcun lancio in tal senso e rimane pubblicamente concentrata sulla propria stazione spaziale e sulla prevista Stazione Internazionale di Ricerca Lunare, che svilupperà insieme alla Russia.
La Russia, d’altro canto, sta portando avanti un progetto avanzato per un «rimorchiatore spaziale» a propulsione nucleare destinato a missioni nello spazio profondo e potrebbe vantare un vantaggio sugli Stati Uniti in questo settore. Mentre l’esplorazione spaziale sta riprendendo vigore, come avvenne durante la Guerra Fredda a seguito di una «corsa allo spazio» analoga a quella tra Stati Uniti e Unione Sovietica, quella attuale potrebbe trasformarsi in un progetto rivolto al bene dell’intera umanità.
Negli ultimi anni Mosca e Pechino hanno intensificato la cooperazione spaziale, concordando la creazione di un centro dati congiunto per l’esplorazione lunare e dello spazio profondo, incentrato sulla Luna e su Marte. Nel 2021, i due Paesi hanno annunciato il progetto International Lunar Research Station (ILRS), con l’obiettivo della Russia di costruire una centrale elettrica sulla Luna entro il prossimo decennio per alimentare la base.
Come riportato un anno fa da Renovatio 21, la Cina sta investendo in armi progettate per bloccare o distruggere i satelliti statunitensi, cioè armi antisatellite (ASAT). Di fatto, la Cina ha già schierato missili terrestri per distruggere i satelliti in orbita terrestre bassa (LEO).
La corsa internazionale verso la Luna si sta intensificando in grande stile e la Cina si pone tra i paesi più avvantaggiati nella sfida cosmonautica che poche potenze al mondo sono in grado di portare avanti. Essa non ha dubbi riguardo l’idea di sfruttare le risorse minerarie della Luna.
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Come riportato da Renovatio 21, un anno fa le forze armate cinesi avevano dichiarato che gli USA rappresentano la «massima minaccia alla sicurezza nello spazio». I vertici dei programmi spaziali americani negli anni hanno invece accusato che la Cina, che effettivamente vi ha piantato bandiera, potrebbe reclamare parti della Luna. Pochi mesi fa l’Esercito di Liberazione del Popolo era tornato ad attaccare come «militarizzazione dello spazio» il progetto Golden Dome di Trump.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno la NASA ha reso noti i piani per una base lunare. Negli stessi giorni, Elon Musk aveva iniziato a parlare di mass driver – ossia «lanciatori di massa», sistemi per far decollare ingenti carichi – da piazzare sulla Luna. Anche scienziati cinesi starebbero lavorando su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.
Come riportato da Renovatio 21, a febbraio Musk aveva dichiarato di voler dare priorità alla costruzione di una «città autosufficiente» sulla Luna, ponendo temporaneamente in secondo piano il suo storico obiettivo di colonizzare Marte.
Due anni fa gli USA hanno iniziato a parlare di basi militari sulla Luna. La nuova frontiera della geopolitica, da alcuni detta «astropolitica», è alla porte, così come lo è lo spettro della guerra spaziale.
Gli esseri umani non mettono piede sulla Luna dalla missione Apollo 17 della NASA nel 1972.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Il Comando Spaziale degli Stati Uniti progetta armi nello spazio
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